Cosa fare della propria vita quando si finiscono glie sami universitari? basterà la tesi a colmare l'ansiogeno vuoto che questi lasciano? O è un' ansia troppo remissiva quella della tesi, per competere con quella degli esami, più rapace, onnicomprensiva e salace con tutto il pot pourri che si porta appresso di inadeguatezze e vuoti cosmici?
Non lo so ancora.
Mo' ci provo a vivere qualche giorno senza ansia da esami universitari e poi, poi vi dico....
Blog senza censure. Metto a nudo me stessa come se un Grande fratello tenesse puntate le sue telecamere nella mia anima ribelle, punk e borderline. Scriverò ogni dettaglio, più o meno sordido che sia, della mia vita che odora di libri, salsedine, peonie e torta al cioccolato, dove caos e autodistruzione lottano contro la morale dei benpensanti e dove fioriscono universi alternativi sotto un cielo di lamponi. Mi svendo raccontandolo, che interessi a qualcuno o no. And fuck everything else.
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lunedì 23 luglio 2012
mercoledì 28 settembre 2011
Comunione di intenti
Ma tutto il fottuto mondo è gravido?
Come pecore, che sfornano agnelli per il banchetto pasquale...
Come pecore, che sfornano agnelli per il banchetto pasquale...
domenica 3 luglio 2011
(Odi et) amo: l'estate
Motivi per amare l'estate:
- Il cielo è terso, si vedono più stelle e le costellazioni sono maggiormente distinguibili se sei così fortunato da trovare un luogo abbastanza buio per godertele;
- Il punto 1 + lo sciame delle Perseidi il giorno di San Lorenzo
- Il punto 1 + il punto 2 + i desideri che puoi esprimere se vedi le stelle cadenti.
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giovedì 30 giugno 2011
I'm a bad girl - prima parte
Una botta di normalità. Almeno ci ho provato. In due diversi momenti della medesima settimana. Tu pensa.
Prima ho fatto un salto alla festa del paese.
Era un venerdì. Uno dei tanti. Il solito sbrilluccicamento ammodo decora le strade in archi di luminosità intermittente, per onorare a dovere un qualche santo presupposto di festività altrimenti sconvenienti: bancarelle bancarelle bancarelle, giostre e certi minchioni trombettanti sul palco, in piazza. E la gigantigrafia luminosa della Torre Eiffel al centro del paese. Mah.
E il vento. Meraviglioso purificatore vento, che dilaniava capelli e vestiti, impolverando tutta quella gente, tutta quella solita, già vista gente, che faceva le solite già viste cose con la perseveranza di chi sa, perchè lo sa, che sono le cose giuste. Che essi sono giusti tra gente giusta.Tutta quella giustezza! Non fosse per sua maestà Eolo, avrei rischiato di diventare anche io una giusta. E poi?! E poi cazzi!
La giusta serata flagellata dal vento e dalla sua alitosa risata insinuato sotto sottane, che fischiava nei microfoni, a staccare dalle dita banconote sfuggenti, a ficcarne terra negli occhi e a scardinare teloni che precipitavano sulla testa di tutti quei giusti. Uno spasso!
Epppppppppppoi c'erano i braccialetti a un euro e ne ho comprati un sacco! Polsini, catene, di legno, a fascia, di colori neon, di metallo, con bochie e perline... *__* Un sacco!
Eppppppppppppoi c'erano decine di carrozzoni dei dolciumi! Bastevoli quelli a mettermi di buon umore, con tutti quei colori fruttosi, il pop corn a schioccare nell'aria, lo zucchero filato che concedeva una mano di gala al vento, e più in là, il regno dei panini dalle multisalse, dei wustel con crauti, delle solite salsicce calabresi rosse come il sangue a richiamare golosi con la loro voce stridula, il sapore che arriva in bocca anche solo tramite il fumo corposo che pizzica gli occhi, lo sfrigolio del grasso che si scioglie a contatto con i tizzoni incandescenti e l'odore piccante, che non lascia tregua e serra la gola...
Certo ero sola, ma non mi è pesato neanche un po', forse per la prima volta da.... o bò non lo ricordo neanche più.
Ho riso in faccia alla puttana della vicina che faceva la gran dama sottoponendo il povero frutto del suo grembo al vento e al terriccio volante, pur di vantarsi in giro di avere un pargolo. La troiona mi vede e volta lo spudorato grugno altrove, allora io, che ho un diavolo in corpo - grazie a un lipgloss dal nome satanico e alle noccioline caramellate che schioccano in pietruzze di miele sulla mia lingua - mi sposto quel tanto che basta da ritrovarmi davanti ai suoi malefici occhi porcini non appena alza la testa, già pronta con la più beffarda e ghignante spressione che conosco spalmata sul viso. Ora è costretta a guardarmi e a rispondere al mio palesemente sarcastico saluto. Ma non se l'aspettava quindi incerta e sommessa, devia lo sguardo per rigirarlo non appena lo ricompone nella solita gringia maligna ma avevo previsto e sono già andata via. La giustezza è prevedibile.
Dopo meno di un'ora ho già incrociato tutto il paese e gran parte dei paesi limitrofi. Due volte. Quindi faccio incetta di marshmallow e leccalecca, quelli enormi colorati, cuoriformi e intrecciati, da bancheralla, e zompetto, sollevata dal vento, soddisfatta quanto ingiusta, per le strade vuote.
In lontananza, rimbombano i primi atoni rintocchi dei soliti indentici fuochi d'artificio, delle solite indentiche feste di paese...
Prima ho fatto un salto alla festa del paese.
Era un venerdì. Uno dei tanti. Il solito sbrilluccicamento ammodo decora le strade in archi di luminosità intermittente, per onorare a dovere un qualche santo presupposto di festività altrimenti sconvenienti: bancarelle bancarelle bancarelle, giostre e certi minchioni trombettanti sul palco, in piazza. E la gigantigrafia luminosa della Torre Eiffel al centro del paese. Mah.
E il vento. Meraviglioso purificatore vento, che dilaniava capelli e vestiti, impolverando tutta quella gente, tutta quella solita, già vista gente, che faceva le solite già viste cose con la perseveranza di chi sa, perchè lo sa, che sono le cose giuste. Che essi sono giusti tra gente giusta.Tutta quella giustezza! Non fosse per sua maestà Eolo, avrei rischiato di diventare anche io una giusta. E poi?! E poi cazzi!
La giusta serata flagellata dal vento e dalla sua alitosa risata insinuato sotto sottane, che fischiava nei microfoni, a staccare dalle dita banconote sfuggenti, a ficcarne terra negli occhi e a scardinare teloni che precipitavano sulla testa di tutti quei giusti. Uno spasso!
Epppppppppppoi c'erano i braccialetti a un euro e ne ho comprati un sacco! Polsini, catene, di legno, a fascia, di colori neon, di metallo, con bochie e perline... *__* Un sacco!
Eppppppppppppoi c'erano decine di carrozzoni dei dolciumi! Bastevoli quelli a mettermi di buon umore, con tutti quei colori fruttosi, il pop corn a schioccare nell'aria, lo zucchero filato che concedeva una mano di gala al vento, e più in là, il regno dei panini dalle multisalse, dei wustel con crauti, delle solite salsicce calabresi rosse come il sangue a richiamare golosi con la loro voce stridula, il sapore che arriva in bocca anche solo tramite il fumo corposo che pizzica gli occhi, lo sfrigolio del grasso che si scioglie a contatto con i tizzoni incandescenti e l'odore piccante, che non lascia tregua e serra la gola...
Certo ero sola, ma non mi è pesato neanche un po', forse per la prima volta da.... o bò non lo ricordo neanche più.
Ho riso in faccia alla puttana della vicina che faceva la gran dama sottoponendo il povero frutto del suo grembo al vento e al terriccio volante, pur di vantarsi in giro di avere un pargolo. La troiona mi vede e volta lo spudorato grugno altrove, allora io, che ho un diavolo in corpo - grazie a un lipgloss dal nome satanico e alle noccioline caramellate che schioccano in pietruzze di miele sulla mia lingua - mi sposto quel tanto che basta da ritrovarmi davanti ai suoi malefici occhi porcini non appena alza la testa, già pronta con la più beffarda e ghignante spressione che conosco spalmata sul viso. Ora è costretta a guardarmi e a rispondere al mio palesemente sarcastico saluto. Ma non se l'aspettava quindi incerta e sommessa, devia lo sguardo per rigirarlo non appena lo ricompone nella solita gringia maligna ma avevo previsto e sono già andata via. La giustezza è prevedibile.
Dopo meno di un'ora ho già incrociato tutto il paese e gran parte dei paesi limitrofi. Due volte. Quindi faccio incetta di marshmallow e leccalecca, quelli enormi colorati, cuoriformi e intrecciati, da bancheralla, e zompetto, sollevata dal vento, soddisfatta quanto ingiusta, per le strade vuote.
In lontananza, rimbombano i primi atoni rintocchi dei soliti indentici fuochi d'artificio, delle solite indentiche feste di paese...
My new clueless
1) Ovviamente non sono stata contattata da nessuno, quindi la prospettiva del salvifico lavoro estivo si fa sempre più remota. Anzi, sono praticamente in procinto di alzare la manina e fare "cia, ciao" per salutarla definitivamente. Eppure, il secondo colloquio al McDonalds lasciava ben pregire, anche perchè non vedo altra ragione per perdere/far perdere ulteriore tempo, se è praticamente inutile visto che non è stato nè chiesto nè detto niente di nuovo rispetto al primo colloquio. Ora, a meno che dietro la catena del McDonalds non si celi la CIA.... Be' comunque, dare la mia disponibità 24 ore su 24 e quella per lavorare praticamente tutte le notti, pare non sia bastato. Che altro vogliono? Lo so io, lo so. Ho saputo che un pezzo forte riccosfondatoposseditorediappaltiterriniemembrodellagiuntacomunale, ha messo, come dire, "una buona parola" affinchè venisse contattata una tizia che neanche si era sforzata di alzare il culo per mandare un curriculum e fare richiesta, no, alla principessina hanno addirittura telefonato a casa per scongiurare una sua collaborazione. E in quanto principessa ha rifiutato, naturale, come può stancare le regali membra lavorando di notte o rovinarsi l'estate garentando una disponibilità 24 su 24? Ma qualche altro culo-piatto-meno-vizioso avrà accettato, così....io me la prendo in quel posto. Come sempre. L'avevo detto io: era troppoperfetto, troppo semplice, troppo "nella norma del giusto" per poter avverarsi, per poter essere buono per me.
Andrò a lasciare qualche altro curriculum in ristoranti et similia per un posto da cameriera, ma ho scarse speranze a questo punto.
2) Lo studio va di merda e l'esame è il 22: ovviamente andrò a farlo, non importa come sarò messa, questa spada di Damocle addà cascà entro questo Luglio così poi tesi e vaffanculo università. Solo trovare la forza di concentrarsi lasciando i demoni a rosicare fuori dalle mie cervella, sembra di una difficoltà immane, altro che Frodo e l'anello del potere. 'Cazzo ci vuole a gettare un anello lì di sotto in confronto!
3) E poi c'è la laurea del cugino .... e mi obbligano ad andare e io non voglio proprio, non ce la fò ad affrontare anche questo. Mi spiace deludere lo zio e non andarci ma devo tutelare la mia già precaria salute mentale... Ein mezzo a parentame stizzoso e borghesame orgoglioso sarebbe difficile. Oltre che tediante. Certo trovassi un lavoro avrei anche la scusa pronta, ma ripeto, troppo semplice, troppa grazia.
4) Non sono riuscita fermarmi e l'ho fatto di nuovo.... Lo so che poi sto peggio, ma almeno per quelle due ore sto bene. Ho provato a combattere il bisogno lancinante, ma era troppo forte e non c'era nessuno intorno a cui aggrapparsi, solo bicchieri da rompere. Tutto, tutto sembrava predisposto a fagiolo perchè lo facessi. Ho ceduto. Mai stata una roccia di persuasiva autovolontà. Che altro potevo fare? E ora sarà 50 volte più difficile ricominciare da zero, reiniziare a non farlo più....
5) C'è dell'altro, ma lo scriverò in altro loco perchè, shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh....è un segreto.
Andrò a lasciare qualche altro curriculum in ristoranti et similia per un posto da cameriera, ma ho scarse speranze a questo punto.
2) Lo studio va di merda e l'esame è il 22: ovviamente andrò a farlo, non importa come sarò messa, questa spada di Damocle addà cascà entro questo Luglio così poi tesi e vaffanculo università. Solo trovare la forza di concentrarsi lasciando i demoni a rosicare fuori dalle mie cervella, sembra di una difficoltà immane, altro che Frodo e l'anello del potere. 'Cazzo ci vuole a gettare un anello lì di sotto in confronto!
3) E poi c'è la laurea del cugino .... e mi obbligano ad andare e io non voglio proprio, non ce la fò ad affrontare anche questo. Mi spiace deludere lo zio e non andarci ma devo tutelare la mia già precaria salute mentale... Ein mezzo a parentame stizzoso e borghesame orgoglioso sarebbe difficile. Oltre che tediante. Certo trovassi un lavoro avrei anche la scusa pronta, ma ripeto, troppo semplice, troppa grazia.
4) Non sono riuscita fermarmi e l'ho fatto di nuovo.... Lo so che poi sto peggio, ma almeno per quelle due ore sto bene. Ho provato a combattere il bisogno lancinante, ma era troppo forte e non c'era nessuno intorno a cui aggrapparsi, solo bicchieri da rompere. Tutto, tutto sembrava predisposto a fagiolo perchè lo facessi. Ho ceduto. Mai stata una roccia di persuasiva autovolontà. Che altro potevo fare? E ora sarà 50 volte più difficile ricominciare da zero, reiniziare a non farlo più....
5) C'è dell'altro, ma lo scriverò in altro loco perchè, shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh....è un segreto.
domenica 19 giugno 2011
I want a boy...
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Parlare la lingua dei blasfemi
"Questo è il tuo compito, Ariete: parlare correntemente la lingua dei blasfemi, e qualsiasi altra lingua della ribellione. È arrivato il momento di farsi coraggio e di esprimere tutto quello che è inesprimibile, controverso e rivoluzionario."
Dall' oroscopo de "L' Internazionale" che non sbaglia mai un colpo! Parlare la lingua dei blasfemi e della ribellione!!!! Cosa che faccio da circaperlomenoquasi vent'anni!
Dall' oroscopo de "L' Internazionale" che non sbaglia mai un colpo! Parlare la lingua dei blasfemi e della ribellione!!!! Cosa che faccio da circaperlomenoquasi vent'anni!
giovedì 14 aprile 2011
Tra catarsi ed esistenze vane
- 1 giorno al mio compleanno
.... ma io ho solo paura che davanti abbia un altro anno identico al precedente, a tutti i precedenti, inutili anni della mia vita.
Perchè non riesco a capire il senso della mia esistenza? Perchè non riesco a risolverla in qualche modo questa vita? Possibile che tutto il mio esistere sia questa protensione perenne e ricorsiva e dissacrante e mutilante, verso il disvelamento di un'incerta ragione che mi liberi finalmente dal giogo paradossalmente oppressivo del niente?
E se non dovesse davvero succedere niente? E sa le mia vita dovesse continuare a essere niente?
Non resisterei...
Ma probabilemnte mi dò solo molta importanza. Non ne ho e niente ha in serbo il destino per me. Anche se sono diversa e ho fatto scelte diverse dalla media, questo non mi rende speciale. Sono solo arrogante a pensarlo e stupida a non vivere in attesa di un "succedere" più adeguato a me e, in definitiva, romanzato e patetico. Io sono patetica.
Per il momento ho deciso di giocarmi anche la vigilia del compleanno con tutte le carte che ho. Poche in effetti. Ho studiacchiato stamattina, non molto ma ho alleggerito il peso sulla coscienza. Ora faccio una bagno con sali all'iris e orchidea e poi esco, faccio una passeggiata defatigante, me ne sto mezz'oretta in libreria a sognare libri che non posso leggere. Vorrei spararmi un frappè al lampone mentre passeggio nel mio solito angoletto sperduto, il punto del paese che preferisco e tappa fondamentale di ogni mia uscita, ma vedo se riesco a resistere e me lo pappo domani, il frappè.
E stasera il grande cloù: farò un cheesecake al cioccolato! Trovare la ricetta giusta è stato arduo e non sono sicura sia perfetta, ma è davvero tanto che volevo provarlo e ho una voglia matta di cucinare dolci, come fossero una soluzione catartica alla mia stanchezza, come se riempissero il mio vuoto non solo impegnandomi nella mistica della cucina - nella fusione alchemica di ingredienti che tanto mi fanno somiliare a una strega -, ma anche con il loro aroma, di sogno spesso e concreto, il colore di altro universo, il sapore rinvigorente ogni depressione, l'aspetto di dischiuso incantesimo floreale.
Ovviamente è prevista anche la supertorta di mamma e pomeriggio viene un'amica di mia madre per fare con lei la pastiera e per conferire al mio giorno quella connotazione pasquale che mi rispolvera entusiasti di bambina ormai sopiti.
Non so quello che mi porterà l'anno dei miei 28. Per ora voglio solo godermi il mio 15 aprile come se questo fosse davvero il mio giorno speciale, e non pensare a niente.
sabato 19 marzo 2011
E la settimana prossima la laurea del cugino! Evviva evviva!
Giusto giusto per restare in tema parenti serpenti.
Sta per laurearsi il figlio della matriarca e come per la sorella maggiore grandi festeggiamenti sono previsti:
- Seduta di laurea con tanto di parenti e mazzi di fiori;
- A seguire banchetto di augurio;
- Festicciola a casa;
- Sabato sera tutti al ristorante!;
- Consegna e spacco regali pubblico;
- E chissà quale altra celebrazione destinata ad amici a cui sono contenta di non dover presenziare.
Quanto al resto, la mia presenza è data per scontata. Di certo mi tocca la seduta di laura, perché mia madre e mio fratello non possono andarci. Volevo quantomeno risparmiarmi il ristorante questa volta. Ma se mio fratello e mia madre hanno ottime scuse per potersi defilare, queste a me non sono concesse. Tutti sanno che non ho orari, che non esco il sabato sera (per la cena al ristorante) e che quindi sono disponibilissima per unirmi ai festeggiamenti. E, si presuppone, ben lieta di farlo. O forse si presuppone che mi umili, ma che devo farlo. Un po' e un po' mi sa. Una mia mancata presenza, verrebbe comunque vissuta (o solo così recitata io temo) come egoistica e ingiustificata.
Chissene sbatte della tal cosa? Nessuno, of course. E non sono infatti sicura che andrò al ristorante. Trovo quasi stuzzicante l’idea di generare un’impasse nel loro giusto percorso di festeggiamento: “Oh non è venuta…mamma lei che doveva fare di tanto importante, poteva passare una serata con noi!” Poi sarei giustamente dimenticata.
Però penso anche (che incredibile lavorio si svolge nella mia mente! Al confronto quella di Einstein sembra una tangenziale domenica mattina!): sarebbe un ennesimo sabato passato in casa a non fare assolutamente niente. Almeno lì ho qualcosa da guardare e commentare e sminuzzare e immagazzinare e passare al microscopio e deridere e sorprendermi di quanto possa la gente essere conformista stupida e banale.
Niente giudizi, please. Mi annoio ok? Devo pur fare qualcosa e in mancanza di valide alternative una si aggrappa a tutto. Devio la monotonia del percorso delle mie giornate. Chi può permettersi di castigarmi per questo?
Le domande sulla mia laurea e le occhiate di sottecchi per gustare le mie reazioni me le aspetto già alla seduta, non possono essere peggiori al ristorante. Anche se in effetti non ci saranno proprio tutti i parenti alla seduta…. Oh chi cavolo se ne sbatte di loro?! Vorrà dire che nei prossimi giorni, oltre a scegliere la mise meno banale da indossare, inventerò delle risposte adeguate a domande scontate. Taglienti devono essere. O criptiche. Meglio criptiche. Così, potranno soffermarsi a parlarne nei giorni successivi, e l'evento riecheggerà negli annali più a lungo. Inoltre in questo modo, non solo colorerò le loro esistenze che paragonate ai miei fallimenti sembreranno brillare di luce propria e sfolgorante alimentando quindi una fiducia in se stessi che non si aspettavano di trovare in una fonte così inattesa come me, ma darò adito a focolai di conversazione che altrimenti non nascerebbero. Ecco finalmente che il mio corso di laurea trova la sua utilità e la sua ragione d’essere!
Che poi per me sarà anche e soprattutto una vera noia e una santa tortura, è indubbio. Me la merito. Immagino. E’ qualcosa come il giudizio divino che si attua o che so io. Non se la meriterebbe mia madre, ma d’altronde ella non merita neanche una figlia come me, quindi…
Inoltre mi trovo a dover sfasare anche proponimenti che avevo tenacemente messo in atto. Prima su tutti la decisione di non leggere se non dopo la laurea, ma come posso stare ore ad ascoltare di tesi in economia di cui mene frega quanto della vita delle coccinelle? Oddio magari la vita delle coccinelle è avvincente a confronto che ne so io…
Devo portarmi un libro. Magari non lo aprirò, ma devo avere qualcosa con cui estraniarmi, con cui evadere, scappare se le cose dovessero mettersi troppo male per me... Mi serve il portale delle parole, che non uso da un po' a dire il vero. Funzionerà ancora? Sennò picche.
Sarà una lunga e tediante giornata. In più il viaggio di ritorno sarà con qualcuno di loro, e sarà anch'esso lungo lungo e tediante tediante, contribuendo così a rendere sempre più lungo e sempre più tediante la giornata già di per sè lunga e tediante. Vorrei avere qualcuno da poter chiamare alla fine del tutto, o durante o prima o perennemente. Che mi aiuti. Che mi guidi. Che mi salvi. Che mi protegga. Ma non ce l'ho.
Che siano gli dei allora, a proteggermi.
martedì 15 marzo 2011
Vivifico, rinvigorente, giustificato odio
Li odio, li odio con tutta me stessa, li odio e non mi sento in colpa per questo. E’ la prima volta dacché sono viva che non mi sento in colpa per qualcosa che penso sento mangio o riciclo.
E per raggiungere l’ obiettivo serviva il più becero e bistrattato dei sentimenti umani: l’odio. Ma perché sorprendermi, sono anche io così, becera e bistrattata. Normale che le nostre strade s’incrociassero prima o poi, che diventasse l’odio il dardo con cui staffilo fiammate in pensieri ed emozioni.
Un passo avanti verso la salvezza? Se così fosse l’odio sarebbe il passepartout per questa, in contraddizione con le regole della società più candida e del buonismo più sadico. Oppure è un passo verso la perdizione definitiva. Se così deve essere, allora così sia. Non combatterò più con moti contraddittori e moralismi stantii. Lascerò che qualsiasi sano o insano sentimento si impossessi di me come se fossi un fuscello in balìa delle onde nella tempesta perfetta. Mi lascerò completamente andare, mi farò trasportare, fustigare da esso se è necessario. Non importa. Mi importa solo che questo mi conduca da qualche parte. Può condurmi alla vita o alla rovina, alla realizzazione o alla morte. Non me ne importa.
Nel secondo in cui ho realizzato che li odiavo tutti, il respiro affannato si è rilassato, le lacrime riassorbite, il groppo in gola sciolto. Per un attimo, ok, ma è stato così. Finora fare la cosa più giusta mi ha solo fatto morire ogni giorno un po’ di più, perché era sempre la cosa più giusta per gli altri, mai per me.
Era l’odio quell’agitazione che sentivo e che non realizzavo? Che bloccavo nelle viscere trattenendolo come in una diga dagli argini troppo stretti e angusti per farlo sopire dimenticato? Anche se poi ci sono voluti due Mars e uno Snickers per farlo ritornare giù, ringoiarlo impastato al caramello…l’odio, la bile, la delusione, o qualsiasi cosa fosse. Ma quei secondi in cui è stato su, è stato tutto più bello, più vivido, più sensato, più leggero. Ed ero all’università, stamane, quando è successo. E all’università non c’è niente di bello, vivido, sensato e leggere per me. Qundi è ancora più strabiliante.
Ho respirato. E io non respiro mai. Vivo in apnea o meglio l’aria mi sembra troppo spessa per attraversare i miei bronchi, corposa, pesante, solida, anzi…liquida. Respiro perennemente aria liquida come se vivessi sott’acqua e io non sono un pesce! Magari lo fossi! Magari fossi la sirenetta, così potrei nuotare libera di combinare guai, libera di avere una storia con un pericoloso pescecane, libera di fare accordi con la strega del mare, libera di innamorarmi di bel giovane di Manhattan e decidere di rinunciare alla mia itticità per amore. Ma non sono la sirenetta, io. Sono un fottuto, inutile essere umano, niente itticità, niente branchie. Ho quindi bisogno di respirare patetica e volgare aria e se l’odio può renderla più leggere, se solo il più infimo e infido dei sentimenti umani può ossigenare i miei stanchi polmoni, allora che sia il benvenuto.
E sapete qual è il bello? Che sono stati coloro verso cui il mio odio appena svincolato si riversa a generare l’odio stesso. Come l’umanità che si ammazza con le sue mani producendo gas tossici ed edificando centrali nucleari in zone fortemente sismiche. Lo hanno creato, cullato, alimentato e ora questo si riversa - silente ancora per quanto? - su di loro come una furia.
Io ero una brava ragazza. Magari non perfetta, magari non platealmente angelica in parte perché le vesti diaboliche si confanno precipuamente alla mia indole sarcastica e in parte perché tutta quella perfezione riconosciuta e ammirata da tutti, senza neanche una stigmate che lascia sottendere una personalità indipendente, mi fa vomitare. Ero studiosa, gentile, disponibile, cortese e simpaticona. Ciò non toglie che avevo le mie idee che somigliavano più a certezze indiscusse tale era il mio fervore nel perseguirle e la mia fiducia in esse. Ma piano piano tutto e tutti le hanno corrose fino a ridurle in un cumulo di macerie inservibile.
Chi fu:
1) mia madre sempre preoccupata di evidenziare le mie pecche, mai i mie seppur pochi pregi, sempre pronta a ignorare qualsiasi cosa dica o faccia con quel suo gesto stizzito;
2) i miei parenti che per buone ragioni o pessimi proponimenti hanno sempre finito per umiliarmi;
3) il mio paese di sciroccati e insulsi bifolchi che mi ha indicata come strana e discussa fin dalle medie;
4) l’università della Calabria che ha infossato le mie speranze davanti alla mano irta e inalienabile della cultura;
5) i miei presunti amici, a cui avrei dato tutta me stessa e che non l’hanno voluta, nonostante si sforzassero di dire il contrario, avessero almeno le palle di dire che non mi vogliono come amica invece di fare i preziosi del cazzo.
Svilupperò i punti nel dettaglio domani. Ora ho voglia di punk, edificante spacca timpani, urlato e sputato punk.
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domenica 13 marzo 2011
Domande (in)attese
"Per giugno ti laurei vero?"
"Sì, per forza".
Sto ancora tremando.
E se non ci riesco?
"Sì, per forza".
Sto ancora tremando.
E se non ci riesco?
mercoledì 2 marzo 2011
Follia e pateticità a livello di rotta
In brevis... senza stare qui a gingillarmi troppo, dopotutto non c'è assolutamente niente di entusiasmante nella mia vita, nè un avvenimento, nè un pensiero, degno di essere lasciato ai posteri, oggi:
- Ho sognato di essere pugnalata dalla Madonna e da un santo, forse San Giuseppe difronte una chiesetta diroccata. In realtà non erano loro ma dei matti che si credevano tali, non ricordo altro ma è esemplificativo dei livelli di follia che solitudine e studio mi stanno facendo raggiungere. Supererò il livello di follia dello scienziato pazzo del Rocky Horror Picture Show.
- Questo in quella scarsa oretta di sonno che sono riuscita a racimolare. Il resto della notte l'ho trascorso in bagno, piegata in due dai crampi allo stomaco. Ieri ho mangiato chiacchiere, castagnole e un dolce di carnevale tipico di queste parti la cui onomatopeia dovrebbe suppergiù essere "Cunurieddhi". Suppergiù. Solita storia: stomaco non più abituato al fritto pesante, anche se ne ho mangiati pochi e non ho mangiato altro tutto il giorno, ho visto le stelle.
- Il fatto più interessante della giornata, soprattutto perchè promette succulenti risvolti, è che ho preso il coraggio a due mani, ho chiamato la zia montaurese più chiacchierina che mi aveva invitato a passare una giornata con lei e le ho detto che accettavo l'invito per domani. Quindi passerà a prendermi alle 8.30 di mattina, faremo colazione, poi un giro e poi via felici e contenti in quella gabbia di parentame assatanato e pallume che è il paese dei miei. Certo non mi aspettavo che venisse a prendermi all'alba, che cavolo devo dirle dalle 8.30 di mattina fino alle 8.30 di sera? Già mi vedo servita il menu completo: nipote sciagurata fatta a pezzi dai parenti. Se ho accettato è solo perchè lei sta passando un brutto periodo per la storia della sua malattia, e siccome non sono in grado di fare altro, quantomeno posso accettare l'invito e soffrire un po' per la sua causa. Speravo quantomeno che venisse a prendermi dopo aver fatto quegli esami in ospedale, invece mi sa che andrò con lei; speravo di riuscire a vedermi tranquilla i due episodi di "Una mamma per amica" come faccio ogni mattina da quando li trasmettono su italia uno, sorseggiando la mia tazzona di caffè americano per rilassare i nervi e perdermi in un altra vita migliore della mia, prima di essere sbattuta sul ring, invece la zietta è mattiniera. Speriamo basti Pollon a distrarmi un po', ma non credo: domani sarò ipernervosa...
- Mia sorella si è fatta viva. Strano ma vero mi ha lasciato un link con una specie di gioco, non ho capito bene cosa perchè non sono ancora andata a vedere, che pare dovrebbe piacermi molto per chissà quale ragione. Mi ha fatto piacere. Dopo la lite della scorsa settimana non c'erano più stati contatti e il fatto che mi abbia scritto una cazzata del genere, significa che il senso di colpa le rimacina e che sente un po' la mia mancanza. Mi correggo: mi ha fatto molto piacere. Le risponderò senza troppi entusiasmi, perchè se sciolgo troppo presto il ghiaccio lei tornerà troppo in fretta a rivestire il ruolo della stronza con me. Meglio lasciarla in bilico un po'. Ma le risponderò: anche se sono ancora delusa e furiosa per quello che mi ha detto, mi è mancata molto anche lei a me.
- Oggi volevo evadere un po' dalla solita routine e fare un dolce, magari qualche specialità carnevalesca visto il periodo, così...per rimettere in gioco le mie ambizioni culinarie e sfogarmi un po'. Ma visto che non sto ancora bene dopo la mangiucchiata di ieri, credo che il dolce attenderà. Magari farò una torta per l'8 marzo (ogni data leggermente festiva è una buona scusa per fare qualcosa di diverso), quando credo mi concederò una pausa da...be' da me.
- Da quando è saltato l'esame di Filosofia della mente, ho sempre studiato, quando più quando meno, quando lavorando alla tesi, quando concentrandomi sugli esami, quando entrambi. Oggi non ho toccato libro, un po' perchè sto ancora male, un po' perchè sono assonnata, un po' perchè continuo a temere e tremare per domani, un po' perchè non mi va granchè di studiare, un po' perchè ho una voglia matta parlare con chi so io, ma non posso. Considerato, però, che domani lo studio salta, devo almeno farla qualche paginetta di qualcosa. Sennò so' cazzi. Quindi vado e buono studio a me (prego notare come anche il livello di pateticità, oltre a quello di follia, sta in me raggiungendo vette inimmaginate neanche dai più fantasiosi, visto che sono costretta ad augurarmi "buono studio" da sola...).
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lunedì 28 febbraio 2011
I bifolchi del mio quartiere, oggi
Perché diavolo la mia stupida vicina semi-coetanea, alle 11.00 in punto di ogni mattina, comincia a marciare ripetutamente per 30 minuti? Sembrano un branco di bufali inferociti a scalpitare sopra la mia testa, lei e quel cretino del suo cane. Fa ginnastica o si è aggregata a una nuova strana setta che prevede mezz’ora al giorno di marcia senza scostarsi da quel medesimo punto della casa? Purtroppo non credo sia la seconda spiegazione quella più esatta. La renderebbe minimamente interessante e lei è interessante come… Sono 10 minuti che ci penso e non riesco a trovare niente di così poco interessante quanto lei. Anche un pezzetto d’erba falciato dal tagliaerba o un bastoncino di gelato abbandonato in terra, sono più interessanti di lei.
Oggi ho sparato Diamond Dogs a tutto volume nell’hi-fi per contrastare l’orrida sequela di rumori (ha la leggiadria del GGG l’esile fanciulla), speravo recepisse il messaggio, ma niente, il frastuono è proseguito imperterrito per mezz’ora, neanche glielo avesse prescritto il medico. Un robot. E questo la dice lunga sull’ homo-prototipo che bivacca nel il mio quartierucolo. Tanto peggio per me.
domenica 27 febbraio 2011
Niente più lacrime e...lagne
Ho riletto qualche mio post passato e devo dire che col vittimismo ci do dentro. Abbastanza giustificato in realtà e comodamente esplicativo, ma pur sempre di vittimismo si tratta.
E ora basta.
Non mi vogliono come amica? Va bene, s'attaccassero a quelche altro tram.
Mi abbandonano tutti? Non dirò meglio sola perchè non lo penso, ma sicuramente meglio sola che con gente che dice di esserti davvero amica e che non se ne andrebbe mai e poi mai da te perchè non è come gli altri e poi lo fa e anche malissimo.
Non sono ancora riuscita a laurearmi? Questo è il mio percorso, malato, sfasato, desolato, annebbiato, merdoso, quel che è, ma è il mio e acquisterà un qualche senso prima o poi e se non lo fa gliene appiccicherò uno io. Sono brava a improvvisare sensi inesistenti, a svelarli e ammantarli di arcano.
Non ho dato l'esame questa sessione? Poco male inutile stare lì a rimuginarci, tanto comunque avrei dovuto darne un altro in giugno, non mi sarei tolta lo stesso il peso degli esami ed essendo modulo A e B dello stesso esame, meglio darli in un unico appello. Tanto più che anche se intervallato da attacchi di depressione, scoramento e panico, sto studiando tutto il giorno, tutti i giorni e paradossalmente, il fatto di essere stata ricusata da tutti, mi dà una malinconica forza per andare avanti e una rassegnata intolleranza verso internet e messenger. Niente di meglio. Perdere tempo su internet non mi sevre e non è più neanche soddisfacente. In questi terribili anni di solitudine e di smarrimento all'università, il fatto di aver conosciuto un pugno di persone a me simili, con cui parlare e non sentirmi una parto monco della vita, è stato bello e mi ha infuso una sorta di piccola stilla di speranza nel futuro e anche in me stessa. Se persone tanto meravigliose hanno i miei stessi dubbi e le mie rimostranze verso il sistema e mi vogliono come loro amica nonostante la loro vita non sia una nonvita come la mia, allora forse io non sono solo niente. Salvo poi, puntualmente rivelarsi tutti assolutamente diversi da me perchè io mai avrei abbandonato così uno di loro e questo mi spinge a credere che hanno solo finto di essere chi ho creduto fossero, oppure che hanno ben capito chi io sono e come sono e hanno realizzato che sprecare il loro tempo con una come me non era proficuo. Sono più propensa verso la seconda opzione anche se non escludo la prima per certi casi. E lo ammetto così, consapevole, in maniera oggettiva, senza disperazioni e lacrime di sorta. Quindi basta. Non farò più lo stesso errore, che senso ha aprirsi con qualcuno che ti chiuderà la mano in una sportiera non appena può? E poi se ne andrà...è una perdita di tempo e di affetto, non solo per loro ma anche, soprattutto per me.
Lo so che questa rassegnazione apparentemente serena si squarcerà presto nelle solite ricadute, ma per ora è così. Andrò avanti da sola con una piccola, microscopica in realtà, scintilla di speranza verso un futuro ancora lontano.
Amen.
E ora basta.
Non mi vogliono come amica? Va bene, s'attaccassero a quelche altro tram.
Mi abbandonano tutti? Non dirò meglio sola perchè non lo penso, ma sicuramente meglio sola che con gente che dice di esserti davvero amica e che non se ne andrebbe mai e poi mai da te perchè non è come gli altri e poi lo fa e anche malissimo.
Non sono ancora riuscita a laurearmi? Questo è il mio percorso, malato, sfasato, desolato, annebbiato, merdoso, quel che è, ma è il mio e acquisterà un qualche senso prima o poi e se non lo fa gliene appiccicherò uno io. Sono brava a improvvisare sensi inesistenti, a svelarli e ammantarli di arcano.
Non ho dato l'esame questa sessione? Poco male inutile stare lì a rimuginarci, tanto comunque avrei dovuto darne un altro in giugno, non mi sarei tolta lo stesso il peso degli esami ed essendo modulo A e B dello stesso esame, meglio darli in un unico appello. Tanto più che anche se intervallato da attacchi di depressione, scoramento e panico, sto studiando tutto il giorno, tutti i giorni e paradossalmente, il fatto di essere stata ricusata da tutti, mi dà una malinconica forza per andare avanti e una rassegnata intolleranza verso internet e messenger. Niente di meglio. Perdere tempo su internet non mi sevre e non è più neanche soddisfacente. In questi terribili anni di solitudine e di smarrimento all'università, il fatto di aver conosciuto un pugno di persone a me simili, con cui parlare e non sentirmi una parto monco della vita, è stato bello e mi ha infuso una sorta di piccola stilla di speranza nel futuro e anche in me stessa. Se persone tanto meravigliose hanno i miei stessi dubbi e le mie rimostranze verso il sistema e mi vogliono come loro amica nonostante la loro vita non sia una nonvita come la mia, allora forse io non sono solo niente. Salvo poi, puntualmente rivelarsi tutti assolutamente diversi da me perchè io mai avrei abbandonato così uno di loro e questo mi spinge a credere che hanno solo finto di essere chi ho creduto fossero, oppure che hanno ben capito chi io sono e come sono e hanno realizzato che sprecare il loro tempo con una come me non era proficuo. Sono più propensa verso la seconda opzione anche se non escludo la prima per certi casi. E lo ammetto così, consapevole, in maniera oggettiva, senza disperazioni e lacrime di sorta. Quindi basta. Non farò più lo stesso errore, che senso ha aprirsi con qualcuno che ti chiuderà la mano in una sportiera non appena può? E poi se ne andrà...è una perdita di tempo e di affetto, non solo per loro ma anche, soprattutto per me.
Lo so che questa rassegnazione apparentemente serena si squarcerà presto nelle solite ricadute, ma per ora è così. Andrò avanti da sola con una piccola, microscopica in realtà, scintilla di speranza verso un futuro ancora lontano.
Amen.
venerdì 25 febbraio 2011
Batuffoli di speranza e infausti presaghi di cicogne
Non ho mai visto niente di più bello. Un batuffolo di tenerezza, nata da una settimana la mia cuginetta e stranamente le hanno dato un nome molto bello e originale. Uno che ho sempre messo in lista tra i miei possibili papabili se avessi mai avuto una bimba. Ma non succederà. E' troppo bello perchè succeda a me. E' troppo speciale. Magico. E' troppo tutto. Ma sono felice per le persone che l'hanno avuta: non sono i peggiori del parendado del paesucolo.
Era tanto tempo che non mi succedeva di sentirmi così, commossa col cuore il subbuglio piena di speranza e convinta che il mondo fosse bello se si può dare alla luce un cucciolo tanto dolce. Lo so che questi moti di spirito sono generati da strataggemmi atavici, scritti nel mio apparato genetico, che l'evoluzione ha imposto per garantire la sopravvivenza della specie. Ma non importa: lei è bella e ora che respira e vive così piccola, che sunge famelica il latte, che sorride senza che nessuno mai saprà il perchè, il mondo sembra un luogo meno brutto dove vivere...
Succede, però, troppo spesso a chi meno se lo merita. Ho sentito urlare i miei vicini fascisti l'altra mattina: un coro di gallineschi striduli eccitati, uno strillio da manuale, già proposto. La prima cosa che ho pensato è che una delle figlie-sceme-tutte-sposate-nel-giro-di-due-anni, sia in dolce attesa. E non credo di sbagliarmi. Quel verso l'ho già sentito: fu presago di cicogna. Sono persone-robot, programmi che non hanno una libera e indipendente indole. Conoscono solo il linguaggio che è stato loro insegnato e questo solo usano. Non c'è margine di errore così. Non c'è possibilità di contraddittorio. Negare il libero pensiero facendo capire loro che è una loro scelta non usarlo. Questa è la tattica vincente. Tutto è lindo e ordinato come qualcuno ha deciso.
Ho immaginato che "l'incinta" fosse quella con già un figlio a carico, la più stronza, perchè sarebbe in linea con la mia idea del mondo: persone cattive=cose belle più facilmente e di più di più di più. Passeranno i prossimi anni e dovrò nuovamente subire le litanie spacca neuroni che ci hanno propinato, in questi ultimi tre anni, sguaiati da finestre, rimbombanti attraverso innocenti mura, recitati dai balconi: " Picci, bello di nonno, cucu, pipi tete yaya, che bello che seeeeei, le manine laboriose quante cose sanno fare" e altri guaiti affini.
Che palle.
Scappare. Scappare da qui al più presto. Se non avessi già altre mille buone ragioni per desiderare di fuggire, questa sola basterebbe.
Era tanto tempo che non mi succedeva di sentirmi così, commossa col cuore il subbuglio piena di speranza e convinta che il mondo fosse bello se si può dare alla luce un cucciolo tanto dolce. Lo so che questi moti di spirito sono generati da strataggemmi atavici, scritti nel mio apparato genetico, che l'evoluzione ha imposto per garantire la sopravvivenza della specie. Ma non importa: lei è bella e ora che respira e vive così piccola, che sunge famelica il latte, che sorride senza che nessuno mai saprà il perchè, il mondo sembra un luogo meno brutto dove vivere...
Succede, però, troppo spesso a chi meno se lo merita. Ho sentito urlare i miei vicini fascisti l'altra mattina: un coro di gallineschi striduli eccitati, uno strillio da manuale, già proposto. La prima cosa che ho pensato è che una delle figlie-sceme-tutte-sposate-nel-giro-di-due-anni, sia in dolce attesa. E non credo di sbagliarmi. Quel verso l'ho già sentito: fu presago di cicogna. Sono persone-robot, programmi che non hanno una libera e indipendente indole. Conoscono solo il linguaggio che è stato loro insegnato e questo solo usano. Non c'è margine di errore così. Non c'è possibilità di contraddittorio. Negare il libero pensiero facendo capire loro che è una loro scelta non usarlo. Questa è la tattica vincente. Tutto è lindo e ordinato come qualcuno ha deciso.
Ho immaginato che "l'incinta" fosse quella con già un figlio a carico, la più stronza, perchè sarebbe in linea con la mia idea del mondo: persone cattive=cose belle più facilmente e di più di più di più. Passeranno i prossimi anni e dovrò nuovamente subire le litanie spacca neuroni che ci hanno propinato, in questi ultimi tre anni, sguaiati da finestre, rimbombanti attraverso innocenti mura, recitati dai balconi: " Picci, bello di nonno, cucu, pipi tete yaya, che bello che seeeeei, le manine laboriose quante cose sanno fare" e altri guaiti affini.
Che palle.
Scappare. Scappare da qui al più presto. Se non avessi già altre mille buone ragioni per desiderare di fuggire, questa sola basterebbe.
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lunedì 31 gennaio 2011
Dedicato a chi "non è solo bella, ma ha anche cervello, dopotutto è laureata e tutto!”
E mentre fuori imperversa l’uragano Katrina mi accingo a narrare il secondo risvolto dello splendido pranzo in famiglia dell’1 Gennaio. Quando la meteorologia aiuta…
Dopo essere stata ben benino rosolata come una dolce porchetta da ingerire in un solo gustoso boccone (vedi Capodanno con inchiesta - prima parte e Capodanno con inchiesta - seconda parte), mia cugina ha pensato di mettere la ciliegina sulla torta tediandomi un pochetto con le sue avventure pro-pri-o e-cci-ta-nti. Ma per apprezzare al meglio l’aneddoto in ogni sua sordida cesellatura, è necessario un piccolo ragguaglio sulla cugina in questione. Piccolissimo, lungi da me dilungarmi sulla cosa.
Mia cugina coetanea, il fior fiore della buona progenie del paese dei miei, tende ad essere una perfetta osservatrice dei dogmi socio-cristiani, rivestendo senza alcuna sbavatura, il cliché della perfetta donnina borghesuccia. Il contrario di me, del tutto.
E’ in perenne confronto con me e ovviamente succhia il nettare divino dei miei fallimenti come fosse linfa vitale ogni volta che questo può far sì che GLI ALTRI riescano a discernere come i suoi traguardi siano ben piantiti lì, sul gradino più alto del podio. Sì, perché per lei è fondamentale essere sempre al centro dell’attenzione, tende a dissanguarsi affinché la gente la noti, la guardi, la elogi, la ritenga perfetta. Come dicevo, il mio contrario. Mentre io fin da bambina cerco di attirare meno possibile l’attenzione, di vivere tranquilla i fatti miei nel buio del controcampo, lei si bea di tutti i riflettori stinti che la vita di paese può offrirle, vive sotto la loro luce divina. Pertanto, è la madrina e l’organizzatrice di ogni attività del paese, quella che legge in chiesa, che guida la processione, che canta…. oh quanto è fiera quando fa la solista in chiesa… e non perde mai l’occasione, ogni sacrosanta volta che la vedo di ragguagliarmi sul numero di persone che le hanno ricordato quanto è brava, quanto sta bene vestita così, quanto è migliore degli altri in quelle cose che fa, quanti maschi la vogliono, quanto è bella, quanto è tutto. Non ho ancora capito bene se lo fa più per insicurezza che per vanagloria, o se ci gode proprio e davvero tanto a essere considerata il must in ogni settore. Ultimamente poi, a 27 anni, da brava lobotomizzata in zucca, è in crisi perché non ha un uomo da portare all’altare: vuole dannatamente sposarsi e punta ogni maschio papabile per portarlo a “giuste nozze”. Trovo vomitevole concepire il matrimonio prima di essere follemente innamorati di qualcuno. Un materialismo, una funzionalità che esclude ogni rapporto, ogni beltà, è trucida l’amore in ogni sua forma: quel che conta è sposarsi. Punto.
Come ci siamo sedute a tavola per il pranzo, ho capito che qualcosa bolliva in pentola perché la ragazza scalpitava dalla voglia di riferirmi qualche buona nuova: pare che a una festa di paese abbia “sedotto” un VIP, niente poco di meno! Trattasi in realtà di un citrullo della televisione e della radio calabrese, piuttosto conosciuto da questi paesucoli da piazza perché invitato a presentare eventi locali qua e là.
Io non lo avevo mai neanche sentito nominare.
Insomma, tizio ha presenziato a una rappresentazione canora organizzata dalla Proloco del paese per le feste natalizie e mia cugina ha trovato modo di beneficiare del lucore ribalta, leggendo il solito, prevedibile elenco di sponsor della manifestazione. E’ in questa occasione che il tizio le sciorina un po’ di frasi fatte e lei casca come una bacucca ai suoi piedi.
Il punto è che sono tanto palesemente stupide le suddette frasi, dei classici del burinismo, che io le consideravo solo pane da telefilm di terza categoria, non credevo potessero funzionare sul serio e annichilire una ragazza dotata di lobo frontale semi-sviluppato! E con quale orgoglio lei mi ripeteva codeste frasi: “Mi ha detto che lui ha sempre conosciuto e frequentato ragazze belle, ma che io non solo sono bella, ma ho anche cervello, dopotutto sono laureata e tutto!”. Noooo! Cioè...be’ anche io sarei caduta ai suoi piedi dopo un’uscita così, che cavolo vuoi di più dalla vita di uno che ti guarda dentro e vede davvero “che non sei solo bella, ma hai anche cervello, dopotutto sei laureata e tutto”?!
Al che hanno organizzato il malfatto: vedersi a capodanno nella stessa discoteca dove è andato mio fratello e dove pare c’era mezzo mio paese e mezzo paese di mia cugina (w gli originali!), poi dirigersi nella villa del VIP e fornicare allegramente.
Interessante è come lui ha gestito la cosa. Interessante soprattutto per chi, come me, non ha mai avuto la fortuna di vedere un VIP all’opera dal vivo.
Prima l’ha riempita di complimenti patetici:”Che bel corpetto hai, che belle autoreggente…” – “insomma tutta bella sono!” le rispose lei, felice come una pasqua (terminologia esatta, riporto ciò che la cugina mi narrò con sue parole sputate). “Intinto il biscottino” le dice quindi che deve scappare, che ha inderogabili impegni, che non può stare lì con lei “e ora come faccio come faccio come faccio”. Fa che la riporta alla discoteca, la molla e se ne va.
Il tutto ha generato in me uno senso di squallore indicibile con conati di vomito a ripetizione e quant’altro. Non in lei. La mia cuginetta mi confessa, al contrario, di essere seriamente interessata a cotale signore, che gli piace molto questo essere verminoso e vuoto come il ventre del salvadanaio di un poverello (per dovere di cronaca preciso: “questo essere verminoso e vuoto come il ventre del salvadanaio di un poverello” è una mia aggiunta, non confermata dalle persone interessate ai fatti), ma che lui gli ha fatto capire senza possibilità di repliche, che la loro era storia da una botta e via. Dannazione. Poteva divenere mio cugino. Il che avrebbe ben ben nutrito la folta schiera dei miei parenti, di una gemma di raro prestigio cafonistico. Ci sarebbe stato da divertirsi, I suppose.
Peccato. Sarà per la prossima volta.
Il tutto si commenta da solo.
C’è di buono che dopo gli attacchi sulla mia mancata laurea subiti in quella stessa giornata, questo lerciume sotto forma di trionfo, mi ha ringalluzzita un po’, facendomi, per una volta, sentire ben fiera di non essere una di quelle che“non è solo bella, ma ha anche cervello, dopotutto è laureata e tutto!”.
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domenica 30 gennaio 2011
I'm so sorry
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giovedì 20 gennaio 2011
giovedì 13 gennaio 2011
Affondo, sfondo, sprofondo...
Come abbondantemente e brillantemente (blog mio, giudizi discutibili e amorali miei) illustrato nel precedente post, il Natale perfettamente orchestrato per fagocitare ogni tipologia di essere nella cultura occidentale, ha risucchiato anche me. Niente religiume o buoni propositi. Molto altro, soprattutto l’altro che stinge il risvolto della medaglia del Natale.
Famiglie e amici riuniti incentivano enormemente il senso d’abbandono e di disperazione, di inadeguatezza e fallimento. Non solo mio, tant’è vero che il picco di suicidi raggiunge il massimo grado in concomitanza con le festività di fine anno: di fronte alla gente che si diverte più o meno scioccamente, di fronte alle manifestazioni di amore e affetto più o meno vere, chi è solo tutto l’anno è più solo durante le feste. Una cassa di risonanza luccicante e vociante glielo ricorda ogni attimo. Il che unito al resoconto dell’anno trascorso mai meraviglioso per gente come me, getta il povero malcapitato nella disperazione più sconfinata, nella sconfitta più incorreggibile.
Il mio modo di affrontare il tutto è lasciarmi andare all’afflizione, non combatterla a denti stretti come faccio o tento di fare durante tutto l’anno, ma lasciare che lei abbia successo. Abbandonarmi ai pensieri più macabri e ai resoconti più infruttuosi, paragonare lo squallore mefitico della mia esistenza con lo splendore d’abbondanza di quella di miei coetanei, evidenziare i contorni desolati delle mie periferie. Il tutto non senza un cinico, macabro piacere masochista.
Dopodiché, fottermene.
Se combattessi con questi pensieri, le feste non sarebbero diverse dal resto dell’anno, vivrei anche queste in una sorta di filo di rasoio estenuante e il senso di fallimento e la solitudine, davvero diverrebbero insostenibili. Ma neanche porre loro alcun freno è auspicabile, perché finirei come il poverino che si è suicidato dagli scogli di P.G. verso i flutti gelidi e tumultuosi dello Ionio, la vigilia di Natale (e pensare che io e i miei cugini eravamo stati su quello stesso scoglio a ridere degli schizzi di schiuma che ci raggiungevano, giusto qualche ora prima…il pensiero che forse, forse avremmo potuto, non so in quale modo, ma in qualche modo, aiutarlo, mi tormenta…).
Quindi opto per una via di mezzo: allento il lazzo dei pensieri malefici e li lascio imperversare per un po’, rosicchiare i bordi della mia mentre e infuriare nel mio stomaco, sconvolgere il ritmo del mio cuore, e poi li blandisco stordendoli di melense favole disney, cioccolatini tutti i gusti + 1, panettoni, pignolate, frittelle, zeppole, dolcetti, croccanti alle mandorle, pandori, pistacchi, nocciole, noccioline, torroncini,torroni, biscotti allo zenzero, al miele, cenoni e pranzoni, un sacco di coca cola per annichilirli e uno spruzzo di spumante e bayles e birra qua e là per rimbambirle e assopirli ben benino. Bulimia che si riappropria di me senza mezzi termini e con mal di stomaco da star male, perenne senso di nausea e necessità di vomitare che trattengo perché più sofferenza mi causa, più compenso il piacere della cioccolata; più sofferenza mi causa più i pensieri si pascono beati e non mi tormentano troppo; più sofferenza mi causa più compenso il mio essere una stolta, inutile, perfetta fallimentare ragazza.
Per un po’ almeno, il vuoto s’è chetato, il buco è stato riempito. Ora le feste vanno via e cosa si lasceranno dietro solo il tempo me lo dirà. Sapevo, conoscevo le conseguenze disastrose cui sarei andata incontro dopo l’Epifania. Ma non me ne importava o, meglio, le visualizzavo con una certa infima malagrazia, cinicamente beffarda: “mi farai male lo so, ma intanto smetto di pensare che sono niente per un po’, smetto di sentirmi feccia perché il panettone ottura le orecchie e non sento i miei pensieri, perché la cioccolata delizia e ammansisce il vortice di nero oblio che mi compone”.
Il punto è che ora il buco è reso più grande dal senso di colpa per aver vanificato mesi di dieta e sacrifici e per la paura di poter perdere il controllo di me stessa e non ritrovarlo più, di cedere alle moine dell’altra me sazia e pingue dopo le abbuffate natalizie…
giovedì 30 dicembre 2010
Pensieri mattutini
Sarà mai possibile che esiste un principe per ognuna di queste squinzie da favola e non per me. Dove diavolo sta il mio fottuto principe?
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