Mangiare fragole fino a scoppiare citando le frasi di Titanic ancora tutte straordinariamente impresse nella mia mente.
Poter sognare di vivere come loro.
Non esiste una denominazione per il colore delle fragole. E' un rosso solo loro.
Basta così poco per stare bene...
Blog senza censure. Metto a nudo me stessa come se un Grande fratello tenesse puntate le sue telecamere nella mia anima ribelle, punk e borderline. Scriverò ogni dettaglio, più o meno sordido che sia, della mia vita che odora di libri, salsedine, peonie e torta al cioccolato, dove caos e autodistruzione lottano contro la morale dei benpensanti e dove fioriscono universi alternativi sotto un cielo di lamponi. Mi svendo raccontandolo, che interessi a qualcuno o no. And fuck everything else.
Visualizzazione post con etichetta Vivo negli alberi mi vesto di fiori compongo in foglie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vivo negli alberi mi vesto di fiori compongo in foglie. Mostra tutti i post
mercoledì 11 maggio 2011
martedì 26 aprile 2011
Nothing gold can stay
NOTHING GOLD CAN STAY
Nature's first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf's a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.
Her hardest hue to hold.
Her early leaf's a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.
Robert Frost
______________________________________
NIENTE CHE SIA D'ORO RESTA
In Natura il primo verde è dorato,
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un'ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l'Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l'Aurora.
Niente che sia d'oro resta.
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un'ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l'Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l'Aurora.
Niente che sia d'oro resta.
lunedì 31 gennaio 2011
Like Tamara Drewe
Non è che desidero proprio essere come lei, proprio proprio come lei. Insomma, in fin dei conti è una fottuta puttanella e neanche tanto sveglia mi pare. Ma.
Ma diciamo che il mio alter ego riuscito e sognato rispecchia molte delle sue caratteristiche. Giornalista affermata prima dei 30 anni con una sua rubrica, e già in procinto di pubblicare il suo primo romanzo, intervistatrice di rocker, indipendente, senza vincoli morali, vive la libertà che si merita. Insomma, me garba.
Claro che così non è e nn sarò, ma me lo sono goduto questo film. Non che sia sto gran capolavoro, ma è decisamente molto meglio di quello che ho visto di recente e ha un'ottima sceneggiatura. E il contesto poi, mi è da sempre congeniale: black comedy, umorismo all'inglese, verdi e immacolate distese del Dorset, paesino bucolico, ritrovo di scrittori in crisi... Roba che qui non c'è, a parte la bucolicità insita in ogni dove, ecco, quella c'è. Manca il resto. Mi mancano le competenze di Tamara.
E sorattutto, manco io.
Ma diciamo che il mio alter ego riuscito e sognato rispecchia molte delle sue caratteristiche. Giornalista affermata prima dei 30 anni con una sua rubrica, e già in procinto di pubblicare il suo primo romanzo, intervistatrice di rocker, indipendente, senza vincoli morali, vive la libertà che si merita. Insomma, me garba.
Claro che così non è e nn sarò, ma me lo sono goduto questo film. Non che sia sto gran capolavoro, ma è decisamente molto meglio di quello che ho visto di recente e ha un'ottima sceneggiatura. E il contesto poi, mi è da sempre congeniale: black comedy, umorismo all'inglese, verdi e immacolate distese del Dorset, paesino bucolico, ritrovo di scrittori in crisi... Roba che qui non c'è, a parte la bucolicità insita in ogni dove, ecco, quella c'è. Manca il resto. Mi mancano le competenze di Tamara.
E sorattutto, manco io.
venerdì 24 dicembre 2010
Zenzero, miele e cannella
Navigano venti esotici, stanotte per casa. Smarriti attraverso passaporte di forni, li vedi ambrati o di lapislazuli dorati, arricciarsi tra lampadari troppo occidentali, incuranti.
Sciogliersi nel nocciola dei capelli per ambrarlo di cannella.
Dare alla forma dei corpi la consistenza traslucida e selvaggia del miele.
Ho dormito con mani di zenzero.
Sciogliersi nel nocciola dei capelli per ambrarlo di cannella.
Dare alla forma dei corpi la consistenza traslucida e selvaggia del miele.
Ho dormito con mani di zenzero.
sabato 18 dicembre 2010
Robin Hood degli agrumeti
Ho rubato le arance! E i mandarini. Qualche clementina. Sette limoni.
Un bel bottino solare e profumato.
E' che ne avevo una voglia matta e quegli alberi erano così carichi da piegarsi sotto il peso delle sfere. Sembravano dei piccoli soli cincofusi dalla luce del mattino catturata e riflessa dai residui di brina. Ovviamente sono su un terreno proprietà privata ma non c'è nessuna recinzione ad arginarne i confini o impedirne l'accesso. Anzi suppongo di non essere stata la prima ad intrufolarvisi perchè mancavano tutti i frutti più bassi, mentre i rami più alti ne erano colmi.
Mi sono addentrata nel folto per evitare di essere scorta dalla strada e ho piacevolmente scoperto che la sensazine non è poi tanto diversa da quella che si prova attraversando un bosco. Il sole non riusciva a penetrare i rami fogliati e io ho potuto bighellonare indisturbata certa di non essere scorta dalla strada. In realtà ho rischiato di scivolare più volte. Il terreno più interno non aveva erba e il fango insieme agli agrumi caduti e in decomposizione, rendevano arduo destreggiarsi senza sprofondare in limacciose mini-sabbie mobili. Meno male avevo scarpe semi-adeguate:
Non è stato facile prendere i frutti alti, ma sono riuscita a racimolarne una bella busta. E' stato inaspettatamente divertente. Aggirarsi per quel sottobosco improvvisato dall'odore di arancia e dai suoni simcopati, con ancora qualche ciuffo di neve a infiocchettare i recessi più scuri e l'erba tenera su cui camminare... è come calpestare cotone friabile. E la sensazione di fare qualcosa di "proibito".
Ci avrei vissuto volentieri l'ho capito perchè Robin Hood mi ha sempre affascinata e oggi più che mai, sono assolutamente certa di essere la reincarnazione di lady Marian, altrimenti non so spiegarmi perchè rifuggo la civiltà e ricerco l'ammaliante brivido del selvaggio e del proibito per quanto...caspita tra tutte le cose selvagge e proibite fatte dall'uomo nel corso della storia, le mie imprese non meritano la palma d'oro, neanche il cucchiaio di legno, invero. Ma è pur sempre un inizio no? Oggi aranceti, domani uliveti, tra un anno boschetti, tra tre foreste; oggi frutta fresca, domani castagne, tra un anno lip gloss, tra tre il principe Giovanni.
Ora ho una missione. Amen.
Un bel bottino solare e profumato.
E' che ne avevo una voglia matta e quegli alberi erano così carichi da piegarsi sotto il peso delle sfere. Sembravano dei piccoli soli cincofusi dalla luce del mattino catturata e riflessa dai residui di brina. Ovviamente sono su un terreno proprietà privata ma non c'è nessuna recinzione ad arginarne i confini o impedirne l'accesso. Anzi suppongo di non essere stata la prima ad intrufolarvisi perchè mancavano tutti i frutti più bassi, mentre i rami più alti ne erano colmi.
Mi sono addentrata nel folto per evitare di essere scorta dalla strada e ho piacevolmente scoperto che la sensazine non è poi tanto diversa da quella che si prova attraversando un bosco. Il sole non riusciva a penetrare i rami fogliati e io ho potuto bighellonare indisturbata certa di non essere scorta dalla strada. In realtà ho rischiato di scivolare più volte. Il terreno più interno non aveva erba e il fango insieme agli agrumi caduti e in decomposizione, rendevano arduo destreggiarsi senza sprofondare in limacciose mini-sabbie mobili. Meno male avevo scarpe semi-adeguate:
| Le mie sono grigio scuro però... |
Ci avrei vissuto volentieri l'ho capito perchè Robin Hood mi ha sempre affascinata e oggi più che mai, sono assolutamente certa di essere la reincarnazione di lady Marian, altrimenti non so spiegarmi perchè rifuggo la civiltà e ricerco l'ammaliante brivido del selvaggio e del proibito per quanto...caspita tra tutte le cose selvagge e proibite fatte dall'uomo nel corso della storia, le mie imprese non meritano la palma d'oro, neanche il cucchiaio di legno, invero. Ma è pur sempre un inizio no? Oggi aranceti, domani uliveti, tra un anno boschetti, tra tre foreste; oggi frutta fresca, domani castagne, tra un anno lip gloss, tra tre il principe Giovanni.
Ora ho una missione. Amen.
venerdì 26 novembre 2010
Assorbo la magia della terra
Saluto l'autunno con un infuso.
Andrò a cercare gli ingredienti e li mescerò come le streghe di Macbeth facevano con code di serpenti e occhi di tritoni.
Mi servirà (ricetta per quattro persone):
Portare ad ebollizione l’acqua. Unire tutte le spezie all’acqua bollente, togliere dal fuoco, coprire e lasciaee riposare 5 minuti. Filtrare e dolcificare a piacere con lo zucchero di canna o il miele. Un tocco in più: un bastoncino di cannella come cucchiaino...
E' periodo tè, infusi e tisane per me. Assorbo tramite bevande ambrate e profumate gli incantesimi e i poteri della terra. Al momento annovero poche scorte in realtà che intercambio:
Andrò a cercare gli ingredienti e li mescerò come le streghe di Macbeth facevano con code di serpenti e occhi di tritoni.
Mi servirà (ricetta per quattro persone):
- 4 bastoncino di cannella (mai usare la cannella in polvere, che oltre ad essere meno profumata è facilmente contraffatta con altre sostanze)
- 8 bacche di anice stellato
- una manciata di chiodi di garofano
- un baccello di vaniglia
- zucchero di canna integrale (di nuovo evitate quegli zuccheri la cui differenza dal solito zucchero bianco è il colore prodotto artificialmente) o miele aromatico
- 1 litro di acqua, più pura che si può.
Portare ad ebollizione l’acqua. Unire tutte le spezie all’acqua bollente, togliere dal fuoco, coprire e lasciaee riposare 5 minuti. Filtrare e dolcificare a piacere con lo zucchero di canna o il miele. Un tocco in più: un bastoncino di cannella come cucchiaino...
E' periodo tè, infusi e tisane per me. Assorbo tramite bevande ambrate e profumate gli incantesimi e i poteri della terra. Al momento annovero poche scorte in realtà che intercambio:
- Tè verde;
- Tè nero inglese;
- Tè nero deteinato;
- Earl Grey;
- The English n.1, tè al bergamotto;
- Tè verde al limone;
- Tisana al finocchio;
- Tisana al rabarbaro;
- Tisana al finocchio, rabarbaro e liquerizia;
- Camomilla sogni d'oro;
- Camomilla con piori interi da filtrare;
- Camomilla solubile zuccherata;
- Infuso di lamponi e vaniglia;
- Il mio inimitabile caffè americano.
martedì 23 novembre 2010
Della sfera-quartiere, della traiettoria del mio sguardo. Ovvero di niente.
Il quaderno è tra le mie mani. E’ stanco. E’ consunto laddove le dita hanno scavato solchi pieghettati, che si estendono per tutta la larghezza del quaderno facendogli chinare la testa e perdere la compostezza e la baldanza iniziale.
Le righe sono evidenziate con cura ora di fucsia ora di giallo e, in qualche pagina. di un lilla acceso e inconsueto.
Stona.
Stona con la luce della mia stanza, trasfusa dal ciliegio dei mobili, soffusa dalle tende di velo.
Stona col chiarore che filtra sempre più incerto dalle vetrate del balcone. Una luce aranciata, giallognola, malata. Così perché nasce da una sfera di nuvole che imperterrita incastra il mio quartiere in una dimensione sferica e immobile, come in una di quelle palle di vetro con la neve e il paesaggio fisso in uno spezzone quotidiano, sereno e natalizio.
Di natalizio nella mia sfera-quartiere non c’è ancora nulla. Tutto il resto potrebbe, invece, tranquillamente provenire da una boccia di vetro piena d’acqua, visto il silenzio attutito che vi stagna, i ben pochi e miseri cambiamenti che si sono succeduti nel paesaggio in questi anni, la lentezza con cui cambia solo la posizione di un auto, lo sgombero di un posto macchina o il ritrovo improvviso di tutte le solite e conosciute auto all’ora del pranzo.
I miei occhi sfiorano solo le righe, procedendo oltre, senza metterle a fuoco, scavalcano gli strati di velo delle tende, il vetro, il balcone deserto e si intrappolano nelle sbarre fredde della ringhiera, la mia prigione quotidiana, amata, odiata, blandita, combattuta, trascurata.
Si adeguano al giallastro vomitato su ogni altro colore.
Anche il pelo fulvo del gattone capo-banda ne risente. E’ arrogante questo gatto, dirige la squadra di felini del quartiere con una sicumera lasciva. Sta cercando di prendere il sopravvento sugli umani, lo so. Gli altri non se ne accorgono perché vivono. Io lo osservo spesso. Non ha paura di niente, se passa un’auto è questa a doversi fermare prima che lui decida di alzare il suo culone e con tutta calma farsi di lato. Se qualcuno cerca di scacciarlo si limita sbadigliare e a stendersi con malagrazia. Passa la maggior parte del suo tempo immobile, una sfinge attenta e millenaria sembra, come volesse far somigliare la nostra bolla di quartiere anonimo, in un più suggestivo paesaggio egiziano.
I suoi contorni sembrano disegnati, la coda arricciata ad arte, la zampa obliqua, fa la guarda al cassettone dell’immondizia da cui si nutre, e pure bene vista la sua stazza.
Eccolo che si gira e mi fissa. Lo so che mi sta guardando, che può percepirmi. Può stare ore a sbarrare gli occhi in fessure demoniache e fosforescenti. Sa che ci sono, mi vuole sfidare…
Distraggo io per prima lo sguardo per seguire il signor duce che si dirige austero e impettito verso la sua mercedes, arcigna quanto lui. Guarda sempre dalla mia parte il fascistone. Sa anche lui che ci sono. Siamo noi tre gli attenti osservatori del quartiere, gli altri non si accorgono di nulla.
La sfinge annovera dati per preparare le truppe all’assalto; ingenua.
Il duce controlla che quello che crede sia il suo regno segua le sue regole e che ci sia qualcuno a osservarlo cosicché possa volgere stizzito lo sguardo altrove, e dare agli altri l’impressione di superiorità grazie all’indifferenza cui si atteggia; patetico.
Io che vaglio, pondero, realizzo, derido, invento, svento, pavento, occhieggio, intrufolo e scassino storie senza interesse, ma storie sempre sono; diversa.
Lo scuolabus incrocia la mia visuale, trascinando la traiettoria del mio sguardo con sé in retromarcia e rifulgendo per un attimo di quel giallino pallido solitamente inosservato, oggi incredibilmente vivido nell’arancione vomito che attanaglia tutto. Si ferma davanti la casa accanto dove deposita le due sorelline in orridi grembiulini blu acceso. Sembrano sputate fuori da una prigione. Che poi, non è forse vero? Qual è la differenza tra la scuola elementare e la prigione?
Intercettato da due uccellini che s’intrecciano in un volo di piume e cinguettii buffi, il mio sguardo s’innalza, ora, verso la cupola sferica delle nuvole-conato nel cielo. Si poggiano sui cavi del telefono: usignolo e pettirosso dagli occhietti neri e lucidi e dai becchi canterini, cinguettii che rimbombano nel silenzio stantio della sfera-quartiere. Riprendono il volo insieme dopo avermi offerto un breve concerto saltellante; una scia melodiosa sempre più blanda li saluta mentre si tuffano nel grigioverdegiallinato del prato.
Come sarebbe bello seguirli nelle loro peripezie, che storie ne nascerebbero, con che animali canterebbero, quali cieli leggerebbero, quanti alberi stuzzicherebbero, quali avventure dipingerebbero.
I miei occhi ora vedono di nuovo le frasi evidenziate del quaderno flessuoso, non c’è posto per melodie e avventure di libertà e uccelli tre queste pagine e nei prossimi giorni della mia vita.
Etichette:
anima candida e scaduta,
L'ideatrice di storie,
L'insostenibile nullità del vivere,
Stagioni in poesia,
Vivo negli alberi mi vesto di fiori compongo in foglie,
Vivo per pensare
domenica 21 novembre 2010
C'è la luna giusta e cadono le foglie
Ci siamo.
Questo è il momento giusto.
L'atmosfera è giusta.
C'è la luna giusta in cielo. Un disco di bianco perla, luminoso, dai bordi di giallo fieno a descrivere un anello perfetto che poggia su listelle candide e riverberandi di nuvole sfaldate e delicate, nebbiose per velare la luna, più solide a reggerla. Con questa luna tutto può succedere.
Si sente l'odore delle foglie che stanno per partire.
Il canto del vento tra i rami.
Che sia un licantropo che venga a prendermi dai prati bui e odorosi di olive mature e fiori di zucca selvatici.
Che siano vampiri, morti e putrefatti che vengano a bere il mio sangue e a divorare la mia vita.
Che sia Peter che aspetto da sempre, che venga a ripulirmi della polvere secca della non-vita per ricoprirmi di polvere di fata e mi porti via con lui, volando tra le stelle.
Che sia un veliero pirata in cui imbrarcarmi al sinistro canto di "Undici uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di rum per conforto".
Che sia Robin venuto a rivendicare la sua Marian in una delle vite passate che dorme in me, a trascinarmi nei rifugi di foreste dorate e immense.
Che siano le fate a illuminarmi il cammino per il loro mondo.
Che sia un universo parellelo pronto a spalancarmi le sue porte e portarmi via da qui.
Che sia il "re" dagli occhi di nitrato d'argento e la pelle di caramello che ho visto in una delle mie finestre mentali che si aprono di continuo, improvvisamente, incontrollabili.
Che siano delle streghe a cavalcioni su scope antiche venute a insegnarmi le loro arti e ad essermi amiche.
Che sia Nettuno che mi contende agli spiriti dei boschi e mi voglia con sè tra i flutti del mare nero.
Chiunque egli sia...che venga. E' il momento giusto.
Partirò con chiunque di voi. Aprirò la finestra e come novizia strega d'autunno volerò con le foglie che cadono e partono per altre terre, cullate solo dal vento e dai versi incisi sui loro fragili e secchi dorsi. Aspetterò che arrivi la mia foglia, tra le migliaia in viaggio, con il messaggio vergato da qualcuno come me, che sa.
Sì.
C'è la luna giusta, la mia finestra è aperta. Le foglie cadono. Novembre si estingue. L'aria è carica degli odori dell'autunno.
Aspetterò il mio messaggio, vergato da mano amica su una foglia da autunno, e destinato solo a me. Solo a me.
E poi me ne andrò.
Questo è il momento giusto.
L'atmosfera è giusta.
C'è la luna giusta in cielo. Un disco di bianco perla, luminoso, dai bordi di giallo fieno a descrivere un anello perfetto che poggia su listelle candide e riverberandi di nuvole sfaldate e delicate, nebbiose per velare la luna, più solide a reggerla. Con questa luna tutto può succedere.
Si sente l'odore delle foglie che stanno per partire.
Il canto del vento tra i rami.
Che sia un licantropo che venga a prendermi dai prati bui e odorosi di olive mature e fiori di zucca selvatici.
Che siano vampiri, morti e putrefatti che vengano a bere il mio sangue e a divorare la mia vita.
Che sia Peter che aspetto da sempre, che venga a ripulirmi della polvere secca della non-vita per ricoprirmi di polvere di fata e mi porti via con lui, volando tra le stelle.
Che sia un veliero pirata in cui imbrarcarmi al sinistro canto di "Undici uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di rum per conforto".
Che sia Robin venuto a rivendicare la sua Marian in una delle vite passate che dorme in me, a trascinarmi nei rifugi di foreste dorate e immense.
Che siano le fate a illuminarmi il cammino per il loro mondo.
Che sia un universo parellelo pronto a spalancarmi le sue porte e portarmi via da qui.
Che sia il "re" dagli occhi di nitrato d'argento e la pelle di caramello che ho visto in una delle mie finestre mentali che si aprono di continuo, improvvisamente, incontrollabili.
Che siano delle streghe a cavalcioni su scope antiche venute a insegnarmi le loro arti e ad essermi amiche.
Che sia Nettuno che mi contende agli spiriti dei boschi e mi voglia con sè tra i flutti del mare nero.
Chiunque egli sia...che venga. E' il momento giusto.
Partirò con chiunque di voi. Aprirò la finestra e come novizia strega d'autunno volerò con le foglie che cadono e partono per altre terre, cullate solo dal vento e dai versi incisi sui loro fragili e secchi dorsi. Aspetterò che arrivi la mia foglia, tra le migliaia in viaggio, con il messaggio vergato da qualcuno come me, che sa.
Sì.
C'è la luna giusta, la mia finestra è aperta. Le foglie cadono. Novembre si estingue. L'aria è carica degli odori dell'autunno.
Aspetterò il mio messaggio, vergato da mano amica su una foglia da autunno, e destinato solo a me. Solo a me.
E poi me ne andrò.
Etichette:
anima candida e scaduta,
L'ideatrice di storie,
Nettuno in love,
Stagioni in poesia,
Un tocco di magia,
Vivo negli alberi mi vesto di fiori compongo in foglie
Viaggio su tappeti di versi, negli occhi l'autunno
Voglio viaggiare per i boschi d'autunno, voglio sedermi sotto fronde mature e colorate, voglio ascoltare il fruscio di foglie che stanno per partire, il loro canto, il loro saluto, voglio scrivere messaggi su foglie malva che solo una persona molto speciale saprà leggere...
Ma il mio maledetto sedere è ancorato alla maledetta sedia...Perchè nessuno viene a prendermi per mano e a portarmi a spasso per i boschi d'autunno? Io provengo da lì, lo so, è quella la mia casa, forse in altre vite, forse in altri mondi, ma solo lì sto bene. Dov'è il druid che mi trova e mi spiega perchè? E mi dice che io sono predestinata a tornare in un altro mondo, più adatto a me.. fatto di spiriti negli alberi e di chiacchierate col vento.
Userò la mia unica e stanca bacchetta magica per raggiungerli,tramite le immagini da scolpire nella mia mente e le parole da usare come incantesi per aprire portali, tramite tutto quello che ho: l'immaginazione...
E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare.
E. Borches
Ma il mio maledetto sedere è ancorato alla maledetta sedia...Perchè nessuno viene a prendermi per mano e a portarmi a spasso per i boschi d'autunno? Io provengo da lì, lo so, è quella la mia casa, forse in altre vite, forse in altri mondi, ma solo lì sto bene. Dov'è il druid che mi trova e mi spiega perchè? E mi dice che io sono predestinata a tornare in un altro mondo, più adatto a me.. fatto di spiriti negli alberi e di chiacchierate col vento.
Userò la mia unica e stanca bacchetta magica per raggiungerli,tramite le immagini da scolpire nella mia mente e le parole da usare come incantesi per aprire portali, tramite tutto quello che ho: l'immaginazione...
L'Estate è Finita
Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L'acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch'io,per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.
E. DickinsonSono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L'acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch'io,per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.
Si dà di primo autunno un tempo
meraviglioso e breve:
il giorno è come di cristallo
e luminose son le sere...
L'aria è deserta, uccello più
meraviglioso e breve:
il giorno è come di cristallo
e luminose son le sere...
L'aria è deserta, uccello più
non s'ode,ma son lontane ancora le bufere invernali,
e il puro e caldo azzurro si rovescia sulla campagna
e il puro e caldo azzurro si rovescia sulla campagna
che riposa.
Fedor Tjutcev
Fedor Tjutcev
Ma dove ve ne andate povere foglie gialle
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino,
da un bosco o da un giardino,
e non sentite la malinconia
del vento freddo che vi porta via.
Trilussa
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino,
da un bosco o da un giardino,
e non sentite la malinconia
del vento freddo che vi porta via.
Trilussa
Ricordo com'eri
Ricordo com'eri l'autunno scorso.
Eri il basco grigio e il cuore quieto.
Nei tuoi occhi lottavano i bagliori del crepuscolo.
E le foglie cadevano sull'acqua della tua anima.
Aggrappata alle mie braccia come un rampicante,
le foglie raccoglievano la tua voce lenta e calma.
Falò di stupore in cui la mia sete bruciava.
Dolce giacinto azzurro curvato sulla mia anima.
Sento vagare il tuo sguardo e l'autunno è lontano:
basco grigio, voce d'uccello e cuore famigliare
dove migravano i miei desideri profondi
e cadevano i miei baci allegri come braci.
Cielo dalla nave. Campo dai colli.
Il tuo ricordo è di luce, di fumo e di stagno quieto!
Oltre i tuoi occhi ardevano i tramonti.
Foglie secche d'autunno giravano nella tua anima.
Eri il basco grigio e il cuore quieto.
Nei tuoi occhi lottavano i bagliori del crepuscolo.
E le foglie cadevano sull'acqua della tua anima.
Aggrappata alle mie braccia come un rampicante,
le foglie raccoglievano la tua voce lenta e calma.
Falò di stupore in cui la mia sete bruciava.
Dolce giacinto azzurro curvato sulla mia anima.
Sento vagare il tuo sguardo e l'autunno è lontano:
basco grigio, voce d'uccello e cuore famigliare
dove migravano i miei desideri profondi
e cadevano i miei baci allegri come braci.
Cielo dalla nave. Campo dai colli.
Il tuo ricordo è di luce, di fumo e di stagno quieto!
Oltre i tuoi occhi ardevano i tramonti.
Foglie secche d'autunno giravano nella tua anima.
Pablo Neruda
L'altra sera, portò via
tante foglie secche il vento.
Quanta pena avranno gli alberi,
questa notte senza stelle.
Juan R. Jimenez
tante foglie secche il vento.
Quanta pena avranno gli alberi,
questa notte senza stelle.
Juan R. Jimenez
Dopo la Nebbia
Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo
G.UngarettiDopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare.
E. Borches
Bosco d'Autunno
Ha messo chiome il bosco d'autunno.
Vi dominano buio,sogno e quiete.
né scoiattoli, nè civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell'autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
Ha messo chiome il bosco d'autunno.
Vi dominano buio,sogno e quiete.
né scoiattoli, nè civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell'autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
B.Pasternak
Violini d'Autunno
Singhiozzi lunghi
dai violini
dell’autunno
mordono il cuore
con monotono
languore.
Ecco ansimando
e smorto, quando
suona l’ora,
io mi ricordo
gli antichi giorni
e piango;
e me ne vado
nel vento ingrato
che mi porta
di qua e di là
come fa la
foglia morta.
dai violini
dell’autunno
mordono il cuore
con monotono
languore.
Ecco ansimando
e smorto, quando
suona l’ora,
io mi ricordo
gli antichi giorni
e piango;
e me ne vado
nel vento ingrato
che mi porta
di qua e di là
come fa la
foglia morta.
Paul Verlaine
Il Canto del Seme
Calpestami,
schiacciami sotto il tuo piede fangoso.
Premuto nella polvere del campo desolato
d’inverno, io abbraccio e stringo nel mio
petto la forza viva di squarciare
la terra e inebriare l’aria col profumo
dei miei fiori.
Y. Mizuno
Calpestami,
schiacciami sotto il tuo piede fangoso.
Premuto nella polvere del campo desolato
d’inverno, io abbraccio e stringo nel mio
petto la forza viva di squarciare
la terra e inebriare l’aria col profumo
dei miei fiori.
Y. Mizuno
Ottobre
O silenzioso mite mattino d'ottobre,
le foglie son mature per cadere;
il vento di domani,se avrà forza,
le spazzerà via tutte.
Chiamano i corvi sopra la foresta;
domani forse a stormi se ne andranno.
O silenzioso mite mattino d'ottobre;
lento comincia le ore di questa giornata.
Fa' che il giorno ci sembri meno breve.
Non ci dispiace se tu dolcemente ci illudi,
illudici nel modo che tu sai.
Stacca una foglia allo spuntar dell'alba,
a mezzogiorno stacca un'altra foglia;
una dai nostri alberi,ed un'altra
molto lontano.
Trattieni il sole con nebbie gentili;
incanta la campagna d'ametista.
Ma piano,piano!
Per amore dell'uva,se non altro,
i cui pampini bruciano nel gelo,
i cui grappoli andrebbero distrutti
per amore dell'uva lungo il muro.
R.Frost O silenzioso mite mattino d'ottobre,
le foglie son mature per cadere;
il vento di domani,se avrà forza,
le spazzerà via tutte.
Chiamano i corvi sopra la foresta;
domani forse a stormi se ne andranno.
O silenzioso mite mattino d'ottobre;
lento comincia le ore di questa giornata.
Fa' che il giorno ci sembri meno breve.
Non ci dispiace se tu dolcemente ci illudi,
illudici nel modo che tu sai.
Stacca una foglia allo spuntar dell'alba,
a mezzogiorno stacca un'altra foglia;
una dai nostri alberi,ed un'altra
molto lontano.
Trattieni il sole con nebbie gentili;
incanta la campagna d'ametista.
Ma piano,piano!
Per amore dell'uva,se non altro,
i cui pampini bruciano nel gelo,
i cui grappoli andrebbero distrutti
per amore dell'uva lungo il muro.
Veder Cadere le Foglie
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
Soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto,quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore,quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo,quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d'accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d'ippocastani.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
Soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto,quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore,quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo,quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d'accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d'ippocastani.
N.Hikmet
Autunno
Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l'inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l'inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell'onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.
Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l'inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l'inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell'onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.
M.Moretti.
Novembre
Gèmmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E' l'estate,
fredda, dei morti.
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E' l'estate,
fredda, dei morti.
Giovanni Pascoli
Autunno
Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d'alberi e d'abissi.
Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:
povera cosa caduta
che la terra raccoglie.
Salvatore Quasimodo
Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d'alberi e d'abissi.
Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:
povera cosa caduta
che la terra raccoglie.
Salvatore Quasimodo
venerdì 19 novembre 2010
Bouquet di foglie d'autunno
Non vestirò mai i panni della protagonista, dunque. A varcare la soglia belle e regali in abiti sfarzosi, porpora, avorio o panna, sono le eroine delle storie, che entrano al ballo con le scarpette di cristallo e fanno restare tutti a bocca aperta.
Io ci sarò, però.
Sarò quella dietro Cenerentola, a incedere timidamente e varcare la soglia semicelata dalle fronde di un arbusto enorme, elevato ai livelli della festa grazie a elaborati intarsi di cristallo e stelle filanti. Farò il mio ingresso dunque, quando gli occhi saranno puntati tutti su Cinderella o sulle altre principesse che hanno disertato le loro storie per non perdersi il Gran Ballo al palazzo reale. Chi se lo perderebbe? Io…cioè ne ho persi molti, ma voglio credere di avere il coraggio e la sfrontatezza giusti per parteciparvi. Anche solo per fare avidamente incetta di dettagli scabrosi e patetici da deridere cinicamente, sia chiaro.
Non avrò un vestito di diamanti cesellati e taffetà distinto, di rubini incastonati in panni traslucidi di colori rari, in sete leggiadre e opali cangianti. Come dicevo in altre sedi, a ognuno il suo stile e questo è appannaggio esclusivo delle bellezze regali e protagoniste.
Sarò come l’autunno silenzioso e malinconico al cospetto del trionfo luccicante dell’estate, immacolato dell’inverno, sfavillante della primavera. I miei saranno accostamenti più gothic, stracciati di bianco candido e pizzo nero, tartan e borchie, ali di farfalla e luminosità di fuoco fatuo.
E avrò il mio bouquet, non dubitate. Non di fiori anomali e dozzinali, pomposi e lussureggianti, carnosi ed eccessivi, non adatti a me: anche i fiori hanno il personaggio giusto a cui accostarsi. Rose per regine, rosse per quelle passionali, gialle per le birichine, gigli per le pure, gladioli per le belle….
Il mio sarà un bouquet di foglie, foglie d’autunno, raccolte ai piedi degli alberi stanchi, per un’ultima avventura, un’ultima missione prima di seccare e sbriciolarsi, silenziosamente nel balcone di casa mia, affidandosi al vento e lasciando solo il nastro ocra che le componeva. Indaco che cede al borgogna in un tuffo di carminio, vermiglio, castagna, bordeaux, laddove non domina il mogano, il rame, il giallo senape, l’oro antico e il cadmio.
Sono più ampie della mia mano, dalle dita estese in macchie d’inchiostro metalliche e opache, ghirigoreggianti e ondulate o lineari e cuoriformi.
Le ho già raccolte, le foglie per il mio bouquet. Scegliendole minuziosamente in accostamenti digradanti e morbidi, caldi. I prati sono uno scrigno infinito e duole pensare di non potersi sdoppiare e andare a godere di tutti i campi d’autunno del mondo, con le loro sfumature e la loro maestosità peculiari. Di non poter gioire degli enormi aceri sanguigni o di quegli alberi le cui chiome assumono colorazioni che paiono, ai profani, non appartenenti alla flora di questo mondo: viola, rosa, blu, giallo toscano, marrone ecc… Quanti i recessi boschivi che occhio umano non godrà mai? Quanti paradisi silenti a sola discrezione di esseri del bosco, animali e fatati? Non conosco tutti i nomi degli alberi d’autunno ahimè, dovrei cercarli…e magari beneficiarne per foto, stampare sulla mia retina impressioni che non posso raggiungere altrimenti.
Per ora mi accontento di avere il mio bouquet bell’e pronto e furoreggiante in tutta la sua anomalia, eccitato quanto me di fare il suo esordio in sala, sperando che arrivi da qualche sconosciuto, l’invito al Grande Ballo, prima che le mie foglie d’autunno tornino a essere solo foglie secche, a rivendicare il loro status e prendano tutte il volo verso la loro fine o verso la loro vita altrove, non ci è dato saperlo.
Sperando di potermene fregiare o, o…oh… magari… di vedere il mio bouquet di foglie, sbocciare in zuccherose nuvole rosa, in Peonie soffici e vergini. Un dono di un principe punk celato anch’esso dagli arbusti di cristallo? Non oso neanche immaginarlo. Non è la mia storia. Ma, d’altronde, le Peonie sembrano fatte della stessa sostanza dei sogni, non sembrano fiori reali, così timide, così tenere e delicate, soffuse. Quindi, forse, aspirare a un mazzolino di Peonie, sperare di accostare la mia figura di non-protagonista, per una volta sola, a fiori tanti vivi e belli, non è del tutto stridente e sbagliato. Giusto?
Sperando di potermene fregiare o, o…oh… magari… di vedere il mio bouquet di foglie, sbocciare in zuccherose nuvole rosa, in Peonie soffici e vergini. Un dono di un principe punk celato anch’esso dagli arbusti di cristallo? Non oso neanche immaginarlo. Non è la mia storia. Ma, d’altronde, le Peonie sembrano fatte della stessa sostanza dei sogni, non sembrano fiori reali, così timide, così tenere e delicate, soffuse. Quindi, forse, aspirare a un mazzolino di Peonie, sperare di accostare la mia figura di non-protagonista, per una volta sola, a fiori tanti vivi e belli, non è del tutto stridente e sbagliato. Giusto?
| Penie rosa |
Iscriviti a:
Post (Atom)
