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mercoledì 31 agosto 2011

Non riesco a scriverlo

Un'ultima parentesi sul mio lavoro ormai finito e poi per agosto chiudo.  Avevo promesso a qualcuno di scrivere sui miei sensi di colpa e sentimenti contrastanti sulla fine della mia estate lavorativa ma per ora passo.
Mi spiace davvero non poter più lavorare con persone tanto splendide e intendo quelle con cui ho lavorato nell'ultimo mese perchè solo qualcuna mi mancherà dell'altra sede.
Spero di aver lasciato anche a loro qualcosa e di non perderle del tutto... Lo spero tanto....E' tutto quello che riesco a scrvere al momento e non so perchè.

domenica 31 luglio 2011

Attenti alle idi di luglio

Sabato 30 luglio, potete anche non credermi, ma è da sempre un giorno infausto. Invece di arricciare il naso, o impegnarvi a essere incorporei e inesistenti,  si' voi che leggete, dovreste listare a nero questo giorno sul vostro calendario, o selezionare una suoneria-allarme sul vostro cell che si attivi tra un anno e vi ricordi di andarci piano, perchè è il 30 luglio.
La ragione astrale di cotanta sfiga concentrata in queste 24 ore mi sfugge, ma si sa, io di astralismo non me ne occupo.
Posso però concedere la mia esperienza alle masse affinchè ne traggano il maggior beneficio possibile. Un po' come la fedeltà di quei martiri le cui storie riverberano nelle novene cattoliche, complete delle atroci torture da essi tenacemente subite e narrate fin nei dettagli più torbidi, quanto più sadicamente possibile. Si trastullano i cattolici nel leggere di gente sgozzata. Più atrocemente sono crepati questi poveracci, più loro si sentono spinti a pregarli e a cantarne la gloria sempiterna. E' una cosa che dà da pensare...
Ecco io sono un martire della sfiga del 30 luglio e mi sacrifico affinchè i fedeli possano godere dei benefici che codesta conoscenza conferisce loro e onorarmi baciando le mie reliquie. E non preciso quale recisa parte del mio corpo e fluido corporale annesso rappresenterebbero le mie reliqie, che è meglio.

Per farla breve, perchè ho sonno, ieri sono stata costretta a salire in quel di Arcavacata per restituire in biblioteca un cavolo di libro che non sono riuscita a rinnovare via internet perchè un minchione non meglio precisato, lo ha prenotato. Ora, chi diavolo prenota un libro di poesie per l'estate? Nessuno solitamente tant'è vero che questa beneamata silloge era intonsa da chissà quanti secoli, a dormire industurbata in biblioteca, prima che me ne appropriassi. Ma a chi non poteva fare altro che andare storto? A me!!!! Che domande!
Perchè mister "ehi-guarda-che-non-leggi-solo-tu-in-tutta-l'-unical" ha deciso di materializzarsi proprio adesso e richiedere la copia in prestito. Se scopro chi è lo ammazzo. O la ammazzo, ma il mio intuito femminile-influenzato abbondantemente dalla mia latente libido insoddisfatta, credo- tende a visualizzarlo più come un lui che non come una lei. Un lui che legge poesie di poeti ribelli spagnoli? Chi è? Un dio? Conoscendo la media del MaschioUnical, è più probabile che sia Hulk che cerca di attirare una qualche falena in gabbia. Magari sono io la falena chissà... La mia vita riverberrebbe di interesse non indifferente in questo caso, ma sarei costretta a non ucciderlo. E visto che mi ha creato un bel po' di problemi non so proprio se mi va. Rinuncio quindi volentieri alla prospettiva di un'intrigante caccia alla femmina (IO) tramite libro di poesie spagnole da parte di un atipico MaschioUnical altrimenti detto "Hulk", che vuol stritolarmi come una falena dopo avermi ingabbiata, e lo ammazzo. E non ne parliamo più.

Dunque mi armo di pazienza e spreco la mia mattinata libera per salire all'Università col caldo asfissiante, l'autobus semivuoto e la prospettiva quantomai certa di un ingorgo stradale da ultimo week end di luglio sulla Salerno- Reggio Calabria.
Università vuota. Non pressochè vuota o circa-perlomeno-quasi vuota. Vuota vuota. Silenzio d'ovatta, vento che fischia attraverso gli intersizi delle ringhere. C'ero stata altri sabati, con poca gente a godermi l'università tutta per me, ma mai l'ultimo sabato di luglio. "Tutta per me" è diventata un'espressione talmente letterale da farmi paura. Potevo vedere tutta la lunghezza del ponte davanti e dietro di me. Non c'era nessuno! Nè nei cubi nè altrove. E ho avuto paura perchè quando non ci sono studenti e insegnanti e gente con fiori in mano come andassero in un cimitero, l'università diventa dimora di branchi di cani selvaggi, corvi graccianti e altri imprecisati uccelli che si alzano in stormo non appena sentono un rumore, topi con pifferai e quant'altro. Mi sono dunque fiondata verso la biblioteca tra il terrore di essere violentata o sbranata da una muta di cani rabbiosi o uccisa da Il Corvo redivivo, e l'atroce dubbio che, visto che di anima umana non vi era ombra, magari anche la biblioteca era stata invasa da fauna suburbana o peggio. E il peggio sarebbe se fosse stata "chiusa". Perchè qualora fosse stata chiusa sarei dovuta risalire a Cosenza e non ho tempo e in più la mora sarebbe incrementata.
E siccome è il 30 luglio sbataboom: bibioteca chiusa e un misero annuncio ad avvertire i fantasmi che sarebbe stata aperta fino a fine luglio tutto il giorno tranne il sabato solo mezza giornta. Una speranza ha brillato fievolissima, finchè non noto una postilla minuscola che avverte: "tutti i sabati di luglio mezza giornta TRANNE sabato 30 luglio". Ecc'appunto.

Mattinata sprecata, biglietto sprecato e in più non ho neanche potuto soddisfare le mie rinate necessità letterarie e prendere nuovi libri dalla biblio come pregustavo.
Ho gironzolato per negozi aspettando mezzogiorno, mi sono sparata un bignè alla crema e lampne, ho comprato un regalo e mi sono imbarcata rischiando di arrivare tardi a lavoro perchè ovviamete l'autostrada era intasata da turisti nordici che riscoprono l'amore per il sud solo in agosto. Filistei.

Ero meglio se non ci andavo a lavoro vista la catastrofe che sarebbe seguita da lì a tre ore. Ma ci sono andata e la catastrofe ha avuto agio di realizzarsi bella bella. Ma non ne parlerò perchè me ne vado a leggere un po' cercando nella mia libreria qualche volume dimenticato.

Solo vi avviso: "Attenti alle idi di luglio".

P.S.: Sì grazie al ciuco, so benissimo da me che il 30 luglio c'entra con le idi come i cavoli a colazione, ma dire "Attenti alla fine di luglio" non trasmette la stessa mastodontica impressione di tragico storico.

giovedì 30 giugno 2011

I'm a bad girl - prima parte

Una botta di normalità. Almeno ci ho provato. In due diversi momenti della medesima settimana. Tu pensa.

Prima ho fatto un salto alla festa del paese.
Era un venerdì. Uno dei tanti. Il solito sbrilluccicamento ammodo decora le strade in archi di luminosità intermittente, per onorare a dovere un qualche santo presupposto di festività altrimenti sconvenienti: bancarelle bancarelle bancarelle, giostre e certi minchioni trombettanti sul palco, in piazza. E la gigantigrafia luminosa della Torre Eiffel al centro del paese. Mah.
E il vento. Meraviglioso purificatore vento, che dilaniava capelli e vestiti, impolverando tutta quella gente, tutta quella solita, già vista gente, che faceva le solite già viste cose con la perseveranza di chi sa, perchè lo sa, che sono le cose giuste. Che essi sono giusti tra gente giusta.Tutta quella giustezza! Non fosse per sua maestà Eolo, avrei rischiato di diventare anche io una giusta. E poi?! E poi cazzi!
La giusta serata flagellata dal vento e dalla sua alitosa risata insinuato sotto sottane, che fischiava nei microfoni, a staccare dalle dita banconote sfuggenti, a ficcarne terra negli occhi e a scardinare teloni che precipitavano sulla testa di tutti quei giusti. Uno spasso!
Epppppppppppoi c'erano i braccialetti a un euro e ne ho comprati un sacco! Polsini, catene, di legno, a fascia, di colori neon, di metallo, con bochie e perline... *__* Un sacco!
Eppppppppppppoi c'erano decine di carrozzoni dei dolciumi! Bastevoli quelli a mettermi di buon umore, con tutti quei colori fruttosi, il pop corn a schioccare nell'aria, lo zucchero filato che concedeva una mano di gala al vento, e più in là, il regno dei panini dalle multisalse, dei wustel con crauti, delle solite salsicce calabresi rosse come il sangue a richiamare golosi con la loro voce stridula, il sapore che arriva in bocca anche solo tramite il fumo corposo che pizzica gli occhi, lo sfrigolio del grasso che si scioglie a contatto con i tizzoni incandescenti e l'odore piccante, che non lascia tregua e serra la gola...

Certo ero sola, ma non mi è pesato neanche un po', forse per la prima volta da.... o bò non lo ricordo neanche più.
Ho riso in faccia alla puttana della vicina che faceva la gran dama sottoponendo il povero frutto del suo grembo al vento e al terriccio volante, pur di vantarsi in giro di avere un pargolo. La troiona mi vede e volta lo spudorato grugno altrove, allora io, che ho un diavolo in corpo - grazie a un lipgloss dal nome satanico e alle noccioline caramellate che schioccano in pietruzze di miele sulla mia lingua - mi sposto quel tanto che basta da ritrovarmi davanti ai suoi malefici occhi porcini non appena alza la testa, già pronta con la più beffarda e ghignante spressione che conosco spalmata sul viso. Ora è costretta a guardarmi e a rispondere al mio palesemente sarcastico saluto. Ma non se l'aspettava quindi incerta e sommessa, devia lo sguardo per rigirarlo non appena lo ricompone nella solita gringia maligna ma avevo previsto e sono già andata via. La giustezza è prevedibile.

Dopo meno di un'ora ho già incrociato tutto il paese e gran parte dei paesi limitrofi. Due volte. Quindi faccio incetta di marshmallow e leccalecca, quelli enormi colorati, cuoriformi e intrecciati, da bancheralla, e zompetto, sollevata dal vento, soddisfatta quanto ingiusta, per le strade vuote.
In lontananza, rimbombano i primi atoni rintocchi dei soliti indentici fuochi d'artificio, delle solite indentiche feste di paese...

venerdì 15 aprile 2011

lunedì 11 aprile 2011

Meglio perderle o ritrovarle?

- 4 giorni al mio compleanno!!!!

.... e io chi mi vado a sognare? Le mie due stronze ex amiche, ecco chi!
La cosa, devo dire, non mi sorprende. Perchè negli ultimi giorni ho pensato spesso a loro. In questo periodo siamo solite sentirci e spesso, capitava in Aprile di fissare una delle nostre rare uscite. Perchè è il mese del mio compleanno, ma annche di quello di una di loro.

E mi sono ritrovata a chiedermi se mi arriverà un qualche messaggio di auguri da parte loro, e, ovviamente so per certo, al 99,5% che la risposta è no.
Perchè non ci sentiamo da molto e le cose non si sono chiuse bene, perchè io non ho fatto i miei auguri a una del duo perchè è quella che ha scritto l'orrido messaggio e sinceramente, non voglio averci niente a che fare. Ma l'altra... sì è un po' stupida, sì è emozionalmente e intellettivamente limitata, ma non è cattiva e con lei mi sono sempre trovata molto bene, sarà anche l'animo d'ariete che entrambe condividamo.
Ma sono come una sola testa e un solo culo quelle là: ciò che pensa una, lo pensa anche l'altra per osmosi; ciò che fa una fa l'altra; ciò che dice una, dice l'altra.
A dimostrazione di ciò, quando andai nella loro città e chiamai lei per quello che volevo fosse, se non un chiarimento - impossibile considerate le parole che mi hanno scritto e il senso generale che con quel messaggio mi hanno voluto trasmettere -, quantomeno un saluto, un addio civile. Ma quel giorno, non mi rispose alle chiamate e non si è più fatta sentire: atteggiemento abbastanza eloquente, mi pare.
Quindi quel messaggio è come se fosse stato scritto da entrambe e anche se così non fosse, l'arietina non troverebbe mai la forza, l'indipendenza d'animo, di fare qualcosa che l'altra non approverebbe. Per timore di ferirla, per non infrangere il loro patto di sorellanza, non so.
Quindi razionalmente non mi aspetto molto. Ma inconsciamente, una parte di me è un tantino curiosa di sapere quel che succederà. Ho solo paura di restarci male se poi, come è certo, non succederà niente.

Ho sognato che io ero infuriata e delusa da loro, come effettivamente è, e non le cagavo molto nonostante fossimo a una festa comune e che lei, l'arietina meno malvagia della stronza calcolatrice, facesse di tutto per ristabilire i contatti con me. E io ne ero felice. Ci chiarivamo e andavamo a mangiare due grosse ciambelle - tipici donuts americani - con glassa alla fragole e zuccherini a forma di principesse e pirati. Le ciambelle non sapevano di niente, ma io ho provato una sensazione di calore e felicità nel petto, di cui ancora mi porto dietro gli strascichi e che invidio immensamente alla me onirica.
E' la sensazione che si prova ad avere un'amica.
Mi manca.

Credo sia proprio questa sensazione che ha scatenato questa voglia di ricevere loro notizie. In realtà non loro, ma solo quelle dell'arietina. Ma loro due devo considerarle insieme. Le invidio per questo? Invidio la fortuna che hanno di poter contare sempre l'una sull'altra, di avere sempre qualcuno dalla tua parte, di non essere mai sola, di uscire e divertirti con lei e bastase nessun altro ti vuole o se non hai voglia di nessun altro, di poterla chiamare quando vuoi anche per farti un pianto, di avere gli stessi interessi, di fare le stesse cose e divertirsi facendole. Tutte cose che io non ho mai veramente avuto.
Ma non invidio quella simbiosi apersonale di cervello e azione, che le fa sembrare più sceme e succubi di quanto non siano in realtà.

Ricordo che una volta dissi loro di essere fermamente intenzionata, che avessi avuto figli miei o meno, ad adottare un bambino perchè ce ne sono troppi senza casa e io voglio dargli tutto l'affetto del mondo.
Mi risposero all'unisono che loro non avrebbero mai potuto fare una cosa del genere, che non avrebbero mai potuto provare affetto per un figlio non loro e che quindi, avrebbero potuto avere un figlio solo se fosse loro.
Io rimasi scioccata e cercai di spiegare che sono bambini comunque e non scarafaggi con la peste bubbonica. Ma loro, entrambe loro, erano irremovibili sulla questione, quasi come su: "Non scendiamo in spiaggia quando siamo vestite sennò sembriamo strane e ci sporchiamo". E poi ora, le ho viste andare tranquillamente con il loro nuovo gruppo di pseudo-amici-idioti. Quando lo chiedevo io no, eh! Non potevano lordarsi le braghe o risultare "strane" agli occhi degli altri...scendendo in spiaggia. Mah! Che stronze...
Ma quel che più mi sconvolge è questa scarsa capacità di provare dei sentimenti o di averne di pochi, flaccidi e stereotipati nel loro cuore, che è sconvolgente, che possano pensarla esattamente allo stesso identico modo e di conseguenza comportarsi come tale. Sarà che per me è difficile trovare qualcuno con cui avere gli stessi pensieri, le stesse passioni, lo stesso modo di vivere e vedere le cose. Ma mi sembra una simbiosi malata. C'è qualcosa che non va in questo duo esclusivo, egoistico, calibrato...

Beh... staremo a vedere quel che succederà il 15, comunque. Sinceramente, spero qualcosa succeda, qualsiasi cosa. Tanto per movimentare le acque, almeno.
Ma poi mi ricordo di quello che mi hanno scritto, che hanno fatto la carità a frequentarmi, che uscire con me è stato "farsi in quattro per stare ai miei comodi". E allora mi passa la voglia di sentirle, leggerle o vederle se non per spiaccicar loro, su quelle maglie firmate, quel trucco perfetto e quei capelli che passano ore a stirare, due enormi torte alla panna colorata.
E poi gustarmi le loro espressioni ebeti e disperate.
E poi uscire dalla loro scena per sempre, ghignando soddisfatta e rinfrancata.

giovedì 31 marzo 2011

La seduta

Visto che il terribilissimo marzo volge al termine, direi di levarmi di torno la piaga suppurante della laurea di mio cugino e non ne parliamo più. Anche perchè domani comincia il mio mese, bellissimo, fiorito, verde vergine e primaverile. E non voglio inficiarlo con questioni suppuranti.

Cominciamo con la seduta alla quale sono andata senza madre e fratello. Non c'è molto da dire.
Tutto molto tradizionale.
Tutto molto pataccoso.
Tutto molto inutile.
Più, un sacco di foto.
Loro sono fissati con le foto e i video. Foto di routine, in posa, finte e per me fortemente imbarazzanti. Fotofotofotofoto. Non la finivano più. Tutti gli altri laureati se ne sono fatte due standard, e poi se ne sono andati. Noi? Ah noi no: i laureati dopo mio cugino hanno avuto il tempo di festeggiare, mangiare confetti, stappare, andarsene e noi eravamo ancora lì. A fare foto di gruppo, sulla scala, poi sull'altra scala, poi con ogni membro del parentame, poi solo lui e famiglia, poi un'altra scala, poi sul prato, poi sotto l'albero, poi ancora...indovinello? Scale! Gli pagheranno una percentuale per le foto sulle scale dell'università probabilmente, altrimenti non si spiega questa fissazione per le dannate scale. Mentre ci spostavamo a passo di formica verso le auto, non appena vedevano una rampa, ci costringevano a sistemarci come manichini sugli scalini. Sono arrivata a temerle... speravo di incontrare un percorso pianeggiante o una ripida salita, invece scale scale scale. E foto foto foto. A un paio sono riuscita a nascondermi. Mi abbassavo in mezzo alla folla, tanto chi se ne accorgeva!

La seduta è durata solo dieci minuti grazie al cielo, e io proprio non so come farò ad affrontarela mia (ammesso e non concesso che un giorno ci arrivi) visto che ero nervosa già per questa e non me ne fregava niente. Domande semplici e pertinenti, voto non alto, ma non credo si aspettasse molto.

Ovviamente abbiamo dovuto sorbirci i coriandoli, gli applausi, gli auguri, i confetti, i fiori, tutto previsto tutto morboso ai limiti della decenza. E poi, quelle che temevo di più: infinite, insulse, chiacchiere. Ho parlato con qualcuno giusto per fare presenza, ma mi sentivo talmente a disagio in quelle vesti non mie, che non credo di essere riuscita a celare espressioni di noia e disgusto e mi sono presto trovata una panchina a guardia del fiorame. Il più possibile isolata.

La mia intelligentissima e coetanea cugina mi invoglia, allora ad "amalgamarmi". Che genio, eh! Però è rappresentativo di cosa ella è: un essere amorfo che si confonde incolore e inodore tra la folla omogenea. E' proprio vero che ciò che una persona è, si manifesta scientemente in ciò che dice.
Avrei voluto rispondere che io, be'... io non mi amalgamo, mai, lo lascio fare a chi non ha una personalità indipendente come lei, a chi agisce leggendo un copione già scritto come lei, a chi è bellamente barboso come lei.
Ma ero così annebbiata dall'obbligo di comportarmi bene e dal disgusto nauseabondo, che mi sono fatta coraggio e mi sono fusa tra parenti e chiacchiere.

Grazie al cielo siamo arrivati all'aperitivo, in una specie di pub dallo stile moderno con sedie tra parenti, candele galleggianti, penombra e salottini improvvidi. Ho scolato due bicchieri di spumante con l'intento manifesto di obnubilare la mia mente e di farmi perdere il più possibile la cognizione dello spazio e del tempo. Ma non era forte per niente, dannazione.
Io ero seduta con mia cugina e le sue amiche che erano lì come sempre in prima linea. Una di queste, e anche il suo ragazzo onnipresente, non sonoi malaccio a dire il vero. Abbiamo parlato del più e del meno e mangiato pizzette e calzoncini, e frittatine, e gnocchini, e arancini, e olive ascolanine, e mozzarelline impanatine, e le sante sante sante sempre consacrate patatine fritte, mentre con un occhio contavo i secondi che lentissimamente scorrevano.

Poi ci sono state le riprese al tavolo e le foto.

Poi c'è stata la pausa sigaretta in cui mia cugina si è esibita nella solita commediucola degli orrori: "Oh io una sigaretta ...eh magari.... ma qui non posso, ci sono i miei... mi vedrebbero...e i parenti....eh beati voi che fumate" e sgallettate del genere per manifestare al mondo la sua pantomima di perfezione, fino al segreto sussurrato nell'orecchio di uno di loro per rendere a tutti noto che la sua vita è interessante e i suoi amici intimi e felici, la adddddorano.

Poi ci sono stati i dolci (buoni buonini e mandorlatosi) e le fottute foto con i dolci.

Poi c'è stata la torta (troppo liquore l'ho lasciata ma mi sono divorata la panna) e le fottute foto con la torta.

Poi ci sono stati i regali (non li ho cagati, mi rompevo) e le fottute foto con i regali.

Poi c'è stata la lettura dei biglietti (idem come sopra) e le fottute foto con i biglietti.

Poi si sono presi il caffè e chissà che non si siano messi in una bella posa plastica con la tazzina di caffè e non si siano fatti le fottute foto anche con la tazzina di caffè. E la caffettiera, magari.
Io leggevo il Messaggero, intanto, e lanciavo maledizioni contro il coglione degli amici di mio cugino che conosco e che non si è neanche degnato di salutarmi. Brutto tamarro impomatato.

Poi mi sono intrattenuta ancora un po' con cugina e amiche e mi sono sciolta d'invidia per loro che stavano progettando il viaggio estivo.

Poi, grazia volle che il parente di mio cugino con cui io avrei dovuto tornare a casa se ne dovesse andare presto. Allelujia! Sono saltata dalla poltroncina, ho corso come un razzo in sala per recuperare la borsa, salutato gli zii, salutato i cugini, salutato gli amici di mia cugina e fuori di lì, come un fulmine.

Aria fresca e via un peso sul cuore. Ero talmente sollevata e felice di essere fuggita prima del tempo previsto che la prospettiva di un viaggio in auto di un'ora e mezza con  i due zii di mia cugina, non mi toccava proprio.
E invece, piacevole e imprevista sorpresa: il tipo si è rivelato un uomo intelligente e interessante, una rarità da queste parti. Abbiamo parlato per tutto il viaggio, il tempo è volato e, cosa più importante e sorprendente era d'accordo con tutto quello che dicevo. E chi è d'accordo con me non può che essere un gran signore, senza ombra di dubbio.
Gli ho anche citato uno scrittore e De Andrè e lui ha risposto alle mie citazioni con altre citazioni! Ero in sollucchero. Lo so che basta poco per rendermi felice, ma a me questo poco non capita mai e quando capita me lo godo a 360°. Abbiamo anche toccato la per me spinosa questione dell'università. E lui è stato molto accomodante. La cosa bella è che non ribatteva ferocemente pieno di sè, per imporre la sua critica sottesa (come fa mia zia sempre), ma mi ascoltava attento e si vedeva dallo sguardo che apprezzava ciò che dicevo. Ripeto, un gran signore.

E poi sono arrivata a casa. E c'era Bob Dylan ad attendermi. E meno male la prima è andata.

sabato 19 marzo 2011

E la settimana prossima la laurea del cugino! Evviva evviva!

Giusto giusto per restare in tema parenti serpenti. 
Sta per laurearsi il figlio della matriarca e come per la sorella maggiore grandi festeggiamenti sono previsti:
  • Seduta di laurea con tanto di parenti e mazzi di fiori;
  • A seguire banchetto di augurio;
  • Festicciola a casa;
  • Sabato sera tutti al ristorante!;
  • Consegna e spacco regali pubblico;
  • E chissà quale altra celebrazione destinata ad amici a cui sono contenta di non dover presenziare.
Quanto al resto, la mia presenza è data per scontata. Di certo mi tocca la seduta di laura, perché mia madre e mio fratello non possono andarci. Volevo quantomeno risparmiarmi il ristorante questa volta. Ma se mio fratello e mia madre hanno ottime scuse per potersi defilare, queste a me non sono concesse. Tutti sanno che non ho orari, che non esco il sabato sera (per la cena al ristorante) e che quindi sono disponibilissima per unirmi ai festeggiamenti. E, si presuppone, ben lieta di farlo. O forse si presuppone che mi umili, ma che devo farlo. Un po' e un po' mi sa. Una mia mancata presenza, verrebbe comunque vissuta (o solo così recitata io temo) come egoistica e ingiustificata.

Chissene sbatte della tal cosa? Nessuno, of course. E non sono infatti sicura che andrò al ristorante. Trovo quasi stuzzicante l’idea di generare un’impasse nel loro giusto percorso di festeggiamento: “Oh non è venuta…mamma lei che doveva fare di tanto importante, poteva passare una serata con noi!” Poi sarei giustamente dimenticata.
Però penso anche (che incredibile lavorio si svolge nella mia mente! Al confronto quella di Einstein sembra una tangenziale domenica mattina!): sarebbe un ennesimo sabato passato in casa a non fare assolutamente niente. Almeno lì ho qualcosa da guardare e commentare e sminuzzare e immagazzinare e passare al microscopio e deridere e sorprendermi di quanto possa la gente essere conformista stupida e banale. 
Niente giudizi, please. Mi annoio ok? Devo pur fare qualcosa e in mancanza di valide alternative una si aggrappa a tutto. Devio la monotonia del percorso delle mie giornate. Chi può permettersi di castigarmi per questo?

Le domande sulla mia laurea e le occhiate di sottecchi per gustare le mie reazioni me le aspetto già alla seduta, non possono essere peggiori al ristorante. Anche se in effetti non ci saranno proprio tutti i parenti alla seduta…. Oh chi cavolo se ne sbatte di loro?! Vorrà dire che nei prossimi giorni, oltre a scegliere la mise meno banale da indossare, inventerò delle risposte adeguate a domande scontate. Taglienti devono essere. O criptiche. Meglio criptiche. Così, potranno soffermarsi a parlarne nei giorni successivi, e l'evento riecheggerà negli annali più a lungo. Inoltre in questo modo, non solo colorerò le loro esistenze che paragonate ai miei fallimenti sembreranno brillare di luce propria e sfolgorante alimentando quindi una fiducia in se stessi che non si aspettavano di trovare in una fonte così inattesa come me, ma darò adito a focolai di conversazione che altrimenti non nascerebbero. Ecco finalmente che il mio corso di laurea trova la sua utilità e la sua ragione d’essere!

Che poi per me sarà anche e soprattutto una vera noia e una santa tortura, è indubbio. Me la merito. Immagino. E’ qualcosa come il giudizio divino che si attua o che so io. Non se la meriterebbe mia madre, ma d’altronde ella non merita neanche una figlia come me, quindi…

Inoltre mi trovo a dover sfasare anche proponimenti che avevo tenacemente messo in atto. Prima su tutti la decisione di non leggere se non dopo la laurea, ma come posso stare ore ad ascoltare di tesi in economia di cui mene frega quanto della vita delle coccinelle? Oddio magari la vita delle coccinelle  è avvincente a confronto che ne so io… 
Devo portarmi un libro. Magari non lo aprirò, ma devo avere qualcosa con cui estraniarmi, con cui evadere, scappare se le cose dovessero mettersi troppo male per me... Mi serve il portale delle parole, che non uso da un po' a dire il vero. Funzionerà ancora? Sennò picche.

Sarà una lunga e tediante giornata. In più il viaggio di ritorno sarà con qualcuno di loro, e sarà anch'esso lungo lungo e tediante tediante, contribuendo così a rendere sempre più lungo e sempre più tediante la giornata già di per sè lunga e tediante. Vorrei avere qualcuno da poter chiamare alla fine del tutto, o durante o prima o perennemente. Che mi aiuti. Che mi guidi. Che mi salvi. Che mi protegga. Ma non ce l'ho.
Che siano gli dei allora, a proteggermi.

domenica 20 febbraio 2011

Buon massacro di San Valentino a tutti


 Riflessioni postume sulla festa di San Valentino:

La cosa che maggiormente odio del giorno di San Valentino non è il commercio e le tecniche consumistiche che la giustificano e la tengono viva, non sono certo una di quella che si profonde in ottusi monologhi preformati sulle feste spenderecce architettate dalle major dei cioccolatini. Prima di tutto perché amo i cioccolatini e non posso far loro questo sarebbe un orrido tradimento da parte mia all'unica cosa sempre dolce e sempre pronta a risollevare la mia depressione nella mia vita; e poi perché credo che tutto sia votato al consumismo nella nostra società spudoratamente economica capitalistica, quindi...grazie al ciuccio che lo è anche San Valentino.

La cosa che maggiormente odio del giorno di San Valentino non sono pupazzi, palloncini, ammennicoli, portafoto e quant'altro possa assumere una forma cuoriciosa sbattuta in faccia impudicamente a chiunque di cuoricioso non abbia una mazza nella sua esistenza, né il fatto che sono un pugno in faccia al buon gusto e di un kitsch allucinante. D'altronde se l'amore è il fulcro della festa di San Valentino, se il simbolo dell'amore è un organo cardiaco bellamente stilizzato, che colpa ne hanno i produttori di oggettucoli inutili e ingombranti che presto verranno scaricate nelle già straripanti discariche della Terra?

La cosa che maggiormente odio del giorno di San Valentino non sono neanche i telegiornali che ogni anno, puntuali, ci sommergono di servizi su questo sacrosantizzato momento, ripetendo esattamente le stesse parole che compongono le stesse frasi dell'anno precedente, perché visto l'aria che tira in Italia ricordare che l'amore è bello e pieno di gioie immense oltre che di soffocanti doveri familiari da cui pare tutti sfuggano cercando sesso selvaggio e favorendo la prostituzione, serve a distrarre un momento dall'amara realtà che è appunto quella in cui l'amore è fasulleria al servizio dell'istituzione matrimoniale da cui tutti, appunto, sfuggono cercando sesso selvaggio e in alcuni, noti fatti, favorendo la prostituzione.

La cosa che maggiormente odio della festa di San Valentino non sono le promesse d'amore espresse in frasette sdolcinate che confezionano i poco creativi scrittori di aforismi per bigliettini di auguri e che i partner di entrambi i sessi fanno propri in un ridondate sproloquio annacquato e riproposto in ogni storia, perché anche i poco creativi (che, ahinoi) si credono creativi, hanno il diritto di lavorare e salvare coloro i quali non sono in grado di elaborare da soli i loro ex voto. Cosa che da un lato mi rende triste per loro (no sono seria non sono sarcastica, sono molto, molto, triste per lo scarso uso che questi cervelli fanno di neuroni e di sentimenti... un passo indietro nell'evoluzione umana, si ritorna a Neanderthal quantomeno...), dall'altro rende allegro e gioioso il mio lato perverso perché mi fa sentire meno triste per non aver mai veramente avuto una storia d'amore e consapevole che nonostante questo non sono verbalmente limitata o destinata ad accontentarmi di pulviscoli di sentimento preconfezionato e stantio.

La cosa che maggiormente odio di San Valentino non sono neanche le coppiette in amore, magari aggregate in doppia o multipla coppia che invadono ristoranti e pizzerie in cerca del pasto con mandolino in sottofondo, tovaglia a quadretti, lume di candela, con spaghetto condiviso alle estremità che si raccoglie e avvicina labbra fameliche e polpetta regalata con deferenza all’amata. D’altronde i ristoratori e i cliché pittoreschi e orfani di occasioni per realizzarsi, devono pur sopravvivere.

No. Quello che veramente, assolutamente e indiscussamente odio della festa di San Valentino è che io non ho idea di cosa significhi festeggiare una ricorrenza del genere, quindi le mie sono solo speculazioni posticce, non supportate da esperienza e ammorbate dall’invidia. Magari se vivi una storia d’amore, avere una scusa in più per fare qualcosa di speciale e per coccolare il valentino di turno è davvero un’occasione stimolante da non farsi scappare e da godere al cento per cento.
La odio poi perché, in fin dei conti, si tratta della celebrazione di un massacro, l’augurio più giusto dovrebbe essere “Buon massacro di San Valentino” altro che cuoricianti ciarlerie da sposi promessi!

Riflessioni terminate.