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martedì 16 agosto 2011

Silenzio con ghiaccio

Oggi mi hanno fatto andare a lavoro solo per starci un'ora e mezza. Poi rinviata a casa visto che non sono arrivate le robe da sistemare. Fico. Non fosse che questo renderà estremamente pesanti le prossime 5 giornate che saranno tutte di lavoro pieno e tutto il giorno. Pazienza. Cerco di godermi l'oggi il più possibile.

E per farlo mi sono messa a leggere, quindi a vedere film tratti da ciò che leggevo, quindi a scrivere di cose che avevo letto e di cose che non avevo letto, fuori, in pace,ci rcondata da un silenzio inusitato, col cielo che andava coprendosi di nubi grossolane, che sono scomparse come sono arrivate, lasciando ancora il regno dei cieli a un sole di grano, urticante e molesto. Ma finchè è durato il fresco me lo sono goduto, ho scritto come una matta col pc arrampicato sulla sedia, seduta su un cuscuno a sorseggiare coca cola con ghiaccio e a respirare un vento opaco.

E ho scritto e ho scritto e finalmente, cazzo, ho scritto....

giovedì 14 aprile 2011

Tra catarsi ed esistenze vane


- 1 giorno al mio compleanno

.... ma io ho solo paura che davanti abbia un altro anno identico al precedente, a tutti i precedenti, inutili anni della mia vita.
Perchè non riesco a capire il senso della mia esistenza? Perchè non riesco a risolverla in qualche modo questa vita? Possibile che tutto il mio esistere sia questa protensione perenne e ricorsiva e dissacrante e mutilante, verso il disvelamento di un'incerta ragione che mi liberi finalmente dal giogo paradossalmente oppressivo del niente?
E se non dovesse davvero succedere niente? E sa le mia vita dovesse continuare a essere niente?
Non resisterei...

Ma probabilemnte mi dò solo molta importanza. Non ne ho e niente ha in serbo il destino per me. Anche se sono diversa e ho fatto scelte diverse dalla media, questo non mi rende speciale. Sono solo arrogante a pensarlo e stupida a non vivere in attesa di un "succedere" più adeguato a me e, in definitiva, romanzato e patetico. Io sono patetica.

Per il momento ho deciso di giocarmi anche la vigilia del compleanno con tutte le carte che ho. Poche in effetti. Ho studiacchiato stamattina, non molto ma ho alleggerito il peso sulla coscienza. Ora faccio una bagno con sali all'iris e orchidea e poi esco, faccio una passeggiata defatigante, me ne sto mezz'oretta in libreria a sognare libri che non posso leggere. Vorrei spararmi un frappè al lampone mentre passeggio nel mio solito angoletto sperduto, il punto del paese che preferisco e tappa fondamentale di ogni mia uscita, ma vedo se riesco a resistere e me lo pappo domani, il frappè.

E stasera il grande cloù: farò un cheesecake al cioccolato! Trovare la ricetta giusta è stato arduo e non sono sicura sia perfetta, ma è davvero tanto che volevo provarlo e ho una voglia matta di cucinare dolci, come fossero una soluzione catartica alla mia stanchezza, come se riempissero il mio vuoto non solo impegnandomi  nella mistica della cucina - nella fusione alchemica di ingredienti che tanto mi fanno somiliare a una strega -, ma anche con il loro aroma, di sogno spesso e concreto, il colore di altro universo, il sapore rinvigorente ogni depressione, l'aspetto di dischiuso incantesimo floreale.

Ovviamente è prevista anche la supertorta di mamma e pomeriggio viene un'amica di mia madre per fare con lei la pastiera e per conferire al mio giorno quella connotazione pasquale che mi rispolvera entusiasti di bambina ormai sopiti.

Non so quello che mi porterà l'anno dei miei 28. Per ora voglio solo godermi il mio 15 aprile come se questo fosse davvero il mio giorno speciale, e non pensare a niente.

lunedì 11 aprile 2011

Meglio perderle o ritrovarle?

- 4 giorni al mio compleanno!!!!

.... e io chi mi vado a sognare? Le mie due stronze ex amiche, ecco chi!
La cosa, devo dire, non mi sorprende. Perchè negli ultimi giorni ho pensato spesso a loro. In questo periodo siamo solite sentirci e spesso, capitava in Aprile di fissare una delle nostre rare uscite. Perchè è il mese del mio compleanno, ma annche di quello di una di loro.

E mi sono ritrovata a chiedermi se mi arriverà un qualche messaggio di auguri da parte loro, e, ovviamente so per certo, al 99,5% che la risposta è no.
Perchè non ci sentiamo da molto e le cose non si sono chiuse bene, perchè io non ho fatto i miei auguri a una del duo perchè è quella che ha scritto l'orrido messaggio e sinceramente, non voglio averci niente a che fare. Ma l'altra... sì è un po' stupida, sì è emozionalmente e intellettivamente limitata, ma non è cattiva e con lei mi sono sempre trovata molto bene, sarà anche l'animo d'ariete che entrambe condividamo.
Ma sono come una sola testa e un solo culo quelle là: ciò che pensa una, lo pensa anche l'altra per osmosi; ciò che fa una fa l'altra; ciò che dice una, dice l'altra.
A dimostrazione di ciò, quando andai nella loro città e chiamai lei per quello che volevo fosse, se non un chiarimento - impossibile considerate le parole che mi hanno scritto e il senso generale che con quel messaggio mi hanno voluto trasmettere -, quantomeno un saluto, un addio civile. Ma quel giorno, non mi rispose alle chiamate e non si è più fatta sentire: atteggiemento abbastanza eloquente, mi pare.
Quindi quel messaggio è come se fosse stato scritto da entrambe e anche se così non fosse, l'arietina non troverebbe mai la forza, l'indipendenza d'animo, di fare qualcosa che l'altra non approverebbe. Per timore di ferirla, per non infrangere il loro patto di sorellanza, non so.
Quindi razionalmente non mi aspetto molto. Ma inconsciamente, una parte di me è un tantino curiosa di sapere quel che succederà. Ho solo paura di restarci male se poi, come è certo, non succederà niente.

Ho sognato che io ero infuriata e delusa da loro, come effettivamente è, e non le cagavo molto nonostante fossimo a una festa comune e che lei, l'arietina meno malvagia della stronza calcolatrice, facesse di tutto per ristabilire i contatti con me. E io ne ero felice. Ci chiarivamo e andavamo a mangiare due grosse ciambelle - tipici donuts americani - con glassa alla fragole e zuccherini a forma di principesse e pirati. Le ciambelle non sapevano di niente, ma io ho provato una sensazione di calore e felicità nel petto, di cui ancora mi porto dietro gli strascichi e che invidio immensamente alla me onirica.
E' la sensazione che si prova ad avere un'amica.
Mi manca.

Credo sia proprio questa sensazione che ha scatenato questa voglia di ricevere loro notizie. In realtà non loro, ma solo quelle dell'arietina. Ma loro due devo considerarle insieme. Le invidio per questo? Invidio la fortuna che hanno di poter contare sempre l'una sull'altra, di avere sempre qualcuno dalla tua parte, di non essere mai sola, di uscire e divertirti con lei e bastase nessun altro ti vuole o se non hai voglia di nessun altro, di poterla chiamare quando vuoi anche per farti un pianto, di avere gli stessi interessi, di fare le stesse cose e divertirsi facendole. Tutte cose che io non ho mai veramente avuto.
Ma non invidio quella simbiosi apersonale di cervello e azione, che le fa sembrare più sceme e succubi di quanto non siano in realtà.

Ricordo che una volta dissi loro di essere fermamente intenzionata, che avessi avuto figli miei o meno, ad adottare un bambino perchè ce ne sono troppi senza casa e io voglio dargli tutto l'affetto del mondo.
Mi risposero all'unisono che loro non avrebbero mai potuto fare una cosa del genere, che non avrebbero mai potuto provare affetto per un figlio non loro e che quindi, avrebbero potuto avere un figlio solo se fosse loro.
Io rimasi scioccata e cercai di spiegare che sono bambini comunque e non scarafaggi con la peste bubbonica. Ma loro, entrambe loro, erano irremovibili sulla questione, quasi come su: "Non scendiamo in spiaggia quando siamo vestite sennò sembriamo strane e ci sporchiamo". E poi ora, le ho viste andare tranquillamente con il loro nuovo gruppo di pseudo-amici-idioti. Quando lo chiedevo io no, eh! Non potevano lordarsi le braghe o risultare "strane" agli occhi degli altri...scendendo in spiaggia. Mah! Che stronze...
Ma quel che più mi sconvolge è questa scarsa capacità di provare dei sentimenti o di averne di pochi, flaccidi e stereotipati nel loro cuore, che è sconvolgente, che possano pensarla esattamente allo stesso identico modo e di conseguenza comportarsi come tale. Sarà che per me è difficile trovare qualcuno con cui avere gli stessi pensieri, le stesse passioni, lo stesso modo di vivere e vedere le cose. Ma mi sembra una simbiosi malata. C'è qualcosa che non va in questo duo esclusivo, egoistico, calibrato...

Beh... staremo a vedere quel che succederà il 15, comunque. Sinceramente, spero qualcosa succeda, qualsiasi cosa. Tanto per movimentare le acque, almeno.
Ma poi mi ricordo di quello che mi hanno scritto, che hanno fatto la carità a frequentarmi, che uscire con me è stato "farsi in quattro per stare ai miei comodi". E allora mi passa la voglia di sentirle, leggerle o vederle se non per spiaccicar loro, su quelle maglie firmate, quel trucco perfetto e quei capelli che passano ore a stirare, due enormi torte alla panna colorata.
E poi gustarmi le loro espressioni ebeti e disperate.
E poi uscire dalla loro scena per sempre, ghignando soddisfatta e rinfrancata.

domenica 10 aprile 2011

Speranze che scorrono via come un conteggio inarrestabile

Sono distrutta.
Ormai sono giorni che passo le giornate su questo cavolo di pc per studiare alla tesi. Sono sempre così stanca in questi giorni che non ho è il tempo nè gli occhi per scrivere su questo blog, ma voglio tirare avanti fin quando riesco, anche tre righe al dì le voglio buttare giù e mantenere il proposito di scrivere un post per ogni giorno dell'anno. Vediamo se ci riesco.

Il punto è che tutto questo lavoro per la tesi non so se lo sto facendo bene o no. Dovrei andare dalla prof. ma se non finisco questo lavoro che mi ha dato mesi fa non ho il coraggio di presentarmi. Spero quantomeno di non fare guai ma sto lavorando davvero sodo adesso non posso recriminarmi nulla.
Anche se, mi guardo intorno e vedo ragazzi e ragazze della mia età, laurearsi in giornalismo, fare master per importanti giornali e io? Una nullità. Non c'è nulla di cui andare fiera se ho studiato solo per giorni. Proprio niente.
Sto qui a disperarmi perchè loro hanno fortuna e capacità e soldi per andare avanti e soprattutto sicurezza, ma la verità è che loro se lo meritano. Io no. Così va il mondo e così è.
E ovviamente il giornalismo me lo sogno.
Lavorare tra i libri, me lo sogno.
Mi sogno di fare la scrittrice.
Mi sogno la grande storia d'amore.
Mi sogno di trovare veri amici e stare serana con amici a me simili e che mi vogliono bene.
Mi sogno le uscite spensierate.
Mi sogno tutto.
Non avrò niente.
Perchè niente mi merito.

A conferma di ciò tra soli 5 giorni compio 28 anni.
Affronto in maniera diversa dalla media il giorno del mio compleanno. Non sono ossessionata dall'età. Anche se quest'anno me la stanno facendo pesare. Tutti a dirmi che 28 anni sono tanti che devo muovermi, che sono vecchia.
Beh certo mi devi sbrigare all'università anche se magari evitassero di ripetermelo sarebbe meglio, ma vabbè. Io, comunque, vecchia non mi sento. Ma immagino che dovrei sentirmici? Perchè tutto quello che faccio io è sbagliato quindi avranno ragione loro...

Dicevo che io il compleanno non lo aspetto come un conteggio menagramo e un ridondante rintocco di campane a morto, che segna l'inarrestabile scorrere del tempo. A me piace il mio compleanno! Sarà che mi piace la mia data di nascita che sprizza sole primaverile e boccioli profumati e colorati ovunque, sarà che ho così poco modo di essere felice che colgo al volo ogni stupida opportunità. E poi quello è da sempre stato il mio giorno speciale e solo il mio...cioè di altre mille persone nate quel giorno, ma io sono più figa eh!
In realtà non sarà speciale, non uscirò con nessuno perchè nessuno vuole uscire con me, riceverò gli auguri da meno eprsone rispetto gli altri anni perchè sono scappati altri "amici" nel frattempo, non credo riceverò regali, neache un fiore. Ecco se fosse un bella storia la mia storia, per il mio ventottesimo compleanno riceverei un mazzo di peonie rosa e orchidee dell'Himalaya...Ovviamente non mi succederà mai nulla del genere. Mi vizierò con un bel dolce e ...posso sempre far finta che succeda. E' bello sapere che si ha questa possibilità sempre aperta. ;) E comunque vada o non vada chissenefrega, perchè mancano

- 5 giorni al mio Compleanno!!!!

domenica 3 aprile 2011

Sundae anniversary!

Aperto internet, oggi come ogni santo giorno, mi ritrovo l'emblema di google artistico nei toni pastello e con una coppa gelato pannosa, cioccolatosa, granellosa e ciliegiosa a sostituire le due "o".
Succede quando c'è qualche ricorrenza da festeggiare. In questo caso è il 119° anniversario del Gelato Sundae a essere onorato. Credo sia la celebrazione più bella che sia mai stata ideata. Dovrebbero evidenziarla in rosso sul calendario e festaggiarla a dovere, con chili di gelato per tutti. Perchè non c'è mai nessuno che vuole festeggiare a dovere una celebrazione tanto gustosa!? Ora che lo so me lo segno e l'anno preossimo festeggio con il più fenomenale dei banana split.

Per chi lo ignorasse (povero derelitto), il Sundae è una tipologia tipicamente americana di gelato, che consiste nell'aggiungere alle pallette di ice-cream, varianti di genere più variegato: panna montata, ciliegine, sciroppo d'amarene, noci, mandorle, anacardi, scaglie di cocco, uvetta, canditi, cioccolato fuso, caramello sciolto o in pezzi, granella di biscotto, granella di nocciola, zuccherini, pezzetti di cioccolato, cialde, wafer, vari sciroppi alla frutta, frutta in pezzi, piccoli dolcetti, miele, chicchi di caffè, pistacchi, biscotti, caramelle, tortine sbriciolate, cereali, confettini, noccioline, marshmallow, cioccolatini con dentro caramello liquido, polvere di amaretti, meringhette e chi più ha fantasia, più ne metta.
Un gelato fantasioso, bellissimo, creativo, buonissimo e ipercalorico.
L'ho sempre detto che gli americani sono eoni avanti a chiunque altro per quanto riguarda il junk food e alla fusione di sapori disparati.
E in alimenti belli, diamine quanto sono belli!































Questo lo inserisco perchè lo mangiano a una mamma per amica




C'è di buono che avevo iniziato a crivere questo post con una gran voglia di sunsae e ora sono praticamente nauseata dopo aver visto tutte ste coppe miscelate. Meno male...

lunedì 28 marzo 2011

Fruit, Love e fondi di caffè

Per la seconda volta in una settimana, sul fondo della tazza da cui ho sorseggiato un qualche tipo di bevanda pseudo calda, ho rinvenuto una forma cuoriforme, presago di passioni devastanti.

O almeno mi illudo che sia così. D'altronde che male c'è a illudersi un po'? Certo dovrei vivere con i piedì più piantati in terra. Ma avere i piedi be piantanti in terra fa tanto terreste, Sancio Panza e business woman, insomma è una gran pizza! Preferisco appartenere ai Do Quijote di questo mondo, anche se siamo una stirpe misera, in estinzione.

E poi non è colpa mia non ho certo ideato io questa tradizione dell'interpretazione dei fondi delle tazze che siano caffè o foglie di tè. Mi limito semplicemente a prenderne atto e a reinterpretarli a modo mio. E non ci vuole un genio a interpretare un cuore, da sempre simbolo di passioni e lovvvvve. Secondo le mie tazze, quindi, mi si prospetta una primevare da sentimenti impazziti o un estate in amore... più probabile l'estate credo, spero... ora c'ho troppo da fare con esami e tesi. Non me lo godrei o forse se succedesse avrei una spinta in più per laurearmi e farla finita.
A meno che i miei fondi tazzi non stiano tenacemente e disperatamente cercando di avvertirmi sulla possobilità di un infarto prematuro. E io da bella sognatrice non mi fossilizzi sulla storia d'amore tanto desiderata. In effetti stanotte non ho chiuso occhio e avevo tachicardia... mi sa che è più probabile la seconda opzione... Ma sai che pizza anche questo. Meglio ignorarlo e continuare a sognare di baci appassionati e fughe nelle notti d'Oriente. Be' non che in Oriente versi molto bene la situazione in questi giorni, meglio optare per un saldo occidente va...finche regge l'occidente almeno.

Il tutto, ovviamente, sempre ammesso che siano passabili di vaticini futuri anche i fondi di una tazza di caffè americano piuttosto che quelli del caffè espresso e, al posto delle foglie di tè, quelli dell'infuso al lampone, vaniglia, ibisco, rosa canina, mela, aroma d’arancia e bacche di sambuco. 
Una particolarità divertente a questo proposito è che l'infuso in questione appartiene alla linea "Fruit Love" (o "Heibe Liebe"), infusi aromatizzati e fruttatu della Pompadour. Una coincidenza che il fondo della tazza da cui ho sorsegiato per mezz'ora la tisana Fruit Love abbia generato un cuoricino nebbioso, ondulato, sdoppiato, dai colori ambrati e rosa lampone? Ci sanno fare questi della Pompadour!  

martedì 15 marzo 2011

Pasteis de Belem

Ecco cosa mangerò quando, in un tempo non ancora precisato, con una persona non del tutto delineata, andrò a vivere a Lisbona. E li mangerò per sempre. Come Pessoa.

L'importante è avere un piano

Diventerò strega e taglierò la testa al toro.
Poi userò questa in una cerimonia wicca e troverò un prescelto che mi soddisfi.
Sessualmente e non.
Dopodichè insieme, voleremo sulle scope e vivremo felici e contenti con altre streghe a Hogwarts, mangeremo crostata al rabarbaro e gelatine tutti i gusti più uno.
Figlieremo e governeremo sugli essere fatati della foresta.

mercoledì 2 marzo 2011

Follia e pateticità a livello di rotta

In brevis... senza stare qui a gingillarmi troppo, dopotutto non c'è assolutamente niente di entusiasmante nella mia vita, nè un avvenimento, nè un pensiero, degno di essere lasciato ai posteri, oggi:
  1. Ho sognato di essere pugnalata dalla Madonna e da un santo, forse San Giuseppe difronte una chiesetta diroccata. In realtà non erano loro ma dei matti che si credevano tali, non ricordo altro ma è esemplificativo dei livelli di follia che solitudine e studio mi stanno facendo raggiungere. Supererò il livello di follia dello scienziato pazzo del Rocky Horror Picture Show.
  2. Questo in quella scarsa oretta di sonno che sono riuscita a racimolare. Il resto della notte l'ho trascorso in bagno, piegata in due dai crampi allo stomaco. Ieri ho mangiato chiacchiere, castagnole e un dolce di carnevale tipico di queste parti la cui onomatopeia dovrebbe suppergiù essere "Cunurieddhi". Suppergiù. Solita storia: stomaco non più abituato al fritto pesante, anche se ne ho mangiati pochi e non ho mangiato altro tutto il giorno, ho visto le stelle.
  3. Il fatto più interessante della giornata, soprattutto perchè promette succulenti risvolti, è che ho preso il coraggio a due mani, ho chiamato la zia montaurese più chiacchierina che mi aveva invitato a passare una giornata con lei e le ho detto che accettavo l'invito per domani. Quindi passerà a prendermi alle 8.30 di mattina, faremo colazione, poi un giro e poi via felici e contenti in quella gabbia di parentame assatanato e pallume che è il paese dei miei. Certo non mi aspettavo che venisse a prendermi all'alba, che cavolo devo dirle dalle 8.30 di mattina fino alle 8.30 di sera? Già mi vedo servita il menu completo: nipote sciagurata fatta a pezzi dai parenti. Se ho accettato è solo perchè lei sta passando un brutto periodo per la storia della sua malattia, e siccome non sono in grado di fare altro, quantomeno posso accettare l'invito e soffrire un po' per la sua causa. Speravo quantomeno che venisse a prendermi dopo aver fatto quegli esami in ospedale, invece mi sa che andrò con lei; speravo di riuscire a vedermi tranquilla i due episodi di "Una mamma per amica" come faccio ogni mattina da quando li trasmettono su italia uno, sorseggiando la mia tazzona di caffè americano per rilassare i nervi e perdermi in un altra vita migliore della mia, prima di essere sbattuta sul ring, invece la zietta è mattiniera. Speriamo basti Pollon a distrarmi un po', ma non credo: domani sarò ipernervosa...
  4. Mia sorella si è fatta viva. Strano ma vero mi ha lasciato un link con una specie di gioco, non ho capito bene cosa perchè non sono ancora andata a vedere, che pare dovrebbe piacermi molto per chissà quale ragione. Mi ha fatto piacere. Dopo la lite della scorsa settimana non c'erano più stati contatti e il fatto che mi abbia scritto una cazzata del genere, significa che il senso di colpa le rimacina e che sente un po' la mia mancanza. Mi correggo: mi ha fatto molto piacere. Le risponderò senza troppi entusiasmi, perchè se sciolgo troppo presto il ghiaccio lei tornerà troppo in fretta a rivestire il ruolo della stronza con me. Meglio lasciarla in bilico un po'. Ma le risponderò: anche se sono ancora delusa e furiosa per quello che mi ha detto, mi è mancata molto anche lei a me.
  5. Oggi volevo evadere un po' dalla solita routine e fare un dolce, magari qualche specialità carnevalesca visto il periodo, così...per rimettere in gioco le mie ambizioni culinarie e sfogarmi un po'. Ma visto che non sto ancora bene dopo la mangiucchiata di ieri, credo che il dolce attenderà. Magari farò una torta per l'8 marzo (ogni data leggermente festiva è una buona scusa per fare qualcosa di diverso), quando credo mi concederò una pausa da...be' da me. 
  6. Da quando è saltato l'esame di Filosofia della mente, ho sempre studiato, quando più quando meno, quando lavorando alla tesi, quando concentrandomi sugli esami, quando entrambi. Oggi non ho toccato libro, un po' perchè sto ancora male, un po' perchè sono assonnata, un po' perchè continuo a temere e tremare per domani, un po' perchè non mi va granchè di studiare, un po' perchè ho una voglia matta parlare con chi so io, ma non posso. Considerato, però, che domani lo studio salta, devo almeno farla qualche paginetta di qualcosa. Sennò so' cazzi. Quindi vado e buono studio a me (prego notare come anche il livello di pateticità, oltre a quello di follia, sta in me raggiungendo vette inimmaginate neanche dai più fantasiosi, visto che sono costretta ad augurarmi "buono studio" da sola...).

sabato 12 febbraio 2011

giovedì 13 gennaio 2011

Affondo, sfondo, sprofondo...


Come abbondantemente e brillantemente (blog mio, giudizi discutibili e amorali miei) illustrato nel precedente post, il Natale perfettamente orchestrato per fagocitare ogni tipologia di essere nella cultura occidentale, ha risucchiato anche me. Niente religiume o buoni propositi. Molto altro, soprattutto l’altro che stinge il risvolto della medaglia del Natale.
Famiglie e amici riuniti incentivano enormemente il senso d’abbandono e di disperazione, di inadeguatezza e fallimento. Non solo mio, tant’è vero che il picco di suicidi raggiunge il massimo grado in concomitanza con le festività di fine anno: di fronte alla gente che si diverte più o meno scioccamente, di fronte alle manifestazioni di amore e affetto più o meno vere, chi è solo tutto l’anno è più solo durante le feste. Una cassa di risonanza luccicante e vociante glielo ricorda ogni attimo. Il che unito al resoconto dell’anno trascorso mai meraviglioso per gente come me, getta il povero malcapitato nella disperazione più sconfinata, nella sconfitta più incorreggibile.

Il mio modo di affrontare il tutto è lasciarmi andare all’afflizione, non combatterla a denti stretti come faccio o tento di fare durante tutto l’anno, ma lasciare che lei abbia successo. Abbandonarmi ai pensieri più macabri e ai resoconti più infruttuosi, paragonare lo squallore mefitico della mia esistenza con lo splendore d’abbondanza di quella di miei coetanei, evidenziare i contorni desolati delle mie periferie. Il tutto non senza un cinico, macabro piacere masochista.
Dopodiché, fottermene.

Se combattessi con questi pensieri, le feste non sarebbero diverse dal resto dell’anno, vivrei anche queste in una sorta di filo di rasoio estenuante e il senso di fallimento e la solitudine, davvero diverrebbero insostenibili. Ma neanche porre loro alcun freno è auspicabile, perché finirei come il poverino che si è suicidato dagli scogli di P.G. verso i flutti gelidi e tumultuosi dello Ionio, la vigilia di Natale (e pensare che io e i miei cugini eravamo stati su quello stesso scoglio a ridere degli schizzi di schiuma che ci raggiungevano, giusto qualche ora prima…il pensiero che forse, forse avremmo potuto, non so in quale modo, ma in qualche modo, aiutarlo, mi tormenta…).
Quindi opto per una via di mezzo: allento il lazzo dei pensieri malefici e li lascio imperversare per un po’, rosicchiare i bordi della mia mentre e infuriare nel mio stomaco, sconvolgere il ritmo del mio cuore, e poi li blandisco stordendoli di melense favole disney, cioccolatini tutti i gusti + 1, panettoni, pignolate, frittelle, zeppole, dolcetti, croccanti alle mandorle, pandori, pistacchi, nocciole, noccioline, torroncini,torroni, biscotti allo zenzero, al miele, cenoni e pranzoni, un sacco di coca cola per annichilirli e uno spruzzo di spumante e bayles e birra qua e là per rimbambirle e assopirli ben benino. Bulimia che si riappropria di me senza mezzi termini e con mal di stomaco da star male, perenne senso di nausea e necessità di vomitare che trattengo perché più sofferenza mi causa, più compenso il piacere della cioccolata; più sofferenza mi causa più i pensieri si pascono beati e non mi tormentano troppo; più sofferenza mi causa più compenso il mio essere una stolta, inutile, perfetta fallimentare ragazza.
Per un po’ almeno, il vuoto s’è chetato, il buco è stato riempito. Ora le feste vanno via e cosa si lasceranno dietro solo il tempo me lo dirà. Sapevo, conoscevo le conseguenze disastrose cui sarei andata incontro dopo l’Epifania. Ma non me ne importava o, meglio, le visualizzavo con una certa infima malagrazia, cinicamente beffarda: “mi farai male lo so, ma intanto smetto di pensare che sono niente per un po’, smetto di sentirmi feccia perché il panettone ottura le orecchie e non sento i miei pensieri, perché la cioccolata delizia e ammansisce il vortice di nero oblio che mi compone”.
Il punto è che ora il buco è reso più grande dal senso di colpa per aver vanificato mesi di dieta e sacrifici e per la paura di poter perdere il controllo di me stessa e non ritrovarlo più, di cedere alle moine dell’altra me sazia e pingue dopo le abbuffate natalizie…

giovedì 30 dicembre 2010

Pensieri mattutini - 2

Se continuo a mangiare cioccolata lieviterò come una mongolfiera. Meglio non pensarci e andare a mangiare cioccolata.

mercoledì 29 dicembre 2010

Vigilia con borghese


Vigilia di Natale alla casa "estiva" degli zii romani. Da quando hanno questa casa, ovvero due anni, la vigilia ci tocca passarla con loro e con i parenti di mia zia, il che vuol dire borghesi+borghesi moltiplicato al borghese diviso borghesia spiaccia. Che tradotti tramite un codice meno matematico vuol dire “tortura per me”.
Non che siano proprio malvagi i parenti di zia. Anzi alcuni di loro hanno il pregio di sparare qualche battutina magari superflua e scontata, ma che, espressa in dialetto, aiutata dal vino ancora crudo che vendemmia uno dei fratelli di zia, dalla prospettiva di un buon banchetto e dall'atmosfera ridanciana generale, fanno il loro effetto giubilante e non ci si annoia, diciamo così. Diciamo, anzi e meglio, che la sera della vigilia di Natale mi trovo io in una predisposizione d'animo più accomodante e tendo a sopportare la loro presenza e ad adeguarmi, almeno apparentemente, ai loro ranghi per necessità. E perché ne sono costretta.
Nella fattispecie, ad animare la serata eravamo in diciotto, ovverosia: io, mia madre, mio fratello (mia sorella è in quel di Roma non scesa perché si secca e perché deve, beata lei, lavorare); mio zio, mia zia, il mio cugino ventiduenne, il mo cugino quattordicenne. La compagine della famiglia di zia è la più nutrita (anche se ormai sono quasi un'estensione della mia di famiglia visto che sono quasi perennemente presenti in feste e ricordi. Soprattutto ci sono a costellare le mie estati di infanzia e adolescenza sole e tristi mentre i miei quasi coetanei appartenenti a quella compagine, se la scialavano con le loro compagnie di amici genuini e bighelloni) e comprende due famiglie di quattro componenti ciascuna: padre e madre dottori in una, l’apoteosi più sdilinquita del borghesismo, un figlio di un anno più piccolo di me, perfettino e pseudo genietto, dico pseudo perché non credo che effettivamente lo sia, ma lo hanno sempre sventolato ai quattro venti come tale fin da quando andavamo al liceo, quindi alla faccia della fiducia in se stesso, se uno non ce l’ha te la inculcano fin nel profondo e l’acquisti per forza quindi non puoi che autoproclamarti genio. Semplice. Geniale, è il caso di dire. Insomma sto tizia si è laureato e specializzato in fisica con 106 o 107 non ricordo (108? Non credo 108, ma comunque siamo lì) e ora pare sia fidanzatissimo (e innamoratissimo??? Questo non lo so…) con una ragazza più grande di lui non so di quanto e quindi urge per loro la necessità di sposarsi per metter su famiglia. Mah. Resoconto della sua vita non richiesto, ma mi serve per mettere ordine perché devo ammettere, che il morboso borghesuccio antipatico e montato, ha lasciato il posto a un pasciuto e dolciastro ragazzo che mi ha ispirato tenerezza. Ho cercato di instaurare un qualche tipo di conversazione, anche se in realtà non è che sia stata molto brava, non è che neanche mi ci sia impegnata granché. Volevo davvero farlo, davvero parlare con lui. Il punto è che non so perché. Posso tranquillamente affermare che fino a qualche anno fa ho odiato questo ragazzo perché incarnava esattamente tutto quello che io non ero, aveva tutto quello che avrei voluto avere e nello stesso tempo che detestavo: aveva una vita serena e perfetta, era sicuro di sé, brillante, con una famiglia che lo amava, lo viziava, lo ergeva su un piedistallo, aveva un sacco di amici, faceva un sacco di viaggi, era considerato carino, aveva anche amici americani molto carini. Una volta in spiaggia mi chiamò perché io me ne stavo da sola, credo sotto dritta dei genitori e il suo cretino-ma-carino amico americano mi disse qualcosa in inglese che io non capii (anche se col senno di poi interpretai, ma ero così nervosa in quel momento…) arrossii come un’idiota e gli diedi comunque la mano che mi tendeva e lui mi afferrò e mi attirò con uno scossone nel mezzo del gruppo, facendomi cadere sulla spiaggi. Tutti quegli stupidi seduti lì intorno, amici del nipote di zia che chiameremo Trex, risero. Inutile dire che avevo un groppo in gola ed ero… mortificata, imbarazzata, triste…avrei voluto sprofondare. Scappai via e non tornai in spiaggia per un sacco di tempo e mi tenni lontana da loro il più possibile. Dopo qualche anno ritentai la sortita, provai a fare amicizia e cercai di comunicare con qualcuno di quelle ragazzine carine e viziate. Rispondevano a monosillabi e consideravano a malapena ciò che dicevo loro o mi guardavano perplesse e si giravano dall’altra parte. Stupide catanzaresi viziate. Le odio. Li odio tutti. Per come mi hanno fatto sentire inutile e non alla loro altezza. Mi ci sono voluti anni per capire che erano loro stupide e cattive e convinte di essere superiori. Lui apparteneva e questo codazzo di esseri e se ne vantava orgoglioso. Lui e la sorella, una ragazzina di 4 anni più piccola di me più stupida del cucco, incredibilmente mentecatta e dalla mente limitatissima impegnata a seguire le tappe prescritte senza eccedere di un millimetro, senza personalizzare il suo percorso ma solo seguendolo, come un cavallo con i paraocchi. Basta citare qualche stralcio dei suoi discorsi del 24 sera per rendersi conto del tipo di fanciullina: “…be’ ci tocca stare con la famiglia il Natale fin quando non c’abbiamo la fede al dito” ; “…capodanno noooo…capodanno si festeggia con gli amici perché Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi…”. E via con banalità di tale staffa pronunciate per giunta con accento simil pisano…cosa mi sono dovuta sorbire per tutta la sera… beata mia sorella che l’ha scampata, la furba. In realtà non sono riuscita a trattenere un’espressione sconcertata quando ha nominato le fedi e lei ha ritrattato: “…vabbè per Dafne dico fin quando con convivremo…”. Ma guarda, non ti preoccupare per me bella, segui pure il tuo percorso prescritto e pace e bene sorella. Questa ragazza mi fa pena. Si crede tutta lei e vabbè, ma so da intime rivelazioni che nonostante stia con un ragazzo da anni e sono praticamente quasi ufficialmente fidanzati, non èmai neanche riuscita ad avere un orgasmo… Be’ neanche io ho avuto mai un orgasmo degno di nota, ma solo perché non ho mai fatto sesso…in quel modo deve essere difficile e…insomma non so bene come funziona non dovrei parlare, ma è triste e secondo me non è innamorata la tizia e sta insieme al coso lì perché….perchè è scema.
L’altra famiglia prevede invece lo stampo da paese dei miei, stile i miei parenti paterni per intenderci, con due figli amici dei miei cuginetti con cui dividono la passione per la chiesa e la frequentazione del vescovo e altri intrattenimenti e organizzazioni festaiole da paese. Uno è più piccolo di me di tre anni e uno più grande di uno. Il secondo molto compreso nelle attività del paese pare sia il presidente eletto di qualche associazione e fa comunella con la mia cugina ominima e coetanea, piace loro stare sempre sulla cresta dell’onda del paesucolo, al centro dell’attenzione, impegnati a organizzare eventi e recitine e cose così, si divertono così loro. Inoltre sono entrambi membri di un gruppo rock (???????????????). Ok non ce la faccio proprio a chiamarli rock non sono rock, non sono niente in realtà ma si credono molto. pare si rifacciano ai negramaro e siano arrivati anni fa secondi in un concorso indetto dal festival di Sanremo e ora hanno registrato un album che DEVO assolutamente ascoltare per farmi una stracavolo di idea anche se una volto ho sentito qualcosa e stavo per vomitare…e sono tutti molto compresi nel ruolo di promesse emergenti abbiamo anche brindato “a un futuro di successi e soddisfazioni per il loro gruppo” che chiamaerò in citazioni future, Klinex. Io stavo per sghignazzare perché mio fratello mi guardava e mi faceva ridere. Bello essere così sicuri di se ma almeno fanno qualcosa e poi non sono malaccio, montati ma simpatici, con la battuta sempre pronta, non sempre brillante, ma sempre pronta. Quindi perdonabili. Tutti abbastanza stupidi questo è da ammettere. Ma sono i capi sociali del paese, religiosi, devoti, festaioli,con la battuta pronta, promesse del rock mondiale, carucci…non si può avere tutto dalla vita suvvia.
Invece di parlare della cena di Natale sto parlando di loro, quindi concludo con il padre e la madre di zia, anzianotti dolcissimi, e il fratello più piccolo della nidiata, scapolo convinto e abbastanza scemo e fifone quando oramai ha più di quarant’anni, quarantacinque mi sa.

La serata? Si è riso molto, si è mangiato tanto, è saltata tre volte la luce e meno male che c’erano le candele accese, i miei Omini di pan di zenzero sono stati usati come segnaposto e forse per l’anomalo sapore speziato hanno avuto un sacco successo, mi hanno anche fatto l’applauso! Carini…ma non fanno per me queste cose mi mettono in imbarazzo e mi fanno diventare rossa rossa rossa. Il pandoro al tartufo di pizzo è stato straspazzolato spero lo riprenderemo alla cena in famiglia con soli mamma e fratello e io, il 31 perché era ottimo (non mi spiace per niente sta cena da soli così posso farmi gli stracazzi miei). C’è stato qualche intoppo nella successione delle portate perchè mia zia era ubriaca, quindi le cozze impanate sono state servite dopo il pesce fritto e l’insalata, tirata fuori dopo il dolce, ma questi sono dettagli.
Di solito la parte “scambio dei regali” è la mia preferita e avviene sotto la supervisione di zio, ma pare che tutti dovevano scappare di qua e di là chi per andare in chiesa chi per gestirei coro dei musicisti sempre in chiesa quindi è stata una cosa rapida.

C’è di positivo che ho sconvolto i più limitati con il mio look metal-punk (descritto nel precedente post) e che più di uno dei giovanotti continuava a fissarmi. Ora, la cosa non vuol dire niente né mi frega granché, anche perché probabilmente mi fissavano più per il mio abbigliamento alternativo (neanche poi tanto in realtà ma ‘so bigotti). Però fa un certo piacere riuscire a catalizzare l’interesse e l’attenzione dei bigottini, qui. Speravo di poter instaurare un qualche tipo di discorso/conversazione con qualcuno di loro ma nessuno si è trafelato per parlare con me e amen. Volevo solo sapere se ne ero in grado, volevo che per una sera, non mi considerassero scema. Solo per una sera…
Poi la sera è finita e se ne andassero affanculo. Loro e le loro cretinaterie.
E buon Natale a tutti.

venerdì 24 dicembre 2010

La cucina è un gioco di ruolo

Esplosione di nouvelle cousine per questo Natale. Se l'anno scorso mi avrebbero detto che avrei passato il Natale volentieri, in cucina, con mamma, a sfornare prelibatezze, gli avrei riso in faccia sdegnosa con un: "Io?! Seeh, figurarsi se perdo tempo ad armeggiare con mestoli e farine! Meglio leggere un libro".
Inveceè proprio divertente e anti-stress cucinare. Ma credo che la parte piùi mi affascina del tutto, sia la componente sensitivo-sperimentale, nonchè quella alchemico-magica che la cucina comporta: mi sento una stramaledetta strega a mescere ingredienti, ad affondare le mani in impasti dagli afrori e dalle consistenze più disparate. E' come se potessi sperimentare risposte sensoriali cui finora non ero stata iniziata.
Particolarmente eccitante è stato fare gli omini di zenzero, i Gingerbread men della tradizione inglese, non solo perchè mi ha assorbito in una dimensione da Natale americano molto da telefilm, ma per gli odori e il sapore anomalo per la cucina prettamente mediterranea. Zenzero, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, burro, miele, insieme, sprigionano profumi deliziosi di paesi lontani e culture nordiche. E poi sono così belli, ma così belli...peccato, non riesco a fotografare i miei e metterli, ma non sono molto diversi da...
...Zenzy.
Mi sono poi cimentata in ricette non proprio comunissime, così, tanto perchè nella mia vita non c'è molto altro da fare. Quindi per l'aperitivo di stasera ho fatto frollini di parmigliano a forma di albero di Natale, anche se non sono molti e stasera saremo venti persone da zio e tutti mangiano un sacco...ma si dovranno accontentare: chi prima arriva, meglio mangia.
Io li ho arricchiti con del rosmarino secco e della paprica

E poi, per il pranzo del 25 (saremo con degli amici di famiglia a casa nostra) ho fatto il ciambellone al gorgonzola e noci, che ancora non so neanche come è venuto ma dall'aspetto sembra una bontà.
In più, per ricreare un Natale all'american sit-com, ho rischiato una ricetta di pane all'aglio. Lo ordinavano sempre le ragazze Gilmore negli episodi di Una mamma per amica, insieme alla pizza mi pare di ricordare, e mi sono sempre chiesta come fosse. Ho trovato una ricetta su internet, ma l'ho modificata per adeguarla a uno dei programmi della nostra macchina del pane. Non so come uscirà. Controllo ogni due minuti e ancora deve stare dentro per un'ora e mezzo. In realtà ci sono due tipi di pane all'aglio: uno già pronto con aglio secco nell'impasto, uno che vede il pane normale aromatizzarsi in forno con aglio e olio. Io ho scelto la prima versione, ma è, come tutto, una prova, e un modo per fare qualcosa piuttosto che non fare niente. E comunque, mangiarlo, domani, mi farà sentire come una delle Gilmore Girls e questo me gusta mucho ed è perfettamente attinente col tipo di Natale bislacco-giocodiruolo che ho deciso di costruirmi intorno per difesa dal mondo che mi è ostile.
Il pane che sta lievitando nella mia macchine del pane;
L'altra versione che prima o poi proverò...

...tanto non è previsto che baci qualcuno al momento e se anche dovesse succedere (eh...chissà che non mi porti bene questo Natale sognante e culinario...), tizio dovrà accontentarsi di baci piccanti.

Credo che sia proprio per questo che cucino, Cioè non per riempire di baci all'aglio qualcuno, sia chiaro...anche se...no, no scherzo, non è per questo. Ma non avevo realizzato prima, anche se mi ero domandata spesso, da cosa dipendesse questa nuova propensione alla culinaria. Cucino solo cose che possono farmi sentire in un modo o nell'altro, lontana e aiutare a stringere le maglie dell'incantesimo atto a farmi evadere da qui. E quindi il solo nome del "Pane all'aglio" mi catapulta nel Connecticut; con l'odore di zenzero e miele in luoghi esotici e altre culture; con la forma dei Gingerbread men nelle tradizioni natalizie favolistiche nordiche...

Mica sono una principiante dell'evasione, io! Le studio tutte, anche incosciamente, metto in atto stratagemmi di ogni tipo per arricchire e rendere più tangibile possibile, il mondo alternativo che fa da contraltare al reale in cui vivo. Così posso vivere in entrambi: uno è una facciata e gli altri mi percepiscono lì con loro; l'altro è solo mio, nella mia testa ed è lì che vivo realmente, compressa e compensata in me stessa.
Triste, ma che alternativa ho? Nessuno vuole far parte del mio mondo reale qui...quindi mi organizzo alternetivamente. A questo proprosito, sarà meglio che vada a controllare il mo pane all'aglio...

Zenzero, miele e cannella

Navigano venti esotici, stanotte per casa. Smarriti attraverso passaporte di forni, li vedi ambrati o di lapislazuli dorati, arricciarsi tra lampadari troppo occidentali, incuranti.

Sciogliersi nel nocciola dei capelli per ambrarlo di cannella.

Dare alla forma dei corpi la consistenza traslucida e selvaggia del miele.


Ho dormito con mani di zenzero.

mercoledì 22 dicembre 2010

E' un Natale sbagliato. E' un Natale mio.


Oggi è il giorno in cui mi riapproprio della libertà, delle vacanze del Natale come le concepisco io. Forse è meglio dire dell’unico (e non so quanto sano) modo che posso concedermi per concepire un Natale che discosti le mie giornate-copia da quelle di tutti gli altri giorni.

Voglio stare serena, voglio divertirmi. Non mi è concesso avere amici da frequentare o posti dove andare o serate da organizzare, o notti di Capodanno da festeggiare. Ma è talmente normale che sia così, da parere scontato, come l’esito indubbio di un percorso segnato.
Inutile cercare rimedio: sola sono, sola resto, il parterre di parentado a costellare qualche cena non cambierà questo assunto, non colmerà il vuoto. Inutile stare a pensarci, ad elucubrarci su: è così, passo la mia vita con questo pensiero spillato a lettere fiammeggianti che bruciano viscere e cervello, impresse sul retro delle palpebre, nella vibrazione del mio timpano, perennemente, tanto da non concedermi alcuna via di fuga possibile dal loro lucore rimbombante.
Voglio solo questo dal mio Natale. Non chiedo che le fiamme che alimentano quella verità incontrovertibile si spengano del tutto perché è francamente impossibile: c’è, esiste, è così, è là, è qua, è ovunque, è parte di me, sono io. Impossibile cancellare, cancellerei me stessa. Impossibile conviverci senza attuare una perenne battaglia. Vorrei solo attenuarle quelle fiamme, ridurle a braci, ciocchi aranciati, ardenti di note luccicanti, calde ma non dolenti. Dormienti.
Vorrei vivere un Natale “sereno”, dove per sereno intendo non ottenebrato dalle mie solite paranoie, dal mio vivere compassato e faticoso, con la certezza di essere un errore umano che mi deprime, il senso di inadeguatezza che mi comprime, il paragone con altre persone più degne di me che mi reprime, il fallimento in tutto che mi sopprime.
Vorrei dimenticare di essere sola perché nessuno tra le persone che mi circondano, brama dal desiderio di stare con me; dimenticare di non aver realizzato niente.
Vorrei solo vivere. Stare tranquilla e vivere questi pochi giorni seguendo le mie anomale modalità come non fossero aliene e stranianti, ma giuste e compensanti.
Vorrei leggere, finalmente, dopo tanto tempo, perdermi nei misteriosi meandri di incanto che la parola genera, senza sentirmi in colpa per togliere tempo allo studio.
Vorrei deliziarmi con dolci e cioccolosità senza pensare alla dieta, al pericolo che ingrassi espandendomi come una mongolfiera e autorendendomi ancora più repellente agli occhi altrui. Vorrei assaporare con perizia le dolcezze natalizia, assimilando ogni stilla di magia che la loro alchimia produce. Usarla come bacchetta per creare, far si che apra porte sprangate e riversi fuori ciò che ancora non conosco.
Vorrei generare sogni che posso attuare, materializzandoli in qualche modo, anche fasullo, anche inutile, non importa ma vorrei calarmi nella parte trasformandomi nel personaggio di un gioco di ruolo duplice e realizzante.
Vorrei aprire contemporaneamente le mille finestre che arieggiano la mia mente conscia e inconscia con afrori di mondi altri, saltellando dall’una all’altra senza pormi freni, senza affrettarmi per tornare indietro, nella realtà. Vorrei che quella fosse la mia realtà. Perché cosa è la realtà se non la manifestazione che noi facciamo della nostra vita? E chi dice che deve avere lo stesso pigmento, la stessa melodia per tutti? Ecco. Vorrei tingere il mio Natale con la precipua melodia della mia realtà, come faccio sempre, ma senza percepirla come straniante e sbagliata. Voglio viverla serenamente e animatamente, fremendo e godendo per ogni blandente e arzigogolato pensiero di fantastico e di sogno.
Questo vorrei.
E’ un Natale poco sano. Un Natale sbagliato. Un Natale solo.
Ma è il mio Natale.

sabato 18 dicembre 2010

Stanchità 2

Stanca stanca stanca...
...di non concludere mai niente,
....anche delle immagini di inedito sofficie brillante bianco-neve-spuma-panna, che ricopre monti e prati e strade e case e tutto tutto tutto tutto è dappertutto che abbaglia e morde gli occhi, sulla spiaggia baciato dal mare, lambito dalle onde, spuma che mangia spuma, confusione di bianchi antitetici, neve che si dissolve in mare e lo corona di silenzio pulviscoloso e dondolante, mare calmo piatto all'inverosimile fagogita petali di giaccio così come raggi di sole birichini, che fendono nuvole incinte, di piccoli partorienti precoci che svincolano urlanti silenzio dalle cosce di nebbia della madri bigie, troppo lente, ancora smarrite nei cieli del sud, dalla Calafrica abbottonata ora al nord, che ne richiede le vestigia quantomeno, visto che il resto non può averlo, ma poi si stanca troppo presto di essere come lui e si (ri)vendica, inghiotte tutto, la sabbia bianca, ingoia la panna tra i suoi granelli adescando i fiocchi giocosi con promesse di splendori da paese dei balocchi "venite fiocchetti, oh... non siete mai stati qui non sapete che cos'è non sapete com'è, venite....qui c'è il caldo non lo conoscete il caldo? Peccato dovreste conoscerlo è uno slegamento dei sensi, un tiepido lucore che ti scioglie fino a prosciugarti la vita.". Stupidi fiocchi troppo precocemente venuti alla luce, dovevano restare ancora nell'utero tuonoso della mamma-cirro, avrebbero visuto, sarebbero cresciuti ammantando i boschi o le città mastodontiche del nord, invece di accontentarsi di ulivi che si spezzano, di case sparse e bottoncini di paesi incastrati nelle valli, di canne che si piegano fin terra, agrumeti dal colore troppo, troppo vivo per compensare il non colore del bianco. Come me...anche io sono fuggita in anticipo dalla pancia di mamma. Che abbia sbagliato? Che la voglia di libertà mi abbia giocato lì il suo tiro mancino?
"La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo" - James Baldwin 
...stanca di sentire rimbombare nelle orecchie le frasi di rivalsa e finta amicizia e indifferenza e stronzate di expseudoforsemaiesistite amiche, stanca di dover leggere su internet le loro rimostranze e battutine infantili senza che facciano loro qualcosa, stanca di continuare, dopotutto, a leggerle, 
...stanca di dover sempre io rincorrere, elemosinare, fare la prima mossa, ma che senso ha? Se nessuno mi vuole, se nessuno mi cerca ok, non imporrò la mia presenza a nessuno e non farò più la prima mossa. Basta, chiudo i battenti, sono stanca,
...sono stanca dopo la corsa assurda per negozi con mia madre a cercare regali e pacchi e pacchi-regali e cianfrusaglie inutili,
...stanca di incontrare ovunque parenti, di dovermi sopportare i loro sguardi languidi e soppesatori,
...stanca di dover svialare da chi cerca soldi per i bambini in ospedale, orrendamente stanca e in colpa per dover abbassare lo sguardo e chiedere scus, ma io soldi non ne ho davvero non ho una lira sputata, e se riuscirò a mandare 'sti cavoli di due euro a telethon sarà grasso che cola,
....stanca di non riuscire a trovare la ricetta dei bastoncini di zucchero americani,
...stanca di vicini imbecilli e menomati, borghesi e lobotomizzati, tutti tutti tutti,
...stanca di non riuscire a studiare bene,
...stanca di provare sentimenti di affetto e amicizia che si rivelano a senso unico e stanca, poi, di restarci male,
....stanca di non poter leggere o scrivere quando ne avrei una voglia matta,
...mi si chiudono gli occhi e non so come faccio a sare qui, una forza strana e portentosa che non è la prima volta che percepisco, muove le dita per conto proprio, mentre la mente sonnecchia, depositata in altri corpi alberiformi, alieni, spiritosi e totemici, strani non miei. Se stacco le mani dalla tastiera crollo dal sonno. Come fosse questo blog a tenermi in vita, a fornirmi energia e sostentamento adeguati a vivere visto che altrove non lotrovo, come se esistessi solo in quanto scrivo, sporadicamente, qua. E mi piace.


Stanca di tutto. Ho voglia di evasione...libri? No, quelli più a Natale, o meglio a Capodanno, quando tutti sono felici e io sola e triste. Ho voglia di distrarmi, di non pensare più a tutto questo lerciume...Domani compro le spezie e faccio i biscotti allo zenzero, ho finalmente trovato le formine dei Ginger bread men!
Sì, domani faccio gli Omini allo zenzero con la glassa colorata e i confettini per bottone.

And fuck everything else.

sabato 11 dicembre 2010

La sfogliatella della vittoria

Sta ancora scalciando un po', l'altra, ed è quantomeno soddisfatta del colpo di coda che mi ha inferto stasera, anche se non sono sicura possa trattarsi di un vero e proprio colpo di coda. E' inviperita la demoniaca, perchè l'ho ignorata tutto il giorno e ho studiato, mamma quanto ho studiato!
Se domani riesco a reggere questo ritmo forse - e ribadisco forse - ce la farò martedì a passare l'esame.

E' la prima volta che riesco a non essere sua prigioniera. Mi sorprendo. Sto cercando di ricordare come ho fatto, ma il punto è che non lo so. Credevo che scrivendo fuoriuscisse magicamente dalle mie dita come spesso accede, ma non succede. Riesco solo a ricordare lo studio ossessivo e perdurante.
Forse è più un pareggio che una vittoria, ma va bene così.

Non oso sperare che sia il primo passo per disfarmi completamente di lei. So che la sua vendetta sarà devastante, ma non mi spaventa: credo sia necessario, un passo alla volta verso la vittoria definitiva, qualche battaglia si deve pur perdere.

E ora mi sto sparando una sfogliatella riccia alla ricotta che mia madre ha appena portato da Napoli. Le adoro e come le fanno a Napoli...

Da piccola potevo stare anche un'ora a guardare quella forma di conchiglia-scrigno prima di essere attanagliata dal desiderio di addentare l'involucro sfilettato, croccante e dorato e gustarne il ricco tesoro. Immaginavo storie e funzioni impossibili da associare a un semplice dolcino popolare. La stringevo tra le mani quasi fosse una creatura viva e palpitante che dovevo ingoiare per proteggerne il segreto. Ero Ariel con un oggetto dei terrestri tra le mani, prezioso e bello anche se dalla funzione e dal fine sconosciuto.
In realtà lo faccio anche ora. Credo che se i dolci non fossero così belli non ne sarei altrettanto ghiotta (e avrei minori possibilità di ingrassare immagino.... ma sai che pizza il moldo se anche i dolci fossero brutti!). Mangio prima le immagini e i pensieri che mi evocano, solo poi, quando li ho rimirati in ogni loro aspetto, senza lasciare niente per inesplorato, li faccio miei anche con la bocca, piacere lisergico che sfrigola sulla lingua sprigionando aromi.

Ho dei sensi di colpa atroci per aver ceduto alla tentazione, ma non credo di superare le 800 calorie oggi, anzi credo di essere intorno a 750, compresa la sfogliatella. Quindi va bene così.

Un premio per la giornata, che mi sono autoassegnata. Ho lasciato per ultimo la punta della conchiglia, quella di sfoglia più dorata e croccante perchè mi piace di più, sentirlo scrocchiare sotto i denti è un piacere! Sì, anche il rumore dei dolci è bello...
Un'ultimo boccone...dolce boccone per una volta, non amaro, prima di andare a letto. E, sempre per una volta, con la coscienza (quasi) apposto.

martedì 7 dicembre 2010

Sogna, spera e dimentica il presente

Tu sogna e spera fermamente dimentica il presente e il sogno realtà diverrà…
Seee… aspetta. Sono anni che sogno e spero fermamente, mi sono consumata i neuroni a furia di sognare…Se ne fosse avverato uno, che dico?! un quarto di sogno… macchè!
Oramai non riesco più a distinguere la realtà dal sogno tanto sono compenetrata in esso, tanto questo colora le mie giornate.

Succede senza che me ne accorga.
Sto facendo qualcos’altro e BUM! Sono da tutt’altra parte a vivere una qualche bislacca avventura. La realtà invece è ben più grama. Nella fattispecie è solo fatta di studio, in questo periodo non faccio altro. Anzi lo scandire della mia giornata è, al riguardo, piuttosto interessante: la sveglia suona imperterrita alle 6.00 da più di un mese oramai, anche se io da più di un mese, non riesco a sollevare la testa dal cuscino alle 6.00, e non lo faccio effettivamente non prima delle 7.00; altro tempo perso a trastullarmi tra toletta e fusioni chimiche di bagnoschiuma golosi e boschivi; la scelta del tè, o della camomilla, o del caffè lungo americano o dell’infuso o della tisana e conseguente sorbire del suddetto e se ne partono un’altra ventina di minuti; quindi studio tra un volo e l’altro sul tappeto volante della mia fantasia; precisamente alle 13.40 vado a cucinarmi qualcosa, mai così gustoso e calorico come le ricette di Cotto e mangiato che non perdo mai seguito da Simpson e My name is Earl; ritorno a studiare con il tappeto magico sempre pronto e inquieto ai piedi del letto; se è un giorno feriale tra le 18.00 e le 18.20 ricevo una telefonata, quindi sbrigo gli obblighi telefonici; riprendo a studiacchiare perché oramai l’attenzione scema; quindi ri-Simpson e Big bang theory. Al che, solitamente torno a studiacchiare, ma stasera facevano Cenerentola in tv e io, si sa, a tre cose non posso resistere:
1)      dolci e torte;
2)      libri e fumetti;
3)      fascino delle favole.

D’altronde visto il mio precario stato di vita sospeso tra questo mondo e quello di castelli incantati e principi guerrieri, quelle sono il mio pane, la mia linfa, la mia eroina. Unico sostentamento, senza esse, che fondano il substrato strutturale della mia fantasia costruita mattone per mattone dall’infanzia, i miei sogni crollerebbero come intonaco muffito, si sbriciolerebbero fino a lasciare il grigio cemento armato, intonso e vuoto della mia vita. E io smetterei di esistere come un vegetale, che c’è, ma non esiste mica sul serio.

Detto tra di noi non è che fremessi dalla voglia di rivedere Cenerentola, sono altri i film Disney che preferisco (come la Bella e la Bestia che spero trasmettano in queste feste, mi ci vuole proprio sollazzarmi pensando che sono quelle persone considerate strane da tutti, come Belle che legge anche tanti libri e che per questo adoravo da bambina per le mie immedesimazioni favolistiche, a essere le protagoniste delle favole, adagiarmi per la durata di un film, sulla speranza che forse la mia favola deve ancora attivarsi, come da bambina e adolescente, quando su questo spunto fondavo ogni certezza per il futuro…). Ma è stato bello rivedere anche Cinderella, non lo guardavo da così tanto… E ricordavo tutte le battute a memoria! Incredibile come si ricorda quello che si impara a memoria da bambini. Sapessi così Lingua dei segni… invece latito ripetendo tutti quei nomi.

Piccola parentesi di aggiornamento.
Non finirò gli esami in dicembre. Sarebbe stato troppo bello per essere vero, troppo…riuscito. Non è da me. Insomma, riuscire in qualcosa, portare a termine un obiettivo sano prefissato, non fallire… eh, sai che pizza! Meglio buttarvi giù un’altra bella complicazione per infettare ancora di più una vita fin troppo poco torbida! Ora arrivano anche le vacanze di Natale: cosa c’è di meglio di un’ulteriore fallimento, un’ulteriore tormento ad arricchire, decorazione spumeggiante, l’albero di Natale.
Certo dovrò pagare la tassa a questo punto. Certo non ho i soldi. Certo non so dove prenderli. Certo la prospettiva di tagliarmi le vene è ancora in auge, bella bella vivace e risolutiva nella sua veste rosso pomodoro-vermiglio. Ma arrivano le feste e il Natale in rosso è così kitsch. Meglio aspettare e vedere gli sviluppi. E poi non voglio lasciare questa terra prima di essermi rimpinzata di panettone con la glassa di mandorle e l’uvetta e di pandoro velato di zucchero. E che cacchio un po’ di gusto diamolo a st’amara esistenza!
Affronterò tutto giorno per giorno, problema per problema, iniziando dall’esame perché, almeno uno, almeno sto cazzo di Lingua dei segni lo devo dare (ammesso e non concesso e che sua maestade la professoressa malvagina, si decida a mettere l’appello considerato che la sessione dura solo cinque giorni e che i cinque giorni in questione sono alle porte)!
Perché se mi soffermassi a pensare ai miei guai-fallimenti-casini, soffocherei e i morsi dell’amarezza, insieme alla certezza dell’inadeguatezza  mia, mi sommergerebbero e sarebbe finita. Non ci sarebbe posto per panettoni, biscotti allo zenzero, frittelle, croccante al pistacchio, torta di nocciole e cacao, mandorle caramellate, pignolata al miele, zeppole…
Anzi no, zeppole no! Ne ho mangiata qualcuna sabato, lo so che è una trasgressione fuori calendario e deleteria alla dieta, ma non ho saputo resistere! Mia madre ne ha portata una busta piena da casa di una parente e c’erano quelle che piacciono tanto a me, quelle filate, fine e intrecciate, croccanti e tremendamente fritte e il mio stomaco, credo, non sia più abituato a cotanto fritto e cotanta bontà e pesantezza e ho visto i sorci verdi per due giorni e una notte. Nausea, vomito, mal di pancia atroce. Maledette le zeppole. Ma buone buone buone buone…

Queste sono quelle soffici con la farina di ceci...



 
...ma questa, più dure, fine e croccanti con la pasta della pizza, sono quelle che preferisco nonchè le responsabili dell'avvelenamento da zeppole di sabato scorso

E’ tardi. Domani è già profumato al Natale e la mia sveglia suonerà inutilmente alle 6.00. Mi troverà, lo so non posso farne a meno, a consumare altri neuroni, mentre… “sogno e spero fermamente, dimentico il presente, e il sogno realtà…diverrà”.

venerdì 26 novembre 2010

Un mondo di Kit Kat



Pare che in Giappone amino alla follia il Kit Kat, al punto da produrlo in decine di gusti svariati, azzardando anche accostamenti improponibili, come cioccolato, wafer e wasabi. Io li proverei tutti e non solo perchè sono belli e colorati ma anche perchè saranno golosissimi. E la mia anima ha bisogno di guatare golosità.
Il mio palato è stanco dei soliti gusti italiani ha voglia di trasgressioni esotiche e audaci. Patate e burro! Ve lo immaginate in Italia un kit kat patate e burro? Nessuno lo capirebbe nemmeno! Comunque sono esterefatta una fantasia maniacale nei gusti scelti, impensabili, assurdi. Qui il massimo che hanno saputo propinarci è il Kit Kat dark e quello al cioccolato bianco che ho provato e non è neanche sto granchè...visto che solo l'ivolucro è di cioccolato bianco.la crema interna è sempre la stessa, sai che sforzo.
Siccome ho perso una giornata a piegarmi per il mal d'ovaie e non ho concluso nulla, cerchèerò di darle un senso andando alla ricerca di tutti i gusti disponibili di Kit Kat. Che senso migliore potrei trovarvi?

Prima di proseguire cncededetimi una precisazione: io li amo i Giapponesi per la loro fantasia che non conosce ostacoli realizzativi, in confronto gli italiani per certe cose, sono limitati come aringhe.
Precisazione finita.
P.S.: Le immagini sono necessarie oltre a far venire l'acquolina, a credere che effettivamente esistono. E a far vedere quanto sono belli. Sono gusti assurdi, centinaia e ne ho lasciati fuori alcuni dalle immagini intraovabili come al cetriolo o "ai biscotti per adulti"o variegati di altri gusti come cookies plus, caramel and nutes e tutti i variegati al caramello sennò non finivo più.


Kit Kat Sakura (Fiori di Ciliegio)

Kit Kat Bianco

Kit Kat al Tè verde


Kit Kat al Caramello e Sale


Roasted Sweet Potato KitKat

Kit Kat al Kinako (polvere di soia grigliata)


Kit Kat Waguri (castagne giapponesi)


Kit Kat alla mela



Kit Kat mela e carota

Kit Kat all’arancia (vari tipi)


Kit Kat al kiwi


Kit Kat alla fragola


Kit Kat alla pesca


Kit Kat al melone


Kit Kat ai frutti di bosco


Kit Kat al mango

Kit Kat Raspberry and passion fruit


Kit Kat agli azuki


Kit Kat all’uva verde da moscato



Kit Kat variegato al caramello
 Kit Kat Caramello macchiato
Kit Kat Budino al caramello



Kit Kat al vino rosso


Kit Kat Caffè e Latte (con il latte di Hokkaido)

Kit Kat Gold (con una copertura di cacao morbido e cioccolato in polvere)

Kit Kat Cookie and Milk

Kit Kat royal milk tea

Kit Kat Akoe Yogurt
Kit Kat aceto di mele 
Kit Kat banana




Kit Kat zucchero di barbabietola



Kit Kat Mandorle amare



Kit Kat Black Tea



Kit Kat mirtilli

Kit Kat Blueberry Cheesecake
 Kit Kat Bubblegum



Kit Kat Black sugar kinako


Kit Kat caco 61% e 72%


Kit Kat Calpis (un tipo di latte credo)


Kit Kat cappuccino


Kit Kat Carb Alternatives e c'è anche low carb(non so cosa sia)


Kit Kat chocolate and banana


Kit Kat chocolate overload


Kit Kat cola and lemon squash

Kit Kat Pepe e agrumi

Kit Kat cookies and chocolate


Kit Kat cookies and cream



Kit Kat budino di crema

Kit Kat daigakuimo


Kit Kat european cheese
Kit Kat exotic Kansai



Kit Kat fine dark



Kit Kat Torta al lampone


Kit Kat gelato con panna e frutta


Kit Kat ginger ale

Kit Kat nocciola


Kit Kat Houjicha
Kit Kat iced tea (ma come può essere???)
Kit Kat Jasmin tea
Kit Kat Jyagaimo (patate e burro!)
Kit Kat Kobe Pudding (budino di kobe?...boh)



Kit Kat kokuto (zucchero nero)


Kit Kat lemon cheescake


Kit Kat lemon vinegar (aceto di limone)


Kit Kat sciroppo d'acero


Kit Kat mild bitter (amaro delicato)




Kit Kat Milky white


Kit Kat Mint


Kit Kat miso




Kit Kat mixed juice (succhi di frutta mix)
 Kit Kat noce


Kit Kat chili pepper


Kit Kat ananas


Kit Kat zucca


Kit Kat lemon soda


Kit Kat rose


Kit Kat tè verde e sakura 


Kit Kat sapore semidolce


Kit Kat arancia acida


Kit Kat salsa di soya


Kit Kat sports drink


Kit Kat spumante alla fragola


Kit Kat fragola e mirtillo rosso


Kit Kat latte e fragole


Kit Kat cheesecake alle fragole (anche da bere)


Kit Kat tiramisu
Kit Kat tiramisù al tè verde


Kit Kat triple berry

Kit Kat ume soda


Kit Kat vanilla bean (fagiolo di vaniglia?)


Kit Kat cocomero e sale

Kit Kat Wasabi





Kit Kat white chocolate

Kit Kat sweet corn (anche roasted corn)


Kit Kat yuzu



Basta. Non ce la faccio più, speravo di poterli elencare tutti ma anche wikipedia ha delle lacune, ho evitato di elencare i gusti ripetitivi con le varie aggiunte sennò faccio notte. Notte l'ho fatta. Provo a continuare domani ma già così rende l'idea...fin troppo.

Riprendiamo solo po' poi studio...giuro...

Kit Kat Passion fruit 
 
Kit Kat caramel cheesecakes
Kit Kat Strawberry cheesecakes (anche da bere)

Kit Kat Muscat of Alexandria


Kit Kat chocolate and caramel




Kit Kat Chunky caramel



Kit Kat Mint and chocolate


Kit Kat grande amaro




Kit Kat cinnamon
Kit Kat coffee



Kit Kat Caffè espresso



Kit Kat caffèlatte

Kit Kat Cookie dough




Kit Kat budino di crema



Kit Kat earl grey



Kit Kat caramel fudge

Kit Kat senses (anche da noi)
Kit Kat caramel senses
Kit Kat seville orange
Kit Kat ananas
Kit Kat  Honeycomb
Kit Kat burro di noccioline (anche versione chunky)
Ne ho lasciati molti per strada ma non posso più indugiare devo andare a studiare studiare studiareareareare...
Mi parrà di essere insieme a chiunque, in qualsiasi parte del mondo osserva, divora o gusta questi kit kat bislacchi, tra i loro pensieri mentre li addentano, come una voce incorporea assetata di sensazioni.