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domenica 26 agosto 2012

Scorci

"E se invece fossi una dea, ma non sai di esserlo?"
"Se riuscissi a suonare come i Rolling Stones e a cantare come Barbra Streisand, sarei una dea di sicuro"
"Secondo me sei una dea, è solo che ti serve che arrivi un dio per dirtelo"
"E come ci capita un dio qua?"
"Chiamalo"
"Prego malissimo"
"La preghiera non attira dei, ma allocchi. Devi rabbuiarti. Magari fatti venire qualche bel tormento e vedi ti trova subito subito. Ce l'hai un bel tormento?"
"Ma certo! Non sia mai che ci facciamo mancare i tormenti qui! Tutto il resto manca, ma i tormenti..."
"Perfetto. Vedrai che arriva. Un dio non può resistere a una donna con un bel tormento".



mercoledì 2 maggio 2012

Patti Smith si è fermata a Eboli.

La totale eliminazione di ogni briciola di te dal mondo, la può comprendere solo chi vive nell contingenza perpetua. Al pari dei fiori.
E chi attraversa Eboli, dove Cristo si fermò e Patti Smith non è mai arrivata. Cristo va dove va Patti Smith e Patti Smith è Cristo.
"Le vedi le orme? Lì, sulla spiaggia. Sono le mie".
Sono solo orme.
Non chitarre alla vaniglia.
Non baci stonati.
Non occhi di tempesta.
Il mondo non ti vede e te lo dice per telefono.


lunedì 27 giugno 2011

E la difficoltà insita nell'abbandonare i Led Zeppelin e mettersi a studiare

If the sun refused to shine,
I would still be loving you
When mountains crumble to the sea
There will still be you 'n' me

venerdì 8 aprile 2011

Tempeste gemelle

Imperversa un vento odioso da giorni in tutti i dintorni,     
So che la dicitura "animo inquieto" non è puro
costieri e non solo. Tutt'ora, da questo pomeriggio,            
virtuosismo poetico da anni, ma oggi ho capito
infuria con incredibile intensità, tanto che abbiamo              
è una formula sopravvalutata non adatta per
dovuuto chiudere le persiane perchè piccole pietruzze         
plasmare in pieno il moto di un animo tormentato.
volanti sbattevano incessantementi sui vetri.                         
Non posso più continuare a studiare, sono troppo
Gli ulivi si agitano come cantanti d'opera impazzite              
stanca per scrivere e stare su internet e comunque
che ululano sincopati vagiti di disperazione,                       
non c'è nessuno con cui voglia parlare. E' come se
fiori ed erba dei due prati che si estendono davanti             
la vitalità di mille giovani scatenati fosse bloccata in
e dietro casa mia, sono schiacciati tutti da un lato              
me senza possibilità di uscire e mi sta lancinando
come se un gigante invisibile li stesse usando come             
il petto. Voglio fare qualcosa, voglio fare tutto, ma
giaciglio impedendo loro di risollevarsi                              
non posso fare niente. Non posso uscire perchè
per riguadagnare il sole, nonstente disperatamente               
imperversa Katrina e non posso sbizzarrirmi in
continuino a provarci; cassonetti dei rifuiti rovesciati,           
dolci o sfornare focacce fregranti perchè non ne
cornicioni case staccati...                                                    
resterebbero, le divorerei. Ho fame di vita e non
 E' come la disperazione, però nell'aria.                             
posso vivere...                                                       



E' la mia irrequietezza insoddisfatta 
a generare trombe d'ariamuggenti o è il vento a sconvolgermi in 
un inatteso anelito metereopatico?

martedì 15 febbraio 2011

Chi dice che vivere nei sogni sia un male?

I miei poi non solo sono molto più interessanti, vissuti e intriganti della realtà, ma hanno anche un'ottima colonna sonora. Tranne gli incubi ecco, quelli proprio li lascerei perdere anche perchè non sono poi tanto diversi quella che è la mia vita corrente, ultimamente.

Be' non sto a gingillarmi troppo perchè non c'è molto di che gingillarsi se non andare dritti al punto. E il punto sarebbe che quando mi sono accorta che di sogno si trattava, sono stata ben attenta a serrare le palbebre per non lasciar filtrare un filino di realtà e rompere l'incanto. Quando succede questo strano sdoppiamento, però, è dura mantenere stabile la concentrazione ed è così...strano: una parte di te sa che sei nel sogno e guarda l'altra viverlo ancora, più che sdoppiamento è un triplicamento (o come si dice) della personalità, e la parte che sa, fa la gnorri e cerca di ignorare, ma nello stesso tempo può godersi il residuo di beatitudine che dal sogno deriva. Deve aver funzionato perchè mi sa che sognai un altro po' dopo, anche se ricordo tutto molto labilmente.

Il fulcro del sogno mi vede ospitare nella casa del paese dei miei, due amici che non sentivo da tempo e che hanno bisogno di un supporto logistico per fare non so che da queste parti essendo loro di altre zone d'Italia. Chi sono gli amici? Esistono davvero? Non ne ho la più pallida idea. Anzi forse uno è un mio amico perduto, l'altro un amico dell'amico ...insomma non ho capito bene la dinamica del rapporto che ci legava.
Fatto sta che loro vengono, io li porto a spasso per il caro paese dei miei e loro hanno le mie stesse identintiche rimostranze a riguardo. Solo che al contrario di me le concretizzano spavaldamente e in vario modo, coinvolgendomi.
E sarà che il sogno è il mio subconscio che parla; sarà che ho sempre desiderato più o meno apertamente di agire così; sarà che sono in vena di esplosioni distruttive e castranti, finiamo per dar sfogo alla nostra furia distuttrice e ribelle, arrivando addirittura a boicottare la sacra processione, evento annuale, del santo del paese. Ed è un boicottaggio con i fiocchi e i botti perchè creaiamo un sacco di anticonformistico, sano caos con un piano studiato nei dettagli per mandare all'aria tutta la cerimonia. A cominciare con il trafugamento delle reliquie; la correzione delle litanie religiose con buon black metal e straziante street punk, urlato da ogni angolo del paese; il lancio di preservativi pieni di ambigui composti giallongnoli e pseudo-spermatici; suini che pascolano tra la folla....insomma un sogno catartico e ricco di discernimento per chi vuole capirlo e ascoltarlo. Per gli altri, chissene.

Vorrei tanto avere qualcuno con cui fare cose del genere, o anche cose d'altro genere. Vorrei semplicemente avere qualcuno con cui fare cose. E non solo nei miei sogni. Ma intanto e visto che non ho alternative valide, mi accontento di questi.

And XTC again





Rancid time



mercoledì 29 dicembre 2010

Vigilia con borghese


Vigilia di Natale alla casa "estiva" degli zii romani. Da quando hanno questa casa, ovvero due anni, la vigilia ci tocca passarla con loro e con i parenti di mia zia, il che vuol dire borghesi+borghesi moltiplicato al borghese diviso borghesia spiaccia. Che tradotti tramite un codice meno matematico vuol dire “tortura per me”.
Non che siano proprio malvagi i parenti di zia. Anzi alcuni di loro hanno il pregio di sparare qualche battutina magari superflua e scontata, ma che, espressa in dialetto, aiutata dal vino ancora crudo che vendemmia uno dei fratelli di zia, dalla prospettiva di un buon banchetto e dall'atmosfera ridanciana generale, fanno il loro effetto giubilante e non ci si annoia, diciamo così. Diciamo, anzi e meglio, che la sera della vigilia di Natale mi trovo io in una predisposizione d'animo più accomodante e tendo a sopportare la loro presenza e ad adeguarmi, almeno apparentemente, ai loro ranghi per necessità. E perché ne sono costretta.
Nella fattispecie, ad animare la serata eravamo in diciotto, ovverosia: io, mia madre, mio fratello (mia sorella è in quel di Roma non scesa perché si secca e perché deve, beata lei, lavorare); mio zio, mia zia, il mio cugino ventiduenne, il mo cugino quattordicenne. La compagine della famiglia di zia è la più nutrita (anche se ormai sono quasi un'estensione della mia di famiglia visto che sono quasi perennemente presenti in feste e ricordi. Soprattutto ci sono a costellare le mie estati di infanzia e adolescenza sole e tristi mentre i miei quasi coetanei appartenenti a quella compagine, se la scialavano con le loro compagnie di amici genuini e bighelloni) e comprende due famiglie di quattro componenti ciascuna: padre e madre dottori in una, l’apoteosi più sdilinquita del borghesismo, un figlio di un anno più piccolo di me, perfettino e pseudo genietto, dico pseudo perché non credo che effettivamente lo sia, ma lo hanno sempre sventolato ai quattro venti come tale fin da quando andavamo al liceo, quindi alla faccia della fiducia in se stesso, se uno non ce l’ha te la inculcano fin nel profondo e l’acquisti per forza quindi non puoi che autoproclamarti genio. Semplice. Geniale, è il caso di dire. Insomma sto tizia si è laureato e specializzato in fisica con 106 o 107 non ricordo (108? Non credo 108, ma comunque siamo lì) e ora pare sia fidanzatissimo (e innamoratissimo??? Questo non lo so…) con una ragazza più grande di lui non so di quanto e quindi urge per loro la necessità di sposarsi per metter su famiglia. Mah. Resoconto della sua vita non richiesto, ma mi serve per mettere ordine perché devo ammettere, che il morboso borghesuccio antipatico e montato, ha lasciato il posto a un pasciuto e dolciastro ragazzo che mi ha ispirato tenerezza. Ho cercato di instaurare un qualche tipo di conversazione, anche se in realtà non è che sia stata molto brava, non è che neanche mi ci sia impegnata granché. Volevo davvero farlo, davvero parlare con lui. Il punto è che non so perché. Posso tranquillamente affermare che fino a qualche anno fa ho odiato questo ragazzo perché incarnava esattamente tutto quello che io non ero, aveva tutto quello che avrei voluto avere e nello stesso tempo che detestavo: aveva una vita serena e perfetta, era sicuro di sé, brillante, con una famiglia che lo amava, lo viziava, lo ergeva su un piedistallo, aveva un sacco di amici, faceva un sacco di viaggi, era considerato carino, aveva anche amici americani molto carini. Una volta in spiaggia mi chiamò perché io me ne stavo da sola, credo sotto dritta dei genitori e il suo cretino-ma-carino amico americano mi disse qualcosa in inglese che io non capii (anche se col senno di poi interpretai, ma ero così nervosa in quel momento…) arrossii come un’idiota e gli diedi comunque la mano che mi tendeva e lui mi afferrò e mi attirò con uno scossone nel mezzo del gruppo, facendomi cadere sulla spiaggi. Tutti quegli stupidi seduti lì intorno, amici del nipote di zia che chiameremo Trex, risero. Inutile dire che avevo un groppo in gola ed ero… mortificata, imbarazzata, triste…avrei voluto sprofondare. Scappai via e non tornai in spiaggia per un sacco di tempo e mi tenni lontana da loro il più possibile. Dopo qualche anno ritentai la sortita, provai a fare amicizia e cercai di comunicare con qualcuno di quelle ragazzine carine e viziate. Rispondevano a monosillabi e consideravano a malapena ciò che dicevo loro o mi guardavano perplesse e si giravano dall’altra parte. Stupide catanzaresi viziate. Le odio. Li odio tutti. Per come mi hanno fatto sentire inutile e non alla loro altezza. Mi ci sono voluti anni per capire che erano loro stupide e cattive e convinte di essere superiori. Lui apparteneva e questo codazzo di esseri e se ne vantava orgoglioso. Lui e la sorella, una ragazzina di 4 anni più piccola di me più stupida del cucco, incredibilmente mentecatta e dalla mente limitatissima impegnata a seguire le tappe prescritte senza eccedere di un millimetro, senza personalizzare il suo percorso ma solo seguendolo, come un cavallo con i paraocchi. Basta citare qualche stralcio dei suoi discorsi del 24 sera per rendersi conto del tipo di fanciullina: “…be’ ci tocca stare con la famiglia il Natale fin quando non c’abbiamo la fede al dito” ; “…capodanno noooo…capodanno si festeggia con gli amici perché Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi…”. E via con banalità di tale staffa pronunciate per giunta con accento simil pisano…cosa mi sono dovuta sorbire per tutta la sera… beata mia sorella che l’ha scampata, la furba. In realtà non sono riuscita a trattenere un’espressione sconcertata quando ha nominato le fedi e lei ha ritrattato: “…vabbè per Dafne dico fin quando con convivremo…”. Ma guarda, non ti preoccupare per me bella, segui pure il tuo percorso prescritto e pace e bene sorella. Questa ragazza mi fa pena. Si crede tutta lei e vabbè, ma so da intime rivelazioni che nonostante stia con un ragazzo da anni e sono praticamente quasi ufficialmente fidanzati, non èmai neanche riuscita ad avere un orgasmo… Be’ neanche io ho avuto mai un orgasmo degno di nota, ma solo perché non ho mai fatto sesso…in quel modo deve essere difficile e…insomma non so bene come funziona non dovrei parlare, ma è triste e secondo me non è innamorata la tizia e sta insieme al coso lì perché….perchè è scema.
L’altra famiglia prevede invece lo stampo da paese dei miei, stile i miei parenti paterni per intenderci, con due figli amici dei miei cuginetti con cui dividono la passione per la chiesa e la frequentazione del vescovo e altri intrattenimenti e organizzazioni festaiole da paese. Uno è più piccolo di me di tre anni e uno più grande di uno. Il secondo molto compreso nelle attività del paese pare sia il presidente eletto di qualche associazione e fa comunella con la mia cugina ominima e coetanea, piace loro stare sempre sulla cresta dell’onda del paesucolo, al centro dell’attenzione, impegnati a organizzare eventi e recitine e cose così, si divertono così loro. Inoltre sono entrambi membri di un gruppo rock (???????????????). Ok non ce la faccio proprio a chiamarli rock non sono rock, non sono niente in realtà ma si credono molto. pare si rifacciano ai negramaro e siano arrivati anni fa secondi in un concorso indetto dal festival di Sanremo e ora hanno registrato un album che DEVO assolutamente ascoltare per farmi una stracavolo di idea anche se una volto ho sentito qualcosa e stavo per vomitare…e sono tutti molto compresi nel ruolo di promesse emergenti abbiamo anche brindato “a un futuro di successi e soddisfazioni per il loro gruppo” che chiamaerò in citazioni future, Klinex. Io stavo per sghignazzare perché mio fratello mi guardava e mi faceva ridere. Bello essere così sicuri di se ma almeno fanno qualcosa e poi non sono malaccio, montati ma simpatici, con la battuta sempre pronta, non sempre brillante, ma sempre pronta. Quindi perdonabili. Tutti abbastanza stupidi questo è da ammettere. Ma sono i capi sociali del paese, religiosi, devoti, festaioli,con la battuta pronta, promesse del rock mondiale, carucci…non si può avere tutto dalla vita suvvia.
Invece di parlare della cena di Natale sto parlando di loro, quindi concludo con il padre e la madre di zia, anzianotti dolcissimi, e il fratello più piccolo della nidiata, scapolo convinto e abbastanza scemo e fifone quando oramai ha più di quarant’anni, quarantacinque mi sa.

La serata? Si è riso molto, si è mangiato tanto, è saltata tre volte la luce e meno male che c’erano le candele accese, i miei Omini di pan di zenzero sono stati usati come segnaposto e forse per l’anomalo sapore speziato hanno avuto un sacco successo, mi hanno anche fatto l’applauso! Carini…ma non fanno per me queste cose mi mettono in imbarazzo e mi fanno diventare rossa rossa rossa. Il pandoro al tartufo di pizzo è stato straspazzolato spero lo riprenderemo alla cena in famiglia con soli mamma e fratello e io, il 31 perché era ottimo (non mi spiace per niente sta cena da soli così posso farmi gli stracazzi miei). C’è stato qualche intoppo nella successione delle portate perchè mia zia era ubriaca, quindi le cozze impanate sono state servite dopo il pesce fritto e l’insalata, tirata fuori dopo il dolce, ma questi sono dettagli.
Di solito la parte “scambio dei regali” è la mia preferita e avviene sotto la supervisione di zio, ma pare che tutti dovevano scappare di qua e di là chi per andare in chiesa chi per gestirei coro dei musicisti sempre in chiesa quindi è stata una cosa rapida.

C’è di positivo che ho sconvolto i più limitati con il mio look metal-punk (descritto nel precedente post) e che più di uno dei giovanotti continuava a fissarmi. Ora, la cosa non vuol dire niente né mi frega granché, anche perché probabilmente mi fissavano più per il mio abbigliamento alternativo (neanche poi tanto in realtà ma ‘so bigotti). Però fa un certo piacere riuscire a catalizzare l’interesse e l’attenzione dei bigottini, qui. Speravo di poter instaurare un qualche tipo di discorso/conversazione con qualcuno di loro ma nessuno si è trafelato per parlare con me e amen. Volevo solo sapere se ne ero in grado, volevo che per una sera, non mi considerassero scema. Solo per una sera…
Poi la sera è finita e se ne andassero affanculo. Loro e le loro cretinaterie.
E buon Natale a tutti.

Vigilia in punk

Il mio look della viglia di Natale ha sconvolto i più. Vero è che i più erano bigottoni perchè non che fosse così truculento, ma creare sconvolgimenti e provocare i benpensanti, anche solo per permetter loro di attivare i neuroni, è una cosa che mi galvanizza. E mi ha, in effetti, galvanizzata alquanto.
Ho provato a fare foto ma i risultati non sono entusiasmanti quindi descriverò.
  1. Leggings in finta pelle, aderenti con birchie e stelline metalliche alle caviglie a ai polpacci;
  2. Scaldamuscoli di lana bianca;
  3. anfibi neri;
  4. gonna corta di 24 centimetri di pelle terranova;
  5. maglia aderente a collo alto nera con disegni celeste metallico;
  6. golf senza maniche e asimmetrico di lana bianco;
  7. polsini con teschi;
  8. Guanti di cuoio neri senza dita;
  9. cinta con borchie;
  10. orecchini con spille da balia e cerniere.
Reazioni:
  • Mio zio: "Ammazza oh..che ti sei messa i guanti di tua sorella che ti vanno piccoli?!" Ho comunque apprezzato.
  • Mio cugino il piccolo: "Come sei punk". Carino.
  • Mio cugino il grande:" No no Dafne non andiamo bene che gonna corta dobbiamo fare un discorsetto". Borghese fino al midollo ma si preoccupa per la mia virtù il ragazzo. Caruccio ma la mia virtù è ben salda. Purtroppo.
  • Gli altri: fissarmi fissarmi fissarmi con a seconda dei casi: stupore, perrplessità, forseun tocco di ammirazione, sconvolgimento, sorpresa per l'esistenza di unlook, guarda guarda diverso dal loro, interesse, ecc...

martedì 28 dicembre 2010

Fannullona

"Però...tu sei una fannullona!". Sentirselo dire dal proprio cugino imberbe...alla vigilia della scadenza dell'ennesimo anno di fallimento, non ha prezzo.
Che posso farci baby? Mi disegnano così...
Fuck you. And fuck me.

Meno carie...

...più punk. Non mi calerò nella parte di un patetico Bin Laden del Natale augurando angoscia e sfortuna alle persone, parte per giunta brillantemente interpretata da qualche stizzito sfigato senza palle del web. Non ho alcun desiderio del genere, e me ne rallegro, invero. Ma troppe zuccherosità mi circondano e mi pare giusto controbilanciare.
Così, dopo giorni in cui qualche mio vicino (non sono ben riuscita a individuare la fonte precisa) fa risuonare per la sfera-quartiere canzoncine di natale ancora ancora e ancora senza dar tregua ai mieie vibranti timpani, e ancora e ancora e ancora oggi, oramai il 28 dicembre, ho deciso di frantumarglieli io i timpani con musica, diciamo, più altolocata. Non per elevazione sociale di riferimento, bensì per audiometria in grado di raggiungere.
Ecco dunque gli urlanti sproloqui punk-rock di Never mind the bollocks, rintinnare per vetri e mura del palazzo, ballerino improvvisato dalle frementi membra ubriache.
Le sfiziose canzoncine natalizie non si sentono più da quando ho offerto loro, ripetutamente e a volume elevatino elevatuccio, la versione rivista, corretta e punketizzata alla Sex Pistols, di Jingle Bells. Che il messaggio sia stato colto? Che l'hi-fi promulgaore di tanta tradizionale natalità si sia arreso vergognoso all'evidente superiorità rockeggiatrice?
Mai lo sapremo.

venerdì 26 novembre 2010

E io gelo


Sono infinitamente tediata e annoiata. Non riesco neanche a trovare un film interessante da guardare e dire che ho passato una giornata a fare niente… E’ veramente pericolosa la strada che sta imboccando la mia già di per sé inutile esistenza.

Passata l’ultima vana e fine a se stessa ossessione sui vari gusti di kit kat che quantomeno hanno tenuto occupata la mia testa e questo parla da solo, invero perché il che la dice abbastanza lunga su cosa ci sia al momento nella mia testa, ovverossia il vuoto, considerato che può essere colmato con un tale nonnulla, comunque….
Passata l’ossessione è rimasto il niente che, al contrario della sua natura che dovrebbe essere assolutamente neutrale e invisibile, pesa che non si può concepire neanche, impedisce ogni concentrazione possibile e porta con sé il grande gelo. Che non è solo, in questo caso, qualcosa di metafisico e intangibile, è sensibile eccome. Se al nord nevica qui piove, una pioggia “bagnata” che pare filtrare qualsiasi cosa e lascia una patina di umidiccio traslucido su tutto.
E io gelo.
Non so se gli spifferi che filtrano gioiosi dai balconi o la bassa concentrazione di zuccheri nel mio sangue ne sia la causa, fatto sta che muoio letteralmente dal freddo. I piedi si congelano e restano addormentati e inservibili per ore, le labbra diventano viola le unghie blu, il che non è del tutto un male perché ho esaurito lo smalto blu elettrico e in assenza di altro, visto che mia sorella si è portata via ogni cosa nel “grande esilio” per Roma, mi viene concesso questa colorazione naturale anche se un tantinuccio cadaverica. Che s’intona perfettamente con la mia carnagione pallida, anzi addolciamo la pillola, diciamo nivea, e soprattutto con le labbra viola, un tocco di classe quelle.
L’unico modo per trovare conforto è riempirmi di felpe e maglioni e stare sotto pail e piumini. Ma la posizione semifetale che assumo nel letto non favorisce certo lo studio, direi piuttosto dà via libera alla mia fantasia e alle sue finestre. A cui non è che in realtà servisse propriamente un’ulteriore spinta eh… Ma questo è.

Ergo: sono nella merda. Se qualche anima pia dovesse chiedersi il perché leggendo codesto coso che sto scrivendo, la ragione è sempre la stessa: ansia che blocca la respirazione e impedisce di studiare, ho troppo da studiare per riuscire a farcela il 15 giorni, ma devo sennò ho come unica alternativa, la soluzione finale: tagliarmi le vene. Questo il sunto delle mie elucubrazioni novembrine. Niente di speciale.

C’è di buono l’odore di camino che aleggia nell’aria e di inverno ormai fermo e netto. Nuvole di cielo che sprizzano ricami nebbiosi come baci di farfalle dall’alito gelido e dalle ali di cristallo, vedo questo nella sfera-quartiere che il mio balcone incornicia. Questo e l’incidente all’incrocio qui accanto che ha, stamane, per l’ennesima volta, fatto danni. Un giorno ci moriremo. E’ troppo pericoloso. Staranno bene i due vecchini coinvolti? Lo spero. L’ape in cui viaggiavano era una carcassa stillante benzina. Il resto solo sirene di ambulanze e pompieri, e i soliti curiosi fermi, giunti da tutti i palazzi e da tutte le macchine, scesi da tutti gli anfratti circostanti. Pare che quando succede qualcosa del genere, il ritrovo rionale sia d’obbligo, con frasi di circostanza annesse. Forse è solo che in questo paese dimenticato da Dio e dagli uomini non succede mai niente, o forse la gente è macabra e il disastro e la morte l’attira. Questo spiegherebbe atteggiamenti come quelli delle persone che partivano in pullman per andare a vedere la casa della povera ragazza assassinata. Lo capisci benissimo, lo vedi nei loro sguardi oltre il vetro: non resisteranno, andranno a unirsi al coro. E infatti uno a uno li vedo passare alla spicciolata. Chi con stampato sul volto la sua espressione da tragedia, chi compunto, chi col dito accusatore ritto, chi flemmatico, quasi indifferente, a dare l’impressione che lì, lui, per caso ci capitò. E certo non si esimerà dal dire la sia.

La ruota dell’ape gira ancora mentre partono le ambulanze. Le serene dei vigili del fuoco danno fosche luminescenze, da telefilm, agli alberi umidi e al grigio stagnante, nella sfera-quartiere dal paesaggio alterato. Sbocciano fiori arcobaleno e metallici non appena la benzina si spande sull’asfalto bagnato, in ondate di odore di nafta. Mi fa venire la nausea. Tutti loro mi fanno venire la nausea.
Rientro, accendo l’hi-fi. “Rock the Casbah”, parte e i ruggiti confortevoli di Joe riempiono la stanza allontanando tutto il resto, tutta la sfera-quartiere dalla mia vita