Sai che succede quando conosco qualcuno?
Niente.
Nella stragrande, noiosissima, maggioranza dei casi, tutto permane in uno stato di normalità grigiastra, senza fremiti o scintille ad alterare la staticità del mondo. E non c'è niente di più palloso di un mondo statico.
Poi ci sono quelle volte... poche, flebili, secondarie al punto da risultare sorvolabili.
Sono come un soffio nell'uragano, indistinguibili dal resto. Non fosse che hanno la capacità di sconvolgermi come mille uragani non potrebbero mai fare.
Quando conosco qualcuno, allora, succede che mordo via un pezzo di me e lo do a lui. Brucia, ma non riesco a non farlo. Gli do me di parole, di pensieri, me di canzoni e di progetti, di concerti visti e da vedere, di storie scritte e da scrivere. Me di cioccolata e lacrime. Di demoni e sorrisi timidi. Me di momenti con lui.
Non succede mai che io resti scissa da lui, senza mordere a mia volta una parte di lui e amalgamarla alla parte di me. Come bile, squarcia il tessuto di un mondo che ora trema, freme. La staticità bigotta e mortifera del mondo sembra esser finalmente persa, per sempre.
Sembra.
Finchè la staticità non esige il suo salato scotto e lui se ne torna a riempire lo sguarcio di grigio che ha lasciato nel tessuto del mondo. A me resta solo l'impronta del fremito, un ricordo troppo scialbo per sovrastare il rinnovato grigiore.
Ecco qual è il mio dannato errore. Potessi tenermi distante, potessi non fondermi, potessi non fidarmi del suo tremito, allora tutto tornerebbe normale e quando lui si ritira, io potrei ricucirmi alla perfezione, senza lasciar squarci.
Io per lui sono solo soffio tra i tanti che compongono il suo uragano. Getta dentro ognuno di essi la sua testa e respira a caso, senza distinguerne le diverse fragranze. Un soffio vale l'altro, è così che la sua trama può restare sempre statica e grigia, pur aspirando un po' di tutti i soffi. Elimana il soffio che turbina troppo, la staticità è nel grigiore dei soffi previsti.
Ecco cosa devo imparare a fare. Non dare me, non assaporare lui, ma tenere a portata di mano qualche soffio stantio, in cui gettare la testa e respirare, per ossigenare i polmoni e sopravvivere. Senza il gusto di un afrore dolce, senza il tremito di uno squarcio anomalo.
Come fa lui...
Blog senza censure. Metto a nudo me stessa come se un Grande fratello tenesse puntate le sue telecamere nella mia anima ribelle, punk e borderline. Scriverò ogni dettaglio, più o meno sordido che sia, della mia vita che odora di libri, salsedine, peonie e torta al cioccolato, dove caos e autodistruzione lottano contro la morale dei benpensanti e dove fioriscono universi alternativi sotto un cielo di lamponi. Mi svendo raccontandolo, che interessi a qualcuno o no. And fuck everything else.
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giovedì 26 luglio 2012
La staticità dei soffi previsti
giovedì 23 febbraio 2012
Quelli con l'anima in fiamme
Dovrei andare in palestra, ficcarmi l'mp3 nelle orecchie e correre fino a sfinirmi. Ma il groviglio che mi blocca e così intricato da non riuscire a scioglierlo neanche per fare una cosa abitudinaria e normale come andare in palestra. O forse è proprio questo, il suo essere abitudinaria e normale, è per me un ostacolo insormontabile.
Se solo potessi avere un tocco di anormalità e misurarmi con esso....forse potrei riuscirci. Forse mi serve l'anormale per attivarmi ed essere me stessa. Vivendo. Mi serve l'anormale.
Ma dove cercarlo?
Nel mio "migliore amico" con cui temo di parlare perchè il più delle volte mi risponde male e fraddamente. Sembra mia madre. Niente di anormale,ormai. Tristemente normale, direi.
In quelle sensazioni che sfociano senza controllo alcuno, che cerco di intrppolare in parole e intiepidirle, affinchè chi le colga non debba scottarsi, come me stessa che le ho generate? Mentre le generavo e dopo, per sempre?
Quando smetterò di bruciare così? Una febbre incarnata, non mi sorprende più se appaio delirante ai sani. Charles Bukowski scrisse: "Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme"- è una citazione che ho sempre amato, prima di tutto perchè amo Buwkowski; e poi perchè sono io, persa, andata, diversa, fottuta, che non incontri mai. Quella con l'anima in fiamme. E il fatto che una persona come Buk potesse amare una così, inavvicinabile, perennemente infiammata, dannata, pericolosamente bruciante, mi ha semrpe confortata. Il desiderio di condividere sensazioni tanto potenti insieme a qualcuno a prova di fiamma, senza distruggerlo -pensavo- fosse realizzabile, se Buk lo farebbe.
Ma non è più una speranza.
Sono sbagliata e cattiva pare, ecco: pare che sia anche fondamentalmente cattiva. Come non bastasse il resto.
Perchè il destino dovrebbe riservare a me- Lo sbaglio - una cosa così....giusta?
"Perchè altrimenti io, la mia storia, non avrebbe ragione d'esistere".
Illusa e certa delle mie ragioni, così avrei autorisposto fino a qualche tempo fa.
Non più. La vita non ha ragioni. Ci butta lì e se siamo scaltri e forti e sappiamo cercare e forgiare una qualche felicità precostituita, allora avremo l'agognato happy end, o quasi happy; o tipo end.
Io non lo sono, nè scaltra, nè forte, nè in grado.
E se qualcuno o qualcosa c'è stato, con la capacità di far ingranare la marcia al fato e autocompiere l'auspicio, era fumo tra le dita, bagliore fugace, che solletica il desiderio di esistere e poi fugge via.
Dicendo che non poteva farlo. Che non poteva stare con me, che non voleva vivere con me.
Che non (mi) sapeva amare.
Se solo potessi avere un tocco di anormalità e misurarmi con esso....forse potrei riuscirci. Forse mi serve l'anormale per attivarmi ed essere me stessa. Vivendo. Mi serve l'anormale.
Ma dove cercarlo?
Nel mio "migliore amico" con cui temo di parlare perchè il più delle volte mi risponde male e fraddamente. Sembra mia madre. Niente di anormale,ormai. Tristemente normale, direi.
In quelle sensazioni che sfociano senza controllo alcuno, che cerco di intrppolare in parole e intiepidirle, affinchè chi le colga non debba scottarsi, come me stessa che le ho generate? Mentre le generavo e dopo, per sempre?
Quando smetterò di bruciare così? Una febbre incarnata, non mi sorprende più se appaio delirante ai sani. Charles Bukowski scrisse: "Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme"- è una citazione che ho sempre amato, prima di tutto perchè amo Buwkowski; e poi perchè sono io, persa, andata, diversa, fottuta, che non incontri mai. Quella con l'anima in fiamme. E il fatto che una persona come Buk potesse amare una così, inavvicinabile, perennemente infiammata, dannata, pericolosamente bruciante, mi ha semrpe confortata. Il desiderio di condividere sensazioni tanto potenti insieme a qualcuno a prova di fiamma, senza distruggerlo -pensavo- fosse realizzabile, se Buk lo farebbe.
Ma non è più una speranza.
Sono sbagliata e cattiva pare, ecco: pare che sia anche fondamentalmente cattiva. Come non bastasse il resto.
Perchè il destino dovrebbe riservare a me- Lo sbaglio - una cosa così....giusta?
"Perchè altrimenti io, la mia storia, non avrebbe ragione d'esistere".
Illusa e certa delle mie ragioni, così avrei autorisposto fino a qualche tempo fa.
Non più. La vita non ha ragioni. Ci butta lì e se siamo scaltri e forti e sappiamo cercare e forgiare una qualche felicità precostituita, allora avremo l'agognato happy end, o quasi happy; o tipo end.
Io non lo sono, nè scaltra, nè forte, nè in grado.
E se qualcuno o qualcosa c'è stato, con la capacità di far ingranare la marcia al fato e autocompiere l'auspicio, era fumo tra le dita, bagliore fugace, che solletica il desiderio di esistere e poi fugge via.
Dicendo che non poteva farlo. Che non poteva stare con me, che non voleva vivere con me.
Che non (mi) sapeva amare.
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L'insostenibile nullità del vivere
martedì 21 giugno 2011
Somnio ergo sum
Un viaggio.
Sofisticato, complicato, esotico. Con tra gli altri, le due persone che vorrei come amiche in questo momento. E non lo siamo.
Nelle mie notti d'Oriente invece lo siamo eccome, magari da poco, ma ci troviamo alla grandissima ed è bello. Vedere altri cieli e vivere di altri sapori.
Dobbiamo superare anche ostacoli perchè un viaggio li implica inevitabilmente.
Eccoci quindi a cercare di scavalcare reti.
Eccoci a indossare perline colorate e bracciali che incidono storie africane.
A mangiare marshmallow all'amaretto e bere acqua che sa di rosa.
A parlare parlare parlare parlare parlare parlare parlare...
E ridere ridere ridere ridere ridere ridere ridere ridere....
Camminare, fare foto, inspirare per poi finalmente espirare.
E stare con loro ed essere parte di loro.
Tanto sole, tanto azzurro e colori caldi.
Mani che tracciano orizzonti raggiungibili.
Rendez vous con corde dolci.
Non ricordo altri dettagli solo sensazioni immaginate, delineate in preghiere, ora esplose in un guazzabuglio dolce come nettare.
E poi alla fine mi ritrovo a casa, con in tasca la collanina di una di loro, la stringo forte per cercare di evitare che svanisca, inevitabilmente, non appena aprirò gli occhi...
Sofisticato, complicato, esotico. Con tra gli altri, le due persone che vorrei come amiche in questo momento. E non lo siamo.
Nelle mie notti d'Oriente invece lo siamo eccome, magari da poco, ma ci troviamo alla grandissima ed è bello. Vedere altri cieli e vivere di altri sapori.
Dobbiamo superare anche ostacoli perchè un viaggio li implica inevitabilmente.
Eccoci quindi a cercare di scavalcare reti.
Eccoci a indossare perline colorate e bracciali che incidono storie africane.
A mangiare marshmallow all'amaretto e bere acqua che sa di rosa.
A parlare parlare parlare parlare parlare parlare parlare...
E ridere ridere ridere ridere ridere ridere ridere ridere....
Camminare, fare foto, inspirare per poi finalmente espirare.
E stare con loro ed essere parte di loro.
Tanto sole, tanto azzurro e colori caldi.
Mani che tracciano orizzonti raggiungibili.
Rendez vous con corde dolci.
Non ricordo altri dettagli solo sensazioni immaginate, delineate in preghiere, ora esplose in un guazzabuglio dolce come nettare.
E poi alla fine mi ritrovo a casa, con in tasca la collanina di una di loro, la stringo forte per cercare di evitare che svanisca, inevitabilmente, non appena aprirò gli occhi...
sabato 18 giugno 2011
Metasogni e sarcofagi babilonesi
La prima volta che mi capita l'esperienza di un metasogno...e io che credevo fosse solo una trovata cinematografica di grande effetto quanto impossibile da verificarsi. Invece....
Me ne stavo bellamente dormendo col mio mal di testa preferito, quello che ti stringe il cranio in una morsa d'acciaio e fa ballonzolare dentro la materia gelatinosa che è una bellezza... insomma mi sono coricata col mal di cranio e me lo sono strascicato tutta la notte in pulsazioni ora più ora meno deleterie, cosa che mi ha paradosso esorbitante, garantitoil beneficio di una notte di sonno abbastanza continuo, il che non mi capitava da tipo 100 anni.
E mi ritrovo a guardare la sveglia e a notare che è tardi per il secondo colloquio di lavoro al Mc Donald's. Allora mi fiondo giù dal letto e scongiuro mia madre di accompagnarmi ma lei e i miei fratelli si attardano in un immenso garage-fiera ad accattare cianfrusallie inutili tra cui un raro sarcofago babilonese (0_o) e io ad annaspare senza comprendere perchè proprio ora sentano il bisogno di acquistare corbellerei e poi....Chiaramente poi il portiere (!!!!!!!!!!!) ha perso la macchina, o meglio, non si ricorda dove è parcheggiata. Allora mando tutti a cagare - e hanno pure il coraggio di guardarmi basiti e interdetti i troglods - e mi fiondo per le strade intasate da maree, traffico e una specie di stormo assassino di uccelli proveniente da nord, un intruglio di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e "The day after tomorrow". Alla fine finisco in un bar stile impero e ci ritrovo mia madre che dice che se ho perso questa opportunità di quasi-lavoro è solo colpa mia.
Al che mi sveglio. Sollievo, sospiri, sghignazzamenti da "pericolo scampato era solo un sogno" e guardo la sveglia, ma devo essere ancora semi immersa nelle nebbie dell'incubo perchè quel catorcio segna le 11 meno 10 e io l'avevo puntata alle 7.00! Quindi mi sollazzo abbastanza sicura che sia andata in trans la sveglia e consulto altri orologi della casa solo per scoprire, con un brivido da tregenda, che tutti segnano orari diversi, ma tutti inesorabilmente hanno passato le 10.45 che è, anzi tragicamente "era", l'orario del mio colloquio.
Solita desolazione, mi ficco la prima gonna di jeans che mi capita e mi fiondo per strada ma non c'è niente da fare i colloqui sono finiti e non sono stata assunta, ma mi rimane sempre il solito molesto sottofondo con la voce gracchiante di mia madre che mi ricorda come tutto, inesorabilmente, sia stata colpa mia.
Al che mi ri-sveglio. E stavolta gli orologi sono tutti d'accordo: sono le 6.30.
Ora invece sono le 9.32 e se non mi decido a smettere di discettare cazzate sul blog finisco davvero come nei sogni.
Però è strana questa questione del double dream, ci scriverò un racconto se il colloquio va bene. Se....
Che sia stato il mio bisogno impellente, vitale di un lavoro estivo e la paura che io possa compiere qualche malsano atto che mi pregiudichi la cosa a generare non uno, bensì due incubi... come a voler diabolicamente ritardarmi il ridestarsi leggero e sereno alla fine del sogno. Il mio inconscio mi odia, l'ho sempre sospettato. Ma neanhce questo serve a spiegare la presenza del sarcofago babilonese...
Me ne stavo bellamente dormendo col mio mal di testa preferito, quello che ti stringe il cranio in una morsa d'acciaio e fa ballonzolare dentro la materia gelatinosa che è una bellezza... insomma mi sono coricata col mal di cranio e me lo sono strascicato tutta la notte in pulsazioni ora più ora meno deleterie, cosa che mi ha paradosso esorbitante, garantitoil beneficio di una notte di sonno abbastanza continuo, il che non mi capitava da tipo 100 anni.
E mi ritrovo a guardare la sveglia e a notare che è tardi per il secondo colloquio di lavoro al Mc Donald's. Allora mi fiondo giù dal letto e scongiuro mia madre di accompagnarmi ma lei e i miei fratelli si attardano in un immenso garage-fiera ad accattare cianfrusallie inutili tra cui un raro sarcofago babilonese (0_o) e io ad annaspare senza comprendere perchè proprio ora sentano il bisogno di acquistare corbellerei e poi....Chiaramente poi il portiere (!!!!!!!!!!!) ha perso la macchina, o meglio, non si ricorda dove è parcheggiata. Allora mando tutti a cagare - e hanno pure il coraggio di guardarmi basiti e interdetti i troglods - e mi fiondo per le strade intasate da maree, traffico e una specie di stormo assassino di uccelli proveniente da nord, un intruglio di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e "The day after tomorrow". Alla fine finisco in un bar stile impero e ci ritrovo mia madre che dice che se ho perso questa opportunità di quasi-lavoro è solo colpa mia.
Al che mi sveglio. Sollievo, sospiri, sghignazzamenti da "pericolo scampato era solo un sogno" e guardo la sveglia, ma devo essere ancora semi immersa nelle nebbie dell'incubo perchè quel catorcio segna le 11 meno 10 e io l'avevo puntata alle 7.00! Quindi mi sollazzo abbastanza sicura che sia andata in trans la sveglia e consulto altri orologi della casa solo per scoprire, con un brivido da tregenda, che tutti segnano orari diversi, ma tutti inesorabilmente hanno passato le 10.45 che è, anzi tragicamente "era", l'orario del mio colloquio.
Solita desolazione, mi ficco la prima gonna di jeans che mi capita e mi fiondo per strada ma non c'è niente da fare i colloqui sono finiti e non sono stata assunta, ma mi rimane sempre il solito molesto sottofondo con la voce gracchiante di mia madre che mi ricorda come tutto, inesorabilmente, sia stata colpa mia.
Al che mi ri-sveglio. E stavolta gli orologi sono tutti d'accordo: sono le 6.30.
Ora invece sono le 9.32 e se non mi decido a smettere di discettare cazzate sul blog finisco davvero come nei sogni.
Però è strana questa questione del double dream, ci scriverò un racconto se il colloquio va bene. Se....
Che sia stato il mio bisogno impellente, vitale di un lavoro estivo e la paura che io possa compiere qualche malsano atto che mi pregiudichi la cosa a generare non uno, bensì due incubi... come a voler diabolicamente ritardarmi il ridestarsi leggero e sereno alla fine del sogno. Il mio inconscio mi odia, l'ho sempre sospettato. Ma neanhce questo serve a spiegare la presenza del sarcofago babilonese...
sabato 11 giugno 2011
Che sia...
Che sia la settimana delle risposte?
Che sia la settimana in cui qualcosa comincia a smuoversi?
Che sia la settimana delle amicizia perdute, riscoperte grazie al benefico balsamo della parola?
Che sia la settimana della ripresa agognata?
Che sia la settimana della forza recuperata?
della speranza vivificante......
Che sia la settimana in cui un'ineluttabile impronta mi dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che la mia esistenza sia legittima?
Che sia la volta della svolta?
Sì sì sì ti prego ti prego ti prego ti prego ti prego....
Che sia la settimana in cui qualcosa comincia a smuoversi?
Che sia la settimana delle amicizia perdute, riscoperte grazie al benefico balsamo della parola?
Che sia la settimana della ripresa agognata?
Che sia la settimana della forza recuperata?
della speranza vivificante......
Che sia la settimana in cui un'ineluttabile impronta mi dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che la mia esistenza sia legittima?
Che sia la volta della svolta?
Sì sì sì ti prego ti prego ti prego ti prego ti prego....
sabato 14 maggio 2011
Sogno 2
Tanto per cambiare sono in fuga, devo andare a cercarmi uno di quei cretini libri di interpretazione dei sogni perchè se sogno di essere perennemente in fuga qualche maledettissima cosa dovrà pure significare no? Subconscio del cavolo...
Stavolta sono in compagnia migliore: niente cugina apatica e rinco, ma tizi assai fighi che fuggono con me e si nascondono. Da chi fuggiamo? In certe scene dalle SS, in perfetto stile Steve McQueen, in altre una qualche entità malvagia, un misto di Voldemort e il cattivo-tipo di Sergio Leone.
Attraversiamo assolote e bucoliche campagne ondulate everdeggianti, moplto english vecchia maniera, ci rifugiamo nella casa antica dei miei nonni che nella realtà non esiste più, dove troviamo orecchini d'argento pare appartenenti a mie ave, ma che raffigurano teschi come quelli che uso io e non credo proprio che mia madre e la sua stirpe abbia mai,prima di me, sentito il bisogno di possedere ninnoli che rappresentano la morte. Oppore sì...non che ne sappia molto. Magari una delle discendenti di mia madre era una qualche megera che andava a trafugare ossa dalle tombe per fare qualche incanto. Ma più probabile che sia la prima. Dà una certa soddisfazione, essere la prima in qualcosa di tanto in tanto.
Decidiamo di rubare al tempo inerte che li ha custoditi finora questi orecchini pe venderli e ricavarne qualche spicciolo.
E poi finisco in una specie di sotterrane cementato,tipo bunker antiatomico, illuminato da un lucore buastro e devo pugnalare il vice del malvagio che ci vuole morti con una specie di attach magico che ci siamo procurati rubandolo dall'astuccio di una bambina, reincarnazione di una maga uccisa dal cattivo che ha trasferito i suoi poteri in quel cacchio di attach. E lo pugnalo. Fine.
Stracazzi di sogni.
Stavolta sono in compagnia migliore: niente cugina apatica e rinco, ma tizi assai fighi che fuggono con me e si nascondono. Da chi fuggiamo? In certe scene dalle SS, in perfetto stile Steve McQueen, in altre una qualche entità malvagia, un misto di Voldemort e il cattivo-tipo di Sergio Leone.
Attraversiamo assolote e bucoliche campagne ondulate everdeggianti, moplto english vecchia maniera, ci rifugiamo nella casa antica dei miei nonni che nella realtà non esiste più, dove troviamo orecchini d'argento pare appartenenti a mie ave, ma che raffigurano teschi come quelli che uso io e non credo proprio che mia madre e la sua stirpe abbia mai,prima di me, sentito il bisogno di possedere ninnoli che rappresentano la morte. Oppore sì...non che ne sappia molto. Magari una delle discendenti di mia madre era una qualche megera che andava a trafugare ossa dalle tombe per fare qualche incanto. Ma più probabile che sia la prima. Dà una certa soddisfazione, essere la prima in qualcosa di tanto in tanto.
Decidiamo di rubare al tempo inerte che li ha custoditi finora questi orecchini pe venderli e ricavarne qualche spicciolo.
E poi finisco in una specie di sotterrane cementato,tipo bunker antiatomico, illuminato da un lucore buastro e devo pugnalare il vice del malvagio che ci vuole morti con una specie di attach magico che ci siamo procurati rubandolo dall'astuccio di una bambina, reincarnazione di una maga uccisa dal cattivo che ha trasferito i suoi poteri in quel cacchio di attach. E lo pugnalo. Fine.
Stracazzi di sogni.
Sogno 1
Finisco non so come nello Yemen, con una mia cugina assolutamente interedetta sulla scelta della destinazione,ma per la fuga mi sembrava il posto adeguato... visto il novo palazzo amministrativo pieno di enormi palazza fioriformi.
Ho una qualche missione segreta, ufficiale, consistente nell'aiutare le forze ribelli a conquistare il palazzo e stanare il perfido che risulta essere un neonato perverso e psicolabile, una sorta di Stewie e Kirikù insieme, che vuole farmi avvelenare, ma il gran visir mi suussurra con impetuosa passione che non permetteràmai ahce mi avvenga succeda niente. E io mi ritrovo indecisa sul da farsi visto che mi innamoro di lui e questo manda a puttane il mio progetto di sovversione.
Poi lo Yemen sparisce e mi ritrovo in Rwanda, negli anni 90, nel bel mezzo dello scontro tra Hutu e Tutsi
Ho una qualche missione segreta, ufficiale, consistente nell'aiutare le forze ribelli a conquistare il palazzo e stanare il perfido che risulta essere un neonato perverso e psicolabile, una sorta di Stewie e Kirikù insieme, che vuole farmi avvelenare, ma il gran visir mi suussurra con impetuosa passione che non permetteràmai ahce mi avvenga succeda niente. E io mi ritrovo indecisa sul da farsi visto che mi innamoro di lui e questo manda a puttane il mio progetto di sovversione.
Poi lo Yemen sparisce e mi ritrovo in Rwanda, negli anni 90, nel bel mezzo dello scontro tra Hutu e Tutsi
giovedì 14 aprile 2011
Tra catarsi ed esistenze vane
- 1 giorno al mio compleanno
.... ma io ho solo paura che davanti abbia un altro anno identico al precedente, a tutti i precedenti, inutili anni della mia vita.
Perchè non riesco a capire il senso della mia esistenza? Perchè non riesco a risolverla in qualche modo questa vita? Possibile che tutto il mio esistere sia questa protensione perenne e ricorsiva e dissacrante e mutilante, verso il disvelamento di un'incerta ragione che mi liberi finalmente dal giogo paradossalmente oppressivo del niente?
E se non dovesse davvero succedere niente? E sa le mia vita dovesse continuare a essere niente?
Non resisterei...
Ma probabilemnte mi dò solo molta importanza. Non ne ho e niente ha in serbo il destino per me. Anche se sono diversa e ho fatto scelte diverse dalla media, questo non mi rende speciale. Sono solo arrogante a pensarlo e stupida a non vivere in attesa di un "succedere" più adeguato a me e, in definitiva, romanzato e patetico. Io sono patetica.
Per il momento ho deciso di giocarmi anche la vigilia del compleanno con tutte le carte che ho. Poche in effetti. Ho studiacchiato stamattina, non molto ma ho alleggerito il peso sulla coscienza. Ora faccio una bagno con sali all'iris e orchidea e poi esco, faccio una passeggiata defatigante, me ne sto mezz'oretta in libreria a sognare libri che non posso leggere. Vorrei spararmi un frappè al lampone mentre passeggio nel mio solito angoletto sperduto, il punto del paese che preferisco e tappa fondamentale di ogni mia uscita, ma vedo se riesco a resistere e me lo pappo domani, il frappè.
E stasera il grande cloù: farò un cheesecake al cioccolato! Trovare la ricetta giusta è stato arduo e non sono sicura sia perfetta, ma è davvero tanto che volevo provarlo e ho una voglia matta di cucinare dolci, come fossero una soluzione catartica alla mia stanchezza, come se riempissero il mio vuoto non solo impegnandomi nella mistica della cucina - nella fusione alchemica di ingredienti che tanto mi fanno somiliare a una strega -, ma anche con il loro aroma, di sogno spesso e concreto, il colore di altro universo, il sapore rinvigorente ogni depressione, l'aspetto di dischiuso incantesimo floreale.
Ovviamente è prevista anche la supertorta di mamma e pomeriggio viene un'amica di mia madre per fare con lei la pastiera e per conferire al mio giorno quella connotazione pasquale che mi rispolvera entusiasti di bambina ormai sopiti.
Non so quello che mi porterà l'anno dei miei 28. Per ora voglio solo godermi il mio 15 aprile come se questo fosse davvero il mio giorno speciale, e non pensare a niente.
lunedì 11 aprile 2011
Meglio perderle o ritrovarle?
- 4 giorni al mio compleanno!!!!
.... e io chi mi vado a sognare? Le mie due stronze ex amiche, ecco chi!
La cosa, devo dire, non mi sorprende. Perchè negli ultimi giorni ho pensato spesso a loro. In questo periodo siamo solite sentirci e spesso, capitava in Aprile di fissare una delle nostre rare uscite. Perchè è il mese del mio compleanno, ma annche di quello di una di loro.
E mi sono ritrovata a chiedermi se mi arriverà un qualche messaggio di auguri da parte loro, e, ovviamente so per certo, al 99,5% che la risposta è no.
Perchè non ci sentiamo da molto e le cose non si sono chiuse bene, perchè io non ho fatto i miei auguri a una del duo perchè è quella che ha scritto l'orrido messaggio e sinceramente, non voglio averci niente a che fare. Ma l'altra... sì è un po' stupida, sì è emozionalmente e intellettivamente limitata, ma non è cattiva e con lei mi sono sempre trovata molto bene, sarà anche l'animo d'ariete che entrambe condividamo.
Ma sono come una sola testa e un solo culo quelle là: ciò che pensa una, lo pensa anche l'altra per osmosi; ciò che fa una fa l'altra; ciò che dice una, dice l'altra.
A dimostrazione di ciò, quando andai nella loro città e chiamai lei per quello che volevo fosse, se non un chiarimento - impossibile considerate le parole che mi hanno scritto e il senso generale che con quel messaggio mi hanno voluto trasmettere -, quantomeno un saluto, un addio civile. Ma quel giorno, non mi rispose alle chiamate e non si è più fatta sentire: atteggiemento abbastanza eloquente, mi pare.
Quindi quel messaggio è come se fosse stato scritto da entrambe e anche se così non fosse, l'arietina non troverebbe mai la forza, l'indipendenza d'animo, di fare qualcosa che l'altra non approverebbe. Per timore di ferirla, per non infrangere il loro patto di sorellanza, non so.
Quindi razionalmente non mi aspetto molto. Ma inconsciamente, una parte di me è un tantino curiosa di sapere quel che succederà. Ho solo paura di restarci male se poi, come è certo, non succederà niente.
Ho sognato che io ero infuriata e delusa da loro, come effettivamente è, e non le cagavo molto nonostante fossimo a una festa comune e che lei, l'arietina meno malvagia della stronza calcolatrice, facesse di tutto per ristabilire i contatti con me. E io ne ero felice. Ci chiarivamo e andavamo a mangiare due grosse ciambelle - tipici donuts americani - con glassa alla fragole e zuccherini a forma di principesse e pirati. Le ciambelle non sapevano di niente, ma io ho provato una sensazione di calore e felicità nel petto, di cui ancora mi porto dietro gli strascichi e che invidio immensamente alla me onirica.
E' la sensazione che si prova ad avere un'amica.
Mi manca.
Credo sia proprio questa sensazione che ha scatenato questa voglia di ricevere loro notizie. In realtà non loro, ma solo quelle dell'arietina. Ma loro due devo considerarle insieme. Le invidio per questo? Invidio la fortuna che hanno di poter contare sempre l'una sull'altra, di avere sempre qualcuno dalla tua parte, di non essere mai sola, di uscire e divertirti con lei e bastase nessun altro ti vuole o se non hai voglia di nessun altro, di poterla chiamare quando vuoi anche per farti un pianto, di avere gli stessi interessi, di fare le stesse cose e divertirsi facendole. Tutte cose che io non ho mai veramente avuto.
Ma non invidio quella simbiosi apersonale di cervello e azione, che le fa sembrare più sceme e succubi di quanto non siano in realtà.
Ricordo che una volta dissi loro di essere fermamente intenzionata, che avessi avuto figli miei o meno, ad adottare un bambino perchè ce ne sono troppi senza casa e io voglio dargli tutto l'affetto del mondo.
Mi risposero all'unisono che loro non avrebbero mai potuto fare una cosa del genere, che non avrebbero mai potuto provare affetto per un figlio non loro e che quindi, avrebbero potuto avere un figlio solo se fosse loro.
Io rimasi scioccata e cercai di spiegare che sono bambini comunque e non scarafaggi con la peste bubbonica. Ma loro, entrambe loro, erano irremovibili sulla questione, quasi come su: "Non scendiamo in spiaggia quando siamo vestite sennò sembriamo strane e ci sporchiamo". E poi ora, le ho viste andare tranquillamente con il loro nuovo gruppo di pseudo-amici-idioti. Quando lo chiedevo io no, eh! Non potevano lordarsi le braghe o risultare "strane" agli occhi degli altri...scendendo in spiaggia. Mah! Che stronze...
Ma quel che più mi sconvolge è questa scarsa capacità di provare dei sentimenti o di averne di pochi, flaccidi e stereotipati nel loro cuore, che è sconvolgente, che possano pensarla esattamente allo stesso identico modo e di conseguenza comportarsi come tale. Sarà che per me è difficile trovare qualcuno con cui avere gli stessi pensieri, le stesse passioni, lo stesso modo di vivere e vedere le cose. Ma mi sembra una simbiosi malata. C'è qualcosa che non va in questo duo esclusivo, egoistico, calibrato...
Beh... staremo a vedere quel che succederà il 15, comunque. Sinceramente, spero qualcosa succeda, qualsiasi cosa. Tanto per movimentare le acque, almeno.
Ma poi mi ricordo di quello che mi hanno scritto, che hanno fatto la carità a frequentarmi, che uscire con me è stato "farsi in quattro per stare ai miei comodi". E allora mi passa la voglia di sentirle, leggerle o vederle se non per spiaccicar loro, su quelle maglie firmate, quel trucco perfetto e quei capelli che passano ore a stirare, due enormi torte alla panna colorata.
E poi gustarmi le loro espressioni ebeti e disperate.
E poi uscire dalla loro scena per sempre, ghignando soddisfatta e rinfrancata.
sabato 2 aprile 2011
E' successo davvero?
Venerdì mattina, presto.
Intrappolata come un topo da laboratorio nelle sedi fetide del centro di collocamento. Nome tutto fuorchè azzeccato visto chre non sono poi molte le persone che escono da lì con un collocamento. Entrano disoccupati ed escono, guarda caso, ancora più disoccupati di prima, se sono fortunati con un certificato che gli farà ottenere un misero assegno di disoccupazione.
C'è una disperazione e una mancanza di lavoro in giro da far spavento. La gente fatica a dar da mangiare ai figli e i politici che gli italiani hanno messo al governo trombettano qua e là, percepiscono salari gravidi ed edificano villette mentre l'Italia va a rotoli. Non voterò finchè non mi si presenterà davanti un uomo degno del mio voto e della dicitura "umano" (e non maiale allupato o mafioso pedante) che dà la Treccani.
Da brava me ne stavo ad aspettare il mio turno per avere finalmente nelle mani quella cazzo di esenzione da costi sanitari, assonnata e stordita dall'aria pesante che aleggiava negli uffici e annuendo alle circonvoluzioni verbali di una tizia del mio paese che ho trovato lì e che chissà di cosa diavolo ha blaterato per tutto il tempo.
La mia attenzione era in realtà calamitata da un ragazzo qualche passo davanti a me, che spiccava rispetto all'incolore paesaggio offerto dagli altri topi ingabbiati perchè...be prima di tutto perchè era bello come il dio del sole. Alto, longilineo, spalle larghe, vita stretta, pelle d'alabastro, capelli liquerizia burrosa, occhi come un buco nero i.n.f.i.n.i.t.o cazzo, zigomi alti, mandibola robusta, labbra d'ambra dipinte dalla musa delle arti. Insomma un dio.
Mi ha aiutato a recuperare il numeretto dalla srtupida macchinetta inceppata e abbiamo scambiato qualche parola. Lo strano è che ero a mio agio e lo fissavo negli occhi senza problemi. Ed era come restare avvinghiati in petrolio liquido e appiccicoso ed esserne risucchiati nelle sue viscere melmose. Ma la tizia continuava il suo bla bla bla impertinente, allontanando il carbone dalle fiamme. Gelandolo proprio il carbone.
Poi è venuto il suo turno e se ne va. Alllelujia. E io posso tornare a infuocare il carbone.
Nel bagno la finestra è aperta e fa entrare il pallido sole, fresco di brezza marina e qualche stridio di gabbiano subito offuscato da un ronzio persistente. L'azzuro del cielo filtra e colora le pareti. Solo dopo mi rendo contro che era il blu del mare a sortire l'effetto. E' che il mondo è sottosopra o io sono sottosopra e il mondo è sempre lo stesso.
E' un odore legnoso di orchidea e tè e zenzero, che penetra dalle narici dalla bocca da tutti i pori. Non sono mani ma serpenti terrosi e affamati quelli che frugano ovunque sulla mia pelle, cercando di scoprirne chissà quale segreto. Le guance bruciano, le mani fremono, il resto è si scioglie senza che lo comandi.
Non voglio che finisca. Voglio solo che continui così, senza avanzare, bloccato in questo istante.
Poi l'odioso scampanio annuncia il mio turno di andare agli sportelli. Torna subito l'aria pesante aa afferrarmi la gola e la vita incolore si dipinge davanti. Il ronzio fa fatica ad abbandanore il covo caldo delle mie orecchie, e un leggero stordimento lo attesta, mentro vado allo sportello.
Intrappolata come un topo da laboratorio nelle sedi fetide del centro di collocamento. Nome tutto fuorchè azzeccato visto chre non sono poi molte le persone che escono da lì con un collocamento. Entrano disoccupati ed escono, guarda caso, ancora più disoccupati di prima, se sono fortunati con un certificato che gli farà ottenere un misero assegno di disoccupazione.
C'è una disperazione e una mancanza di lavoro in giro da far spavento. La gente fatica a dar da mangiare ai figli e i politici che gli italiani hanno messo al governo trombettano qua e là, percepiscono salari gravidi ed edificano villette mentre l'Italia va a rotoli. Non voterò finchè non mi si presenterà davanti un uomo degno del mio voto e della dicitura "umano" (e non maiale allupato o mafioso pedante) che dà la Treccani.
Da brava me ne stavo ad aspettare il mio turno per avere finalmente nelle mani quella cazzo di esenzione da costi sanitari, assonnata e stordita dall'aria pesante che aleggiava negli uffici e annuendo alle circonvoluzioni verbali di una tizia del mio paese che ho trovato lì e che chissà di cosa diavolo ha blaterato per tutto il tempo.
La mia attenzione era in realtà calamitata da un ragazzo qualche passo davanti a me, che spiccava rispetto all'incolore paesaggio offerto dagli altri topi ingabbiati perchè...be prima di tutto perchè era bello come il dio del sole. Alto, longilineo, spalle larghe, vita stretta, pelle d'alabastro, capelli liquerizia burrosa, occhi come un buco nero i.n.f.i.n.i.t.o cazzo, zigomi alti, mandibola robusta, labbra d'ambra dipinte dalla musa delle arti. Insomma un dio.
Mi ha aiutato a recuperare il numeretto dalla srtupida macchinetta inceppata e abbiamo scambiato qualche parola. Lo strano è che ero a mio agio e lo fissavo negli occhi senza problemi. Ed era come restare avvinghiati in petrolio liquido e appiccicoso ed esserne risucchiati nelle sue viscere melmose. Ma la tizia continuava il suo bla bla bla impertinente, allontanando il carbone dalle fiamme. Gelandolo proprio il carbone.
Poi è venuto il suo turno e se ne va. Alllelujia. E io posso tornare a infuocare il carbone.
Nel bagno la finestra è aperta e fa entrare il pallido sole, fresco di brezza marina e qualche stridio di gabbiano subito offuscato da un ronzio persistente. L'azzuro del cielo filtra e colora le pareti. Solo dopo mi rendo contro che era il blu del mare a sortire l'effetto. E' che il mondo è sottosopra o io sono sottosopra e il mondo è sempre lo stesso.
E' un odore legnoso di orchidea e tè e zenzero, che penetra dalle narici dalla bocca da tutti i pori. Non sono mani ma serpenti terrosi e affamati quelli che frugano ovunque sulla mia pelle, cercando di scoprirne chissà quale segreto. Le guance bruciano, le mani fremono, il resto è si scioglie senza che lo comandi.
Non voglio che finisca. Voglio solo che continui così, senza avanzare, bloccato in questo istante.
Poi l'odioso scampanio annuncia il mio turno di andare agli sportelli. Torna subito l'aria pesante aa afferrarmi la gola e la vita incolore si dipinge davanti. Il ronzio fa fatica ad abbandanore il covo caldo delle mie orecchie, e un leggero stordimento lo attesta, mentro vado allo sportello.
mercoledì 30 marzo 2011
Sognando Paris...
Non dormo molto non combino niente durante il giorno e tendo a trascinarmi per la stanza dal letto alla sedia, dalla sedia al letto, qualche volta stramazzo a terra senza una ragione solo per cambiare prospettiva della stanza e ossigenare un po' i miei neuroni visivi.
Non è un bel momento, assodato.
E ne risentono anche le mie notti spesso e volentieri tormentate, altre volte addirittura raccapriccianti o tachicardiche o immerse in sogni munchiani e carrolliani nel senso peggiore delle accezioni. Il paradosso è che, nonostante non siano propriamente uno sballo, uno spasso, una gran baldoria e ancora molti altri sinonimi di "divertimento", le notti risultano di gran lunga più interessanti delle mie giornate. Il che è un gran dire.
In ogni caso, seppure le ore destinate al sonno sono state ben poche nel 2011, le ultime notti le ho trascorse a fare sogni astrusi o bizzarri, di certo con un grande bagaglio simbolico, anche se non sempre manifesto. Mi hanno reso protagonista di qualche cosa, però, e io non sono mai protagonista nella realtà, quindi sono grata alle mie notti nefande. Neanche Proust credo sia mai giunto a dichiarare una cosa del genere. Il che mi conferisce un miscuglio di fierezza e nausea di me stessa che, devo ammetterlo, mi dona.
SOGNO n.1:
C'è un complesso di case e casolari rustici che connettono varie abitazioni, qui arrangiate in stile bicocca da pescatore del dopoguerra, lì nuove e lussureggianti in ghirigori ferrosi e portici fioriti. Mi ricorda una specie di ranch situato in riva al mare e abitato da una famiglia vecchio stampo di artigiani e pescatori, molto conosciuta nel mio paese. Ma qui non siamo sulle ridenti coste ioniche, bensì inoltrati in una fangosa e bigia pianura. Sono con mia madre e mio zio che mi guardano, al solito, con espressioni di disapprovazione l'una, di dubbia e rassegnata compassione l'altro. E io devo entrare per forza in quel casolare semidiroccato per dare i miei auguri alle persone che ci sono dentro. Non so per quale ragione debbo auguri e non so chi diavolo sono le persone che abitano quelle pietre fangose. Quel che so, è che io non ho nessuna voglia di farlo, che mi sento violata e forzata a stare dove non vorrei, a fare quello che non dovrei, a essere chi non sarei se potessi essere me stessa.
Alla fine mi ritrovo a fare gli auguri alla mia maestra di matematica e scienze delle elementari: golf nero a collo altro, espressione dura e arricciata da nuove rughe non più lenite con i colori sgargianti del trucco, ma con gli stessi capelli biondo sole, alta ed eretta in posa da gendarme, mi fissa aspettandosi le mie dovute e sincere congratulazioni e il resoconto spiacevole della mia vita.
Credo di sapere perchè proprio lei: perchè gli auguri a lei sarebbero adeguati in questo periodo e perchè dal suo punto di vista io sono piccola e inutile in confronto alle sue preziose nipoti, tutte belle, giovani e di successo nella vita, qualsiasi sia il tipo di vita che hanno liberamente intrapreso.
SOGNO n.2:
Mi vogliono ammazzare. E io cerco di nascondermi e scappare. Ho casualmente ascoltato una conversazione compremettente, di notte, in un parcheggio oscuro e isolato della città di New York. Ho fatto finta di niente, ma non è servito e ora mi ritrovo a scappare per edifici fatti di scale antincendio ed enormi tubi, su marciapiedi dalle strisce e dai lampioni di vernice rossa, in caffè eleganti e affollati, blanditi da una luce nebbiosa e giallastra, molto anni 20. E come nei film del genere, uomini senza scrupoli, in completo gessato, si confondono tra la folla, pronti a perpetrare la loro vendetta.
Decido di ordinare un cappuccino con molta schiuma e un croissant alla marmellata di albicocche, per passare inosservata e per far loro credere che in effeti non ho sentito nulla della loro conversazione, perchè nessuno che teme di essere ucciso può stare traquillamente seduta in un caffè anni 20 a sorseggiare cappuccino schiumoso e a tranguggiare croissant alla marmellata di albicocche.
Ma non riesco a papparmeli perchè si avvicina qualcuno e mi dice che io non dovrei essere tra loro e soprattutto non dovrei mangiare il croissant. Ma perchè mai non posso mangiare un croissanti alla marmellata di albicocche!? Cerco di giustificare il perchè mi ritrovo con in mano un croissant anche se non dovrei, ma attiro l'attenzone dei sicari in gessato e mi tocca scappare di nuovo.
SOGNO n.3:
Vecchia scuola, liceo, ma alquanto diversa, un misto di prigione e di idea di scuola perfetta che mi sono fatta. Io sono stata malata, sono rimasta indietro e ho gli esami di stato. Non ho studiato e non so niente e sono in prima fila a cercare disperatamente di rimettermi in pari, di studiare, di ascolatere il prof, ma pare che non ne sia in grado, che per quanto mi sforzi resti indietro e nel panico per gli esami, mentre altri miei compagni riescono facilmente in tutto. Tra loro c'è una mia ex compagna delle medie che mi guarda altezzosa (quella che ora lavora a Terranova e mi fissa ogni volta che entro), ci sono poi le mie ex amiche M & M, che hanno trovato qualche altra che passi loro i compiti in classe di latino e matematica e inglese e che ora possono tranquillamente non parlarmi come fanno da mesi, tanto non servo più loro a niente.
SOGNO n.4 (di gran lunga il mio preferito del quartetto):
Devo trovarmi sotto la Torre Eiffel nel minuto esatto in cui si accendono le luci a illuminarla, ovvero alle 4.00 del mattino (va a capire perchè), mentre tutta Parigi profuma di blu, i fornai sfornano vasi di Viole del pensiero calde e fasci di Bocche di leone bianche, rosse, rosa, gialle e fragranti. E proprio mentre le luci si accendono, e io mi siedo alla panchina di legno e ferro posta isolata, esattamente al centro della Torre Eiffel, qualcuno in giacca, cravatta, basco francese e dopobarba al sentore di mango e papaya, arriva porgendomi un mazzo di Baguette...
Peccato non ricordi cosa succede dopo....
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Desideri imprevisti
Una penna scanner.
L'mmagine di questo post, raffigura una penna scanner. Minimal, bianca, fredda, tecnologica. Esattamente il contrario delle immagini che solitamente costellano i miei post o le mie percezioni visive.
Eppure, questa fredda bacchetta priva di magia alcuna,è esattamente quello che deisidero in questo periodo più di ogni altra cosa.
E basta conoscermi un minimo per capire quanto sia un desiderio inconsueto per i miei standard (che solitamente comprendono torte al gianduia e panna, gelato con miriadi di ciliegine e boschi fatati dai colori fruttati); quanto, fino a qualche mese fa avrei riso di me stessa a crepapelle se avessi anche solo ipotizzato che da lì a qualche tempo, il mio più grande desiderio sarebbe stato quello di possdere un aggeggio per il computer, potenzialmente utile, ma alla lunga inservibile.
E' che trascrivere pagine e pagine di libroni di filosofia per la tesi non è solo sfiancante, ma lungo e irritante e scoraggiante e palesemente inutile.
Solo che costa un occhio, molto più di quanto possa permettermi, molto molto più di quanto contenga ora il mio bel portafogli di jeans pagliuzzato d'oro, molto molto molto di più di quanto posso anche solo immaginare di possedere da qui ai prossimi mesi. Quindi niente. Dovrò farne a meno.
Speriamo almeno di riuscire a combinare qualcosa. Solo oggi sono riuscita a riprendere in mano i libri della tesi e a scribacchiare un po'. E' poco, ma è anche meglio di niente.
L'mmagine di questo post, raffigura una penna scanner. Minimal, bianca, fredda, tecnologica. Esattamente il contrario delle immagini che solitamente costellano i miei post o le mie percezioni visive.
Eppure, questa fredda bacchetta priva di magia alcuna,è esattamente quello che deisidero in questo periodo più di ogni altra cosa.
E basta conoscermi un minimo per capire quanto sia un desiderio inconsueto per i miei standard (che solitamente comprendono torte al gianduia e panna, gelato con miriadi di ciliegine e boschi fatati dai colori fruttati); quanto, fino a qualche mese fa avrei riso di me stessa a crepapelle se avessi anche solo ipotizzato che da lì a qualche tempo, il mio più grande desiderio sarebbe stato quello di possdere un aggeggio per il computer, potenzialmente utile, ma alla lunga inservibile.
E' che trascrivere pagine e pagine di libroni di filosofia per la tesi non è solo sfiancante, ma lungo e irritante e scoraggiante e palesemente inutile.
Solo che costa un occhio, molto più di quanto possa permettermi, molto molto più di quanto contenga ora il mio bel portafogli di jeans pagliuzzato d'oro, molto molto molto di più di quanto posso anche solo immaginare di possedere da qui ai prossimi mesi. Quindi niente. Dovrò farne a meno.
Speriamo almeno di riuscire a combinare qualcosa. Solo oggi sono riuscita a riprendere in mano i libri della tesi e a scribacchiare un po'. E' poco, ma è anche meglio di niente.
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martedì 15 marzo 2011
Pasteis de Belem
Ecco cosa mangerò quando, in un tempo non ancora precisato, con una persona non del tutto delineata, andrò a vivere a Lisbona. E li mangerò per sempre. Come Pessoa.
L'importante è avere un piano
Diventerò strega e taglierò la testa al toro.
Poi userò questa in una cerimonia wicca e troverò un prescelto che mi soddisfi.
Sessualmente e non.
Dopodichè insieme, voleremo sulle scope e vivremo felici e contenti con altre streghe a Hogwarts, mangeremo crostata al rabarbaro e gelatine tutti i gusti più uno.
Figlieremo e governeremo sugli essere fatati della foresta.
Poi userò questa in una cerimonia wicca e troverò un prescelto che mi soddisfi.
Sessualmente e non.
Dopodichè insieme, voleremo sulle scope e vivremo felici e contenti con altre streghe a Hogwarts, mangeremo crostata al rabarbaro e gelatine tutti i gusti più uno.
Figlieremo e governeremo sugli essere fatati della foresta.
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domenica 13 marzo 2011
Saggezza
"E' importante avere sogni abbastanza grandi per non perderli di vista mentre si perseguono" - Oscar Wilde
"Diventa chi sei" - Picasso
"Diventa chi sei" - Picasso
mercoledì 2 marzo 2011
Follia e pateticità a livello di rotta
In brevis... senza stare qui a gingillarmi troppo, dopotutto non c'è assolutamente niente di entusiasmante nella mia vita, nè un avvenimento, nè un pensiero, degno di essere lasciato ai posteri, oggi:
- Ho sognato di essere pugnalata dalla Madonna e da un santo, forse San Giuseppe difronte una chiesetta diroccata. In realtà non erano loro ma dei matti che si credevano tali, non ricordo altro ma è esemplificativo dei livelli di follia che solitudine e studio mi stanno facendo raggiungere. Supererò il livello di follia dello scienziato pazzo del Rocky Horror Picture Show.
- Questo in quella scarsa oretta di sonno che sono riuscita a racimolare. Il resto della notte l'ho trascorso in bagno, piegata in due dai crampi allo stomaco. Ieri ho mangiato chiacchiere, castagnole e un dolce di carnevale tipico di queste parti la cui onomatopeia dovrebbe suppergiù essere "Cunurieddhi". Suppergiù. Solita storia: stomaco non più abituato al fritto pesante, anche se ne ho mangiati pochi e non ho mangiato altro tutto il giorno, ho visto le stelle.
- Il fatto più interessante della giornata, soprattutto perchè promette succulenti risvolti, è che ho preso il coraggio a due mani, ho chiamato la zia montaurese più chiacchierina che mi aveva invitato a passare una giornata con lei e le ho detto che accettavo l'invito per domani. Quindi passerà a prendermi alle 8.30 di mattina, faremo colazione, poi un giro e poi via felici e contenti in quella gabbia di parentame assatanato e pallume che è il paese dei miei. Certo non mi aspettavo che venisse a prendermi all'alba, che cavolo devo dirle dalle 8.30 di mattina fino alle 8.30 di sera? Già mi vedo servita il menu completo: nipote sciagurata fatta a pezzi dai parenti. Se ho accettato è solo perchè lei sta passando un brutto periodo per la storia della sua malattia, e siccome non sono in grado di fare altro, quantomeno posso accettare l'invito e soffrire un po' per la sua causa. Speravo quantomeno che venisse a prendermi dopo aver fatto quegli esami in ospedale, invece mi sa che andrò con lei; speravo di riuscire a vedermi tranquilla i due episodi di "Una mamma per amica" come faccio ogni mattina da quando li trasmettono su italia uno, sorseggiando la mia tazzona di caffè americano per rilassare i nervi e perdermi in un altra vita migliore della mia, prima di essere sbattuta sul ring, invece la zietta è mattiniera. Speriamo basti Pollon a distrarmi un po', ma non credo: domani sarò ipernervosa...
- Mia sorella si è fatta viva. Strano ma vero mi ha lasciato un link con una specie di gioco, non ho capito bene cosa perchè non sono ancora andata a vedere, che pare dovrebbe piacermi molto per chissà quale ragione. Mi ha fatto piacere. Dopo la lite della scorsa settimana non c'erano più stati contatti e il fatto che mi abbia scritto una cazzata del genere, significa che il senso di colpa le rimacina e che sente un po' la mia mancanza. Mi correggo: mi ha fatto molto piacere. Le risponderò senza troppi entusiasmi, perchè se sciolgo troppo presto il ghiaccio lei tornerà troppo in fretta a rivestire il ruolo della stronza con me. Meglio lasciarla in bilico un po'. Ma le risponderò: anche se sono ancora delusa e furiosa per quello che mi ha detto, mi è mancata molto anche lei a me.
- Oggi volevo evadere un po' dalla solita routine e fare un dolce, magari qualche specialità carnevalesca visto il periodo, così...per rimettere in gioco le mie ambizioni culinarie e sfogarmi un po'. Ma visto che non sto ancora bene dopo la mangiucchiata di ieri, credo che il dolce attenderà. Magari farò una torta per l'8 marzo (ogni data leggermente festiva è una buona scusa per fare qualcosa di diverso), quando credo mi concederò una pausa da...be' da me.
- Da quando è saltato l'esame di Filosofia della mente, ho sempre studiato, quando più quando meno, quando lavorando alla tesi, quando concentrandomi sugli esami, quando entrambi. Oggi non ho toccato libro, un po' perchè sto ancora male, un po' perchè sono assonnata, un po' perchè continuo a temere e tremare per domani, un po' perchè non mi va granchè di studiare, un po' perchè ho una voglia matta parlare con chi so io, ma non posso. Considerato, però, che domani lo studio salta, devo almeno farla qualche paginetta di qualcosa. Sennò so' cazzi. Quindi vado e buono studio a me (prego notare come anche il livello di pateticità, oltre a quello di follia, sta in me raggiungendo vette inimmaginate neanche dai più fantasiosi, visto che sono costretta ad augurarmi "buono studio" da sola...).
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venerdì 25 febbraio 2011
Batuffoli di speranza e infausti presaghi di cicogne
Non ho mai visto niente di più bello. Un batuffolo di tenerezza, nata da una settimana la mia cuginetta e stranamente le hanno dato un nome molto bello e originale. Uno che ho sempre messo in lista tra i miei possibili papabili se avessi mai avuto una bimba. Ma non succederà. E' troppo bello perchè succeda a me. E' troppo speciale. Magico. E' troppo tutto. Ma sono felice per le persone che l'hanno avuta: non sono i peggiori del parendado del paesucolo.
Era tanto tempo che non mi succedeva di sentirmi così, commossa col cuore il subbuglio piena di speranza e convinta che il mondo fosse bello se si può dare alla luce un cucciolo tanto dolce. Lo so che questi moti di spirito sono generati da strataggemmi atavici, scritti nel mio apparato genetico, che l'evoluzione ha imposto per garantire la sopravvivenza della specie. Ma non importa: lei è bella e ora che respira e vive così piccola, che sunge famelica il latte, che sorride senza che nessuno mai saprà il perchè, il mondo sembra un luogo meno brutto dove vivere...
Succede, però, troppo spesso a chi meno se lo merita. Ho sentito urlare i miei vicini fascisti l'altra mattina: un coro di gallineschi striduli eccitati, uno strillio da manuale, già proposto. La prima cosa che ho pensato è che una delle figlie-sceme-tutte-sposate-nel-giro-di-due-anni, sia in dolce attesa. E non credo di sbagliarmi. Quel verso l'ho già sentito: fu presago di cicogna. Sono persone-robot, programmi che non hanno una libera e indipendente indole. Conoscono solo il linguaggio che è stato loro insegnato e questo solo usano. Non c'è margine di errore così. Non c'è possibilità di contraddittorio. Negare il libero pensiero facendo capire loro che è una loro scelta non usarlo. Questa è la tattica vincente. Tutto è lindo e ordinato come qualcuno ha deciso.
Ho immaginato che "l'incinta" fosse quella con già un figlio a carico, la più stronza, perchè sarebbe in linea con la mia idea del mondo: persone cattive=cose belle più facilmente e di più di più di più. Passeranno i prossimi anni e dovrò nuovamente subire le litanie spacca neuroni che ci hanno propinato, in questi ultimi tre anni, sguaiati da finestre, rimbombanti attraverso innocenti mura, recitati dai balconi: " Picci, bello di nonno, cucu, pipi tete yaya, che bello che seeeeei, le manine laboriose quante cose sanno fare" e altri guaiti affini.
Che palle.
Scappare. Scappare da qui al più presto. Se non avessi già altre mille buone ragioni per desiderare di fuggire, questa sola basterebbe.
Era tanto tempo che non mi succedeva di sentirmi così, commossa col cuore il subbuglio piena di speranza e convinta che il mondo fosse bello se si può dare alla luce un cucciolo tanto dolce. Lo so che questi moti di spirito sono generati da strataggemmi atavici, scritti nel mio apparato genetico, che l'evoluzione ha imposto per garantire la sopravvivenza della specie. Ma non importa: lei è bella e ora che respira e vive così piccola, che sunge famelica il latte, che sorride senza che nessuno mai saprà il perchè, il mondo sembra un luogo meno brutto dove vivere...
Succede, però, troppo spesso a chi meno se lo merita. Ho sentito urlare i miei vicini fascisti l'altra mattina: un coro di gallineschi striduli eccitati, uno strillio da manuale, già proposto. La prima cosa che ho pensato è che una delle figlie-sceme-tutte-sposate-nel-giro-di-due-anni, sia in dolce attesa. E non credo di sbagliarmi. Quel verso l'ho già sentito: fu presago di cicogna. Sono persone-robot, programmi che non hanno una libera e indipendente indole. Conoscono solo il linguaggio che è stato loro insegnato e questo solo usano. Non c'è margine di errore così. Non c'è possibilità di contraddittorio. Negare il libero pensiero facendo capire loro che è una loro scelta non usarlo. Questa è la tattica vincente. Tutto è lindo e ordinato come qualcuno ha deciso.
Ho immaginato che "l'incinta" fosse quella con già un figlio a carico, la più stronza, perchè sarebbe in linea con la mia idea del mondo: persone cattive=cose belle più facilmente e di più di più di più. Passeranno i prossimi anni e dovrò nuovamente subire le litanie spacca neuroni che ci hanno propinato, in questi ultimi tre anni, sguaiati da finestre, rimbombanti attraverso innocenti mura, recitati dai balconi: " Picci, bello di nonno, cucu, pipi tete yaya, che bello che seeeeei, le manine laboriose quante cose sanno fare" e altri guaiti affini.
Che palle.
Scappare. Scappare da qui al più presto. Se non avessi già altre mille buone ragioni per desiderare di fuggire, questa sola basterebbe.
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Li osservi e ti senti meglio,
Tiro al piattello sui vicini
martedì 15 febbraio 2011
Chi dice che vivere nei sogni sia un male?
I miei poi non solo sono molto più interessanti, vissuti e intriganti della realtà, ma hanno anche un'ottima colonna sonora. Tranne gli incubi ecco, quelli proprio li lascerei perdere anche perchè non sono poi tanto diversi quella che è la mia vita corrente, ultimamente.
Be' non sto a gingillarmi troppo perchè non c'è molto di che gingillarsi se non andare dritti al punto. E il punto sarebbe che quando mi sono accorta che di sogno si trattava, sono stata ben attenta a serrare le palbebre per non lasciar filtrare un filino di realtà e rompere l'incanto. Quando succede questo strano sdoppiamento, però, è dura mantenere stabile la concentrazione ed è così...strano: una parte di te sa che sei nel sogno e guarda l'altra viverlo ancora, più che sdoppiamento è un triplicamento (o come si dice) della personalità, e la parte che sa, fa la gnorri e cerca di ignorare, ma nello stesso tempo può godersi il residuo di beatitudine che dal sogno deriva. Deve aver funzionato perchè mi sa che sognai un altro po' dopo, anche se ricordo tutto molto labilmente.
Il fulcro del sogno mi vede ospitare nella casa del paese dei miei, due amici che non sentivo da tempo e che hanno bisogno di un supporto logistico per fare non so che da queste parti essendo loro di altre zone d'Italia. Chi sono gli amici? Esistono davvero? Non ne ho la più pallida idea. Anzi forse uno è un mio amico perduto, l'altro un amico dell'amico ...insomma non ho capito bene la dinamica del rapporto che ci legava.
Fatto sta che loro vengono, io li porto a spasso per il caro paese dei miei e loro hanno le mie stesse identintiche rimostranze a riguardo. Solo che al contrario di me le concretizzano spavaldamente e in vario modo, coinvolgendomi.
E sarà che il sogno è il mio subconscio che parla; sarà che ho sempre desiderato più o meno apertamente di agire così; sarà che sono in vena di esplosioni distruttive e castranti, finiamo per dar sfogo alla nostra furia distuttrice e ribelle, arrivando addirittura a boicottare la sacra processione, evento annuale, del santo del paese. Ed è un boicottaggio con i fiocchi e i botti perchè creaiamo un sacco di anticonformistico, sano caos con un piano studiato nei dettagli per mandare all'aria tutta la cerimonia. A cominciare con il trafugamento delle reliquie; la correzione delle litanie religiose con buon black metal e straziante street punk, urlato da ogni angolo del paese; il lancio di preservativi pieni di ambigui composti giallongnoli e pseudo-spermatici; suini che pascolano tra la folla....insomma un sogno catartico e ricco di discernimento per chi vuole capirlo e ascoltarlo. Per gli altri, chissene.
Vorrei tanto avere qualcuno con cui fare cose del genere, o anche cose d'altro genere. Vorrei semplicemente avere qualcuno con cui fare cose. E non solo nei miei sogni. Ma intanto e visto che non ho alternative valide, mi accontento di questi.
Be' non sto a gingillarmi troppo perchè non c'è molto di che gingillarsi se non andare dritti al punto. E il punto sarebbe che quando mi sono accorta che di sogno si trattava, sono stata ben attenta a serrare le palbebre per non lasciar filtrare un filino di realtà e rompere l'incanto. Quando succede questo strano sdoppiamento, però, è dura mantenere stabile la concentrazione ed è così...strano: una parte di te sa che sei nel sogno e guarda l'altra viverlo ancora, più che sdoppiamento è un triplicamento (o come si dice) della personalità, e la parte che sa, fa la gnorri e cerca di ignorare, ma nello stesso tempo può godersi il residuo di beatitudine che dal sogno deriva. Deve aver funzionato perchè mi sa che sognai un altro po' dopo, anche se ricordo tutto molto labilmente.
Il fulcro del sogno mi vede ospitare nella casa del paese dei miei, due amici che non sentivo da tempo e che hanno bisogno di un supporto logistico per fare non so che da queste parti essendo loro di altre zone d'Italia. Chi sono gli amici? Esistono davvero? Non ne ho la più pallida idea. Anzi forse uno è un mio amico perduto, l'altro un amico dell'amico ...insomma non ho capito bene la dinamica del rapporto che ci legava.
Fatto sta che loro vengono, io li porto a spasso per il caro paese dei miei e loro hanno le mie stesse identintiche rimostranze a riguardo. Solo che al contrario di me le concretizzano spavaldamente e in vario modo, coinvolgendomi.
E sarà che il sogno è il mio subconscio che parla; sarà che ho sempre desiderato più o meno apertamente di agire così; sarà che sono in vena di esplosioni distruttive e castranti, finiamo per dar sfogo alla nostra furia distuttrice e ribelle, arrivando addirittura a boicottare la sacra processione, evento annuale, del santo del paese. Ed è un boicottaggio con i fiocchi e i botti perchè creaiamo un sacco di anticonformistico, sano caos con un piano studiato nei dettagli per mandare all'aria tutta la cerimonia. A cominciare con il trafugamento delle reliquie; la correzione delle litanie religiose con buon black metal e straziante street punk, urlato da ogni angolo del paese; il lancio di preservativi pieni di ambigui composti giallongnoli e pseudo-spermatici; suini che pascolano tra la folla....insomma un sogno catartico e ricco di discernimento per chi vuole capirlo e ascoltarlo. Per gli altri, chissene.
Vorrei tanto avere qualcuno con cui fare cose del genere, o anche cose d'altro genere. Vorrei semplicemente avere qualcuno con cui fare cose. E non solo nei miei sogni. Ma intanto e visto che non ho alternative valide, mi accontento di questi.
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lunedì 31 gennaio 2011
Like Tamara Drewe
Non è che desidero proprio essere come lei, proprio proprio come lei. Insomma, in fin dei conti è una fottuta puttanella e neanche tanto sveglia mi pare. Ma.
Ma diciamo che il mio alter ego riuscito e sognato rispecchia molte delle sue caratteristiche. Giornalista affermata prima dei 30 anni con una sua rubrica, e già in procinto di pubblicare il suo primo romanzo, intervistatrice di rocker, indipendente, senza vincoli morali, vive la libertà che si merita. Insomma, me garba.
Claro che così non è e nn sarò, ma me lo sono goduto questo film. Non che sia sto gran capolavoro, ma è decisamente molto meglio di quello che ho visto di recente e ha un'ottima sceneggiatura. E il contesto poi, mi è da sempre congeniale: black comedy, umorismo all'inglese, verdi e immacolate distese del Dorset, paesino bucolico, ritrovo di scrittori in crisi... Roba che qui non c'è, a parte la bucolicità insita in ogni dove, ecco, quella c'è. Manca il resto. Mi mancano le competenze di Tamara.
E sorattutto, manco io.
Ma diciamo che il mio alter ego riuscito e sognato rispecchia molte delle sue caratteristiche. Giornalista affermata prima dei 30 anni con una sua rubrica, e già in procinto di pubblicare il suo primo romanzo, intervistatrice di rocker, indipendente, senza vincoli morali, vive la libertà che si merita. Insomma, me garba.
Claro che così non è e nn sarò, ma me lo sono goduto questo film. Non che sia sto gran capolavoro, ma è decisamente molto meglio di quello che ho visto di recente e ha un'ottima sceneggiatura. E il contesto poi, mi è da sempre congeniale: black comedy, umorismo all'inglese, verdi e immacolate distese del Dorset, paesino bucolico, ritrovo di scrittori in crisi... Roba che qui non c'è, a parte la bucolicità insita in ogni dove, ecco, quella c'è. Manca il resto. Mi mancano le competenze di Tamara.
E sorattutto, manco io.
domenica 30 gennaio 2011
Ho sognato...
... di essere sulla cima di una rupe terrosa con qualcuno, una signora anziana, in possesso di Verità Assolute. Nero e fioco arancio erano i colori del cielo, sullo sfondo di un paesaggio biblico. Mi aspettavo le nuvole squarciarsi da un momento all'altro e Dio fuoriuscirvi puntandomi un dito contro con una mano, senza desistere per questo, dal consegnare a qualcuno tavole di leggi con l'altra mano.
La Verità Assoluta non venne però dal cielo in veste di Verbo divino, stavolta. Venne invece in veste di pezzo di carta lurido, incastratosi sotto la suola di uno dei miei anfibi.
L'anziana saggia mi ragguagliò sulla cosa: pare che il pezzo di carta (forse igienica chissà) in questione, scegliesse il suo prescelto attaccandoglisi alle suole delle scarpe. Il fatto che si fosse appiccicato alle mie - profetizzò estatica la vecchia eterea - era segno indiscutibile del mio destino e della mia missione.
"Prova" - disse - "Sbatti il piede in terra. Capirai". E io fessa, lo sbattei. Che altro potevo fare?
La rupe si dimostrò non essere altro che una colonna di terra precaria, scarso Sinai adeguato alla mia scarsa persona, che al comando del mio piede prescelto aprì una voragine e mi fece ruzzolare fino in terra, dove un gatto blu mezzo suino mezzo carapace, mi starnutì di seguirlo nel tunnel del vento...
...nella scena successiva ero tremebonda al cospetto della mia laurea (quindi sì, non ho dubbi che si trattava di un sogno), assolutamente impreparata e con un lavoro scarso in mano, ad ascoltare quanto incompetente e inaeguato al livello raggiunto dal mio corso, il mio lavoro fosse.
Che il tunnel del vento conducesse alla scena amena? Mai lo sapremo...
La Verità Assoluta non venne però dal cielo in veste di Verbo divino, stavolta. Venne invece in veste di pezzo di carta lurido, incastratosi sotto la suola di uno dei miei anfibi.
L'anziana saggia mi ragguagliò sulla cosa: pare che il pezzo di carta (forse igienica chissà) in questione, scegliesse il suo prescelto attaccandoglisi alle suole delle scarpe. Il fatto che si fosse appiccicato alle mie - profetizzò estatica la vecchia eterea - era segno indiscutibile del mio destino e della mia missione.
"Prova" - disse - "Sbatti il piede in terra. Capirai". E io fessa, lo sbattei. Che altro potevo fare?
La rupe si dimostrò non essere altro che una colonna di terra precaria, scarso Sinai adeguato alla mia scarsa persona, che al comando del mio piede prescelto aprì una voragine e mi fece ruzzolare fino in terra, dove un gatto blu mezzo suino mezzo carapace, mi starnutì di seguirlo nel tunnel del vento...
...nella scena successiva ero tremebonda al cospetto della mia laurea (quindi sì, non ho dubbi che si trattava di un sogno), assolutamente impreparata e con un lavoro scarso in mano, ad ascoltare quanto incompetente e inaeguato al livello raggiunto dal mio corso, il mio lavoro fosse.
Che il tunnel del vento conducesse alla scena amena? Mai lo sapremo...
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