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lunedì 20 agosto 2012

Nel profondo delle viscere di Ana












 Dalla prima all’ultima riga la protagonista, tale Ana Steele, ha il suo bel daffare nel raggiungere i profondi recessi di  psiche, cuore, culo (nel libro indicato con “là”), anfratti vaginali (nel libro altrimenti detti “lì”), anima, viscere, budellame vario. Alla fine di tutto quel fremere/sciogliere/tremare/colpire in quel popò di profondo, ne esci con le viscere belle che squagliate e non ti sogni in alcun modo di tacciare nuovamente il libro di superficialità.
Ma siccome io non sono così profonda come Ana Steele, lascio che sia la sua voce a fornire un assaggio:

       "...e, nel profondo, la masochista che è in me vuole vederlo."
      "Quest'uomo mi rivuole, e nel profondo della mia anima sboccia lentamente una gioia dolce.."
      "Nel profondo del mio cuore si risveglia la gioia.."(sigh)
      "..e nel profondo delle mie viscere so chi è." (è risaputo che le viscere sanno)
      "..e i muscoli nel profondo del mio ventre rispondono."
      "..e nel profondo della psiche, la mia dea interiore si sveglia…”
      "La sua carezza si propaga dentro di me, nel profondo..." (ri-sigh)
      "...e dentro, nel profondo, mi sento svuotata." (pure le viscere sono scappate)
      “…è complesso e difficile, ma nel profondo so che voglio lasciarlo…”
      “E mi colpisce nel profondo la consapevolezza…”
      “Una dolce trepidazione, calda e pesante nel profondo del mio ventre.” (mi chiedo quale parte del ventre è quella profonda?)
      “So, nel profondo di me stessa….”

E così via, meglio non sapere le cose che Ana sa nel profondo di sé stessa. Lasciamole lì quiete quiete.
Una mozione la merita, invece, la sua “dea interiore” a cui ella fa perenne riferimento per indicare i propri stati d’animo. Funziona così: qualora Ana abbia un turbamento o un pensiero - il che capita spesso perché lei è intelligentissima e, chettelodicoafare, profonda -, non lo esprime mai direttamente ma sempre tramite questa smaccata copia di sé stessa che, a seconda dei casi, ancheggia sui tacchi, fa capriole, prega, balla il tango o fa yoga, e per il resto del tempo se ne va a zonzo tra i suoi organi vitali.
Non è meglio precisato perché trattasi di una “dea” visto che non ha nessun atteggiamento divino, ma io che ne posso capire? Sono cose che stanno “nel profondo” e io il profondo non ce l’ho. Quindi lascio di nuovo parlare Ana:

            ”La mia dea interiore è in ginocchio, con le mani giunte in segno di supplica.” (è una dea e quindi prega, ovvio)
             La mia dea interiore stringe gli occhi a fessura e mi guarda pensierosa.”(ahi ahi)
             La mia dea interiore annuisce con vigore, concordando con me.” (l’abbiamo scampata)
             La mia dea interiore si fa attenta e prende nota.” (nelle viscere hanno i taccuini)
             La mia dea interiore ride forte, con la testa buttata all’indietro e io cado in ginocchio davanti a lui” (l’ha sbilanciata? No, sinceramente, non ho capito)
             La mia dea interiore sta facendo un triplo volteggio sulle parallele asimmetriche.” (sono cose che si fanno “nel profondo”)
             La mia dea interiore è al massimo della libidine”
            La mia dea interiore ha trovato la voce e sta urlando” (non sappiamo quando l’aveva persa, un piccolo giallo, lì tra le viscere)
          La mia dea interiore si sveglia di soprassalto tutta scarmigliata, come se avesse appena concluso una serata rovente”
          La mia dea interiore sta saltellando come una bambina di cinque anni”
          “E’ come se avesse una linea erotica diretta con la mia dea interiore, il che, ovviamente, è vero” (questo non lo commento)
          La mia dea interiore si produce in un veloce arabesque.”
          La mia dea interiore annuisce con vigore e mi dà il gomito.” (neanche questo commento)
          La mia dea interiore batte i piedi e fa il broncio, con le braccia conserte come una bambina arrabbiata”
         La mia dea interiore si mette una rosa tra i denti e inizia a ballare il tango”
         La mia dea interiore mi fa il broncio provocatoriamente.” (il broncio lo fa di continuo ma qui lo fa “provocatoriamente”)
         La mia dea interiore è avvolta in un boa di piume rosa e diamanti e cammina impettita con un paio di scarpe da sgualdrina.” (notare i dettagli della descrizione)
         La mia dea interiore getta la testa all’indietro in estasi e lui viene, urlando nella mia bocca.” (urlando nella sua bocca…pensa come rimbomba tutto, lì, nel profondo).

Non le posso scrivere tutte perché dovrei trascrivere mezzo libro.
Ora, la ragione principale per cui mi sono messa a leggere tutte queste 90mila sfumature di cagate è che dicevasi esserci non troppi velati riferimenti a scene di illibato bondage e siccome della materia non ne so molto, ero relativamente stuzzicata dall’idea di capirne qualcosa (anche se probabilmente gli harmony porno sulla materia non mancano, ma non mi è mai passato per la testa di perderci tempo finora, oh che ve devo dì?!).
Il problema è che di bondage non ce n’è neanche a pagarlo oro! Almeno nel primo libro c’è un crescendo di attesa che ti spinge ad andare avanti, qui neanche quello: Mr. cinquanta sfumature di nero è diventato un pupazzetto rosa che passa il tempo a dire all’amata quanto è perfetta e quanto la desidera e quanto la ama e bla e bla e bla bla bla. E io che mi aspettavo del sano sesso malato, mi sono dovuta sorbire seicento pagine di menate e accontentarmi al massimo di stantie scene di sesso normale, con gli amplessi “nel profondo” di lei e lui che puntualmente urla il suo nome durante l'orgasmo! Ma vi pare?

Il resto del romanzo:
  • La “bella” storia d’amore non è né bella né storia perché i due si vedono e si innamorano senza un perché;
  • Lui che è “la quintessenza della bellezza” più candida, ovviamente;
  • Lei che si ripete perché quel dio greco è suo visto che lei è una cessa;
  • Lui che le dice quanto è meravigliosa e quanto la ama;
  • Lui che non è più bondage perché Ana ha compiuto il miracolo, ha salvato il peccatore.
Ovvero cliché per imbonire gli allocchi e nulla tensione sessuale, ce n’è di più in Harry Potter, non scherzo.
Sarà scappata via, insieme alle viscere...

             
     

domenica 5 agosto 2012

La Pegola

E' che alla fine te ne rendi conto e basta. E' un'illuminazione. Un'altra. Una sequenza di barbagli che ti fanno sdoganare la mandibola in repentini ripetuti reiterati "Ohhhh" di sbalordimento. Una continua, fottuta illuminazione. Ne esci più cieco di prima, ma sei comunque illuminato ed è questo che conta.
L'illuminazione precipua che questo post tratta, arriva dalla fonte più inaspettata, ovvero una Pegola in vena di confidenze. Ora, prima di andare avanti mi tocca spiegare cos' è una "Pegola" a quei pochi fortunati che non ne hanno mai beccata una sul loro cammino benedetto dagli angeli.

Per farla breve, trattasi dell'essere insistente per eccellenza, pedante, promiscuo e logorroico, di sesso femminile per lo più, diffuso in tutte le lande - quelle desertiche e impervie comprese - del mondo. La Pegola potrete facilmente riconoscerla, per la sua forte tendenza a parlare di se stessa, di lei e lei soltanto, più qualche altro fronzolo o conoscente che le orbita intorno, schiacciato sempre e comunque dal suo impenitente giudizio. Ma la sua caratteristica precipua, consiste nel sottoporre se stessa, le sue imprese, le sue avventure e disavventure, i suoi amori, i suoi odi, le sue passioni, il suo lavoro, quello che mangia, beve, sniffa, insomma tutto, a una continua, perenne esagerata ridondante enunciazione. Ordunque la Pegola non sarà mai solo sfigata, ma la regina delle sfigate; non sarà mai bella, ma la campionessa delle belle; non sarà mai amica se non la più edulcorata tra tutte...insomma avete capito.
Le Pegole solitamente chiacchierano un sacco, perchè devono avvertire tutti delle loro grazie/disgrazie decorandole nel modo più ampolloso possibile e giusto qualche settimana fa mi sono sottoposta a questa tortura medioevale di sparacazzate lancinante.Volutamente. Perchè tutto il mondo mi odia ed è obbligatorio che io spurghi i miei peccati sottoponendomi alle peggio torture se voglio avere una possibilità di redenzione.
La mia Pegala ha dunque passato due ore a narrarmi delle sue vicissitudini dalla pre-adolescenza a oggi: i guai combinati con i suoi buffi amichetti bla bla, i viaggi sotto cieli stinti blablablero, la sua carriera difficile e piena di ostacoli che ha brillantemente superato, i suoi balletti e recitelle varie, le sue capacità e incapacità perchè le Pegole non stanno mai a vantarsi e basta. Ciò che loro vogliono è far vedere che esistono e hanno una vita anche se è piena di grane! Basta che tu le consoca tutte le grane e sappia quanto sono innegabilemnte fighe, codeste Pegole, anche nelle grane.



E poi ha cominciato con la solita lagna dell'avere figli che pare colpisca tutte le donne superati i 28 anni. In maniera particolare le Pegole ne fanno un'ossessione, qualcosa che va ottenuto e basta, un trofeo da poter spupazzare in giro per poter così ricamare qualche loro pegolata. Quindi, se conoscete qualcuna che superati i 25/26 anni ha cominciato a ragionare in funzione esclusiva di questo e buttar lì a ogni piè sospinto figli, uomini, ovuli, sperma, fertilità, menopausa  e che magari si è trovata un carciofo dopo aver scrutato col lanternino tra i papabili, se l'è sposato nel giro di qualche anno o sta per farlo con l'obettivo di farsi poi fecondare gli ovuli, allora è molto probabile che voi abbiate trovato la vostra Pegola personale.
Come lo so?
Delle 700 miliardi di parole strombazzate durante l'assedio pegolesco - di cui almeno 600 erano abbellimenti inutili e fuori tema - la metà riguardava la prospettiva materna. E' riuscita a ficcare la questione anche parlando di una partita di golf a cui aveva partecipato con comici esiti! (E sì, le Pegole hanno sempre una vena comica tra le loro virtù). Questo dimostra quanto le Pegole siano intelligenti: non fate l'errore di credere che siano stupide, anzi, se sono stupide non sono Pegole. Affinchè una sia Pegola deve essere intelligente altrimenti come riuscirebbe a sblaterare con la dovuta enunciazione di niente e renderlo un sacco di qualcosa?
La mia Pegola se l'è trovato recentemente il futuro fecondatore di ovuli, sta solo aspettando che i tempi siano maturi per convolare a giuste nozze e quindi, alla narrazione dell'avventuroso semitragico amplesso vicissitudinale giovanile, fa seguito la marea di aneddoti kitsch/snob/radical chic sulla sua attuale vita coniugale. Una goduria per le mie orecchie e i miei neuroni.
C'è di buono che:
  1. buona parte dei miei mali sono stata pagati e con gli interessi;
  2. ho avuto l'illuminazione di cui sopra, la quale illuminazione doveva essere il cuore del post, ma è stata spodestata dalla dissertazione sulle Pegole, perchè chiunque parli con le Pegole, non può far altro che parlare solo delle Pegole per almeno un mese, in quanto tutte le loro parole sagaci gli restano piantate in testa senza possibilità di essere estirpate repentinamente.
Quindi, dell'illuminazione non vi parlo e se al cristo in panne capitato qua resterà un groppo in gola per non poterla conoscere, e la sua vista sarà oscurata per sempre e questo lo porterà a farsi leader di una caccia alle Pegole con spiedi roventi e ricci di mare lanciati da ex campioni di tiro del giavellotto, sappiate che non era questo il mio obiettivo.
Sappiatelo.

domenica 19 febbraio 2012

E' l'orario dei demoni

Il punto è che, ci piaccia o no, siamo ciò che gli altri vedono in noi.

Il problema è che gli altri sono ciechi.

sabato 23 luglio 2011

Caro individuo che stai googlando i miei dati su internet

Caro individuo che stai googlando i miei dati su internet,
avevo seriamente pensato di chiudere questo blog quando ho scoperto che TU sta ricercando le mie tracce su internet. Tramite google e mio indirizzo e-mail.

Poi ho cambiato idea, prima di tutto perchè sono riuscita a risalire a chi lo ha fatto, e ooi perchè mi sono resa conto che non me ne frega un cazzo. Se TU mi leggi o non mi leggi, non mi cambia un'acca sputata.
Quindi scrivo questo post, affinchè tu sappia, sì..... tu, la persona che mi cerca su internet, che qualora dovessi sentirti furba e tutta ringalluzzita per essere riuscita a rintracciarmi con tale mezzucci da adolescente stalker bipolare, be' sappi che non solo non sei furba, ma che sei anche moooolto ignorante perchè non sei riuscita a prevedere che io potessi accorgermene. Oltre che drammaticamente patetica, ma vabbè. Questo credo che sotto sotto lo sappia anche TU. E sappi anche, e soprattutto, che non mi hai recato danno o offesa alcuni nel farlo e che anzi mi sento lusingata e ben ben felice nel sapere che sono degna di ricerche. E se scriverò-ho scritto-sto scrivendo mai, per divertimento e per scempio qualcosa su di TE e TU te ne dovessi accorgere, sarà molto, ma mooooolto meglio! Così puoi leggere un sincero, gratuito e incensurato parere sulla tua persona. E scoprire che non sei una bella persona. E forse, magari...magari, riuscire anche a trarne vantaggio e a migliorarti. Magari.

Sinceramente
Dafne

venerdì 8 luglio 2011

Alla ricerca di un lavoro estivo sulle coste ioniche

Pare che "Alla ricerca di un lavoro estivo sulle coste ioniche", fosse la sceneggiatura su cui lavorava Spielber nel 1976. Ma a metà lavoro si rese conto che, piuttosto, stava venedo fuori la sceneggiatura perfetta per un film di fantascienza, con alieni e dialoghi assurdi.
Così nacque: "Incontri ravvicinati del terzo tipo".

1) Corpulento tipo bukoskiano, con bottiglia di wisky semivuota annessa (alle 9.30 del mattino!), stravaccato in iniquo modo sul bancone del bar, in un lido diroccato e semivuoto:
"Ehm... mi scusi, volevo chiederle se cercate qualcuno per un lavoro estivo?"
"Blehashleisyah."
"Come scusi?"
"Glushimanmek brabr"
"..."
"...ROnf..."
"Tutto chiaro. Grazie e arrivederci."
"Sgnip"

2) Donna di mezza età, magra con un chiodo con un prendisole macero, guarda tremante una tipa che ciancia accalorata al telefono:
"Mi scusi "
"Sì?"
"Salve, sa indicarmi un responsabile? Sto cercando un lavoro estivo mi chiedevo se voi..."
"No"
"No non c'è nessun lavoro o nessun responsabile?"
"Sì. No".
"C'è qualcun'altro con cui posso..."
"No no"
"Allora ne è certa: no"
"No"
"Ok no, grazie".

3) Donna. Sui 55. Capelli super piastrati, super mechati, super ossigenati. Fondotinta spesso 20 centimetri, ombretto blu pesante, eye liner che cola per l'afa. Fischianti labbra a canotto rosso-bordeaux-viola.
"Salve mi hanno indicato lei come referente. Cercate qualcuno per un lavoro estivo di qualsiasi tipo?"
"Cossssa? No ho capitttto"
"Avete un posto come cameriera o barista o qualsiasi cosa? Eventualmente lascio il curriculum"
"Oh signorinaaaa, ma è l'1 luglio! Ohohoho no no ormai siaaaaamo al cuuumpleto"
"Eh sì signò, c'ha ragione anche lei"
"Grazie lo stesso, buon lavoro"
"Preeegoo"

4) Marmocchia sui 15 anni mi suqadra come avessi la lebbra.
"Ciao mi puoi indicare un responsabile con cui possa parlare"
"Il lido è di mio padre, puoi dire a me"
"Mmmm...okkkey. Volevo fare domanda per un lavor..."
"No, siamo già aposto. Grazie e arrivederci"
"Magari proprio arrivederdci no, ma prego."

5) Vecchio sdentato barbone sul lungomare:
"Signorina bella cosa fa tutta sola soletta sotto il sole scottante?"
"Per ora niente, a breve vorrei stendere un pezzo di cartone accanto al suo se non le spiace e vivere in strada"
"Non mi spiace la strada è di tutti... benvenutaaaa!"
"Ehhhh consolante. Grazie"

giovedì 30 giugno 2011

I'm a bad girl - prima parte

Una botta di normalità. Almeno ci ho provato. In due diversi momenti della medesima settimana. Tu pensa.

Prima ho fatto un salto alla festa del paese.
Era un venerdì. Uno dei tanti. Il solito sbrilluccicamento ammodo decora le strade in archi di luminosità intermittente, per onorare a dovere un qualche santo presupposto di festività altrimenti sconvenienti: bancarelle bancarelle bancarelle, giostre e certi minchioni trombettanti sul palco, in piazza. E la gigantigrafia luminosa della Torre Eiffel al centro del paese. Mah.
E il vento. Meraviglioso purificatore vento, che dilaniava capelli e vestiti, impolverando tutta quella gente, tutta quella solita, già vista gente, che faceva le solite già viste cose con la perseveranza di chi sa, perchè lo sa, che sono le cose giuste. Che essi sono giusti tra gente giusta.Tutta quella giustezza! Non fosse per sua maestà Eolo, avrei rischiato di diventare anche io una giusta. E poi?! E poi cazzi!
La giusta serata flagellata dal vento e dalla sua alitosa risata insinuato sotto sottane, che fischiava nei microfoni, a staccare dalle dita banconote sfuggenti, a ficcarne terra negli occhi e a scardinare teloni che precipitavano sulla testa di tutti quei giusti. Uno spasso!
Epppppppppppoi c'erano i braccialetti a un euro e ne ho comprati un sacco! Polsini, catene, di legno, a fascia, di colori neon, di metallo, con bochie e perline... *__* Un sacco!
Eppppppppppppoi c'erano decine di carrozzoni dei dolciumi! Bastevoli quelli a mettermi di buon umore, con tutti quei colori fruttosi, il pop corn a schioccare nell'aria, lo zucchero filato che concedeva una mano di gala al vento, e più in là, il regno dei panini dalle multisalse, dei wustel con crauti, delle solite salsicce calabresi rosse come il sangue a richiamare golosi con la loro voce stridula, il sapore che arriva in bocca anche solo tramite il fumo corposo che pizzica gli occhi, lo sfrigolio del grasso che si scioglie a contatto con i tizzoni incandescenti e l'odore piccante, che non lascia tregua e serra la gola...

Certo ero sola, ma non mi è pesato neanche un po', forse per la prima volta da.... o bò non lo ricordo neanche più.
Ho riso in faccia alla puttana della vicina che faceva la gran dama sottoponendo il povero frutto del suo grembo al vento e al terriccio volante, pur di vantarsi in giro di avere un pargolo. La troiona mi vede e volta lo spudorato grugno altrove, allora io, che ho un diavolo in corpo - grazie a un lipgloss dal nome satanico e alle noccioline caramellate che schioccano in pietruzze di miele sulla mia lingua - mi sposto quel tanto che basta da ritrovarmi davanti ai suoi malefici occhi porcini non appena alza la testa, già pronta con la più beffarda e ghignante spressione che conosco spalmata sul viso. Ora è costretta a guardarmi e a rispondere al mio palesemente sarcastico saluto. Ma non se l'aspettava quindi incerta e sommessa, devia lo sguardo per rigirarlo non appena lo ricompone nella solita gringia maligna ma avevo previsto e sono già andata via. La giustezza è prevedibile.

Dopo meno di un'ora ho già incrociato tutto il paese e gran parte dei paesi limitrofi. Due volte. Quindi faccio incetta di marshmallow e leccalecca, quelli enormi colorati, cuoriformi e intrecciati, da bancheralla, e zompetto, sollevata dal vento, soddisfatta quanto ingiusta, per le strade vuote.
In lontananza, rimbombano i primi atoni rintocchi dei soliti indentici fuochi d'artificio, delle solite indentiche feste di paese...

Cercando perle nella Bibbia

Ne ho trovto diverse tra il tragicomico e il vomitoso spinto. Ma questa bene o male le batte tutte. Non mi scomoderò a scriverla, non vorrei inficiarmi ancora gli occhi e poi rende meglio se visualizzata per intero, tra le sacre pagine del vetusto tomo e la sua puzza di polveroso sacrilegio d'altri tempi.
Levitico 15, 19.
Se volete sapere che c'è scritto, andate a cercarvelo. Sennò, attaccatevi al tram.

sabato 11 giugno 2011

In attesa che il cellulare parli....

Tipo 12.000 curriculum lasciati in due città sperando che qualcuno riempia la mia estate di lavoro e qualche soldo, se non altro, anche se per forza di cosa sarà un lavoro di cacca. In realtà l'ultimo colloquio l'ho appena fatto al McDonalds e ne ho ricevuto in cambio ottime vibrazioni, ammesso che una catena di fast food possa esprimersi per vibrazioni.

Spero proprio mi chiamino lì, prima di tutto per la comodità nel raggiuingerlo, poi perchè tra tutti gli altri impieghi estivi disponibili mi sembra il più promettente, perchè ho sempre desiderato lavorarvici, perchè mi fa sentire una ragazza americana che studia e che lavora, perchè si lavorerebbe anche di notte cosa che nella dieta quotidiana delle mie giornate aride, sarebbe una bella botta di vita.
I lati negativi sarebbero due e inesorabili:
  1. Rischierei seriamente di prendere 90 kili in mezzo a tutte quelle leccornie americane;
  2. C'è un tipo che vi lavora che non sopporto: era l'amico di uno che mi piaceva quando ero alle medie e non mi ha mai cagato di striscio e ogni volta che entro al mac mi fissa e mi fissa e mi fissa e poi distoglie lo sguardo, ma che cazzo vuole? Almeno saluta no, deficiente....tutti questi uomini senza palle a me devono capitare tra i piedi. Il punto è che sta lì da un bel po' e se mi prendono sarei una specie di sua sottoposta. E sapete perchè non ho fatto prima di oggi il colloquio al Mac nonostante mi piacesse l'idea? Per lui, perchè mi faceva sentire giudicata e indegna dei loro ranghi, rispolverando vecchi tremori adolescenziali mai risolti.  E sapete perchè alla fine sono andata a farlo nonostante lui, il colloquio? Perchè non me ne frega un diavolo di niente ormai. E' un cazzone cretino e lo so che ha sparlato alle mie spalle, lo so perchè loro agiscono così, mi vedono come un'aliena e come mi notano seguono le mie mosse per capire quel che un'aliena vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare... ok attacco shakespiriano a parte, è vero. Ma si fotta. E' arrivato il momento che affronti a testa alta sto paese di coglioni perchè non ho niente di cui vergognarmi e in definitiva sono più sberta di sti quattro trogloditi!.
Tutto questo ovviamente non succederà se non mi prendono e considerato che siamo in tanti per 4 posti la cosa è molto probabile. Il tizio del colloquio mi ha detto che antro venerdì dovrebbero chiamarmi per un nuovo eventuale incontro o al più presto lunedì.
Entro mercoledì dovrebbe farsi vivo invece il responsabile del supermercato, altro colloqui della giornata. Prima mi ha detto che ha incentivi regionali solo per gli under 26, poi che visto che gli ho fatto un'ottima impressione dal momento che sono "molto sveglia e mi piaci credo, proprio che ti prenderò". In realtà mi guardava come un allupato ma vabbè.... si fotta.
Vorrei proprio farla questa esperienza al Mac. Mi stuzzica, mi piace come mi fa sentire, mi fa trepidare anche solo l'idea di ricevere la chiamata e ho bisogno di questo anche se è poco più di niente agli occhi di chi vive davvero, per me è molto. Il supermercato non mi riempie di gioia proprio... e siccome non succede mai ciò che voglio, mai ciò che potrebbe farmi stare meglio, chiamerà il quest'ultimo.

Non importa. Basta uscire da questa casa....

giovedì 9 giugno 2011

Striduli comizi dopo orge incestuose

Le mie idiote-vicine-sorelle-minkione, pare non riescano a trovare altra soluzione di comodo nella loro raggiante esistenza, se non quella di passare pomeriggi interi (e serate annesse ora che la temperatura supera i 30) a strombazzare aciduli ammassi di atoni niente nel balcone di casa loro. Che poi non è neanche casa loro, è della madre. Ma pare che nessuna di loro abbia mai niente di meglio da fare che starsene qui a rompere i beneamati alla sottoscritta, considerato che il fottuto balcone in questione, dista da quello della mia camera mezzo metro.

Eppure, l'urgenza di accoppiarsi e congolare a sante nozze col beone pieno di soldi capitato a fagiolo, e  casona ingiardinata a corredo ovviamente, lascerebbe supporre una qualcerta volontà latente di scappare verso lidi più cheti e più appassionati. Ma questo solo se non le si conosce.

Per aggiungere un tono burlesco al grottesco dell'unione "due sorelle spose di due fratelli", poi, e per avere un'occasione in più di strillettare gaieggianti, le due sorelle in questione sono entrambe incinte! Non solo si sono sposate due fratelli, non solo si sono sposate a distanza di mesi, ora anche i figli in accordo!
La loro prima notte di nozze deve essere stata interessante.... Potrebbero scambiarsi di coppia e far nascere bambini misti, nessuno se ne aggirgerebbe. Tanto il loro scopo è solo quello di avere una famiglia e una vita perfettamente borghesicizzata. Il resto è noia.

Chissà quando l'altra sorella allieterà tutto il quartiere con il lieto annuncio, sgallettato ai quattro venti, della sua gravidanza! Che sia stata esclusa dall'orgia per aver sposato un sangue alterno? Ohibò, che caduta di stile!

Nel frattempo, i cicalecci delle gran dame e dei consorti, continuano a triturare le mie orecchie e a sforacchiare la mia testolina che già sta messa di pezza perchè è alle prese con Filosofia della mente non so se mi spiego.... Ma tanto a loro non importa niente degli altri!!!! Anzi! Si realizzano solo se possono comportarsi da padroni! Teste d'uovo in salamoia andato male da 5 mesi che non sono altro!

Anche perchè, a sostenere il coro non potevano mancare i guaiti del cagnone che imperterrite continuano a portarsi appresso, nonostante ogni volta che mette zampa nel cortile del palazzo, inizino i guaiti dei cani residenti e non smettano se non quando le cazzone vanno via - dopo ore e ore e ore - portandosi il cane appresso.
E una poveranima come me, spera che capiscano che PROBABILMENTE, e ripeto probabilmente, i cani reagiscono male all'intrusione dell'estraneo nel loro territorio, che i latrati continui sono conseguenza di questo e che quindi sarebbe auspicabile non portarsi dietro la bestia.

Speranza sfiorita il giorno seguente quando ritornato tutte e tutti e bestia e latrati. Troppo princepesse per cedere a un dettame etico o troppo cretinescemedeficientimbecilli per capire che il caos lo generano loro?

Ai posteri l'ardua sentenza.

domenica 29 maggio 2011

Corriamo tutti e ci tagliamo

Corro con le forbici in mano mentre il destino segue i miei passi correndo con un rasoio in mano o così almeno dice Tarkovski.

Vedo tagli sangue e squartamenti nel mi futuro...

giovedì 28 aprile 2011

Odio vivifico 5, ovvero amici amici, amici 'u cazzu

Ho abbandonato lo sviluppo dei punti che mi ero riproposta di elaborare in questo post "Vivifico, rinvigorente, giustificato odio". Questo lo avevo un paio di mesi fa. Me l'ero scordato ma siccome ormai è scritto non lo butto mica via. E non è detto che nont rovi tempo e voglio per sviluppare gli altri due punti restanti nei prossimi mesi. Chissà.

   5) i miei presunti amici, a cui avrei dato tutta me stessa e che non l’hanno voluta, nonostante si sforzassero di dire il contrario, avessero almeno le palle di dire che non mi vogliono come amica invece di fare i preziosi del cazzo.

Mi hanno tutti sbattuto la porta in faccia fino a farmi cadere il naso e io a inseguire a cercare di capire ad ammettere i miei difetti a perdonare, per cosa?
Avere di nuovo la porta battuta sul naso.
S’impiccassero io non rincorro più nessuno. Non che a loro importi perché sono tanto presi da loro stessi da non accorgersi neanche della mia assenza, perché non hanno idea di cosa sia l’amicizia. Io ho avuto pochi amici ma sono stata per loro un amica vera, non perfetta per carità, magari sbagliando per carità, ma vera e sincera e ci sono sempre stata, cazzo, sempre. E loro lì, di volta in volta, di anno in anno, a inventarsi scuse e sparire. O a sparire senza scuse. Non c’è scusa che tenga: sei un fottuto babbeo che non ha più bisogno di me. Ecco la realtà dell’amicizia, che tuttila capiscano infine.

Per la mia amica che aveva il padre malato mi sono ricaricata il cellulare per chiamarla e distrarla, ora il padre sta bene e lei, sparita.

Per l’amico con cui ho parlato per anni ininterrottamente,per ore, che si è trovato la ragazza e a che gli servo io più?

Per il troglodita del cazzo che mi ha trattata di merda e a cui io non ho mancato mai neanche di fargli un augurio di buon compleanno nonostante lo stronzo non mi cagasse di striscio. E lui, fresca fresca questa eh, neanche mi ha risposto per ringraziarmi, sai…fare i preziosi piace tanto agli sfigati solo così si possono sentire Dio visto che in realtà sono cacca. Magari un dio di cacca, ma sempre merda sono.

Poi ci sono quelli che ti cagano solo quando hanno delle mire per poi dileguarsi immediatamente dopo.

Quelli che fanno i preziosi per darsi un tono e non ti contattavano aspettando che sia tu a farlo.

Quelli che s’inventano storie affinchè possano liberarsi di te con stile o almeno quello che nella loro testa bacata viene spacciato per stile.

Quelli che ti dicono che ti sono amici per non cagarti mai, sono i peggiori perché non hanno neanche una palla su due per dirti che non lo sono tuoi amici.

Addirittura quelli che ti giudicano, non bastando già parenti e universitari e avallano la pretesa di dirti come sei e perché lo sei e che a loro scoccia, altezzosi e pignoli che non sanno guardare i loro difetti e mettono in risalto quelli altrui per non sentirsi troppo scemi tutti insieme.

Il punto è che per me amicizia vuol dire una cosa e una sola, la interpreto solo in una maniera e la porto avanti così. Ho capito una cosa da tutti questi fallimentari rapporti di non-amicizia. Non che ognuno interpreta la sua personale idea di amicizia, magari fosse questo.
Nessuno vuole perdere tempo a essere davvero amico, amico nel mio senso, quello sincero, trasparente e totale. Amico serve a riempire il tempo, amico serve a uscire, amico serve se hai qualche mira nei suoi confronti. Quando l’amico non serve più o non riempie più i buchi adeguatamente, l’amico non serve più.
Io non mi posso adeguare a questo modo di vedere le cose. Perché io non sono così, grazie agli dei. Quindi facessero i preziosi e giudicassero e ignorassero quanto vogliono per quel mi riguarda, possono insudiciarsi di ego tronfio tutto il tempo, con me hanno chiuso: non mi piacciono amici così, non mi piacciono persone così, non mi piacciono scarafaggi e insetti così.


P.S.: Prego notare la particolare velenosità dello scritto. Stavo davvero incazzata all'epoca. Che scema ero a prendermela tanto.

domenica 24 aprile 2011

Una cretina di troppo in lista

Mi sono ritrovata a lasciar caricare il film "I cento passi" ieri sera, senza accorgermene. Col senno di poi ho realizzato che muovermi era, probabilmente, una mia inconscia necessità di compensazione.

Sono uscite le liste per le prossime elezioni della nuova amministrazione cittadina, dalle quali io sono esentata visto che la mia residenza non è qui e grazie al cielo, e in queste, oltre a nomi che già conoscevo se ne è aggiunto uno che non mi aspettavo proprio.

La mia vicina si candida come assessore.
Ora, trattasi di una cretina di 30 anni senza competenza alcuna nè uno scorcio di intelligenza degna di nota, inserita in lista probailmnete solo perchè ha una famiglia numerosa che assicura voti al partito. Quello a cui lei mira, sono, ovviamete i soldi facili e la possibilità di avere qualcuno all'interno per assicurarsi vita liscia.

Odio questa gente.
Sono vuoti come una lurida bottiglia e cercano di colmarsi con sostanze e possedimenti e posizioni che in realtà sono derisorie e scadenti e non fanno altro che evidenziare la loro inappuntabile vacuità. Non importa loro niente che altre persone più competenti potrebbero prendere il loro posto e fare del bene al paese... no. A loro importano solo i soldi ottenuti senza muovere un alluce. Purtroppo, sono così tanti in famiglia che temo vincerà. Spero quantomeno venga relegata a consigliere e non assessore.

E' un vero schifo. Schifoschifoschifoschifo.

Voglio andar via e allontanarmi da questo schifo prima possibile.

Oggi poi, si è tutta agghindata con abito da vecchia megera e capelli freschi freschi di parrucchiere, e con famiglia, ha sfilatoper il paese e si è fatta vedere in Chiesa in prima fila, mi ha raccontato mia madre. E lei, pur essendo cattolica, in chiesa ci è andata solo per sposarsi, da brava cretina borghese.

Pateticità ad alti altissimi gradi, da queste parti.

Non ho voglia di parlare di lei, di spiegare come e perchè so per certa che è una cretina dai neuroni apatici e senza competenze. Ma lo so. Ci sonoc resciuta insieme finchè non ho deciso che non era gente da frequentare per me. Che mi annoiava. Che sviliva il significato stesso di donna.

Riesco solo a scrivere e pensare che è una cretina. Cretina. Cretina cretina. E' proprio cretina.

martedì 19 aprile 2011

Gli amici esistono solo a Pandalandia - epilogo

Alla fine il messaggio di auguri delle due pseudo amiche bastarde è arrivato.
Non so perchè ma me lo sentivo proprio.

Mi hanno entrambe scritto, una un minuto prima, l'altra immediatamente dopo (pure sull'orario dei messaggi da inviare si mettono d'accordo, ohibò), due messaggi con le stesse parole in posizione diversa. Pare che sentano la necessità di un chiarimento perchè per loro, l'affetto nei miei confronti, è rimasto inalterato. Pare. Dicono. Chissà che pensano, poi.

Una di loro mi ha chiamata, quella che non ha scritto il messaggio fatidico a settembre, forse quella che si è sentita più in colpa, non so. Mi ha detto che quello è stato un brutto momento per loro, è morto suo nonno, hanno litigato con altri amici loro e se la sono presa con me, ma hanno sbagliato e ora che le cose vanno meglio hanno capito e vogliono vedermi per chiarire. Ha detto che non ha neanche ricevuto i messaggi e le chiamate da parte mia, e ci credo poco, ma vabbè.

Di certo non ho intenzione di dimenticare tutto: resta il fatto che mi hanno detto di essere uscite con me solo per farmi la carità. Ma ho accettato di vederle precisando che, dopotutto, io sono sempre stata qui e disponibile al dialogo ma nessuna si è fatta viva.

Da una parte sono curiosa di vedere come evolverà la situazione, cosa si inventeranno, cosa diranno. Dall'altra sono indecisa se riprendere a uscire con loro... Ma d'altronde che scelta ho? Almeno non sto perennemente in casa. Vorrà dire che mi adeguerò alle loro pallose e borghesi serate pur di colorare un po' le mie giornate. Non è da me...ma sono disperata e non ho più molte persone con cui parlare. Almeno esco. Se poi mi rompo troppo posso sempre mollare.

Comunque non so. Se hanno litigato con gli altri amici questo è un avvicinamento calibrato e finalizzato ad avere qualcuno cn cui uscire come prima. E dopo le loro parole non è così scontato che riprenda a frequentarle. Per ora voglio chiarire. Ma non rischiare di restarci di nuovo male. Sono stanca di prenderla sempre in quel posto.

Vediamo che succede. Sarà come una telenovelas delle più scadenti dal titolo: "Gli amici esistono solo a Pandalandia". Aggiornerò con puntualità devota a ogni nuova svolta. E chi vorrà, saprà.

mercoledì 13 aprile 2011

E' solo un paese per cialtroni

- 2 giorni al mio compleanno

... e non riesco ancora a capire come sia possibile che le persone più ignobili, noiose, abiette e deficienti si siano concentrate in questo paese.

Non appena finito di scrivere il post dei "-3 giorni al mio compleanno", ieri, sono uscita prorpio per rispettare il programma che avevo appena stilato. Neanche dieci passi e m'imbatto in una mia vicina.
Mi ha vista da lontano e si è incamminata con passo spedito dritta verso di me, mentro io maledicevo il mio pessimo tempismo e progettavo di attraversare la strada proprio quando lei mi si fosse fermata davanti. Anche solo per gustare lo sgomento arcigno e vendicativo che le si sarebbe dipinto sul volto. Ebbene sì, lei è una tipa di quelle arcugne e vendicative, che va in Chiesa ogni domenica e ti tiene il muso se non le lecchi il pelo. Pelo che per giunta è sempre perfettamente stirato neanche fosse perennemente appena uscita dal parrucchiere. O forse è così. Per me ha dell'incredibile; qui spesso - e ultimamente sempre -c'è vento forte e i miei capelli svolazzano come la criniera di una valchiria indemoniata, senza trovare tregua. Lei ha un casco di ferro in testa, non le si muove un filo.

Capelli demoniaci a parte, io mi aspettavo le solite noiosissime chiacchiere di routine, ma la signora cincischia a malapena un ciao e mi chiede immediatamente "Cosa stai facendo?". E lo dice in fretta, incespicando nella parole e fondendole l'una con le altre. Chiaramente io capisco che vuole i soliti aggiornamenti sulla mia vita per sapere quanto sono nella merda, quanto faccio schifo e poter ergere la sua bambina mia semi-coetanea al di sopra dei miei ranghi. Ma le chiedo, comunque, con voluta e manifesta espressione tra l'incerto e lo sconcertato: "In che senso?". Lei credo capisca che la sua foga di sapere gli aspetti più maliziosi dei cazzi miei, è stata troppo sospetta e balbetta qualcosa, al che io rimedio facilmente e tengo l'argomento in ambito "è uno schifo a livello lavorativo qui in Calabria" e lontano dal pericoloso dirupo universitario.

Quello che mi lascia esterefatta non è la curiosità morbosa e la malizia, ci sono abituata oramai, ma il fatto che non sono neanhce più velate da una qualche sorta di pudore! Ora, cose le costava cominciare con l'imbastire una conversazione normale con le espressioni di cortesia che sono solite introdurre ogni rapporto di facciata e discorso occazionale?
Invece no: il suo timore di perdere l'opportunità di interrogarmi e avere dalla fonte primaria, risposte che non riesce ad ottenere altrimenti, l'ha distolta da ogni forma di protocollo e cortesia mascherante. Pazzesco. Devo essere proprio interessante, un vero diamante grezzo per chi ha bisogno di un fantoccio scadente al suo confronto per sentirsi soddisfatto di sè.

Come se non bastasse sono uscita stamattina per sbrigare faccende e ne ho approfittato per la quotidiana passeggiata in spiaggia così pomeriggio studio. Incrocio quindi, in auto in attegiamento fanfareggiante da bulli-siamo-i-padroni-del-mondo-superiodi-a-voi-formiche, due ex miei compagni di classe delle medie che mi chiamano e uno di questi mi dice che mi deve parlare di qualcosa.
Non lo vedo nè ci parlo da, tipo tredici anni, che cavolo vorrà? Devo ammettere che la curiosità e forte e spero sia qualsiasi cosa che possa rompere la mia noia quotidiana, che ne so...magari è successo qualcosa che mi riguarda anche solo alla lontana, o hanno pensato di organizzare una rimpatriata, una serata tra ex compagni alla film di Carlo Verdone. Io mi comporto anche carinamente, lo saluto e gli dico che non ci vediamo da molto. Lui risponde che quella sarà anche l'occasione per salutarci e mi chiede...di votarlo perchè si candida in una lista. Ma che cosa mi aspettavo? Questo non mi caga mai e se mi caga gli servirà qualcosa in cambio, no?! Altrimenti perchè sforzarsi? Badate bene, mai fui tanto contenta di non essere cagata da qualcuno come da quei due. Idioti all'ennesima potenza già da ragazzi figurarsi ora che si fanno tutti i competenti e i importanti politici (anche l'altro so che si è proposto come presidente degli studenti all'università).

Quando gli chiedo in che lista e partito, lui bofochia: "siamo sempre lì, sai...verso il centro". In realtà sono filoberlusconiani, conosco bene i tipi della sua lista. Figurarsi se voto per centro-destra! Figurarsi se voto per lui! Figurarsi se voto proprio, vabbè che non ho la residenza qui quindi grazie al cielo le salto, ma anche l'avessi me ne sbatterebbe un tubo di sto qua.

Paese di merda non vedo l'ora di lasciarti. Per sempre.

lunedì 11 aprile 2011

Meglio perderle o ritrovarle?

- 4 giorni al mio compleanno!!!!

.... e io chi mi vado a sognare? Le mie due stronze ex amiche, ecco chi!
La cosa, devo dire, non mi sorprende. Perchè negli ultimi giorni ho pensato spesso a loro. In questo periodo siamo solite sentirci e spesso, capitava in Aprile di fissare una delle nostre rare uscite. Perchè è il mese del mio compleanno, ma annche di quello di una di loro.

E mi sono ritrovata a chiedermi se mi arriverà un qualche messaggio di auguri da parte loro, e, ovviamente so per certo, al 99,5% che la risposta è no.
Perchè non ci sentiamo da molto e le cose non si sono chiuse bene, perchè io non ho fatto i miei auguri a una del duo perchè è quella che ha scritto l'orrido messaggio e sinceramente, non voglio averci niente a che fare. Ma l'altra... sì è un po' stupida, sì è emozionalmente e intellettivamente limitata, ma non è cattiva e con lei mi sono sempre trovata molto bene, sarà anche l'animo d'ariete che entrambe condividamo.
Ma sono come una sola testa e un solo culo quelle là: ciò che pensa una, lo pensa anche l'altra per osmosi; ciò che fa una fa l'altra; ciò che dice una, dice l'altra.
A dimostrazione di ciò, quando andai nella loro città e chiamai lei per quello che volevo fosse, se non un chiarimento - impossibile considerate le parole che mi hanno scritto e il senso generale che con quel messaggio mi hanno voluto trasmettere -, quantomeno un saluto, un addio civile. Ma quel giorno, non mi rispose alle chiamate e non si è più fatta sentire: atteggiemento abbastanza eloquente, mi pare.
Quindi quel messaggio è come se fosse stato scritto da entrambe e anche se così non fosse, l'arietina non troverebbe mai la forza, l'indipendenza d'animo, di fare qualcosa che l'altra non approverebbe. Per timore di ferirla, per non infrangere il loro patto di sorellanza, non so.
Quindi razionalmente non mi aspetto molto. Ma inconsciamente, una parte di me è un tantino curiosa di sapere quel che succederà. Ho solo paura di restarci male se poi, come è certo, non succederà niente.

Ho sognato che io ero infuriata e delusa da loro, come effettivamente è, e non le cagavo molto nonostante fossimo a una festa comune e che lei, l'arietina meno malvagia della stronza calcolatrice, facesse di tutto per ristabilire i contatti con me. E io ne ero felice. Ci chiarivamo e andavamo a mangiare due grosse ciambelle - tipici donuts americani - con glassa alla fragole e zuccherini a forma di principesse e pirati. Le ciambelle non sapevano di niente, ma io ho provato una sensazione di calore e felicità nel petto, di cui ancora mi porto dietro gli strascichi e che invidio immensamente alla me onirica.
E' la sensazione che si prova ad avere un'amica.
Mi manca.

Credo sia proprio questa sensazione che ha scatenato questa voglia di ricevere loro notizie. In realtà non loro, ma solo quelle dell'arietina. Ma loro due devo considerarle insieme. Le invidio per questo? Invidio la fortuna che hanno di poter contare sempre l'una sull'altra, di avere sempre qualcuno dalla tua parte, di non essere mai sola, di uscire e divertirti con lei e bastase nessun altro ti vuole o se non hai voglia di nessun altro, di poterla chiamare quando vuoi anche per farti un pianto, di avere gli stessi interessi, di fare le stesse cose e divertirsi facendole. Tutte cose che io non ho mai veramente avuto.
Ma non invidio quella simbiosi apersonale di cervello e azione, che le fa sembrare più sceme e succubi di quanto non siano in realtà.

Ricordo che una volta dissi loro di essere fermamente intenzionata, che avessi avuto figli miei o meno, ad adottare un bambino perchè ce ne sono troppi senza casa e io voglio dargli tutto l'affetto del mondo.
Mi risposero all'unisono che loro non avrebbero mai potuto fare una cosa del genere, che non avrebbero mai potuto provare affetto per un figlio non loro e che quindi, avrebbero potuto avere un figlio solo se fosse loro.
Io rimasi scioccata e cercai di spiegare che sono bambini comunque e non scarafaggi con la peste bubbonica. Ma loro, entrambe loro, erano irremovibili sulla questione, quasi come su: "Non scendiamo in spiaggia quando siamo vestite sennò sembriamo strane e ci sporchiamo". E poi ora, le ho viste andare tranquillamente con il loro nuovo gruppo di pseudo-amici-idioti. Quando lo chiedevo io no, eh! Non potevano lordarsi le braghe o risultare "strane" agli occhi degli altri...scendendo in spiaggia. Mah! Che stronze...
Ma quel che più mi sconvolge è questa scarsa capacità di provare dei sentimenti o di averne di pochi, flaccidi e stereotipati nel loro cuore, che è sconvolgente, che possano pensarla esattamente allo stesso identico modo e di conseguenza comportarsi come tale. Sarà che per me è difficile trovare qualcuno con cui avere gli stessi pensieri, le stesse passioni, lo stesso modo di vivere e vedere le cose. Ma mi sembra una simbiosi malata. C'è qualcosa che non va in questo duo esclusivo, egoistico, calibrato...

Beh... staremo a vedere quel che succederà il 15, comunque. Sinceramente, spero qualcosa succeda, qualsiasi cosa. Tanto per movimentare le acque, almeno.
Ma poi mi ricordo di quello che mi hanno scritto, che hanno fatto la carità a frequentarmi, che uscire con me è stato "farsi in quattro per stare ai miei comodi". E allora mi passa la voglia di sentirle, leggerle o vederle se non per spiaccicar loro, su quelle maglie firmate, quel trucco perfetto e quei capelli che passano ore a stirare, due enormi torte alla panna colorata.
E poi gustarmi le loro espressioni ebeti e disperate.
E poi uscire dalla loro scena per sempre, ghignando soddisfatta e rinfrancata.

martedì 5 aprile 2011

Zoppico, mentre gli altri danzano

Non c'ho una cazzo di voglia di scrivere ma quetsa giornata è stata talmente merdosa, ma talmente merdosa che merita di essere trascritta per primeggiare come un gioiello tra le altre mie merdosissime giornate.

Sveglia presto per andare a V. a sbrigare faccende burocratiche e non, ma nessuno può/vuole accompagnarmi. Non essendo motorizzata mi dirigo quindi a prendere l'autobus che, guarda guarda non passa, perchè pare che dopo le 7.00 non ci siano altre corse dal mio paese a V. fino a quella delle 10.30, il che è di un'insensatezza esilarante, ma che volete farci, siamo in Calabria d'altronde!

Sfiga aggiuntiva, arriva una delle miss del paesucolo che ovviamento conosco a malapena, cioè. E qui dovrei cominciare a narrare il cioè, il come le esistenze mie e della gallinella si sono intrecciate per subito strecciarsi in passato, ma non c'ho una cazzo di voglia neanche di fare ciò. Basti sapere che è una delle affezzionatissime della scuola di danza locale, superba e con una sicumera irritante e invidiante. Capito il genere? Non so, perchè se non avete la (s)fortuna di avere a che fare con gente del genere, difficilmente potete capire quanto sia urticante dover subire i suoi sguardi d'alterigia e le sue frasi inconsistenti, gettate al vento come stoccate irridenti e perennemente inconcluse.

Tutta tirata ma vestita in maniera anonima, riesce sempre a estorcere al suo viso e al suo corpo, il meglio che possono dare, e non è molto. Ma è fonte di ammirazione per me, come il non-molto possa essere pennellato e divenire tanto solo con la forza della sicurezza e della superbia.

Arriva come un corvo che accompagna notizie mortifere col cipiglio seccato, ma altezzoso, come se anche la seccatura non è che le tange poi molto. Mi dice che lei sa che non ci sono più autobus e che le toccherà arrivare in ritardo al lavoro, ma sicuramente passerà qualcuno che conosce che le darà uno strappo. A ogni macchina che passa sputa là un:"Teeeesoroooo", in versione gollumiana femminile e affettata, ma nessuno va dove deve andare lei. Le va male, almeno fin quando resto là, ma sono certa che alla fine lo ha trovato un passaggio, quelle come lei lo trovano sempre. Forse hanno un qualche potere mentale che spinge le persone che conoscono ad alzarsi e passare di là solo per poterla incontrare e darle il passaggio. E' così che si gestisce il destino, con la forza mentale dell'altezzosa sicurezza in sè stessi.
E... io gliela invidio questa sicurezza....che cazzo. Avercela!

Visto che ero in ballo ho iniziato a ballare anche io, anche se lei ha anni di balletti e danza alle spalle, io zoppico e strascico. Ho cercato di stabilire un contatto con quella forma aliena al mio mondo, di instaurare anche solo una conversazione da "fermata dell'autobus". Ma i miei propositi venivano vanizzati da serpentine frasette stereotipate, smorzate, emesse con voce atona (sapete, quella che nei fumetti viene espressa con  occhi indolenti e palpebre semichiuse), come a dire "ma certo che è così" oppure "Ah ah ...e quindi? Non sei così interessante sai?". E improvvisamente ho un deja-vu dei miei giorni da adolescente timida, circondanta da lingue serpentesche che attaccano con disinteresse calibrato e, come allora, pur vergognandomi di non aver fatto passi avanti in tutti questi anni, di non poter esibire nessuno scudo degno di nota, nessuna effettiva ragione per essere fiera di me e del mio modo di essere rispetto a al suo, mi ritiro nella tana come una marmotta tremante.

Il brutto è che non è mai esplicita, solo molto indifferente e molto...normale. L'unica cosa degna di un certo colore, seppur il colore sia sempre ammorbato da quella sicumera malsana da donna bellissima che viene fischiata, l'ha avuta quando passa un camincino e si fa una suonata di clacson, per chissà quale ragione, suonata che invero io avevo del tutto ingnorato perchè capita spesso sull'autostrada. Lei non l'ha ignorata e urla a gran voce: "E suonati questo cazzo!".
Io resto abbastanza interdetta un po' perchè inizialmente non avevo capito chi stava suonando quale cazzo, un po' perchè poi si rivolge a me e dice: "Che poi io sono un po' volgare, ma sai... è legittimo se mi suonano dietro". D'accordo che dare per scontato che suonino per te fa tanto gran gnocca, ma dirlo espressamente per sottolinearlo nel caso non fosse chiaro a qualcunoc he sei gran gnocca riconosciuta dal clacsonatore, fa anche tanto fuoco fatuo.

E' troppo per me, me ne vado e cerco di raggiungere V. a piedi.
Non è facile ma è solo una camminata di un'ora anche se in più casi si rischia di essere messi sotto. Comunque non è la prima volta che lo faccio. Sono rodata. In realtà mentre ripercorro il tragitto dell'andata e passo da casa mia, mi ritrovo a pensare che in quel momento saper guidare l'auto non sarebbe male, visto che quella di mio fratello è disponibile. Ma è un attimo, poi questa smania conformista inattesa passa, e mi butto a testa bassa contro la cortina di vento che strapazza questa valle da tre giorni ormai, senza tregua. E chi ti incontro alla prima svolta? Be' mia cugina, la solita non ricordo l'epiteto che le avevo assegnato su questo blog...tutta tirata in auto con le sue, tutte tiratissime anch'elle, cuginette che accompagna all'università mentre lei si dirige dove fa praticantato e mi chiede dove vado e perchè e glielo dico e lei mi guarda come fossi pazza, ma che diamine c'è di male ad andare a piedi da qualche parte? Non può capire, lei non lo farebbe: troppo anarchico!

Il tragitto è lungo, il vento mi sferza e sbatacchia e in più di un'occasione rischio di prendere il volo; vecchi allupati in auto mi fischiano e fanno gesti osceni o dal significato sconosciuto; donne al volante schizofreniche cercano di mettermi sotto. Arrivo a V. mezza zoppa per fare una fila di due ore per un certificato e andare dalla dottoressa e farmi dire quello che già so, che sono ingrassata anche se solo un chilo e non è tanto, ma che rischio di perdere il controllo "...e che facciamo mi fai fare brutta figura" e io che vorrei risponderle che me ne frega un cavolo della sua bella faccia. Cerco di spiegarle che non ce la faccio più, che non ho testa di mangiare tutto quello che ho mangiato per più di un anno perchè mi viene la nausea al solo vederla quella dieta e che non so se reggo perchè ho un buco tremendo che devo riempire e non importa con cosa, che vorrei mangiarmi altro, che ho fame, che mangiare anche solo un pezzo di torta significa provare quel po' di felicità che non provo in nessun altro modo, in nessun momento delle mie lunghe e identiche giornate.
Ma lei non sente, non capisce e io ho un groppo in gola perchè nessuno sente mai veramente quello che dico e voglio solo scappare di lì altrimenti scoppio a piangere, e quella continua a ciarlare che devo chiamarla per il prossimo appunatmento mentre io penso solo che non devo piangere, che ho tutto il resto della giornata chiusa nella mia camera in penombra, sola, per piangere senza che nessuno mi veda.

Riesco a resistere e mi ritrovo seduta a una panchina nel giardino pubblico vicino, senza ricordare come ci sono arrivata, con le guance rigate da lacrime che pizzicano mentre un sole di un aprile caldissimo le asciuga, a guardare in terra il frenetico sgambettare delle formiche, ad aspettare qualcosa o qualcuno che venga da me e cambi le cose.

Non è arrivato nessuno.

Mi alzo e me ne torno a casa.

sabato 2 aprile 2011

E' successo davvero?

Venerdì mattina, presto.
Intrappolata come un topo da laboratorio nelle sedi fetide del centro di collocamento. Nome tutto fuorchè azzeccato visto chre non sono poi molte le persone che escono da lì con un collocamento. Entrano disoccupati ed escono, guarda caso, ancora più disoccupati di prima, se sono fortunati con un certificato che gli farà ottenere un misero assegno di disoccupazione.

C'è una disperazione e una mancanza di lavoro in giro da far spavento. La gente fatica a dar da mangiare ai figli e i politici che gli italiani hanno messo al governo trombettano qua e là, percepiscono salari gravidi ed edificano villette mentre l'Italia va a rotoli. Non voterò finchè non mi si presenterà davanti un uomo degno del mio voto e della dicitura "umano" (e non maiale allupato o mafioso pedante) che dà la Treccani.

Da brava me ne stavo ad aspettare il mio turno per avere finalmente nelle mani quella cazzo di esenzione da costi sanitari, assonnata e stordita dall'aria pesante che aleggiava negli uffici e annuendo alle circonvoluzioni verbali di una tizia del mio paese che ho trovato lì e che chissà di cosa diavolo ha blaterato per tutto il tempo.

La mia attenzione era in realtà calamitata da un ragazzo qualche passo davanti a me, che spiccava rispetto all'incolore paesaggio offerto dagli altri topi ingabbiati perchè...be prima di tutto perchè era bello come il dio del sole. Alto, longilineo, spalle larghe, vita stretta, pelle d'alabastro, capelli liquerizia burrosa, occhi come un buco nero i.n.f.i.n.i.t.o cazzo, zigomi alti, mandibola robusta, labbra d'ambra dipinte dalla musa delle arti. Insomma un dio.

Mi ha aiutato a recuperare il numeretto dalla srtupida macchinetta inceppata e abbiamo scambiato qualche parola. Lo strano è che ero a mio agio e lo fissavo negli occhi senza problemi. Ed era come restare avvinghiati in petrolio liquido e appiccicoso ed esserne risucchiati nelle sue viscere melmose. Ma la tizia continuava il suo bla bla bla impertinente, allontanando il carbone dalle fiamme. Gelandolo proprio il carbone.

Poi è venuto il suo turno e se ne va. Alllelujia. E io posso tornare a infuocare il carbone.

Nel bagno la finestra è aperta e fa entrare il pallido sole, fresco di brezza marina e qualche stridio di gabbiano subito offuscato da un ronzio persistente. L'azzuro del cielo filtra e colora le pareti. Solo dopo mi rendo contro che era il blu del mare a sortire l'effetto. E' che il mondo è sottosopra o io sono sottosopra e il mondo è sempre lo stesso.
E' un odore legnoso di orchidea e tè e zenzero, che penetra dalle narici dalla bocca da tutti i pori. Non sono mani ma serpenti terrosi e affamati quelli che frugano ovunque sulla mia pelle, cercando di scoprirne chissà quale segreto. Le guance bruciano, le mani fremono, il resto è si scioglie senza che lo comandi.

Non voglio che finisca. Voglio solo che continui così, senza avanzare, bloccato in questo istante.

Poi l'odioso scampanio annuncia il mio turno di andare agli sportelli. Torna subito l'aria pesante aa afferrarmi la gola e la vita incolore si dipinge davanti. Il ronzio fa fatica ad abbandanore il covo caldo delle mie orecchie, e un leggero stordimento lo attesta, mentro vado allo sportello.

giovedì 31 marzo 2011

La seduta

Visto che il terribilissimo marzo volge al termine, direi di levarmi di torno la piaga suppurante della laurea di mio cugino e non ne parliamo più. Anche perchè domani comincia il mio mese, bellissimo, fiorito, verde vergine e primaverile. E non voglio inficiarlo con questioni suppuranti.

Cominciamo con la seduta alla quale sono andata senza madre e fratello. Non c'è molto da dire.
Tutto molto tradizionale.
Tutto molto pataccoso.
Tutto molto inutile.
Più, un sacco di foto.
Loro sono fissati con le foto e i video. Foto di routine, in posa, finte e per me fortemente imbarazzanti. Fotofotofotofoto. Non la finivano più. Tutti gli altri laureati se ne sono fatte due standard, e poi se ne sono andati. Noi? Ah noi no: i laureati dopo mio cugino hanno avuto il tempo di festeggiare, mangiare confetti, stappare, andarsene e noi eravamo ancora lì. A fare foto di gruppo, sulla scala, poi sull'altra scala, poi con ogni membro del parentame, poi solo lui e famiglia, poi un'altra scala, poi sul prato, poi sotto l'albero, poi ancora...indovinello? Scale! Gli pagheranno una percentuale per le foto sulle scale dell'università probabilmente, altrimenti non si spiega questa fissazione per le dannate scale. Mentre ci spostavamo a passo di formica verso le auto, non appena vedevano una rampa, ci costringevano a sistemarci come manichini sugli scalini. Sono arrivata a temerle... speravo di incontrare un percorso pianeggiante o una ripida salita, invece scale scale scale. E foto foto foto. A un paio sono riuscita a nascondermi. Mi abbassavo in mezzo alla folla, tanto chi se ne accorgeva!

La seduta è durata solo dieci minuti grazie al cielo, e io proprio non so come farò ad affrontarela mia (ammesso e non concesso che un giorno ci arrivi) visto che ero nervosa già per questa e non me ne fregava niente. Domande semplici e pertinenti, voto non alto, ma non credo si aspettasse molto.

Ovviamente abbiamo dovuto sorbirci i coriandoli, gli applausi, gli auguri, i confetti, i fiori, tutto previsto tutto morboso ai limiti della decenza. E poi, quelle che temevo di più: infinite, insulse, chiacchiere. Ho parlato con qualcuno giusto per fare presenza, ma mi sentivo talmente a disagio in quelle vesti non mie, che non credo di essere riuscita a celare espressioni di noia e disgusto e mi sono presto trovata una panchina a guardia del fiorame. Il più possibile isolata.

La mia intelligentissima e coetanea cugina mi invoglia, allora ad "amalgamarmi". Che genio, eh! Però è rappresentativo di cosa ella è: un essere amorfo che si confonde incolore e inodore tra la folla omogenea. E' proprio vero che ciò che una persona è, si manifesta scientemente in ciò che dice.
Avrei voluto rispondere che io, be'... io non mi amalgamo, mai, lo lascio fare a chi non ha una personalità indipendente come lei, a chi agisce leggendo un copione già scritto come lei, a chi è bellamente barboso come lei.
Ma ero così annebbiata dall'obbligo di comportarmi bene e dal disgusto nauseabondo, che mi sono fatta coraggio e mi sono fusa tra parenti e chiacchiere.

Grazie al cielo siamo arrivati all'aperitivo, in una specie di pub dallo stile moderno con sedie tra parenti, candele galleggianti, penombra e salottini improvvidi. Ho scolato due bicchieri di spumante con l'intento manifesto di obnubilare la mia mente e di farmi perdere il più possibile la cognizione dello spazio e del tempo. Ma non era forte per niente, dannazione.
Io ero seduta con mia cugina e le sue amiche che erano lì come sempre in prima linea. Una di queste, e anche il suo ragazzo onnipresente, non sonoi malaccio a dire il vero. Abbiamo parlato del più e del meno e mangiato pizzette e calzoncini, e frittatine, e gnocchini, e arancini, e olive ascolanine, e mozzarelline impanatine, e le sante sante sante sempre consacrate patatine fritte, mentre con un occhio contavo i secondi che lentissimamente scorrevano.

Poi ci sono state le riprese al tavolo e le foto.

Poi c'è stata la pausa sigaretta in cui mia cugina si è esibita nella solita commediucola degli orrori: "Oh io una sigaretta ...eh magari.... ma qui non posso, ci sono i miei... mi vedrebbero...e i parenti....eh beati voi che fumate" e sgallettate del genere per manifestare al mondo la sua pantomima di perfezione, fino al segreto sussurrato nell'orecchio di uno di loro per rendere a tutti noto che la sua vita è interessante e i suoi amici intimi e felici, la adddddorano.

Poi ci sono stati i dolci (buoni buonini e mandorlatosi) e le fottute foto con i dolci.

Poi c'è stata la torta (troppo liquore l'ho lasciata ma mi sono divorata la panna) e le fottute foto con la torta.

Poi ci sono stati i regali (non li ho cagati, mi rompevo) e le fottute foto con i regali.

Poi c'è stata la lettura dei biglietti (idem come sopra) e le fottute foto con i biglietti.

Poi si sono presi il caffè e chissà che non si siano messi in una bella posa plastica con la tazzina di caffè e non si siano fatti le fottute foto anche con la tazzina di caffè. E la caffettiera, magari.
Io leggevo il Messaggero, intanto, e lanciavo maledizioni contro il coglione degli amici di mio cugino che conosco e che non si è neanche degnato di salutarmi. Brutto tamarro impomatato.

Poi mi sono intrattenuta ancora un po' con cugina e amiche e mi sono sciolta d'invidia per loro che stavano progettando il viaggio estivo.

Poi, grazia volle che il parente di mio cugino con cui io avrei dovuto tornare a casa se ne dovesse andare presto. Allelujia! Sono saltata dalla poltroncina, ho corso come un razzo in sala per recuperare la borsa, salutato gli zii, salutato i cugini, salutato gli amici di mia cugina e fuori di lì, come un fulmine.

Aria fresca e via un peso sul cuore. Ero talmente sollevata e felice di essere fuggita prima del tempo previsto che la prospettiva di un viaggio in auto di un'ora e mezza con  i due zii di mia cugina, non mi toccava proprio.
E invece, piacevole e imprevista sorpresa: il tipo si è rivelato un uomo intelligente e interessante, una rarità da queste parti. Abbiamo parlato per tutto il viaggio, il tempo è volato e, cosa più importante e sorprendente era d'accordo con tutto quello che dicevo. E chi è d'accordo con me non può che essere un gran signore, senza ombra di dubbio.
Gli ho anche citato uno scrittore e De Andrè e lui ha risposto alle mie citazioni con altre citazioni! Ero in sollucchero. Lo so che basta poco per rendermi felice, ma a me questo poco non capita mai e quando capita me lo godo a 360°. Abbiamo anche toccato la per me spinosa questione dell'università. E lui è stato molto accomodante. La cosa bella è che non ribatteva ferocemente pieno di sè, per imporre la sua critica sottesa (come fa mia zia sempre), ma mi ascoltava attento e si vedeva dallo sguardo che apprezzava ciò che dicevo. Ripeto, un gran signore.

E poi sono arrivata a casa. E c'era Bob Dylan ad attendermi. E meno male la prima è andata.

martedì 29 marzo 2011

Identità funeste. E pallosissime anche.

Ecco il messaggio che accompagna il nickname di mia cugina su messenger:
   "DOTTORESSAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA"
 E' così, invariato da quando si è laureata, quasi un anno.

E ora, ecco il messaggio che accompagna il nickname di mio cugino su messenger:
    "DOOOOOOTTTTTTTTTTOOOOOORRRRRRREEEEEEEEEEEEEE"
Aggiornato qualche giorno fa, dopo la sua laurea.

A parte l'entusiasmo del secondo annuncio che ha creato qualche confusione nella scelta delle doppie della parola "dottore" - il che è paradossale perchè un dottore, in quanto tale dovrebbe avere superato i problemi sulle doppie, ma tant'è - direi che è evidente la tipologia di antropomorfo in causae che è notevole l'identità delle loro coscienze, la parità nei motivi di gioie e traguardi, la sostenza del loro pensiero, la potenza del loro ardore, l'uguaglianza dei loro intenti, la suggestione dei loro poco suggestivi animi, la fissità dei loro vitrei e lobotomizzati orgogli.

Ho esagerato? Forse.
Bisogna dare atto ai miei zii comunque e al lavoro che hanno fatto sulle (povere e derelitte, consentitemi l'aggiunta) menti dei figli: perfettamente robotizzati e beleggianti. Un po' carenti di spirito, ma lo spirito si sa, è sopravvalutato e poi meno ne vogliono loro, più ce n'è disponibile per me di spirito.
Dunque di che mi lamento? E chi si lamenta? Soloun dettaglio. Se mi fosse capitato un cugino più interessante e meno idiota ne sarei stata felice e sarei anche riuscita a giovarne, forse. Ma visto lo status quo delle cose, mi accontenterò dello spirito in eccesso che traborda e traborda inutilizzato, da queste parti, in attesa...