Vorrei aprire la web cam.
Vorrei sapere come installarla su questo blog e lasciarla aperta, per tutto il giorno.
Tu, visitatore sconosciuto non puoi capire perchè e io non conosco la lingua giusta, quella che forgi in parole il pensiero e il buco che c'è dentro di me e lo renda intelligibile. A me e anche - perchè no - a te.
Vorrei sapere cosa si prova. A lasciare che il mondo, nella persona di un occasionale cybernauta, entri nella mia stanza. Trapassi queste stolide quattro mura che ho tanta difficoltà a perforare. Che mi schiacciano, che mi opprimono. Che mi salvano.
Quello che tu non sai, visitatore sconosciuto, è che io vivo tra le quattro mura della mia stanza. Vivo del bagliore di falsa-luna che lo schermo di questo computer, come una finestra sul mondo intero, ricama sulle pareti. Ha il suo bel da fare, credimi. Sconfiggere le tenebre entro le quali sono rannicchiata è troppo per la luce artificile di un pc. Seppur dello stesso colore, seppure della stessa bellezza della luna, non è abbastanza forte per vincere questo appiccicaticcio bozzolo di neritudine che mi si è incastrato addosso.
Vorre che fossero gli altri a venire qui dentro.
Perchè io non sono in grado di vivere lì fuori. Perchè sono diversa. Perchè sono inadeguata. Perchè mi annoiano quasi tutti. Perchè non posso essere me stessa. Perchè non saprei che fare. Perchè mi riesce tutto male. Perchè nessuno vuole davvero conoscere e stare con ME, ma solo con chi loro si aspettano che io sia.
Sono scuse? Quasi certamente. Ma tanto quanto sono scuse, è anche tutto vero.
Se se solo sapessi come fare, terrei la web cam sempre accesa.
Consentirei a tutto il mondo di entrare, di vedermi. Non fare niente di speciale. Fare quello che faccio quasi sempre: cercare di respirare. Cercare una parte di me, spiarla su internet, attaccandomi ad ogni baluginìo di vita, ad ogni sfumatura che mi consenta di dire trionfalente a me stessa e agli altri "Ecco, guarda, vedi che non sono morta? Vedi che non sono nulla? Questo mi piace, questo è simile a me? Guarda! Non sono sbagliata! Non sono un'ombra!"
Se solo sapessi come tenere accesa la web cam per sempre, lo farei.
Blog senza censure. Metto a nudo me stessa come se un Grande fratello tenesse puntate le sue telecamere nella mia anima ribelle, punk e borderline. Scriverò ogni dettaglio, più o meno sordido che sia, della mia vita che odora di libri, salsedine, peonie e torta al cioccolato, dove caos e autodistruzione lottano contro la morale dei benpensanti e dove fioriscono universi alternativi sotto un cielo di lamponi. Mi svendo raccontandolo, che interessi a qualcuno o no. And fuck everything else.
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martedì 14 febbraio 2012
domenica 29 maggio 2011
C I N E F I L I A
Fase di bulimia filmica totale.
Film in bianco e nero.
Film che rivedi e rivedi e mai ti stanchi.
I film più belli di sempre che sono cagate morbose.
I classici insostituibili.
Film preferiti da altri che guardi avidamnete nella speranza di suggere uno spicchio di loro e tenerlo in/per te.
Film in bianco e nero.
Film che rivedi e rivedi e mai ti stanchi.
I film più belli di sempre che sono cagate morbose.
I classici insostituibili.
Film preferiti da altri che guardi avidamnete nella speranza di suggere uno spicchio di loro e tenerlo in/per te.
venerdì 22 aprile 2011
Come su un rogo, alla berlina
Perchè diavolo questi dementi trogloditi beceri individui zoppicanti d'essere continuano a rompermi cosiddetti?
Sinceramente, I no idea.
Si presenta codesta tizia con una specie di pensierino pasquale per mia madre e nei 3 minuti e rotti in cui ammorba con la sua inutile presenza la mia aria, che fa? Riesce a esibire in succinta maniera, una sprezzante e pietosa pantomima sul fatto che io esco poco o quasi mai,per poi compatirla rinnegandola.
Mi chiedo come possa una signora imparentata con me alla lontana, con cui non ho contatti diretti nè inderetti da anni, sapere quanto dove quando come e perchè io esco o non esco e cosa acciderbolaccio faccio nelle mie giornate o non faccio. E soprattutto: che cazzo gliene sbatte?
Poi fa una mossa falsa e mi racconta che recentemente è stata dai miei zii. E così posso dire per certo che conosce i dettagli più superficiali della mia vita perchè sono stati loro a riferirglieli. Ormai è assodato che io e le mie stranezze e le mie mancanze e tutte le inadempienze che nella vita mi distruggono, sono al contrario, per loro, motivo di intrattenimento e di chiacchiericco da "l'ora del tè".
Non so però rispondere alla seconda domanda. Non del tutto almeno.
Anche dando per assodato che sono particolarmente interessante e stuzzicante per le loro uniformi icone di vita e che sminuire me innalzi loro a livelli di eccelso e beatitudine, non giustifica comuqnue, non basta, non è sufficiente a giustificare cotanto morboso interesse.
E' come se avessi un faretto puntato contro o meglio, un rogo acceso sotto i piedi che mi illumina e mi mette alla berlina, perchè rende trasparente gli stracci che indosso e mi rende nuda come un verme sottoposto alla loro analisi continua e alle loro vessazioni.
Voglia inarrestabile di prendere tutti loro a tortate in faccia.
Sinceramente, I no idea.
Si presenta codesta tizia con una specie di pensierino pasquale per mia madre e nei 3 minuti e rotti in cui ammorba con la sua inutile presenza la mia aria, che fa? Riesce a esibire in succinta maniera, una sprezzante e pietosa pantomima sul fatto che io esco poco o quasi mai,per poi compatirla rinnegandola.
Mi chiedo come possa una signora imparentata con me alla lontana, con cui non ho contatti diretti nè inderetti da anni, sapere quanto dove quando come e perchè io esco o non esco e cosa acciderbolaccio faccio nelle mie giornate o non faccio. E soprattutto: che cazzo gliene sbatte?
Poi fa una mossa falsa e mi racconta che recentemente è stata dai miei zii. E così posso dire per certo che conosce i dettagli più superficiali della mia vita perchè sono stati loro a riferirglieli. Ormai è assodato che io e le mie stranezze e le mie mancanze e tutte le inadempienze che nella vita mi distruggono, sono al contrario, per loro, motivo di intrattenimento e di chiacchiericco da "l'ora del tè".
Non so però rispondere alla seconda domanda. Non del tutto almeno.
Anche dando per assodato che sono particolarmente interessante e stuzzicante per le loro uniformi icone di vita e che sminuire me innalzi loro a livelli di eccelso e beatitudine, non giustifica comuqnue, non basta, non è sufficiente a giustificare cotanto morboso interesse.
E' come se avessi un faretto puntato contro o meglio, un rogo acceso sotto i piedi che mi illumina e mi mette alla berlina, perchè rende trasparente gli stracci che indosso e mi rende nuda come un verme sottoposto alla loro analisi continua e alle loro vessazioni.
Voglia inarrestabile di prendere tutti loro a tortate in faccia.
domenica 10 aprile 2011
Speranze che scorrono via come un conteggio inarrestabile
Sono distrutta.
Ormai sono giorni che passo le giornate su questo cavolo di pc per studiare alla tesi. Sono sempre così stanca in questi giorni che non ho è il tempo nè gli occhi per scrivere su questo blog, ma voglio tirare avanti fin quando riesco, anche tre righe al dì le voglio buttare giù e mantenere il proposito di scrivere un post per ogni giorno dell'anno. Vediamo se ci riesco.
Il punto è che tutto questo lavoro per la tesi non so se lo sto facendo bene o no. Dovrei andare dalla prof. ma se non finisco questo lavoro che mi ha dato mesi fa non ho il coraggio di presentarmi. Spero quantomeno di non fare guai ma sto lavorando davvero sodo adesso non posso recriminarmi nulla.
Anche se, mi guardo intorno e vedo ragazzi e ragazze della mia età, laurearsi in giornalismo, fare master per importanti giornali e io? Una nullità. Non c'è nulla di cui andare fiera se ho studiato solo per giorni. Proprio niente.
Sto qui a disperarmi perchè loro hanno fortuna e capacità e soldi per andare avanti e soprattutto sicurezza, ma la verità è che loro se lo meritano. Io no. Così va il mondo e così è.
E ovviamente il giornalismo me lo sogno.
Lavorare tra i libri, me lo sogno.
Mi sogno di fare la scrittrice.
Mi sogno la grande storia d'amore.
Mi sogno di trovare veri amici e stare serana con amici a me simili e che mi vogliono bene.
Mi sogno le uscite spensierate.
Mi sogno tutto.
Non avrò niente.
Perchè niente mi merito.
A conferma di ciò tra soli 5 giorni compio 28 anni.
Affronto in maniera diversa dalla media il giorno del mio compleanno. Non sono ossessionata dall'età. Anche se quest'anno me la stanno facendo pesare. Tutti a dirmi che 28 anni sono tanti che devo muovermi, che sono vecchia.
Beh certo mi devi sbrigare all'università anche se magari evitassero di ripetermelo sarebbe meglio, ma vabbè. Io, comunque, vecchia non mi sento. Ma immagino che dovrei sentirmici? Perchè tutto quello che faccio io è sbagliato quindi avranno ragione loro...
Dicevo che io il compleanno non lo aspetto come un conteggio menagramo e un ridondante rintocco di campane a morto, che segna l'inarrestabile scorrere del tempo. A me piace il mio compleanno! Sarà che mi piace la mia data di nascita che sprizza sole primaverile e boccioli profumati e colorati ovunque, sarà che ho così poco modo di essere felice che colgo al volo ogni stupida opportunità. E poi quello è da sempre stato il mio giorno speciale e solo il mio...cioè di altre mille persone nate quel giorno, ma io sono più figa eh!
In realtà non sarà speciale, non uscirò con nessuno perchè nessuno vuole uscire con me, riceverò gli auguri da meno eprsone rispetto gli altri anni perchè sono scappati altri "amici" nel frattempo, non credo riceverò regali, neache un fiore. Ecco se fosse un bella storia la mia storia, per il mio ventottesimo compleanno riceverei un mazzo di peonie rosa e orchidee dell'Himalaya...Ovviamente non mi succederà mai nulla del genere. Mi vizierò con un bel dolce e ...posso sempre far finta che succeda. E' bello sapere che si ha questa possibilità sempre aperta. ;) E comunque vada o non vada chissenefrega, perchè mancano
Ormai sono giorni che passo le giornate su questo cavolo di pc per studiare alla tesi. Sono sempre così stanca in questi giorni che non ho è il tempo nè gli occhi per scrivere su questo blog, ma voglio tirare avanti fin quando riesco, anche tre righe al dì le voglio buttare giù e mantenere il proposito di scrivere un post per ogni giorno dell'anno. Vediamo se ci riesco.
Il punto è che tutto questo lavoro per la tesi non so se lo sto facendo bene o no. Dovrei andare dalla prof. ma se non finisco questo lavoro che mi ha dato mesi fa non ho il coraggio di presentarmi. Spero quantomeno di non fare guai ma sto lavorando davvero sodo adesso non posso recriminarmi nulla.
Anche se, mi guardo intorno e vedo ragazzi e ragazze della mia età, laurearsi in giornalismo, fare master per importanti giornali e io? Una nullità. Non c'è nulla di cui andare fiera se ho studiato solo per giorni. Proprio niente.
Sto qui a disperarmi perchè loro hanno fortuna e capacità e soldi per andare avanti e soprattutto sicurezza, ma la verità è che loro se lo meritano. Io no. Così va il mondo e così è.
E ovviamente il giornalismo me lo sogno.
Lavorare tra i libri, me lo sogno.
Mi sogno di fare la scrittrice.
Mi sogno la grande storia d'amore.
Mi sogno di trovare veri amici e stare serana con amici a me simili e che mi vogliono bene.
Mi sogno le uscite spensierate.
Mi sogno tutto.
Non avrò niente.
Perchè niente mi merito.
A conferma di ciò tra soli 5 giorni compio 28 anni.
Affronto in maniera diversa dalla media il giorno del mio compleanno. Non sono ossessionata dall'età. Anche se quest'anno me la stanno facendo pesare. Tutti a dirmi che 28 anni sono tanti che devo muovermi, che sono vecchia.
Beh certo mi devi sbrigare all'università anche se magari evitassero di ripetermelo sarebbe meglio, ma vabbè. Io, comunque, vecchia non mi sento. Ma immagino che dovrei sentirmici? Perchè tutto quello che faccio io è sbagliato quindi avranno ragione loro...
Dicevo che io il compleanno non lo aspetto come un conteggio menagramo e un ridondante rintocco di campane a morto, che segna l'inarrestabile scorrere del tempo. A me piace il mio compleanno! Sarà che mi piace la mia data di nascita che sprizza sole primaverile e boccioli profumati e colorati ovunque, sarà che ho così poco modo di essere felice che colgo al volo ogni stupida opportunità. E poi quello è da sempre stato il mio giorno speciale e solo il mio...cioè di altre mille persone nate quel giorno, ma io sono più figa eh!
In realtà non sarà speciale, non uscirò con nessuno perchè nessuno vuole uscire con me, riceverò gli auguri da meno eprsone rispetto gli altri anni perchè sono scappati altri "amici" nel frattempo, non credo riceverò regali, neache un fiore. Ecco se fosse un bella storia la mia storia, per il mio ventottesimo compleanno riceverei un mazzo di peonie rosa e orchidee dell'Himalaya...Ovviamente non mi succederà mai nulla del genere. Mi vizierò con un bel dolce e ...posso sempre far finta che succeda. E' bello sapere che si ha questa possibilità sempre aperta. ;) E comunque vada o non vada chissenefrega, perchè mancano
- 5 giorni al mio Compleanno!!!!
domenica 3 aprile 2011
Sundae anniversary!
Aperto internet, oggi come ogni santo giorno, mi ritrovo l'emblema di google artistico nei toni pastello e con una coppa gelato pannosa, cioccolatosa, granellosa e ciliegiosa a sostituire le due "o".
Succede quando c'è qualche ricorrenza da festeggiare. In questo caso è il 119° anniversario del Gelato Sundae a essere onorato. Credo sia la celebrazione più bella che sia mai stata ideata. Dovrebbero evidenziarla in rosso sul calendario e festaggiarla a dovere, con chili di gelato per tutti. Perchè non c'è mai nessuno che vuole festeggiare a dovere una celebrazione tanto gustosa!? Ora che lo so me lo segno e l'anno preossimo festeggio con il più fenomenale dei banana split.
Per chi lo ignorasse (povero derelitto), il Sundae è una tipologia tipicamente americana di gelato, che consiste nell'aggiungere alle pallette di ice-cream, varianti di genere più variegato: panna montata, ciliegine, sciroppo d'amarene, noci, mandorle, anacardi, scaglie di cocco, uvetta, canditi, cioccolato fuso, caramello sciolto o in pezzi, granella di biscotto, granella di nocciola, zuccherini, pezzetti di cioccolato, cialde, wafer, vari sciroppi alla frutta, frutta in pezzi, piccoli dolcetti, miele, chicchi di caffè, pistacchi, biscotti, caramelle, tortine sbriciolate, cereali, confettini, noccioline, marshmallow, cioccolatini con dentro caramello liquido, polvere di amaretti, meringhette e chi più ha fantasia, più ne metta.
Un gelato fantasioso, bellissimo, creativo, buonissimo e ipercalorico.
L'ho sempre detto che gli americani sono eoni avanti a chiunque altro per quanto riguarda il junk food e alla fusione di sapori disparati.
E in alimenti belli, diamine quanto sono belli!
C'è di buono che avevo iniziato a crivere questo post con una gran voglia di sunsae e ora sono praticamente nauseata dopo aver visto tutte ste coppe miscelate. Meno male...
Succede quando c'è qualche ricorrenza da festeggiare. In questo caso è il 119° anniversario del Gelato Sundae a essere onorato. Credo sia la celebrazione più bella che sia mai stata ideata. Dovrebbero evidenziarla in rosso sul calendario e festaggiarla a dovere, con chili di gelato per tutti. Perchè non c'è mai nessuno che vuole festeggiare a dovere una celebrazione tanto gustosa!? Ora che lo so me lo segno e l'anno preossimo festeggio con il più fenomenale dei banana split.
Per chi lo ignorasse (povero derelitto), il Sundae è una tipologia tipicamente americana di gelato, che consiste nell'aggiungere alle pallette di ice-cream, varianti di genere più variegato: panna montata, ciliegine, sciroppo d'amarene, noci, mandorle, anacardi, scaglie di cocco, uvetta, canditi, cioccolato fuso, caramello sciolto o in pezzi, granella di biscotto, granella di nocciola, zuccherini, pezzetti di cioccolato, cialde, wafer, vari sciroppi alla frutta, frutta in pezzi, piccoli dolcetti, miele, chicchi di caffè, pistacchi, biscotti, caramelle, tortine sbriciolate, cereali, confettini, noccioline, marshmallow, cioccolatini con dentro caramello liquido, polvere di amaretti, meringhette e chi più ha fantasia, più ne metta.
Un gelato fantasioso, bellissimo, creativo, buonissimo e ipercalorico.
L'ho sempre detto che gli americani sono eoni avanti a chiunque altro per quanto riguarda il junk food e alla fusione di sapori disparati.
E in alimenti belli, diamine quanto sono belli!
| Questo lo inserisco perchè lo mangiano a una mamma per amica |
C'è di buono che avevo iniziato a crivere questo post con una gran voglia di sunsae e ora sono praticamente nauseata dopo aver visto tutte ste coppe miscelate. Meno male...
martedì 15 marzo 2011
L'importante è avere un piano
Diventerò strega e taglierò la testa al toro.
Poi userò questa in una cerimonia wicca e troverò un prescelto che mi soddisfi.
Sessualmente e non.
Dopodichè insieme, voleremo sulle scope e vivremo felici e contenti con altre streghe a Hogwarts, mangeremo crostata al rabarbaro e gelatine tutti i gusti più uno.
Figlieremo e governeremo sugli essere fatati della foresta.
Poi userò questa in una cerimonia wicca e troverò un prescelto che mi soddisfi.
Sessualmente e non.
Dopodichè insieme, voleremo sulle scope e vivremo felici e contenti con altre streghe a Hogwarts, mangeremo crostata al rabarbaro e gelatine tutti i gusti più uno.
Figlieremo e governeremo sugli essere fatati della foresta.
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sabato 12 marzo 2011
Solo marshmallow
Nel mio stomaco galleggia, stipato alla bene e meglio, un intero pacco di marshmallow cotto, sciolto alla fiamma e divorato. Il che miha reso molto americana e mi ha fatto momentaneamente dimenticare la mia non vita. Ora sto di un male boia e ben mi sta. Non mi va più neanche di scrivere qua. Non mi va più neanche di respirare. Non penso neanche più. Come posso scrivere se non penso? Voglio altro marshmallow così mi esplode lo stomaco e amen.
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martedì 15 febbraio 2011
Chi dice che vivere nei sogni sia un male?
I miei poi non solo sono molto più interessanti, vissuti e intriganti della realtà, ma hanno anche un'ottima colonna sonora. Tranne gli incubi ecco, quelli proprio li lascerei perdere anche perchè non sono poi tanto diversi quella che è la mia vita corrente, ultimamente.
Be' non sto a gingillarmi troppo perchè non c'è molto di che gingillarsi se non andare dritti al punto. E il punto sarebbe che quando mi sono accorta che di sogno si trattava, sono stata ben attenta a serrare le palbebre per non lasciar filtrare un filino di realtà e rompere l'incanto. Quando succede questo strano sdoppiamento, però, è dura mantenere stabile la concentrazione ed è così...strano: una parte di te sa che sei nel sogno e guarda l'altra viverlo ancora, più che sdoppiamento è un triplicamento (o come si dice) della personalità, e la parte che sa, fa la gnorri e cerca di ignorare, ma nello stesso tempo può godersi il residuo di beatitudine che dal sogno deriva. Deve aver funzionato perchè mi sa che sognai un altro po' dopo, anche se ricordo tutto molto labilmente.
Il fulcro del sogno mi vede ospitare nella casa del paese dei miei, due amici che non sentivo da tempo e che hanno bisogno di un supporto logistico per fare non so che da queste parti essendo loro di altre zone d'Italia. Chi sono gli amici? Esistono davvero? Non ne ho la più pallida idea. Anzi forse uno è un mio amico perduto, l'altro un amico dell'amico ...insomma non ho capito bene la dinamica del rapporto che ci legava.
Fatto sta che loro vengono, io li porto a spasso per il caro paese dei miei e loro hanno le mie stesse identintiche rimostranze a riguardo. Solo che al contrario di me le concretizzano spavaldamente e in vario modo, coinvolgendomi.
E sarà che il sogno è il mio subconscio che parla; sarà che ho sempre desiderato più o meno apertamente di agire così; sarà che sono in vena di esplosioni distruttive e castranti, finiamo per dar sfogo alla nostra furia distuttrice e ribelle, arrivando addirittura a boicottare la sacra processione, evento annuale, del santo del paese. Ed è un boicottaggio con i fiocchi e i botti perchè creaiamo un sacco di anticonformistico, sano caos con un piano studiato nei dettagli per mandare all'aria tutta la cerimonia. A cominciare con il trafugamento delle reliquie; la correzione delle litanie religiose con buon black metal e straziante street punk, urlato da ogni angolo del paese; il lancio di preservativi pieni di ambigui composti giallongnoli e pseudo-spermatici; suini che pascolano tra la folla....insomma un sogno catartico e ricco di discernimento per chi vuole capirlo e ascoltarlo. Per gli altri, chissene.
Vorrei tanto avere qualcuno con cui fare cose del genere, o anche cose d'altro genere. Vorrei semplicemente avere qualcuno con cui fare cose. E non solo nei miei sogni. Ma intanto e visto che non ho alternative valide, mi accontento di questi.
Be' non sto a gingillarmi troppo perchè non c'è molto di che gingillarsi se non andare dritti al punto. E il punto sarebbe che quando mi sono accorta che di sogno si trattava, sono stata ben attenta a serrare le palbebre per non lasciar filtrare un filino di realtà e rompere l'incanto. Quando succede questo strano sdoppiamento, però, è dura mantenere stabile la concentrazione ed è così...strano: una parte di te sa che sei nel sogno e guarda l'altra viverlo ancora, più che sdoppiamento è un triplicamento (o come si dice) della personalità, e la parte che sa, fa la gnorri e cerca di ignorare, ma nello stesso tempo può godersi il residuo di beatitudine che dal sogno deriva. Deve aver funzionato perchè mi sa che sognai un altro po' dopo, anche se ricordo tutto molto labilmente.
Il fulcro del sogno mi vede ospitare nella casa del paese dei miei, due amici che non sentivo da tempo e che hanno bisogno di un supporto logistico per fare non so che da queste parti essendo loro di altre zone d'Italia. Chi sono gli amici? Esistono davvero? Non ne ho la più pallida idea. Anzi forse uno è un mio amico perduto, l'altro un amico dell'amico ...insomma non ho capito bene la dinamica del rapporto che ci legava.
Fatto sta che loro vengono, io li porto a spasso per il caro paese dei miei e loro hanno le mie stesse identintiche rimostranze a riguardo. Solo che al contrario di me le concretizzano spavaldamente e in vario modo, coinvolgendomi.
E sarà che il sogno è il mio subconscio che parla; sarà che ho sempre desiderato più o meno apertamente di agire così; sarà che sono in vena di esplosioni distruttive e castranti, finiamo per dar sfogo alla nostra furia distuttrice e ribelle, arrivando addirittura a boicottare la sacra processione, evento annuale, del santo del paese. Ed è un boicottaggio con i fiocchi e i botti perchè creaiamo un sacco di anticonformistico, sano caos con un piano studiato nei dettagli per mandare all'aria tutta la cerimonia. A cominciare con il trafugamento delle reliquie; la correzione delle litanie religiose con buon black metal e straziante street punk, urlato da ogni angolo del paese; il lancio di preservativi pieni di ambigui composti giallongnoli e pseudo-spermatici; suini che pascolano tra la folla....insomma un sogno catartico e ricco di discernimento per chi vuole capirlo e ascoltarlo. Per gli altri, chissene.
Vorrei tanto avere qualcuno con cui fare cose del genere, o anche cose d'altro genere. Vorrei semplicemente avere qualcuno con cui fare cose. E non solo nei miei sogni. Ma intanto e visto che non ho alternative valide, mi accontento di questi.
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domenica 30 gennaio 2011
Voglia di urlare
Se ora cacciassi fuori l'urlo più dirompente mai udito,
tale da frantumere tutte le superfici e gli oggetti di vestro di questo stupido paese,
se io urlassi fino a sdoganarmi lamandibola e a frantumarmi le corde vocali,
fino a svuotare di ogni atomo d'ossigeno i miei polmoni;
se gridassi fino a farmi esplodere i timpani,
se anche articolassi le più sacrileghe parole,
le più scempie bestemmie che mondo e storia abbiano mai udito,
nessuno mi sentirebbe.
L'urlo si frantumerebbe sulle pareti della campana di spesso acciaio in cui sono incapsulata
e mi si ritorcerebbe contro in lamine mortifere.
E nessuno lo saprebbe.
Proviamo?
sabato 15 gennaio 2011
Capodanno a due strati
Direi di fare un passo indietro, però, e tornare alla fine dell’anno per raccontare il mio Capodanno perché… be’ ne vale la pena.
Carico di ansia e d’attesa, il 31 dicembre ha sempre un odore, un sapore, una consistenza speciali che si tocca con mano, nell’aria, fin dal mattino e che va via via acuendosi con la scesa delle tenebre. Immagino sia la manifestazione delle adrenaliniche attese di ognuno a insaporire l’etere e foggiarlo di drappi e merletti ariosi. Non potrebbe essere altrimenti, dopotutto, se in una giornata normale, la stragrande maggioranza delle persone sospira annoiati ed esausti pensieri, a capodanno l’apparato respiratorio della stessa stragrande maggioranza di persone, respira a un ritmo più elevato espirando attesa e adrenalina: i bambini perché gli adulti sono eccitato e subodorano la festa; i ragazzini per i botti da sparare; giovani di ogni sesso ed età per la possibilità di tarantolare le chiappe e di sbrillarsi un po’; il vecchino che assapora la speranza di vivere una giornata diversa; il goloso che sogna il lauto banchetto; la cuoca che si affanna nella preparazione del lauto banchetto; la perfetta padrona di casa che vuole che tutto vada alla perfezione; gli invitati che si fanno belli; la tipa che si prepare dall’alba per essere super figa; la donna che non vede l’ora di sfoggiare il completino intimo rosso nuovo nuovo; l’uomo che non vede l’ora di montarla; chi conta i minuti che lo distanziano da una festa o un concerto; il proprietario di pub/ristorante/discoteca che si lecca le mani al pensiero dei soldi che incasserà… Insomma più che a Natale molte più persone sperano di divertirsi a fine anno.
E poi…
E poi ci sono un pugno di nefandi esseri informi, che compiono l’indefinibile peccato di disinteressarsi del Capodanno. Esseri demoniaci rinchiusi nei loro bozzoli di nerume e lerciume, che non puoi avvicinare perché emettono raggi di negatività che se ti colpiscono…guai diventi come loro: sfigato!
Trattasi in realtà di persone sole che raramente non hanno vero interesse per il Capodanno, solo non sanno come e con chi festeggiarlo adeguatamente quindi si rinchiudono in se stessi per non eliminare se stessi dal mondo.
Io sono una di quelli.
Era preparata alla tregenda di sensazioni tristi e malinconiche, se non di disperazione che avrebbero dovuto attanagliarmi come ogni Capodanno. In realtà non è stato poi così tremendo: la tregenda non è esplosa del tutto. Si è manifestata solo tardivamente, in seconda serata con un groppo alla gola che non andava né giù né su, occhi leggermente brucianti e il desiderio incontrastato di essere stretta tra le braccia di qualcuno mentre fuori imperversa la festa.
Per il resto della serata ho lanciato strali contro raiuno e i suoi “Coglioni Canterini”, ho leggiucchiato, ascoltato i Guns’n roses e mi sono goduta il lauto banchetto che mamma ha preparato: non lo elenco, ma gli agnolotti all’aragosta sono una bontà tale da meritarsi una citazione!
Poi mio fratello è uscito con i suoi amici, mia madre è uscita con le sue amiche, mia sorella se la spassava a Roma con amici e amiche.
E io a casa, più sola della solitudine.
Il senso di nausea era troppo incipiente per farmi scordare tutto mangiando ancora. Ho cercato di stordire con lo spumante i cattivi pensieri, ma quelli tornavano a galla sotto forma di ricordi di quelle poche volte in cui uscii la notte di Capodanno a festeggiare con le mie ex-pseudo-amiche e si trasformavano nell’ipotesi di cosa stessero loro facendo e quanto si stessero divertendo con i loro nuovi amici. Qualche lacrimuccia stemperata dalla salvifica scrittura, arcigna e cinica quella notte scrissi a raffica e poi, a letto. C’è di buono che lo spumante aveva stordito non i ricordi, ma me e mi abbioccai quasi immediatamente.
Ma il Capodanno non perdona. Infligge ferite troppo profonde che, attutite dalla morfina dello spumante, riprendono a sanguinare il giorno dopo e si rimargineranno con fatica e sofferenza.
Due giorni dopo erano infatti ben lungi dal cicatrizzarsi (del mio primo Gennaio 2011, parlerò nei prossimi giorni) e le sentivo pulsare mentre passeggiavo per i viali del mio paese.
Senza rendermene conto stavo percorrendo quel reticolo di strade in cui sono situati pub e discoteche e locali che so essere stati i più gettonati questo Capodanno. Lo so perché l’ho letto sui vari resoconti di facebook e perché mio fratello e alcuni miei cugini vi hanno partecipato.
E che fossero state strade protagoniste solo qualche ora prima, di certo si vedeva dallo stato in cui aiuole, marciapiedi e asfalto versavano: c’erano lattine e bottiglie di spumante, birra, whisky , rum, jack daniels, ovunque mi voltassi, accostate ai muri, rovesciate sui marciapiedi, frantumate in strada, in bilico sui muretti, infilate in buchi o aste di ferro; centinaia erano i bicchieri di carta ce n’erano addirittura in fasci interi ancora incartati nelle confezioni da supermarket, ma la maggior parte erano quelli trasparenti con cannuccia nera, tipici da cocktail; piattini di plastica con forchette lasciavano intuire il passaggio fugace di dolci al cioccolato e panna se non erro; qualche scarpa e ho contato anche tre sciarpe; ho evitato invece di contare i getti di vomito in ogni dove, perfettamente riconoscibili a distanza; e ho individuato una confezione di siringhe, non so quanto inerenti a quella sera ma nuova e il contenuto, ancora incartato, era sparso per terra, ne avranno usata solo qualcuna.
Comunque tutto questo me lo aspettavo, magari non le siringhe…
Quello che non mi aspettavo era di imbattermi in questo delirio di residuo di goliardia e festa nella strada isolata, neanche un cane è passato (era anche la domenica dopo l’1 gennaio, quindi, comprensibile…). Pertanto io ero lì, sola, a dover fare i conti col bel Capodanno altrui e col mio schifosissimo. E poi non mi aspettavo le bustone del Mac Donald’s con contenitori di bibite, panini e patatine disseminati ovunque. Mio fratello mi aveva detto che il Mac sarebbe rimasto aperto tutta la notte, ma non immaginavo avrebbe fatto tali affari, invece pare che la gente uscita dai locali si sia fiondata lì per dolci o hamburger, d’altronde si trova proprio lì dietro.
Allora, ho fatto una cosa. Non mi congratulo con me stessa di questo, certo. In realtà credo che sia una cosa un po’ malata.
Sono andata a comprarmi un milkshake al cappuccino al Mac Donald’s e l’ho bevuto accovacciata su un balcone di cemento di una casa in costruzione vicino al rimasuglio di quello che sembrava un vero festino. C’era una confezione di piatti di plastica aperta e usata a metà e i piatti usati, alcuni con resti di torte, croissant, patatine e ketchup e maionese, erano posti in circolo, erano 8 quindi si presuppone che la compagnia fosse di almeno una decina di membri, certo non puliti perché avevano lasciato tutto lì. C’era la busta del Mac Donald’s al centro e involucri di panini, patatine, bibite, gelati a iosa. C’erano due bottiglie di spumante, e una di whisky, ma discosta, poggiata al muro della casa. Una lauta cenetta notturna non c’è che dire…
Ho centellinato il mio milkshake, lasciando penzolare le gambe dal semi-balcone, immaginando la scena della compagnia di ragazzi riunita a mangiare e bere e ridere e scherzare. E’ stato come se la visualizzassi sul serio, se il gusto zuccheroso del milkshake, fosse lo stesso sapore sorbito da loro, lo stesso sapore di una notte indimenticabile che mai ho avuto e mai avrò. Mi sono dimenticata dov’ero e chi ero, sono diventata parte di quel gruppo, in quella notte con stelle artificiali, dalla musica confusa e attutita proveniente dalla discoteca sotterranea e l’umido della risacca marina a giungere fino a noi. Ho partecipato ai discorsi, ho riso delle battute, ho battuto le mani per …qualcosa. Ho scambiato il mio Big Mac con un Cheeseburger, ho mischiato Coca cola e spumante, ho mangiato gelato al ketchup.
Poi ho finito il milkshake, con l’ultimo granello di zucchero s’è sciolta anche la magia, e sono tornata io, sola, su un semi-balcone freddo, pieno di spazzatura, in una strada deserta, nel primo pomeriggio del 2 gennaio 2011.
Ho lasciato il bicchierone del milkshake lì, con l’altra roba, accostato alla bottiglia di spumante, sopra un cartoccio di panino. Come se fossi stata davvero lì quella notte. Così, per finta, una parte di me c’era davvero! Chi ha visto la scena, ha notato il bicchiere del milkshake come parte del tutto, non pezzo isolato, postumo, estraneo, fuori luogo.
Sono tornata a vedere il giorno dopo e quello dopo ancora, per qualche giorno è rimasto tutto lì, intatto.
E io ho potuto per un po’, godermi l’illusione di avere degli amici e di aver avuto il mio Capodanno speciale.
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Voglie aliene
giovedì 13 gennaio 2011
Affondo, sfondo, sprofondo...
Come abbondantemente e brillantemente (blog mio, giudizi discutibili e amorali miei) illustrato nel precedente post, il Natale perfettamente orchestrato per fagocitare ogni tipologia di essere nella cultura occidentale, ha risucchiato anche me. Niente religiume o buoni propositi. Molto altro, soprattutto l’altro che stinge il risvolto della medaglia del Natale.
Famiglie e amici riuniti incentivano enormemente il senso d’abbandono e di disperazione, di inadeguatezza e fallimento. Non solo mio, tant’è vero che il picco di suicidi raggiunge il massimo grado in concomitanza con le festività di fine anno: di fronte alla gente che si diverte più o meno scioccamente, di fronte alle manifestazioni di amore e affetto più o meno vere, chi è solo tutto l’anno è più solo durante le feste. Una cassa di risonanza luccicante e vociante glielo ricorda ogni attimo. Il che unito al resoconto dell’anno trascorso mai meraviglioso per gente come me, getta il povero malcapitato nella disperazione più sconfinata, nella sconfitta più incorreggibile.
Il mio modo di affrontare il tutto è lasciarmi andare all’afflizione, non combatterla a denti stretti come faccio o tento di fare durante tutto l’anno, ma lasciare che lei abbia successo. Abbandonarmi ai pensieri più macabri e ai resoconti più infruttuosi, paragonare lo squallore mefitico della mia esistenza con lo splendore d’abbondanza di quella di miei coetanei, evidenziare i contorni desolati delle mie periferie. Il tutto non senza un cinico, macabro piacere masochista.
Dopodiché, fottermene.
Se combattessi con questi pensieri, le feste non sarebbero diverse dal resto dell’anno, vivrei anche queste in una sorta di filo di rasoio estenuante e il senso di fallimento e la solitudine, davvero diverrebbero insostenibili. Ma neanche porre loro alcun freno è auspicabile, perché finirei come il poverino che si è suicidato dagli scogli di P.G. verso i flutti gelidi e tumultuosi dello Ionio, la vigilia di Natale (e pensare che io e i miei cugini eravamo stati su quello stesso scoglio a ridere degli schizzi di schiuma che ci raggiungevano, giusto qualche ora prima…il pensiero che forse, forse avremmo potuto, non so in quale modo, ma in qualche modo, aiutarlo, mi tormenta…).
Quindi opto per una via di mezzo: allento il lazzo dei pensieri malefici e li lascio imperversare per un po’, rosicchiare i bordi della mia mentre e infuriare nel mio stomaco, sconvolgere il ritmo del mio cuore, e poi li blandisco stordendoli di melense favole disney, cioccolatini tutti i gusti + 1, panettoni, pignolate, frittelle, zeppole, dolcetti, croccanti alle mandorle, pandori, pistacchi, nocciole, noccioline, torroncini,torroni, biscotti allo zenzero, al miele, cenoni e pranzoni, un sacco di coca cola per annichilirli e uno spruzzo di spumante e bayles e birra qua e là per rimbambirle e assopirli ben benino. Bulimia che si riappropria di me senza mezzi termini e con mal di stomaco da star male, perenne senso di nausea e necessità di vomitare che trattengo perché più sofferenza mi causa, più compenso il piacere della cioccolata; più sofferenza mi causa più i pensieri si pascono beati e non mi tormentano troppo; più sofferenza mi causa più compenso il mio essere una stolta, inutile, perfetta fallimentare ragazza.
Per un po’ almeno, il vuoto s’è chetato, il buco è stato riempito. Ora le feste vanno via e cosa si lasceranno dietro solo il tempo me lo dirà. Sapevo, conoscevo le conseguenze disastrose cui sarei andata incontro dopo l’Epifania. Ma non me ne importava o, meglio, le visualizzavo con una certa infima malagrazia, cinicamente beffarda: “mi farai male lo so, ma intanto smetto di pensare che sono niente per un po’, smetto di sentirmi feccia perché il panettone ottura le orecchie e non sento i miei pensieri, perché la cioccolata delizia e ammansisce il vortice di nero oblio che mi compone”.
Il punto è che ora il buco è reso più grande dal senso di colpa per aver vanificato mesi di dieta e sacrifici e per la paura di poter perdere il controllo di me stessa e non ritrovarlo più, di cedere alle moine dell’altra me sazia e pingue dopo le abbuffate natalizie…
Stelle&Stalle
Nessuno ha una via di fuga dal Natale. Esso è subdolo, ideato malignamente alla perfezione perché nulla sia lasciato al caso, perché nessuno possa slegarsi dalle sue brame succulenti, dalle luci fosforescenti che ammiccano invitanti celando sfarzo e squallore in egual modo, rendendo case e città più gioviali e vivibili, lontane dalla tristezza e dalla vita normale. Stelle&Stalle: un’alchimia perfetta.
Pare che sia stato il caso e il cristallizzarsi nel tempo di pratiche tradizionali e di boom economici ad aver attenuato la componente religiosa e umile del Natale, a favore di una più spendereccia e goliardica. Pare. Non sono certa che sia così.
Ad un’analisi più approfondita la cosa risulta perfettamente, dannatamente, paradossalmente normale e figlia del tempo. Per incastrare il Natale religioso alla nostra epoca fanatica, la vergine Mary (che non sono io, ma quell’altra, più famosa) ha dovuto allargare il suo ventre per accogliere non solo il seme dell’onnipotente, ma anche Babbi Natali, Befane, alberi di Natele, lucine, stelline, torroncini, pandorini e anche, per estensione, san Silvestri, calze fumanti dolciumi, cieli stellati di comete spaventate da caos di fuochi psichedelici e botti di capodanno. E cenoni, senza fine, e pranzi sontuosi in cui non c’è limite allo sperpero, e pacchi e regali senza fine.
Cosicché, coloro i quali sono interessati a festeggiare un Natale vecchio stampo tutto Chiesa e salamelecchi pregherecci, possono farlo adattandosi però d’obbligo anche a pratiche più pagane; per contro i festaioli immotivati, possono godere del più alto grado di concentrazione di banchetti e festicciole riconosciute (e, udite udite, con senso annesso, il che consente loro di sbizzarrirsi in veglioni e balletti senza l’insana sensazione che non ci sia uno straccio di ragione valida per dimenare le chiappone con conseguente mungitura di meningi per inventarsene una di ragione plausibile…) con una capatina forzata agli strali di bontà d’animo posticcia che il Natale richiede.
Inutile continuare a ripetere la solita manfrina del Natale troppo consumistico che ha perso i valori e bla bla.
No cicci! Tutto perfettamente incastonato e funzionale.
Così sia, amen e arrivederci all’anno prossimo.
giovedì 30 dicembre 2010
Perderò la verginità entro i prossimi 3 mesi e mezzo
Tra meno di quattro mesi compio 28 anni.
Entro meno di quattro mesi perderò la mia verginità.
Sembra una di quelle frasi buttate lì, senza pensarci e quasi come sfida, come aggressiva ribellione alle virtuose consuetudini. All’amore stesso:”Non sei giunto a me, coglione troglodita? E io mi svendo senza ritegno e ti ammazzo. Perché tu sei come le fate, stracazzone: se nessuno crede davvero in te, ti spegni e muori, e oggi non c’è molta gente che crede seriamente in te e ti ricerca e ti nutre. Per lo più nutrono le false unioni materiali e matrimoniali. Quindi hai più bisogno tu di me che io di te, minchione!”. E ora che mi hai sfidato, t’attacchi.
Ho aspettato l’amore.
L’ho sognato come la più cretina delle bamboccie. Sono sempre stata certa che anche tardi, in una qualsiasi, bislacca forma, sarebbe arrivato e mi avrebbe travolta e io avrei avuto la mia favola. E io avrei fatto l'amore la prima, vera, sacrosanta volta, persa tra le sue braccia, penetrata dall’altra metà di me stessa, da quell’unico essere che avrei riconosciuto perché sua è la forma della mia anima.
Cagata assurda.
Non sono una di quelle idiote che buttano lì verità universali incontrovertibili tratte da specifiche esperienze e quindi assolutamente irragionevoli del tipo: l’amore non esiste chi vi crede ancora è babbeo.
No. Chi sono io per dire se qualcosa esiste o no, qualcosa come l’amore di cui si scrive dai tempi delle piramidi? Nessuno sono io! A mala pena ho la competenza per decidere se esistono i nodi per lacci da scarpa o sono solo nodi generali adattati al particolare!
Ma posso, questo sì e con abbondante cognizione di causa, affermare che, non è in serbo per me, che per me non c’è nessuna seconda metà della mela, nessun amore favoloso e favolistico. Dopo 27 anni, inutile continuare a ripetersi che arriverà. Nun ce sta.
E quindi basta aspettarlo. O meglio. Forse lo aspetterò per sempre, anche inutilmente, perché non posso farne a meno, sono un’inguaribile romantica cresciuta a pane e storie quindi…
Ma non per quanto riguarda il sesso.
Non aspetterò più di cedere me stessa, di perdermi senza contegno e affannata tra le braccia dell’uomo che amo. Oh no.
Prima di compiere i 28 anni, sarà con una persona conosciuta da poco o con qualcuno che conosco, farò sesso, perderò questa cazzo di verginità che per me non vuol dire davvero ma davvero nulla. Non è che non sono mai stata con qualcuno per mantenermi pudica e intatta per l’amore. Non l’ho mai fatto perché volevo fosse grandioso e perché non ne ho mai, davvero sentito il desiderio.
Ora invece lo sento e penso che non sia una scelta sbagliata farlo senza che ci siano implicazioni sentimentali: sarei più serena, più libera di lasciarmi andare senza paure varie, senza aspettative deluse.
Quindi, ho un progetto e sono determinata a realizzarlo.
E siccome i quasi-quattro-mesi voleranno, devo cominciare a organizzarmi.
E se alla vigilia del mio compleanno non ho ancora realizzato il proposito, userò una banana e tanti saluti!
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Voglie aliene
venerdì 24 dicembre 2010
La cucina è un gioco di ruolo
Esplosione di nouvelle cousine per questo Natale. Se l'anno scorso mi avrebbero detto che avrei passato il Natale volentieri, in cucina, con mamma, a sfornare prelibatezze, gli avrei riso in faccia sdegnosa con un: "Io?! Seeh, figurarsi se perdo tempo ad armeggiare con mestoli e farine! Meglio leggere un libro".
Inveceè proprio divertente e anti-stress cucinare. Ma credo che la parte piùi mi affascina del tutto, sia la componente sensitivo-sperimentale, nonchè quella alchemico-magica che la cucina comporta: mi sento una stramaledetta strega a mescere ingredienti, ad affondare le mani in impasti dagli afrori e dalle consistenze più disparate. E' come se potessi sperimentare risposte sensoriali cui finora non ero stata iniziata.
Particolarmente eccitante è stato fare gli omini di zenzero, i Gingerbread men della tradizione inglese, non solo perchè mi ha assorbito in una dimensione da Natale americano molto da telefilm, ma per gli odori e il sapore anomalo per la cucina prettamente mediterranea. Zenzero, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, burro, miele, insieme, sprigionano profumi deliziosi di paesi lontani e culture nordiche. E poi sono così belli, ma così belli...peccato, non riesco a fotografare i miei e metterli, ma non sono molto diversi da...
Mi sono poi cimentata in ricette non proprio comunissime, così, tanto perchè nella mia vita non c'è molto altro da fare. Quindi per l'aperitivo di stasera ho fatto frollini di parmigliano a forma di albero di Natale, anche se non sono molti e stasera saremo venti persone da zio e tutti mangiano un sacco...ma si dovranno accontentare: chi prima arriva, meglio mangia.
E poi, per il pranzo del 25 (saremo con degli amici di famiglia a casa nostra) ho fatto il ciambellone al gorgonzola e noci, che ancora non so neanche come è venuto ma dall'aspetto sembra una bontà.
In più, per ricreare un Natale all'american sit-com, ho rischiato una ricetta di pane all'aglio. Lo ordinavano sempre le ragazze Gilmore negli episodi di Una mamma per amica, insieme alla pizza mi pare di ricordare, e mi sono sempre chiesta come fosse. Ho trovato una ricetta su internet, ma l'ho modificata per adeguarla a uno dei programmi della nostra macchina del pane. Non so come uscirà. Controllo ogni due minuti e ancora deve stare dentro per un'ora e mezzo. In realtà ci sono due tipi di pane all'aglio: uno già pronto con aglio secco nell'impasto, uno che vede il pane normale aromatizzarsi in forno con aglio e olio. Io ho scelto la prima versione, ma è, come tutto, una prova, e un modo per fare qualcosa piuttosto che non fare niente. E comunque, mangiarlo, domani, mi farà sentire come una delle Gilmore Girls e questo me gusta mucho ed è perfettamente attinente col tipo di Natale bislacco-giocodiruolo che ho deciso di costruirmi intorno per difesa dal mondo che mi è ostile.
...tanto non è previsto che baci qualcuno al momento e se anche dovesse succedere (eh...chissà che non mi porti bene questo Natale sognante e culinario...), tizio dovrà accontentarsi di baci piccanti.
Credo che sia proprio per questo che cucino, Cioè non per riempire di baci all'aglio qualcuno, sia chiaro...anche se...no, no scherzo, non è per questo. Ma non avevo realizzato prima, anche se mi ero domandata spesso, da cosa dipendesse questa nuova propensione alla culinaria. Cucino solo cose che possono farmi sentire in un modo o nell'altro, lontana e aiutare a stringere le maglie dell'incantesimo atto a farmi evadere da qui. E quindi il solo nome del "Pane all'aglio" mi catapulta nel Connecticut; con l'odore di zenzero e miele in luoghi esotici e altre culture; con la forma dei Gingerbread men nelle tradizioni natalizie favolistiche nordiche...
Mica sono una principiante dell'evasione, io! Le studio tutte, anche incosciamente, metto in atto stratagemmi di ogni tipo per arricchire e rendere più tangibile possibile, il mondo alternativo che fa da contraltare al reale in cui vivo. Così posso vivere in entrambi: uno è una facciata e gli altri mi percepiscono lì con loro; l'altro è solo mio, nella mia testa ed è lì che vivo realmente, compressa e compensata in me stessa.
Triste, ma che alternativa ho? Nessuno vuole far parte del mio mondo reale qui...quindi mi organizzo alternetivamente. A questo proprosito, sarà meglio che vada a controllare il mo pane all'aglio...
Inveceè proprio divertente e anti-stress cucinare. Ma credo che la parte piùi mi affascina del tutto, sia la componente sensitivo-sperimentale, nonchè quella alchemico-magica che la cucina comporta: mi sento una stramaledetta strega a mescere ingredienti, ad affondare le mani in impasti dagli afrori e dalle consistenze più disparate. E' come se potessi sperimentare risposte sensoriali cui finora non ero stata iniziata.
Particolarmente eccitante è stato fare gli omini di zenzero, i Gingerbread men della tradizione inglese, non solo perchè mi ha assorbito in una dimensione da Natale americano molto da telefilm, ma per gli odori e il sapore anomalo per la cucina prettamente mediterranea. Zenzero, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, burro, miele, insieme, sprigionano profumi deliziosi di paesi lontani e culture nordiche. E poi sono così belli, ma così belli...peccato, non riesco a fotografare i miei e metterli, ma non sono molto diversi da...
| ...Zenzy. |
| Io li ho arricchiti con del rosmarino secco e della paprica |
In più, per ricreare un Natale all'american sit-com, ho rischiato una ricetta di pane all'aglio. Lo ordinavano sempre le ragazze Gilmore negli episodi di Una mamma per amica, insieme alla pizza mi pare di ricordare, e mi sono sempre chiesta come fosse. Ho trovato una ricetta su internet, ma l'ho modificata per adeguarla a uno dei programmi della nostra macchina del pane. Non so come uscirà. Controllo ogni due minuti e ancora deve stare dentro per un'ora e mezzo. In realtà ci sono due tipi di pane all'aglio: uno già pronto con aglio secco nell'impasto, uno che vede il pane normale aromatizzarsi in forno con aglio e olio. Io ho scelto la prima versione, ma è, come tutto, una prova, e un modo per fare qualcosa piuttosto che non fare niente. E comunque, mangiarlo, domani, mi farà sentire come una delle Gilmore Girls e questo me gusta mucho ed è perfettamente attinente col tipo di Natale bislacco-giocodiruolo che ho deciso di costruirmi intorno per difesa dal mondo che mi è ostile.
| Il pane che sta lievitando nella mia macchine del pane; |
| L'altra versione che prima o poi proverò... |
Credo che sia proprio per questo che cucino, Cioè non per riempire di baci all'aglio qualcuno, sia chiaro...anche se...no, no scherzo, non è per questo. Ma non avevo realizzato prima, anche se mi ero domandata spesso, da cosa dipendesse questa nuova propensione alla culinaria. Cucino solo cose che possono farmi sentire in un modo o nell'altro, lontana e aiutare a stringere le maglie dell'incantesimo atto a farmi evadere da qui. E quindi il solo nome del "Pane all'aglio" mi catapulta nel Connecticut; con l'odore di zenzero e miele in luoghi esotici e altre culture; con la forma dei Gingerbread men nelle tradizioni natalizie favolistiche nordiche...
Mica sono una principiante dell'evasione, io! Le studio tutte, anche incosciamente, metto in atto stratagemmi di ogni tipo per arricchire e rendere più tangibile possibile, il mondo alternativo che fa da contraltare al reale in cui vivo. Così posso vivere in entrambi: uno è una facciata e gli altri mi percepiscono lì con loro; l'altro è solo mio, nella mia testa ed è lì che vivo realmente, compressa e compensata in me stessa.
Triste, ma che alternativa ho? Nessuno vuole far parte del mio mondo reale qui...quindi mi organizzo alternetivamente. A questo proprosito, sarà meglio che vada a controllare il mo pane all'aglio...
Zenzero, miele e cannella
Navigano venti esotici, stanotte per casa. Smarriti attraverso passaporte di forni, li vedi ambrati o di lapislazuli dorati, arricciarsi tra lampadari troppo occidentali, incuranti.
Sciogliersi nel nocciola dei capelli per ambrarlo di cannella.
Dare alla forma dei corpi la consistenza traslucida e selvaggia del miele.
Ho dormito con mani di zenzero.
Sciogliersi nel nocciola dei capelli per ambrarlo di cannella.
Dare alla forma dei corpi la consistenza traslucida e selvaggia del miele.
Ho dormito con mani di zenzero.
sabato 18 dicembre 2010
Caduta
Non posso crederci di aver mangiato di nuovo quelle maledette zeppole! A meno di una settimana da natale, sono una stupida bulimica malata che ingurgita roba senza tregua. Sono terrorizzata dalla bilancia. Terrorizzata dall'idea di perdere un anno di sacrifici non ce la farei, non mi rialzerei. Non che ora mi senta a mio agio con me stessa + di tanto o che sia questa gra cima di bellezza, ma quantomeno riesco a guardarmi allo specchio, rabbrividendo, tentennando, storcendo il naso, ma mi affaccio fuori dalla soglia senza grossi problemi.
Natale sarà tremendo.Metterò di certo su qualche kilo. Ma poi li riperdo è ora che non dovevo cedere per stare serena a natale.
5 giorni di magra. Ti prego, fa che ce la faccia...
Natale sarà tremendo.Metterò di certo su qualche kilo. Ma poi li riperdo è ora che non dovevo cedere per stare serena a natale.
5 giorni di magra. Ti prego, fa che ce la faccia...
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Robin Hood degli agrumeti
Ho rubato le arance! E i mandarini. Qualche clementina. Sette limoni.
Un bel bottino solare e profumato.
E' che ne avevo una voglia matta e quegli alberi erano così carichi da piegarsi sotto il peso delle sfere. Sembravano dei piccoli soli cincofusi dalla luce del mattino catturata e riflessa dai residui di brina. Ovviamente sono su un terreno proprietà privata ma non c'è nessuna recinzione ad arginarne i confini o impedirne l'accesso. Anzi suppongo di non essere stata la prima ad intrufolarvisi perchè mancavano tutti i frutti più bassi, mentre i rami più alti ne erano colmi.
Mi sono addentrata nel folto per evitare di essere scorta dalla strada e ho piacevolmente scoperto che la sensazine non è poi tanto diversa da quella che si prova attraversando un bosco. Il sole non riusciva a penetrare i rami fogliati e io ho potuto bighellonare indisturbata certa di non essere scorta dalla strada. In realtà ho rischiato di scivolare più volte. Il terreno più interno non aveva erba e il fango insieme agli agrumi caduti e in decomposizione, rendevano arduo destreggiarsi senza sprofondare in limacciose mini-sabbie mobili. Meno male avevo scarpe semi-adeguate:
Non è stato facile prendere i frutti alti, ma sono riuscita a racimolarne una bella busta. E' stato inaspettatamente divertente. Aggirarsi per quel sottobosco improvvisato dall'odore di arancia e dai suoni simcopati, con ancora qualche ciuffo di neve a infiocchettare i recessi più scuri e l'erba tenera su cui camminare... è come calpestare cotone friabile. E la sensazione di fare qualcosa di "proibito".
Ci avrei vissuto volentieri l'ho capito perchè Robin Hood mi ha sempre affascinata e oggi più che mai, sono assolutamente certa di essere la reincarnazione di lady Marian, altrimenti non so spiegarmi perchè rifuggo la civiltà e ricerco l'ammaliante brivido del selvaggio e del proibito per quanto...caspita tra tutte le cose selvagge e proibite fatte dall'uomo nel corso della storia, le mie imprese non meritano la palma d'oro, neanche il cucchiaio di legno, invero. Ma è pur sempre un inizio no? Oggi aranceti, domani uliveti, tra un anno boschetti, tra tre foreste; oggi frutta fresca, domani castagne, tra un anno lip gloss, tra tre il principe Giovanni.
Ora ho una missione. Amen.
Un bel bottino solare e profumato.
E' che ne avevo una voglia matta e quegli alberi erano così carichi da piegarsi sotto il peso delle sfere. Sembravano dei piccoli soli cincofusi dalla luce del mattino catturata e riflessa dai residui di brina. Ovviamente sono su un terreno proprietà privata ma non c'è nessuna recinzione ad arginarne i confini o impedirne l'accesso. Anzi suppongo di non essere stata la prima ad intrufolarvisi perchè mancavano tutti i frutti più bassi, mentre i rami più alti ne erano colmi.
Mi sono addentrata nel folto per evitare di essere scorta dalla strada e ho piacevolmente scoperto che la sensazine non è poi tanto diversa da quella che si prova attraversando un bosco. Il sole non riusciva a penetrare i rami fogliati e io ho potuto bighellonare indisturbata certa di non essere scorta dalla strada. In realtà ho rischiato di scivolare più volte. Il terreno più interno non aveva erba e il fango insieme agli agrumi caduti e in decomposizione, rendevano arduo destreggiarsi senza sprofondare in limacciose mini-sabbie mobili. Meno male avevo scarpe semi-adeguate:
| Le mie sono grigio scuro però... |
Ci avrei vissuto volentieri l'ho capito perchè Robin Hood mi ha sempre affascinata e oggi più che mai, sono assolutamente certa di essere la reincarnazione di lady Marian, altrimenti non so spiegarmi perchè rifuggo la civiltà e ricerco l'ammaliante brivido del selvaggio e del proibito per quanto...caspita tra tutte le cose selvagge e proibite fatte dall'uomo nel corso della storia, le mie imprese non meritano la palma d'oro, neanche il cucchiaio di legno, invero. Ma è pur sempre un inizio no? Oggi aranceti, domani uliveti, tra un anno boschetti, tra tre foreste; oggi frutta fresca, domani castagne, tra un anno lip gloss, tra tre il principe Giovanni.
Ora ho una missione. Amen.
martedì 14 dicembre 2010
Stanchità
Sono fottutamente stanca.
Di tutto 'sto sterco che ingoio quotidianamente.
Dell'università. Possa essere maledetto in tutte le lingue arcane, il giorno in cui decisi di iscrivermi all'Unical per seguire quelle stronze di mie "amiche" che poi mi hanno pure dato buca.
Delle inutili manifestazioni di quel branco di arcigni stolti sognatori beoni che affrontano il gelo credendo che serva a qualcosa.... tanto gliel'hanno data la fiducia, che cazzo state ancora lì a bloccare la strada? Bloccate l'università! Incendiatela! Impedite qualsiasi forma di attività al suo interno. 'Cazzo mi significa che bloccate l'autostrada?
Degli esami che non riesco a dare perchè vengo colta da panico di misteriose origini.
Degli esami che non riesco a dare perchè non sono in grado di studiare decentemente.
Degli esami che non riesco a dare perchè la prof.ssa ha subito un grave lutto che...per carità ci spiace, mi spiace per lei e tutto...ma mettetelo uno strabenedetto annuncio che avverta dello slittamento d'esame invece di farci andare tutti lì...sotto il gelo. 11 euro di autobus buttati nel cesso.
Dei tutor, solo cretini pompati nel loro ego. Riuscissero almeno a scrivere in italiano quei pochi avvisi che riesconoi a pastare, perchè, porca miseria, stanno tutto il giorno a menarsela davanti al computer senza fare niente...un post del cavolo devi pure avere imparato a inserirlo....dottorato in filosofia e voto di laurea cum laurea sennò si annichilisce come una rosa secca. Ma non impoerta: ciò che conta è che gli altri sappiano che siete dei grandi eh...! Tranquilli! Lo sappiamo. (Escludo dall'invettiva il tizio-tutor, che mi dà sempre notizie precise, che mi sorride sempre, che ha i capelli rasta, che è dannatamente carino. Ovviamente lo escludo perchè è dannatamente carino. E gentile. E sembra più intelligente della media là dentro. Il che non è che sia molto visto che la media non è alta, ma un altro punto a suo favore. Ma soprattutto perchè è carino.
Del fatto che se qualcosa può andare storto nell'universo visitato da Kirk e Spock, allora troverà il modo per convergere e abbattersi su di me.
Degli esami rinviati "... data da destinarsi" quando tutti sappiamo bene che la data a destinarsi difficilmente ce la comunicheranno in tempo.
Dell'ansia che dovrò nutrire ancora per chissà quanti giorni prima di levermi sta cazzo di Lingua dei segni (non gliela faccio più a ripetere coformazioni di cervello, gradi di sordità, dislessia, autismo, cheremi, segni...).
Delle prossime giornate prenatalizie da passare a studiare invece che a leggere e fare biscotti o restare basita davanti a uno sperpero eccessivo e trash di decorazioni natalizie luminose che rivestono ville intere.
Della neve che ho tanto desiderato poter odorare e lasciare che docile mi pizzicasse la lingua e che invece oggi mi ha solo congelato il deretano.
Di non poter godere della spruzzata di neve dicembrina perchè sono alterata da altri più morbosi pensieri.
Della paura che se nevica molto col ciuccio che riusciro a raggiungere Cosenza, col ciuccio darò l'esame, col ciuccio mi leverò dalla testa quel peso di piombo della tassa da pagare.
Dei pensieri che riguardano incertezze su come stavolta riuscirò a sfangarla sulla burocrazia universitaria.
Dei miei ex colleghi universitari che continuano a guardarmi con sufficienza/incertezza/indecisione/compassione e mi salutano come se forzati a farlo. Ma chi vi caga?!
Delle bibliotecarie stronze che approntano leggi tutte loro e mi creano ulteriori problemi (e poi c'è chi dice che il nome non fa l'abito: questa si chiama "Malafarina", mai cognome fu più azzeccato).
Della voglia matta che ho di leggere leggere leggere ...non reggo più e infatti ho preso tre libri non di studio dalla biblioteca sperando di non cedere e lasciarmi assorbire dalle loro pagine...le pregusto già le parole, che si incatenano e mi portano con loro come una catena di ninfe e muse gioiose che mi risucchia irresistibile...
Di tutte quelle stupide e zuccherose frasi sull'amicizia che sarebbe la cosa più preziosa e bellissima del mondo ...la migliore amica....condividiamo i dolori...due anime un solo culo.... cose così. L'amicizia è come l'alba, il tramonto, il matrimonio, l'amore, la gioiositò tintinnante....BASTA c'avete rotto con ste minkiate. L'amicizia è la scritta sconcia, colata e patetica, incisa velocemente da un ragazzino scemo sul muro del cesso per farsi il figo.
Della voglia, che mai mi passerà, della cioccolata, bianca, nera, al latte, gianduiata, mandorlata, nocciolata, postacchiata, pannosa, cremosa, nutellata, biscottata, vaferata, aromatizzata, fruttata, vanigliata, bicolarata, glassata, saccottinizzata, nocciolinata, gelatata eccetera eccetera eccetera.
Dell'inutile attesa della perona o della cosa che mi salverà.
Del desiderio, che mai soddisferò, di leggere quella lettera.
Dell'invidia.
Della fame.
Della voragine da riempire.
Della pioggia.
Di desiderare quel bacio...
Di tutto 'sto sterco che ingoio quotidianamente.
Dell'università. Possa essere maledetto in tutte le lingue arcane, il giorno in cui decisi di iscrivermi all'Unical per seguire quelle stronze di mie "amiche" che poi mi hanno pure dato buca.
Delle inutili manifestazioni di quel branco di arcigni stolti sognatori beoni che affrontano il gelo credendo che serva a qualcosa.... tanto gliel'hanno data la fiducia, che cazzo state ancora lì a bloccare la strada? Bloccate l'università! Incendiatela! Impedite qualsiasi forma di attività al suo interno. 'Cazzo mi significa che bloccate l'autostrada?
Degli esami che non riesco a dare perchè vengo colta da panico di misteriose origini.
Degli esami che non riesco a dare perchè non sono in grado di studiare decentemente.
Degli esami che non riesco a dare perchè la prof.ssa ha subito un grave lutto che...per carità ci spiace, mi spiace per lei e tutto...ma mettetelo uno strabenedetto annuncio che avverta dello slittamento d'esame invece di farci andare tutti lì...sotto il gelo. 11 euro di autobus buttati nel cesso.
Dei tutor, solo cretini pompati nel loro ego. Riuscissero almeno a scrivere in italiano quei pochi avvisi che riesconoi a pastare, perchè, porca miseria, stanno tutto il giorno a menarsela davanti al computer senza fare niente...un post del cavolo devi pure avere imparato a inserirlo....dottorato in filosofia e voto di laurea cum laurea sennò si annichilisce come una rosa secca. Ma non impoerta: ciò che conta è che gli altri sappiano che siete dei grandi eh...! Tranquilli! Lo sappiamo. (Escludo dall'invettiva il tizio-tutor, che mi dà sempre notizie precise, che mi sorride sempre, che ha i capelli rasta, che è dannatamente carino. Ovviamente lo escludo perchè è dannatamente carino. E gentile. E sembra più intelligente della media là dentro. Il che non è che sia molto visto che la media non è alta, ma un altro punto a suo favore. Ma soprattutto perchè è carino.
Del fatto che se qualcosa può andare storto nell'universo visitato da Kirk e Spock, allora troverà il modo per convergere e abbattersi su di me.
Degli esami rinviati "... data da destinarsi" quando tutti sappiamo bene che la data a destinarsi difficilmente ce la comunicheranno in tempo.
Dell'ansia che dovrò nutrire ancora per chissà quanti giorni prima di levermi sta cazzo di Lingua dei segni (non gliela faccio più a ripetere coformazioni di cervello, gradi di sordità, dislessia, autismo, cheremi, segni...).
Delle prossime giornate prenatalizie da passare a studiare invece che a leggere e fare biscotti o restare basita davanti a uno sperpero eccessivo e trash di decorazioni natalizie luminose che rivestono ville intere.
Della neve che ho tanto desiderato poter odorare e lasciare che docile mi pizzicasse la lingua e che invece oggi mi ha solo congelato il deretano.
Di non poter godere della spruzzata di neve dicembrina perchè sono alterata da altri più morbosi pensieri.
Della paura che se nevica molto col ciuccio che riusciro a raggiungere Cosenza, col ciuccio darò l'esame, col ciuccio mi leverò dalla testa quel peso di piombo della tassa da pagare.
Dei pensieri che riguardano incertezze su come stavolta riuscirò a sfangarla sulla burocrazia universitaria.
Dei miei ex colleghi universitari che continuano a guardarmi con sufficienza/incertezza/indecisione/compassione e mi salutano come se forzati a farlo. Ma chi vi caga?!
Delle bibliotecarie stronze che approntano leggi tutte loro e mi creano ulteriori problemi (e poi c'è chi dice che il nome non fa l'abito: questa si chiama "Malafarina", mai cognome fu più azzeccato).
Della voglia matta che ho di leggere leggere leggere ...non reggo più e infatti ho preso tre libri non di studio dalla biblioteca sperando di non cedere e lasciarmi assorbire dalle loro pagine...le pregusto già le parole, che si incatenano e mi portano con loro come una catena di ninfe e muse gioiose che mi risucchia irresistibile...
Di tutte quelle stupide e zuccherose frasi sull'amicizia che sarebbe la cosa più preziosa e bellissima del mondo ...la migliore amica....condividiamo i dolori...due anime un solo culo.... cose così. L'amicizia è come l'alba, il tramonto, il matrimonio, l'amore, la gioiositò tintinnante....BASTA c'avete rotto con ste minkiate. L'amicizia è la scritta sconcia, colata e patetica, incisa velocemente da un ragazzino scemo sul muro del cesso per farsi il figo.
Della voglia, che mai mi passerà, della cioccolata, bianca, nera, al latte, gianduiata, mandorlata, nocciolata, postacchiata, pannosa, cremosa, nutellata, biscottata, vaferata, aromatizzata, fruttata, vanigliata, bicolarata, glassata, saccottinizzata, nocciolinata, gelatata eccetera eccetera eccetera.
Dell'inutile attesa della perona o della cosa che mi salverà.
Del desiderio, che mai soddisferò, di leggere quella lettera.
Dell'invidia.
Della fame.
Della voragine da riempire.
Della pioggia.
Di desiderare quel bacio...
martedì 7 dicembre 2010
Sogna, spera e dimentica il presente
Tu sogna e spera fermamente dimentica il presente e il sogno realtà diverrà…
Seee… aspetta. Sono anni che sogno e spero fermamente, mi sono consumata i neuroni a furia di sognare…Se ne fosse avverato uno, che dico?! un quarto di sogno… macchè!
Oramai non riesco più a distinguere la realtà dal sogno tanto sono compenetrata in esso, tanto questo colora le mie giornate.
Succede senza che me ne accorga.
Sto facendo qualcos’altro e BUM! Sono da tutt’altra parte a vivere una qualche bislacca avventura. La realtà invece è ben più grama. Nella fattispecie è solo fatta di studio, in questo periodo non faccio altro. Anzi lo scandire della mia giornata è, al riguardo, piuttosto interessante: la sveglia suona imperterrita alle 6.00 da più di un mese oramai, anche se io da più di un mese, non riesco a sollevare la testa dal cuscino alle 6.00, e non lo faccio effettivamente non prima delle 7.00; altro tempo perso a trastullarmi tra toletta e fusioni chimiche di bagnoschiuma golosi e boschivi; la scelta del tè, o della camomilla, o del caffè lungo americano o dell’infuso o della tisana e conseguente sorbire del suddetto e se ne partono un’altra ventina di minuti; quindi studio tra un volo e l’altro sul tappeto volante della mia fantasia; precisamente alle 13.40 vado a cucinarmi qualcosa, mai così gustoso e calorico come le ricette di Cotto e mangiato che non perdo mai seguito da Simpson e My name is Earl; ritorno a studiare con il tappeto magico sempre pronto e inquieto ai piedi del letto; se è un giorno feriale tra le 18.00 e le 18.20 ricevo una telefonata, quindi sbrigo gli obblighi telefonici; riprendo a studiacchiare perché oramai l’attenzione scema; quindi ri-Simpson e Big bang theory. Al che, solitamente torno a studiacchiare, ma stasera facevano Cenerentola in tv e io, si sa, a tre cose non posso resistere:
1) dolci e torte;
2) libri e fumetti;
3) fascino delle favole.
D’altronde visto il mio precario stato di vita sospeso tra questo mondo e quello di castelli incantati e principi guerrieri, quelle sono il mio pane, la mia linfa, la mia eroina. Unico sostentamento, senza esse, che fondano il substrato strutturale della mia fantasia costruita mattone per mattone dall’infanzia, i miei sogni crollerebbero come intonaco muffito, si sbriciolerebbero fino a lasciare il grigio cemento armato, intonso e vuoto della mia vita. E io smetterei di esistere come un vegetale, che c’è, ma non esiste mica sul serio.
Detto tra di noi non è che fremessi dalla voglia di rivedere Cenerentola, sono altri i film Disney che preferisco (come la Bella e la Bestia che spero trasmettano in queste feste, mi ci vuole proprio sollazzarmi pensando che sono quelle persone considerate strane da tutti, come Belle che legge anche tanti libri e che per questo adoravo da bambina per le mie immedesimazioni favolistiche, a essere le protagoniste delle favole, adagiarmi per la durata di un film, sulla speranza che forse la mia favola deve ancora attivarsi, come da bambina e adolescente, quando su questo spunto fondavo ogni certezza per il futuro…). Ma è stato bello rivedere anche Cinderella, non lo guardavo da così tanto… E ricordavo tutte le battute a memoria! Incredibile come si ricorda quello che si impara a memoria da bambini. Sapessi così Lingua dei segni… invece latito ripetendo tutti quei nomi.
Piccola parentesi di aggiornamento.
Non finirò gli esami in dicembre. Sarebbe stato troppo bello per essere vero, troppo…riuscito. Non è da me. Insomma, riuscire in qualcosa, portare a termine un obiettivo sano prefissato, non fallire… eh, sai che pizza! Meglio buttarvi giù un’altra bella complicazione per infettare ancora di più una vita fin troppo poco torbida! Ora arrivano anche le vacanze di Natale: cosa c’è di meglio di un’ulteriore fallimento, un’ulteriore tormento ad arricchire, decorazione spumeggiante, l’albero di Natale.
Certo dovrò pagare la tassa a questo punto. Certo non ho i soldi. Certo non so dove prenderli. Certo la prospettiva di tagliarmi le vene è ancora in auge, bella bella vivace e risolutiva nella sua veste rosso pomodoro-vermiglio. Ma arrivano le feste e il Natale in rosso è così kitsch. Meglio aspettare e vedere gli sviluppi. E poi non voglio lasciare questa terra prima di essermi rimpinzata di panettone con la glassa di mandorle e l’uvetta e di pandoro velato di zucchero. E che cacchio un po’ di gusto diamolo a st’amara esistenza!
Affronterò tutto giorno per giorno, problema per problema, iniziando dall’esame perché, almeno uno, almeno sto cazzo di Lingua dei segni lo devo dare (ammesso e non concesso e che sua maestade la professoressa malvagina, si decida a mettere l’appello considerato che la sessione dura solo cinque giorni e che i cinque giorni in questione sono alle porte)!
Perché se mi soffermassi a pensare ai miei guai-fallimenti-casini, soffocherei e i morsi dell’amarezza, insieme alla certezza dell’inadeguatezza mia, mi sommergerebbero e sarebbe finita. Non ci sarebbe posto per panettoni, biscotti allo zenzero, frittelle, croccante al pistacchio, torta di nocciole e cacao, mandorle caramellate, pignolata al miele, zeppole…
Anzi no, zeppole no! Ne ho mangiata qualcuna sabato, lo so che è una trasgressione fuori calendario e deleteria alla dieta, ma non ho saputo resistere! Mia madre ne ha portata una busta piena da casa di una parente e c’erano quelle che piacciono tanto a me, quelle filate, fine e intrecciate, croccanti e tremendamente fritte e il mio stomaco, credo, non sia più abituato a cotanto fritto e cotanta bontà e pesantezza e ho visto i sorci verdi per due giorni e una notte. Nausea, vomito, mal di pancia atroce. Maledette le zeppole. Ma buone buone buone buone…
| Queste sono quelle soffici con la farina di ceci... |
| ...ma questa, più dure, fine e croccanti con la pasta della pizza, sono quelle che preferisco nonchè le responsabili dell'avvelenamento da zeppole di sabato scorso |
E’ tardi. Domani è già profumato al Natale e la mia sveglia suonerà inutilmente alle 6.00. Mi troverà, lo so non posso farne a meno, a consumare altri neuroni, mentre… “sogno e spero fermamente, dimentico il presente, e il sogno realtà…diverrà”.
venerdì 26 novembre 2010
Assorbo la magia della terra
Saluto l'autunno con un infuso.
Andrò a cercare gli ingredienti e li mescerò come le streghe di Macbeth facevano con code di serpenti e occhi di tritoni.
Mi servirà (ricetta per quattro persone):
Portare ad ebollizione l’acqua. Unire tutte le spezie all’acqua bollente, togliere dal fuoco, coprire e lasciaee riposare 5 minuti. Filtrare e dolcificare a piacere con lo zucchero di canna o il miele. Un tocco in più: un bastoncino di cannella come cucchiaino...
E' periodo tè, infusi e tisane per me. Assorbo tramite bevande ambrate e profumate gli incantesimi e i poteri della terra. Al momento annovero poche scorte in realtà che intercambio:
Andrò a cercare gli ingredienti e li mescerò come le streghe di Macbeth facevano con code di serpenti e occhi di tritoni.
Mi servirà (ricetta per quattro persone):
- 4 bastoncino di cannella (mai usare la cannella in polvere, che oltre ad essere meno profumata è facilmente contraffatta con altre sostanze)
- 8 bacche di anice stellato
- una manciata di chiodi di garofano
- un baccello di vaniglia
- zucchero di canna integrale (di nuovo evitate quegli zuccheri la cui differenza dal solito zucchero bianco è il colore prodotto artificialmente) o miele aromatico
- 1 litro di acqua, più pura che si può.
Portare ad ebollizione l’acqua. Unire tutte le spezie all’acqua bollente, togliere dal fuoco, coprire e lasciaee riposare 5 minuti. Filtrare e dolcificare a piacere con lo zucchero di canna o il miele. Un tocco in più: un bastoncino di cannella come cucchiaino...
E' periodo tè, infusi e tisane per me. Assorbo tramite bevande ambrate e profumate gli incantesimi e i poteri della terra. Al momento annovero poche scorte in realtà che intercambio:
- Tè verde;
- Tè nero inglese;
- Tè nero deteinato;
- Earl Grey;
- The English n.1, tè al bergamotto;
- Tè verde al limone;
- Tisana al finocchio;
- Tisana al rabarbaro;
- Tisana al finocchio, rabarbaro e liquerizia;
- Camomilla sogni d'oro;
- Camomilla con piori interi da filtrare;
- Camomilla solubile zuccherata;
- Infuso di lamponi e vaniglia;
- Il mio inimitabile caffè americano.
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