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venerdì 30 marzo 2012

Patetica in Van Gogh

Sappiate che questo è un post patetico.
Ordunque, la sperduta anima che per un inciampo del caso dovesse passare per queste lande desolate, è avvisata. Non prendertela con me se decidi di continuare a leggere e quello che leggi ti risulta di un patetico ammorbante.
La mia vita è patetica, io sono patetica. E chiunque dica il contrario mente. O prova pietà per me, quindi mente.
E posso provarlo.

Torno dalla palestra, mi faccio la doccia, getto la borsa da un lato, la kefiah di turno dall'altra, accendo il pc, controllo le eventuali chiamate perse.... insomma i soliti gesti meccanici del cazzo. Ci sono due chiamate perse di cui una è di mio zio.
Panico:" Oddio....ora mi tortura con le domande sull'università che faccio chefacciochefaccio..... che gli dico?!"
Atto ragionativo tendente a cercare scappatoie tramite furbizie comunicative: "Calma. Mio fratello ha combinato un mezzo guaio posso sfruttare la cosa a mio subdolo favore. Tanto è la notizia del day. Tanto lo verrà a sapere entro sera. Perchè non essere io il latore? Tant'è che è un ruolo che ben mi s'addice, nevvero. Spostando la conversazione su questo punto, posso stare sufficientemente tranquilla, visto che ce n'è da chiacchierare. E poi mio fratello è rientrato, glielo passo e se la vedono loro. Sì sì sì, ludibrio e gaiezza, posso evitare il tormento per stavolta".
E siccome è meglio toglierlo subito il dente dolente chiamo, ma risulta irragiungibile. Amen, io la mia l'ho fatta.
 Il tempo di scordarmene e squilla il telefono di casa. Risponde mio fratello e chi è? L'alacre zietto, of course.
Ri-panico:"Sfiga cornuta. ora mia fratello gli racconta tutto e poi vorrà parlare con me e io come me la scampo stavolta?!"
La fine si profila all'orizzonte, ma un vorace e inatteso istinto di sopravvivenza interviene in qualche modo, e la mia mente scorre un piano evasivo dopo l'altro.

Mi ritrovo sbarrata nel cesso. L'operosissimo istinto di sopravvivenza mi ha suggerito di far finta di essere sotto la doccia. Se dovessi trovarmi in una riserva di Grizzly con un favo colmo di miele in mano, non vorrei essere nei miei panni.
Siccome l'immagine di una me fremente, che si smangiucchia le unghie, seduta sul bidè, è solo "patetica" e non "patetica patetica", esco dal bagno afferro la sciarpa nuova, che avevo messo ad asciugare e mi fiondo fuori casa, non prima di aver imbastito una pantomima davanti a mio fratello (ancora al tel con zio), per esser certa che mi avesse vista uscire.
E moh? E moh camminiamo e vediamo dove mi porta il cuore.

Il cuore mi porta alla fine della mia via, dove la strada asfaltata cede il passo a un sentiero sterrato, stretto tra campi, verzura, aranceti e tutto quel popò di natura che c'abbiamo qua intorno. E siccome bisogna pur lasciar che il tempo faccia il suo lavoro, la nostra eroina prosegue.
Sdrucciola pell'arno del fiume, che le piene invernali hanno resto pietroso, sconnesso e profondo tre metri, zompetta sul letto del fiume, leggiadra, per non disturbare la ragnatela di  rigagnoli che scende a valle e luccica d'argento sfruttando gli ultimi barbagli di un cielo grigiastro. E ovviamente li becca tutti in pieno, i rigagnoli.
'Nzuppandosi così le precarie scarpette, ella raggiunge il ridente sentiero, sferzato da un fottuto vento de la malora, che le schiaffa folate di pungente terra ne li occhi, sdradica i giuovani bocciuoli primaverili, e agita i neri cipressi d'intorno il sentiero, come fossero ruggenti e tormentate fiamme d'infera provenienza.
Tutto molto bello.
Tutto molto bucolico.
'Che pare di stare in un quadro del Van Gogh.

Eccomi. Io sono la dama tra la verzura. Sotto i cipressi indemoniati. Sembrano due donne perchè sono grassa.

Passato che fu il tempo giusto -ovvero nel momento preciso preciso in cui sento latrare un cane in lontananza - giro sui tacchi e me ne ritorno a casa e chi ti incontro?
La madre!
Chiaro. Tutto perfettamente lineare. Trama, sceneggiatura e contesto si danno il braccetto. Questa è letteratura cinematografica di fine ordine, questa. Altro che Shutter Island!

Madre:"Da dove arrivi?".
Dafne: "Ti aiuto a portare la spesa".
Madre:"Dove sei andata?".
Dafne:"A cercare la sciarpa".
Madre:"Te l'ha volata?! Lo sapevo, ti sta bene! Prima di uscire l'avevo vista sferzata dal vento."
Dafne:"Sì...ma l'ho ritrovata".
Madre:"E dove?"
Dafne:"Su un albero. Devo solo lavarla di nuovo."

Quale film perfetto sarebbe se non ci fosse giusto un accenno di improbabile fatalismo?

Ecco qua.
Vi avevo avvisato o no che era un post patetico? Che la mia vita è patetica? Che io sono patetica?
Che tutto tutto tutto è insomma cazzutamente patetico? Eh?!

giovedì 23 febbraio 2012

Status web cam on: Me vs. My Demons

E' quasi inutile sforzarsi di cercare un modo per inserire la web cam sul mio blog e tenerla accesa sempre. Basterebbe un unico fotogramma che mi rappresenti accasciata sulla scrivania a guardare impotente il tempo scorrere e a cercare di respirare.
Questa sarebbe solo l'apparenza. Se siete più creativi, moderatamente empatici e svegli, quello che vedrete sarà la mia costante lotta con i demoni che vogliono risucchiarmi nel loro turbine acromatico.
E anche se i mostri sono ributtanti e la loro vittoria quasi schiacciante, il quadro che si costruisce nel mentre della lotta è un patchwork onirico e informe, non brutto. Il mio mondo.


Un'esplosione di colori sprizza laddove colpisco ora con un fendente contro la cornuta Paura, ora con un manrovesco indirizzato alla grassa Depressione, ora un calcio allo stinco della Solitudine. Con un affondo allontano le nove teste cieche dell'Incomprensione; con un  pugno cerco di colpire il nero pece della Cattiveria Gratuita. Ma solo nascordermi e confondermi tra le carcasse, può salvarmi momentaneamente dal vespaio assordante delle Sentenze Benevole e Giudizievoli...

Sono tutte femmine, 'ste puttane.

Quelli con l'anima in fiamme

Dovrei andare in palestra, ficcarmi l'mp3 nelle orecchie e correre fino a sfinirmi. Ma il groviglio che mi blocca e così intricato da non riuscire a scioglierlo neanche per fare una cosa abitudinaria e normale come andare in palestra. O forse è proprio questo, il suo essere abitudinaria e normale, è per me un ostacolo insormontabile.
Se solo potessi avere un tocco di anormalità e misurarmi con esso....forse potrei riuscirci. Forse mi serve l'anormale per attivarmi ed essere me stessa. Vivendo. Mi serve l'anormale.
Ma dove cercarlo?
Nel mio "migliore amico" con cui temo di parlare perchè il più delle volte mi risponde male e fraddamente. Sembra mia madre. Niente di anormale,ormai. Tristemente normale, direi.
In quelle sensazioni che sfociano senza controllo alcuno, che cerco di intrppolare in parole e intiepidirle, affinchè chi le colga non debba scottarsi, come me stessa che le ho generate? Mentre le generavo e dopo, per sempre?
Quando smetterò di bruciare così? Una febbre incarnata, non mi sorprende più se appaio delirante ai sani. Charles Bukowski scrisse: "Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme"- è una citazione che ho sempre amato, prima di tutto perchè amo Buwkowski; e poi perchè sono io, persa, andata, diversa, fottuta, che non incontri mai. Quella con l'anima in fiamme. E il fatto che una persona come Buk potesse amare una così, inavvicinabile, perennemente infiammata, dannata, pericolosamente bruciante, mi ha semrpe confortata. Il desiderio di condividere sensazioni tanto potenti insieme a qualcuno a prova di fiamma, senza distruggerlo -pensavo- fosse realizzabile, se Buk lo farebbe.
Ma non è più una speranza.
Sono sbagliata e cattiva pare, ecco: pare che sia anche fondamentalmente cattiva. Come non bastasse il resto.
Perchè il destino dovrebbe riservare a me- Lo sbaglio - una cosa così....giusta?
"Perchè altrimenti io, la mia storia, non avrebbe ragione d'esistere".
Illusa e certa delle mie ragioni, così avrei autorisposto fino a qualche tempo fa.
Non più. La vita non ha ragioni. Ci butta lì e se siamo scaltri e forti e sappiamo cercare e forgiare una qualche felicità precostituita, allora avremo l'agognato happy end, o quasi happy; o tipo end.
Io non lo sono, nè scaltra, nè forte, nè in grado.
E se qualcuno o qualcosa c'è stato, con la capacità di far ingranare la marcia al fato e autocompiere l'auspicio, era fumo tra le dita, bagliore fugace, che solletica il desiderio di esistere e poi fugge via.
Dicendo che non poteva farlo. Che non poteva stare con me, che non voleva vivere con me.
Che non (mi) sapeva amare.

lunedì 20 febbraio 2012

I suck

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domenica 19 febbraio 2012

E' l'orario dei demoni

Il punto è che, ci piaccia o no, siamo ciò che gli altri vedono in noi.

Il problema è che gli altri sono ciechi.

domenica 10 luglio 2011

StolTezzE

Una spugna per cancellare le ultime stupide, illusorie ore.
Una penna che profuma di fragole.

Un moleskine.
La voce rauca e potente di Janis Joplin.

Note affilate.
Blues urticante.

E tutto si scioglie in un pastello di cera che è mio, solo mio.
Posso dipingere il mio paradiso solo con questo?

venerdì 8 luglio 2011

Espletamenti facebookiani

Espletamento affettivo del rapporto tra sorelle lontane su facebook:

M.L.: "♥ Cincypincy, quando ti vedrò ti morderò tutte quelle gambette cicciottose. Non vedo l'oraaaaaaaaaaaaaaa"
S.L.: " Devi vedere quanto manchi tu a meeeeeee. La mia gioia sei!"
M.L: "Ti prego però fa attenzione a quello che dici con gli zii...evitiamo i casini dell'altr'anno"
S.L: "Sìsìsìsìsì solo te e me dancing under the star's sky come quando eravami bimbe...."
A.L. :" E a me ignoratemi sempre eh! Cmq "Dancing under the stars's sky" puoi usarlo come tema per il tuo compleanno S. Ve la ricordate la festa per il 19nnovesimo compleannoi di M.?! C'ho messo un mese a organizzarla!! E lei? Lei come sempre "a nuotare in mari di perle per raggiungere quell'orizzonte che tracciai in un sogno"
M.L.: " :,))))) Ma io ti amooooooooooo sei la persona più incredibile dell'universo....che ancora dopo anni cita frasi scritte da me su diari scolastici......il mio unico e soloamore siete voi!"
S.L.: "Io la festa la voglio a tema Hello Kitty non cazzeggiamo... non vedo l'ora che arriviate vite mie!"
A.L: "Che schifo Hello Kitty è una caduta di stile per noi. Ci penso io alla tua festa"
M.L.: "Ehhh allur ahahahah♥♥♥"

Ovviamente la conversazione è sapientemente rimescolata, ma abbastanza fedele. Diciamo che ho lavorato sull'originale, ecco. Il senso traspare.
Un tantino di pateticume di troppo, ma invidio la serenità che gli hanno costruito i genitori. Sì le invidio. Io le invidio un sacco. E non mi vergogno ad ammetterlo. Soprattutto una delle tre. Perchè non è stupida ed è raro nel suo paese trovarne una non stupida. Ha le mie passioni, ma le sfrutta, senza perdersi per strada a lottare con insicurezze e demoni come me, convinta di saperci fare, convinta di essere brava perchè tutti glielo ripetono fin da quando è nata. Quindi lei non è sbagliata. Lei è giusta e bella e il mondo è tutto suo. E lei lo vive e respira e lo ama. E il mondo ama lei.
Ecco la lezione tratta da una conversazione su fb (e poi dicono che non è educativo fb...miscredenti!): "Ama il mondo che il mondo ti amerà. Odialo e riceverai solo odio". Qualcuno potrebbe obiettare: me se è prima il mondo a odiare me, che faccio? Allora puoi odiarlo tranquillamente.

Conversazione sempre meglio di tante altre merdate di facebook. Davvero leggo delle corbellerie così inquietanti che devo segnarmele sennò me le scordo e poi trascriverle dando vita a una specie di rubrica sull'autostima... qualcosa come: "Sentiamoci più intelligenti di questi decerebrati".

Altro tipo di espletamento. L'espletamento del niente unito ad altro niente che si traveste di tutto.
La fortunata è una mia ex compagna delle elementari, super laureata e tutto, ma che pare attivata da  stimolazioni quotidiane pari a quelle ottenute guardando un frammento di muro bianco tutto il giorno,tutti i giorni e ascoltando solo i rutti di Barney dei Simpson.

Le sue frasi preferite, da riciclare, come commento alle foto delle amiche ( e ho guardato solo una decina di foto, perchè mi ero rotta delle solite pose idiote...pensa un po' il resto!):
"Tesò sei stupenda."
 "Amò quanto sei bella"
 "Sei una stella amò"

A inizio estate: "Oh ragazzi!!! Si ricominciaaaaa!!! Questa estate sarà più super vedrete!!!!"
No, niente di incredibilmente "super" questa estate: è che ricominciano solo ad andare negli stessi locali che frequentano tutti, come ogni estate a fare niente ma "è super!".

Prototipo conversazione tipo sulla sua bacheca:
"Sono senza parole...."
"Perchè tesoro?"
" Così :))))"

No, ti suggerisco io: "Perchè non hai niente in testa e le parole vengono da lì."
Ecco se qualcuno le avesse scritto così, Facebook avrebbe avuto il ruolo educativo tanto decantato.

Il male? No, solo parentame

Oh bene.
A sostegno di quanto fin qui ripetuto fin alla più bieca noia, riporto una conversazione avvenuta in questa appiccicosa e mortalmente luminosa mattinata di 7 luglio.

Me ne stavo beatamente sgambettando verso casa, dopo aver pagato le bollette alla posta, orgogliosa del mio calcolato tempismo che mi aveva consentito di sbrigare la tediosa faccenda in non meno di 120 secondi. Un record nella posta del mio paese in estate.
Il sole picchiava come il fottuto inferno. Anche se erano appena le 9.00, non pareva esistere una pozza d'ombra neanche a pagarla oro. Tranne che nella mia casetta dove stava ad attendermi come un amante voglioso e sudato, una bottiglia ghiacciata di tè alla pesca.
Avevo calcolato tutto: arrivo a casa, mi svesto e sorbisco il tè con languido compiacimento, continuando a leggere quel racconto divertente, e poi mi fiondo a studiare. Ora che riesco a fare qualcosa senza sentire troppo spesso ansia e affanno, studiare non è poi così male.

Ma....
Ma.
Ma programmare fa male, soprattutto quando si vive a casa con famiglia, circondati da paesini che pullulano di parenti rompi. Soprattutto quando fa caldo, troppo caldo anche per le lucertole. Soprattutto quando si è me.
Infatti davanti casa chi ti vedo in sbirciante attesa?
Cugina! :-s.
Anzi di più: cugina con zia! 0_o

Ora che cerco di rivisualizzare la scena, mi vedo in mezzo alla strada, con un sottofondo di grilli in amore, il volto congelato in un sorriso congestionato, a metà tra smorfia e "cos'è questo odore? sento odore come di letame".
Buon viso a cattivo gioco. Vedo buste e ciotole, forse hanno portato qualcosa, me la danno e se ne vanno subito.
Mi avvicino. Il passo è pesante, come in un film epic western. Ogni zoccolata a terra è un tonfo.  

Nella testa di Dafne:
"Ti prego Dio, so che sono stata una blasfena miscredente, ma se esisti fammi la grazia. E comunque sono sempre meglio di quelli che ti invocano solo in punto di morte, no?! Io ti invoco solo in punto di incipiente schizofrenia acuta! Non è codardia repentina. E' seria e indiscussa fifa!".

Davanti a Dafne:
Tappe e Tappè attendono grassocce e sudatice, col cipiglio che riluce nell'aura solare. Serie. 'Mmazza se so' serie! Sempre serie ste qua.

Dafne: "Ciao! E voi come siete giunte fin qui?"
Tappe: "Ciao. Meno male sei tornata."
Tappè: "Dove sei andata?"
Dafne.:"Alla posta, c'erano bollette da pagare"
Tappè: "Ah allora qualcosa la fai ogni tanto"
Dafne: "Mmmm come?"
Tappè: "Ti disbrighi le cose al posto di tua madre"
Dafne: "....Sono appena tornata dalla posta"

[E seguono la povera Dafne nel portone fresco ("Grazie tante Dio eh....ci risentiamo in punto di morte")....chiacchiere di circostanza mentre svuoto le pentole con le verdure e la frutta che ci hanno portato dall'orto....]

Dafne: "...Ah a te le rape? A me i broccoli proprio non piacciono" [Tenta drammaticamente di evitare che la conversazione imbocchi strade a bordo di burroni roccosi. (Eh sìììì parlo dell'università! Cacchiolo se neanhce questo avete capito che mi leggete a fare?)]
Tappe :" Dovresti andare a mare"*
Dafne: "Per quale ragione "dovrei?"
Tappe: "Ma perchè non vai al mare hai tutto questo tempo libero!"
Dafne: "Veramente ho un sacco di cose da fare e non ci vado perchè mi annoio. Semplicemente"

Piccola illustrativa parentesi per l'eventuale lettore ignaro.
I parenti di Dafne la considerano una stolta nullafacente, stupida, asociale, che non studia, che non si laurea, che non è in grado di fare niente, che dovrebbe lasciare l'università e cercarsi un lavoro, malvagia, strana, inutile, che (prerogativa di una parente in particolare, almeno che lei sappia, ovvero: La Matriarca) non scriverà mai niente anche se è il suo sogno. Come Dafne sa questo? Quando le disse che le sarebbe piaciuto scrivere per lavoro, ma che visto che non si era ancora laureata (voluta discrepanza di causa-effetto) non era probabilmente in grado di laurearsi, la Matriarca fece il suo cenno affermativo del capo, un tocchetto di "Sì sì" quasi impercettibile che fa ogni volta che acconsente con l'interlocutore e poi sorrise soddisfatta. Che sia stata soddisfatta perchè temeva che veramente Dafne potesse decidere un giorno di riuscire a scrivere qualcosa?
Ma concludiamo.

Dopo un altro intermezzo di noiose ciance...

Dafne: "Sì grazie zia, poi ti faccio chiamare da mamma"
Tappè: "E tu fai le cose a casa. Pulisci e metti in ordine"
Dafne: "Lo faccio già zia"
Tappè: "Disbrigati tu le altre faccende e fai questo e fai quello, ma perchè non fai anche quell'altro?"
Dafne: "Perchè lo faccio già, zia"
[Ma anche dopo averglielo ripetuto, stranamente....]
Tappè: "Devi farle queste cose. DEVI. Ma perchè non le fai?"
Dafne, con le braccia in terra e il sopracciclio tremulo: "PERCHè - LO - FACCIO - GIà"

E' inutile. A tutti loro è talmente comodo che io sia questo che non accetteranno mai che non è vero. Anche se ce l'hanno davant agli occhi. E poi di che parlano quando si riuniscono a malignare tutti quanti? Chi utilizzerebbero come capro espiatorio? Chi sacrificherebbero sull'altare del loro compiacimento? Come potrebbero guardarsi allo specchio e sentirsi fieri se non si confrontassero con la nullafacente che loro credono che io sia?
Credono.
Ma non sanno...
...che un giorno li tramuterò tutti in pietra.

NOTE:
* Tappe mi ha posto questa domanda sul mare circa 5-6 volte all'anno, da 13 anni. Fate un po' il conto. Non so se è stupidità di quella grave, o un tentativo di capire cosa c'è nella testa dell'alieno-che-non-va-a-mare-d'estate.

mercoledì 6 luglio 2011

People always leave

Non credo che riuscirò a sedermi al prossimo esame.
Non trovo più neanche un senso per vestirmi o alzarmi...sono solo stanca. Non posso più vivere così. Non so dove pescare altre cartucce, l'aria in questa casa è diventata irrespirabile e ovunque anche se esco, vedo tra la gente solo vampiri con occhi rossi e luminosi pronti a sbranarmi. E ho paura davvero di non farcela stavolta.


Stanca di essere l'unica realmente in grado di provare affetto disinteressato, stanca di inseguire amici perchè mi mancano e sentirmi dire che è lo stesso è per loro e crederci, dannazione, crederci perchè sai credi di conoscerli e vuoi dannatamente bene loro proprio perchè loro ti hanno consentito di conoscerli nonostante siano persone così stupende.
E ti accorgi che non è così: non li conosci. Loro non ci sono mai stati, hanno solo parlato con te, così, come parlano con il postino, per riempire un vuoto momentaneo. Colmato ciò di quel che di meglio e più abbordabile può offrire la ditta, sono scomparsi quasi con noia. Di nuovo. E di nuovo e di nuovo.

Nessuno che neanche ti manda un sms per sbaglio.



E tutte quelle stupide scuse che tirano in ballo che sono impegnati e neanche trovano il tempo per uno squillo. E tu? E tu gli credi,perchè sono persone così meravigliose loro che non ti mentirebbero mai. Ti vogliono bene quanto tu ne vuoi a loro eh. Poi passano i mesi e pare strano che nemmeno trenta secondi per un sms trovano. E ti ritrovi a leggere coglionate che scrivono su anobii o altrove e guarda! Allora il tempo c'è. E lì,pugno al cuore.

Che ti dicono tutti accorati "Sì, vale anche per me, anche io voglio continuare a sentirti!" E tu a cercare allora di capere dove sta il problema e a d accertarti di non caderci ancora: "Ma ne sei sicuro? Pensaci magari...". E loro "sì sì sì sicuro". E tu "ok ^-^ *_*".
E poi? :'((((
Shhhhhh. Silenzio.
Tu scrivi un messaggio ogni tanto, quasi col timore di disturbarli...
Ogni tanto qualcuno ti risponde e poi? Niente. Il nulla proprio.


Ma quale cazzo è il problema?
Se non mi vuoi parlare basta dirlo!
Se io dico che sono un'amica per qualcuno poi mi comporto da tale ma non perchè devo, perchè è una conseguenza spontanea! Se non voglio essere tuo amico io solitamente lo dico e poi? E poi basta, amen. Invece mi sento solo imbottire di scuse idiote tipo "non ci penso proprio a mandare sms" - "eh ma meglio sentirsi su skype" e io povera fessa "va bene, come vuoi, sentiamoci su skype, fammi uno squillo quando vuoi parlare" e lui "si va beeeeene".
........ Sò passati due mesi dal MIO ultimo messaggio.
Ma cazzo, dì che non mi vuoi sentire e basta così, ma quante palle ci vogliono a essere un tantino veri? Troppe mi sa.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

E' come nella canzone di di De Andrè, Il Cantico dei drogati.  
Come potrò dire a mia madre che ho paura? Cantano i dannati di Faber.
Gran parte del problema però, per me, è proprio lei.
Qualsiasi cosa succeda, qualsiasi cosa io faccia o non faccia, comunque per lei sbaglio, comunque lei noterà e soprattutto mi farà notare, che sono io sempre e comunque, il problema. Dalle cose più stupide alle cose più serie, da quando ho ricordo. Non c'è scampo per me.

I miei guai al liceo? Sono io sbagliata, non importa se dopo di me tutta la sezione ha cambiato scuola, no io sbaglio.

Non ho trovato lavoro nonostante l'abbia cercato per un mese? Sono io che non so.

Ho lavato i piatti pieni di incrostazioni di tutte le sue stupide torte? Ma non importa, come se non avessi lavato niente meglio non lavare almeno... Perchè lei ha notato solo che io non ho pulito la macchinetta del caffè per giorni perchè non riuscivo ad aprirla era stretta troppo e oggi l'ha fatto notare a mio fratello e io le ho detto che ho provato e non ci sono riuscita e lei ha alzato il sopraccicllio e ha detto "si si, certo" come a dire "ehhh come no...la solita bugiarda, in realtà tu non fai mai niente".

Io sono andata da sola a turtte quelle lauree dei miei cugini anche se non volevo, anche se lo sapevo che sarebbero state una tortura per me. E ora che non posso andare a quella di mio cugino a Roma, perchè devo studiare, non va bene! Io sono cattiva egoista e invento scuse per non andare. Non importa se loro non sono venuti senza ragione alle altre lauree e ci sono andata io, da sola, importa solo che io non vada a questa.

Ed è meglio non toccare il tasto università....

Sono giorni che non riesco a leggere, a studiare, fare altro che non sia piangere.
Ogni volta che comincio a studiare perdo il controllo, divento apatica e tutto diventa nero e comincio a tremare.
Non so spiegarlo. E' come aver paura di qualcosa, ma non di qualcosa di concreto. E' più qualcosa che non puoi sfuggire, non puoi estirpare perchè ce l'hai dentro. Perchè sei tu.

Non importa niente di te. A nessuno. Tua sorella e tuofratello con cui cerchi continuamente di instaurare un discorso, ti ignorano, ti insuletano o ti dicono di andartene.
Allora perchè andare avanti? Perchè studiare? Perchè mangiare? Perchè piangere ancora e ancora, dopo tutti questi anni se senti la mancanza di qualcuno nonostante questo qualcuno chiaramente non ha mai davvero ricambiato amicizia, affetto o che altro nei tuoi confronti?

sabato 11 giugno 2011

Che sia...

Che sia la settimana delle risposte?
Che sia la settimana in cui qualcosa comincia a smuoversi?
Che sia la settimana delle amicizia perdute, riscoperte grazie al benefico balsamo della parola?
Che sia la settimana della ripresa agognata?
Che sia la settimana della forza recuperata?
della speranza vivificante......
Che sia la settimana in cui un'ineluttabile impronta mi dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che la mia esistenza sia legittima?
Che sia la volta della svolta?


Sì sì sì ti prego ti prego ti prego ti prego ti prego....

In attesa che il cellulare parli....

Tipo 12.000 curriculum lasciati in due città sperando che qualcuno riempia la mia estate di lavoro e qualche soldo, se non altro, anche se per forza di cosa sarà un lavoro di cacca. In realtà l'ultimo colloquio l'ho appena fatto al McDonalds e ne ho ricevuto in cambio ottime vibrazioni, ammesso che una catena di fast food possa esprimersi per vibrazioni.

Spero proprio mi chiamino lì, prima di tutto per la comodità nel raggiuingerlo, poi perchè tra tutti gli altri impieghi estivi disponibili mi sembra il più promettente, perchè ho sempre desiderato lavorarvici, perchè mi fa sentire una ragazza americana che studia e che lavora, perchè si lavorerebbe anche di notte cosa che nella dieta quotidiana delle mie giornate aride, sarebbe una bella botta di vita.
I lati negativi sarebbero due e inesorabili:
  1. Rischierei seriamente di prendere 90 kili in mezzo a tutte quelle leccornie americane;
  2. C'è un tipo che vi lavora che non sopporto: era l'amico di uno che mi piaceva quando ero alle medie e non mi ha mai cagato di striscio e ogni volta che entro al mac mi fissa e mi fissa e mi fissa e poi distoglie lo sguardo, ma che cazzo vuole? Almeno saluta no, deficiente....tutti questi uomini senza palle a me devono capitare tra i piedi. Il punto è che sta lì da un bel po' e se mi prendono sarei una specie di sua sottoposta. E sapete perchè non ho fatto prima di oggi il colloquio al Mac nonostante mi piacesse l'idea? Per lui, perchè mi faceva sentire giudicata e indegna dei loro ranghi, rispolverando vecchi tremori adolescenziali mai risolti.  E sapete perchè alla fine sono andata a farlo nonostante lui, il colloquio? Perchè non me ne frega un diavolo di niente ormai. E' un cazzone cretino e lo so che ha sparlato alle mie spalle, lo so perchè loro agiscono così, mi vedono come un'aliena e come mi notano seguono le mie mosse per capire quel che un'aliena vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare... ok attacco shakespiriano a parte, è vero. Ma si fotta. E' arrivato il momento che affronti a testa alta sto paese di coglioni perchè non ho niente di cui vergognarmi e in definitiva sono più sberta di sti quattro trogloditi!.
Tutto questo ovviamente non succederà se non mi prendono e considerato che siamo in tanti per 4 posti la cosa è molto probabile. Il tizio del colloquio mi ha detto che antro venerdì dovrebbero chiamarmi per un nuovo eventuale incontro o al più presto lunedì.
Entro mercoledì dovrebbe farsi vivo invece il responsabile del supermercato, altro colloqui della giornata. Prima mi ha detto che ha incentivi regionali solo per gli under 26, poi che visto che gli ho fatto un'ottima impressione dal momento che sono "molto sveglia e mi piaci credo, proprio che ti prenderò". In realtà mi guardava come un allupato ma vabbè.... si fotta.
Vorrei proprio farla questa esperienza al Mac. Mi stuzzica, mi piace come mi fa sentire, mi fa trepidare anche solo l'idea di ricevere la chiamata e ho bisogno di questo anche se è poco più di niente agli occhi di chi vive davvero, per me è molto. Il supermercato non mi riempie di gioia proprio... e siccome non succede mai ciò che voglio, mai ciò che potrebbe farmi stare meglio, chiamerà il quest'ultimo.

Non importa. Basta uscire da questa casa....

martedì 12 aprile 2011

Quando subentra la crisi

- 3 giorni al mio compleanno

...ma sto in crisi, tragica, funesta, furibonda crisi.
Ho finito di fare la schedatura di uno dei libri che mi servono per la tesi e mi sono partiti, praticamente gli occhi. Il punto è che ho solo un indirizzo molto impreciso su quelka che dovrebbe essere la mia tesi e questo mi ha portato a trascrivere molto, tantissimo.
Già sono solita trovare tutto incredibilmente importante per gli esami e sottolineo e studio quasi un libro per intero ogni volta. Ora, avendo solo un titolo approssimativo che coinvolge un vastissimo campo di indagine filosofica, tutto mi sembra importante.

Quantomeno però seguivo un filo logico e ben strutturato.
Il nuovo libro invece è confusionario e pieno di cose che potrebbero servire tutte e non servire nessuna. Se passo avanti ho l'impressione di tralasciare troppe cose e quindi ritorno indietro, e allora dovrei trascrivere tutto per seguire un discorso sensato, ma subentra immediata l'impressione che sia tutto superfluo e non ne esco fuori. In più il libro è anche molto ma molto difficile e molto, ma molto lungo.

Insomma sono andata in tilt, è arrivato, veloce come la sfiga, il solito senso di insufficienza delle mie capacità, di inadeguatezza ad ogni compito. Le idee hanno cominciate a confondersi, il petto a ostruirsi, il fallimeto netto e totale a gravare, il respiro a diventare affannoso. E ho concluso poco e niente. Ma davvero non riesco ad affrontare quel librone senza sapere davvero cosa mi serve.

L'ho presa male perchè mi ero stilata una mappa con il lavoro digradato nei giorni, e il positivo è che fino a oggi, e in maniera sorprendentemente inaspattata ed esclusiva per i miei canoni, ero riuscita a rispettare perfettamente la tabella di marcia, studiando molto ma anche riuscendo a fare altro.
Questo iato, questo fallo non ci voleva, più che altro a livello di umore che finisce di nuovo sotto i piedi e mi fa andare in crisi totale senza che nessuno venga ad arginarla. E io proprio non ce la faccio più a controllarle da sola le mie crisi.

Quindi, per limitare al minimo i danni, mi sono imposta la calma necessaria a guadagnare una lucidità che mi permetta di correre ai ripari e non gettare i prossimi giorni nel cesso dei giorni sprecati inutilmente.
Il risultato è questo rabberciato programma:
  1. Mettere da parte momentaneamente questo libro;
  2. Andare in libreria a comprare l'altro che, essendo un libro di narrativa piuttosto famoso, dovrebbe trovarsi;
  3. Sperare che ce l'abbiano nella versione econimica cosicché possa usufruire della tessera fedeltà per comprarlo praticamente gratis, altrimenti i soldi non li ho e ho un gran timore a chiederli a mia madre;
  4. Se trovo il suddetto libro, fare nei prossimi giorni la schedatura del detto, sperando che non mi crei problemi analoghi a quello che mollo per il momento: dopututto, non essendo un libro specificamente di filosofia, ma di letteratura con elementi semiotici e filosofici annessi, dovrebbe essere più piacevole, ma potrebbe crearmi diverse difficoltà per la stessa ragione;
  5. La seconda mossa prevede che io mi fiondi all'università il prima possibile, a parlare con la professoressa e definire meglio l'argometo di tesi così che possa non solo lavorare al libro difficile, scientemente, ma possa soprattutto iniziare a lavorare seriamente a una tesi definita. Ho quindi inviato mail ai tutor per farmi dare il ricevimento della prof., si muovessero a rispondermi....;
  6. Qualora non sia previsto ricevimento prima di Pasqua, allora le cose si complicano. Vorrà dire che userò questo tempo per lavorare sul libro che sto per compare (ammesso chelo trovi e per favore stelle, è la settimana dell'anniversario della mia nascita, girate bene almeno in questo periodo); che cercherò di trarre il massimo da quello complesso affrontandone un po' al giorno; che studierò per l'esame.
Il  piano c'è ed è anche abbastanza ricco. Ora devo rispettarlo. Sarà dura. Se le stelle girano e trovo il libro, sarà dura soprattutto non cadere in crisi nocive alla respirazione e alla salute mentale. Ma devo farcela...da sola come sempre, senza l'aiuto di nessuno. Affronterò tutto giorno per giorno e qualcosa riuscirò a portare a termine. Magari sarà poca roba e magari anche di scarso valore. Ma sarà. L'importante è che sia.

Senza tergiversare, visto che per oggi il lavorare sul computer è finito, esco subito. Ne approfitto per fare una corsetta, se riesco, comunque ci provo, ci sto andando tutti i giorni senza correre moltissimo ma va bene anche così. Basta provare. Basta correre un po' di più ogni giorno.
Quindi il programma immediato prevede:
  • chiudere il computer;
  • mettersi reggiseno sportivo e fuseaux e felpa; 
  • andare a piedi fino al lungomare;
  • correre finchè polmoni reggono, magari mi fermo e riprendo, per circa un'oretta;
  • andare a comprare il libro;
  • tornare in spiaggia per cominciare a studiarlo;
  • tornare a casa e fare una doccia;
  • poi scrivere e lavorare un po' sul computer o se sono troppo stanca, o continuare a leggere.
Basta vere un piano, no?

venerdì 8 aprile 2011

Tempeste gemelle

Imperversa un vento odioso da giorni in tutti i dintorni,     
So che la dicitura "animo inquieto" non è puro
costieri e non solo. Tutt'ora, da questo pomeriggio,            
virtuosismo poetico da anni, ma oggi ho capito
infuria con incredibile intensità, tanto che abbiamo              
è una formula sopravvalutata non adatta per
dovuuto chiudere le persiane perchè piccole pietruzze         
plasmare in pieno il moto di un animo tormentato.
volanti sbattevano incessantementi sui vetri.                         
Non posso più continuare a studiare, sono troppo
Gli ulivi si agitano come cantanti d'opera impazzite              
stanca per scrivere e stare su internet e comunque
che ululano sincopati vagiti di disperazione,                       
non c'è nessuno con cui voglia parlare. E' come se
fiori ed erba dei due prati che si estendono davanti             
la vitalità di mille giovani scatenati fosse bloccata in
e dietro casa mia, sono schiacciati tutti da un lato              
me senza possibilità di uscire e mi sta lancinando
come se un gigante invisibile li stesse usando come             
il petto. Voglio fare qualcosa, voglio fare tutto, ma
giaciglio impedendo loro di risollevarsi                              
non posso fare niente. Non posso uscire perchè
per riguadagnare il sole, nonstente disperatamente               
imperversa Katrina e non posso sbizzarrirmi in
continuino a provarci; cassonetti dei rifuiti rovesciati,           
dolci o sfornare focacce fregranti perchè non ne
cornicioni case staccati...                                                    
resterebbero, le divorerei. Ho fame di vita e non
 E' come la disperazione, però nell'aria.                             
posso vivere...                                                       



E' la mia irrequietezza insoddisfatta 
a generare trombe d'ariamuggenti o è il vento a sconvolgermi in 
un inatteso anelito metereopatico?

venerdì 18 marzo 2011

Odio vivifico 2, ovvero il giudizio sempiterno del parentado

2)      i miei parenti che per buone ragioni o pessimi proponimenti hanno sempre finito per umiliarmi;


Non credo di essere l'unica ad avere subito disagi di qualsivoglia tipo da famiglia e parenti e dico ciò con dispiacere perchè mi piace da matti considerare me stessa diversa, speciale anche solo per le angustie subite. Poter quindi immedesimare la parte dell'incompresa ribelle che si rifugia nell'indifferenza e usa dardi di sarcasmo per controbattere critiche e mancanza di consensi.
Armi necessarie sarcasmo e indifferenza, ma non bastevoli quando devi continuamente rendere conto e se non rendi conto è peggio che se ne rendi. E la gente che non sa, la gente che non conosce e non capisce ti dice di ignorarli, ma non si può. Certo è la soluzione giusta. La gente che non sa ti sa dare ottimi consigli di solito. Ma è una soluzione irrealizzabile se i parenti sono parte costante della tua vita e della tua famiglia. 
Tu puoi provarci e ci tenti perchè hai bisogno di sapere che un modo per zittirli deve esserci. Ti serve saperlo. Ma poi lo fai e ti rendi conto che è inutile.


Ho passato anni a dire a me stessa che non è colpa loro se io sono diversa e loro non lo capiscono, che non usano cattiveria nel stare continuamente a soppesare e giudicare ogni mia mossa e soprattutto, non mossa , nell'umiliarmi e ....io non ho le parole per spiegare come mi fanno sentire ok? Non lo so. 
Mi hanno fatto stare male e li odio per questo, per tutto quello che mi hanno fatto passare in questi anni. Posso sentirmi in colpa perchè li odio e sì... mi sento dannatamente in colpa per questo ma li odio ...ed è patetico che continui a non ammetterlo solo per sperare di essere qualcosa di meglio di quanto non sia in realtà. Non sono niente di meglio e ogni persona che ho conosciuto me lo ha confermato con l'atteggiamento che ha usato nei miei confronti, ogni aspetto della mia vita è un lampante esempio di quanto non sia una persona neanche lontanamente decente.
Assodato ciò tutto il resto viene da sè.


Che cazzate sto scrivendo.... Sto solo girando intorno alla questione perchè in realtà non voglio trattarla se non in schietti termini.
Odio i miei zii materni perchè so che loro provano affetto per me, ma in realtà non sono io, Dafne, la ragazza per cui provano affetto. Non mi conoscono neanche. Loro si sono sempre aspettati che io facessi la cosa giusta, ma non hanno mai saputo cosa è giusto per me. Sono un'egoista del cazzo a pensare che la situazione in cui mi trovo sia il risultato di scelte impostemi dagli altri, della merda in cui sono stata spinta, della fiducia che nessuno mi ha dato, dell'affetto che per meritarmi ogni volta chissà che devo fare perchè nessuno me lo ha mai dato gratuitamente, non quello vero e sincero almeno, un affetto che fosse solo mio, dedicato a me, suscitato da me, e non da qualcuno che è figlia o nipote, che sia dedicato a me e non a chi è buona ora perchè vi intrattiene e non è più buona quando non sta abbastanza bene per essere allegra e frizzante. Egoistico o meno, questo penso e non posso, non voglio più, fare finta di non pensarlo.

Non ho voglia di parlare neanche dei parenti paterni. Pensano che tutti devono essere come loro, pensare come loro, agire come loro... insomma il peggiore degli atteggiamenti mentali, il più infino e triviale dei modi di essere. E io, che a proprio non sono così, sono stata passata sotto il loro giudizio...ma non è solo il giudizio, dannazione.... non riesco a spiegarmi oggi. L'unico è fare un esempio.


In quella fatidica giornata che ho trascorso, qualche settimana fa con quella mia zia che incarna il capostipite matriarcale dei parenti paterni (e di cui non ho ancora scritto perchè mi viene la nausea al solo ricordo), dopo una mattinata di noiose commissioni e discorsi con vecchie di turno sul punto a croce e punto mattino e punto giorno o come cavolo si chiamano i ricami che fanno (credo di aver desiderato una pistola per la prima volta in vita mia, il che la dice lunga su quanto incidano le persone che ci circondano nelle scelte estreme...), questa ha passato tre ore a sentenziare sulla vita degli altri. Le seguenti due ore sono trascorse nel paragonare le loro famiglie-scelte-vita alla sua di vita-scelte-famiglie, e ne è uscito che la sua è retta e giusta e amorevole e calda al confronto dell'ambiguo materialismo altrui. Mezz'ora è stata dedicata agli ex fidanzati di mia cugina e all'attuale ragazza di mio cugino, a quanto loro siano imperfetti per i suoi figli, in quanto non agiscono come farebbe lei e quindi come lei si aspetta.

Infine, finalmente, l'ora restante prima dell'arrivo dei figlio, è stata dedicata a me, come temevo e mi aspettavo, al fatto che io sono così, che sto in casa, che non partecipo alla vita di paese come loro fanno, che "non sono mai stata propositiva", che devo lasciare l'università visto che non riesco a finire e andare via, che mi la vita è breve e devo trovare qualcuno, tipo un uomo ("e tu ancora niente?"). Ovviamente evito di commentare perchè si commenta da solo. Mi sembra di sprecare parole inutilmente. 
Il tutto nel tono propositivo e dolcificato, quasi affettuoso della zia preoccupata. Il brutto con lei è che - sia effettivamente così o pervenga così a me perchè sono oramai prevenuta e mi aspetto questi atteggiamenti da lei, non lo so giudicare - non manca mai di aggiungere seppur in tono dolcigno, seppur fingendo premura, un'accusa nei tuoi riguardi inappellabile. 
"E' così con lei, è trattata male dal marito ma lei se l'è voluta"
"Sei bloccata in questa situazione all'università, ma sei statica non reagisci" 
"Tua madre e tuo padre? Storia sfortunata, bella stodia d'amore? Sì, ma tuo padre aveva lasciato tua madre, poi ha fatto la cosa giusta"
Roba del genere e tralasciamo l'ultima frase... l'ha detta per qualche ragione lei non dice mai nulla a caso. O forse era solo un altro modo per glorificare la sua di storia perchè prima mi aveva fatto due palle così su lei e zio. 


Questo post è confuso e inutile e senza senso e mal scritto. Tanto quanto la mia famiglia. Non ho intenzione di rigovernarlo.

Parentesi (lettura)

E' che non ho neanche la testa per leggere.
O è solo l'inconscio timore che se prendessi un libro in questo periodo, mi rammenterebbe immediatamente quanto sia benefica la lettura per me e smetta di studiare del tutto.
Non leggerò nessuno libro che non sia di studio, fin dopo la laurea.

mercoledì 16 marzo 2011

Odio vivifico 4, ovvero Università del cazzo


Partiamo dal punto 4 perchè ce l'ho ancora fresco fresco sul gargarozzo e non va nè su nè giù neanche a pagarlo oro e in più sono in fase linguaggio scurrile, un bel po' di imprecazioni alla "marinaio in licenza" non possono che essere catartiche: 

4)      l’università della Calabria che ha infossato le mie speranze davanti alla mano irta e inalienabile della cultura.

Mi ha rovinato la vita quest' Università del cazzo. O forseme la sono rovinata io tramite lei. O forse me la sarei rovinata anche senza Università del cazzo. Com'è come non è, qui è tutto una vera merda. E ancora più merda deriva dal fatto che nessuno se ne accorge, ma sono tutti belli belli contenti di annasparci, nella merda. Non sapendolo? Sapendolo e fregandosene in nome di un bene superiore? Ma che ne so....
So solo che li odio.
Non riesco a laurearmi e senza dubbio la causa del tutto sono io non sto mica cercando di alleggerirmi il carico, no no. Sta lì ben piantato sul gobbone dove lo avevamo lasciato l'ultima volta. Nonostante ciò il mio corso fa cagare e non me ne sbatte una beneamata minchia del 90% della cazzate che mi hanno fatto inculcare. 
Ma non voglio passare il tempo a sciorinare le solite lagne su come sono ancora, a quasi 28 anni, bloccata in questi liquami.
Mi limiterò ad avallare mozioni a sostegno della mia tesi sulla merdosità dei quest' Università, e ovviamente a sostegno della mia perdizione, del mio ritardo negli studi, della mia inadeguatezza a essa, delle mie ragioni. 
E lo farò perchè gettare fiele mi ringalluzzisce e mi compensa di una miserrima parte della sofferenza passata, presente e futura. E lo farò perchè questo è il mio fottuto blog e io riempirò d'acqua il mio mulino quanto e come mi pare. Se non vi sta bene, cambiate blog, chissene sbatte.

Mozione n.1
sono tutti degli incompetenti e spillasoldi qui. Ricapitolando il fattaccio: un libro difficile da trovare perchè fuori catalogo era in biblioteca, ma scomparve dopo un mio battibecco con la malafarina, bibliotecaria stizzita e bruttarella che pare non abbia apprezzato le mie ragioni e il mio sarcasmo nel declamarle. 
Piccolo appunto: mai più discutere con chi ha il potere di complicarti la vita. E lo ha fatto la malafarina, eccome. Non che abbia la certezza matematica, ma tutte le altre certezze ce lo ho. Altrimenti non riesco a spiegarmi davvero come un libro che un'ora prima era lì, sparisca senza che nessuno sappia che fine abbia fatto e non si ritrovi più. Allora prenoto il libro col prestito interbibliotecario e mi arriva dopo due mesi e mezzo impedendomi di dare almeno il modulo A dell'esame che mi manca nella sessione di febbraio e gettandomi in uno stato di disperazione totale perchè devo dare due esami e fare la tesi entro giugno e sono in mare altissimo anche perchè come mi metto a studiare mi sento soffocare e non riesco a fare niente. Ma anche questa, altra storia, altra lagna destinata ad altri lochi. 
Dicevo che 'sto libro della malora me lo hanno fatto pagare nove euro per poterlo tenere solo quattro giorni visto che la responsabile del prestito interbibliotecario mi ha avvertito in ritardo del suo arrivo. Se inoltre vi sommiamo i soldi spesi per fare le fotocopie e per i biglietti dell'autobus per andare a prenderlo e restituirlo, arriviamo alla modica cifra di 28 euro. Ovvero: me ne sarei comprata tre di questi libri. Affanculo il prestito interbibliotecario. Non vogliano gli dei che debba ancora usarlo.

Mozione n.2
ero nervosa come non mai mentre mi aggiravo per quella stupida Università, con un sole incomprensibile e 26 gradi a sbattermi sulla nuca, affamata e incazzata nera e cosa mi tocca sentire, da chiunque mi sfiori, da chiunque mi passi davanti, di lato, di dietro: solo cazzate, inutili accozzaglie di parole che irritano talmente tanto, ma talmente tanto le mie orecchie da farmi desiderare due spilloni per forarmi i timpani pur di non sentirle. 
Ripensandoci a mente fredda, tutto questo non mi spiace del tutto perchè mi dà l'insperata opportunità di sentirmi fiera di non essere come loro e risponde al mio ancestrale quesito: perchè non riesco a stare bene con gli altri e a essere parte dell'umanità che mi circonda. 
Perchè gli altri sono scemi. Perchè l'umanità che mi circonda mi annoia da morire. Perchè, che cazzo, mi irrita solo ascoltare di striscio quello che hanno da dire, figurarsi se dovessi intrattenermi con loro più di 5 minuti. Morirei. 
D'altro canto mi spiace perchè questo conferma la mia diversità e che non sono riuscita a trovare nessuno che sia degno di essere frequentato e questo rende di conseguenza me infrequentabile. E io sono sola. Anche all'università, come altrove.  
Be' comunque, a scanso di equivoci, riporto qualcuno di questi scampoli:
  1. "Oh ma dddddaiiii! L'anno scorso mi sono portata il libro per studiare a mare tanto che dovevo studiare così sono andata alla grande agli esami! Ma amooooo il mare e non rinuncerei ad andarvi per niente al mondo. E il libro mi è caduto in acqua!!!" [qui seguono risate chiocce del codazzo di colleghe];
  2. "Quello ti ha guardata" - "Ma no, dai. Tu dici che mi ha guardata? No perchè io non ne sono sicura" - "Ma sìììì, che sguardo ti ha lanciato (e qui un tocco di classe e intelligenza insperato che l'ha illuminata di giusta fierezza ndr): magnetico" - "ihihih" - "ghugghuggghuhhuuu".
  3. "Sì mi sono specializzata e ora devo entrare peffffffforza nel dottorato, ma non so se ci riesco. Tu dici che ce la farò di certo?...Be' sì dai penso anche io con i miei voti e il proffff...";
  4. Basta... mi viene da vomitare al solo ricordarle. Ora datemi torto se mi sono andata a rintanare in un cubo desolato a mangiare Mars e scarabocchiare frasi nefande sulle mura... Quale essere sano di mente non andrebbe a rintanarsi e mangiare Mars scrivendo frasi nefande sulle mura dopo aver sopportato questo?! Avanti? Chi?

Parentesi (apnea)

Turpitudine e smarrimento. Stringo le gambe al petto e aspetto che passi. Che il respiro torni.

Parentesi (fame)

Atavica fame, mangerei il mondo. Per poi vomitarlo. Ho troppo vuoto.