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mercoledì 31 agosto 2011

La differenza si vede quando c'è

In questi due mesi di lavoro mi sono sucesse molte cose, ho attaversato talmente tanti stati d'animo, alcuni addirittura inediti, che potrei scriverci su un decalogo completo di questi comprensivo di misure di gestione per ognuno di essi.
Non farò niente di tutto questo. Ma una cosa la voglio dire. Su tre sedi in cui ho lavorato in due mi sono trovata benissimo, non in quella del mio paese. Tranne che per tre o quattro di loro che sono persone bellissime che spero di risentire, gli altri sono degli emeriti coglioni. Ripeto: emeriti coglioni. E stupidi.
Ricordo come cercassi di stabilire un legae,di arlare di spiegarmi di ESSERE e come loro a malapena ti rispondevano, per non considerare quelli che ti guardavano come fossi caduta dalla luna e fossi una inutile palla al piede. Ripeto solo poche di queste persone mi hanno lasciato qualcosa e non ho intenzione di perderle. Gli altri si fottano.
Nonostante tutte le scomodità che lavorare fuori sede mi ha comportato, sono felice che mi abbiano trasferita perchè ho potuto conoscere bella gente che mi ha arricchito e fatta crescere in tutti i sensi.
Ed è indicativo che tra tutta questa bella gente, del mio paese ce ne sarà al massimo una. Molto indicativo...

martedì 16 agosto 2011

Un dio nell'autobus

Oggi in pulman mi sono seduta, volutamente, accanto a un dio africano dalla pelle lucente come l'alabastro, il sorriso d'avorio, che incorniciava labbra di rosa e naso a cuore. Aveva riflessi di tenebre lucustri negli occhi e il colore del cioccolato al caramello sulla pelle. La voce sembrava tuono che prorompeva da intimità irraggiungibili, i capelli riccioli di liquerizia, le mani da stringere, i muscoli guizzavano su gambe e spalle come quelli di un cervo in corsa. Era disegnato dal più perfetto dei pennelli e non si poteva evitare di guardare, odorare, ascoltare.

Mi ha parlato per 10 minuti e io ero felice. Perchè era un dio della savana e mi ha incantata.
Poi quel cazzo di pulman è arrivato troppo presto e io sono dovuta scendere...
E vaffanculo.

giovedì 28 aprile 2011

Odio vivifico 5, ovvero amici amici, amici 'u cazzu

Ho abbandonato lo sviluppo dei punti che mi ero riproposta di elaborare in questo post "Vivifico, rinvigorente, giustificato odio". Questo lo avevo un paio di mesi fa. Me l'ero scordato ma siccome ormai è scritto non lo butto mica via. E non è detto che nont rovi tempo e voglio per sviluppare gli altri due punti restanti nei prossimi mesi. Chissà.

   5) i miei presunti amici, a cui avrei dato tutta me stessa e che non l’hanno voluta, nonostante si sforzassero di dire il contrario, avessero almeno le palle di dire che non mi vogliono come amica invece di fare i preziosi del cazzo.

Mi hanno tutti sbattuto la porta in faccia fino a farmi cadere il naso e io a inseguire a cercare di capire ad ammettere i miei difetti a perdonare, per cosa?
Avere di nuovo la porta battuta sul naso.
S’impiccassero io non rincorro più nessuno. Non che a loro importi perché sono tanto presi da loro stessi da non accorgersi neanche della mia assenza, perché non hanno idea di cosa sia l’amicizia. Io ho avuto pochi amici ma sono stata per loro un amica vera, non perfetta per carità, magari sbagliando per carità, ma vera e sincera e ci sono sempre stata, cazzo, sempre. E loro lì, di volta in volta, di anno in anno, a inventarsi scuse e sparire. O a sparire senza scuse. Non c’è scusa che tenga: sei un fottuto babbeo che non ha più bisogno di me. Ecco la realtà dell’amicizia, che tuttila capiscano infine.

Per la mia amica che aveva il padre malato mi sono ricaricata il cellulare per chiamarla e distrarla, ora il padre sta bene e lei, sparita.

Per l’amico con cui ho parlato per anni ininterrottamente,per ore, che si è trovato la ragazza e a che gli servo io più?

Per il troglodita del cazzo che mi ha trattata di merda e a cui io non ho mancato mai neanche di fargli un augurio di buon compleanno nonostante lo stronzo non mi cagasse di striscio. E lui, fresca fresca questa eh, neanche mi ha risposto per ringraziarmi, sai…fare i preziosi piace tanto agli sfigati solo così si possono sentire Dio visto che in realtà sono cacca. Magari un dio di cacca, ma sempre merda sono.

Poi ci sono quelli che ti cagano solo quando hanno delle mire per poi dileguarsi immediatamente dopo.

Quelli che fanno i preziosi per darsi un tono e non ti contattavano aspettando che sia tu a farlo.

Quelli che s’inventano storie affinchè possano liberarsi di te con stile o almeno quello che nella loro testa bacata viene spacciato per stile.

Quelli che ti dicono che ti sono amici per non cagarti mai, sono i peggiori perché non hanno neanche una palla su due per dirti che non lo sono tuoi amici.

Addirittura quelli che ti giudicano, non bastando già parenti e universitari e avallano la pretesa di dirti come sei e perché lo sei e che a loro scoccia, altezzosi e pignoli che non sanno guardare i loro difetti e mettono in risalto quelli altrui per non sentirsi troppo scemi tutti insieme.

Il punto è che per me amicizia vuol dire una cosa e una sola, la interpreto solo in una maniera e la porto avanti così. Ho capito una cosa da tutti questi fallimentari rapporti di non-amicizia. Non che ognuno interpreta la sua personale idea di amicizia, magari fosse questo.
Nessuno vuole perdere tempo a essere davvero amico, amico nel mio senso, quello sincero, trasparente e totale. Amico serve a riempire il tempo, amico serve a uscire, amico serve se hai qualche mira nei suoi confronti. Quando l’amico non serve più o non riempie più i buchi adeguatamente, l’amico non serve più.
Io non mi posso adeguare a questo modo di vedere le cose. Perché io non sono così, grazie agli dei. Quindi facessero i preziosi e giudicassero e ignorassero quanto vogliono per quel mi riguarda, possono insudiciarsi di ego tronfio tutto il tempo, con me hanno chiuso: non mi piacciono amici così, non mi piacciono persone così, non mi piacciono scarafaggi e insetti così.


P.S.: Prego notare la particolare velenosità dello scritto. Stavo davvero incazzata all'epoca. Che scema ero a prendermela tanto.

giovedì 14 aprile 2011

Tra catarsi ed esistenze vane


- 1 giorno al mio compleanno

.... ma io ho solo paura che davanti abbia un altro anno identico al precedente, a tutti i precedenti, inutili anni della mia vita.
Perchè non riesco a capire il senso della mia esistenza? Perchè non riesco a risolverla in qualche modo questa vita? Possibile che tutto il mio esistere sia questa protensione perenne e ricorsiva e dissacrante e mutilante, verso il disvelamento di un'incerta ragione che mi liberi finalmente dal giogo paradossalmente oppressivo del niente?
E se non dovesse davvero succedere niente? E sa le mia vita dovesse continuare a essere niente?
Non resisterei...

Ma probabilemnte mi dò solo molta importanza. Non ne ho e niente ha in serbo il destino per me. Anche se sono diversa e ho fatto scelte diverse dalla media, questo non mi rende speciale. Sono solo arrogante a pensarlo e stupida a non vivere in attesa di un "succedere" più adeguato a me e, in definitiva, romanzato e patetico. Io sono patetica.

Per il momento ho deciso di giocarmi anche la vigilia del compleanno con tutte le carte che ho. Poche in effetti. Ho studiacchiato stamattina, non molto ma ho alleggerito il peso sulla coscienza. Ora faccio una bagno con sali all'iris e orchidea e poi esco, faccio una passeggiata defatigante, me ne sto mezz'oretta in libreria a sognare libri che non posso leggere. Vorrei spararmi un frappè al lampone mentre passeggio nel mio solito angoletto sperduto, il punto del paese che preferisco e tappa fondamentale di ogni mia uscita, ma vedo se riesco a resistere e me lo pappo domani, il frappè.

E stasera il grande cloù: farò un cheesecake al cioccolato! Trovare la ricetta giusta è stato arduo e non sono sicura sia perfetta, ma è davvero tanto che volevo provarlo e ho una voglia matta di cucinare dolci, come fossero una soluzione catartica alla mia stanchezza, come se riempissero il mio vuoto non solo impegnandomi  nella mistica della cucina - nella fusione alchemica di ingredienti che tanto mi fanno somiliare a una strega -, ma anche con il loro aroma, di sogno spesso e concreto, il colore di altro universo, il sapore rinvigorente ogni depressione, l'aspetto di dischiuso incantesimo floreale.

Ovviamente è prevista anche la supertorta di mamma e pomeriggio viene un'amica di mia madre per fare con lei la pastiera e per conferire al mio giorno quella connotazione pasquale che mi rispolvera entusiasti di bambina ormai sopiti.

Non so quello che mi porterà l'anno dei miei 28. Per ora voglio solo godermi il mio 15 aprile come se questo fosse davvero il mio giorno speciale, e non pensare a niente.

giovedì 31 marzo 2011

La seduta

Visto che il terribilissimo marzo volge al termine, direi di levarmi di torno la piaga suppurante della laurea di mio cugino e non ne parliamo più. Anche perchè domani comincia il mio mese, bellissimo, fiorito, verde vergine e primaverile. E non voglio inficiarlo con questioni suppuranti.

Cominciamo con la seduta alla quale sono andata senza madre e fratello. Non c'è molto da dire.
Tutto molto tradizionale.
Tutto molto pataccoso.
Tutto molto inutile.
Più, un sacco di foto.
Loro sono fissati con le foto e i video. Foto di routine, in posa, finte e per me fortemente imbarazzanti. Fotofotofotofoto. Non la finivano più. Tutti gli altri laureati se ne sono fatte due standard, e poi se ne sono andati. Noi? Ah noi no: i laureati dopo mio cugino hanno avuto il tempo di festeggiare, mangiare confetti, stappare, andarsene e noi eravamo ancora lì. A fare foto di gruppo, sulla scala, poi sull'altra scala, poi con ogni membro del parentame, poi solo lui e famiglia, poi un'altra scala, poi sul prato, poi sotto l'albero, poi ancora...indovinello? Scale! Gli pagheranno una percentuale per le foto sulle scale dell'università probabilmente, altrimenti non si spiega questa fissazione per le dannate scale. Mentre ci spostavamo a passo di formica verso le auto, non appena vedevano una rampa, ci costringevano a sistemarci come manichini sugli scalini. Sono arrivata a temerle... speravo di incontrare un percorso pianeggiante o una ripida salita, invece scale scale scale. E foto foto foto. A un paio sono riuscita a nascondermi. Mi abbassavo in mezzo alla folla, tanto chi se ne accorgeva!

La seduta è durata solo dieci minuti grazie al cielo, e io proprio non so come farò ad affrontarela mia (ammesso e non concesso che un giorno ci arrivi) visto che ero nervosa già per questa e non me ne fregava niente. Domande semplici e pertinenti, voto non alto, ma non credo si aspettasse molto.

Ovviamente abbiamo dovuto sorbirci i coriandoli, gli applausi, gli auguri, i confetti, i fiori, tutto previsto tutto morboso ai limiti della decenza. E poi, quelle che temevo di più: infinite, insulse, chiacchiere. Ho parlato con qualcuno giusto per fare presenza, ma mi sentivo talmente a disagio in quelle vesti non mie, che non credo di essere riuscita a celare espressioni di noia e disgusto e mi sono presto trovata una panchina a guardia del fiorame. Il più possibile isolata.

La mia intelligentissima e coetanea cugina mi invoglia, allora ad "amalgamarmi". Che genio, eh! Però è rappresentativo di cosa ella è: un essere amorfo che si confonde incolore e inodore tra la folla omogenea. E' proprio vero che ciò che una persona è, si manifesta scientemente in ciò che dice.
Avrei voluto rispondere che io, be'... io non mi amalgamo, mai, lo lascio fare a chi non ha una personalità indipendente come lei, a chi agisce leggendo un copione già scritto come lei, a chi è bellamente barboso come lei.
Ma ero così annebbiata dall'obbligo di comportarmi bene e dal disgusto nauseabondo, che mi sono fatta coraggio e mi sono fusa tra parenti e chiacchiere.

Grazie al cielo siamo arrivati all'aperitivo, in una specie di pub dallo stile moderno con sedie tra parenti, candele galleggianti, penombra e salottini improvvidi. Ho scolato due bicchieri di spumante con l'intento manifesto di obnubilare la mia mente e di farmi perdere il più possibile la cognizione dello spazio e del tempo. Ma non era forte per niente, dannazione.
Io ero seduta con mia cugina e le sue amiche che erano lì come sempre in prima linea. Una di queste, e anche il suo ragazzo onnipresente, non sonoi malaccio a dire il vero. Abbiamo parlato del più e del meno e mangiato pizzette e calzoncini, e frittatine, e gnocchini, e arancini, e olive ascolanine, e mozzarelline impanatine, e le sante sante sante sempre consacrate patatine fritte, mentre con un occhio contavo i secondi che lentissimamente scorrevano.

Poi ci sono state le riprese al tavolo e le foto.

Poi c'è stata la pausa sigaretta in cui mia cugina si è esibita nella solita commediucola degli orrori: "Oh io una sigaretta ...eh magari.... ma qui non posso, ci sono i miei... mi vedrebbero...e i parenti....eh beati voi che fumate" e sgallettate del genere per manifestare al mondo la sua pantomima di perfezione, fino al segreto sussurrato nell'orecchio di uno di loro per rendere a tutti noto che la sua vita è interessante e i suoi amici intimi e felici, la adddddorano.

Poi ci sono stati i dolci (buoni buonini e mandorlatosi) e le fottute foto con i dolci.

Poi c'è stata la torta (troppo liquore l'ho lasciata ma mi sono divorata la panna) e le fottute foto con la torta.

Poi ci sono stati i regali (non li ho cagati, mi rompevo) e le fottute foto con i regali.

Poi c'è stata la lettura dei biglietti (idem come sopra) e le fottute foto con i biglietti.

Poi si sono presi il caffè e chissà che non si siano messi in una bella posa plastica con la tazzina di caffè e non si siano fatti le fottute foto anche con la tazzina di caffè. E la caffettiera, magari.
Io leggevo il Messaggero, intanto, e lanciavo maledizioni contro il coglione degli amici di mio cugino che conosco e che non si è neanche degnato di salutarmi. Brutto tamarro impomatato.

Poi mi sono intrattenuta ancora un po' con cugina e amiche e mi sono sciolta d'invidia per loro che stavano progettando il viaggio estivo.

Poi, grazia volle che il parente di mio cugino con cui io avrei dovuto tornare a casa se ne dovesse andare presto. Allelujia! Sono saltata dalla poltroncina, ho corso come un razzo in sala per recuperare la borsa, salutato gli zii, salutato i cugini, salutato gli amici di mia cugina e fuori di lì, come un fulmine.

Aria fresca e via un peso sul cuore. Ero talmente sollevata e felice di essere fuggita prima del tempo previsto che la prospettiva di un viaggio in auto di un'ora e mezza con  i due zii di mia cugina, non mi toccava proprio.
E invece, piacevole e imprevista sorpresa: il tipo si è rivelato un uomo intelligente e interessante, una rarità da queste parti. Abbiamo parlato per tutto il viaggio, il tempo è volato e, cosa più importante e sorprendente era d'accordo con tutto quello che dicevo. E chi è d'accordo con me non può che essere un gran signore, senza ombra di dubbio.
Gli ho anche citato uno scrittore e De Andrè e lui ha risposto alle mie citazioni con altre citazioni! Ero in sollucchero. Lo so che basta poco per rendermi felice, ma a me questo poco non capita mai e quando capita me lo godo a 360°. Abbiamo anche toccato la per me spinosa questione dell'università. E lui è stato molto accomodante. La cosa bella è che non ribatteva ferocemente pieno di sè, per imporre la sua critica sottesa (come fa mia zia sempre), ma mi ascoltava attento e si vedeva dallo sguardo che apprezzava ciò che dicevo. Ripeto, un gran signore.

E poi sono arrivata a casa. E c'era Bob Dylan ad attendermi. E meno male la prima è andata.

mercoledì 30 marzo 2011

Commemorazione di un post mai pubblicato

Ok.
Avevo scritto un bellissimo post, molto poetico, ispirato, sottile, su un commento che ho letto su internet, scritto da una mia vicina idiota e vuota e idiota e vuota e così idiota e così vuota che non riesco a  trovare altri aggettivi abbastanza calzanti per descriverla. E poi...

E poi l'ho riletto e mi sono accorta che era troppo cattivo, troppo intriso di odio e malevolenza e sapere che quella roba che spandeva odio e malevolenza l'avevo scritta io, mi ha fatto un effetto ripugnante e ho cancellato il bellissimo e ispirato post.
E così nessuno avrà mai l'opportunità di leggerlo.

Erà così profondo e intelligente che qualcuno, che ne so, un certo Tippete per esempio, passando di qua e leggendolo per sbaglio, ne avrebbe beneficiato. Quelle frasi supreme gli avrebbero sicuramente cambiato la vita, perchè parole così intuitive, argomentazioni così acute, non possono essere lette e lasciare persone e cose e storia invariate.
Oppure l'avrebbe letto un magnate dell'editoria, tipo Rupert Murdoch, e mi avrebbe ingaggiata per tenere una striscia di opinioni di carattere culturale e sociale su uno dei suoi magazine.
Ecco: la mia coscienza ha impedito che il mio brillante post mi cambiasse la vita. Fantastico! Davvero grandioso continuo a zapparmi i piedi da sola siccole le cose mi vanno già così bene, mi vanno...

Si intitolava "Cretina". Che titolo intuitivo. Quale esplicita pregnanza in una parola sola. E nonostante non lo pubblichi la cretina in questione, resta una cretina, questo è ovvio.....
Terribile, terribile perdita...

martedì 15 marzo 2011

Vivifico, rinvigorente, giustificato odio


Li odio, li odio con tutta me stessa, li odio e non mi sento in colpa per questo. E’ la prima volta dacché sono viva che non mi sento in colpa per qualcosa che penso sento mangio o riciclo.
E per raggiungere l’ obiettivo serviva il più becero e bistrattato dei sentimenti umani: l’odio. Ma perché sorprendermi, sono anche io così, becera e bistrattata. Normale che le nostre strade s’incrociassero prima o poi, che diventasse l’odio il dardo con cui staffilo fiammate in pensieri ed emozioni.
Un passo avanti verso la salvezza? Se così fosse l’odio sarebbe il passepartout  per questa, in contraddizione con le regole della società più candida e del buonismo più sadico. Oppure è un passo verso la perdizione definitiva. Se così deve essere, allora così sia. Non combatterò più con moti contraddittori e moralismi stantii. Lascerò che qualsiasi sano o insano sentimento si impossessi di me come se fossi un fuscello in balìa delle onde nella tempesta perfetta. Mi lascerò completamente andare, mi farò trasportare, fustigare da esso se è necessario. Non importa. Mi importa solo che questo mi conduca da qualche parte. Può condurmi alla vita o alla rovina, alla realizzazione o alla morte. Non me ne importa.

Nel secondo in cui ho realizzato che li odiavo tutti, il respiro affannato si è rilassato, le lacrime riassorbite, il groppo in gola sciolto. Per un attimo, ok, ma è stato così. Finora fare la cosa più giusta mi ha solo fatto morire ogni giorno un po’ di più, perché era sempre la cosa più giusta per gli altri, mai per me.
Era l’odio quell’agitazione che sentivo e che non realizzavo? Che bloccavo nelle viscere trattenendolo come in una diga dagli argini troppo stretti e angusti per farlo sopire dimenticato? Anche se poi ci sono voluti due Mars e uno Snickers per farlo ritornare giù, ringoiarlo impastato al caramello…l’odio, la bile, la delusione, o qualsiasi cosa fosse. Ma quei secondi in cui è stato su, è stato tutto più bello, più vivido, più sensato, più leggero. Ed ero all’università, stamane, quando è successo. E all’università non c’è niente di bello, vivido, sensato e leggere per me. Qundi è ancora più strabiliante.
Ho respirato. E io non respiro mai. Vivo in apnea o meglio l’aria mi sembra troppo spessa per attraversare i miei bronchi, corposa, pesante, solida, anzi…liquida. Respiro perennemente aria liquida come se vivessi sott’acqua e io non sono un pesce! Magari lo fossi! Magari fossi la sirenetta, così potrei nuotare libera di combinare guai, libera di avere una storia con un pericoloso pescecane, libera di fare accordi con la strega del mare, libera di innamorarmi di bel giovane di Manhattan e decidere di rinunciare alla mia itticità per amore. Ma non sono la sirenetta, io. Sono un fottuto, inutile essere umano, niente itticità, niente branchie. Ho quindi bisogno di respirare patetica e volgare aria e se l’odio può renderla più leggere, se solo il più infimo e infido dei sentimenti umani può ossigenare i miei stanchi polmoni, allora che sia il benvenuto.

E sapete qual è il bello? Che sono stati coloro verso cui il mio odio appena svincolato si riversa a generare l’odio stesso. Come l’umanità che si ammazza con le sue mani producendo gas tossici ed edificando centrali nucleari in zone fortemente sismiche. Lo hanno creato, cullato, alimentato e ora questo si riversa - silente ancora per quanto? - su di loro come una furia.
Io ero una brava ragazza. Magari non perfetta, magari non platealmente angelica in parte perché le vesti diaboliche si confanno precipuamente alla mia indole sarcastica e in parte perché tutta quella perfezione riconosciuta e ammirata da tutti, senza neanche una stigmate che lascia sottendere una personalità indipendente, mi fa vomitare. Ero studiosa, gentile, disponibile, cortese e simpaticona. Ciò non toglie che avevo le mie idee che somigliavano più a certezze indiscusse tale era il mio fervore nel perseguirle e la mia fiducia in esse. Ma piano piano tutto e tutti le hanno corrose fino a ridurle in un cumulo di macerie inservibile.
Chi fu:
1)      mia madre sempre preoccupata di evidenziare le mie pecche, mai i mie seppur pochi pregi, sempre pronta a ignorare qualsiasi cosa dica o faccia con quel suo gesto stizzito;
2)      i miei parenti che per buone ragioni o pessimi proponimenti hanno sempre finito per umiliarmi;
3)      il mio paese di sciroccati e insulsi bifolchi che mi ha indicata come strana e discussa fin dalle medie;
4)      l’università della Calabria che ha infossato le mie speranze davanti alla mano irta e inalienabile della cultura;
5)      i miei presunti amici, a cui avrei dato tutta me stessa e che non l’hanno voluta, nonostante si sforzassero di dire il contrario, avessero almeno le palle di dire che non mi vogliono come amica invece di fare i preziosi del cazzo.

Svilupperò i punti nel dettaglio domani. Ora ho voglia di punk, edificante spacca timpani, urlato e sputato punk.

domenica 20 febbraio 2011

Un nuovo passatempo...




...leggere il vocabolario di inglese mentre sono in bagno. Ho una vita avvincente.


to be continued...

martedì 15 febbraio 2011

Chi dice che vivere nei sogni sia un male?

I miei poi non solo sono molto più interessanti, vissuti e intriganti della realtà, ma hanno anche un'ottima colonna sonora. Tranne gli incubi ecco, quelli proprio li lascerei perdere anche perchè non sono poi tanto diversi quella che è la mia vita corrente, ultimamente.

Be' non sto a gingillarmi troppo perchè non c'è molto di che gingillarsi se non andare dritti al punto. E il punto sarebbe che quando mi sono accorta che di sogno si trattava, sono stata ben attenta a serrare le palbebre per non lasciar filtrare un filino di realtà e rompere l'incanto. Quando succede questo strano sdoppiamento, però, è dura mantenere stabile la concentrazione ed è così...strano: una parte di te sa che sei nel sogno e guarda l'altra viverlo ancora, più che sdoppiamento è un triplicamento (o come si dice) della personalità, e la parte che sa, fa la gnorri e cerca di ignorare, ma nello stesso tempo può godersi il residuo di beatitudine che dal sogno deriva. Deve aver funzionato perchè mi sa che sognai un altro po' dopo, anche se ricordo tutto molto labilmente.

Il fulcro del sogno mi vede ospitare nella casa del paese dei miei, due amici che non sentivo da tempo e che hanno bisogno di un supporto logistico per fare non so che da queste parti essendo loro di altre zone d'Italia. Chi sono gli amici? Esistono davvero? Non ne ho la più pallida idea. Anzi forse uno è un mio amico perduto, l'altro un amico dell'amico ...insomma non ho capito bene la dinamica del rapporto che ci legava.
Fatto sta che loro vengono, io li porto a spasso per il caro paese dei miei e loro hanno le mie stesse identintiche rimostranze a riguardo. Solo che al contrario di me le concretizzano spavaldamente e in vario modo, coinvolgendomi.
E sarà che il sogno è il mio subconscio che parla; sarà che ho sempre desiderato più o meno apertamente di agire così; sarà che sono in vena di esplosioni distruttive e castranti, finiamo per dar sfogo alla nostra furia distuttrice e ribelle, arrivando addirittura a boicottare la sacra processione, evento annuale, del santo del paese. Ed è un boicottaggio con i fiocchi e i botti perchè creaiamo un sacco di anticonformistico, sano caos con un piano studiato nei dettagli per mandare all'aria tutta la cerimonia. A cominciare con il trafugamento delle reliquie; la correzione delle litanie religiose con buon black metal e straziante street punk, urlato da ogni angolo del paese; il lancio di preservativi pieni di ambigui composti giallongnoli e pseudo-spermatici; suini che pascolano tra la folla....insomma un sogno catartico e ricco di discernimento per chi vuole capirlo e ascoltarlo. Per gli altri, chissene.

Vorrei tanto avere qualcuno con cui fare cose del genere, o anche cose d'altro genere. Vorrei semplicemente avere qualcuno con cui fare cose. E non solo nei miei sogni. Ma intanto e visto che non ho alternative valide, mi accontento di questi.

sabato 15 gennaio 2011

Parlo alle mura e quelle non rispondono più

E' sabato sera, ho studiato e ora non ho un cazzo da fare,

                                                i libri mi ustionano le mani,
le mie fantasticherie rifuggono lontano,
                                      anche la musica mi perfora i timpani...

nessuno nessuno nessuno con cui parlare
nessuno nessuno con cui bere una birra
nessuno

Capodanno a due strati

Direi di fare un passo indietro, però, e tornare alla fine dell’anno per raccontare il mio Capodanno perché… be’ ne vale la pena.

Carico di ansia e d’attesa, il 31 dicembre ha sempre un odore, un sapore, una consistenza speciali che si tocca con mano, nell’aria, fin dal mattino e che va via via acuendosi con la scesa delle tenebre. Immagino sia la manifestazione delle adrenaliniche attese di ognuno a insaporire l’etere e foggiarlo di drappi e merletti ariosi. Non potrebbe essere altrimenti, dopotutto, se in una giornata normale, la stragrande maggioranza delle persone sospira annoiati ed esausti pensieri, a capodanno l’apparato respiratorio della stessa stragrande maggioranza di persone, respira a un ritmo più elevato espirando attesa e adrenalina: i bambini perché gli adulti sono eccitato e subodorano la festa; i ragazzini per i botti da sparare; giovani di ogni sesso ed età per la possibilità di tarantolare le chiappe e di sbrillarsi un po’; il vecchino che assapora la speranza di vivere una giornata diversa; il goloso che sogna il lauto banchetto; la cuoca che si affanna nella preparazione del lauto banchetto; la perfetta padrona di casa che vuole che tutto vada alla perfezione; gli invitati che si fanno belli; la tipa che si prepare dall’alba per essere super figa; la donna che non vede l’ora di sfoggiare il completino intimo rosso nuovo nuovo; l’uomo che non vede l’ora di montarla; chi conta i minuti che lo distanziano da una festa o un concerto; il proprietario di pub/ristorante/discoteca che si lecca le mani al pensiero dei soldi che incasserà… Insomma più che a Natale molte più persone sperano di divertirsi a fine anno.

E poi…
E poi ci sono un pugno di nefandi esseri informi, che compiono l’indefinibile peccato di disinteressarsi del Capodanno. Esseri demoniaci rinchiusi nei loro bozzoli di nerume e lerciume, che non puoi avvicinare perché emettono raggi di negatività che se ti colpiscono…guai diventi come loro: sfigato!
Trattasi in realtà di persone sole che raramente non hanno vero interesse per il Capodanno, solo non sanno come e con chi festeggiarlo adeguatamente quindi si rinchiudono in se stessi per non eliminare se stessi dal mondo.
Io sono una di quelli.
Era preparata alla tregenda di sensazioni tristi e malinconiche, se non di disperazione che avrebbero dovuto attanagliarmi come ogni Capodanno. In realtà non è stato poi così tremendo: la tregenda non è esplosa del tutto. Si è manifestata solo tardivamente, in seconda serata con un groppo alla gola che non andava né giù né su, occhi leggermente brucianti e il desiderio incontrastato di essere stretta tra le braccia di qualcuno mentre fuori imperversa la festa.
Per il resto della serata ho lanciato strali contro raiuno e i suoi “Coglioni Canterini”, ho leggiucchiato, ascoltato i Guns’n roses e mi sono goduta il lauto banchetto che mamma ha preparato: non lo elenco, ma gli agnolotti all’aragosta sono una bontà tale da meritarsi una citazione!
Poi mio fratello è uscito con i suoi amici, mia madre è uscita con le sue amiche, mia sorella se la spassava a Roma con amici e amiche.
E io a casa, più sola della solitudine.
Il senso di nausea era troppo incipiente per farmi scordare tutto mangiando ancora. Ho cercato di stordire con lo spumante i cattivi pensieri, ma quelli tornavano a galla sotto forma di ricordi di quelle poche volte in cui uscii la notte di Capodanno a festeggiare con le mie ex-pseudo-amiche e si trasformavano nell’ipotesi di cosa stessero loro facendo e quanto si stessero divertendo con i loro nuovi amici. Qualche lacrimuccia stemperata dalla salvifica scrittura, arcigna e cinica quella notte scrissi a raffica e poi, a letto. C’è di buono che lo spumante aveva stordito non i ricordi, ma me e mi abbioccai quasi immediatamente.

Ma il Capodanno non perdona. Infligge ferite troppo profonde che, attutite dalla morfina dello spumante, riprendono a sanguinare il giorno dopo e si rimargineranno con fatica e sofferenza.
Due giorni dopo erano infatti ben lungi dal cicatrizzarsi (del mio primo Gennaio 2011, parlerò nei prossimi giorni) e le sentivo pulsare mentre passeggiavo per i viali del mio paese.
Senza rendermene conto stavo percorrendo quel reticolo di strade in cui sono situati pub e discoteche e locali che so essere stati i più gettonati questo Capodanno. Lo so perché l’ho letto sui vari resoconti di facebook e perché mio fratello e alcuni miei cugini vi hanno partecipato.
E che fossero state strade protagoniste solo qualche ora prima, di certo si vedeva dallo stato in cui aiuole, marciapiedi e asfalto versavano: c’erano lattine e bottiglie di spumante, birra, whisky , rum, jack daniels, ovunque mi voltassi, accostate ai muri, rovesciate sui marciapiedi, frantumate in strada, in bilico sui muretti, infilate in buchi o aste di ferro; centinaia erano i bicchieri di carta ce n’erano addirittura in fasci interi ancora incartati nelle confezioni da supermarket, ma la maggior parte erano quelli trasparenti con cannuccia nera, tipici da cocktail; piattini di plastica con forchette lasciavano intuire il passaggio fugace di dolci al cioccolato e panna se non erro; qualche scarpa e ho contato anche tre sciarpe; ho evitato invece di contare i getti di vomito in ogni dove, perfettamente riconoscibili a distanza; e ho individuato una confezione di siringhe, non so quanto inerenti a quella sera ma nuova e il contenuto, ancora incartato, era sparso per terra, ne avranno usata solo qualcuna.
Comunque tutto questo me lo aspettavo, magari non le siringhe…
Quello che non mi aspettavo era di imbattermi in questo delirio di residuo di goliardia e festa nella strada isolata, neanche un cane è passato (era anche la domenica dopo l’1 gennaio, quindi, comprensibile…). Pertanto io ero lì, sola, a dover fare i conti col bel Capodanno altrui e col mio schifosissimo. E poi non mi aspettavo le bustone del Mac Donald’s con contenitori di bibite, panini e patatine disseminati ovunque. Mio fratello mi aveva detto che il Mac sarebbe rimasto aperto tutta la notte, ma non immaginavo avrebbe fatto tali affari, invece pare che la gente uscita dai locali si sia fiondata lì per dolci o hamburger, d’altronde si trova proprio lì dietro.

Allora, ho fatto una cosa. Non mi congratulo con me stessa di questo, certo. In realtà credo che sia una cosa un po’ malata.

Sono andata a comprarmi un milkshake al cappuccino al Mac Donald’s e l’ho bevuto accovacciata su un balcone di cemento di una casa in costruzione vicino al rimasuglio di quello che sembrava un vero festino. C’era una confezione di piatti di plastica aperta e usata a metà e i piatti usati, alcuni con resti di torte, croissant, patatine e ketchup e maionese, erano posti in circolo, erano 8 quindi si presuppone che la compagnia fosse di almeno una decina di membri, certo non puliti perché avevano lasciato tutto lì. C’era la busta del Mac Donald’s al centro e involucri di panini, patatine, bibite, gelati a iosa. C’erano due bottiglie di spumante, e una di whisky, ma discosta, poggiata al muro della casa. Una lauta cenetta notturna non c’è che dire…

Ho centellinato il mio milkshake, lasciando penzolare le gambe dal semi-balcone, immaginando la scena della compagnia di ragazzi riunita a mangiare e bere e ridere e scherzare. E’ stato come se la visualizzassi sul serio, se il gusto zuccheroso del milkshake, fosse lo stesso sapore sorbito da loro, lo stesso sapore di una notte indimenticabile che mai ho avuto e mai avrò. Mi sono dimenticata dov’ero e chi ero, sono diventata parte di quel gruppo, in quella notte con stelle artificiali, dalla musica confusa e attutita proveniente dalla discoteca sotterranea e l’umido della risacca marina a giungere fino a noi. Ho partecipato ai discorsi, ho riso delle battute, ho battuto le mani per …qualcosa. Ho scambiato il mio Big Mac con un Cheeseburger, ho mischiato Coca cola e spumante, ho mangiato gelato al ketchup.

Poi ho finito il milkshake, con l’ultimo granello di zucchero s’è sciolta anche la magia, e sono tornata io, sola, su un semi-balcone freddo, pieno di spazzatura, in una strada deserta, nel primo pomeriggio del 2 gennaio 2011.

Ho lasciato il bicchierone del milkshake lì, con l’altra roba, accostato alla bottiglia di spumante, sopra un cartoccio di panino. Come se fossi stata davvero lì quella notte. Così, per finta, una parte di me c’era davvero! Chi ha visto la scena, ha notato il bicchiere del milkshake come parte del tutto, non pezzo isolato, postumo, estraneo, fuori luogo.
Sono tornata a vedere il giorno dopo e quello dopo ancora, per qualche giorno è rimasto tutto lì, intatto.
E io ho potuto per un po’, godermi l’illusione di avere degli amici e di aver avuto il mio Capodanno speciale.

giovedì 13 gennaio 2011

Affondo, sfondo, sprofondo...


Come abbondantemente e brillantemente (blog mio, giudizi discutibili e amorali miei) illustrato nel precedente post, il Natale perfettamente orchestrato per fagocitare ogni tipologia di essere nella cultura occidentale, ha risucchiato anche me. Niente religiume o buoni propositi. Molto altro, soprattutto l’altro che stinge il risvolto della medaglia del Natale.
Famiglie e amici riuniti incentivano enormemente il senso d’abbandono e di disperazione, di inadeguatezza e fallimento. Non solo mio, tant’è vero che il picco di suicidi raggiunge il massimo grado in concomitanza con le festività di fine anno: di fronte alla gente che si diverte più o meno scioccamente, di fronte alle manifestazioni di amore e affetto più o meno vere, chi è solo tutto l’anno è più solo durante le feste. Una cassa di risonanza luccicante e vociante glielo ricorda ogni attimo. Il che unito al resoconto dell’anno trascorso mai meraviglioso per gente come me, getta il povero malcapitato nella disperazione più sconfinata, nella sconfitta più incorreggibile.

Il mio modo di affrontare il tutto è lasciarmi andare all’afflizione, non combatterla a denti stretti come faccio o tento di fare durante tutto l’anno, ma lasciare che lei abbia successo. Abbandonarmi ai pensieri più macabri e ai resoconti più infruttuosi, paragonare lo squallore mefitico della mia esistenza con lo splendore d’abbondanza di quella di miei coetanei, evidenziare i contorni desolati delle mie periferie. Il tutto non senza un cinico, macabro piacere masochista.
Dopodiché, fottermene.

Se combattessi con questi pensieri, le feste non sarebbero diverse dal resto dell’anno, vivrei anche queste in una sorta di filo di rasoio estenuante e il senso di fallimento e la solitudine, davvero diverrebbero insostenibili. Ma neanche porre loro alcun freno è auspicabile, perché finirei come il poverino che si è suicidato dagli scogli di P.G. verso i flutti gelidi e tumultuosi dello Ionio, la vigilia di Natale (e pensare che io e i miei cugini eravamo stati su quello stesso scoglio a ridere degli schizzi di schiuma che ci raggiungevano, giusto qualche ora prima…il pensiero che forse, forse avremmo potuto, non so in quale modo, ma in qualche modo, aiutarlo, mi tormenta…).
Quindi opto per una via di mezzo: allento il lazzo dei pensieri malefici e li lascio imperversare per un po’, rosicchiare i bordi della mia mentre e infuriare nel mio stomaco, sconvolgere il ritmo del mio cuore, e poi li blandisco stordendoli di melense favole disney, cioccolatini tutti i gusti + 1, panettoni, pignolate, frittelle, zeppole, dolcetti, croccanti alle mandorle, pandori, pistacchi, nocciole, noccioline, torroncini,torroni, biscotti allo zenzero, al miele, cenoni e pranzoni, un sacco di coca cola per annichilirli e uno spruzzo di spumante e bayles e birra qua e là per rimbambirle e assopirli ben benino. Bulimia che si riappropria di me senza mezzi termini e con mal di stomaco da star male, perenne senso di nausea e necessità di vomitare che trattengo perché più sofferenza mi causa, più compenso il piacere della cioccolata; più sofferenza mi causa più i pensieri si pascono beati e non mi tormentano troppo; più sofferenza mi causa più compenso il mio essere una stolta, inutile, perfetta fallimentare ragazza.
Per un po’ almeno, il vuoto s’è chetato, il buco è stato riempito. Ora le feste vanno via e cosa si lasceranno dietro solo il tempo me lo dirà. Sapevo, conoscevo le conseguenze disastrose cui sarei andata incontro dopo l’Epifania. Ma non me ne importava o, meglio, le visualizzavo con una certa infima malagrazia, cinicamente beffarda: “mi farai male lo so, ma intanto smetto di pensare che sono niente per un po’, smetto di sentirmi feccia perché il panettone ottura le orecchie e non sento i miei pensieri, perché la cioccolata delizia e ammansisce il vortice di nero oblio che mi compone”.
Il punto è che ora il buco è reso più grande dal senso di colpa per aver vanificato mesi di dieta e sacrifici e per la paura di poter perdere il controllo di me stessa e non ritrovarlo più, di cedere alle moine dell’altra me sazia e pingue dopo le abbuffate natalizie…

venerdì 31 dicembre 2010

Le mie false amiche- seconda parte


L’ho memorizzato sul cellulare il famoso, dannato squallido messaggio che le mie presunte amiche mi hanno scritto e ora lo trascrivo, non può andar persa cotanta perfetta stupidità, opportunismo becero, cretineria, cattiveria gratuita e chi più ne ha più ne metta:

“Mettiamo in chiaro una cosa: brutte stronze vai a chiamare qualcun altro e non noi hai capito? Ora ci hai veramente seccate con questo tuo modo di fare da maleducata. Se non ci siamo fatte sentire è perché c’è stato un motivo molto più serio e grave e non perché abbiamo fatto nuove amicizie. Fino a prova contraria abbiamo sempre tenuto fede ai nostri impegni con te o sbaglio? Cerca di moderare il linguaggio che non parli con pecore. Nessuno ti deve niente per cui invece di offendere persone che ti hanno voluto bene e che fino a prova contraria, nonostante le nuove amicizie si sono sempre fatte in quattro per venire a fare i tuoi comodi, chiediti il perché, chiama ogni tanto. Questo è il ringraziamento di tutti questi anni???E’ vero!Ad oggi far del bene è delitto..Maleducata, quando rivolgi alle sottoscritte sciacquati la bocca!!”

Questo è quanto.
Ho corretto gli errori grammaticali più macabri presupponendo siano errori di battitura (cioè…non credo conoscendo la tizia che l’ha scritto, ma diamole il beneficio del dubbio), ma ho mantenuto le irregolarità sintattiche e la mancanza di funtori per rendere al documento la fedeltà che merita.

Analizziamolo:
  1. Mettiamo in chiaro una cosa: brutte stronze vai a chiamare qualcun altro e non noi hai capito? : Heil Hitler!
  2. Ora ci hai veramente seccate con questo tuo modo di fare da maleducata: perché quale altra volta vi avrei date delle stronze in un messaggio? E comunque SCHERZAVO MENTECATTE!!!
  3. Se non ci siamo fatte sentire è perché c’è stato un motivo molto più serio e grave e non perché abbiamo fatto nuove amicizie: e visto che mi avevate detto che mi avreste chiamato non appena tornate dalla vacanza, un sms in cui mi dicevate che non potevamo ora vederci era troppo vero? Tanto chissene se io aspetto di uscire con voi, voi ve ne fottete giusto?
  4. Fino a prova contraria abbiamo sempre tenuto fede ai nostri impegni con te o sbaglio?: impegni? Uscire con un’amica è un impegno? E comunque sbagli: già in agosto non sei uscita con me come avevi detto, prima di questo…
  5. Cerca di moderare il linguaggio che non parli con pecore: visto l’entità del messaggio più che pecore direi oche.
  6. Nessuno ti deve niente: uscire con voi sarebbe qualcosa di dovuto? Chi ha mai pensato che qualcuno mi deve qualcosa solo perché si professa mia amica!
  7. Per cui invece di offendere persone che ti hanno voluto bene: un passato prossimo di troppo.
  8. E che fino a prova contraria, nonostante le nuove amicizie si sono sempre fatte in quattro per venire a fare i tuoi comodi, chiediti il perché: queste sarebbero le mie amiche? Persone che DEVONO FARSI IN 4 per uscire due volte all’anno con me. Per me non è mai stato un dovere né un peso figurati se la mia testa poteva concepire che amicizia per qualcuno fosse farsi in 4 per stare AI MIEI COMODI??? E quali sarebbero i miei comodi? Mangiare una pizza?
  9. Chiama ogni tanto: Be loro sono in due e chiamano meno di me quindi se la matematica non è un’opinione, inoltre ho mandato loro sms a cui non sono ricevuto risposta.
  10. Questo è il ringraziamento di tutti questi anni??? RINGRAZIAMENTO? Dovrei ringraziare per la loro amicizia?
  11. E’ vero!Ad oggi far del bene è delitto: FAR DEL BENE, loro sono la Caritas e escono con me non perché gli piace o mi vogliono bene o sono miei amiche, ma per far del bene…
  12. Maleducata: ohibò la regina delle stupide mi ha dato della maleducata che disgrazia…
      13. Quando rivolgi alle sottoscritte sciacquati la bocca!!: Sì…e poi vi sputo in faccia però.

Le conclusioni le ho già tratte nel precedente post, quindi direi che mai come questa volta, è il caso di dire:
FINE

Le mie false amiche- prima parte


Il 30 dicembre 2009. ovvero esattamente un anno fa, fu l’ultimo giorno in cui uscii con le mie amiche di Catanzaro. Una pizza mangiata nella rinomata pizzeria del mio paese. Una serata piatta, niente di che. Le mie uscite con loro non sono certo famose per originalità e spasso. Ma c’è sempre stata quella complicità che deriva dal conoscersi a fondo e dall’accettarsi per quel che si è.

Oh loro sono diverse da me. Hanno sempre con malavoglia guardato alle mio strano modo di essere. Quella mia viscerale passione per i libri per loro non solo era priva di senso ma anche deleteria al punto da proibirmi di tirar fuori un libro quando ero con loro sul lungomare o altrove, perché questo mi avrebbe fatto spiccare tra la massa che mi avrebbe etichettato come “strana” e loro con me visto che mi stavano vicino. E’ esattamente il genere di atteggiamento che derido, ma il fatto che loro me lo propinassero con tanta sicumera, come se fosse roba normale, mi ringalluzziva, mi divertiva. Quale testa bacata può fare un tale discorso? Quale encefalogramma piatto, quale personalità omologata, quale stupidità radicata nelle viscere può concepire un pensiero tanto conformista e malsano? La paura di essere giudicate e di essere considerate diverse, loro non la celavano, la manifestavano in tutto il loro modo di essere e di vestire, di vivere. Invidia, malumori, scelte, anzi, loro due, M&M, sono il prodotto perfetto del bigottismo più becero. Al contrario di altri però non fanno finta di non esserlo, di essere intelligenti e originali. Sono questo e vogliono essere questo. E nonostante io sia esattamente l’opposto, mi ha sempre suscitato una sorta di rispetto divertito il fatto che abbiano deciso cosa essere e che per quanto stupido sia, lo portino avanti con perseveranza. E forse anche il fatto che io risaltavo davanti a loro e ai loro amici di turno per le caratteristiche opposte che avevo. Anche questo credo mi abbia spinto a mantenere un’amicizia negli anni che altrimenti non avrebbe avuto ragione d’essere. Ho mollato persone per molto meno.
Con loro siamo state insieme a scuola, dal terzo anno delle superiori in poi, sedute vicine, anzi io al banco davanti, sola il terso anno poi con un’altra befana. Io ero la dispensatrice di compiti in classe dalla matematica al latino, dall’inglese alla filosofia. Ho sempre saputo che mi tenevano cara solo perché garantivo loro la possibilità di superare l’anno scolastico anche se senza lode e con qualche infamia. Ma non è mai pesato. Ero così sola…
Quando optai per Cosenza invece che Roma, per l’università, tra le ragioni quella della loro presenza a Cosenza con me fu senza dubbio quella che mi fece protendere per l’università di merda dove sono finita. Poi loro non vennero e quel che è peggio me lo dissero solo a giochi fatti. Ci rimasi male, oltre che per questo per molte cose in questi anni, atteggiamenti loro che non mi tornavano, indifferenza o trascuratezza. Ma poi loro tornavano o io mi facevo viva e archiviavo il tutto come mio eccessivo timore di essere fregata, abbandonata.
E’ che c’erano. Un paio di volte all’anno e senza dubbio io dovevo adeguarmi a loro, uscire con i loro amici cretini, frequentare a capodanno o in altre occasioni locali da borghesi con le tarantole al culo che dimenano le chiappe. Il tutto estremamente noioso, per me, ma uscivo, non mi deprimevo sempre a casa da sola. Loro mi volevano! Era così strano,diverso. E…falso. Ma questo l’ho scoperto solo dopo. O forse l’ho sempre intuito e ho fatto finta di niente. Inoltre potevo raccogliere altri dettagli sulla gente, soprattutto i miei coetanei, e schifarmi ulteriormente del loro piattume, della loro stupidità. Era divertente in qualche modo.

Per farla breve dovevamo vederci in agosto (questo agosto) con M&M, ma visto che finalmente hanno raggiunto il loro scopo di farsi un gruppo di amici minchioni con cui fare tutte le loro cose minchione, non hanno trovato tempo per me. Andiamo per ordine.
Il nuovo gruppo: mi è capitato di passarvi una serata sono un branco di mentecatti ridanciani e modaioli, che per giunta si credono divertenti e ganzi e troooopppo coooool! E spiritosi, e che non fanno che osannare la loro compagnia e quanto la loro amicizia sia forte, salda e ovviamente, coooollll! In realtà non è neanche un affetto sincero che li lega, solo la necessità di avere qualcuno con cui fare delle cose. Si sono trovati e adeguati. Squallido.
Le cose che fanno? Locali - lungomare; lungomare-locali; discoteche-lunapark; crociere-mare; vacanze-picnic; locali-lungomare.

Le tappe della fine di una grande minchiata di amicizia:

  1. In Agosto le contatto per uscire. Mi dicono che non hanno posto in auto e che devo provvedere da sola. Dico loro che posso andare sola ma al ritorno devono accompagnarmi. Non rispondono. La sera gli invio sms dicendo che se non possono non fa niente. Loro dicono che si sono scordate di rispondere e che non escono più. Non vero: escono ma non avevano né posto né voglia di stare con me, preferivano stare con la compagnia di babbei a babbeare.
  2. Mandai un sms a una di loro per chiederle se voleva venire al concerto di De Andrè-figlio, con me. Non mi ha risposto.
  3. Le salutai prima che partissero in crociera e mi assicurarono che la prima cosa che avrebbero fatto una volta tornate sarebbe stata uscire con me.
  4. Tornarono dalla crociera, passò una settimana senza che si facessero vive, le contattai io chiedendo loro se uscivamo. Non mi hanno risposto.
  5. Passato un mese di silenzio inviai loro quello che doveva essere un messaggio scherzoso. Ok sono pronta ad ammettere che possa essere preso per messaggio serioso, ma è molto difficile che accada, inoltre ho precisato dopo lo scherzo ma non è servito niente. Il messaggio non lo ricordo bene ma era pressappoco così: “Brutte stronze!!! E meno male che dopo la crociera la prima cosa che avreste fatto era quella di uscire con me! Seee col ciuccio! E’ passato un mese e niente, da quando vi siete fatti la nuova compagnia siete diventate antipatiche” E a concludere una faccina con i denti stretti. Fraintendibile? Forse anche se delle persone che mi conoscono da 12 anni non dovrebbero fraintendere.
  6. Una delle M mi risponde. Credo fermamente che questo messaggio sia opera sua perché lei è cattivella e maliziosa e opportunista molto più dell’altra, ma l’altra M con cui ero più i sintonia (non è cattiva, solo opportunista e ariete come me) non ha mai preso le distanze, mai fatto neanche uno squillo. Anzi neanche ha risposto alle mie chiamate poi. E’ che fanno le amichette del cuore. Su facebook si scrivono tanti di quei messaggini smielatini tipo “Sei la mia luce” “ amiche del cuore forever” “sarai sempre la mia tiramisù” “Gattina” un po’ molto da lesbiche a dire il vero. Agiscono sempre insieme e nello stesso modo senza che abbiano una personalità indipendente, a se stante. E non credo che la M2 abbia abbastanza palle per fare qualcosa di discordante alla M1.
  7. Comunque il messaggio che mi ha sbriciolato addosso 12 anni di amicizia, che mi ha fatto capire quanto io conti poco o nulla per le persone che mi stanno vicino è così fenomenale e terrificante che merita un suo post a parte, il prossimo. Una prima pagina…Qui continuo con l’evolversi della cosa.
  8. Ho quindi, subito dopo, risposto esterrefatta e con le mani tremanti che il mio voleva essere un messaggio scherzoso per richiamarle e uscire insieme e che chiedo comunque scusa se ho offeso qualcuno non era mia intenzione visto che scherzavo. Che non mi aspettavo tanta ingiustificata acrimonia nei miei confronti e che non le avrei più importunate visto che sono stata un tale peso per 12 anni.
  9. Non si sono fatte più sentire.
  10. I primi di novembre sono stata nella loro città, qui vicino. Era sabato e volevo approfittarne per parlare con la M che non ha scritto il messaggio (anche se poi non avendo preso le distanze…non sono poi così sicura che lei non abbia niente a che fare con la stesura di questo, chiaro è che lo condivide). Così l’ho chiamata ad entrambi i cellulari, ad orari diversi. Uno squillava senza che lei rispondeva. L’altro era chiuso e quando pomeriggio ho ricevuto l’annuncio che era stato acceso, lei avrà ricevuto quello delle mie chiamate. Non si è fatta sentire, neanche con uno squillo.
  11. Dopodiché c’è stato qualche messaggino su face book generale che può farmi credere che si indirizzato a me in cui si inneggia all’amicizia e alla necessità che si superi l’orgoglio perché quando persone si sono volute bene ecc, ma non hanno fatto niente di diretto e resta che M2 non mi ha VOLUTO rispondere al cellulare pur di non fare qualcosa che alterasse la sua amichetta idiota. Oppure non aveva le palle di affrontarmi, chissà.
  12. Ho risposto con un messaggio altrettanto generico scrivendo che erano detestabili le persone che parlavano tanto di amicizia per poi non rispondere alle chiamate o scrivere che ti hanno fatto del bene ad uscire con te e che  qui chiudevo con un messaggio che tanto squallore ha portato nella mia vita.
  13. Loro hanno inserito altri messaggi scemi su come loro sono persone rette, vere amiche e che se non parlano sono arrabbiate e che chi non le vuole non le merita.
  14. Il fatto che non si sono fatte più sentire…mi pare chiaro che hanno preso la palla al balzo per liberarsi di me e uscirne con la coscienza (secondo i loro criteri) pulita.
  15. La cosa finisce qui, non credo ci sarà un seguito. E so che non dovrei neanche pensarci visto il messaggio (nel seguente post) e visto che, dopotutto, sono persone così squallide da concepire l’amicizia come fare la carità; da dover creare su fb un profilo di un tizio muscoloso finto che faccia loro la corte per tirare acqua al loro mulino; e soprattutto da non concepire neanche la possibilità di un’adozione. Lo so che non c’entra ma sono persone che non adotterebbero mai un bambino perché non potrebbero amarlo se non fosse loro. La trovo la cosa più orrida del mondo e la dice lunga sulla limitatezza dei loro sentimenti.
  16. Quindi…non perdo nulla, giusto?
  17. Però loro, con tutto questo loro squallore sono amiche per la pelle, non sono mai sole, si divertono, hanno un appoggio, e hanno amici, io che mi credo così retta e profonda, sono sempre sola, scansata e abbandonata. Che ci sia qualcosa di sbagliato nel mio modo di vedere le cose? Che il mondo vada al contrario?

giovedì 30 dicembre 2010

Perderò la verginità entro i prossimi 3 mesi e mezzo


Tra meno di quattro mesi compio 28 anni.
Entro meno di quattro mesi perderò la mia verginità.

Sembra una di quelle frasi buttate lì, senza pensarci e quasi come sfida, come aggressiva ribellione alle virtuose consuetudini. All’amore stesso:”Non sei giunto a me, coglione troglodita? E io mi svendo senza ritegno e ti ammazzo. Perché tu sei come le fate, stracazzone: se nessuno crede davvero in te, ti spegni e muori, e oggi non c’è molta gente che crede seriamente in te e ti ricerca e ti nutre. Per lo più nutrono le false unioni materiali e matrimoniali. Quindi hai più bisogno tu di me che io di te, minchione!”. E ora che mi hai sfidato, t’attacchi.

Ho aspettato l’amore. 
L’ho sognato come la più cretina delle bamboccie. Sono sempre stata certa che anche tardi, in una qualsiasi, bislacca forma, sarebbe arrivato e mi avrebbe travolta e io avrei avuto la mia favola. E io avrei fatto l'amore la prima, vera, sacrosanta volta, persa tra le sue braccia, penetrata dall’altra metà di me stessa, da quell’unico essere che avrei riconosciuto perché sua è la forma della mia anima.
Cagata assurda. 
Non sono una di quelle idiote che buttano lì verità universali incontrovertibili tratte da specifiche esperienze e quindi assolutamente irragionevoli del tipo: l’amore non esiste chi vi crede ancora è babbeo.
No. Chi sono io per dire se qualcosa esiste o no, qualcosa come l’amore di cui si scrive dai tempi delle piramidi? Nessuno sono io! A mala pena ho la competenza per decidere se esistono i nodi per lacci da scarpa o sono solo nodi generali adattati al particolare!
Ma posso, questo sì e con abbondante cognizione di causa, affermare che, non è in serbo per me, che per me non c’è nessuna seconda metà della mela, nessun amore favoloso e favolistico. Dopo 27 anni, inutile continuare a ripetersi che arriverà. Nun ce sta.
E quindi basta aspettarlo. O meglio. Forse lo aspetterò per sempre, anche inutilmente, perché non posso farne a meno, sono un’inguaribile romantica cresciuta a pane e storie quindi…
Ma non per quanto riguarda il sesso. 
Non aspetterò più di cedere me stessa, di perdermi senza contegno e affannata tra le braccia dell’uomo che amo. Oh no. 
Prima di compiere i 28 anni, sarà con una persona conosciuta da poco o con qualcuno che conosco, farò sesso, perderò questa cazzo di verginità che per me non vuol dire davvero ma davvero nulla. Non è che non sono mai stata con qualcuno per mantenermi pudica e intatta per l’amore. Non l’ho mai fatto perché volevo fosse grandioso e perché non ne ho mai, davvero sentito il desiderio. 
Ora invece lo sento e penso che non sia una scelta sbagliata farlo senza che ci siano implicazioni sentimentali: sarei più serena, più libera di lasciarmi andare senza paure varie, senza aspettative deluse.

Quindi, ho un progetto e sono determinata a realizzarlo.
E siccome i quasi-quattro-mesi voleranno, devo cominciare a organizzarmi.
E se alla vigilia del mio compleanno non ho ancora realizzato il proposito, userò una banana e tanti saluti!

martedì 28 dicembre 2010

Meno carie...

...più punk. Non mi calerò nella parte di un patetico Bin Laden del Natale augurando angoscia e sfortuna alle persone, parte per giunta brillantemente interpretata da qualche stizzito sfigato senza palle del web. Non ho alcun desiderio del genere, e me ne rallegro, invero. Ma troppe zuccherosità mi circondano e mi pare giusto controbilanciare.
Così, dopo giorni in cui qualche mio vicino (non sono ben riuscita a individuare la fonte precisa) fa risuonare per la sfera-quartiere canzoncine di natale ancora ancora e ancora senza dar tregua ai mieie vibranti timpani, e ancora e ancora e ancora oggi, oramai il 28 dicembre, ho deciso di frantumarglieli io i timpani con musica, diciamo, più altolocata. Non per elevazione sociale di riferimento, bensì per audiometria in grado di raggiungere.
Ecco dunque gli urlanti sproloqui punk-rock di Never mind the bollocks, rintinnare per vetri e mura del palazzo, ballerino improvvisato dalle frementi membra ubriache.
Le sfiziose canzoncine natalizie non si sentono più da quando ho offerto loro, ripetutamente e a volume elevatino elevatuccio, la versione rivista, corretta e punketizzata alla Sex Pistols, di Jingle Bells. Che il messaggio sia stato colto? Che l'hi-fi promulgaore di tanta tradizionale natalità si sia arreso vergognoso all'evidente superiorità rockeggiatrice?
Mai lo sapremo.

mercoledì 22 dicembre 2010

Quando viene dicembre...

... Torna vivido quel ricordo, di lui che ormai da anni più non c'è e che sta abbandonando anche i miei ricordi. Cerco di trattenerli, riportandoli alla luce della mia memoria ogni giorno, affinchè non se ne sfuggano come sabbia tra le dita. Vorrei tanto pensare che non mi odi, che non disdegnerebbe ciò che sono, ma non ci riesco. So che sarebbe così.