Frances e Courtney, Sarò al tuo altare altare. Per favore Courtney,
tira avanti, per Frances, per la sua vita perché la sua vita sia molto
più felice senza di me. TI AMO. TI AMO.
Kurt Cobain, musicista 8 Aprile 1994
- ”Arrivederci a tutti!”
Le ultime parole saltando dalla nave da crociera Orizaba (il suo corpo non fu mai più ritrovato)
Hart Crane, poeta, 27 April 1932
- “Ai miei amici. Il mio lavoro è fatto. Perché aspettare?
George Eastman, inventore, 14 March 14, 1932
- Quando tutto l’utile è esaurito, quando si è sicuri di una morte
inevitabile e imminente, è il più evidente diritto umano scegliere una
morte rapida e semplice al posto di una lenta e dolorosa.
Charlotte Perkins Gilman, scrittrice, 17 agosto 1935
- ” E ora, in linea con la politica di Canale 40 di portarvi sempre
le ultime notizie sanguinose a colori, state per assistere a un’altra
esclusiva, un tentativo di suicidio..
Chris Chubbuck, che è riuscito nel tentativo il 15 luglio del 1974
- Non preoccuparti, non è carica
Terry Kath, musicista rock, morto il 23 gennaio 1978 mentre giocava alla roulette russa
- Hanno provato a uccidermi, li ho preceduti!
Vachel Lindsay, poeta, 4 Dicembre 1931
- Deve finire. Non c’è rimasta speranza. Sarà in pace. Nessuno ha niente a che fare con questo. La mia decisione è definitiva.
Freddie Prinze, comico, 29 gennaio 1977
- Caro mondo, ti sto lasciando perché sono annoiato. Mi sento di aver
vissuto abbastanza. Ti sto lasciando senza preoccupazione in questa
dolce vasca. Buona fortuna.
George Sanders, attore inglese, 25 aprile 1972
- ”Il campionato è finito.” Niente più giochi, niente più bombe.
Niente più comminate. Niente più divertimento. Niente più nuoto. 67,
sono 17 anni oltre i 50,. 17 di più di quelli di cui avevo bisogno e
volevo. Noioso. Sono sempre stronzo. Non diverto nessuno. 67. Stai
diventando avido. Recita la tua vecchiaia. Questo non farà male.
Hunter S. Thompson, author, 20 febbraio 2005
- A Harald, possa Dio perdonarti e perdonarmi, ma preferisco
togliermi la vita insieme al nostro bambino, prima di mostrarlo con
vergogna o di ucciderlo, Lue.
~~ Lupe Velez, attrice, 23 dicembre 1944
- Non credo che le persone debbano togliersi la vita senza profonda e attenta riflessione durata un lungo periodo di tempo.
Wendy O. Williams, artista punk rock , 6 aprile 1998
- Sono sicura che diventerà matta ancora. Sento che non possiamo
attraversare un atro di questi brutti periodi. E che non mi riprenderi
questa volta. Comincio a sentire le voci.
Virginia Woolf, scrittrice 28 marzo 1941
Blog senza censure. Metto a nudo me stessa come se un Grande fratello tenesse puntate le sue telecamere nella mia anima ribelle, punk e borderline. Scriverò ogni dettaglio, più o meno sordido che sia, della mia vita che odora di libri, salsedine, peonie e torta al cioccolato, dove caos e autodistruzione lottano contro la morale dei benpensanti e dove fioriscono universi alternativi sotto un cielo di lamponi. Mi svendo raccontandolo, che interessi a qualcuno o no. And fuck everything else.
Visualizzazione post con etichetta L'insostenibile nullità del vivere. Mostra tutti i post
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venerdì 1 giugno 2012
Tredici suicidi
martedì 20 marzo 2012
E' dai colori che nascono le spine
Tutti questi colori, e non saperli usare.
Palpitano frenetici, incalnzadosi l'un l'altro, scavalcandosi, annullandosi in una sinfonia nevrotica.
Hai la tavolozza in una mano e il pennello nell'altra e senti le loro voci, acute e ammalianti, giovani e sconsiderate, chiedono solo di essere usati, non importa come, non importa dove, chiedono solo di avere una chance di vivere. E tu te ne stai lì, incalzata dai loro barbagli, tremante, a cercare la tonalità giusta, la modulazione cromatica che sia tua, che sia adatta a te. Che non ti ignori. Che non ti tramortisca. Che non rubi la tua aria e ti asfissi.
Poi ci provi. Ti fai coraggio e intingi il pennello.
E la gradazione che riesci a ricavarne è inaspettatamente perfetta. Un piccolo bagliore nel tuo mondo in bianco e nero, ma ti riscalda il cuore e tu gli dai tutto quello che hai per alimentarla, coccolarla, farla crescere. La nocciola dei tuoi occhi, il vermiglio del tuo sangue, lo screziato delle tue emozioni, il fuoco dei tuoi pensieri.
E' perfetto. E' una parte di te pur restando sè.
La tavolozza respira serena, ora. Ogni tanto ha un moto di impazienza: "quando ci riuserà? è troppo poco non vedi che hai solo quello?noi possiamo darti tutto, devi viverci però! Usaci, scema!".
Ma tu sei troppo presa dal tuo capolavoro. Il suo calore annebbia qualsiasi altro senso.
Non ti salva. Il resto del tuo mondo è bianco e nero, ma lui esiste e ti ha dato tanto cosa dovresti fare? Tradirlo? Lui non ti tradirebbe. Esiste ed esiste con te.
Ma tu gli hai dato tutti i tuoi colori più belli, ormai. Cos'altro puoi offrirgli? Ti resta solo il grigio delle tue giornate e la nebbia nei tuoi sogni.
E non li vuole.
I colori sulla tavolozza sono stanchi di aspettarti, tonalità acide latrano invidiose contro la tua mancanza di interesse. Li vedi scivolere oltre i bordi della tavolozza: vogliono scappare, cercano un pennello attivo, una mente vuota da ammaliare più facilmente. Nella tua c'è il magma rovente, è troppo dura cavalcarlo, chi si azzarderebbe a farlo? Farsi travolgere, bruciarsi per un brillìo astruso e invertebrato? No. Non ne vale la pena.
Tu li guardi andar via. Cerchi di fermarli, ma non c'è convinzione nella tua voce. C'è rassegnazione. "Tornate, datemi tempo, io devo imparare a usarvi, devo farvi convivere col magma! Guardate quanto è bello quando ci riesco? Avreste mai immaginato potesse esistere un colore così forte, totale, grande?!".
"E doviè?", sghignazzano quelli, velenosi "sei stata così tanto tempo a guardarlo che non ti sei resa conto che ti ha prosciugata e se ne sta andando. Tornatene nel tuo mondo in bianco e nero, tornatene alle tue nebbie grigie, è quello che ti meriti".
Ora c'è solo un solco al posto del mio colore, tanto profondo quanto quello era bello.
E un grande "NO" di lettere di buio, un residuo della sua voce portato dal vento, vibra ancora tra le nebbie grigie del mio mondo. Sempre più lieve, sempre più vago, sempre più nullo. Solo un ricordo e una spina nel cuore.
Palpitano frenetici, incalnzadosi l'un l'altro, scavalcandosi, annullandosi in una sinfonia nevrotica.
Hai la tavolozza in una mano e il pennello nell'altra e senti le loro voci, acute e ammalianti, giovani e sconsiderate, chiedono solo di essere usati, non importa come, non importa dove, chiedono solo di avere una chance di vivere. E tu te ne stai lì, incalzata dai loro barbagli, tremante, a cercare la tonalità giusta, la modulazione cromatica che sia tua, che sia adatta a te. Che non ti ignori. Che non ti tramortisca. Che non rubi la tua aria e ti asfissi.
Poi ci provi. Ti fai coraggio e intingi il pennello.
E la gradazione che riesci a ricavarne è inaspettatamente perfetta. Un piccolo bagliore nel tuo mondo in bianco e nero, ma ti riscalda il cuore e tu gli dai tutto quello che hai per alimentarla, coccolarla, farla crescere. La nocciola dei tuoi occhi, il vermiglio del tuo sangue, lo screziato delle tue emozioni, il fuoco dei tuoi pensieri.
E' perfetto. E' una parte di te pur restando sè.
La tavolozza respira serena, ora. Ogni tanto ha un moto di impazienza: "quando ci riuserà? è troppo poco non vedi che hai solo quello?noi possiamo darti tutto, devi viverci però! Usaci, scema!".
Ma tu sei troppo presa dal tuo capolavoro. Il suo calore annebbia qualsiasi altro senso.
Non ti salva. Il resto del tuo mondo è bianco e nero, ma lui esiste e ti ha dato tanto cosa dovresti fare? Tradirlo? Lui non ti tradirebbe. Esiste ed esiste con te.
Ma tu gli hai dato tutti i tuoi colori più belli, ormai. Cos'altro puoi offrirgli? Ti resta solo il grigio delle tue giornate e la nebbia nei tuoi sogni.
E non li vuole.
I colori sulla tavolozza sono stanchi di aspettarti, tonalità acide latrano invidiose contro la tua mancanza di interesse. Li vedi scivolere oltre i bordi della tavolozza: vogliono scappare, cercano un pennello attivo, una mente vuota da ammaliare più facilmente. Nella tua c'è il magma rovente, è troppo dura cavalcarlo, chi si azzarderebbe a farlo? Farsi travolgere, bruciarsi per un brillìo astruso e invertebrato? No. Non ne vale la pena.
Tu li guardi andar via. Cerchi di fermarli, ma non c'è convinzione nella tua voce. C'è rassegnazione. "Tornate, datemi tempo, io devo imparare a usarvi, devo farvi convivere col magma! Guardate quanto è bello quando ci riesco? Avreste mai immaginato potesse esistere un colore così forte, totale, grande?!".
"E doviè?", sghignazzano quelli, velenosi "sei stata così tanto tempo a guardarlo che non ti sei resa conto che ti ha prosciugata e se ne sta andando. Tornatene nel tuo mondo in bianco e nero, tornatene alle tue nebbie grigie, è quello che ti meriti".
Ora c'è solo un solco al posto del mio colore, tanto profondo quanto quello era bello.
E un grande "NO" di lettere di buio, un residuo della sua voce portato dal vento, vibra ancora tra le nebbie grigie del mio mondo. Sempre più lieve, sempre più vago, sempre più nullo. Solo un ricordo e una spina nel cuore.
sabato 10 marzo 2012
Vento
Se ora avessi una macchina mi fionderei dentro questo tornado, attaverserei la furia dei fiotti, pur di uscire e andare in qualsiasi dannato posto che non sia nelle vicinanze.
Invece, il vento dovrà rompere le sue appendici ovunque tranne che su di me, stasera, nessuno mi vedrà metter piedi fuori di casa.
E sapete qual è il bello?
Nessuno se ne accorgerà.
Invece, il vento dovrà rompere le sue appendici ovunque tranne che su di me, stasera, nessuno mi vedrà metter piedi fuori di casa.
E sapete qual è il bello?
Nessuno se ne accorgerà.
mercoledì 29 febbraio 2012
Fine e inzio coincidono
giovedì 23 febbraio 2012
Quelli con l'anima in fiamme
Dovrei andare in palestra, ficcarmi l'mp3 nelle orecchie e correre fino a sfinirmi. Ma il groviglio che mi blocca e così intricato da non riuscire a scioglierlo neanche per fare una cosa abitudinaria e normale come andare in palestra. O forse è proprio questo, il suo essere abitudinaria e normale, è per me un ostacolo insormontabile.
Se solo potessi avere un tocco di anormalità e misurarmi con esso....forse potrei riuscirci. Forse mi serve l'anormale per attivarmi ed essere me stessa. Vivendo. Mi serve l'anormale.
Ma dove cercarlo?
Nel mio "migliore amico" con cui temo di parlare perchè il più delle volte mi risponde male e fraddamente. Sembra mia madre. Niente di anormale,ormai. Tristemente normale, direi.
In quelle sensazioni che sfociano senza controllo alcuno, che cerco di intrppolare in parole e intiepidirle, affinchè chi le colga non debba scottarsi, come me stessa che le ho generate? Mentre le generavo e dopo, per sempre?
Quando smetterò di bruciare così? Una febbre incarnata, non mi sorprende più se appaio delirante ai sani. Charles Bukowski scrisse: "Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme"- è una citazione che ho sempre amato, prima di tutto perchè amo Buwkowski; e poi perchè sono io, persa, andata, diversa, fottuta, che non incontri mai. Quella con l'anima in fiamme. E il fatto che una persona come Buk potesse amare una così, inavvicinabile, perennemente infiammata, dannata, pericolosamente bruciante, mi ha semrpe confortata. Il desiderio di condividere sensazioni tanto potenti insieme a qualcuno a prova di fiamma, senza distruggerlo -pensavo- fosse realizzabile, se Buk lo farebbe.
Ma non è più una speranza.
Sono sbagliata e cattiva pare, ecco: pare che sia anche fondamentalmente cattiva. Come non bastasse il resto.
Perchè il destino dovrebbe riservare a me- Lo sbaglio - una cosa così....giusta?
"Perchè altrimenti io, la mia storia, non avrebbe ragione d'esistere".
Illusa e certa delle mie ragioni, così avrei autorisposto fino a qualche tempo fa.
Non più. La vita non ha ragioni. Ci butta lì e se siamo scaltri e forti e sappiamo cercare e forgiare una qualche felicità precostituita, allora avremo l'agognato happy end, o quasi happy; o tipo end.
Io non lo sono, nè scaltra, nè forte, nè in grado.
E se qualcuno o qualcosa c'è stato, con la capacità di far ingranare la marcia al fato e autocompiere l'auspicio, era fumo tra le dita, bagliore fugace, che solletica il desiderio di esistere e poi fugge via.
Dicendo che non poteva farlo. Che non poteva stare con me, che non voleva vivere con me.
Che non (mi) sapeva amare.
Se solo potessi avere un tocco di anormalità e misurarmi con esso....forse potrei riuscirci. Forse mi serve l'anormale per attivarmi ed essere me stessa. Vivendo. Mi serve l'anormale.
Ma dove cercarlo?
Nel mio "migliore amico" con cui temo di parlare perchè il più delle volte mi risponde male e fraddamente. Sembra mia madre. Niente di anormale,ormai. Tristemente normale, direi.
In quelle sensazioni che sfociano senza controllo alcuno, che cerco di intrppolare in parole e intiepidirle, affinchè chi le colga non debba scottarsi, come me stessa che le ho generate? Mentre le generavo e dopo, per sempre?
Quando smetterò di bruciare così? Una febbre incarnata, non mi sorprende più se appaio delirante ai sani. Charles Bukowski scrisse: "Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme"- è una citazione che ho sempre amato, prima di tutto perchè amo Buwkowski; e poi perchè sono io, persa, andata, diversa, fottuta, che non incontri mai. Quella con l'anima in fiamme. E il fatto che una persona come Buk potesse amare una così, inavvicinabile, perennemente infiammata, dannata, pericolosamente bruciante, mi ha semrpe confortata. Il desiderio di condividere sensazioni tanto potenti insieme a qualcuno a prova di fiamma, senza distruggerlo -pensavo- fosse realizzabile, se Buk lo farebbe.
Ma non è più una speranza.
Sono sbagliata e cattiva pare, ecco: pare che sia anche fondamentalmente cattiva. Come non bastasse il resto.
Perchè il destino dovrebbe riservare a me- Lo sbaglio - una cosa così....giusta?
"Perchè altrimenti io, la mia storia, non avrebbe ragione d'esistere".
Illusa e certa delle mie ragioni, così avrei autorisposto fino a qualche tempo fa.
Non più. La vita non ha ragioni. Ci butta lì e se siamo scaltri e forti e sappiamo cercare e forgiare una qualche felicità precostituita, allora avremo l'agognato happy end, o quasi happy; o tipo end.
Io non lo sono, nè scaltra, nè forte, nè in grado.
E se qualcuno o qualcosa c'è stato, con la capacità di far ingranare la marcia al fato e autocompiere l'auspicio, era fumo tra le dita, bagliore fugace, che solletica il desiderio di esistere e poi fugge via.
Dicendo che non poteva farlo. Che non poteva stare con me, che non voleva vivere con me.
Che non (mi) sapeva amare.
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L'insostenibile nullità del vivere
Rock's flower
In questo momento probabilmente, stanno chgiamando l'appello.
Avrei dovuto dare il mio ultimo esame.
Avrei dovuto essere libera stasera.
Avrei dovuto piantare la prima pietra, lasciarle il tempo di mettere radici, crescere e fiorire con la fine di questa follia devastante che sono stati gli ultimi 10 anni e l'inizio della mia libertà.
Avrei dovuto iniziare a vivere stasera.
Non ci saranno fiori di granito. Solo lacrime, quelle si, graffianti come la pietra e di pietra il peso nel petto che mi impedisce di respirare. Non credo di superare i miei drammi con la fine dell'università, ma sarebbe un passo, sarebbe un inizio. E' un simbolo. E' una catena in meno. E' la conferma che, nonostante tutto, essere viva, posso fare qualcosa, posso vivere. Non essere niente. Non essere invisibile e inadeguata a tutto e tutto. E' la speranza. Come un fiore.
Di pietra.
Avrei dovuto dare il mio ultimo esame.
Avrei dovuto essere libera stasera.
Avrei dovuto piantare la prima pietra, lasciarle il tempo di mettere radici, crescere e fiorire con la fine di questa follia devastante che sono stati gli ultimi 10 anni e l'inizio della mia libertà.
Avrei dovuto iniziare a vivere stasera.
Non ci saranno fiori di granito. Solo lacrime, quelle si, graffianti come la pietra e di pietra il peso nel petto che mi impedisce di respirare. Non credo di superare i miei drammi con la fine dell'università, ma sarebbe un passo, sarebbe un inizio. E' un simbolo. E' una catena in meno. E' la conferma che, nonostante tutto, essere viva, posso fare qualcosa, posso vivere. Non essere niente. Non essere invisibile e inadeguata a tutto e tutto. E' la speranza. Come un fiore.
Di pietra.
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venerdì 17 febbraio 2012
Una tempesta per respirare
... dopotutto il sonno è dei giusti. Come può albergare da queste parti?
C'è solo uno stanco sfarfallìo che ha il fruscio della carta scomposta, dei quaderni dentuti, dei fogli infiniti, tritati in un ammasso sbilenco e bloccati nell'attimo prima del loro frantumarsi, come in un sospiro prima della tempesta. Se un solo foglio cadesse, si porterebbe dietro ogni altro elemento di questo mondo fasullo, in un effetto domino devastante. E' un ambiente troppo incerto e precario, non può essere accettato dall'universo, saldo e preciso. Il primo alito lo sbriciolerà, e tutto il valore delle parole incise sui fogli che lo compongono, tutto quel peso d'inchiostro e aspettative, e speranze, e storie, svanirà.
E respirare - finalmente respirare! - coinciderà col morire.
E' troppo tardi, anche per la camomilla ormai gelida, anche per le stelle, anche per i Cure, anche per bruciare...
Tennessee Williams scrisse: " "Viviamo tutti in una casa che brucia. Nessun vigile del fuoco da chiamare. Nessuna via d'uscita. Solo la finestra del piano di sopra da cui guardare fuori mentre il fuoco divora la casa con noi intrappolati, chiusi dentro."
No. Brucia chi respira. Ma qui non c'è ossigeno. Solo il niente, un attimo prima della tempesta.
C'è solo uno stanco sfarfallìo che ha il fruscio della carta scomposta, dei quaderni dentuti, dei fogli infiniti, tritati in un ammasso sbilenco e bloccati nell'attimo prima del loro frantumarsi, come in un sospiro prima della tempesta. Se un solo foglio cadesse, si porterebbe dietro ogni altro elemento di questo mondo fasullo, in un effetto domino devastante. E' un ambiente troppo incerto e precario, non può essere accettato dall'universo, saldo e preciso. Il primo alito lo sbriciolerà, e tutto il valore delle parole incise sui fogli che lo compongono, tutto quel peso d'inchiostro e aspettative, e speranze, e storie, svanirà.
E respirare - finalmente respirare! - coinciderà col morire.
E' troppo tardi, anche per la camomilla ormai gelida, anche per le stelle, anche per i Cure, anche per bruciare...
Tennessee Williams scrisse: " "Viviamo tutti in una casa che brucia. Nessun vigile del fuoco da chiamare. Nessuna via d'uscita. Solo la finestra del piano di sopra da cui guardare fuori mentre il fuoco divora la casa con noi intrappolati, chiusi dentro."
No. Brucia chi respira. Ma qui non c'è ossigeno. Solo il niente, un attimo prima della tempesta.
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Quote
mercoledì 31 agosto 2011
Quindi?
Voglio scrivere.
Ma ho paura...
Ma ho paura...
sabato 23 luglio 2011
domenica 10 luglio 2011
Viola e Rosa
Viola non ha niente di speciale in mano, nessun artefatto o idea o propaggine del proprio corpo o di un corpo altrui che possa consentirle di rendere importante questo momento.
Viola accuccia il volto tra le dita. Riempie lacune. Lacune di libertà, che scorge tra le sbarre delle mani. Di nostalgia di baci piccanti. L'odore del sangue non lo sente. Neanche se schiaccia il naso contro i polsi stretti. Neanche se respira forte. Solo un residuo dolce e vellutato di Pink Sugar, rialchemizzato dalle fragranze della sua pelle.
Viola ammira l'incrocio di vene coperto dalla sottile pelle dei polsi. Percorre il loro cammino con un dito, stuzzicando tremori d'altre vite. Grossi letti di fiumi ramificano i suoi polsi. Pulsano. Sono come enormi animali lineiformi nati solo per custodire ciò che hanno all'interno.
Viola si chiede di che colore tingerebbe la sua pelle bianca il suo sangue. Se rompesse gli argini di un fiume, se tagliasse in due quell'essere custode, cosa si riverserebbe fuori? La renderebbe più bella?
Viola ha sempre desiderato essere Rosa. Ma lei non è Rosa. E' viola. Può mascherarsi da rosa, ma resta viola. Può far finta di essere rosa, ma continuando a sapere che è viola. Può essere Rosa solo se smette di essere Viola.
Viola ha indossato un abito rosa, poche ore fa. Bianco, di velo, tulle e merletti, con fiori digradanti in tutte le tonalità di rosa. Ha indossato poi, il bracciale dello stesso colore e quello con fiori di velo bianchi. E le sabot confetto. Ha lasciato che i capelli di cioccolato cadessero ribelli, in onde, boccoli e spuma. Ha ridisegnato il contorno degli occhi. Ha inumidito le labbra. Ha impreziosito il petto.
Viola ammira il rifelsso di viola. Il riflesso di viola è rosa. A viola piace quel riflesso. Perchè non è viola. Solo nello specchio, il viola può essere davvero rosa, con tutto ciò che questo comporta, ed esserne fiero.
Rosa guarda leziosa Viola dal suo lato dello specchio. Non capisce neanche lei perchè Viola sia così viola. Rosa è rosa come può capirlo? Rosa è la più bella del suo giardino. E' perfetta. Non sbava, Rosa. E se sbava, va bene così. Tornerà più rosa di prima. Non più viola. Rosa deve affrattersi ora. Non può perdere tempo a pensare a Viola. E' sabato sera, Rosa deve uscire con amici. E torna nelle profondità del suo specchio, a vivere da Rosa, lasciando immobile il suo riflesso, che un po' sbeccatamente, prova a imitarla. A essere un po' rosa.
Viola è ancora innuvolata nel suo abito di tulle quando trilla il telefono. Risponde come Rosa a una telefonata attesa, perchè nella vita di una Rosa, il sabato sera la chiamata è scontata. "Rosa siamo noi stiamo per partire, ma siamo pieni in auto, c'è qualcuno che può accompagnarti a S.". Ros...ola cerca un senso: "Ma avevate detto che passavate a prendermi...Possono accompagnarmi ma poi al ritorno nessuno può venire a prendermi visto che faremo tardi. Posso tornare con voi?". "E...no non c'è posto". R...iola: "Non importa allora, non posso venire. Sarà per un'altra volta. Buona serata". "Oh. Ok".
Viola è seduta sul letto. Toglie i bracciali collane e orecchini. Affoga le sabot confetto tra le nuvole di tulle. Tutto quel rosa.... Ma una rosa non può morire così. Vio...sa afferra il telefonino. Ancora scotta. Le ustiona la guancia mentre parte il segnale di chiamata inoltrata. "Pronto, ehi ciao". Vi...osa: "Ciao ma quando arrivi, ti sto aspettando da un'ora su msn". "Oh mio dio, sono un'idiota!". Viol...sa: "Ti sei scordato. Sei fuori?". "Sì". Viola: "Sì, sei un'idiota".
Viola ha graffiato via la matita dagli occhi. Ha lasciato che il vestito rosa le scivolasse addosso e cadesse scomposto sul pavimento. Ora è una nuvola sgonfia, accortocciata sotto ai suoi piedi.
Viola guarda lo specchio. Rosa è sparita con passi di danza. C'è solo Viola senza più rosa.
Viola ha ingabbiato il volto tra le mani. Ha odorato i suoi polsi. Ha segnato col dito i rami dei fiumi. Pulsano azzurri di rosso sangue.
Viola abbassa le mani. I polpastrelli accarezzano i tasti. Detta il tempo con gli occhi di fuoco e ballano le dita la sola danza che conoscono, di lettere e punti.
Viola è viola. E fa la sola cosa che una viola può fare in un giardino di rose. Scrive: "...Può essere Rosa solo se smette di essere Viola. E c'è un solo modo per non essere davvero, mai più Viola. Troncare i fiumi.".
Viola accuccia il volto tra le dita. Riempie lacune. Lacune di libertà, che scorge tra le sbarre delle mani. Di nostalgia di baci piccanti. L'odore del sangue non lo sente. Neanche se schiaccia il naso contro i polsi stretti. Neanche se respira forte. Solo un residuo dolce e vellutato di Pink Sugar, rialchemizzato dalle fragranze della sua pelle.
Viola ammira l'incrocio di vene coperto dalla sottile pelle dei polsi. Percorre il loro cammino con un dito, stuzzicando tremori d'altre vite. Grossi letti di fiumi ramificano i suoi polsi. Pulsano. Sono come enormi animali lineiformi nati solo per custodire ciò che hanno all'interno.
Viola si chiede di che colore tingerebbe la sua pelle bianca il suo sangue. Se rompesse gli argini di un fiume, se tagliasse in due quell'essere custode, cosa si riverserebbe fuori? La renderebbe più bella?
Viola ha sempre desiderato essere Rosa. Ma lei non è Rosa. E' viola. Può mascherarsi da rosa, ma resta viola. Può far finta di essere rosa, ma continuando a sapere che è viola. Può essere Rosa solo se smette di essere Viola.
Viola ha indossato un abito rosa, poche ore fa. Bianco, di velo, tulle e merletti, con fiori digradanti in tutte le tonalità di rosa. Ha indossato poi, il bracciale dello stesso colore e quello con fiori di velo bianchi. E le sabot confetto. Ha lasciato che i capelli di cioccolato cadessero ribelli, in onde, boccoli e spuma. Ha ridisegnato il contorno degli occhi. Ha inumidito le labbra. Ha impreziosito il petto.
Viola ammira il rifelsso di viola. Il riflesso di viola è rosa. A viola piace quel riflesso. Perchè non è viola. Solo nello specchio, il viola può essere davvero rosa, con tutto ciò che questo comporta, ed esserne fiero.
Rosa guarda leziosa Viola dal suo lato dello specchio. Non capisce neanche lei perchè Viola sia così viola. Rosa è rosa come può capirlo? Rosa è la più bella del suo giardino. E' perfetta. Non sbava, Rosa. E se sbava, va bene così. Tornerà più rosa di prima. Non più viola. Rosa deve affrattersi ora. Non può perdere tempo a pensare a Viola. E' sabato sera, Rosa deve uscire con amici. E torna nelle profondità del suo specchio, a vivere da Rosa, lasciando immobile il suo riflesso, che un po' sbeccatamente, prova a imitarla. A essere un po' rosa.
Viola è ancora innuvolata nel suo abito di tulle quando trilla il telefono. Risponde come Rosa a una telefonata attesa, perchè nella vita di una Rosa, il sabato sera la chiamata è scontata. "Rosa siamo noi stiamo per partire, ma siamo pieni in auto, c'è qualcuno che può accompagnarti a S.". Ros...ola cerca un senso: "Ma avevate detto che passavate a prendermi...Possono accompagnarmi ma poi al ritorno nessuno può venire a prendermi visto che faremo tardi. Posso tornare con voi?". "E...no non c'è posto". R...iola: "Non importa allora, non posso venire. Sarà per un'altra volta. Buona serata". "Oh. Ok".
Viola è seduta sul letto. Toglie i bracciali collane e orecchini. Affoga le sabot confetto tra le nuvole di tulle. Tutto quel rosa.... Ma una rosa non può morire così. Vio...sa afferra il telefonino. Ancora scotta. Le ustiona la guancia mentre parte il segnale di chiamata inoltrata. "Pronto, ehi ciao". Vi...osa: "Ciao ma quando arrivi, ti sto aspettando da un'ora su msn". "Oh mio dio, sono un'idiota!". Viol...sa: "Ti sei scordato. Sei fuori?". "Sì". Viola: "Sì, sei un'idiota".
Viola ha graffiato via la matita dagli occhi. Ha lasciato che il vestito rosa le scivolasse addosso e cadesse scomposto sul pavimento. Ora è una nuvola sgonfia, accortocciata sotto ai suoi piedi.
Viola guarda lo specchio. Rosa è sparita con passi di danza. C'è solo Viola senza più rosa.
Viola ha ingabbiato il volto tra le mani. Ha odorato i suoi polsi. Ha segnato col dito i rami dei fiumi. Pulsano azzurri di rosso sangue.
Viola abbassa le mani. I polpastrelli accarezzano i tasti. Detta il tempo con gli occhi di fuoco e ballano le dita la sola danza che conoscono, di lettere e punti.
Viola è viola. E fa la sola cosa che una viola può fare in un giardino di rose. Scrive: "...Può essere Rosa solo se smette di essere Viola. E c'è un solo modo per non essere davvero, mai più Viola. Troncare i fiumi.".
mercoledì 6 luglio 2011
People always leave
Non credo che riuscirò a sedermi al prossimo esame.
Non trovo più neanche un senso per vestirmi o alzarmi...sono solo stanca. Non posso più vivere così. Non so dove pescare altre cartucce, l'aria in questa casa è diventata irrespirabile e ovunque anche se esco, vedo tra la gente solo vampiri con occhi rossi e luminosi pronti a sbranarmi. E ho paura davvero di non farcela stavolta.
Stanca di essere l'unica realmente in grado di provare affetto disinteressato, stanca di inseguire amici perchè mi mancano e sentirmi dire che è lo stesso è per loro e crederci, dannazione, crederci perchè sai credi di conoscerli e vuoi dannatamente bene loro proprio perchè loro ti hanno consentito di conoscerli nonostante siano persone così stupende.
E ti accorgi che non è così: non li conosci. Loro non ci sono mai stati, hanno solo parlato con te, così, come parlano con il postino, per riempire un vuoto momentaneo. Colmato ciò di quel che di meglio e più abbordabile può offrire la ditta, sono scomparsi quasi con noia. Di nuovo. E di nuovo e di nuovo.
Nessuno che neanche ti manda un sms per sbaglio.
E tutte quelle stupide scuse che tirano in ballo che sono impegnati e neanche trovano il tempo per uno squillo. E tu? E tu gli credi,perchè sono persone così meravigliose loro che non ti mentirebbero mai. Ti vogliono bene quanto tu ne vuoi a loro eh. Poi passano i mesi e pare strano che nemmeno trenta secondi per un sms trovano. E ti ritrovi a leggere coglionate che scrivono su anobii o altrove e guarda! Allora il tempo c'è. E lì,pugno al cuore.
Che ti dicono tutti accorati "Sì, vale anche per me, anche io voglio continuare a sentirti!" E tu a cercare allora di capere dove sta il problema e a d accertarti di non caderci ancora: "Ma ne sei sicuro? Pensaci magari...". E loro "sì sì sì sicuro". E tu "ok ^-^ *_*".
E poi? :'((((
Shhhhhh. Silenzio.
Tu scrivi un messaggio ogni tanto, quasi col timore di disturbarli...
Ogni tanto qualcuno ti risponde e poi? Niente. Il nulla proprio.
Ma quale cazzo è il problema?
Se non mi vuoi parlare basta dirlo!
Se io dico che sono un'amica per qualcuno poi mi comporto da tale ma non perchè devo, perchè è una conseguenza spontanea! Se non voglio essere tuo amico io solitamente lo dico e poi? E poi basta, amen. Invece mi sento solo imbottire di scuse idiote tipo "non ci penso proprio a mandare sms" - "eh ma meglio sentirsi su skype" e io povera fessa "va bene, come vuoi, sentiamoci su skype, fammi uno squillo quando vuoi parlare" e lui "si va beeeeene".
........ Sò passati due mesi dal MIO ultimo messaggio.
Ma cazzo, dì che non mi vuoi sentire e basta così, ma quante palle ci vogliono a essere un tantino veri? Troppe mi sa.
Non trovo più neanche un senso per vestirmi o alzarmi...sono solo stanca. Non posso più vivere così. Non so dove pescare altre cartucce, l'aria in questa casa è diventata irrespirabile e ovunque anche se esco, vedo tra la gente solo vampiri con occhi rossi e luminosi pronti a sbranarmi. E ho paura davvero di non farcela stavolta.
Stanca di essere l'unica realmente in grado di provare affetto disinteressato, stanca di inseguire amici perchè mi mancano e sentirmi dire che è lo stesso è per loro e crederci, dannazione, crederci perchè sai credi di conoscerli e vuoi dannatamente bene loro proprio perchè loro ti hanno consentito di conoscerli nonostante siano persone così stupende.
E ti accorgi che non è così: non li conosci. Loro non ci sono mai stati, hanno solo parlato con te, così, come parlano con il postino, per riempire un vuoto momentaneo. Colmato ciò di quel che di meglio e più abbordabile può offrire la ditta, sono scomparsi quasi con noia. Di nuovo. E di nuovo e di nuovo.
Nessuno che neanche ti manda un sms per sbaglio.
E tutte quelle stupide scuse che tirano in ballo che sono impegnati e neanche trovano il tempo per uno squillo. E tu? E tu gli credi,perchè sono persone così meravigliose loro che non ti mentirebbero mai. Ti vogliono bene quanto tu ne vuoi a loro eh. Poi passano i mesi e pare strano che nemmeno trenta secondi per un sms trovano. E ti ritrovi a leggere coglionate che scrivono su anobii o altrove e guarda! Allora il tempo c'è. E lì,pugno al cuore.
Che ti dicono tutti accorati "Sì, vale anche per me, anche io voglio continuare a sentirti!" E tu a cercare allora di capere dove sta il problema e a d accertarti di non caderci ancora: "Ma ne sei sicuro? Pensaci magari...". E loro "sì sì sì sicuro". E tu "ok ^-^ *_*".
E poi? :'((((
Shhhhhh. Silenzio.
Tu scrivi un messaggio ogni tanto, quasi col timore di disturbarli...
Ogni tanto qualcuno ti risponde e poi? Niente. Il nulla proprio.
Ma quale cazzo è il problema?
Se non mi vuoi parlare basta dirlo!
Se io dico che sono un'amica per qualcuno poi mi comporto da tale ma non perchè devo, perchè è una conseguenza spontanea! Se non voglio essere tuo amico io solitamente lo dico e poi? E poi basta, amen. Invece mi sento solo imbottire di scuse idiote tipo "non ci penso proprio a mandare sms" - "eh ma meglio sentirsi su skype" e io povera fessa "va bene, come vuoi, sentiamoci su skype, fammi uno squillo quando vuoi parlare" e lui "si va beeeeene".
........ Sò passati due mesi dal MIO ultimo messaggio.
Ma cazzo, dì che non mi vuoi sentire e basta così, ma quante palle ci vogliono a essere un tantino veri? Troppe mi sa.
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
E' come nella canzone di di De Andrè, Il Cantico dei drogati.
Come potrò dire a mia madre che ho paura? Cantano i dannati di Faber.
Gran parte del problema però, per me, è proprio lei.
Qualsiasi cosa succeda, qualsiasi cosa io faccia o non faccia, comunque per lei sbaglio, comunque lei noterà e soprattutto mi farà notare, che sono io sempre e comunque, il problema. Dalle cose più stupide alle cose più serie, da quando ho ricordo. Non c'è scampo per me.
I miei guai al liceo? Sono io sbagliata, non importa se dopo di me tutta la sezione ha cambiato scuola, no io sbaglio.
Non ho trovato lavoro nonostante l'abbia cercato per un mese? Sono io che non so.
Ho lavato i piatti pieni di incrostazioni di tutte le sue stupide torte? Ma non importa, come se non avessi lavato niente meglio non lavare almeno... Perchè lei ha notato solo che io non ho pulito la macchinetta del caffè per giorni perchè non riuscivo ad aprirla era stretta troppo e oggi l'ha fatto notare a mio fratello e io le ho detto che ho provato e non ci sono riuscita e lei ha alzato il sopraccicllio e ha detto "si si, certo" come a dire "ehhh come no...la solita bugiarda, in realtà tu non fai mai niente".
Io sono andata da sola a turtte quelle lauree dei miei cugini anche se non volevo, anche se lo sapevo che sarebbero state una tortura per me. E ora che non posso andare a quella di mio cugino a Roma, perchè devo studiare, non va bene! Io sono cattiva egoista e invento scuse per non andare. Non importa se loro non sono venuti senza ragione alle altre lauree e ci sono andata io, da sola, importa solo che io non vada a questa.
Ed è meglio non toccare il tasto università....
Sono giorni che non riesco a leggere, a studiare, fare altro che non sia piangere.
Ogni volta che comincio a studiare perdo il controllo, divento apatica e tutto diventa nero e comincio a tremare.
Non so spiegarlo. E' come aver paura di qualcosa, ma non di qualcosa di concreto. E' più qualcosa che non puoi sfuggire, non puoi estirpare perchè ce l'hai dentro. Perchè sei tu.
Non importa niente di te. A nessuno. Tua sorella e tuofratello con cui cerchi continuamente di instaurare un discorso, ti ignorano, ti insuletano o ti dicono di andartene.
Allora perchè andare avanti? Perchè studiare? Perchè mangiare? Perchè piangere ancora e ancora, dopo tutti questi anni se senti la mancanza di qualcuno nonostante questo qualcuno chiaramente non ha mai davvero ricambiato amicizia, affetto o che altro nei tuoi confronti?
Come potrò dire a mia madre che ho paura? Cantano i dannati di Faber.
Gran parte del problema però, per me, è proprio lei.
Qualsiasi cosa succeda, qualsiasi cosa io faccia o non faccia, comunque per lei sbaglio, comunque lei noterà e soprattutto mi farà notare, che sono io sempre e comunque, il problema. Dalle cose più stupide alle cose più serie, da quando ho ricordo. Non c'è scampo per me.
I miei guai al liceo? Sono io sbagliata, non importa se dopo di me tutta la sezione ha cambiato scuola, no io sbaglio.
Non ho trovato lavoro nonostante l'abbia cercato per un mese? Sono io che non so.
Ho lavato i piatti pieni di incrostazioni di tutte le sue stupide torte? Ma non importa, come se non avessi lavato niente meglio non lavare almeno... Perchè lei ha notato solo che io non ho pulito la macchinetta del caffè per giorni perchè non riuscivo ad aprirla era stretta troppo e oggi l'ha fatto notare a mio fratello e io le ho detto che ho provato e non ci sono riuscita e lei ha alzato il sopraccicllio e ha detto "si si, certo" come a dire "ehhh come no...la solita bugiarda, in realtà tu non fai mai niente".
Io sono andata da sola a turtte quelle lauree dei miei cugini anche se non volevo, anche se lo sapevo che sarebbero state una tortura per me. E ora che non posso andare a quella di mio cugino a Roma, perchè devo studiare, non va bene! Io sono cattiva egoista e invento scuse per non andare. Non importa se loro non sono venuti senza ragione alle altre lauree e ci sono andata io, da sola, importa solo che io non vada a questa.
Ed è meglio non toccare il tasto università....
Sono giorni che non riesco a leggere, a studiare, fare altro che non sia piangere.
Ogni volta che comincio a studiare perdo il controllo, divento apatica e tutto diventa nero e comincio a tremare.
Non so spiegarlo. E' come aver paura di qualcosa, ma non di qualcosa di concreto. E' più qualcosa che non puoi sfuggire, non puoi estirpare perchè ce l'hai dentro. Perchè sei tu.
Non importa niente di te. A nessuno. Tua sorella e tuofratello con cui cerchi continuamente di instaurare un discorso, ti ignorano, ti insuletano o ti dicono di andartene.
Allora perchè andare avanti? Perchè studiare? Perchè mangiare? Perchè piangere ancora e ancora, dopo tutti questi anni se senti la mancanza di qualcuno nonostante questo qualcuno chiaramente non ha mai davvero ricambiato amicizia, affetto o che altro nei tuoi confronti?
giovedì 30 giugno 2011
My new clueless
1) Ovviamente non sono stata contattata da nessuno, quindi la prospettiva del salvifico lavoro estivo si fa sempre più remota. Anzi, sono praticamente in procinto di alzare la manina e fare "cia, ciao" per salutarla definitivamente. Eppure, il secondo colloquio al McDonalds lasciava ben pregire, anche perchè non vedo altra ragione per perdere/far perdere ulteriore tempo, se è praticamente inutile visto che non è stato nè chiesto nè detto niente di nuovo rispetto al primo colloquio. Ora, a meno che dietro la catena del McDonalds non si celi la CIA.... Be' comunque, dare la mia disponibità 24 ore su 24 e quella per lavorare praticamente tutte le notti, pare non sia bastato. Che altro vogliono? Lo so io, lo so. Ho saputo che un pezzo forte riccosfondatoposseditorediappaltiterriniemembrodellagiuntacomunale, ha messo, come dire, "una buona parola" affinchè venisse contattata una tizia che neanche si era sforzata di alzare il culo per mandare un curriculum e fare richiesta, no, alla principessina hanno addirittura telefonato a casa per scongiurare una sua collaborazione. E in quanto principessa ha rifiutato, naturale, come può stancare le regali membra lavorando di notte o rovinarsi l'estate garentando una disponibilità 24 su 24? Ma qualche altro culo-piatto-meno-vizioso avrà accettato, così....io me la prendo in quel posto. Come sempre. L'avevo detto io: era troppoperfetto, troppo semplice, troppo "nella norma del giusto" per poter avverarsi, per poter essere buono per me.
Andrò a lasciare qualche altro curriculum in ristoranti et similia per un posto da cameriera, ma ho scarse speranze a questo punto.
2) Lo studio va di merda e l'esame è il 22: ovviamente andrò a farlo, non importa come sarò messa, questa spada di Damocle addà cascà entro questo Luglio così poi tesi e vaffanculo università. Solo trovare la forza di concentrarsi lasciando i demoni a rosicare fuori dalle mie cervella, sembra di una difficoltà immane, altro che Frodo e l'anello del potere. 'Cazzo ci vuole a gettare un anello lì di sotto in confronto!
3) E poi c'è la laurea del cugino .... e mi obbligano ad andare e io non voglio proprio, non ce la fò ad affrontare anche questo. Mi spiace deludere lo zio e non andarci ma devo tutelare la mia già precaria salute mentale... Ein mezzo a parentame stizzoso e borghesame orgoglioso sarebbe difficile. Oltre che tediante. Certo trovassi un lavoro avrei anche la scusa pronta, ma ripeto, troppo semplice, troppa grazia.
4) Non sono riuscita fermarmi e l'ho fatto di nuovo.... Lo so che poi sto peggio, ma almeno per quelle due ore sto bene. Ho provato a combattere il bisogno lancinante, ma era troppo forte e non c'era nessuno intorno a cui aggrapparsi, solo bicchieri da rompere. Tutto, tutto sembrava predisposto a fagiolo perchè lo facessi. Ho ceduto. Mai stata una roccia di persuasiva autovolontà. Che altro potevo fare? E ora sarà 50 volte più difficile ricominciare da zero, reiniziare a non farlo più....
5) C'è dell'altro, ma lo scriverò in altro loco perchè, shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh....è un segreto.
Andrò a lasciare qualche altro curriculum in ristoranti et similia per un posto da cameriera, ma ho scarse speranze a questo punto.
2) Lo studio va di merda e l'esame è il 22: ovviamente andrò a farlo, non importa come sarò messa, questa spada di Damocle addà cascà entro questo Luglio così poi tesi e vaffanculo università. Solo trovare la forza di concentrarsi lasciando i demoni a rosicare fuori dalle mie cervella, sembra di una difficoltà immane, altro che Frodo e l'anello del potere. 'Cazzo ci vuole a gettare un anello lì di sotto in confronto!
3) E poi c'è la laurea del cugino .... e mi obbligano ad andare e io non voglio proprio, non ce la fò ad affrontare anche questo. Mi spiace deludere lo zio e non andarci ma devo tutelare la mia già precaria salute mentale... Ein mezzo a parentame stizzoso e borghesame orgoglioso sarebbe difficile. Oltre che tediante. Certo trovassi un lavoro avrei anche la scusa pronta, ma ripeto, troppo semplice, troppa grazia.
4) Non sono riuscita fermarmi e l'ho fatto di nuovo.... Lo so che poi sto peggio, ma almeno per quelle due ore sto bene. Ho provato a combattere il bisogno lancinante, ma era troppo forte e non c'era nessuno intorno a cui aggrapparsi, solo bicchieri da rompere. Tutto, tutto sembrava predisposto a fagiolo perchè lo facessi. Ho ceduto. Mai stata una roccia di persuasiva autovolontà. Che altro potevo fare? E ora sarà 50 volte più difficile ricominciare da zero, reiniziare a non farlo più....
5) C'è dell'altro, ma lo scriverò in altro loco perchè, shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh....è un segreto.
lunedì 27 giugno 2011
Ella...
....guarda il cielo che ha il colore ceruleo spesso, di una bellezza troppo troppo troppo per essere di questo mondo.... è un cielo che può solo anticipare una grande catastrofe...
...e cerca di combattere con tutte le sue forze, l'antico bisogno di vomitare... di vomitare tutto tutto tutto, fino a evirare il corpo dell'anima...
...e cerca di combattere con tutte le sue forze, l'antico bisogno di vomitare... di vomitare tutto tutto tutto, fino a evirare il corpo dell'anima...
martedì 14 giugno 2011
A leccar ferite
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domenica 5 giugno 2011
Come una strega
Con un bicchiere di tè alla pesca, nella penombra noce della mia camera, dove il tempo e la vita e le stagioni sono ferme da un anno. La stessa luce grigia entra dalle persiane serrate, un grigiore che cambia solo tonalità seguendo i mendaci colpi di testa del sole di calabria. Lo stesso del sole d'Africa.
Dal bicchiere emana un alito fresco che mi solletica il braccio, ma io resisto e tengo le mani incollate alla tastiera a dettare il temo alla musica dei tasti, alle dita ballerine, alle parole che si imprimono, è magia e non tecnologia, sullo schermo. Le scheggie sottili di tè ghacciato hanno formato un piccolo iceberg di filamenti trasparenti, ha la forma di un fiore.
Sto leggendo storie. Storie non mie. Storie "sue, solo sue", di chi le ha scritte. Le centellino, assaporo ogni parola, lascio che il suono morbido di ogni lettera, srotoli dalla lingua al palato. Allaccio ogni immagine che queste generano ai miei ricordi, alle mie fantasie, ai miei pensieri. Gli cerco un cantuccio in quell'angolo sempre vuoto del mio cuore, come piccolo germe di arcobaleno, talmente pulsante di vita che a malapena riesco a trattenerlo. Scalcia. Produce moti troppo incredibili, troppo veloci, troppo vitali, per accordarsi all'intermittente pulasare del mio battito. Lo sovrastano come un ritmo ancestrale di tamburi suonati all'unisono da mani grandi e antiche comeil mondo. Cosa può un misero tamburello stonato e rachitico al confronto.
Ma il loro sapore...dio come lo sento. Il loro potere, la magia del mondo in un misero racconto di vita vissuta. Pezzi di libertà mangiati in un sol boccone. Come divoro anche io quelle sue emozioni ancora pulsanti, quel suo vivere ed essere, mentre lo leggo e rileggio e declamo e ripeto fino a integrarlo, completamente. Vivere attraverso lei, divorando le sue parole. Essere parte del mondo per indiretta persona. Vedere quello che lei vede, sentire la musica del mondo, ballare attraverso le sue gambe, baciare attraverso le sue labbra.
Interiorizzare frammenti di essere così, storie di vita il più possibile a tutto tondo, anche generati da una frase avulsa dal contesto, sa di quelle antiche credenze in cui possedere un oggetto di qualcuno portava a possedere egli stesso, avere il controllo delle loro scelte come nei riti vudoo o addirittura nutrirsi della loro forza in qualche modo. Ecco a me basta leggere un racconto, un pensiero, ascoltare una canzone, leggere una poesia, per condividere un'emozione che non posso generare altrimenti e farla mia.
Dal bicchiere emana un alito fresco che mi solletica il braccio, ma io resisto e tengo le mani incollate alla tastiera a dettare il temo alla musica dei tasti, alle dita ballerine, alle parole che si imprimono, è magia e non tecnologia, sullo schermo. Le scheggie sottili di tè ghacciato hanno formato un piccolo iceberg di filamenti trasparenti, ha la forma di un fiore.
Sto leggendo storie. Storie non mie. Storie "sue, solo sue", di chi le ha scritte. Le centellino, assaporo ogni parola, lascio che il suono morbido di ogni lettera, srotoli dalla lingua al palato. Allaccio ogni immagine che queste generano ai miei ricordi, alle mie fantasie, ai miei pensieri. Gli cerco un cantuccio in quell'angolo sempre vuoto del mio cuore, come piccolo germe di arcobaleno, talmente pulsante di vita che a malapena riesco a trattenerlo. Scalcia. Produce moti troppo incredibili, troppo veloci, troppo vitali, per accordarsi all'intermittente pulasare del mio battito. Lo sovrastano come un ritmo ancestrale di tamburi suonati all'unisono da mani grandi e antiche comeil mondo. Cosa può un misero tamburello stonato e rachitico al confronto.
Ma il loro sapore...dio come lo sento. Il loro potere, la magia del mondo in un misero racconto di vita vissuta. Pezzi di libertà mangiati in un sol boccone. Come divoro anche io quelle sue emozioni ancora pulsanti, quel suo vivere ed essere, mentre lo leggo e rileggio e declamo e ripeto fino a integrarlo, completamente. Vivere attraverso lei, divorando le sue parole. Essere parte del mondo per indiretta persona. Vedere quello che lei vede, sentire la musica del mondo, ballare attraverso le sue gambe, baciare attraverso le sue labbra.
Interiorizzare frammenti di essere così, storie di vita il più possibile a tutto tondo, anche generati da una frase avulsa dal contesto, sa di quelle antiche credenze in cui possedere un oggetto di qualcuno portava a possedere egli stesso, avere il controllo delle loro scelte come nei riti vudoo o addirittura nutrirsi della loro forza in qualche modo. Ecco a me basta leggere un racconto, un pensiero, ascoltare una canzone, leggere una poesia, per condividere un'emozione che non posso generare altrimenti e farla mia.
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L'insostenibile nullità del vivere,
Un tocco di magia
Shhhh
Combatto col silenzio attundente di parole mai dette, di questioni mai affrontate, di affetto mai esploso.
Imbatto in cinerei muri di volti camusi, plastici disprezzi espressi solo in accenni vitrei degli occhi, e sospiri stizziti.
M'infuoco col gelo che m'ingabbia. Non abbastanza da scioglierlo.
Sogno di paesi lontani dovo poter essere qualcun altro e così solo, trovare me stessa.
Imbatto in cinerei muri di volti camusi, plastici disprezzi espressi solo in accenni vitrei degli occhi, e sospiri stizziti.
M'infuoco col gelo che m'ingabbia. Non abbastanza da scioglierlo.
Sogno di paesi lontani dovo poter essere qualcun altro e così solo, trovare me stessa.
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L'insostenibile nullità del vivere,
La parolaia,
Vaffanculo
giovedì 2 giugno 2011
François Truffaut
«mi misi a leggere i libri degli adulti (...). Arrivato a tredici o quattordici anni comprai, a cinquanta centesimi al pezzo, quattrocentocinquanta volumetti grigiastri, Les Classiques Fayard, e mi misi a leggerli in ordine alfabetico (...), senza saltare un titolo, un volume, una pagina»
«ma avevo una pessima condotta, più ero punito più diventavo turbolento. A quel tempo venivo espulso molto di frequente e passavo da una scuola all'altra»
«avevo una pessima condotta, più ero punito più diventavo turbolento. A quel tempo venivo espulso molto di frequente e passavo da una scuola all'altra»
Grazie alla comune passione per la letteratura e per il cinema, tra Lachenay e Truffaut nasce un'amicizia che durerà tutta la vita:«l'incomprensione che i suoi genitori manifestavano per lui era simile a quella dei miei. Ciascuno di noi non aveva che l'altro a far le veci della famiglia (...) Se non ci fossimo incontrati e sostenuti a vicenda, certamente ci saremmo avviati entrambi su una brutta strada»
«ma avevo una pessima condotta, più ero punito più diventavo turbolento. A quel tempo venivo espulso molto di frequente e passavo da una scuola all'altra»
«avevo una pessima condotta, più ero punito più diventavo turbolento. A quel tempo venivo espulso molto di frequente e passavo da una scuola all'altra»
Grazie alla comune passione per la letteratura e per il cinema, tra Lachenay e Truffaut nasce un'amicizia che durerà tutta la vita:«l'incomprensione che i suoi genitori manifestavano per lui era simile a quella dei miei. Ciascuno di noi non aveva che l'altro a far le veci della famiglia (...) Se non ci fossimo incontrati e sostenuti a vicenda, certamente ci saremmo avviati entrambi su una brutta strada»
Sembra la mia storia, solo che io non ho oncontrato nessuno come me, nessuno con cui sostenersi a vicenda, condividere le stesse passioni, covare un'amicizia che durerà tutta la vita....altro piccolo insignificante cammeo nella mia inutile esistenza.
domenica 29 maggio 2011
Conversazioni edificanti e affettuose sorellanze
"Ehi sorella, visto che sei qui usciamo una sera? Ci facciamo un giro o andiamo in spiaggia insieme."
"No. Sono venuta qui per studiare così esco a Roma"
"Sì ma io sono qui non a Roma, usciamo insieme."
"No. Meglio uscire a Roma."
_:_:_:_:_:_:_:_:_::_:_:_:_:_:_:_:_:_
"Ehi sorella sai che..."
"Sono impegnata non mi rompere"
;:;:;:;:;:;:;:;:;:;:;_;:;:;:;:;:;:;:;:;:_;:;:;:;:;:
"Ehi sorella, ma tu che ne pensi"
"....."
_)()()()()())()()()()()(()())_
"Ehi sorella vuoi venire con me a Cosenza martedì?"
"No"
_/&/&/&/&/&/&/&/&/&/&/&_
"Ehi sorella le hai misurate poi quelle t-shrt e canotte?
"No ma che vuoi? Di che ti impicci"
"No. Sono venuta qui per studiare così esco a Roma"
"Sì ma io sono qui non a Roma, usciamo insieme."
"No. Meglio uscire a Roma."
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"Ehi sorella sai che..."
"Sono impegnata non mi rompere"
;:;:;:;:;:;:;:;:;:;:;_;:;:;:;:;:;:;:;:;:_;:;:;:;:;:
"Ehi sorella, ma tu che ne pensi"
"....."
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"Ehi sorella vuoi venire con me a Cosenza martedì?"
"No"
_/&/&/&/&/&/&/&/&/&/&/&_
"Ehi sorella le hai misurate poi quelle t-shrt e canotte?
"No ma che vuoi? Di che ti impicci"
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L'insostenibile nullità del vivere,
Parenti serpenti,
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Corriamo tutti e ci tagliamo
Corro con le forbici in mano mentre il destino segue i miei passi correndo con un rasoio in mano o così almeno dice Tarkovski.
Vedo tagli sangue e squartamenti nel mi futuro...
Vedo tagli sangue e squartamenti nel mi futuro...
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