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venerdì 30 marzo 2012

Patetica in Van Gogh

Sappiate che questo è un post patetico.
Ordunque, la sperduta anima che per un inciampo del caso dovesse passare per queste lande desolate, è avvisata. Non prendertela con me se decidi di continuare a leggere e quello che leggi ti risulta di un patetico ammorbante.
La mia vita è patetica, io sono patetica. E chiunque dica il contrario mente. O prova pietà per me, quindi mente.
E posso provarlo.

Torno dalla palestra, mi faccio la doccia, getto la borsa da un lato, la kefiah di turno dall'altra, accendo il pc, controllo le eventuali chiamate perse.... insomma i soliti gesti meccanici del cazzo. Ci sono due chiamate perse di cui una è di mio zio.
Panico:" Oddio....ora mi tortura con le domande sull'università che faccio chefacciochefaccio..... che gli dico?!"
Atto ragionativo tendente a cercare scappatoie tramite furbizie comunicative: "Calma. Mio fratello ha combinato un mezzo guaio posso sfruttare la cosa a mio subdolo favore. Tanto è la notizia del day. Tanto lo verrà a sapere entro sera. Perchè non essere io il latore? Tant'è che è un ruolo che ben mi s'addice, nevvero. Spostando la conversazione su questo punto, posso stare sufficientemente tranquilla, visto che ce n'è da chiacchierare. E poi mio fratello è rientrato, glielo passo e se la vedono loro. Sì sì sì, ludibrio e gaiezza, posso evitare il tormento per stavolta".
E siccome è meglio toglierlo subito il dente dolente chiamo, ma risulta irragiungibile. Amen, io la mia l'ho fatta.
 Il tempo di scordarmene e squilla il telefono di casa. Risponde mio fratello e chi è? L'alacre zietto, of course.
Ri-panico:"Sfiga cornuta. ora mia fratello gli racconta tutto e poi vorrà parlare con me e io come me la scampo stavolta?!"
La fine si profila all'orizzonte, ma un vorace e inatteso istinto di sopravvivenza interviene in qualche modo, e la mia mente scorre un piano evasivo dopo l'altro.

Mi ritrovo sbarrata nel cesso. L'operosissimo istinto di sopravvivenza mi ha suggerito di far finta di essere sotto la doccia. Se dovessi trovarmi in una riserva di Grizzly con un favo colmo di miele in mano, non vorrei essere nei miei panni.
Siccome l'immagine di una me fremente, che si smangiucchia le unghie, seduta sul bidè, è solo "patetica" e non "patetica patetica", esco dal bagno afferro la sciarpa nuova, che avevo messo ad asciugare e mi fiondo fuori casa, non prima di aver imbastito una pantomima davanti a mio fratello (ancora al tel con zio), per esser certa che mi avesse vista uscire.
E moh? E moh camminiamo e vediamo dove mi porta il cuore.

Il cuore mi porta alla fine della mia via, dove la strada asfaltata cede il passo a un sentiero sterrato, stretto tra campi, verzura, aranceti e tutto quel popò di natura che c'abbiamo qua intorno. E siccome bisogna pur lasciar che il tempo faccia il suo lavoro, la nostra eroina prosegue.
Sdrucciola pell'arno del fiume, che le piene invernali hanno resto pietroso, sconnesso e profondo tre metri, zompetta sul letto del fiume, leggiadra, per non disturbare la ragnatela di  rigagnoli che scende a valle e luccica d'argento sfruttando gli ultimi barbagli di un cielo grigiastro. E ovviamente li becca tutti in pieno, i rigagnoli.
'Nzuppandosi così le precarie scarpette, ella raggiunge il ridente sentiero, sferzato da un fottuto vento de la malora, che le schiaffa folate di pungente terra ne li occhi, sdradica i giuovani bocciuoli primaverili, e agita i neri cipressi d'intorno il sentiero, come fossero ruggenti e tormentate fiamme d'infera provenienza.
Tutto molto bello.
Tutto molto bucolico.
'Che pare di stare in un quadro del Van Gogh.

Eccomi. Io sono la dama tra la verzura. Sotto i cipressi indemoniati. Sembrano due donne perchè sono grassa.

Passato che fu il tempo giusto -ovvero nel momento preciso preciso in cui sento latrare un cane in lontananza - giro sui tacchi e me ne ritorno a casa e chi ti incontro?
La madre!
Chiaro. Tutto perfettamente lineare. Trama, sceneggiatura e contesto si danno il braccetto. Questa è letteratura cinematografica di fine ordine, questa. Altro che Shutter Island!

Madre:"Da dove arrivi?".
Dafne: "Ti aiuto a portare la spesa".
Madre:"Dove sei andata?".
Dafne:"A cercare la sciarpa".
Madre:"Te l'ha volata?! Lo sapevo, ti sta bene! Prima di uscire l'avevo vista sferzata dal vento."
Dafne:"Sì...ma l'ho ritrovata".
Madre:"E dove?"
Dafne:"Su un albero. Devo solo lavarla di nuovo."

Quale film perfetto sarebbe se non ci fosse giusto un accenno di improbabile fatalismo?

Ecco qua.
Vi avevo avvisato o no che era un post patetico? Che la mia vita è patetica? Che io sono patetica?
Che tutto tutto tutto è insomma cazzutamente patetico? Eh?!

sabato 18 febbraio 2012

Cosa vedreste con la web cam on

In realtà potrei facilmente rimediare all'assenza di una web cam puntatami addosso in ogni istante delle mie repressa esistenza al chiuso, facendo una cronaca accurata delle mie giornate e delle mie mosse e dei pensieri e dei palllllpiti del mio cuore. Troppo ardimentoso come progetto? Troppo difficile pennellare tutte le sfumature del pensiero e della vita umana attraverso qualche post su un sudicio blog?
Mmm ...non ci resta che provare.

"Dopo una notte - l'ennesima - pressocchè insonne, mi sono svegliata con un gran mal di testa. Erano le 8 di mattina e un sole dai gelidi raggi, straordinariamente, riusciva a rallegrare ogni piccolo anfratto di asfalto bigio o ulivo rachitico o auto rosso rubino o quella rosso scarlatto o ancora quella rosso sangue, e ogni altra cosa la mia finestra incornici, rendendola gaiamente belloccia. 
Il pensiero poeticamente generatosi tra viscere e cervello, fu pressapoco questo 'Oh Apollo, mio diletto, brilla affanculo da qualche altra parte', seguito da qualcosa tipo 'cazzo, anche il colore delle macchine è uguale nel fottuto condominio del paese alla fine di ogni cosa. Anche a Mordor c'è una gradazione cromatica più varia. Anche Mordor era alla fine di ogni cosa. Sarà qua dietro da qualche parte'. Dopodichè ho avuto un conato di vomito che ho ricacciato dentro con 3 litri di caffè americano bollente e nero come la pec e, la mia anima e il mio cuore e la penombra della mia stanza dove sono corsa a ri-relegarmi e a rifuggiarmi dagli orridi raggi del sole. 
Noi mortiviventi preferiamo il lunare-lunatico chiarore di un computer. Con davanti un quaderno aperto tristemente alla stessa pagina di quindici giorni fa. Il quaderno dell'ultimo esame che ovviamente non darò."

Cronaca della giornata finita. Il mio culo è dove l'ho messo questa mattina. E' bello avere certezze e la posizione delle mie inamovibili chiappe, me ne dà molte.
Ah mi sono fatta una doccia tra l'alzataccia e il conato.
Fine

"Ardimentoso progetto" riuscito, non era poi difficile. Forse perchè non ho una vita da raccontare, io.
Di positivo c'è che ora, chiunque avrà l'ardire di passare da queste parti, potrà entrare nella mia santa dimora ed essere partecipe della mia eccitante vita. Yeah.
Manca qualcosa tipo, un fotogramma del momento...vediamo

Ecco. Perfettamente indicativa. E' una foto di alto rango, ha classe professionale e partecipazione empatica. E' un'opera d'arte e se siete così tonti da non capirlo, affari vostri.
Certo l'idea iniziale era un tantino diversa. Quella di farvi entrare nella mia stanza, nella mia vita, di aprire le porte del web al contrario e permettere a chiunque di conoscermi, di espormi e fami vedere in ogni torbida e inquietante sfumatura di niente che mi ammanta, nel disperato tentativo di diventarer parte di un qualcosa, di diventare qualcuno, di trovare una giustificazione a me da qualche parte visto che in me non l'ho trovata, o semplicemente di non sentirmi sola (piccolo riassunto delle puntate precedenti, ho una mente forgiata dalla struttura dei telefilm, dopotutto).
Ma è un unizio.... anche se più che dentro la mia vita sembrerete dentro la mia tazza... meno male che le tazze di Starbucks sono ampie e capienti, quantomeno anche i più imponenti di voi staranno comodi.

mercoledì 31 agosto 2011

Non riesco a scriverlo

Un'ultima parentesi sul mio lavoro ormai finito e poi per agosto chiudo.  Avevo promesso a qualcuno di scrivere sui miei sensi di colpa e sentimenti contrastanti sulla fine della mia estate lavorativa ma per ora passo.
Mi spiace davvero non poter più lavorare con persone tanto splendide e intendo quelle con cui ho lavorato nell'ultimo mese perchè solo qualcuna mi mancherà dell'altra sede.
Spero di aver lasciato anche a loro qualcosa e di non perderle del tutto... Lo spero tanto....E' tutto quello che riesco a scrvere al momento e non so perchè.

Conversando con gli allocchi

"E te come va?"
"Ma si ma va bene sai ho finito di lavorare oggi... Qui che di dice?"
"Tutto ok e a te come va?"
"Mmmm sì...bene bene,ma vedo che ci sono delle novità"
"E sì sai ...ma  ate come va?"
"(Sigh!) Bene bene....mi sono trovata benissimo nelle altre sedi"
Facce estremamente sosprese, si scambiano sguardi perplessi, da interpretare come si vuole io sono indecisa tra:"cavoli si è trovata bene lì in quei manicomi e con quella gentaglia" e "lei??? Ce la siamo scotolata noi e si è trovata bene lì!!!"
Nella mia testa: "Sì fottiti befana isterica,mi sono trovata benissimo lì anche se voi vi siete liberati di me come di un peso morto perchè lì ci sono persone meravigliose molte più di qui di certo e avete fatto benissimo a liberarmi di me altrimente sarei morta in mezo a tanti silenziosi scimuniti a parte quei quattro decenti che hanno la sfiga di dovervi soppartare."
Risposta effettiva: "Eh sì, benissimo mi è spiaciuto anche andare via ma andrò a trovarli spesso."
"Mmmmm"
"...Sì... ora vado a salutare gli altri"
"Ciao"

Avevo quasi dimenticato quanto può essere pesante parlare con un muro....

La differenza si vede quando c'è

In questi due mesi di lavoro mi sono sucesse molte cose, ho attaversato talmente tanti stati d'animo, alcuni addirittura inediti, che potrei scriverci su un decalogo completo di questi comprensivo di misure di gestione per ognuno di essi.
Non farò niente di tutto questo. Ma una cosa la voglio dire. Su tre sedi in cui ho lavorato in due mi sono trovata benissimo, non in quella del mio paese. Tranne che per tre o quattro di loro che sono persone bellissime che spero di risentire, gli altri sono degli emeriti coglioni. Ripeto: emeriti coglioni. E stupidi.
Ricordo come cercassi di stabilire un legae,di arlare di spiegarmi di ESSERE e come loro a malapena ti rispondevano, per non considerare quelli che ti guardavano come fossi caduta dalla luna e fossi una inutile palla al piede. Ripeto solo poche di queste persone mi hanno lasciato qualcosa e non ho intenzione di perderle. Gli altri si fottano.
Nonostante tutte le scomodità che lavorare fuori sede mi ha comportato, sono felice che mi abbiano trasferita perchè ho potuto conoscere bella gente che mi ha arricchito e fatta crescere in tutti i sensi.
Ed è indicativo che tra tutta questa bella gente, del mio paese ce ne sarà al massimo una. Molto indicativo...

martedì 16 agosto 2011

Silenzio con ghiaccio

Oggi mi hanno fatto andare a lavoro solo per starci un'ora e mezza. Poi rinviata a casa visto che non sono arrivate le robe da sistemare. Fico. Non fosse che questo renderà estremamente pesanti le prossime 5 giornate che saranno tutte di lavoro pieno e tutto il giorno. Pazienza. Cerco di godermi l'oggi il più possibile.

E per farlo mi sono messa a leggere, quindi a vedere film tratti da ciò che leggevo, quindi a scrivere di cose che avevo letto e di cose che non avevo letto, fuori, in pace,ci rcondata da un silenzio inusitato, col cielo che andava coprendosi di nubi grossolane, che sono scomparse come sono arrivate, lasciando ancora il regno dei cieli a un sole di grano, urticante e molesto. Ma finchè è durato il fresco me lo sono goduto, ho scritto come una matta col pc arrampicato sulla sedia, seduta su un cuscuno a sorseggiare coca cola con ghiaccio e a respirare un vento opaco.

E ho scritto e ho scritto e finalmente, cazzo, ho scritto....

venerdì 8 luglio 2011

Alla ricerca di un lavoro estivo sulle coste ioniche

Pare che "Alla ricerca di un lavoro estivo sulle coste ioniche", fosse la sceneggiatura su cui lavorava Spielber nel 1976. Ma a metà lavoro si rese conto che, piuttosto, stava venedo fuori la sceneggiatura perfetta per un film di fantascienza, con alieni e dialoghi assurdi.
Così nacque: "Incontri ravvicinati del terzo tipo".

1) Corpulento tipo bukoskiano, con bottiglia di wisky semivuota annessa (alle 9.30 del mattino!), stravaccato in iniquo modo sul bancone del bar, in un lido diroccato e semivuoto:
"Ehm... mi scusi, volevo chiederle se cercate qualcuno per un lavoro estivo?"
"Blehashleisyah."
"Come scusi?"
"Glushimanmek brabr"
"..."
"...ROnf..."
"Tutto chiaro. Grazie e arrivederci."
"Sgnip"

2) Donna di mezza età, magra con un chiodo con un prendisole macero, guarda tremante una tipa che ciancia accalorata al telefono:
"Mi scusi "
"Sì?"
"Salve, sa indicarmi un responsabile? Sto cercando un lavoro estivo mi chiedevo se voi..."
"No"
"No non c'è nessun lavoro o nessun responsabile?"
"Sì. No".
"C'è qualcun'altro con cui posso..."
"No no"
"Allora ne è certa: no"
"No"
"Ok no, grazie".

3) Donna. Sui 55. Capelli super piastrati, super mechati, super ossigenati. Fondotinta spesso 20 centimetri, ombretto blu pesante, eye liner che cola per l'afa. Fischianti labbra a canotto rosso-bordeaux-viola.
"Salve mi hanno indicato lei come referente. Cercate qualcuno per un lavoro estivo di qualsiasi tipo?"
"Cossssa? No ho capitttto"
"Avete un posto come cameriera o barista o qualsiasi cosa? Eventualmente lascio il curriculum"
"Oh signorinaaaa, ma è l'1 luglio! Ohohoho no no ormai siaaaaamo al cuuumpleto"
"Eh sì signò, c'ha ragione anche lei"
"Grazie lo stesso, buon lavoro"
"Preeegoo"

4) Marmocchia sui 15 anni mi suqadra come avessi la lebbra.
"Ciao mi puoi indicare un responsabile con cui possa parlare"
"Il lido è di mio padre, puoi dire a me"
"Mmmm...okkkey. Volevo fare domanda per un lavor..."
"No, siamo già aposto. Grazie e arrivederci"
"Magari proprio arrivederdci no, ma prego."

5) Vecchio sdentato barbone sul lungomare:
"Signorina bella cosa fa tutta sola soletta sotto il sole scottante?"
"Per ora niente, a breve vorrei stendere un pezzo di cartone accanto al suo se non le spiace e vivere in strada"
"Non mi spiace la strada è di tutti... benvenutaaaa!"
"Ehhhh consolante. Grazie"

giovedì 30 giugno 2011

I'm a bad girl - parte seconda

... Eppppppppoi il giorno dopo la festa patronale, ecco il sabato dei clichè ritrovati/scoperti/masaichepizza. Ma l'alternativa era stare in casa e quantomeno, ho voluto provarci.  Non è che sia andata malissimo, ma non sono io. Non ero io. Forse che l'unico modo per essere sia non essere me? Forse. Comunque procediamo per gradi...

Prima ero tutta bella felicietta perchè le mie pseudo-ex-amiche-che-ora-sono-venute-a-chiedermi-scusa-e-a-voler-riessere-mie-amiche-e-quindi-sono-diciamo-amiche-in-prova mi chiamano per dirmi che sanno dov'è quella bella libreria che nella loro città ha appena aperto e che io sbavavo dalla voglia di visitare e che quindi sarebbe stato carino approfittare del sabato per farci una capatina eppppppoi andare a mangiare in quella nuova piadineria epppppoi andare a S. per la seconda parte della serata. Il tutto con parte della loro cicalante compagnia, s'intende.

Ora, una persona normale che "...con la scusa può andare in libreria e poi piadineria e poi S.", intenderebbe la qual cosa come l'andare INSIEME in libreria e poi in piadineria e poi S. Pare invece che non sia così che la cosa è stata formulata. La parte "INSIEME" riguarda solo la piadineria ed S., in libreria ci sarei dovuta andare da sola e mi sarei vista con loro alle 21.00 ovvero l'orario in cui sono solite uscire. Come interpretare un'architettura mentale del genere? Ho formulato tre ipotesi a sostegno:
  1. La prospettiva della libreria era così tediante per loro che hanno alla fine hanno deciso di non venire e quindi il piano non era stato concepito fin dal principio in maniera tanto incoerente;
  2. Non hanno mai considerato neanche lontanamente l'idea di venire in libreria con me, il che sarebbe anche in linea coi loro personaggi da sempre sdegnosi nei confronti dei libri e di una passione tanto anomala, al punto che sarebbero capacissime di considerare umiliante, strano, scabroso ai limiti della sopportazione, l'essere viste in libreria di sabato sera;
  3. Sono sceme. Sceme e prive di qualsivoglia accortezza. Punto che è un po' il compendio delle prime due ipotesi mi sa.
Be' questo mi passa il convento. O accetto o soccombo. Per la cronaca, la libreria è stata una delusione, stupida io a pensare che una grande e fornitissima libreria potesse nascere in una città dove la mentalità generale è simile - quando non identica- a quella delle pseudo amiche (M&M, d'ora innanzi, come le caramelle), e dove legge più un cane mentre piscia sugli annunci abusivi, che l'adulto medio.

Quindi arriva il momento della grande serata-clichè.
Gli amici di turno sono un prototipo, neanche ben riuscito, di studentessa universitaria, M&M e due ragazzi che insieme hanno la capacità cranica di un criceto. Anche se la cosa stranamente non ha creato empasse e si sono difesi bene, quantomeno sono alla mano e simpatici, ci si può parlare, via. Un po' più difficile è intavolare discorsi con l'universitaria, anche se dio solo sa quanto ci abbia provato. Poi, siccome continuava a dire che conosceva qualsiasi cosa le citassi di proposito, ho voluto divertirmi un po' anche io a modo mio e l'ho testata: ho fatto finta di scordare il nome della voce di uno dei miei gruppi preferiti e lei a ripetere che neanche a lei  veniva in mente. 'naggia! Poi me lo sono ricordato: "Ah ecco, Keith Moon!" e lei mi ha detto che "ma si ecco lui lui, non mi veniva proprio!". Salvo che non era lui, nè tantomeno Keith Moon era la voce del suo gruppo... Lo so sono cattiva, ma a mia difesa c'è da dire che me le tirano eh!

La piadina non mi è piaciuta e l'ho lasciata, le patatine sapevano di polisterolo e le ho lasciate, il locale era molto contemporaneo, abbiamo mangiato intorno a un tavolo centrale comune che gira intorno a una colanna di luce azzurra-muffa. Ma piantare una colonna luminosta nelle retine degli astanti affamati non si è rivelata un'idea saggia: a un certo punto anche anche la piadina e tutti il suo interno sembrava azzurro-muffa.
Hanno cominciato a scattare stupide foto in posa alle quali non ho potuto sottrarmi; epppppoi hanno cominciato a cianciare di sciocchezze e io a sorridere per calarmi nella parte (anche se non sono sicura di essere riuscita a malcelare qualche disappunto di troppo9. Epppppppoi siamo andati in un pub dal nome di scrittore che però non aveva niente che rimandava alle opere di tale scrittore, dove ho cercato di dare il via a una conversazione degna di nota. Non ha attecchito.

Epppppoi siamo finalmente arrivati a S. dove abbiamo fatto il solito su e giù sul lungomare, e dove ho scoperto va a finire tutta la popolazione del mio paese e dintorni. Sarebbe affascinante analizzarne i risvolti, capire cosa spinge ogni singola, individuale testolina, a percorrere la stessa strada su e giù per anni, senza mai fare o dire niente di diverso, entrare nella testa del gregge insomma, ma andrei fuori tema, lo farò in un'altra circostanza. Considerato che uscirò spesso di sabato e che andremo lì, non mancheranno le occasioni.
Da qui in poi non ho molto da dire. Ho cercato di comunicare, ho lanciato lì qualche battuta che è stata quasi sempre colta, devo dire, a loro merito. Abbiamo incontrato certi loro amici in un locale sulla spiaggia di balli latiniamericani e quando dopo due ore siamo passati da lì nuovamente, i suddetti amici erano sempre nello stesso punto, a guardare ballare gli altri.
Mah.
Siamo stati in un altro pub dal nome di un succo di frutta in cui pare si riversi mezzo mondo d'estate al punto che si crea una specie di lentissima processione per entrare e uscire. E' identico agli altri, si fanno-mangiano-bevono le stesse cose degli altri, ma qualcuno ha deciso che questo è più in, quindi vanno tutti là.
Mah.
Ho incontrato praticamente tre quarti dei miei coetanei conoscenti - ed ecco dove stanno e cosa fanno le sere d'estate gli originaloni - a fare esattamente il niente che tutti facevano. E' una cosa alla quale non riesco a capacitarmi. Insomma speravo di vedere qualcosa. Qualcosa che spiegasse la ragione di tanto divertimento a S. d'estate. Invece nada, nessuno sembrava divertirsi particolarmente, tutti facevano le stesse cose, e non c'erano scintille.... Non è stato un bello spettacolo, ma ho finalmente provato uno Shirley Temple e mi è piaciuto molto. Avrei gradito un cocktail alcolico ma nessuno lo prendeva e non mi andava di fare l'alternativa...considerato che non sono ben visti gli alternativi da loro. E soprattutto, non reggo molto l'alcol, non sono abituata.

Se ne è valsa la pena è perchè comincio a capire la dinamica da gregge anche se per me è comunque difficile adeguarmici: è così semplice farsi trasportare, deviare significa occhiate e kilometriche spiegazioni che nessuno capirebbe, meglio lasciar perdere e siccome ero un'ospite... ho lasciato perdere. Ho rinnegato me stessa tante di quelle volte che mi è venuta l'orticaria. Ma devo farlo se voglio imparare a vivere. Tanto nessuno vuole stare con me, nessuno ha mai dimostrato di tenere a me per quello che sono, quindi non vedo davvero ragione per non cambiare.

Miei ex compagni delle medie erano là, a non fare niente e sentirsi fighi e fieri di essere qualsiasi cosa siano. Ex vicini di casa, ex compagni di liceo, i soliti vicini attuali con partner che tutte le poche volte che sono stata a S. non sono mancati mai, sempre tra loro a fare lo stesso persorso su e giù, giù e su, su quel dannato lungomare.
Mah.

In realtà non ho molto da segnalare tranne le solite chiacchiere, le solite foto e il momento in cui si è parlato di droghe: ho detto che mi farei un tiro di canna ed M&M dai cervellini limitati si sono scomposte dicendomi che sono matta. Eppure mi hanno costretto a prendere una birra a cena nonostante io volessi una cocoa cola perchè tutti prendevano la birra e loro prendevano una birra, quindi anche io dovevo avere una birra. Non so perchè, forse perchè si sarebbero sentite ubriacone se non l'avessi bevuta anche io. Ma io volevo una coca, perchè cazzo dovevo prendere una birra solo perchè la prendevano tutti!??
Mah*.


Quindi un tiro a una canna no ma la birra sì. Da perfette conformiste che non usano la testa. Perciò uscirò con loro solo un sabato sì e uno no... posso accettare solo a dosi questo vivere senza senso, seguendo la corrente. Forse un giorno, sorbendolo a piccole dosi, riuscirò a farlo mio, conquisterò la giustezza che occorre per vivere. Da lobotonizzati certo, ma che altro modo c'è?


Note:
*: prego notare che ho ripetuto tante di quelle volte "Mah" quella notte, che non credo abbia per me più senso alcuno. Mah.

I'm a bad girl - prima parte

Una botta di normalità. Almeno ci ho provato. In due diversi momenti della medesima settimana. Tu pensa.

Prima ho fatto un salto alla festa del paese.
Era un venerdì. Uno dei tanti. Il solito sbrilluccicamento ammodo decora le strade in archi di luminosità intermittente, per onorare a dovere un qualche santo presupposto di festività altrimenti sconvenienti: bancarelle bancarelle bancarelle, giostre e certi minchioni trombettanti sul palco, in piazza. E la gigantigrafia luminosa della Torre Eiffel al centro del paese. Mah.
E il vento. Meraviglioso purificatore vento, che dilaniava capelli e vestiti, impolverando tutta quella gente, tutta quella solita, già vista gente, che faceva le solite già viste cose con la perseveranza di chi sa, perchè lo sa, che sono le cose giuste. Che essi sono giusti tra gente giusta.Tutta quella giustezza! Non fosse per sua maestà Eolo, avrei rischiato di diventare anche io una giusta. E poi?! E poi cazzi!
La giusta serata flagellata dal vento e dalla sua alitosa risata insinuato sotto sottane, che fischiava nei microfoni, a staccare dalle dita banconote sfuggenti, a ficcarne terra negli occhi e a scardinare teloni che precipitavano sulla testa di tutti quei giusti. Uno spasso!
Epppppppppppoi c'erano i braccialetti a un euro e ne ho comprati un sacco! Polsini, catene, di legno, a fascia, di colori neon, di metallo, con bochie e perline... *__* Un sacco!
Eppppppppppppoi c'erano decine di carrozzoni dei dolciumi! Bastevoli quelli a mettermi di buon umore, con tutti quei colori fruttosi, il pop corn a schioccare nell'aria, lo zucchero filato che concedeva una mano di gala al vento, e più in là, il regno dei panini dalle multisalse, dei wustel con crauti, delle solite salsicce calabresi rosse come il sangue a richiamare golosi con la loro voce stridula, il sapore che arriva in bocca anche solo tramite il fumo corposo che pizzica gli occhi, lo sfrigolio del grasso che si scioglie a contatto con i tizzoni incandescenti e l'odore piccante, che non lascia tregua e serra la gola...

Certo ero sola, ma non mi è pesato neanche un po', forse per la prima volta da.... o bò non lo ricordo neanche più.
Ho riso in faccia alla puttana della vicina che faceva la gran dama sottoponendo il povero frutto del suo grembo al vento e al terriccio volante, pur di vantarsi in giro di avere un pargolo. La troiona mi vede e volta lo spudorato grugno altrove, allora io, che ho un diavolo in corpo - grazie a un lipgloss dal nome satanico e alle noccioline caramellate che schioccano in pietruzze di miele sulla mia lingua - mi sposto quel tanto che basta da ritrovarmi davanti ai suoi malefici occhi porcini non appena alza la testa, già pronta con la più beffarda e ghignante spressione che conosco spalmata sul viso. Ora è costretta a guardarmi e a rispondere al mio palesemente sarcastico saluto. Ma non se l'aspettava quindi incerta e sommessa, devia lo sguardo per rigirarlo non appena lo ricompone nella solita gringia maligna ma avevo previsto e sono già andata via. La giustezza è prevedibile.

Dopo meno di un'ora ho già incrociato tutto il paese e gran parte dei paesi limitrofi. Due volte. Quindi faccio incetta di marshmallow e leccalecca, quelli enormi colorati, cuoriformi e intrecciati, da bancheralla, e zompetto, sollevata dal vento, soddisfatta quanto ingiusta, per le strade vuote.
In lontananza, rimbombano i primi atoni rintocchi dei soliti indentici fuochi d'artificio, delle solite indentiche feste di paese...

sabato 11 giugno 2011

In attesa che il cellulare parli....

Tipo 12.000 curriculum lasciati in due città sperando che qualcuno riempia la mia estate di lavoro e qualche soldo, se non altro, anche se per forza di cosa sarà un lavoro di cacca. In realtà l'ultimo colloquio l'ho appena fatto al McDonalds e ne ho ricevuto in cambio ottime vibrazioni, ammesso che una catena di fast food possa esprimersi per vibrazioni.

Spero proprio mi chiamino lì, prima di tutto per la comodità nel raggiuingerlo, poi perchè tra tutti gli altri impieghi estivi disponibili mi sembra il più promettente, perchè ho sempre desiderato lavorarvici, perchè mi fa sentire una ragazza americana che studia e che lavora, perchè si lavorerebbe anche di notte cosa che nella dieta quotidiana delle mie giornate aride, sarebbe una bella botta di vita.
I lati negativi sarebbero due e inesorabili:
  1. Rischierei seriamente di prendere 90 kili in mezzo a tutte quelle leccornie americane;
  2. C'è un tipo che vi lavora che non sopporto: era l'amico di uno che mi piaceva quando ero alle medie e non mi ha mai cagato di striscio e ogni volta che entro al mac mi fissa e mi fissa e mi fissa e poi distoglie lo sguardo, ma che cazzo vuole? Almeno saluta no, deficiente....tutti questi uomini senza palle a me devono capitare tra i piedi. Il punto è che sta lì da un bel po' e se mi prendono sarei una specie di sua sottoposta. E sapete perchè non ho fatto prima di oggi il colloquio al Mac nonostante mi piacesse l'idea? Per lui, perchè mi faceva sentire giudicata e indegna dei loro ranghi, rispolverando vecchi tremori adolescenziali mai risolti.  E sapete perchè alla fine sono andata a farlo nonostante lui, il colloquio? Perchè non me ne frega un diavolo di niente ormai. E' un cazzone cretino e lo so che ha sparlato alle mie spalle, lo so perchè loro agiscono così, mi vedono come un'aliena e come mi notano seguono le mie mosse per capire quel che un'aliena vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare... ok attacco shakespiriano a parte, è vero. Ma si fotta. E' arrivato il momento che affronti a testa alta sto paese di coglioni perchè non ho niente di cui vergognarmi e in definitiva sono più sberta di sti quattro trogloditi!.
Tutto questo ovviamente non succederà se non mi prendono e considerato che siamo in tanti per 4 posti la cosa è molto probabile. Il tizio del colloquio mi ha detto che antro venerdì dovrebbero chiamarmi per un nuovo eventuale incontro o al più presto lunedì.
Entro mercoledì dovrebbe farsi vivo invece il responsabile del supermercato, altro colloqui della giornata. Prima mi ha detto che ha incentivi regionali solo per gli under 26, poi che visto che gli ho fatto un'ottima impressione dal momento che sono "molto sveglia e mi piaci credo, proprio che ti prenderò". In realtà mi guardava come un allupato ma vabbè.... si fotta.
Vorrei proprio farla questa esperienza al Mac. Mi stuzzica, mi piace come mi fa sentire, mi fa trepidare anche solo l'idea di ricevere la chiamata e ho bisogno di questo anche se è poco più di niente agli occhi di chi vive davvero, per me è molto. Il supermercato non mi riempie di gioia proprio... e siccome non succede mai ciò che voglio, mai ciò che potrebbe farmi stare meglio, chiamerà il quest'ultimo.

Non importa. Basta uscire da questa casa....

giovedì 28 aprile 2011

L'arte di estrapolare il meglio dal poco

Sono poche e non cos' consistenti le cose che ricorderò di questa Pasqua, ma quanto peggio sarebbero se non ci fossero state neanche queste:
  1. la mattinata di sabato in giro e poi in spiaggia con mia sorella a chiacchierare e ad arrossare le guance al sole, troppo forte per mezzo aprile, in una spiaggia troppo, troppo piena di gente, e non mia per niente, la mia è un deserto d'oro cinereo,spruzzato dal vento e spalmato dalle maree. Ce n'era talmente tanto che non siamo riuscite a trovare un posto abbatsanza isolato: era a rova o in alto, sdraiata, in bichini,a gruppi, a coppie, in assetto da picnic prepasquetta - previdenti creature queste, visto che il giorno di spaquetta ha piovuto non devono essere stati poche le scampagnate annullate tranne quella della mia infaticabile vicina che è uscita con buste di carta e confezioni enormi, lasolita conformista indefessa, mi iirita il suo burattinismo, ma nello stesso tempoo avrei voluto anche io avere la possibilitàdi fare un pcinic a pasquetta quindi sono combattuta, non posso condannarla completamente stavolta...'naggia dovrò cercare un'altra catarsi -, e poi i soliti pescatori che stanno lì anche con la tomenta. E abbiamo aprlato e riso e capito e schernito, è stato davero bello, mi mancava. Anche altri giorni abbiamo chiacchieratoa nche se è stata qui solo quattro giorni alla fine.
  2. per ciò che ha fatto per me mia sorella. Ok sembra niente e qualcuno potrà dire che avrei potuto pensarci da me, da sola senza farla poi così lunga, ma per me è stato un gesto grandissimo e io non ci sarei riuscita perchè sono stupida e deboluccia. Quando una delle mie zii rompi ha iniziato a fare la lagna sul fatto che non mi sono ancora laureata lei le ha detto "Lasciatela stare, non le rompete con l'università". La zia ha risposto che oinfatti non sta più dicendo niente, cosa non vera perchè il giorno del mio compleanno era partita in quarta con il terzo grado e il consiglio-forzato su cosa e come devo agire e io le chiesi gentilmente se poteva evitare il terzo grado almeno per il mio compleanno, ma aquanto pare non poteva perchè continuò. Spero non lo faccia più. Il gesto di mia sorella è stato comque bellissimo e apprezzatissimo. 
  3. la cioccolata che è la nota più bella della pasqua. Ci siamo comprate anche l'uovo di pasqua della kinder, in offerta e buonabuonabuonabuona!
  4. dalla fiera di pasquetta mi hanno portato mia sorella e mia amdre, una maglia bellissima e proprio nel mio stile e mia sorella mi ha portato da un raduno comics di Milano, una catenina con la boccetta di Alice nel paese delle meraviglie, con dentro unliquido rosa luccicante e perlaceo con su scritto "Drink me" e una chiavetta vicina,quella che Alice beve per diventare piccola e prendere la chiave e aprire la porticina e seguire il Bianconiglio ecc ecc... Belli! ^_^
  5. il resto fuffa e tristezza.

martedì 19 aprile 2011

Non ho un cazzo da scrivere

Sono giorni che cerco di scrivere qualcosa ma sono irrinediabilmente ricaduta in fase apatica e priva di pensieri che non siano i soliti "Niente niente niente come faccio ad uscire da questo niente che mi opprime, dove trovo la forza di finire l'università e di sfangarla dal guaio in cui sono intrippata".

Che cazzo c'è da scrivere?

Mi sono beccata una stomatite per i dolci che mi sono sparata il giorno del mio compleanno perchè non sono abituata a mangiare tanto e così dolce.

Ho ricevuto i soliti auguri di routine fatti dai soliti parenti.
Non mi è piaciuto. Pessime vibrazioni, come adempissero a un obbligo che io non ho imposto loro.

Mia zia e mia cugina sono passate solo perchè dovevano prendere dei soldi e hanno buttato lì un "il regalo ce lo siamo scordate a casa". Ma chissene frega? Non è vero, lo so, non voglio un regalo solo perchè noi lo abbiamo fatto e dovete farlo. Mi fa schifo, ok? Perchè imbastire arrappate bugie inutili? Vuoi farmi un pensiero? Fallo e portamelo ma fanculo a questa devozione convenziolale e squallida. Io non sono come voi, non esibite davanti a me il teatrino scadente e retrò del vostro mondo.

Il mio cheesecake al cioccolato se lo sono sparato tutti e subito. Domani mi tocca farne altri due da regalare per Pasqua.

Ho fuoco in bocca, la gola di ghiaccio e la testa affannata, il petto un macigno.

Non studio e non sono salita a Cosenza per timore di chiedere soldi a mia madre.

Ascolto Nick Cave perchè niente mi deprime di più, nessun'altra colonna sonora può fare da sfondo altrettanto compiaciuto quanto Cave e la sua musica gotica.

Ho riceuto due regali: una maglia di Artigli da certi amici di famiglia e una tessera della Giunti da mia madre, con dentro i soldi per comprare un libro. Avrei preferito non lo avesse fatto. Perchè la sento come una cosa dovuta e non voluta. Perchè la sento come una cosa dovuta e non voluta?

Perchè è vero? O perchè sono stronza? 

Sono arrivati auguri inattesi, altri di gente che si fa sentire solo per farmi auguri e solo perchè io mi ricordo di farli loro.

Alcuni attesi.

Altri non sono mai arrivati. Senza sorpresa.

Solo un augurio mi è parso spontaneo e di cuore. Tenero. Dato a mezzanotte, in diretta.

Altri sono stati incredibilmente pesanti e palesemente forzati, per la serie "togliamoci l'incombenza". Li ho odiati.

Però non è è stato un brutto giorno. Il 15 Aprile, non lo è mai.

Ho aiutato mia madre a incartare pensierini per Pasqua e a preparare dolci da regalare.

Da quattro giorni ho 28 anni. Non studio. Li ho passati a guardare vecchi film filosofeggianti.

E basta.

Torno da Nick Cave.

mercoledì 13 aprile 2011

E' solo un paese per cialtroni

- 2 giorni al mio compleanno

... e non riesco ancora a capire come sia possibile che le persone più ignobili, noiose, abiette e deficienti si siano concentrate in questo paese.

Non appena finito di scrivere il post dei "-3 giorni al mio compleanno", ieri, sono uscita prorpio per rispettare il programma che avevo appena stilato. Neanche dieci passi e m'imbatto in una mia vicina.
Mi ha vista da lontano e si è incamminata con passo spedito dritta verso di me, mentro io maledicevo il mio pessimo tempismo e progettavo di attraversare la strada proprio quando lei mi si fosse fermata davanti. Anche solo per gustare lo sgomento arcigno e vendicativo che le si sarebbe dipinto sul volto. Ebbene sì, lei è una tipa di quelle arcugne e vendicative, che va in Chiesa ogni domenica e ti tiene il muso se non le lecchi il pelo. Pelo che per giunta è sempre perfettamente stirato neanche fosse perennemente appena uscita dal parrucchiere. O forse è così. Per me ha dell'incredibile; qui spesso - e ultimamente sempre -c'è vento forte e i miei capelli svolazzano come la criniera di una valchiria indemoniata, senza trovare tregua. Lei ha un casco di ferro in testa, non le si muove un filo.

Capelli demoniaci a parte, io mi aspettavo le solite noiosissime chiacchiere di routine, ma la signora cincischia a malapena un ciao e mi chiede immediatamente "Cosa stai facendo?". E lo dice in fretta, incespicando nella parole e fondendole l'una con le altre. Chiaramente io capisco che vuole i soliti aggiornamenti sulla mia vita per sapere quanto sono nella merda, quanto faccio schifo e poter ergere la sua bambina mia semi-coetanea al di sopra dei miei ranghi. Ma le chiedo, comunque, con voluta e manifesta espressione tra l'incerto e lo sconcertato: "In che senso?". Lei credo capisca che la sua foga di sapere gli aspetti più maliziosi dei cazzi miei, è stata troppo sospetta e balbetta qualcosa, al che io rimedio facilmente e tengo l'argomento in ambito "è uno schifo a livello lavorativo qui in Calabria" e lontano dal pericoloso dirupo universitario.

Quello che mi lascia esterefatta non è la curiosità morbosa e la malizia, ci sono abituata oramai, ma il fatto che non sono neanhce più velate da una qualche sorta di pudore! Ora, cose le costava cominciare con l'imbastire una conversazione normale con le espressioni di cortesia che sono solite introdurre ogni rapporto di facciata e discorso occazionale?
Invece no: il suo timore di perdere l'opportunità di interrogarmi e avere dalla fonte primaria, risposte che non riesce ad ottenere altrimenti, l'ha distolta da ogni forma di protocollo e cortesia mascherante. Pazzesco. Devo essere proprio interessante, un vero diamante grezzo per chi ha bisogno di un fantoccio scadente al suo confronto per sentirsi soddisfatto di sè.

Come se non bastasse sono uscita stamattina per sbrigare faccende e ne ho approfittato per la quotidiana passeggiata in spiaggia così pomeriggio studio. Incrocio quindi, in auto in attegiamento fanfareggiante da bulli-siamo-i-padroni-del-mondo-superiodi-a-voi-formiche, due ex miei compagni di classe delle medie che mi chiamano e uno di questi mi dice che mi deve parlare di qualcosa.
Non lo vedo nè ci parlo da, tipo tredici anni, che cavolo vorrà? Devo ammettere che la curiosità e forte e spero sia qualsiasi cosa che possa rompere la mia noia quotidiana, che ne so...magari è successo qualcosa che mi riguarda anche solo alla lontana, o hanno pensato di organizzare una rimpatriata, una serata tra ex compagni alla film di Carlo Verdone. Io mi comporto anche carinamente, lo saluto e gli dico che non ci vediamo da molto. Lui risponde che quella sarà anche l'occasione per salutarci e mi chiede...di votarlo perchè si candida in una lista. Ma che cosa mi aspettavo? Questo non mi caga mai e se mi caga gli servirà qualcosa in cambio, no?! Altrimenti perchè sforzarsi? Badate bene, mai fui tanto contenta di non essere cagata da qualcuno come da quei due. Idioti all'ennesima potenza già da ragazzi figurarsi ora che si fanno tutti i competenti e i importanti politici (anche l'altro so che si è proposto come presidente degli studenti all'università).

Quando gli chiedo in che lista e partito, lui bofochia: "siamo sempre lì, sai...verso il centro". In realtà sono filoberlusconiani, conosco bene i tipi della sua lista. Figurarsi se voto per centro-destra! Figurarsi se voto per lui! Figurarsi se voto proprio, vabbè che non ho la residenza qui quindi grazie al cielo le salto, ma anche l'avessi me ne sbatterebbe un tubo di sto qua.

Paese di merda non vedo l'ora di lasciarti. Per sempre.

martedì 5 aprile 2011

Zoppico, mentre gli altri danzano

Non c'ho una cazzo di voglia di scrivere ma quetsa giornata è stata talmente merdosa, ma talmente merdosa che merita di essere trascritta per primeggiare come un gioiello tra le altre mie merdosissime giornate.

Sveglia presto per andare a V. a sbrigare faccende burocratiche e non, ma nessuno può/vuole accompagnarmi. Non essendo motorizzata mi dirigo quindi a prendere l'autobus che, guarda guarda non passa, perchè pare che dopo le 7.00 non ci siano altre corse dal mio paese a V. fino a quella delle 10.30, il che è di un'insensatezza esilarante, ma che volete farci, siamo in Calabria d'altronde!

Sfiga aggiuntiva, arriva una delle miss del paesucolo che ovviamento conosco a malapena, cioè. E qui dovrei cominciare a narrare il cioè, il come le esistenze mie e della gallinella si sono intrecciate per subito strecciarsi in passato, ma non c'ho una cazzo di voglia neanche di fare ciò. Basti sapere che è una delle affezzionatissime della scuola di danza locale, superba e con una sicumera irritante e invidiante. Capito il genere? Non so, perchè se non avete la (s)fortuna di avere a che fare con gente del genere, difficilmente potete capire quanto sia urticante dover subire i suoi sguardi d'alterigia e le sue frasi inconsistenti, gettate al vento come stoccate irridenti e perennemente inconcluse.

Tutta tirata ma vestita in maniera anonima, riesce sempre a estorcere al suo viso e al suo corpo, il meglio che possono dare, e non è molto. Ma è fonte di ammirazione per me, come il non-molto possa essere pennellato e divenire tanto solo con la forza della sicurezza e della superbia.

Arriva come un corvo che accompagna notizie mortifere col cipiglio seccato, ma altezzoso, come se anche la seccatura non è che le tange poi molto. Mi dice che lei sa che non ci sono più autobus e che le toccherà arrivare in ritardo al lavoro, ma sicuramente passerà qualcuno che conosce che le darà uno strappo. A ogni macchina che passa sputa là un:"Teeeesoroooo", in versione gollumiana femminile e affettata, ma nessuno va dove deve andare lei. Le va male, almeno fin quando resto là, ma sono certa che alla fine lo ha trovato un passaggio, quelle come lei lo trovano sempre. Forse hanno un qualche potere mentale che spinge le persone che conoscono ad alzarsi e passare di là solo per poterla incontrare e darle il passaggio. E' così che si gestisce il destino, con la forza mentale dell'altezzosa sicurezza in sè stessi.
E... io gliela invidio questa sicurezza....che cazzo. Avercela!

Visto che ero in ballo ho iniziato a ballare anche io, anche se lei ha anni di balletti e danza alle spalle, io zoppico e strascico. Ho cercato di stabilire un contatto con quella forma aliena al mio mondo, di instaurare anche solo una conversazione da "fermata dell'autobus". Ma i miei propositi venivano vanizzati da serpentine frasette stereotipate, smorzate, emesse con voce atona (sapete, quella che nei fumetti viene espressa con  occhi indolenti e palpebre semichiuse), come a dire "ma certo che è così" oppure "Ah ah ...e quindi? Non sei così interessante sai?". E improvvisamente ho un deja-vu dei miei giorni da adolescente timida, circondanta da lingue serpentesche che attaccano con disinteresse calibrato e, come allora, pur vergognandomi di non aver fatto passi avanti in tutti questi anni, di non poter esibire nessuno scudo degno di nota, nessuna effettiva ragione per essere fiera di me e del mio modo di essere rispetto a al suo, mi ritiro nella tana come una marmotta tremante.

Il brutto è che non è mai esplicita, solo molto indifferente e molto...normale. L'unica cosa degna di un certo colore, seppur il colore sia sempre ammorbato da quella sicumera malsana da donna bellissima che viene fischiata, l'ha avuta quando passa un camincino e si fa una suonata di clacson, per chissà quale ragione, suonata che invero io avevo del tutto ingnorato perchè capita spesso sull'autostrada. Lei non l'ha ignorata e urla a gran voce: "E suonati questo cazzo!".
Io resto abbastanza interdetta un po' perchè inizialmente non avevo capito chi stava suonando quale cazzo, un po' perchè poi si rivolge a me e dice: "Che poi io sono un po' volgare, ma sai... è legittimo se mi suonano dietro". D'accordo che dare per scontato che suonino per te fa tanto gran gnocca, ma dirlo espressamente per sottolinearlo nel caso non fosse chiaro a qualcunoc he sei gran gnocca riconosciuta dal clacsonatore, fa anche tanto fuoco fatuo.

E' troppo per me, me ne vado e cerco di raggiungere V. a piedi.
Non è facile ma è solo una camminata di un'ora anche se in più casi si rischia di essere messi sotto. Comunque non è la prima volta che lo faccio. Sono rodata. In realtà mentre ripercorro il tragitto dell'andata e passo da casa mia, mi ritrovo a pensare che in quel momento saper guidare l'auto non sarebbe male, visto che quella di mio fratello è disponibile. Ma è un attimo, poi questa smania conformista inattesa passa, e mi butto a testa bassa contro la cortina di vento che strapazza questa valle da tre giorni ormai, senza tregua. E chi ti incontro alla prima svolta? Be' mia cugina, la solita non ricordo l'epiteto che le avevo assegnato su questo blog...tutta tirata in auto con le sue, tutte tiratissime anch'elle, cuginette che accompagna all'università mentre lei si dirige dove fa praticantato e mi chiede dove vado e perchè e glielo dico e lei mi guarda come fossi pazza, ma che diamine c'è di male ad andare a piedi da qualche parte? Non può capire, lei non lo farebbe: troppo anarchico!

Il tragitto è lungo, il vento mi sferza e sbatacchia e in più di un'occasione rischio di prendere il volo; vecchi allupati in auto mi fischiano e fanno gesti osceni o dal significato sconosciuto; donne al volante schizofreniche cercano di mettermi sotto. Arrivo a V. mezza zoppa per fare una fila di due ore per un certificato e andare dalla dottoressa e farmi dire quello che già so, che sono ingrassata anche se solo un chilo e non è tanto, ma che rischio di perdere il controllo "...e che facciamo mi fai fare brutta figura" e io che vorrei risponderle che me ne frega un cavolo della sua bella faccia. Cerco di spiegarle che non ce la faccio più, che non ho testa di mangiare tutto quello che ho mangiato per più di un anno perchè mi viene la nausea al solo vederla quella dieta e che non so se reggo perchè ho un buco tremendo che devo riempire e non importa con cosa, che vorrei mangiarmi altro, che ho fame, che mangiare anche solo un pezzo di torta significa provare quel po' di felicità che non provo in nessun altro modo, in nessun momento delle mie lunghe e identiche giornate.
Ma lei non sente, non capisce e io ho un groppo in gola perchè nessuno sente mai veramente quello che dico e voglio solo scappare di lì altrimenti scoppio a piangere, e quella continua a ciarlare che devo chiamarla per il prossimo appunatmento mentre io penso solo che non devo piangere, che ho tutto il resto della giornata chiusa nella mia camera in penombra, sola, per piangere senza che nessuno mi veda.

Riesco a resistere e mi ritrovo seduta a una panchina nel giardino pubblico vicino, senza ricordare come ci sono arrivata, con le guance rigate da lacrime che pizzicano mentre un sole di un aprile caldissimo le asciuga, a guardare in terra il frenetico sgambettare delle formiche, ad aspettare qualcosa o qualcuno che venga da me e cambi le cose.

Non è arrivato nessuno.

Mi alzo e me ne torno a casa.

sabato 2 aprile 2011

E' successo davvero?

Venerdì mattina, presto.
Intrappolata come un topo da laboratorio nelle sedi fetide del centro di collocamento. Nome tutto fuorchè azzeccato visto chre non sono poi molte le persone che escono da lì con un collocamento. Entrano disoccupati ed escono, guarda caso, ancora più disoccupati di prima, se sono fortunati con un certificato che gli farà ottenere un misero assegno di disoccupazione.

C'è una disperazione e una mancanza di lavoro in giro da far spavento. La gente fatica a dar da mangiare ai figli e i politici che gli italiani hanno messo al governo trombettano qua e là, percepiscono salari gravidi ed edificano villette mentre l'Italia va a rotoli. Non voterò finchè non mi si presenterà davanti un uomo degno del mio voto e della dicitura "umano" (e non maiale allupato o mafioso pedante) che dà la Treccani.

Da brava me ne stavo ad aspettare il mio turno per avere finalmente nelle mani quella cazzo di esenzione da costi sanitari, assonnata e stordita dall'aria pesante che aleggiava negli uffici e annuendo alle circonvoluzioni verbali di una tizia del mio paese che ho trovato lì e che chissà di cosa diavolo ha blaterato per tutto il tempo.

La mia attenzione era in realtà calamitata da un ragazzo qualche passo davanti a me, che spiccava rispetto all'incolore paesaggio offerto dagli altri topi ingabbiati perchè...be prima di tutto perchè era bello come il dio del sole. Alto, longilineo, spalle larghe, vita stretta, pelle d'alabastro, capelli liquerizia burrosa, occhi come un buco nero i.n.f.i.n.i.t.o cazzo, zigomi alti, mandibola robusta, labbra d'ambra dipinte dalla musa delle arti. Insomma un dio.

Mi ha aiutato a recuperare il numeretto dalla srtupida macchinetta inceppata e abbiamo scambiato qualche parola. Lo strano è che ero a mio agio e lo fissavo negli occhi senza problemi. Ed era come restare avvinghiati in petrolio liquido e appiccicoso ed esserne risucchiati nelle sue viscere melmose. Ma la tizia continuava il suo bla bla bla impertinente, allontanando il carbone dalle fiamme. Gelandolo proprio il carbone.

Poi è venuto il suo turno e se ne va. Alllelujia. E io posso tornare a infuocare il carbone.

Nel bagno la finestra è aperta e fa entrare il pallido sole, fresco di brezza marina e qualche stridio di gabbiano subito offuscato da un ronzio persistente. L'azzuro del cielo filtra e colora le pareti. Solo dopo mi rendo contro che era il blu del mare a sortire l'effetto. E' che il mondo è sottosopra o io sono sottosopra e il mondo è sempre lo stesso.
E' un odore legnoso di orchidea e tè e zenzero, che penetra dalle narici dalla bocca da tutti i pori. Non sono mani ma serpenti terrosi e affamati quelli che frugano ovunque sulla mia pelle, cercando di scoprirne chissà quale segreto. Le guance bruciano, le mani fremono, il resto è si scioglie senza che lo comandi.

Non voglio che finisca. Voglio solo che continui così, senza avanzare, bloccato in questo istante.

Poi l'odioso scampanio annuncia il mio turno di andare agli sportelli. Torna subito l'aria pesante aa afferrarmi la gola e la vita incolore si dipinge davanti. Il ronzio fa fatica ad abbandanore il covo caldo delle mie orecchie, e un leggero stordimento lo attesta, mentro vado allo sportello.

giovedì 31 marzo 2011

Intermezzo

Ho troppo mal di testa per ricodare e scrivere della sera della festa di laurea successiva alla seduta (La seduta), ma sfrutto l'ultimo post marzolino per aggiungere aspetti succulenti che ho omesso nella cronaca precedente.

  1. Primo aspetto, stranamente positivo della giornata listata a nero sul calendario, è la mezza mattinata che ho avuto per me. E me la sono goduta, con piccoli conforti e autococcole volti ad aiutarmi ad affrontare la laurea, la noia, i parenti, le formule, le parole vuote, e le foto. Se avessi saputo il numero di foto ad attendermi, mi sarei concessa qualche sfizio in più, ma non potevo essere pronta a tale scempio di fotocamere. Quindi ho girellato per negozi, mi sono comprata le calze velate nere con inserti argentei, ho letto al parco e mi sono sparata un frappè al lampone e una treccia danese con crema e amarena. Molto remunerativo. 
  2. Mi sono accorta che sorbirsi le sbrodolose lagne degli universitari degustando un frappè al lampone, è molto meno tediante e tanto più divertente che quando il frappè non ce l'hai. Mi sono seduta a sarcasticare tra me e me su chi mi passava davanti, alternando un sorrisetto sgembo a una ciucciata odorosa di lampone vanigliato e ho imparato parecchio sulla fauna locale. L'exploit l'ho raggiunto quando stavo ormai per alzarmi ed ero al culmine del livelli di sarcasmo e di insofferenza per quello che mi aspettava, quando mi passano davanti tre ragazze, emblema dell'universitaria e della banalità al femminile. E una gracchia con stridula vocetta: "Eh no eh...non mi dite che questo sabato ci chiudiamo in quel palazzo! Piuttosto mi taglio le vene!". Al che nella mia mente parte il previsto e non meditato commento: "Oh sì, ti prego, fallo". Non fosse che non era proprio nella mia mente, ma era sulla mia lingua e attraverso le mie labbra, sillabato e ben udibile dalle ragazzuole. Me ne accorgo solo perchè incrocio le loro espressioni sorprese e scioccate, tra l'indeciso se l'essere arrabbiate per tale faccia tosta, e l'incredulo per cotanto scandaloso azzardo. La cosa mi ha divertito parecchio in realtà e ho esposto una faccia alla "Peace&Love babies". E poi sono andata verso il calvario.
  3. Ultima annotazione, la certezza oramai consacrata di non essere io nel torto con quei miei zii e cugini e di certo non sono io la stupida. Perchè ho raccontato a diverse persone la mia divestentissima, esilarante gag dei fiori (che mi secco trascrivere però, restarà esilarante solo per l'etere) e hanno tutti riso di gusto. Poi l'ho raccontata a mia zia e mia cugina usando le stesse parole, le stesse pause enfatiche, mimando i momenti più eclatanti e...niente. Sono rimaste lì, imbambolate, a guardarmi basite e piene di ripugnanza, come se avessi torto il collo a un uccelletto appena nato proprio sotto il loro naso. Anzi, sono abbastanza sicura che questo le avrebbe scioccate di meno. E' affascinante come la loro espressione fosse identica, d'altronde nonostante si passino 26 anni si vestono anche nello stesso modo, si tingono i capelli dello stesso colore, fanno le stesse cose come lavorare a maglia. Stessa espressione di sconvolta intolleranza e disprezzo fintamente celato. Ma loro sono così: identiche e impegnate quotidianamente a giudicare ogni dettaglio dell'essere e del fare altrui, mai perfetto come il loro. Certo cementano il rapporto madre-figlia con affinità inusitate per i tempi che corrono. Sai che pizza.

La seduta

Visto che il terribilissimo marzo volge al termine, direi di levarmi di torno la piaga suppurante della laurea di mio cugino e non ne parliamo più. Anche perchè domani comincia il mio mese, bellissimo, fiorito, verde vergine e primaverile. E non voglio inficiarlo con questioni suppuranti.

Cominciamo con la seduta alla quale sono andata senza madre e fratello. Non c'è molto da dire.
Tutto molto tradizionale.
Tutto molto pataccoso.
Tutto molto inutile.
Più, un sacco di foto.
Loro sono fissati con le foto e i video. Foto di routine, in posa, finte e per me fortemente imbarazzanti. Fotofotofotofoto. Non la finivano più. Tutti gli altri laureati se ne sono fatte due standard, e poi se ne sono andati. Noi? Ah noi no: i laureati dopo mio cugino hanno avuto il tempo di festeggiare, mangiare confetti, stappare, andarsene e noi eravamo ancora lì. A fare foto di gruppo, sulla scala, poi sull'altra scala, poi con ogni membro del parentame, poi solo lui e famiglia, poi un'altra scala, poi sul prato, poi sotto l'albero, poi ancora...indovinello? Scale! Gli pagheranno una percentuale per le foto sulle scale dell'università probabilmente, altrimenti non si spiega questa fissazione per le dannate scale. Mentre ci spostavamo a passo di formica verso le auto, non appena vedevano una rampa, ci costringevano a sistemarci come manichini sugli scalini. Sono arrivata a temerle... speravo di incontrare un percorso pianeggiante o una ripida salita, invece scale scale scale. E foto foto foto. A un paio sono riuscita a nascondermi. Mi abbassavo in mezzo alla folla, tanto chi se ne accorgeva!

La seduta è durata solo dieci minuti grazie al cielo, e io proprio non so come farò ad affrontarela mia (ammesso e non concesso che un giorno ci arrivi) visto che ero nervosa già per questa e non me ne fregava niente. Domande semplici e pertinenti, voto non alto, ma non credo si aspettasse molto.

Ovviamente abbiamo dovuto sorbirci i coriandoli, gli applausi, gli auguri, i confetti, i fiori, tutto previsto tutto morboso ai limiti della decenza. E poi, quelle che temevo di più: infinite, insulse, chiacchiere. Ho parlato con qualcuno giusto per fare presenza, ma mi sentivo talmente a disagio in quelle vesti non mie, che non credo di essere riuscita a celare espressioni di noia e disgusto e mi sono presto trovata una panchina a guardia del fiorame. Il più possibile isolata.

La mia intelligentissima e coetanea cugina mi invoglia, allora ad "amalgamarmi". Che genio, eh! Però è rappresentativo di cosa ella è: un essere amorfo che si confonde incolore e inodore tra la folla omogenea. E' proprio vero che ciò che una persona è, si manifesta scientemente in ciò che dice.
Avrei voluto rispondere che io, be'... io non mi amalgamo, mai, lo lascio fare a chi non ha una personalità indipendente come lei, a chi agisce leggendo un copione già scritto come lei, a chi è bellamente barboso come lei.
Ma ero così annebbiata dall'obbligo di comportarmi bene e dal disgusto nauseabondo, che mi sono fatta coraggio e mi sono fusa tra parenti e chiacchiere.

Grazie al cielo siamo arrivati all'aperitivo, in una specie di pub dallo stile moderno con sedie tra parenti, candele galleggianti, penombra e salottini improvvidi. Ho scolato due bicchieri di spumante con l'intento manifesto di obnubilare la mia mente e di farmi perdere il più possibile la cognizione dello spazio e del tempo. Ma non era forte per niente, dannazione.
Io ero seduta con mia cugina e le sue amiche che erano lì come sempre in prima linea. Una di queste, e anche il suo ragazzo onnipresente, non sonoi malaccio a dire il vero. Abbiamo parlato del più e del meno e mangiato pizzette e calzoncini, e frittatine, e gnocchini, e arancini, e olive ascolanine, e mozzarelline impanatine, e le sante sante sante sempre consacrate patatine fritte, mentre con un occhio contavo i secondi che lentissimamente scorrevano.

Poi ci sono state le riprese al tavolo e le foto.

Poi c'è stata la pausa sigaretta in cui mia cugina si è esibita nella solita commediucola degli orrori: "Oh io una sigaretta ...eh magari.... ma qui non posso, ci sono i miei... mi vedrebbero...e i parenti....eh beati voi che fumate" e sgallettate del genere per manifestare al mondo la sua pantomima di perfezione, fino al segreto sussurrato nell'orecchio di uno di loro per rendere a tutti noto che la sua vita è interessante e i suoi amici intimi e felici, la adddddorano.

Poi ci sono stati i dolci (buoni buonini e mandorlatosi) e le fottute foto con i dolci.

Poi c'è stata la torta (troppo liquore l'ho lasciata ma mi sono divorata la panna) e le fottute foto con la torta.

Poi ci sono stati i regali (non li ho cagati, mi rompevo) e le fottute foto con i regali.

Poi c'è stata la lettura dei biglietti (idem come sopra) e le fottute foto con i biglietti.

Poi si sono presi il caffè e chissà che non si siano messi in una bella posa plastica con la tazzina di caffè e non si siano fatti le fottute foto anche con la tazzina di caffè. E la caffettiera, magari.
Io leggevo il Messaggero, intanto, e lanciavo maledizioni contro il coglione degli amici di mio cugino che conosco e che non si è neanche degnato di salutarmi. Brutto tamarro impomatato.

Poi mi sono intrattenuta ancora un po' con cugina e amiche e mi sono sciolta d'invidia per loro che stavano progettando il viaggio estivo.

Poi, grazia volle che il parente di mio cugino con cui io avrei dovuto tornare a casa se ne dovesse andare presto. Allelujia! Sono saltata dalla poltroncina, ho corso come un razzo in sala per recuperare la borsa, salutato gli zii, salutato i cugini, salutato gli amici di mia cugina e fuori di lì, come un fulmine.

Aria fresca e via un peso sul cuore. Ero talmente sollevata e felice di essere fuggita prima del tempo previsto che la prospettiva di un viaggio in auto di un'ora e mezza con  i due zii di mia cugina, non mi toccava proprio.
E invece, piacevole e imprevista sorpresa: il tipo si è rivelato un uomo intelligente e interessante, una rarità da queste parti. Abbiamo parlato per tutto il viaggio, il tempo è volato e, cosa più importante e sorprendente era d'accordo con tutto quello che dicevo. E chi è d'accordo con me non può che essere un gran signore, senza ombra di dubbio.
Gli ho anche citato uno scrittore e De Andrè e lui ha risposto alle mie citazioni con altre citazioni! Ero in sollucchero. Lo so che basta poco per rendermi felice, ma a me questo poco non capita mai e quando capita me lo godo a 360°. Abbiamo anche toccato la per me spinosa questione dell'università. E lui è stato molto accomodante. La cosa bella è che non ribatteva ferocemente pieno di sè, per imporre la sua critica sottesa (come fa mia zia sempre), ma mi ascoltava attento e si vedeva dallo sguardo che apprezzava ciò che dicevo. Ripeto, un gran signore.

E poi sono arrivata a casa. E c'era Bob Dylan ad attendermi. E meno male la prima è andata.

sabato 19 marzo 2011

Notizie a grappoli, pensieri a scampoli

Scampoli di notizie che devo pur dare. Non che interessino effettivamente a qualcuno. Ma nelle mia visione demenzaile e deviata delle cose, trascrivere le stesse significa renderle savie, polpose, comprensibili e degne di essere anche solo pensate da me. Se invece non lo faccio permangono in un limbo di pensieri sfatti, ubriachi e incerti, senza importanza e vitalismo.

Mio cugino romano ventitreenne parte per due mesi, se la fila in Irlanda a seguire un corso di inglese e a fare l’esperienza di vivere in una famiglia. E a fare l'esperienza di vivere all'estero. E a fare l'esperienza di esperire e vivere vivere vivere più che mai, più che può, altrove. Non so che darei per avere l’opportunità di fare una cosa del genere. Ho sempre invidiato molto chi lo ha fatto. Anche la mia quattordicenne cuginetta se ne andrà in Inghilterra quest’estate a fare la stessa cosa. Quindi? Quindi rosico d’invidia per non averlo mai potuto fare.
Tediante.

Ho incrociato per le scale la mia ex amica-vicina dal pelo fulvo (la chiamerò così d'ora in poi, aggiunge un tono poetico laddove la poesia scarseggia). Breve riassunto: ci siamo cresiute insieme, lei ha due anni più di me, è diventata presto una borghese bigotta e idiota, io ho preso le distanze come da qualsiasi altro borghese bigotto in cui mi sono imbattuta ma occasionalmente parlavamo; recentemente mia madre ha litigato con i suoi per ragioni condominiali; io le ho portato il regalo per il matrimonio e lei non c’era: non mi ha mai neanche mandato un sms di ringraziamento. Ora è incinta e tutta fiera di sé: l’ho salutata e le ho anche sorriso, lei ha detto un ciao distratto ed è tornata a rivolgersi al marito chiamandolo “Ammmmore”. Ma che non fosse 'sta grande persona lo sapevo, abbisognavo della conferma.
Viscido.

Quel ragazzo con sono uscita tempo fa mi ha fatto proposte piccanti: mi ha chiesto di scopare, in pratica. Risparmio il perché e il percome, ma riporto lo squallore intrinseco visto che dice di essere innamoratissimo della sua ragazza che ha lasciato il marito per stare con lui. Dice che per me e solo per me farebbe un’eccezione. Dovrei sentirmi lusingata non so? Qualcosa del genere? In realtà mi fa pena. Lei più di lui.
Nauseabondo.

Quel gentiluomo del mio migliore amico è sparito dalla circolazione dopo avermi mollata a parlare da sola domenica scorsa, col suo contatto in linea. Non si è fatto più vivo neanche per chiedermi se sono viva o scusa per essere scomparso senza neanche un saluto o una sillaba. Ovviamente non vuole più essere mio amico nè tantomeno il migliore mi par di capire né più un cazzo di niente. Non che questo gli conferisca la corona del primato o dell'originalità. Avesse avuto le palle di dirmelo quando gliel’ho chiesto sarebbe stato di certo coronato per il primato e l'originalità. Esarebbe stato decente, e grandioso, aggiungo. Ma trovare una persona che si comporti correttamente, senza secondi fini è praticamente impossibile. O si aspetta che io lo rincorri nuovamente, o semplicemente, non avendo più mire nei miei confronti non gli serve più parlare con me.
Triste.

Ogni volta che entro da Terranova, quella mia ex compagna delle medie e la sua collega-commessa mi fissano e si scambiano occhiate. Che parlino di me è scontato, ma che avranno mai da dirsi su di me è un mistero. Non me ne importa sono due beghine. Il punto è che mi irritano e finisce che mi faccio pure problemi a entrare nell’unico negozio che mi piace qui e in cui riesco a comprare qualcosa ogni tanto.
Seccante.

Non riesco a trovare su internet gli episodi in streaming delle ultime quattro stagioni di Gilmore girls in inglese con i sottotitoli e non ho i soldi per comprare i cofanetti (le prime tre stagioni le ho in DVD e le ho riviste di recente). Avevo un progetto: volevo riverdere tutte le puntate in lingua originale per apprezzarle meglio visto la traduzione italiana comletamente sballata in qualche punto. Stavo inoltre segnandomi le citazioni più interessanti. Ora dovrò interrompere. Che farò per distrarmi un po'? Briscola?
Snervante.

Basta così per ora. Ho fame.

venerdì 18 marzo 2011

Odio vivifico 2, ovvero il giudizio sempiterno del parentado

2)      i miei parenti che per buone ragioni o pessimi proponimenti hanno sempre finito per umiliarmi;


Non credo di essere l'unica ad avere subito disagi di qualsivoglia tipo da famiglia e parenti e dico ciò con dispiacere perchè mi piace da matti considerare me stessa diversa, speciale anche solo per le angustie subite. Poter quindi immedesimare la parte dell'incompresa ribelle che si rifugia nell'indifferenza e usa dardi di sarcasmo per controbattere critiche e mancanza di consensi.
Armi necessarie sarcasmo e indifferenza, ma non bastevoli quando devi continuamente rendere conto e se non rendi conto è peggio che se ne rendi. E la gente che non sa, la gente che non conosce e non capisce ti dice di ignorarli, ma non si può. Certo è la soluzione giusta. La gente che non sa ti sa dare ottimi consigli di solito. Ma è una soluzione irrealizzabile se i parenti sono parte costante della tua vita e della tua famiglia. 
Tu puoi provarci e ci tenti perchè hai bisogno di sapere che un modo per zittirli deve esserci. Ti serve saperlo. Ma poi lo fai e ti rendi conto che è inutile.


Ho passato anni a dire a me stessa che non è colpa loro se io sono diversa e loro non lo capiscono, che non usano cattiveria nel stare continuamente a soppesare e giudicare ogni mia mossa e soprattutto, non mossa , nell'umiliarmi e ....io non ho le parole per spiegare come mi fanno sentire ok? Non lo so. 
Mi hanno fatto stare male e li odio per questo, per tutto quello che mi hanno fatto passare in questi anni. Posso sentirmi in colpa perchè li odio e sì... mi sento dannatamente in colpa per questo ma li odio ...ed è patetico che continui a non ammetterlo solo per sperare di essere qualcosa di meglio di quanto non sia in realtà. Non sono niente di meglio e ogni persona che ho conosciuto me lo ha confermato con l'atteggiamento che ha usato nei miei confronti, ogni aspetto della mia vita è un lampante esempio di quanto non sia una persona neanche lontanamente decente.
Assodato ciò tutto il resto viene da sè.


Che cazzate sto scrivendo.... Sto solo girando intorno alla questione perchè in realtà non voglio trattarla se non in schietti termini.
Odio i miei zii materni perchè so che loro provano affetto per me, ma in realtà non sono io, Dafne, la ragazza per cui provano affetto. Non mi conoscono neanche. Loro si sono sempre aspettati che io facessi la cosa giusta, ma non hanno mai saputo cosa è giusto per me. Sono un'egoista del cazzo a pensare che la situazione in cui mi trovo sia il risultato di scelte impostemi dagli altri, della merda in cui sono stata spinta, della fiducia che nessuno mi ha dato, dell'affetto che per meritarmi ogni volta chissà che devo fare perchè nessuno me lo ha mai dato gratuitamente, non quello vero e sincero almeno, un affetto che fosse solo mio, dedicato a me, suscitato da me, e non da qualcuno che è figlia o nipote, che sia dedicato a me e non a chi è buona ora perchè vi intrattiene e non è più buona quando non sta abbastanza bene per essere allegra e frizzante. Egoistico o meno, questo penso e non posso, non voglio più, fare finta di non pensarlo.

Non ho voglia di parlare neanche dei parenti paterni. Pensano che tutti devono essere come loro, pensare come loro, agire come loro... insomma il peggiore degli atteggiamenti mentali, il più infino e triviale dei modi di essere. E io, che a proprio non sono così, sono stata passata sotto il loro giudizio...ma non è solo il giudizio, dannazione.... non riesco a spiegarmi oggi. L'unico è fare un esempio.


In quella fatidica giornata che ho trascorso, qualche settimana fa con quella mia zia che incarna il capostipite matriarcale dei parenti paterni (e di cui non ho ancora scritto perchè mi viene la nausea al solo ricordo), dopo una mattinata di noiose commissioni e discorsi con vecchie di turno sul punto a croce e punto mattino e punto giorno o come cavolo si chiamano i ricami che fanno (credo di aver desiderato una pistola per la prima volta in vita mia, il che la dice lunga su quanto incidano le persone che ci circondano nelle scelte estreme...), questa ha passato tre ore a sentenziare sulla vita degli altri. Le seguenti due ore sono trascorse nel paragonare le loro famiglie-scelte-vita alla sua di vita-scelte-famiglie, e ne è uscito che la sua è retta e giusta e amorevole e calda al confronto dell'ambiguo materialismo altrui. Mezz'ora è stata dedicata agli ex fidanzati di mia cugina e all'attuale ragazza di mio cugino, a quanto loro siano imperfetti per i suoi figli, in quanto non agiscono come farebbe lei e quindi come lei si aspetta.

Infine, finalmente, l'ora restante prima dell'arrivo dei figlio, è stata dedicata a me, come temevo e mi aspettavo, al fatto che io sono così, che sto in casa, che non partecipo alla vita di paese come loro fanno, che "non sono mai stata propositiva", che devo lasciare l'università visto che non riesco a finire e andare via, che mi la vita è breve e devo trovare qualcuno, tipo un uomo ("e tu ancora niente?"). Ovviamente evito di commentare perchè si commenta da solo. Mi sembra di sprecare parole inutilmente. 
Il tutto nel tono propositivo e dolcificato, quasi affettuoso della zia preoccupata. Il brutto con lei è che - sia effettivamente così o pervenga così a me perchè sono oramai prevenuta e mi aspetto questi atteggiamenti da lei, non lo so giudicare - non manca mai di aggiungere seppur in tono dolcigno, seppur fingendo premura, un'accusa nei tuoi riguardi inappellabile. 
"E' così con lei, è trattata male dal marito ma lei se l'è voluta"
"Sei bloccata in questa situazione all'università, ma sei statica non reagisci" 
"Tua madre e tuo padre? Storia sfortunata, bella stodia d'amore? Sì, ma tuo padre aveva lasciato tua madre, poi ha fatto la cosa giusta"
Roba del genere e tralasciamo l'ultima frase... l'ha detta per qualche ragione lei non dice mai nulla a caso. O forse era solo un altro modo per glorificare la sua di storia perchè prima mi aveva fatto due palle così su lei e zio. 


Questo post è confuso e inutile e senza senso e mal scritto. Tanto quanto la mia famiglia. Non ho intenzione di rigovernarlo.

lunedì 31 gennaio 2011

Dedicato a chi "non è solo bella, ma ha anche cervello, dopotutto è laureata e tutto!”

E mentre fuori imperversa l’uragano Katrina mi accingo a narrare il secondo risvolto dello splendido pranzo in famiglia dell’1 Gennaio. Quando la meteorologia aiuta…
Dopo essere stata ben benino rosolata come una dolce porchetta da ingerire in un solo gustoso boccone (vedi Capodanno con inchiesta - prima parte e Capodanno con inchiesta - seconda parte), mia cugina ha pensato di mettere la ciliegina sulla torta tediandomi un pochetto con le sue avventure pro-pri-o e-cci-ta-nti. Ma per apprezzare al meglio l’aneddoto in ogni sua sordida cesellatura, è necessario un piccolo ragguaglio sulla cugina in questione. Piccolissimo, lungi da me dilungarmi sulla cosa.

Mia cugina coetanea, il fior fiore della buona progenie del paese dei miei, tende ad essere una perfetta osservatrice dei dogmi socio-cristiani, rivestendo senza alcuna sbavatura, il cliché della perfetta donnina borghesuccia. Il contrario di me, del tutto.
E’ in perenne confronto con me e ovviamente succhia il nettare divino dei miei fallimenti come fosse linfa vitale ogni volta che questo può far sì che GLI ALTRI riescano a discernere come i suoi traguardi siano ben piantiti lì, sul gradino più alto del podio. Sì, perché per lei è fondamentale essere sempre al centro dell’attenzione, tende a dissanguarsi affinché la gente la noti, la guardi, la elogi, la ritenga perfetta. Come dicevo, il mio contrario. Mentre io fin da bambina cerco di attirare meno possibile l’attenzione, di vivere tranquilla i fatti miei nel buio del controcampo, lei si bea di tutti i riflettori stinti che la vita di paese può offrirle, vive sotto la loro luce divina.  Pertanto, è la madrina e l’organizzatrice di ogni attività del paese, quella che legge in chiesa, che guida la processione, che canta…. oh quanto è fiera quando fa la solista in chiesa… e non perde mai l’occasione, ogni sacrosanta volta che la vedo di ragguagliarmi sul numero di persone che le hanno ricordato quanto è brava, quanto sta bene vestita così, quanto è migliore degli altri in quelle cose che fa, quanti maschi la vogliono, quanto è bella, quanto è tutto. Non ho ancora capito bene se lo fa più per insicurezza che per vanagloria, o se ci gode proprio e davvero tanto a essere considerata il must in ogni settore. Ultimamente poi, a 27 anni, da brava lobotomizzata in zucca, è in crisi perché non ha un uomo da portare all’altare: vuole dannatamente sposarsi e punta ogni maschio papabile per portarlo a “giuste nozze”. Trovo vomitevole concepire il matrimonio prima di essere follemente innamorati di qualcuno. Un materialismo, una funzionalità che esclude ogni rapporto, ogni beltà, è trucida l’amore in ogni sua forma: quel che conta è sposarsi. Punto.

Come ci siamo sedute a tavola per il pranzo, ho capito che qualcosa bolliva in pentola perché la ragazza scalpitava dalla voglia di riferirmi qualche buona nuova: pare che a una festa di paese abbia “sedotto” un VIP, niente poco di meno! Trattasi in realtà di un citrullo della televisione e della radio calabrese, piuttosto conosciuto da questi paesucoli da piazza perché invitato a presentare eventi locali qua e là.
Io non lo avevo mai neanche sentito nominare.
Insomma, tizio ha presenziato a una rappresentazione canora organizzata dalla Proloco del paese per le feste natalizie e mia cugina ha trovato modo di beneficiare del lucore ribalta, leggendo il solito, prevedibile elenco di sponsor della manifestazione. E’ in questa occasione che il tizio le sciorina un po’ di frasi fatte e lei casca come una bacucca ai suoi piedi.
Il punto è che sono tanto palesemente stupide le suddette frasi, dei classici del burinismo, che io le consideravo solo pane da telefilm di terza categoria, non credevo potessero funzionare sul serio e annichilire una ragazza dotata di lobo frontale semi-sviluppato! E con quale orgoglio lei mi ripeteva codeste frasi: “Mi ha detto che lui ha sempre conosciuto e frequentato ragazze belle, ma che io non solo sono bella, ma ho anche cervello, dopotutto sono laureata e tutto!”. Noooo! Cioè...be’ anche io sarei caduta ai suoi piedi dopo un’uscita così, che cavolo vuoi di più dalla vita di uno che ti guarda dentro e vede davvero “che non sei solo bella, ma hai anche cervello, dopotutto sei laureata e tutto”?!
Al che hanno organizzato il malfatto: vedersi a capodanno nella stessa discoteca dove è andato mio fratello e dove pare c’era mezzo mio paese e mezzo paese di mia cugina (w gli originali!), poi dirigersi nella villa del VIP e fornicare allegramente.
Interessante è come lui ha gestito la cosa. Interessante soprattutto per chi, come me, non ha mai avuto la fortuna di vedere un VIP all’opera dal vivo.
 Prima l’ha riempita di complimenti patetici:”Che bel corpetto hai, che belle autoreggente…” – “insomma tutta bella sono!” le rispose lei, felice come una pasqua (terminologia esatta, riporto ciò che la cugina mi narrò con sue parole sputate). “Intinto il biscottino” le dice quindi che deve scappare, che ha inderogabili impegni, che non può stare lì con lei “e ora come faccio come faccio come faccio”. Fa che la riporta alla discoteca, la molla e se ne va.
Il tutto ha generato in me uno senso di squallore indicibile con conati di vomito a ripetizione e quant’altro. Non in lei. La mia cuginetta mi confessa, al contrario, di essere seriamente interessata a cotale signore, che gli piace molto questo essere verminoso e vuoto come il ventre del salvadanaio di un poverello (per dovere di cronaca preciso: “questo essere verminoso e vuoto come il ventre del salvadanaio di un poverello” è una mia aggiunta, non confermata dalle persone interessate ai fatti), ma che lui gli ha fatto capire senza possibilità di repliche, che la loro era storia da una botta e via. Dannazione. Poteva divenere mio cugino. Il che avrebbe ben ben nutrito la folta schiera dei miei parenti, di una gemma di raro prestigio cafonistico. Ci sarebbe stato da divertirsi, I suppose.
Peccato. Sarà per la prossima volta.

Il tutto si commenta da solo.
C’è di buono che dopo gli attacchi sulla mia mancata laurea subiti in quella stessa giornata, questo lerciume sotto forma di trionfo, mi ha ringalluzzita un po’, facendomi, per una volta, sentire ben fiera di non essere una di quelle che“non è solo bella, ma ha anche cervello, dopotutto è laureata e tutto!”.