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mercoledì 10 ottobre 2012

La piacevole droga del capirsi


 Gentile signora(e), 
dal momento della nostra straordinaria conversazione, non ho pensato a null'altro. Non mi è stato dato di frequente come poeta, né forse dato di frequente a esseri umani, di incontrare un'affinità così immediata unita a un'intelligenza tanto arguta. Scrivo col senso dell'impellente necessità di continuare la nostra intera conversazione, e d'impulso, mosso dall'impressione che voi siate rimastao colpita(o) quanto me dalla nostra staordinaria  Io sento so con una certezza che non può esser frutto di follia o illusione, che voi e io dobbiamo parlare ancora.
 Non posso far a meno di sentire, anche se forse non è che un'illusione indotta dalla piacevole droga del capirsi, che anche voi dovete condividere la mia impazienza, che un'ulteriore conversazione sarebbe reciprocamente profittevole, che ci dobbiamo incontrare. Non posso non penso di potermi sbagliare nel credere che il nostro incontro sia stato interessante anche per voi, e che per quanto possiate tenere alla vostra solitudine, mi è lecito sperare che sia possibile indurvi a variare i vostri giorni quieti con un intrattenimento informale.
Sono certo(a) che comprenderete

- Possession -



domenica 5 agosto 2012

La pelle che sa di mare.

E' che tutto sa di mare.
Io sto qui a casa a buttar giù per iscritto le cazzate che ho in testa perchè da qualche parte le devo mettere altrimenti mi spappolano le cervella, il fegato e la milza, e sorseggio succo di mela ghiacciato, e anche il succo di mela ghiacciato sa di mare.
Posso capire l'odore del mare nell'aria, posso anche accettare che ne siano impregnati vestiti e alberi, e che sia nei miei capelli il mare, e nelle orecchie e anche quando è nelle orecchiè profuma di mare.
Ma perchè l'odore del mare è anche nel succo di mela? Il succo di mela dovrebbe sapere di mela. Se non per altro quantomeno per devozione semantica. E invece no, il mio succo di mela nel bicchiere dal design chiccoso e il profilo quasi voyeur, di vetro soffiato azzurro, ricamato e appannato dal ghiaccio, con le gocce che ne seguono le curve come perle sensuali mentre il succo ambrato riluce invitante tra i cubetti tinnanti, come nel più cazzuto spot sulle bevande estive mai ideato...
Eppure no. La perfezione stilistica non garantisce perfezioni gustative e io bevo mare e non mela.

La mia stanza sa di mare, il frozen yogurt è al gusto di mare, trottano due cavalli nel prato difronte casa, ma la terra secca che alzano è solo mare.
Annuso la mia spalla e anche la mia pelle sa di mare. Se tu ora fossi qui e mi mordessi, morderesti mare.  Sono fatta di mare, come la Sirenetta, scioltasi in spuma sulla battigia, per aver osato amare il suo riccio.
Di mare, eh.



mercoledì 1 agosto 2012

Il destino di Neve.

Neve era destinata a una vita diversa.
Ma il  Destino dette la colpa al Fato, il Fato accusò un inciampo del Caso, il Caso denunciò il Vento primordiale, il Vento spernacchiò il Cosmo per averlo intrappolato tra colline infuocate e il Cosmo se ne lavò le mani.  
Aveva altro a cui pensare che a un'inutile Neve.

Neve era destinata a cantare nel vento.
Ma nacque alle pendici di colline infuocate, un vento africano le bruciava i polmoni a ogni respiro. Le sue parole erano ghiaccio ed evaporavano subito nell'oro del cielo.  
Fu così che il Vento primordiale rubò la voce di Neve e nessuno udì mai le sue canzoni.

Neve era destinata a mangiare colori.
Ma il mare era infinito e le ingabbiava la vista in ridondante cobalto. Lei suggeva dal mondo la bellezza cangiante di trame diverse, di bianco di stelle di opali e cannella, per intingersi nelle mille sfumature del mondo.  
Fu così che il Vento primordiale rubò i colori di Neve e nessuno potè mai vedere le sue forme.

Neve era destinata a sbocciare tra i fiori.
Ma la terra bruciava e il grano dorato da solo spargeva il suo fiato. Lei aveva un afrore di prati e pervinche  appeso al suo collo per darlo all'inverno e stingerne il bianco.  
Fu così che il Vento primordiale rubò il profumo di Neve e nessuno la vide mai sbocciare in un fiore.

Neve era destinata a stringere il mondo.
Ma era bianca nel giallo e accecava i passanti. Lei aveva pelle di porcellana e cristallo e il suo ghiaccio bruciava chiunque toccasse.  
Fu così che il Vento primordiale rubò gli abbracci destinati a Neve e nessuno la prese per mano per parlarle di sogni.

Neve era destinata a baci di panna.
Ma niente passava che non le importasse, lei tutto coglieva e tutti sentiva. Ma senza la voce non urlava che al vuoto, e senza una forma correva da sola, e senza gli abbracci perdette i suoi sogni, e senza sbocciare ingoiò il suo amore.  
Fu così che il Vento primordiale soffiò la pietra sui baci di Neve e nessuno trovò le sue labbra di panna.

Neve era destinata a un amore di fiamma.
Ma la sua anima bruciava troppo perchè il ghiaccio non la sopisse. Era destinata a bere dal mondo e ridargli il suo tutto in amore. Ma sotto quel bianco nessuno vide l'amore che in fiamme si protendeva e piano la uccise bruciandole il cuore.  
Fu così che il Vento primordiale rubò l'amore di Neve e nessuno seppe quanto di questo poteva gioirne.





giovedì 26 luglio 2012

La staticità dei soffi previsti

Sai che succede quando conosco qualcuno?
Niente.
Nella stragrande, noiosissima, maggioranza dei casi, tutto permane in uno stato di normalità grigiastra, senza fremiti o scintille ad alterare la staticità del mondo. E non c'è niente di più palloso di un mondo statico.
Poi ci sono quelle volte... poche, flebili, secondarie al punto da risultare sorvolabili.
Sono come un soffio nell'uragano, indistinguibili dal resto. Non fosse che hanno la capacità di sconvolgermi come mille uragani non potrebbero mai fare.

Quando conosco qualcuno, allora, succede che mordo via un pezzo di me e lo do a lui. Brucia, ma non riesco a non farlo. Gli do me di parole, di pensieri, me di canzoni e di progetti, di concerti visti e da vedere, di storie scritte e da scrivere. Me di cioccolata e lacrime. Di demoni e sorrisi timidi. Me di momenti con lui.
Non succede mai che io resti scissa da lui, senza mordere a mia volta una parte di lui e amalgamarla alla parte di me. Come bile, squarcia il tessuto di un mondo che ora trema, freme. La staticità bigotta e mortifera del mondo sembra esser finalmente persa, per sempre.
Sembra.

Finchè la staticità non esige il suo salato scotto e lui se ne torna a riempire lo sguarcio di grigio che ha lasciato nel tessuto del mondo. A me resta solo l'impronta del fremito, un ricordo troppo scialbo per sovrastare il rinnovato grigiore.
Ecco qual è il mio dannato errore. Potessi tenermi distante, potessi non fondermi, potessi non fidarmi del suo tremito, allora tutto tornerebbe normale e quando lui si ritira, io potrei ricucirmi alla perfezione, senza lasciar squarci.
Io per lui sono solo soffio tra i tanti che compongono il suo uragano. Getta dentro ognuno di essi  la sua testa e respira a caso, senza distinguerne le diverse fragranze. Un soffio vale l'altro, è così che la sua trama può restare sempre statica e grigia, pur aspirando un po' di tutti i soffi. Elimana il soffio che turbina troppo, la staticità è nel grigiore dei soffi previsti.

Ecco cosa devo imparare a fare. Non dare me, non assaporare lui, ma tenere a portata di mano qualche soffio stantio, in cui gettare la testa e respirare, per ossigenare i polmoni e sopravvivere. Senza il gusto di un afrore dolce, senza il tremito di uno squarcio anomalo.
Come fa lui...


martedì 24 luglio 2012

Rainy

E ho ripreso a scrivere.
A scrivere la tesi, a scrivere il mio racconto, a riempire la moleskine di pensieri scuciti dal vento, a scrivere su questo stupido blog. A scrivere niente perchè sono le dita e guidarmi e a battare da sole, gli occhi non toccano lo schermo e non rileggerò niente. Vomito solo parole, se tutto esce sotto forma di parole, forse non dovrò vomitare niente in altre forme.
E' arrivata la pioggia col cielo plumbeo a sparger grigio avunque e io respiro l'odore dell'asfalto bagnato, la miglior cura a qualsiasi forma di asma congenito o psichico, solo che ancora nessuno lo sa tranne me.
E ho ripreso a scrivere...


venerdì 23 marzo 2012

It's an american life

I miei primi pancakes sono un disastro alla vista - sembrano più spumose frattaglie di uova - ma il gusto è ottimo. Sono alla crusca d'avena con basso apporto di calorie, accompagnati dal più bollente dei caffè americani con schiuma. Coma se la mia fosse una storia americana.
Sperando che scomodi ricordi non tornino a rodere viscere e pensieri come oggi, mentre li facevo - sono invisa all'essere con cui più spesso ne ho parlato e che avrebbe dovuto cucinarle per me o insegnarmi o vabbè tanto ormai 'sti cazzi - ripeterò domenica l'alchimia culinaria,sperando assumano magicamente la forma classica del pancake e le piazzerò qui a bella vista. Metterle oggi sarebbe un insulto al loro sapore. Anche se la cosa non interessa anessuno. Ma come già detto in queste brevi righe, 'sti cazzi!

domenica 26 febbraio 2012

WebCam ON: drawing

E' dai tempi del liceo che tengo quest'album sotto al letto in attesa che una qualche ispirazione s'impossessasse di me. Non per disegnarci su. E sì sì lo so anche io che gli album solitamente si usano per il disegno, ma io non ho nessuna propensione in tal senso. Insomma, mi ero scordata di quest'album, stavo cercando tutt'altro e 'ho trovato e siccome la mia latente depressione ( dovuta anche allo stato particolare in cui un paio di discussioni mi hanno gettata in questi giorni) non mi consente di fare niente di produttivo, mi sono messa ascarabocchiare distrattamente sui fogli dell'album e ci ho rpeso gusto e senza che ci pensassi troppo su ha preso forma una specie di donna con un buco nel petto e mi sono resa  conto di averla già vista da qualche parte. L'ho cercato su internet ed era effettivamente un soggetto già disegnato da una tizia di un telefilm. E quindi l'ho continuato. L'ho concluso e non è uscito neanche niente male!
E ora? Continuo a disegnare....è incredibilemtne liberatorio e il proposito si accorda perfettamente con il restyling della mia camera quindi. E' un altro guiorno passato rinchiusa tra quattro mura senza concludere niente di utile. Ma...ma è stato bello farlo. Liberatorio. Non solo perchè è un disegno che mi rappresenta e perchè vederlo nero su bianco mi rende tangibile e reale, quasi paradossalmente comprensibile; ma anche perchè ogni linea, ogni tratto, è un'estensione di una rabbia, di un dubbio, di un tormento, che tratteggiano nella realtà la mia fisionomia.
Quindi se poteste vedermi tramite webcam, ora mi vedreste qui, sulla solita scrivania, a scrutare sorpresa che le linea di rabbia che determinano la mia esistenza.

My first drawing

mercoledì 31 agosto 2011

Perchè le parole di questa canzone mi frullano in testa?


Non è neanche il mio genere, non è. Ma in queste parole c'è qualcosa di me....

Non riesco a scriverlo

Un'ultima parentesi sul mio lavoro ormai finito e poi per agosto chiudo.  Avevo promesso a qualcuno di scrivere sui miei sensi di colpa e sentimenti contrastanti sulla fine della mia estate lavorativa ma per ora passo.
Mi spiace davvero non poter più lavorare con persone tanto splendide e intendo quelle con cui ho lavorato nell'ultimo mese perchè solo qualcuna mi mancherà dell'altra sede.
Spero di aver lasciato anche a loro qualcosa e di non perderle del tutto... Lo spero tanto....E' tutto quello che riesco a scrvere al momento e non so perchè.

domenica 21 agosto 2011

I nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere

Io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite




Nell'anno '99 di nostra vita
io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d'altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...

E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
alle diete per mantenersi in forma smagliante
a chi parla sempre di un futuro trionfale
e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,
alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"
alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
alle loro modelle senza umanità
alle sempiterne belle in gara sui calendari,
a chi dimentica o ignora l'umiltà...

Io, figlio d'una casalinga e di un impiegato,
cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
io, tirato su a castagne ed ad erba spagna,
io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d'elementari ed uno d'università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà...

Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
o sceglie a caso per i tiramenti del momento
curando però sempre di riempirsi la pancia
e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,
a chi si dichiara di sinistra e democratico
però è amico di tutti perché non si sa mai,
e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
ed è anche fondamentalista per evitare guai
a questo orizzonte di affaristi e d'imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l'unica fede il cui sperare...

Nell'anno '99 di nostra vita
io, giullare da niente, ma indignato,
anch'io qui canto con parola sfinita,
con un ruggito che diventa belato,
ma a te dedico queste parole da poco
che sottendono solo un vizio antico
sperando però che tu non le prenda come un gioco,
tu, ipocrita uditore, mio simile...
mio amico...

Parla di me....

martedì 16 agosto 2011

L'agenda coi lamponi

Devo scegliere il prossimo libro da leggere negli intervalli del lavoro. Credo sarà una rilettura, uno di quei classici che lesse un'altra me in un'altra vita perchè io non li ricordo proprio.

Lo sceglierò sulla base di quelli trascritti sull'agenda con i lamponi, così sarò come lei. E il mio destino sarà comeil suo.

Se leggo i libri trascritti sull'agenda coi lamponi...

Silenzio con ghiaccio

Oggi mi hanno fatto andare a lavoro solo per starci un'ora e mezza. Poi rinviata a casa visto che non sono arrivate le robe da sistemare. Fico. Non fosse che questo renderà estremamente pesanti le prossime 5 giornate che saranno tutte di lavoro pieno e tutto il giorno. Pazienza. Cerco di godermi l'oggi il più possibile.

E per farlo mi sono messa a leggere, quindi a vedere film tratti da ciò che leggevo, quindi a scrivere di cose che avevo letto e di cose che non avevo letto, fuori, in pace,ci rcondata da un silenzio inusitato, col cielo che andava coprendosi di nubi grossolane, che sono scomparse come sono arrivate, lasciando ancora il regno dei cieli a un sole di grano, urticante e molesto. Ma finchè è durato il fresco me lo sono goduto, ho scritto come una matta col pc arrampicato sulla sedia, seduta su un cuscuno a sorseggiare coca cola con ghiaccio e a respirare un vento opaco.

E ho scritto e ho scritto e finalmente, cazzo, ho scritto....

sabato 23 luglio 2011

Scrivere è una maledizione.... che salva

CLARICE LISPECTOR:
SCRIVERE

Una volta ho detto che scrivere è una maledizione.Non ricordo di preciso perché l'ho detto, e sinceramente. Oggi lo ripeto: è una maledizione, ma una maledizione che salva.
Non mi riferisco tanto allo scrivere su un giornale. Ma allo scrivere quello che eventualmente può trasformarsi in un racconto o in un romanzo. E' una maledizione perché si impone e trascina con forza come un vizio penoso da cui è quasi impossibile liberarsi, poiché niente lo sostituisce. Ed è una salvezza.
Salva l'anima prigioniera, salva la persona che si sente inutile, salva il girono che si vive e che mai si capisce a meno che non si scriva. Scrivere è cercare di capire, è cercare di riprodurre l'irriproducibile, è sentire fino in fondo il sentimento che altrimenti rimarrebbe solo vago e soffocante. Scrivere è anche benedire una vita che non è stata benedetta.
Che peccato che io sappia scrivere solo quando la "cosa" arriva spontaneamente. In questo modo mi trovo in balia del tempo. E, fra uno scrivere sincero e l'altro, possono passare anni.
Sto ripensando con nostalgia al dolore di scrivere libri.
14 settembre 1968

(Cristina) Mi ha chiesto se mi considero una scrittrice brasiliana o semplicemente una scrittrice. Ho risposto che, prima di tutto, per quanto femminile sia una donna, non è una scrittrice, ma uno scrittore. Lo scrittore non ha sesso, o meglio, li ha tutti e due, in dosi ben diverse, questo è ovvio. Io mi considero semplicemente uno scrittore, e non uno scrittore tipicamente brasiliano.
30 dicembre 1967

….E sono nata per scrivere. La parola è il mio dominio sul mondo. Ho avuto fin da bambina diverse vocazioni che mi chiamavano ardentemente. Una era scrivere.E non so perché, è stata questa quella che ho seguito. Forse perché per le altre vocazioni avrei avuto bisogno di un lungo apprendistato, mentre per scrivere l'apprendistato è la vita stessa, che vive in noi e attorno a noi. E' che non so studiare. E, per scrivere, l'unico studio è semplicemente scrivere. Ho cominciato ad addestrarmi a sette anni per avere un giorno la piena padronanza della lingua. Tuttavia, ogni volta che mi accingo a scrivere, è come se fosse la prima volta. Ogni mio libro è un debutto penoso e felice. Questa capacità di rinnovarmi completamente man mano che il tempo passa è ciò che io definisco vivere e scrivere.
11 maggio 1968
Romanzo. Sarebbe più attraente se lo rendessi più attraente. Usando, per esempio, alcune delle cose che incorniciano una vita o una cosa o un romanzo o un personaggio. E' del tutto lecito rendere attraente, solo che si corre il rischio che un quadro diventi un quadro perché è la cornice che l'ha reso tale. Se si tratta di leggere, è ovvio, preferisco ciò che è attraente,mi affatica di meno, mi coinvolge di più, mi delimita e mi avvolge. Se si tratta di scrivere, però, devo prescindere. E' un'esperienza che vale la pena di fare - anche se è un'esperienza solo per chi scrive.
11 novembre 1972
Una frase non si fa. La frase nasce.
18 novembre 1972
Non mi piace la gente che si vanta perché lavora con fatica. Se il loro lavoro fosse davvero così faticoso tanto valeva che se ne trovassero un altro. La soddisfazione che il nostro lavoro ci dà è il segno che abbiamo saputo sceglierlo.
18 novembre 1972
Quando fui invitata, con altri sudamericani, a tenere una conferenza all'Università del Texas, la scrissi come meglio potei, spiegando anticipatamente che non avevano scelto la persona più indicata per parlare di letteratura: "…oltre al fatto di non sentirmi portata per l'erudizione e per il paziente lavoro dell'analisi letteraria e dell'osservazione specifica, bisogna aggiungere che, per circostanze soprattutto personali, non posso dire di aver seguito da vicino l'effervescenza di tutti i movimenti che sono sorti e delle sperimentazioni intraprese, in Brasile come fuori dal Brasile; non ho mai partecipato, per farla breve, a ciò che si chiama una vera vita intellettuale. Peggio ancora: pur non partecipando alla vita intellettuale, avrei sempre potuto coltivare l'abitudine o il piacere di riflettere sula letteratura, ma anche questa cosa non mi è mai appartenuta. Nonostante abbia avuto a che fare con lo scrivere fin da quando mi conosco, sfortunatamente mi è mancata la riflessione sulla letteratura, ovvero il considerarla dal di fuori, come se fosse un'astrazione. La letteratura per me è il modo con cui gli altri definiscono quello che io faccio…
20 luglio 1968

Mi hanno telefonato chiedendomi praticamente di annunciare, dalla mia rubrica al mondo, vasto mondo, io che non mi chiamo Raimondo, di annunciare la nascita di una nuova istituzione: Il Club Nazionale della Poesia. Io non credo nella poesia "clubificata", penso che la poesia sia, come ogni lavoro creativo, "inclubificabile". E' semplicemente una comunione solitaria con un lettore sconosciuto, che a volte si manifesta e per un istante scalda nostro cuore stanco per la fatica di vivere.
30 settembre 1972
Ho vinto il premio per la letteratura infantile 1967 con il mio libro per bambini " Il mistero del coniglio che sapeva pensare". Mi ha fatto molto piacere, è chiaro. Però mi fa più piacere ancora quando mi definiscono una scrittrice ermetica. Come è possibile che se scrivo per i bambini sono compresa, ma se scrivo per gli adulti divento difficile? Dovrei forse scrivere per gli adulti con le parole e i sentimenti adeguati a un bambino? Non posso parlare da pari a pari? Ma, oh Dio, come tutto ciò ha così poca importanza.
24 febbraio 1968
Al linotipista. Mi scusi se sto sbagliando così tanto a battere a macchina. Primo è perché la mia mano destra è ustionata. Secondo, non so perché. Adesso una richiesta: non mi corregga. La punteggiatura è il respiro della frase, e la mia frase respira così. E se lei mi trova stravagante, mi rispetti lo stesso. Persino io sono stata obbligata a rispettarmi.
Scrivere è una maledizione.
4 febbraio 1968
Molti desiderano mettersi in mostra. Senza sapere come ciò limiti la vita. Il mio modesto essere in mostra ferisce il mio pudore. Oltre a far sì che ciò che vorrei dire già non posso più dirlo. L'anonimato è soave come un sogno. Ho bisogno di questo sogno. Inoltre non vorrei più scrivere. Sto scrivendo ora perché ho bisogno di denaro. Vorrei stare zitta. Ci sono cose che non ho mai scritto, e morirò senza scriverle. Queste per nessun prezzo. C'è un grande silenzio dentro di me. E questo silenzio è stata la fonte delle mie parole. E dal silenzio è arrivato ciò che più di ogni altra cosa è prezioso: il proprio silenzio.
10 febbraio 1968
Il contatto con gli altri individui attraverso la parola scritta è qualcosa di glorioso. Se mi fosse tolta la parola, per la quale tanto mi batto, dovrei danzare o dipingere. Una qualche forma di comunicazione con il mondo dovrei sempre averla. E scrivere è un mezzo per divinizzare l'essere umano. Com'è possibile? Com'è possibile che abbia scritto nove libri e in nessuno di essi vi abbia detto: io vi amo?
20 aprile 1968
Testi tratti dal volume "LA SCOPERTA DEL MONDO. 1967-1973" di Clarice Lispector.
(La Tartaruga edizioni, 2001)

Lou Reed che canta di me

Un Gitano mi disse:
"Dimmi se il testo non è perfetto per te!".
E poi citò:
"...there is only one good thing in a small town: YOU HATE IT...and you know you want to leave".
E poi suonò:

domenica 10 luglio 2011

StolTezzE

Una spugna per cancellare le ultime stupide, illusorie ore.
Una penna che profuma di fragole.

Un moleskine.
La voce rauca e potente di Janis Joplin.

Note affilate.
Blues urticante.

E tutto si scioglie in un pastello di cera che è mio, solo mio.
Posso dipingere il mio paradiso solo con questo?