Vorrei aprire la web cam.
Vorrei sapere come installarla su questo blog e lasciarla aperta, per tutto il giorno.
Tu, visitatore sconosciuto non puoi capire perchè e io non conosco la lingua giusta, quella che forgi in parole il pensiero e il buco che c'è dentro di me e lo renda intelligibile. A me e anche - perchè no - a te.
Vorrei sapere cosa si prova. A lasciare che il mondo, nella persona di un occasionale cybernauta, entri nella mia stanza. Trapassi queste stolide quattro mura che ho tanta difficoltà a perforare. Che mi schiacciano, che mi opprimono. Che mi salvano.
Quello che tu non sai, visitatore sconosciuto, è che io vivo tra le quattro mura della mia stanza. Vivo del bagliore di falsa-luna che lo schermo di questo computer, come una finestra sul mondo intero, ricama sulle pareti. Ha il suo bel da fare, credimi. Sconfiggere le tenebre entro le quali sono rannicchiata è troppo per la luce artificile di un pc. Seppur dello stesso colore, seppure della stessa bellezza della luna, non è abbastanza forte per vincere questo appiccicaticcio bozzolo di neritudine che mi si è incastrato addosso.
Vorre che fossero gli altri a venire qui dentro.
Perchè io non sono in grado di vivere lì fuori. Perchè sono diversa. Perchè sono inadeguata. Perchè mi annoiano quasi tutti. Perchè non posso essere me stessa. Perchè non saprei che fare. Perchè mi riesce tutto male. Perchè nessuno vuole davvero conoscere e stare con ME, ma solo con chi loro si aspettano che io sia.
Sono scuse? Quasi certamente. Ma tanto quanto sono scuse, è anche tutto vero.
Se se solo sapessi come fare, terrei la web cam sempre accesa.
Consentirei a tutto il mondo di entrare, di vedermi. Non fare niente di speciale. Fare quello che faccio quasi sempre: cercare di respirare. Cercare una parte di me, spiarla su internet, attaccandomi ad ogni baluginìo di vita, ad ogni sfumatura che mi consenta di dire trionfalente a me stessa e agli altri "Ecco, guarda, vedi che non sono morta? Vedi che non sono nulla? Questo mi piace, questo è simile a me? Guarda! Non sono sbagliata! Non sono un'ombra!"
Se solo sapessi come tenere accesa la web cam per sempre, lo farei.
Blog senza censure. Metto a nudo me stessa come se un Grande fratello tenesse puntate le sue telecamere nella mia anima ribelle, punk e borderline. Scriverò ogni dettaglio, più o meno sordido che sia, della mia vita che odora di libri, salsedine, peonie e torta al cioccolato, dove caos e autodistruzione lottano contro la morale dei benpensanti e dove fioriscono universi alternativi sotto un cielo di lamponi. Mi svendo raccontandolo, che interessi a qualcuno o no. And fuck everything else.
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martedì 14 febbraio 2012
mercoledì 31 agosto 2011
Prossime incombenze
Filosofia della mente. (Brrrr si èalzato un ventogelido al solo nominarlo come quando si pronuncia il nome di Colui che non deve essere nominato)
Uscire con le due amiche che mi hanno tirato il pacco a luglio (This is immaginifica cronaca dell'evento)
Uscire con due colleghe i lavoro.
Andare all'unisperando di non aver combinato grosso guaio con il prestito interbibliotecario.
Farmi contatto facebook per tenermi in contatto con un po' di gente.
Wow...rileggendo sembra quasi abbia una fita sociale. Quasi...
Uscire con le due amiche che mi hanno tirato il pacco a luglio (This is immaginifica cronaca dell'evento)
Uscire con due colleghe i lavoro.
Andare all'unisperando di non aver combinato grosso guaio con il prestito interbibliotecario.
Farmi contatto facebook per tenermi in contatto con un po' di gente.
Wow...rileggendo sembra quasi abbia una fita sociale. Quasi...
Viennetta 10 e lode
Primo giorno libera dal lavoro festeggiato con torta gelato Viennetta Creme Brulee. Non l'avevo mai provata e ora devo trattenermi dal costruirle un altare e venerarla...
La differenza si vede quando c'è
In questi due mesi di lavoro mi sono sucesse molte cose, ho attaversato talmente tanti stati d'animo, alcuni addirittura inediti, che potrei scriverci su un decalogo completo di questi comprensivo di misure di gestione per ognuno di essi.
Non farò niente di tutto questo. Ma una cosa la voglio dire. Su tre sedi in cui ho lavorato in due mi sono trovata benissimo, non in quella del mio paese. Tranne che per tre o quattro di loro che sono persone bellissime che spero di risentire, gli altri sono degli emeriti coglioni. Ripeto: emeriti coglioni. E stupidi.
Ricordo come cercassi di stabilire un legae,di arlare di spiegarmi di ESSERE e come loro a malapena ti rispondevano, per non considerare quelli che ti guardavano come fossi caduta dalla luna e fossi una inutile palla al piede. Ripeto solo poche di queste persone mi hanno lasciato qualcosa e non ho intenzione di perderle. Gli altri si fottano.
Nonostante tutte le scomodità che lavorare fuori sede mi ha comportato, sono felice che mi abbiano trasferita perchè ho potuto conoscere bella gente che mi ha arricchito e fatta crescere in tutti i sensi.
Ed è indicativo che tra tutta questa bella gente, del mio paese ce ne sarà al massimo una. Molto indicativo...
Non farò niente di tutto questo. Ma una cosa la voglio dire. Su tre sedi in cui ho lavorato in due mi sono trovata benissimo, non in quella del mio paese. Tranne che per tre o quattro di loro che sono persone bellissime che spero di risentire, gli altri sono degli emeriti coglioni. Ripeto: emeriti coglioni. E stupidi.
Ricordo come cercassi di stabilire un legae,di arlare di spiegarmi di ESSERE e come loro a malapena ti rispondevano, per non considerare quelli che ti guardavano come fossi caduta dalla luna e fossi una inutile palla al piede. Ripeto solo poche di queste persone mi hanno lasciato qualcosa e non ho intenzione di perderle. Gli altri si fottano.
Nonostante tutte le scomodità che lavorare fuori sede mi ha comportato, sono felice che mi abbiano trasferita perchè ho potuto conoscere bella gente che mi ha arricchito e fatta crescere in tutti i sensi.
Ed è indicativo che tra tutta questa bella gente, del mio paese ce ne sarà al massimo una. Molto indicativo...
domenica 24 aprile 2011
Una cretina di troppo in lista
Mi sono ritrovata a lasciar caricare il film "I cento passi" ieri sera, senza accorgermene. Col senno di poi ho realizzato che muovermi era, probabilmente, una mia inconscia necessità di compensazione.
Sono uscite le liste per le prossime elezioni della nuova amministrazione cittadina, dalle quali io sono esentata visto che la mia residenza non è qui e grazie al cielo, e in queste, oltre a nomi che già conoscevo se ne è aggiunto uno che non mi aspettavo proprio.
La mia vicina si candida come assessore.
Ora, trattasi di una cretina di 30 anni senza competenza alcuna nè uno scorcio di intelligenza degna di nota, inserita in lista probailmnete solo perchè ha una famiglia numerosa che assicura voti al partito. Quello a cui lei mira, sono, ovviamete i soldi facili e la possibilità di avere qualcuno all'interno per assicurarsi vita liscia.
Odio questa gente.
Sono vuoti come una lurida bottiglia e cercano di colmarsi con sostanze e possedimenti e posizioni che in realtà sono derisorie e scadenti e non fanno altro che evidenziare la loro inappuntabile vacuità. Non importa loro niente che altre persone più competenti potrebbero prendere il loro posto e fare del bene al paese... no. A loro importano solo i soldi ottenuti senza muovere un alluce. Purtroppo, sono così tanti in famiglia che temo vincerà. Spero quantomeno venga relegata a consigliere e non assessore.
E' un vero schifo. Schifoschifoschifoschifo.
Voglio andar via e allontanarmi da questo schifo prima possibile.
Oggi poi, si è tutta agghindata con abito da vecchia megera e capelli freschi freschi di parrucchiere, e con famiglia, ha sfilatoper il paese e si è fatta vedere in Chiesa in prima fila, mi ha raccontato mia madre. E lei, pur essendo cattolica, in chiesa ci è andata solo per sposarsi, da brava cretina borghese.
Pateticità ad alti altissimi gradi, da queste parti.
Non ho voglia di parlare di lei, di spiegare come e perchè so per certa che è una cretina dai neuroni apatici e senza competenze. Ma lo so. Ci sonoc resciuta insieme finchè non ho deciso che non era gente da frequentare per me. Che mi annoiava. Che sviliva il significato stesso di donna.
Riesco solo a scrivere e pensare che è una cretina. Cretina. Cretina cretina. E' proprio cretina.
Sono uscite le liste per le prossime elezioni della nuova amministrazione cittadina, dalle quali io sono esentata visto che la mia residenza non è qui e grazie al cielo, e in queste, oltre a nomi che già conoscevo se ne è aggiunto uno che non mi aspettavo proprio.
La mia vicina si candida come assessore.
Ora, trattasi di una cretina di 30 anni senza competenza alcuna nè uno scorcio di intelligenza degna di nota, inserita in lista probailmnete solo perchè ha una famiglia numerosa che assicura voti al partito. Quello a cui lei mira, sono, ovviamete i soldi facili e la possibilità di avere qualcuno all'interno per assicurarsi vita liscia.
Odio questa gente.
Sono vuoti come una lurida bottiglia e cercano di colmarsi con sostanze e possedimenti e posizioni che in realtà sono derisorie e scadenti e non fanno altro che evidenziare la loro inappuntabile vacuità. Non importa loro niente che altre persone più competenti potrebbero prendere il loro posto e fare del bene al paese... no. A loro importano solo i soldi ottenuti senza muovere un alluce. Purtroppo, sono così tanti in famiglia che temo vincerà. Spero quantomeno venga relegata a consigliere e non assessore.
E' un vero schifo. Schifoschifoschifoschifo.
Voglio andar via e allontanarmi da questo schifo prima possibile.
Oggi poi, si è tutta agghindata con abito da vecchia megera e capelli freschi freschi di parrucchiere, e con famiglia, ha sfilatoper il paese e si è fatta vedere in Chiesa in prima fila, mi ha raccontato mia madre. E lei, pur essendo cattolica, in chiesa ci è andata solo per sposarsi, da brava cretina borghese.
Pateticità ad alti altissimi gradi, da queste parti.
Non ho voglia di parlare di lei, di spiegare come e perchè so per certa che è una cretina dai neuroni apatici e senza competenze. Ma lo so. Ci sonoc resciuta insieme finchè non ho deciso che non era gente da frequentare per me. Che mi annoiava. Che sviliva il significato stesso di donna.
Riesco solo a scrivere e pensare che è una cretina. Cretina. Cretina cretina. E' proprio cretina.
sabato 16 aprile 2011
sabato 2 aprile 2011
E' successo davvero?
Venerdì mattina, presto.
Intrappolata come un topo da laboratorio nelle sedi fetide del centro di collocamento. Nome tutto fuorchè azzeccato visto chre non sono poi molte le persone che escono da lì con un collocamento. Entrano disoccupati ed escono, guarda caso, ancora più disoccupati di prima, se sono fortunati con un certificato che gli farà ottenere un misero assegno di disoccupazione.
C'è una disperazione e una mancanza di lavoro in giro da far spavento. La gente fatica a dar da mangiare ai figli e i politici che gli italiani hanno messo al governo trombettano qua e là, percepiscono salari gravidi ed edificano villette mentre l'Italia va a rotoli. Non voterò finchè non mi si presenterà davanti un uomo degno del mio voto e della dicitura "umano" (e non maiale allupato o mafioso pedante) che dà la Treccani.
Da brava me ne stavo ad aspettare il mio turno per avere finalmente nelle mani quella cazzo di esenzione da costi sanitari, assonnata e stordita dall'aria pesante che aleggiava negli uffici e annuendo alle circonvoluzioni verbali di una tizia del mio paese che ho trovato lì e che chissà di cosa diavolo ha blaterato per tutto il tempo.
La mia attenzione era in realtà calamitata da un ragazzo qualche passo davanti a me, che spiccava rispetto all'incolore paesaggio offerto dagli altri topi ingabbiati perchè...be prima di tutto perchè era bello come il dio del sole. Alto, longilineo, spalle larghe, vita stretta, pelle d'alabastro, capelli liquerizia burrosa, occhi come un buco nero i.n.f.i.n.i.t.o cazzo, zigomi alti, mandibola robusta, labbra d'ambra dipinte dalla musa delle arti. Insomma un dio.
Mi ha aiutato a recuperare il numeretto dalla srtupida macchinetta inceppata e abbiamo scambiato qualche parola. Lo strano è che ero a mio agio e lo fissavo negli occhi senza problemi. Ed era come restare avvinghiati in petrolio liquido e appiccicoso ed esserne risucchiati nelle sue viscere melmose. Ma la tizia continuava il suo bla bla bla impertinente, allontanando il carbone dalle fiamme. Gelandolo proprio il carbone.
Poi è venuto il suo turno e se ne va. Alllelujia. E io posso tornare a infuocare il carbone.
Nel bagno la finestra è aperta e fa entrare il pallido sole, fresco di brezza marina e qualche stridio di gabbiano subito offuscato da un ronzio persistente. L'azzuro del cielo filtra e colora le pareti. Solo dopo mi rendo contro che era il blu del mare a sortire l'effetto. E' che il mondo è sottosopra o io sono sottosopra e il mondo è sempre lo stesso.
E' un odore legnoso di orchidea e tè e zenzero, che penetra dalle narici dalla bocca da tutti i pori. Non sono mani ma serpenti terrosi e affamati quelli che frugano ovunque sulla mia pelle, cercando di scoprirne chissà quale segreto. Le guance bruciano, le mani fremono, il resto è si scioglie senza che lo comandi.
Non voglio che finisca. Voglio solo che continui così, senza avanzare, bloccato in questo istante.
Poi l'odioso scampanio annuncia il mio turno di andare agli sportelli. Torna subito l'aria pesante aa afferrarmi la gola e la vita incolore si dipinge davanti. Il ronzio fa fatica ad abbandanore il covo caldo delle mie orecchie, e un leggero stordimento lo attesta, mentro vado allo sportello.
Intrappolata come un topo da laboratorio nelle sedi fetide del centro di collocamento. Nome tutto fuorchè azzeccato visto chre non sono poi molte le persone che escono da lì con un collocamento. Entrano disoccupati ed escono, guarda caso, ancora più disoccupati di prima, se sono fortunati con un certificato che gli farà ottenere un misero assegno di disoccupazione.
C'è una disperazione e una mancanza di lavoro in giro da far spavento. La gente fatica a dar da mangiare ai figli e i politici che gli italiani hanno messo al governo trombettano qua e là, percepiscono salari gravidi ed edificano villette mentre l'Italia va a rotoli. Non voterò finchè non mi si presenterà davanti un uomo degno del mio voto e della dicitura "umano" (e non maiale allupato o mafioso pedante) che dà la Treccani.
Da brava me ne stavo ad aspettare il mio turno per avere finalmente nelle mani quella cazzo di esenzione da costi sanitari, assonnata e stordita dall'aria pesante che aleggiava negli uffici e annuendo alle circonvoluzioni verbali di una tizia del mio paese che ho trovato lì e che chissà di cosa diavolo ha blaterato per tutto il tempo.
La mia attenzione era in realtà calamitata da un ragazzo qualche passo davanti a me, che spiccava rispetto all'incolore paesaggio offerto dagli altri topi ingabbiati perchè...be prima di tutto perchè era bello come il dio del sole. Alto, longilineo, spalle larghe, vita stretta, pelle d'alabastro, capelli liquerizia burrosa, occhi come un buco nero i.n.f.i.n.i.t.o cazzo, zigomi alti, mandibola robusta, labbra d'ambra dipinte dalla musa delle arti. Insomma un dio.
Mi ha aiutato a recuperare il numeretto dalla srtupida macchinetta inceppata e abbiamo scambiato qualche parola. Lo strano è che ero a mio agio e lo fissavo negli occhi senza problemi. Ed era come restare avvinghiati in petrolio liquido e appiccicoso ed esserne risucchiati nelle sue viscere melmose. Ma la tizia continuava il suo bla bla bla impertinente, allontanando il carbone dalle fiamme. Gelandolo proprio il carbone.
Poi è venuto il suo turno e se ne va. Alllelujia. E io posso tornare a infuocare il carbone.
Nel bagno la finestra è aperta e fa entrare il pallido sole, fresco di brezza marina e qualche stridio di gabbiano subito offuscato da un ronzio persistente. L'azzuro del cielo filtra e colora le pareti. Solo dopo mi rendo contro che era il blu del mare a sortire l'effetto. E' che il mondo è sottosopra o io sono sottosopra e il mondo è sempre lo stesso.
E' un odore legnoso di orchidea e tè e zenzero, che penetra dalle narici dalla bocca da tutti i pori. Non sono mani ma serpenti terrosi e affamati quelli che frugano ovunque sulla mia pelle, cercando di scoprirne chissà quale segreto. Le guance bruciano, le mani fremono, il resto è si scioglie senza che lo comandi.
Non voglio che finisca. Voglio solo che continui così, senza avanzare, bloccato in questo istante.
Poi l'odioso scampanio annuncia il mio turno di andare agli sportelli. Torna subito l'aria pesante aa afferrarmi la gola e la vita incolore si dipinge davanti. Il ronzio fa fatica ad abbandanore il covo caldo delle mie orecchie, e un leggero stordimento lo attesta, mentro vado allo sportello.
giovedì 31 marzo 2011
Intermezzo
Ho troppo mal di testa per ricodare e scrivere della sera della festa di laurea successiva alla seduta (La seduta), ma sfrutto l'ultimo post marzolino per aggiungere aspetti succulenti che ho omesso nella cronaca precedente.
- Primo aspetto, stranamente positivo della giornata listata a nero sul calendario, è la mezza mattinata che ho avuto per me. E me la sono goduta, con piccoli conforti e autococcole volti ad aiutarmi ad affrontare la laurea, la noia, i parenti, le formule, le parole vuote, e le foto. Se avessi saputo il numero di foto ad attendermi, mi sarei concessa qualche sfizio in più, ma non potevo essere pronta a tale scempio di fotocamere. Quindi ho girellato per negozi, mi sono comprata le calze velate nere con inserti argentei, ho letto al parco e mi sono sparata un frappè al lampone e una treccia danese con crema e amarena. Molto remunerativo.
- Mi sono accorta che sorbirsi le sbrodolose lagne degli universitari degustando un frappè al lampone, è molto meno tediante e tanto più divertente che quando il frappè non ce l'hai. Mi sono seduta a sarcasticare tra me e me su chi mi passava davanti, alternando un sorrisetto sgembo a una ciucciata odorosa di lampone vanigliato e ho imparato parecchio sulla fauna locale. L'exploit l'ho raggiunto quando stavo ormai per alzarmi ed ero al culmine del livelli di sarcasmo e di insofferenza per quello che mi aspettava, quando mi passano davanti tre ragazze, emblema dell'universitaria e della banalità al femminile. E una gracchia con stridula vocetta: "Eh no eh...non mi dite che questo sabato ci chiudiamo in quel palazzo! Piuttosto mi taglio le vene!". Al che nella mia mente parte il previsto e non meditato commento: "Oh sì, ti prego, fallo". Non fosse che non era proprio nella mia mente, ma era sulla mia lingua e attraverso le mie labbra, sillabato e ben udibile dalle ragazzuole. Me ne accorgo solo perchè incrocio le loro espressioni sorprese e scioccate, tra l'indeciso se l'essere arrabbiate per tale faccia tosta, e l'incredulo per cotanto scandaloso azzardo. La cosa mi ha divertito parecchio in realtà e ho esposto una faccia alla "Peace&Love babies". E poi sono andata verso il calvario.
- Ultima annotazione, la certezza oramai consacrata di non essere io nel torto con quei miei zii e cugini e di certo non sono io la stupida. Perchè ho raccontato a diverse persone la mia divestentissima, esilarante gag dei fiori (che mi secco trascrivere però, restarà esilarante solo per l'etere) e hanno tutti riso di gusto. Poi l'ho raccontata a mia zia e mia cugina usando le stesse parole, le stesse pause enfatiche, mimando i momenti più eclatanti e...niente. Sono rimaste lì, imbambolate, a guardarmi basite e piene di ripugnanza, come se avessi torto il collo a un uccelletto appena nato proprio sotto il loro naso. Anzi, sono abbastanza sicura che questo le avrebbe scioccate di meno. E' affascinante come la loro espressione fosse identica, d'altronde nonostante si passino 26 anni si vestono anche nello stesso modo, si tingono i capelli dello stesso colore, fanno le stesse cose come lavorare a maglia. Stessa espressione di sconvolta intolleranza e disprezzo fintamente celato. Ma loro sono così: identiche e impegnate quotidianamente a giudicare ogni dettaglio dell'essere e del fare altrui, mai perfetto come il loro. Certo cementano il rapporto madre-figlia con affinità inusitate per i tempi che corrono. Sai che pizza.
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sabato 19 marzo 2011
Festività marzoline al macello
Poche righe per dire che odio questo giorno (San Giuseppe o Festa del Papà che dir si voglia) per poche e indiscutibili ragioni:
- perché be…avercelo un papà da festeggiare;
- perché anche quando lo avevo, ero piccola e ricordo solo di una sporadica festa in cui stavo male, avevo la febbre alta e gli detti per regalo un pacchetto di pocket coffee con una cravatta, insomma un’edizione speciale per la festa del papà, e la cosa mi mise così in imbarazzo che finsi di stare malissimo per rifugiarmi a letto. Non so perché reagivo così certe volte. Ero così timida e chiusa già allora…che scema. A sapere che non lo avrei ancora avuto per molto, probabilmente mi sarei avvinghiata a una sua gamba senza mollarlo;
- perché tutti si abboffano! Sono passata dalla pasticceria che spandeva lumi e fumi prelibati come solo nelle giornate festive accade, e coloro che ne uscivano erano carichi di stuzzicanti vassoi infiocchettati e zeppole di San Giuseppe grondanti crema e amerene nelle mani. Non esco matta per le zeppole di San Giuseppe ma per la crema e le amerene sì!
- perché queste celebrazioni forzate di marzo mi hanno messo di pessimo umore più di quanto già non fossi. Passi la festa del papà (anche perché dolciumi di passaggio e ceci a pranzo a parte, l’ho ignorata alla bene e meglio), ma quella cazzata della festa dei 150 anni dell’Unità d’Italia proprio non la reggo. Primo perché non c’è una mazza da festeggiare. Secondo perché tutte quelle bandiere italiane in resta ai balconi e le sfilate militari a Roma, mi hanno dato lo spiacevole sentore di un nazionalismo forzato, malato, più simile a quello fascista che a quello fiero dei partigiani.
- perché sono di cattivo umore e odio tutti soprattutto chi ha motivo di festeggiare perché io non ne ho manco mezzo. Ingiusto e vittimistico? Forse. Ma anche tragicamente vero.
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mercoledì 16 marzo 2011
Odio vivifico 4, ovvero Università del cazzo
Partiamo dal punto 4 perchè ce l'ho ancora fresco fresco sul gargarozzo e non va nè su nè giù neanche a pagarlo oro e in più sono in fase linguaggio scurrile, un bel po' di imprecazioni alla "marinaio in licenza" non possono che essere catartiche:
4) l’università della Calabria che ha infossato le mie speranze davanti alla mano irta e inalienabile della cultura.
Mi ha rovinato la vita quest' Università del cazzo. O forseme la sono rovinata io tramite lei. O forse me la sarei rovinata anche senza Università del cazzo. Com'è come non è, qui è tutto una vera merda. E ancora più merda deriva dal fatto che nessuno se ne accorge, ma sono tutti belli belli contenti di annasparci, nella merda. Non sapendolo? Sapendolo e fregandosene in nome di un bene superiore? Ma che ne so....
So solo che li odio.
Non riesco a laurearmi e senza dubbio la causa del tutto sono io non sto mica cercando di alleggerirmi il carico, no no. Sta lì ben piantato sul gobbone dove lo avevamo lasciato l'ultima volta. Nonostante ciò il mio corso fa cagare e non me ne sbatte una beneamata minchia del 90% della cazzate che mi hanno fatto inculcare.
Ma non voglio passare il tempo a sciorinare le solite lagne su come sono ancora, a quasi 28 anni, bloccata in questi liquami.
Mi limiterò ad avallare mozioni a sostegno della mia tesi sulla merdosità dei quest' Università, e ovviamente a sostegno della mia perdizione, del mio ritardo negli studi, della mia inadeguatezza a essa, delle mie ragioni.
E lo farò perchè gettare fiele mi ringalluzzisce e mi compensa di una miserrima parte della sofferenza passata, presente e futura. E lo farò perchè questo è il mio fottuto blog e io riempirò d'acqua il mio mulino quanto e come mi pare. Se non vi sta bene, cambiate blog, chissene sbatte.
Mozione n.1:
sono tutti degli incompetenti e spillasoldi qui. Ricapitolando il fattaccio: un libro difficile da trovare perchè fuori catalogo era in biblioteca, ma scomparve dopo un mio battibecco con la malafarina, bibliotecaria stizzita e bruttarella che pare non abbia apprezzato le mie ragioni e il mio sarcasmo nel declamarle.
Piccolo appunto: mai più discutere con chi ha il potere di complicarti la vita. E lo ha fatto la malafarina, eccome. Non che abbia la certezza matematica, ma tutte le altre certezze ce lo ho. Altrimenti non riesco a spiegarmi davvero come un libro che un'ora prima era lì, sparisca senza che nessuno sappia che fine abbia fatto e non si ritrovi più. Allora prenoto il libro col prestito interbibliotecario e mi arriva dopo due mesi e mezzo impedendomi di dare almeno il modulo A dell'esame che mi manca nella sessione di febbraio e gettandomi in uno stato di disperazione totale perchè devo dare due esami e fare la tesi entro giugno e sono in mare altissimo anche perchè come mi metto a studiare mi sento soffocare e non riesco a fare niente. Ma anche questa, altra storia, altra lagna destinata ad altri lochi.
Dicevo che 'sto libro della malora me lo hanno fatto pagare nove euro per poterlo tenere solo quattro giorni visto che la responsabile del prestito interbibliotecario mi ha avvertito in ritardo del suo arrivo. Se inoltre vi sommiamo i soldi spesi per fare le fotocopie e per i biglietti dell'autobus per andare a prenderlo e restituirlo, arriviamo alla modica cifra di 28 euro. Ovvero: me ne sarei comprata tre di questi libri. Affanculo il prestito interbibliotecario. Non vogliano gli dei che debba ancora usarlo.
Mozione n.2:
ero nervosa come non mai mentre mi aggiravo per quella stupida Università, con un sole incomprensibile e 26 gradi a sbattermi sulla nuca, affamata e incazzata nera e cosa mi tocca sentire, da chiunque mi sfiori, da chiunque mi passi davanti, di lato, di dietro: solo cazzate, inutili accozzaglie di parole che irritano talmente tanto, ma talmente tanto le mie orecchie da farmi desiderare due spilloni per forarmi i timpani pur di non sentirle.
Ripensandoci a mente fredda, tutto questo non mi spiace del tutto perchè mi dà l'insperata opportunità di sentirmi fiera di non essere come loro e risponde al mio ancestrale quesito: perchè non riesco a stare bene con gli altri e a essere parte dell'umanità che mi circonda.
Perchè gli altri sono scemi. Perchè l'umanità che mi circonda mi annoia da morire. Perchè, che cazzo, mi irrita solo ascoltare di striscio quello che hanno da dire, figurarsi se dovessi intrattenermi con loro più di 5 minuti. Morirei.
D'altro canto mi spiace perchè questo conferma la mia diversità e che non sono riuscita a trovare nessuno che sia degno di essere frequentato e questo rende di conseguenza me infrequentabile. E io sono sola. Anche all'università, come altrove.
Be' comunque, a scanso di equivoci, riporto qualcuno di questi scampoli:
- "Oh ma dddddaiiii! L'anno scorso mi sono portata il libro per studiare a mare tanto che dovevo studiare così sono andata alla grande agli esami! Ma amooooo il mare e non rinuncerei ad andarvi per niente al mondo. E il libro mi è caduto in acqua!!!" [qui seguono risate chiocce del codazzo di colleghe];
- "Quello ti ha guardata" - "Ma no, dai. Tu dici che mi ha guardata? No perchè io non ne sono sicura" - "Ma sìììì, che sguardo ti ha lanciato (e qui un tocco di classe e intelligenza insperato che l'ha illuminata di giusta fierezza ndr): magnetico" - "ihihih" - "ghugghuggghuhhuuu".
- "Sì mi sono specializzata e ora devo entrare peffffffforza nel dottorato, ma non so se ci riesco. Tu dici che ce la farò di certo?...Be' sì dai penso anche io con i miei voti e il proffff...";
- Basta... mi viene da vomitare al solo ricordarle. Ora datemi torto se mi sono andata a rintanare in un cubo desolato a mangiare Mars e scarabocchiare frasi nefande sulle mura... Quale essere sano di mente non andrebbe a rintanarsi e mangiare Mars scrivendo frasi nefande sulle mura dopo aver sopportato questo?! Avanti? Chi?
martedì 1 marzo 2011
Oscar 2011 e i beoni di fm
L'intenzione era quella di passare tutta la notte immersa nell'atmosfera hollywoodiana degli Oscar anche perchè il sito ufficiale dell'Academy Awards trasmetteva in diretta. Ma la sfilata di divi sul red carpet mi ha sfiancata e sono crollata. Poco male perchè sinceramente non credo avessero poi trasmesso la cerimonia in diretta dal Kodak Theatre, misero contentino la passerella.
Potrei anche scrivere qualcosa sugli Oscar di quest'anno, ma che c’è da dire?
Che avevo azzeccato i vincitori? In realtà erano abbastanza scontati, ma hanno rispecchiato i miei gusti e questo mi piace. Non solo in questo caso, generalmente quando i miei gusti vengono rispettati mi sento ringalluzzita.
Quindi: Colin Firth è un grande attore e un bell’uomo, elegante inglese, ma non abbastanza da sembrare un sir palloso, con la puzza sotto al naso, e la sua interpretazione di re Giorgio VI magistrale, anche se io avrei decisamente preferito vincesse l’Oscar come migliore attore protagonista lo scorso anno: in "A single man" si è superato. "The king’s speech" un gran bel film, decisamente tra i migliori della scorsa stagione anche se non propriamente questo capolavoro, ma non ci sono capolavori in giro quindi Oscar meritato per la regia, un po' meno per la sceneggiatura: in quel caso avrei optato per "Another year" di Mike Leigh, davvero un ottimo film, splendidamente interpretato per giunta.
Natalie Portman perfetta in "Black swan" quindi anche per lei Oscar come miglior attrice protagonista meritato, un po’ meno quello assegnato a Christian Bale (miglior attore non protagonista) in "The fighter" perché Bale, anche se non è un pessimo attore, lo trovo una persona odiosa.
Ma quello che veramente mi rende fiera è il fatto che "Inception" di Christopher Nolan non si è beccato niente di sostanziale! A me questo film non ha mai convinto del tutto: ottima idea, buoni effetti speciali (che infatti hanno preso l’Oscar), pessimi effetti sonori (che però hanno, ahimè, vinto l’Oscar), svolgimento troppo confusionario per rendere il sovrapponimento scenico e onirico che la trama pretendeva.
E mi ricordo di aver fatto un commento del genere sul forum di Fm per ritrovarmi sbeffeggiata dai soliti arroganti montati come la panna, convinti di essere loro soli in possesso delle competenze per giudicare un film solo perchè loro stanno appiccicati a guardarne motli o almeno credono di guardarne molti e di essere molto competenti, ma questa è una peculiarità della vecchia guardia (o parte di essa) di quel forum, si spalleggiano e si danno le pacche a vicenda, tra di loro, sbeffeggiando quelli che non fanno parte della loro risma, così possono credersi più competenti degli altri e sentirsi qualcuno nella loro misera nicchia. Quindi siccome loro lo ritengono un capolavoro, ogni persona che pensa il contrario è obnubilata e ignorante. Ma la cosa che più mi urta, una delle ragioni per cui non frequento più quel forum insieme al fatto che è diventato di una noia spaventosa (ragione per cui, immagino, non c'è più l'affluenza e la partecipazione di una volta), è l’irritazione che mi provoca l’atteggiamento di questi quattro dementi che usano un mezzuccio come un messaggio in un forum per rimpolapare il loro ego che altrimenti risulterebbe secco come un’arancia spremuta.
E’ indicativo della cretineria di quella gente. Mi ero dimenticata di questo episodio, evitai anche di risponder loro tanto ero annoiata da questi atteggiamenti squallidi e ricorsivi. Mi è sovvenuto mentre mi congratulavo con me stessa per aver azzeccato quasi tutti i vincitori e ora sono così galvanizzata che la Academy Awards mi abbia dato ragione, ragione a me e non a loro, che sarei tentata di sbatterglielo in faccia se non mi fossi ripromessa di non perdere più un secondo del mio tempo a scrivere su quel forum!
Be' non è detto che non lo faccia: dopotutto in questo periodo, mi annoio a morte un po’ di sarcasmo a spada tratta e una bella discussione sanguinolenta mi stuzzica parecchio…
No sono troppo stupidi perchè perda del tempo con loro... vadano a cagare. Magari guardandosi Inception...
venerdì 25 febbraio 2011
Batuffoli di speranza e infausti presaghi di cicogne
Non ho mai visto niente di più bello. Un batuffolo di tenerezza, nata da una settimana la mia cuginetta e stranamente le hanno dato un nome molto bello e originale. Uno che ho sempre messo in lista tra i miei possibili papabili se avessi mai avuto una bimba. Ma non succederà. E' troppo bello perchè succeda a me. E' troppo speciale. Magico. E' troppo tutto. Ma sono felice per le persone che l'hanno avuta: non sono i peggiori del parendado del paesucolo.
Era tanto tempo che non mi succedeva di sentirmi così, commossa col cuore il subbuglio piena di speranza e convinta che il mondo fosse bello se si può dare alla luce un cucciolo tanto dolce. Lo so che questi moti di spirito sono generati da strataggemmi atavici, scritti nel mio apparato genetico, che l'evoluzione ha imposto per garantire la sopravvivenza della specie. Ma non importa: lei è bella e ora che respira e vive così piccola, che sunge famelica il latte, che sorride senza che nessuno mai saprà il perchè, il mondo sembra un luogo meno brutto dove vivere...
Succede, però, troppo spesso a chi meno se lo merita. Ho sentito urlare i miei vicini fascisti l'altra mattina: un coro di gallineschi striduli eccitati, uno strillio da manuale, già proposto. La prima cosa che ho pensato è che una delle figlie-sceme-tutte-sposate-nel-giro-di-due-anni, sia in dolce attesa. E non credo di sbagliarmi. Quel verso l'ho già sentito: fu presago di cicogna. Sono persone-robot, programmi che non hanno una libera e indipendente indole. Conoscono solo il linguaggio che è stato loro insegnato e questo solo usano. Non c'è margine di errore così. Non c'è possibilità di contraddittorio. Negare il libero pensiero facendo capire loro che è una loro scelta non usarlo. Questa è la tattica vincente. Tutto è lindo e ordinato come qualcuno ha deciso.
Ho immaginato che "l'incinta" fosse quella con già un figlio a carico, la più stronza, perchè sarebbe in linea con la mia idea del mondo: persone cattive=cose belle più facilmente e di più di più di più. Passeranno i prossimi anni e dovrò nuovamente subire le litanie spacca neuroni che ci hanno propinato, in questi ultimi tre anni, sguaiati da finestre, rimbombanti attraverso innocenti mura, recitati dai balconi: " Picci, bello di nonno, cucu, pipi tete yaya, che bello che seeeeei, le manine laboriose quante cose sanno fare" e altri guaiti affini.
Che palle.
Scappare. Scappare da qui al più presto. Se non avessi già altre mille buone ragioni per desiderare di fuggire, questa sola basterebbe.
Era tanto tempo che non mi succedeva di sentirmi così, commossa col cuore il subbuglio piena di speranza e convinta che il mondo fosse bello se si può dare alla luce un cucciolo tanto dolce. Lo so che questi moti di spirito sono generati da strataggemmi atavici, scritti nel mio apparato genetico, che l'evoluzione ha imposto per garantire la sopravvivenza della specie. Ma non importa: lei è bella e ora che respira e vive così piccola, che sunge famelica il latte, che sorride senza che nessuno mai saprà il perchè, il mondo sembra un luogo meno brutto dove vivere...
Succede, però, troppo spesso a chi meno se lo merita. Ho sentito urlare i miei vicini fascisti l'altra mattina: un coro di gallineschi striduli eccitati, uno strillio da manuale, già proposto. La prima cosa che ho pensato è che una delle figlie-sceme-tutte-sposate-nel-giro-di-due-anni, sia in dolce attesa. E non credo di sbagliarmi. Quel verso l'ho già sentito: fu presago di cicogna. Sono persone-robot, programmi che non hanno una libera e indipendente indole. Conoscono solo il linguaggio che è stato loro insegnato e questo solo usano. Non c'è margine di errore così. Non c'è possibilità di contraddittorio. Negare il libero pensiero facendo capire loro che è una loro scelta non usarlo. Questa è la tattica vincente. Tutto è lindo e ordinato come qualcuno ha deciso.
Ho immaginato che "l'incinta" fosse quella con già un figlio a carico, la più stronza, perchè sarebbe in linea con la mia idea del mondo: persone cattive=cose belle più facilmente e di più di più di più. Passeranno i prossimi anni e dovrò nuovamente subire le litanie spacca neuroni che ci hanno propinato, in questi ultimi tre anni, sguaiati da finestre, rimbombanti attraverso innocenti mura, recitati dai balconi: " Picci, bello di nonno, cucu, pipi tete yaya, che bello che seeeeei, le manine laboriose quante cose sanno fare" e altri guaiti affini.
Che palle.
Scappare. Scappare da qui al più presto. Se non avessi già altre mille buone ragioni per desiderare di fuggire, questa sola basterebbe.
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Bastardi che dovrebbero soccombere e invece vivono e sollazzano...
...ovvero Vittorio Emanuele di Savoia e Gheddafi. E chi batte il cinque a quel dittatore sanguinario. E anche chi gli bacia la mano (!!!).
E intanto in Libia 10.000 morti nelle fosse comuni, roba da medioevo. Gelo gelo gelo gelo gelo...
![]() | ||
| Dopotutto Gheddafi, il Papa, che differenza c'è? |
E intanto in Libia 10.000 morti nelle fosse comuni, roba da medioevo. Gelo gelo gelo gelo gelo...
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giovedì 17 febbraio 2011
Nonsense
Oggi nel mio paese si è svolto il funerale di un uomo, un ragazzo...non so come chiamarlo, non so neanche il suo nome in realtà. Aveva appena 40 anni, è morto di influenza suina. Mia madre lo conosceva, io solo di vista, ma nonostante ciò non riesco a smettere di pensare a lui, alla sua morte terribile e al pieno della vita che lascia, a suo fratello e a sua madre e allo strazio che devono provare. Inoltre qualche anno fa hanno perso il padre in maniera tragica e ora quella signora che è sempre così gentile con tutti, si è vista strappare via così il figlio per un'influenza. Cosa c'è di peggio per una madre che sopravvivere al figlio? Cosa c'è di sensato in questo?
E lo so che tragedie del genere capitano tutti i giorni e noi andiamo avanti come nulla fosse. L'egoismo è la qualità principale dell'uomo,solo quella.
Non mi importa di tutte quelle sciocchezzuole sulle ragioni intrenseche sulla vita e la morte che tutti cercano di svelare e nessuno vi riesce. Non mi importa di niente. Io non riesco a smettere di pensare che non è giusto che finisca così, senza un'occasione per qualcuno mentre altri ne hanno 50.000.
Cosa c'è di sensato in questo?
Non riesco a smettere di pensare a quali possano essere stati i suoi ultimi pensieri. Anche se non conoscevo il colore dei suoi ricordi, il suono della sua voce...
Non riesco a smettere di pensare che perdo solo tempo e non vivo. Mai. Che domani potrebbe crollarmi il mondo addosso e non mi rimarrebbe neanche un minuto degno di essere ricordato, degno di essere regalato.
Non riesco a smettere di pensare che il burattinaio che muove i fili delle nostre carcasse forse, in qualche caso di troppo, si è sbagliato e non ha tagliato i fili giusti.
Mia madre mi ha detto che c'era tantissima gente al funerale. E' probabile che sia segno di una vita vissuta in pieno, è probabile che fosse circondato da tante persone che lo amavano. E' probabile che sia stato molto felice.
Lo spero tanto.
E lo so che tragedie del genere capitano tutti i giorni e noi andiamo avanti come nulla fosse. L'egoismo è la qualità principale dell'uomo,solo quella.
Non mi importa di tutte quelle sciocchezzuole sulle ragioni intrenseche sulla vita e la morte che tutti cercano di svelare e nessuno vi riesce. Non mi importa di niente. Io non riesco a smettere di pensare che non è giusto che finisca così, senza un'occasione per qualcuno mentre altri ne hanno 50.000.
Cosa c'è di sensato in questo?
Non riesco a smettere di pensare a quali possano essere stati i suoi ultimi pensieri. Anche se non conoscevo il colore dei suoi ricordi, il suono della sua voce...
Non riesco a smettere di pensare che perdo solo tempo e non vivo. Mai. Che domani potrebbe crollarmi il mondo addosso e non mi rimarrebbe neanche un minuto degno di essere ricordato, degno di essere regalato.
Non riesco a smettere di pensare che il burattinaio che muove i fili delle nostre carcasse forse, in qualche caso di troppo, si è sbagliato e non ha tagliato i fili giusti.
Mia madre mi ha detto che c'era tantissima gente al funerale. E' probabile che sia segno di una vita vissuta in pieno, è probabile che fosse circondato da tante persone che lo amavano. E' probabile che sia stato molto felice.
Lo spero tanto.
lunedì 31 gennaio 2011
Dedicato a chi "non è solo bella, ma ha anche cervello, dopotutto è laureata e tutto!”
E mentre fuori imperversa l’uragano Katrina mi accingo a narrare il secondo risvolto dello splendido pranzo in famiglia dell’1 Gennaio. Quando la meteorologia aiuta…
Dopo essere stata ben benino rosolata come una dolce porchetta da ingerire in un solo gustoso boccone (vedi Capodanno con inchiesta - prima parte e Capodanno con inchiesta - seconda parte), mia cugina ha pensato di mettere la ciliegina sulla torta tediandomi un pochetto con le sue avventure pro-pri-o e-cci-ta-nti. Ma per apprezzare al meglio l’aneddoto in ogni sua sordida cesellatura, è necessario un piccolo ragguaglio sulla cugina in questione. Piccolissimo, lungi da me dilungarmi sulla cosa.
Mia cugina coetanea, il fior fiore della buona progenie del paese dei miei, tende ad essere una perfetta osservatrice dei dogmi socio-cristiani, rivestendo senza alcuna sbavatura, il cliché della perfetta donnina borghesuccia. Il contrario di me, del tutto.
E’ in perenne confronto con me e ovviamente succhia il nettare divino dei miei fallimenti come fosse linfa vitale ogni volta che questo può far sì che GLI ALTRI riescano a discernere come i suoi traguardi siano ben piantiti lì, sul gradino più alto del podio. Sì, perché per lei è fondamentale essere sempre al centro dell’attenzione, tende a dissanguarsi affinché la gente la noti, la guardi, la elogi, la ritenga perfetta. Come dicevo, il mio contrario. Mentre io fin da bambina cerco di attirare meno possibile l’attenzione, di vivere tranquilla i fatti miei nel buio del controcampo, lei si bea di tutti i riflettori stinti che la vita di paese può offrirle, vive sotto la loro luce divina. Pertanto, è la madrina e l’organizzatrice di ogni attività del paese, quella che legge in chiesa, che guida la processione, che canta…. oh quanto è fiera quando fa la solista in chiesa… e non perde mai l’occasione, ogni sacrosanta volta che la vedo di ragguagliarmi sul numero di persone che le hanno ricordato quanto è brava, quanto sta bene vestita così, quanto è migliore degli altri in quelle cose che fa, quanti maschi la vogliono, quanto è bella, quanto è tutto. Non ho ancora capito bene se lo fa più per insicurezza che per vanagloria, o se ci gode proprio e davvero tanto a essere considerata il must in ogni settore. Ultimamente poi, a 27 anni, da brava lobotomizzata in zucca, è in crisi perché non ha un uomo da portare all’altare: vuole dannatamente sposarsi e punta ogni maschio papabile per portarlo a “giuste nozze”. Trovo vomitevole concepire il matrimonio prima di essere follemente innamorati di qualcuno. Un materialismo, una funzionalità che esclude ogni rapporto, ogni beltà, è trucida l’amore in ogni sua forma: quel che conta è sposarsi. Punto.
Come ci siamo sedute a tavola per il pranzo, ho capito che qualcosa bolliva in pentola perché la ragazza scalpitava dalla voglia di riferirmi qualche buona nuova: pare che a una festa di paese abbia “sedotto” un VIP, niente poco di meno! Trattasi in realtà di un citrullo della televisione e della radio calabrese, piuttosto conosciuto da questi paesucoli da piazza perché invitato a presentare eventi locali qua e là.
Io non lo avevo mai neanche sentito nominare.
Insomma, tizio ha presenziato a una rappresentazione canora organizzata dalla Proloco del paese per le feste natalizie e mia cugina ha trovato modo di beneficiare del lucore ribalta, leggendo il solito, prevedibile elenco di sponsor della manifestazione. E’ in questa occasione che il tizio le sciorina un po’ di frasi fatte e lei casca come una bacucca ai suoi piedi.
Il punto è che sono tanto palesemente stupide le suddette frasi, dei classici del burinismo, che io le consideravo solo pane da telefilm di terza categoria, non credevo potessero funzionare sul serio e annichilire una ragazza dotata di lobo frontale semi-sviluppato! E con quale orgoglio lei mi ripeteva codeste frasi: “Mi ha detto che lui ha sempre conosciuto e frequentato ragazze belle, ma che io non solo sono bella, ma ho anche cervello, dopotutto sono laureata e tutto!”. Noooo! Cioè...be’ anche io sarei caduta ai suoi piedi dopo un’uscita così, che cavolo vuoi di più dalla vita di uno che ti guarda dentro e vede davvero “che non sei solo bella, ma hai anche cervello, dopotutto sei laureata e tutto”?!
Al che hanno organizzato il malfatto: vedersi a capodanno nella stessa discoteca dove è andato mio fratello e dove pare c’era mezzo mio paese e mezzo paese di mia cugina (w gli originali!), poi dirigersi nella villa del VIP e fornicare allegramente.
Interessante è come lui ha gestito la cosa. Interessante soprattutto per chi, come me, non ha mai avuto la fortuna di vedere un VIP all’opera dal vivo.
Prima l’ha riempita di complimenti patetici:”Che bel corpetto hai, che belle autoreggente…” – “insomma tutta bella sono!” le rispose lei, felice come una pasqua (terminologia esatta, riporto ciò che la cugina mi narrò con sue parole sputate). “Intinto il biscottino” le dice quindi che deve scappare, che ha inderogabili impegni, che non può stare lì con lei “e ora come faccio come faccio come faccio”. Fa che la riporta alla discoteca, la molla e se ne va.
Il tutto ha generato in me uno senso di squallore indicibile con conati di vomito a ripetizione e quant’altro. Non in lei. La mia cuginetta mi confessa, al contrario, di essere seriamente interessata a cotale signore, che gli piace molto questo essere verminoso e vuoto come il ventre del salvadanaio di un poverello (per dovere di cronaca preciso: “questo essere verminoso e vuoto come il ventre del salvadanaio di un poverello” è una mia aggiunta, non confermata dalle persone interessate ai fatti), ma che lui gli ha fatto capire senza possibilità di repliche, che la loro era storia da una botta e via. Dannazione. Poteva divenere mio cugino. Il che avrebbe ben ben nutrito la folta schiera dei miei parenti, di una gemma di raro prestigio cafonistico. Ci sarebbe stato da divertirsi, I suppose.
Peccato. Sarà per la prossima volta.
Il tutto si commenta da solo.
C’è di buono che dopo gli attacchi sulla mia mancata laurea subiti in quella stessa giornata, questo lerciume sotto forma di trionfo, mi ha ringalluzzita un po’, facendomi, per una volta, sentire ben fiera di non essere una di quelle che“non è solo bella, ma ha anche cervello, dopotutto è laureata e tutto!”.
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A caccia di un'indole
E' partita.
Mia sorella, or ora, ha ripreso per l'ennesima volta il treno per la capitale. E chissà quando la rivedrò, skype escluso.
Certo andare d'accordo con lei non è facile col caratterino che si ritrova, ma mi mancherà lo stesso. Io non mancherò a lei questo è chiaro e assodato. Ma d'altronde perchè dovrei mancarle? Sconveniente pretesa la mia e di certo non meritata, visto che nelle vesti di sorella non sono un granchè. A volte ho la presunzione di credere che il problema, per una volta, non sono io. Ma la realtà è che, per quanto lei sia borderline e praticamente un'epilettica comportamentale, in questo come in altri casi, non so calarmi in un ruolo e gli altri non hanno niente da condividere con me. Neanche come sorella.
Insomma è tornata alla sua vita che sarà caotica, sacrificata, piena di casini in questo momento, ma che è pur sempre una vita. E gliela invidio. Le invidio soprattutto la capacità che ha di credere nelle sue capaità, la fiducia, la profonda convinzione che lei ce la farà a realizzarsi e a realizzare esattamente quello che vuole.
Cosa che mi manca. Per questo ho ormai abbandonato le velleità di scrittrice e giornalista?
Per questo non sono ancora stata in grado di portare a termine nessuno dei passaggi richiesti per raggiungere quest'obiettivo?
No. Più semplicemente perchè non sono in grado e questa inconscia sentenza mi depenna dalle fatiche del tentare. Al contrario, probabilmente, mia sorella come tanti che conoscono e che riescono, sanno di potercela fare, sanno di essere in grado. E che altro serve se non questo per impegnarsi e provare e realizzare la propria indole?
Assodato che non sarò giornalista, nè editrice, nè scrittrice, quale è, ora, la mia cazzo di indole?
Mia sorella, or ora, ha ripreso per l'ennesima volta il treno per la capitale. E chissà quando la rivedrò, skype escluso.
Certo andare d'accordo con lei non è facile col caratterino che si ritrova, ma mi mancherà lo stesso. Io non mancherò a lei questo è chiaro e assodato. Ma d'altronde perchè dovrei mancarle? Sconveniente pretesa la mia e di certo non meritata, visto che nelle vesti di sorella non sono un granchè. A volte ho la presunzione di credere che il problema, per una volta, non sono io. Ma la realtà è che, per quanto lei sia borderline e praticamente un'epilettica comportamentale, in questo come in altri casi, non so calarmi in un ruolo e gli altri non hanno niente da condividere con me. Neanche come sorella.
Insomma è tornata alla sua vita che sarà caotica, sacrificata, piena di casini in questo momento, ma che è pur sempre una vita. E gliela invidio. Le invidio soprattutto la capacità che ha di credere nelle sue capaità, la fiducia, la profonda convinzione che lei ce la farà a realizzarsi e a realizzare esattamente quello che vuole.
Cosa che mi manca. Per questo ho ormai abbandonato le velleità di scrittrice e giornalista?
Per questo non sono ancora stata in grado di portare a termine nessuno dei passaggi richiesti per raggiungere quest'obiettivo?
No. Più semplicemente perchè non sono in grado e questa inconscia sentenza mi depenna dalle fatiche del tentare. Al contrario, probabilmente, mia sorella come tanti che conoscono e che riescono, sanno di potercela fare, sanno di essere in grado. E che altro serve se non questo per impegnarsi e provare e realizzare la propria indole?
Assodato che non sarò giornalista, nè editrice, nè scrittrice, quale è, ora, la mia cazzo di indole?
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domenica 30 gennaio 2011
Voglia di urlare
Se ora cacciassi fuori l'urlo più dirompente mai udito,
tale da frantumere tutte le superfici e gli oggetti di vestro di questo stupido paese,
se io urlassi fino a sdoganarmi lamandibola e a frantumarmi le corde vocali,
fino a svuotare di ogni atomo d'ossigeno i miei polmoni;
se gridassi fino a farmi esplodere i timpani,
se anche articolassi le più sacrileghe parole,
le più scempie bestemmie che mondo e storia abbiano mai udito,
nessuno mi sentirebbe.
L'urlo si frantumerebbe sulle pareti della campana di spesso acciaio in cui sono incapsulata
e mi si ritorcerebbe contro in lamine mortifere.
E nessuno lo saprebbe.
Proviamo?
sabato 15 gennaio 2011
Capodanno a due strati
Direi di fare un passo indietro, però, e tornare alla fine dell’anno per raccontare il mio Capodanno perché… be’ ne vale la pena.
Carico di ansia e d’attesa, il 31 dicembre ha sempre un odore, un sapore, una consistenza speciali che si tocca con mano, nell’aria, fin dal mattino e che va via via acuendosi con la scesa delle tenebre. Immagino sia la manifestazione delle adrenaliniche attese di ognuno a insaporire l’etere e foggiarlo di drappi e merletti ariosi. Non potrebbe essere altrimenti, dopotutto, se in una giornata normale, la stragrande maggioranza delle persone sospira annoiati ed esausti pensieri, a capodanno l’apparato respiratorio della stessa stragrande maggioranza di persone, respira a un ritmo più elevato espirando attesa e adrenalina: i bambini perché gli adulti sono eccitato e subodorano la festa; i ragazzini per i botti da sparare; giovani di ogni sesso ed età per la possibilità di tarantolare le chiappe e di sbrillarsi un po’; il vecchino che assapora la speranza di vivere una giornata diversa; il goloso che sogna il lauto banchetto; la cuoca che si affanna nella preparazione del lauto banchetto; la perfetta padrona di casa che vuole che tutto vada alla perfezione; gli invitati che si fanno belli; la tipa che si prepare dall’alba per essere super figa; la donna che non vede l’ora di sfoggiare il completino intimo rosso nuovo nuovo; l’uomo che non vede l’ora di montarla; chi conta i minuti che lo distanziano da una festa o un concerto; il proprietario di pub/ristorante/discoteca che si lecca le mani al pensiero dei soldi che incasserà… Insomma più che a Natale molte più persone sperano di divertirsi a fine anno.
E poi…
E poi ci sono un pugno di nefandi esseri informi, che compiono l’indefinibile peccato di disinteressarsi del Capodanno. Esseri demoniaci rinchiusi nei loro bozzoli di nerume e lerciume, che non puoi avvicinare perché emettono raggi di negatività che se ti colpiscono…guai diventi come loro: sfigato!
Trattasi in realtà di persone sole che raramente non hanno vero interesse per il Capodanno, solo non sanno come e con chi festeggiarlo adeguatamente quindi si rinchiudono in se stessi per non eliminare se stessi dal mondo.
Io sono una di quelli.
Era preparata alla tregenda di sensazioni tristi e malinconiche, se non di disperazione che avrebbero dovuto attanagliarmi come ogni Capodanno. In realtà non è stato poi così tremendo: la tregenda non è esplosa del tutto. Si è manifestata solo tardivamente, in seconda serata con un groppo alla gola che non andava né giù né su, occhi leggermente brucianti e il desiderio incontrastato di essere stretta tra le braccia di qualcuno mentre fuori imperversa la festa.
Per il resto della serata ho lanciato strali contro raiuno e i suoi “Coglioni Canterini”, ho leggiucchiato, ascoltato i Guns’n roses e mi sono goduta il lauto banchetto che mamma ha preparato: non lo elenco, ma gli agnolotti all’aragosta sono una bontà tale da meritarsi una citazione!
Poi mio fratello è uscito con i suoi amici, mia madre è uscita con le sue amiche, mia sorella se la spassava a Roma con amici e amiche.
E io a casa, più sola della solitudine.
Il senso di nausea era troppo incipiente per farmi scordare tutto mangiando ancora. Ho cercato di stordire con lo spumante i cattivi pensieri, ma quelli tornavano a galla sotto forma di ricordi di quelle poche volte in cui uscii la notte di Capodanno a festeggiare con le mie ex-pseudo-amiche e si trasformavano nell’ipotesi di cosa stessero loro facendo e quanto si stessero divertendo con i loro nuovi amici. Qualche lacrimuccia stemperata dalla salvifica scrittura, arcigna e cinica quella notte scrissi a raffica e poi, a letto. C’è di buono che lo spumante aveva stordito non i ricordi, ma me e mi abbioccai quasi immediatamente.
Ma il Capodanno non perdona. Infligge ferite troppo profonde che, attutite dalla morfina dello spumante, riprendono a sanguinare il giorno dopo e si rimargineranno con fatica e sofferenza.
Due giorni dopo erano infatti ben lungi dal cicatrizzarsi (del mio primo Gennaio 2011, parlerò nei prossimi giorni) e le sentivo pulsare mentre passeggiavo per i viali del mio paese.
Senza rendermene conto stavo percorrendo quel reticolo di strade in cui sono situati pub e discoteche e locali che so essere stati i più gettonati questo Capodanno. Lo so perché l’ho letto sui vari resoconti di facebook e perché mio fratello e alcuni miei cugini vi hanno partecipato.
E che fossero state strade protagoniste solo qualche ora prima, di certo si vedeva dallo stato in cui aiuole, marciapiedi e asfalto versavano: c’erano lattine e bottiglie di spumante, birra, whisky , rum, jack daniels, ovunque mi voltassi, accostate ai muri, rovesciate sui marciapiedi, frantumate in strada, in bilico sui muretti, infilate in buchi o aste di ferro; centinaia erano i bicchieri di carta ce n’erano addirittura in fasci interi ancora incartati nelle confezioni da supermarket, ma la maggior parte erano quelli trasparenti con cannuccia nera, tipici da cocktail; piattini di plastica con forchette lasciavano intuire il passaggio fugace di dolci al cioccolato e panna se non erro; qualche scarpa e ho contato anche tre sciarpe; ho evitato invece di contare i getti di vomito in ogni dove, perfettamente riconoscibili a distanza; e ho individuato una confezione di siringhe, non so quanto inerenti a quella sera ma nuova e il contenuto, ancora incartato, era sparso per terra, ne avranno usata solo qualcuna.
Comunque tutto questo me lo aspettavo, magari non le siringhe…
Quello che non mi aspettavo era di imbattermi in questo delirio di residuo di goliardia e festa nella strada isolata, neanche un cane è passato (era anche la domenica dopo l’1 gennaio, quindi, comprensibile…). Pertanto io ero lì, sola, a dover fare i conti col bel Capodanno altrui e col mio schifosissimo. E poi non mi aspettavo le bustone del Mac Donald’s con contenitori di bibite, panini e patatine disseminati ovunque. Mio fratello mi aveva detto che il Mac sarebbe rimasto aperto tutta la notte, ma non immaginavo avrebbe fatto tali affari, invece pare che la gente uscita dai locali si sia fiondata lì per dolci o hamburger, d’altronde si trova proprio lì dietro.
Allora, ho fatto una cosa. Non mi congratulo con me stessa di questo, certo. In realtà credo che sia una cosa un po’ malata.
Sono andata a comprarmi un milkshake al cappuccino al Mac Donald’s e l’ho bevuto accovacciata su un balcone di cemento di una casa in costruzione vicino al rimasuglio di quello che sembrava un vero festino. C’era una confezione di piatti di plastica aperta e usata a metà e i piatti usati, alcuni con resti di torte, croissant, patatine e ketchup e maionese, erano posti in circolo, erano 8 quindi si presuppone che la compagnia fosse di almeno una decina di membri, certo non puliti perché avevano lasciato tutto lì. C’era la busta del Mac Donald’s al centro e involucri di panini, patatine, bibite, gelati a iosa. C’erano due bottiglie di spumante, e una di whisky, ma discosta, poggiata al muro della casa. Una lauta cenetta notturna non c’è che dire…
Ho centellinato il mio milkshake, lasciando penzolare le gambe dal semi-balcone, immaginando la scena della compagnia di ragazzi riunita a mangiare e bere e ridere e scherzare. E’ stato come se la visualizzassi sul serio, se il gusto zuccheroso del milkshake, fosse lo stesso sapore sorbito da loro, lo stesso sapore di una notte indimenticabile che mai ho avuto e mai avrò. Mi sono dimenticata dov’ero e chi ero, sono diventata parte di quel gruppo, in quella notte con stelle artificiali, dalla musica confusa e attutita proveniente dalla discoteca sotterranea e l’umido della risacca marina a giungere fino a noi. Ho partecipato ai discorsi, ho riso delle battute, ho battuto le mani per …qualcosa. Ho scambiato il mio Big Mac con un Cheeseburger, ho mischiato Coca cola e spumante, ho mangiato gelato al ketchup.
Poi ho finito il milkshake, con l’ultimo granello di zucchero s’è sciolta anche la magia, e sono tornata io, sola, su un semi-balcone freddo, pieno di spazzatura, in una strada deserta, nel primo pomeriggio del 2 gennaio 2011.
Ho lasciato il bicchierone del milkshake lì, con l’altra roba, accostato alla bottiglia di spumante, sopra un cartoccio di panino. Come se fossi stata davvero lì quella notte. Così, per finta, una parte di me c’era davvero! Chi ha visto la scena, ha notato il bicchiere del milkshake come parte del tutto, non pezzo isolato, postumo, estraneo, fuori luogo.
Sono tornata a vedere il giorno dopo e quello dopo ancora, per qualche giorno è rimasto tutto lì, intatto.
E io ho potuto per un po’, godermi l’illusione di avere degli amici e di aver avuto il mio Capodanno speciale.
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venerdì 31 dicembre 2010
Le mie false amiche- prima parte
Il 30 dicembre 2009. ovvero esattamente un anno fa, fu l’ultimo giorno in cui uscii con le mie amiche di Catanzaro. Una pizza mangiata nella rinomata pizzeria del mio paese. Una serata piatta, niente di che. Le mie uscite con loro non sono certo famose per originalità e spasso. Ma c’è sempre stata quella complicità che deriva dal conoscersi a fondo e dall’accettarsi per quel che si è.
Oh loro sono diverse da me. Hanno sempre con malavoglia guardato alle mio strano modo di essere. Quella mia viscerale passione per i libri per loro non solo era priva di senso ma anche deleteria al punto da proibirmi di tirar fuori un libro quando ero con loro sul lungomare o altrove, perché questo mi avrebbe fatto spiccare tra la massa che mi avrebbe etichettato come “strana” e loro con me visto che mi stavano vicino. E’ esattamente il genere di atteggiamento che derido, ma il fatto che loro me lo propinassero con tanta sicumera, come se fosse roba normale, mi ringalluzziva, mi divertiva. Quale testa bacata può fare un tale discorso? Quale encefalogramma piatto, quale personalità omologata, quale stupidità radicata nelle viscere può concepire un pensiero tanto conformista e malsano? La paura di essere giudicate e di essere considerate diverse, loro non la celavano, la manifestavano in tutto il loro modo di essere e di vestire, di vivere. Invidia, malumori, scelte, anzi, loro due, M&M, sono il prodotto perfetto del bigottismo più becero. Al contrario di altri però non fanno finta di non esserlo, di essere intelligenti e originali. Sono questo e vogliono essere questo. E nonostante io sia esattamente l’opposto, mi ha sempre suscitato una sorta di rispetto divertito il fatto che abbiano deciso cosa essere e che per quanto stupido sia, lo portino avanti con perseveranza. E forse anche il fatto che io risaltavo davanti a loro e ai loro amici di turno per le caratteristiche opposte che avevo. Anche questo credo mi abbia spinto a mantenere un’amicizia negli anni che altrimenti non avrebbe avuto ragione d’essere. Ho mollato persone per molto meno.
Con loro siamo state insieme a scuola, dal terzo anno delle superiori in poi, sedute vicine, anzi io al banco davanti, sola il terso anno poi con un’altra befana. Io ero la dispensatrice di compiti in classe dalla matematica al latino, dall’inglese alla filosofia. Ho sempre saputo che mi tenevano cara solo perché garantivo loro la possibilità di superare l’anno scolastico anche se senza lode e con qualche infamia. Ma non è mai pesato. Ero così sola…
Quando optai per Cosenza invece che Roma, per l’università, tra le ragioni quella della loro presenza a Cosenza con me fu senza dubbio quella che mi fece protendere per l’università di merda dove sono finita. Poi loro non vennero e quel che è peggio me lo dissero solo a giochi fatti. Ci rimasi male, oltre che per questo per molte cose in questi anni, atteggiamenti loro che non mi tornavano, indifferenza o trascuratezza. Ma poi loro tornavano o io mi facevo viva e archiviavo il tutto come mio eccessivo timore di essere fregata, abbandonata.
E’ che c’erano. Un paio di volte all’anno e senza dubbio io dovevo adeguarmi a loro, uscire con i loro amici cretini, frequentare a capodanno o in altre occasioni locali da borghesi con le tarantole al culo che dimenano le chiappe. Il tutto estremamente noioso, per me, ma uscivo, non mi deprimevo sempre a casa da sola. Loro mi volevano! Era così strano,diverso. E…falso. Ma questo l’ho scoperto solo dopo. O forse l’ho sempre intuito e ho fatto finta di niente. Inoltre potevo raccogliere altri dettagli sulla gente, soprattutto i miei coetanei, e schifarmi ulteriormente del loro piattume, della loro stupidità. Era divertente in qualche modo.
Per farla breve dovevamo vederci in agosto (questo agosto) con M&M, ma visto che finalmente hanno raggiunto il loro scopo di farsi un gruppo di amici minchioni con cui fare tutte le loro cose minchione, non hanno trovato tempo per me. Andiamo per ordine.
Il nuovo gruppo: mi è capitato di passarvi una serata sono un branco di mentecatti ridanciani e modaioli, che per giunta si credono divertenti e ganzi e troooopppo coooool! E spiritosi, e che non fanno che osannare la loro compagnia e quanto la loro amicizia sia forte, salda e ovviamente, coooollll! In realtà non è neanche un affetto sincero che li lega, solo la necessità di avere qualcuno con cui fare delle cose. Si sono trovati e adeguati. Squallido.
Le cose che fanno? Locali - lungomare; lungomare-locali; discoteche-lunapark; crociere-mare; vacanze-picnic; locali-lungomare.
Le tappe della fine di una grande minchiata di amicizia:
- In Agosto le contatto per uscire. Mi dicono che non hanno posto in auto e che devo provvedere da sola. Dico loro che posso andare sola ma al ritorno devono accompagnarmi. Non rispondono. La sera gli invio sms dicendo che se non possono non fa niente. Loro dicono che si sono scordate di rispondere e che non escono più. Non vero: escono ma non avevano né posto né voglia di stare con me, preferivano stare con la compagnia di babbei a babbeare.
- Mandai un sms a una di loro per chiederle se voleva venire al concerto di De Andrè-figlio, con me. Non mi ha risposto.
- Le salutai prima che partissero in crociera e mi assicurarono che la prima cosa che avrebbero fatto una volta tornate sarebbe stata uscire con me.
- Tornarono dalla crociera, passò una settimana senza che si facessero vive, le contattai io chiedendo loro se uscivamo. Non mi hanno risposto.
- Passato un mese di silenzio inviai loro quello che doveva essere un messaggio scherzoso. Ok sono pronta ad ammettere che possa essere preso per messaggio serioso, ma è molto difficile che accada, inoltre ho precisato dopo lo scherzo ma non è servito niente. Il messaggio non lo ricordo bene ma era pressappoco così: “Brutte stronze!!! E meno male che dopo la crociera la prima cosa che avreste fatto era quella di uscire con me! Seee col ciuccio! E’ passato un mese e niente, da quando vi siete fatti la nuova compagnia siete diventate antipatiche” E a concludere una faccina con i denti stretti. Fraintendibile? Forse anche se delle persone che mi conoscono da 12 anni non dovrebbero fraintendere.
- Una delle M mi risponde. Credo fermamente che questo messaggio sia opera sua perché lei è cattivella e maliziosa e opportunista molto più dell’altra, ma l’altra M con cui ero più i sintonia (non è cattiva, solo opportunista e ariete come me) non ha mai preso le distanze, mai fatto neanche uno squillo. Anzi neanche ha risposto alle mie chiamate poi. E’ che fanno le amichette del cuore. Su facebook si scrivono tanti di quei messaggini smielatini tipo “Sei la mia luce” “ amiche del cuore forever” “sarai sempre la mia tiramisù” “Gattina” un po’ molto da lesbiche a dire il vero. Agiscono sempre insieme e nello stesso modo senza che abbiano una personalità indipendente, a se stante. E non credo che la M2 abbia abbastanza palle per fare qualcosa di discordante alla M1.
- Comunque il messaggio che mi ha sbriciolato addosso 12 anni di amicizia, che mi ha fatto capire quanto io conti poco o nulla per le persone che mi stanno vicino è così fenomenale e terrificante che merita un suo post a parte, il prossimo. Una prima pagina…Qui continuo con l’evolversi della cosa.
- Ho quindi, subito dopo, risposto esterrefatta e con le mani tremanti che il mio voleva essere un messaggio scherzoso per richiamarle e uscire insieme e che chiedo comunque scusa se ho offeso qualcuno non era mia intenzione visto che scherzavo. Che non mi aspettavo tanta ingiustificata acrimonia nei miei confronti e che non le avrei più importunate visto che sono stata un tale peso per 12 anni.
- Non si sono fatte più sentire.
- I primi di novembre sono stata nella loro città, qui vicino. Era sabato e volevo approfittarne per parlare con la M che non ha scritto il messaggio (anche se poi non avendo preso le distanze…non sono poi così sicura che lei non abbia niente a che fare con la stesura di questo, chiaro è che lo condivide). Così l’ho chiamata ad entrambi i cellulari, ad orari diversi. Uno squillava senza che lei rispondeva. L’altro era chiuso e quando pomeriggio ho ricevuto l’annuncio che era stato acceso, lei avrà ricevuto quello delle mie chiamate. Non si è fatta sentire, neanche con uno squillo.
- Dopodiché c’è stato qualche messaggino su face book generale che può farmi credere che si indirizzato a me in cui si inneggia all’amicizia e alla necessità che si superi l’orgoglio perché quando persone si sono volute bene ecc, ma non hanno fatto niente di diretto e resta che M2 non mi ha VOLUTO rispondere al cellulare pur di non fare qualcosa che alterasse la sua amichetta idiota. Oppure non aveva le palle di affrontarmi, chissà.
- Ho risposto con un messaggio altrettanto generico scrivendo che erano detestabili le persone che parlavano tanto di amicizia per poi non rispondere alle chiamate o scrivere che ti hanno fatto del bene ad uscire con te e che qui chiudevo con un messaggio che tanto squallore ha portato nella mia vita.
- Loro hanno inserito altri messaggi scemi su come loro sono persone rette, vere amiche e che se non parlano sono arrabbiate e che chi non le vuole non le merita.
- Il fatto che non si sono fatte più sentire…mi pare chiaro che hanno preso la palla al balzo per liberarsi di me e uscirne con la coscienza (secondo i loro criteri) pulita.
- La cosa finisce qui, non credo ci sarà un seguito. E so che non dovrei neanche pensarci visto il messaggio (nel seguente post) e visto che, dopotutto, sono persone così squallide da concepire l’amicizia come fare la carità; da dover creare su fb un profilo di un tizio muscoloso finto che faccia loro la corte per tirare acqua al loro mulino; e soprattutto da non concepire neanche la possibilità di un’adozione. Lo so che non c’entra ma sono persone che non adotterebbero mai un bambino perché non potrebbero amarlo se non fosse loro. La trovo la cosa più orrida del mondo e la dice lunga sulla limitatezza dei loro sentimenti.
- Quindi…non perdo nulla, giusto?
- Però loro, con tutto questo loro squallore sono amiche per la pelle, non sono mai sole, si divertono, hanno un appoggio, e hanno amici, io che mi credo così retta e profonda, sono sempre sola, scansata e abbandonata. Che ci sia qualcosa di sbagliato nel mio modo di vedere le cose? Che il mondo vada al contrario?
mercoledì 29 dicembre 2010
Vigilia con borghese
Vigilia di Natale alla casa "estiva" degli zii romani. Da quando hanno questa casa, ovvero due anni, la vigilia ci tocca passarla con loro e con i parenti di mia zia, il che vuol dire borghesi+borghesi moltiplicato al borghese diviso borghesia spiaccia. Che tradotti tramite un codice meno matematico vuol dire “tortura per me”.
Non che siano proprio malvagi i parenti di zia. Anzi alcuni di loro hanno il pregio di sparare qualche battutina magari superflua e scontata, ma che, espressa in dialetto, aiutata dal vino ancora crudo che vendemmia uno dei fratelli di zia, dalla prospettiva di un buon banchetto e dall'atmosfera ridanciana generale, fanno il loro effetto giubilante e non ci si annoia, diciamo così. Diciamo, anzi e meglio, che la sera della vigilia di Natale mi trovo io in una predisposizione d'animo più accomodante e tendo a sopportare la loro presenza e ad adeguarmi, almeno apparentemente, ai loro ranghi per necessità. E perché ne sono costretta.
Nella fattispecie, ad animare la serata eravamo in diciotto, ovverosia: io, mia madre, mio fratello (mia sorella è in quel di Roma non scesa perché si secca e perché deve, beata lei, lavorare); mio zio, mia zia, il mio cugino ventiduenne, il mo cugino quattordicenne. La compagine della famiglia di zia è la più nutrita (anche se ormai sono quasi un'estensione della mia di famiglia visto che sono quasi perennemente presenti in feste e ricordi. Soprattutto ci sono a costellare le mie estati di infanzia e adolescenza sole e tristi mentre i miei quasi coetanei appartenenti a quella compagine, se la scialavano con le loro compagnie di amici genuini e bighelloni) e comprende due famiglie di quattro componenti ciascuna: padre e madre dottori in una, l’apoteosi più sdilinquita del borghesismo, un figlio di un anno più piccolo di me, perfettino e pseudo genietto, dico pseudo perché non credo che effettivamente lo sia, ma lo hanno sempre sventolato ai quattro venti come tale fin da quando andavamo al liceo, quindi alla faccia della fiducia in se stesso, se uno non ce l’ha te la inculcano fin nel profondo e l’acquisti per forza quindi non puoi che autoproclamarti genio. Semplice. Geniale, è il caso di dire. Insomma sto tizia si è laureato e specializzato in fisica con 106 o 107 non ricordo (108? Non credo 108, ma comunque siamo lì) e ora pare sia fidanzatissimo (e innamoratissimo??? Questo non lo so…) con una ragazza più grande di lui non so di quanto e quindi urge per loro la necessità di sposarsi per metter su famiglia. Mah. Resoconto della sua vita non richiesto, ma mi serve per mettere ordine perché devo ammettere, che il morboso borghesuccio antipatico e montato, ha lasciato il posto a un pasciuto e dolciastro ragazzo che mi ha ispirato tenerezza. Ho cercato di instaurare un qualche tipo di conversazione, anche se in realtà non è che sia stata molto brava, non è che neanche mi ci sia impegnata granché. Volevo davvero farlo, davvero parlare con lui. Il punto è che non so perché. Posso tranquillamente affermare che fino a qualche anno fa ho odiato questo ragazzo perché incarnava esattamente tutto quello che io non ero, aveva tutto quello che avrei voluto avere e nello stesso tempo che detestavo: aveva una vita serena e perfetta, era sicuro di sé, brillante, con una famiglia che lo amava, lo viziava, lo ergeva su un piedistallo, aveva un sacco di amici, faceva un sacco di viaggi, era considerato carino, aveva anche amici americani molto carini. Una volta in spiaggia mi chiamò perché io me ne stavo da sola, credo sotto dritta dei genitori e il suo cretino-ma-carino amico americano mi disse qualcosa in inglese che io non capii (anche se col senno di poi interpretai, ma ero così nervosa in quel momento…) arrossii come un’idiota e gli diedi comunque la mano che mi tendeva e lui mi afferrò e mi attirò con uno scossone nel mezzo del gruppo, facendomi cadere sulla spiaggi. Tutti quegli stupidi seduti lì intorno, amici del nipote di zia che chiameremo Trex, risero. Inutile dire che avevo un groppo in gola ed ero… mortificata, imbarazzata, triste…avrei voluto sprofondare. Scappai via e non tornai in spiaggia per un sacco di tempo e mi tenni lontana da loro il più possibile. Dopo qualche anno ritentai la sortita, provai a fare amicizia e cercai di comunicare con qualcuno di quelle ragazzine carine e viziate. Rispondevano a monosillabi e consideravano a malapena ciò che dicevo loro o mi guardavano perplesse e si giravano dall’altra parte. Stupide catanzaresi viziate. Le odio. Li odio tutti. Per come mi hanno fatto sentire inutile e non alla loro altezza. Mi ci sono voluti anni per capire che erano loro stupide e cattive e convinte di essere superiori. Lui apparteneva e questo codazzo di esseri e se ne vantava orgoglioso. Lui e la sorella, una ragazzina di 4 anni più piccola di me più stupida del cucco, incredibilmente mentecatta e dalla mente limitatissima impegnata a seguire le tappe prescritte senza eccedere di un millimetro, senza personalizzare il suo percorso ma solo seguendolo, come un cavallo con i paraocchi. Basta citare qualche stralcio dei suoi discorsi del 24 sera per rendersi conto del tipo di fanciullina: “…be’ ci tocca stare con la famiglia il Natale fin quando non c’abbiamo la fede al dito” ; “…capodanno noooo…capodanno si festeggia con gli amici perché Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi…”. E via con banalità di tale staffa pronunciate per giunta con accento simil pisano…cosa mi sono dovuta sorbire per tutta la sera… beata mia sorella che l’ha scampata, la furba. In realtà non sono riuscita a trattenere un’espressione sconcertata quando ha nominato le fedi e lei ha ritrattato: “…vabbè per Dafne dico fin quando con convivremo…”. Ma guarda, non ti preoccupare per me bella, segui pure il tuo percorso prescritto e pace e bene sorella. Questa ragazza mi fa pena. Si crede tutta lei e vabbè, ma so da intime rivelazioni che nonostante stia con un ragazzo da anni e sono praticamente quasi ufficialmente fidanzati, non èmai neanche riuscita ad avere un orgasmo… Be’ neanche io ho avuto mai un orgasmo degno di nota, ma solo perché non ho mai fatto sesso…in quel modo deve essere difficile e…insomma non so bene come funziona non dovrei parlare, ma è triste e secondo me non è innamorata la tizia e sta insieme al coso lì perché….perchè è scema.
L’altra famiglia prevede invece lo stampo da paese dei miei, stile i miei parenti paterni per intenderci, con due figli amici dei miei cuginetti con cui dividono la passione per la chiesa e la frequentazione del vescovo e altri intrattenimenti e organizzazioni festaiole da paese. Uno è più piccolo di me di tre anni e uno più grande di uno. Il secondo molto compreso nelle attività del paese pare sia il presidente eletto di qualche associazione e fa comunella con la mia cugina ominima e coetanea, piace loro stare sempre sulla cresta dell’onda del paesucolo, al centro dell’attenzione, impegnati a organizzare eventi e recitine e cose così, si divertono così loro. Inoltre sono entrambi membri di un gruppo rock (???????????????). Ok non ce la faccio proprio a chiamarli rock non sono rock, non sono niente in realtà ma si credono molto. pare si rifacciano ai negramaro e siano arrivati anni fa secondi in un concorso indetto dal festival di Sanremo e ora hanno registrato un album che DEVO assolutamente ascoltare per farmi una stracavolo di idea anche se una volto ho sentito qualcosa e stavo per vomitare…e sono tutti molto compresi nel ruolo di promesse emergenti abbiamo anche brindato “a un futuro di successi e soddisfazioni per il loro gruppo” che chiamaerò in citazioni future, Klinex. Io stavo per sghignazzare perché mio fratello mi guardava e mi faceva ridere. Bello essere così sicuri di se ma almeno fanno qualcosa e poi non sono malaccio, montati ma simpatici, con la battuta sempre pronta, non sempre brillante, ma sempre pronta. Quindi perdonabili. Tutti abbastanza stupidi questo è da ammettere. Ma sono i capi sociali del paese, religiosi, devoti, festaioli,con la battuta pronta, promesse del rock mondiale, carucci…non si può avere tutto dalla vita suvvia.
Invece di parlare della cena di Natale sto parlando di loro, quindi concludo con il padre e la madre di zia, anzianotti dolcissimi, e il fratello più piccolo della nidiata, scapolo convinto e abbastanza scemo e fifone quando oramai ha più di quarant’anni, quarantacinque mi sa.
La serata? Si è riso molto, si è mangiato tanto, è saltata tre volte la luce e meno male che c’erano le candele accese, i miei Omini di pan di zenzero sono stati usati come segnaposto e forse per l’anomalo sapore speziato hanno avuto un sacco successo, mi hanno anche fatto l’applauso! Carini…ma non fanno per me queste cose mi mettono in imbarazzo e mi fanno diventare rossa rossa rossa. Il pandoro al tartufo di pizzo è stato straspazzolato spero lo riprenderemo alla cena in famiglia con soli mamma e fratello e io, il 31 perché era ottimo (non mi spiace per niente sta cena da soli così posso farmi gli stracazzi miei). C’è stato qualche intoppo nella successione delle portate perchè mia zia era ubriaca, quindi le cozze impanate sono state servite dopo il pesce fritto e l’insalata, tirata fuori dopo il dolce, ma questi sono dettagli.
Di solito la parte “scambio dei regali” è la mia preferita e avviene sotto la supervisione di zio, ma pare che tutti dovevano scappare di qua e di là chi per andare in chiesa chi per gestirei coro dei musicisti sempre in chiesa quindi è stata una cosa rapida.
C’è di positivo che ho sconvolto i più limitati con il mio look metal-punk (descritto nel precedente post) e che più di uno dei giovanotti continuava a fissarmi. Ora, la cosa non vuol dire niente né mi frega granché, anche perché probabilmente mi fissavano più per il mio abbigliamento alternativo (neanche poi tanto in realtà ma ‘so bigotti). Però fa un certo piacere riuscire a catalizzare l’interesse e l’attenzione dei bigottini, qui. Speravo di poter instaurare un qualche tipo di discorso/conversazione con qualcuno di loro ma nessuno si è trafelato per parlare con me e amen. Volevo solo sapere se ne ero in grado, volevo che per una sera, non mi considerassero scema. Solo per una sera…
Poi la sera è finita e se ne andassero affanculo. Loro e le loro cretinaterie.
E buon Natale a tutti.
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