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lunedì 20 agosto 2012

Nel profondo delle viscere di Ana












 Dalla prima all’ultima riga la protagonista, tale Ana Steele, ha il suo bel daffare nel raggiungere i profondi recessi di  psiche, cuore, culo (nel libro indicato con “là”), anfratti vaginali (nel libro altrimenti detti “lì”), anima, viscere, budellame vario. Alla fine di tutto quel fremere/sciogliere/tremare/colpire in quel popò di profondo, ne esci con le viscere belle che squagliate e non ti sogni in alcun modo di tacciare nuovamente il libro di superficialità.
Ma siccome io non sono così profonda come Ana Steele, lascio che sia la sua voce a fornire un assaggio:

       "...e, nel profondo, la masochista che è in me vuole vederlo."
      "Quest'uomo mi rivuole, e nel profondo della mia anima sboccia lentamente una gioia dolce.."
      "Nel profondo del mio cuore si risveglia la gioia.."(sigh)
      "..e nel profondo delle mie viscere so chi è." (è risaputo che le viscere sanno)
      "..e i muscoli nel profondo del mio ventre rispondono."
      "..e nel profondo della psiche, la mia dea interiore si sveglia…”
      "La sua carezza si propaga dentro di me, nel profondo..." (ri-sigh)
      "...e dentro, nel profondo, mi sento svuotata." (pure le viscere sono scappate)
      “…è complesso e difficile, ma nel profondo so che voglio lasciarlo…”
      “E mi colpisce nel profondo la consapevolezza…”
      “Una dolce trepidazione, calda e pesante nel profondo del mio ventre.” (mi chiedo quale parte del ventre è quella profonda?)
      “So, nel profondo di me stessa….”

E così via, meglio non sapere le cose che Ana sa nel profondo di sé stessa. Lasciamole lì quiete quiete.
Una mozione la merita, invece, la sua “dea interiore” a cui ella fa perenne riferimento per indicare i propri stati d’animo. Funziona così: qualora Ana abbia un turbamento o un pensiero - il che capita spesso perché lei è intelligentissima e, chettelodicoafare, profonda -, non lo esprime mai direttamente ma sempre tramite questa smaccata copia di sé stessa che, a seconda dei casi, ancheggia sui tacchi, fa capriole, prega, balla il tango o fa yoga, e per il resto del tempo se ne va a zonzo tra i suoi organi vitali.
Non è meglio precisato perché trattasi di una “dea” visto che non ha nessun atteggiamento divino, ma io che ne posso capire? Sono cose che stanno “nel profondo” e io il profondo non ce l’ho. Quindi lascio di nuovo parlare Ana:

            ”La mia dea interiore è in ginocchio, con le mani giunte in segno di supplica.” (è una dea e quindi prega, ovvio)
             La mia dea interiore stringe gli occhi a fessura e mi guarda pensierosa.”(ahi ahi)
             La mia dea interiore annuisce con vigore, concordando con me.” (l’abbiamo scampata)
             La mia dea interiore si fa attenta e prende nota.” (nelle viscere hanno i taccuini)
             La mia dea interiore ride forte, con la testa buttata all’indietro e io cado in ginocchio davanti a lui” (l’ha sbilanciata? No, sinceramente, non ho capito)
             La mia dea interiore sta facendo un triplo volteggio sulle parallele asimmetriche.” (sono cose che si fanno “nel profondo”)
             La mia dea interiore è al massimo della libidine”
            La mia dea interiore ha trovato la voce e sta urlando” (non sappiamo quando l’aveva persa, un piccolo giallo, lì tra le viscere)
          La mia dea interiore si sveglia di soprassalto tutta scarmigliata, come se avesse appena concluso una serata rovente”
          La mia dea interiore sta saltellando come una bambina di cinque anni”
          “E’ come se avesse una linea erotica diretta con la mia dea interiore, il che, ovviamente, è vero” (questo non lo commento)
          La mia dea interiore si produce in un veloce arabesque.”
          La mia dea interiore annuisce con vigore e mi dà il gomito.” (neanche questo commento)
          La mia dea interiore batte i piedi e fa il broncio, con le braccia conserte come una bambina arrabbiata”
         La mia dea interiore si mette una rosa tra i denti e inizia a ballare il tango”
         La mia dea interiore mi fa il broncio provocatoriamente.” (il broncio lo fa di continuo ma qui lo fa “provocatoriamente”)
         La mia dea interiore è avvolta in un boa di piume rosa e diamanti e cammina impettita con un paio di scarpe da sgualdrina.” (notare i dettagli della descrizione)
         La mia dea interiore getta la testa all’indietro in estasi e lui viene, urlando nella mia bocca.” (urlando nella sua bocca…pensa come rimbomba tutto, lì, nel profondo).

Non le posso scrivere tutte perché dovrei trascrivere mezzo libro.
Ora, la ragione principale per cui mi sono messa a leggere tutte queste 90mila sfumature di cagate è che dicevasi esserci non troppi velati riferimenti a scene di illibato bondage e siccome della materia non ne so molto, ero relativamente stuzzicata dall’idea di capirne qualcosa (anche se probabilmente gli harmony porno sulla materia non mancano, ma non mi è mai passato per la testa di perderci tempo finora, oh che ve devo dì?!).
Il problema è che di bondage non ce n’è neanche a pagarlo oro! Almeno nel primo libro c’è un crescendo di attesa che ti spinge ad andare avanti, qui neanche quello: Mr. cinquanta sfumature di nero è diventato un pupazzetto rosa che passa il tempo a dire all’amata quanto è perfetta e quanto la desidera e quanto la ama e bla e bla e bla bla bla. E io che mi aspettavo del sano sesso malato, mi sono dovuta sorbire seicento pagine di menate e accontentarmi al massimo di stantie scene di sesso normale, con gli amplessi “nel profondo” di lei e lui che puntualmente urla il suo nome durante l'orgasmo! Ma vi pare?

Il resto del romanzo:
  • La “bella” storia d’amore non è né bella né storia perché i due si vedono e si innamorano senza un perché;
  • Lui che è “la quintessenza della bellezza” più candida, ovviamente;
  • Lei che si ripete perché quel dio greco è suo visto che lei è una cessa;
  • Lui che le dice quanto è meravigliosa e quanto la ama;
  • Lui che non è più bondage perché Ana ha compiuto il miracolo, ha salvato il peccatore.
Ovvero cliché per imbonire gli allocchi e nulla tensione sessuale, ce n’è di più in Harry Potter, non scherzo.
Sarà scappata via, insieme alle viscere...

             
     

domenica 5 agosto 2012

La Pegola

E' che alla fine te ne rendi conto e basta. E' un'illuminazione. Un'altra. Una sequenza di barbagli che ti fanno sdoganare la mandibola in repentini ripetuti reiterati "Ohhhh" di sbalordimento. Una continua, fottuta illuminazione. Ne esci più cieco di prima, ma sei comunque illuminato ed è questo che conta.
L'illuminazione precipua che questo post tratta, arriva dalla fonte più inaspettata, ovvero una Pegola in vena di confidenze. Ora, prima di andare avanti mi tocca spiegare cos' è una "Pegola" a quei pochi fortunati che non ne hanno mai beccata una sul loro cammino benedetto dagli angeli.

Per farla breve, trattasi dell'essere insistente per eccellenza, pedante, promiscuo e logorroico, di sesso femminile per lo più, diffuso in tutte le lande - quelle desertiche e impervie comprese - del mondo. La Pegola potrete facilmente riconoscerla, per la sua forte tendenza a parlare di se stessa, di lei e lei soltanto, più qualche altro fronzolo o conoscente che le orbita intorno, schiacciato sempre e comunque dal suo impenitente giudizio. Ma la sua caratteristica precipua, consiste nel sottoporre se stessa, le sue imprese, le sue avventure e disavventure, i suoi amori, i suoi odi, le sue passioni, il suo lavoro, quello che mangia, beve, sniffa, insomma tutto, a una continua, perenne esagerata ridondante enunciazione. Ordunque la Pegola non sarà mai solo sfigata, ma la regina delle sfigate; non sarà mai bella, ma la campionessa delle belle; non sarà mai amica se non la più edulcorata tra tutte...insomma avete capito.
Le Pegole solitamente chiacchierano un sacco, perchè devono avvertire tutti delle loro grazie/disgrazie decorandole nel modo più ampolloso possibile e giusto qualche settimana fa mi sono sottoposta a questa tortura medioevale di sparacazzate lancinante.Volutamente. Perchè tutto il mondo mi odia ed è obbligatorio che io spurghi i miei peccati sottoponendomi alle peggio torture se voglio avere una possibilità di redenzione.
La mia Pegala ha dunque passato due ore a narrarmi delle sue vicissitudini dalla pre-adolescenza a oggi: i guai combinati con i suoi buffi amichetti bla bla, i viaggi sotto cieli stinti blablablero, la sua carriera difficile e piena di ostacoli che ha brillantemente superato, i suoi balletti e recitelle varie, le sue capacità e incapacità perchè le Pegole non stanno mai a vantarsi e basta. Ciò che loro vogliono è far vedere che esistono e hanno una vita anche se è piena di grane! Basta che tu le consoca tutte le grane e sappia quanto sono innegabilemnte fighe, codeste Pegole, anche nelle grane.



E poi ha cominciato con la solita lagna dell'avere figli che pare colpisca tutte le donne superati i 28 anni. In maniera particolare le Pegole ne fanno un'ossessione, qualcosa che va ottenuto e basta, un trofeo da poter spupazzare in giro per poter così ricamare qualche loro pegolata. Quindi, se conoscete qualcuna che superati i 25/26 anni ha cominciato a ragionare in funzione esclusiva di questo e buttar lì a ogni piè sospinto figli, uomini, ovuli, sperma, fertilità, menopausa  e che magari si è trovata un carciofo dopo aver scrutato col lanternino tra i papabili, se l'è sposato nel giro di qualche anno o sta per farlo con l'obettivo di farsi poi fecondare gli ovuli, allora è molto probabile che voi abbiate trovato la vostra Pegola personale.
Come lo so?
Delle 700 miliardi di parole strombazzate durante l'assedio pegolesco - di cui almeno 600 erano abbellimenti inutili e fuori tema - la metà riguardava la prospettiva materna. E' riuscita a ficcare la questione anche parlando di una partita di golf a cui aveva partecipato con comici esiti! (E sì, le Pegole hanno sempre una vena comica tra le loro virtù). Questo dimostra quanto le Pegole siano intelligenti: non fate l'errore di credere che siano stupide, anzi, se sono stupide non sono Pegole. Affinchè una sia Pegola deve essere intelligente altrimenti come riuscirebbe a sblaterare con la dovuta enunciazione di niente e renderlo un sacco di qualcosa?
La mia Pegola se l'è trovato recentemente il futuro fecondatore di ovuli, sta solo aspettando che i tempi siano maturi per convolare a giuste nozze e quindi, alla narrazione dell'avventuroso semitragico amplesso vicissitudinale giovanile, fa seguito la marea di aneddoti kitsch/snob/radical chic sulla sua attuale vita coniugale. Una goduria per le mie orecchie e i miei neuroni.
C'è di buono che:
  1. buona parte dei miei mali sono stata pagati e con gli interessi;
  2. ho avuto l'illuminazione di cui sopra, la quale illuminazione doveva essere il cuore del post, ma è stata spodestata dalla dissertazione sulle Pegole, perchè chiunque parli con le Pegole, non può far altro che parlare solo delle Pegole per almeno un mese, in quanto tutte le loro parole sagaci gli restano piantate in testa senza possibilità di essere estirpate repentinamente.
Quindi, dell'illuminazione non vi parlo e se al cristo in panne capitato qua resterà un groppo in gola per non poterla conoscere, e la sua vista sarà oscurata per sempre e questo lo porterà a farsi leader di una caccia alle Pegole con spiedi roventi e ricci di mare lanciati da ex campioni di tiro del giavellotto, sappiate che non era questo il mio obiettivo.
Sappiatelo.

sabato 28 aprile 2012

Fannie Flagg - emerita scrittrice

"Stai sempre a leggere cose pesanti. Ma leggi qualcosa di sbarazzino e leggero qualche volta va'!".
Queste - delicatissime - parole mi hanno spinta a variare le mie abituali scelte letterarie e a leggere questo libro. Mi erano state decantate lodi e pregi di Fannie Flagg, "fantomatica dea della parola, capace di creare ridenti ambientazioni alla Mulino Bianco, con pagine magicamente odorose di cappuccino e brioche all'uvetta, storie rette e personaggi de-li-zi-o-si, al limite tra sostanza di azioni e levità di spirito".
E io, piena di dignitosa abnegazione: "Mah, che le mie velleità filo-classiche mi tarpino in un intellettualismo pregiudizievole, il male di ogni lettore? Suvvia, tentar non nuoce".

Così mi trovo a seguire le roboanti (proprio) avventure di Dena, la protagonista di questa eccelsa tragicommedia (ebbene sì, anche nel Mulino Bianco c'è del tragico): una superbellissima, superbiondona, superintelligente, supergiornalista superfamosa e (che te lo dico a fare) superingambissima! Ma non fatevi ingannare: ha anche uno spirito profondo, inquieto. Lei... che passa il suo tempo a far cose straordinarie ahò, mica scherziamo qui! La nostra protagonista è fuori dai canoni stantii della normalità, è brillante, intraprendente, mai banale, in una parola è sorprendente. Trascriviamone un rappresentativo spaccato:
"Da bambina passava ore a guardare la gente attraverso i vetri della finestra. Lo faceva dagli autobus, dai treni in corsa: guardava la gente dentro le case e le sembravano tutti felici e contenti. Le sarebbe piaciuto entrare anche lei in una di quelle case, ma non sapeva come fare."
Uau. No, dico: U-A-U.Cosa c'è al mondo di meno banale?! Sapreste dirmelo? No, scommetto di no.

Abbiamo poi i parenti di Dena, che con la storia non ci azzeccano una mazzafionda, ma la loro presenza giustifica il paese del Mulino Bianco, con la casetta profumosa e linda e il giardinetto e l'amichetto vicino e tuuuuuuutto l'amore del mondo convogliato lì. A queste persone capitano cose prive di qualsivoglia senso in questa storia e in qualsiasi altra storia concepita da essere pensante. In questo mondo e in qualsiasi altro. Ovvero, non capita loro assolutamente niente. A parte che mangiano la marmellata di Kiwi.
Eh sì, ma che vi aspettavate? Queste sono le atmosfere magiche della Flagg! Tutti impeccabilmente bonari e sorridenti a mangiare marmellata di kiwi. Puoi prenderli a padellate sul grugno e non alzerebbero mano contro di te se non per porgerti calorosamente l'altra guancia. Chi non vorrebbe vivere a Elmwood Springs?! Potrebbero sembrare degli psicolabili, ma no no no, non Fannie Flagg, non nel regno del Mulino Bianco!

Altro personaggio fondamentale - senza di lui la trama ne risentirebbe troppo, sarebbe un altro libro, mamma mia no! meno male che esiste!- lo psicanalista Gerry, che si innamora pazzamente e irrimediabilmente della nostra protagonista nonostante non l'abbia frequentata mai. Se non durante le sedute di psicanalisi, in quanto Dena è una sua cliente.
Sì sì, esattamente: è un transfert al contrario, quello che abbiamo qui. Non è geniale?! Un colpo di scena dalla nostra Fannie! Chi se l'aspettava? Ah, io no di certo. Chi poteva immaginarsi che un uomo mediamente intelligente e NON MALATO DI MENTE, potesse provare vero e sacrosanto amore per una sua paziente, senza neanche esserci uscito insieme eh, (non scherziamo! Lui è puro non fa queste cose!) e dichiararsi, per telefono, per poi restare invaghito di lei per anni anni anni senza che la veda neanche più. E perfavore, voi, che state sempre a cercare un viluppo sensato e una storia d'amore intelligente! Questa è magia. M-A-G-I-A.
Ma vediamo il momento agognato del coronamento dell'amore vero. Sesso, per intenderci. E vediamo come la nostra grandiosa scrittrice, maga delle atmosfere pennellate, fa la sua magia. Shh. Suspance:
"La mattina dopo, Dena si svegliò per prima e lo vide ancora addormentato col suo pigiama azzurro. Non avrebbe mai capito come, ma un attimo dopo stavano facendo l'amore, e per essere la prima volta fu davvero soprendente. Non si aspettava che lui fosse così appassionato, e neppure di lasciarsi andare fino a quel punto. Da quanti anni non andava a letto con qualcuno da completamente sobria? Fu un'esperienza nuova e molto piacevole."
Questo è scrivere signori: Dena non si aspettava che Gerry fosse appassionato. E neanche noi! Grazie Fannie, grazie per avercelo descritto così limpidamente. E per averci intrigato con tanto portentoso desiderio: "per Dena fu un'esperienza molto piacevole". E che vuoi di più dalla vita? "un'esperienza molto piacevole", mica bau bau miccio micio. Immagino tutte le donne a questo punto della storia, rodersi il fegato per non essere nei panni di Dena, tra le braccia di tale portento di passione.

Ma Gerry? Dopo anni a sognare questo momento? Cosa pensa il focoso Gerry? Diccelo, Fannie:
"Gerry, che immaginava e sognava quei momenti da mesi, ne fu altrettanto meravigliato: la realtà aveva superato di gran lunga le sue fantasie... e non erano fantasie da poco".
Basta. Stop. Fine. La sottigliezza della Flagg, non ha paragoni: poteva descriverci quello che è successo tra le lenzuola, ma che intollerabile banalità! Che caduta di stile per lei e le sue magiche ambientazioni! Inoltre, se neanche Gerry poteva immagirnarselo visto che "la realtà aveva superato di gran lunga l'immaginazione" (di gran lunga, prego nota bene), figurarsi una povera scrittrice che si è ritrovata lì per sbaglio!
Ehhhh Gerry Gerry, sei un mascalzoncello! Anche le tue fantasie "non da poco", noi esseri spartani possiamo solo sognarcele, non sia mai che Fannie Flagg, emerita scrittrice, si azzardi a fare una sola volta nel libro, qualcosa che gli emeriti scrittori solitamente fanno: scrivere quello di cui parla. Che poi, in 500 pagine non parli assolutamente di niente, è un altro discorso.

Morale della favola: voi vi tenete i vostri "libri leggeri", le storielle sciape, Fannie Flagg - emerita scrittrice e il suo paese di psicotici, che io mi tengo i miei classici e i miei mattonazzi pesanti e incomprensibili ai più.

E siete pregati di non frantumare più la mia gioia di leggere, propinandomi codeste corbellerie solo perchè siete affetti da abulia sentimentale.
Grazie.

domenica 22 aprile 2012

La famiglia Smargiassi

Domenica mattina. Una tizia a caso si gusta il suo cappuccino superiperschiumoseggiante svirgolando tra le conversazioni-tipo facebookiane.
Così. Giusto perchè la tizia a caso ha bisogno di ringalluzzirsi un po', di ricollocare le cose del mondo nella casistica che spetta loro di diritto. Ultimamente se ne sono andate a zonzo per i fattacci loro, le cose del mondo, non che non l'abbiano sempre fatto, ma il troppo stroppia. Serve ordine. E gli inquietanti abitanti del suo ridente paesello, si prestano ottimamente alla bisogna. Le loro conversazioni - accomunate per pensieri brillanti, tormentati, profondi- in particolare, comportano un doppio, combattuto esito nell'animo della tizia a caso: vergogna e disperazione per lo stato in cui versano le ultime generazioni italiane; sentita riconoscenza per la loro illimitata stupidità che compensa le sue carenze e le rende quantomeno accettabili. Con buona pace del suo ego e del suo senso di perenne inadeguatezza.
La tizia a caso non poteva esimersi dal lasciare in ombra conversazioni capaci di scatenare esiti tanto potenti. Quindi la riporta. Opportunamente truccata. Ma ricordate: lei è solo il mezzo, l'ambascitor che non porta pena. Il resto è tutta raffinata farina tratta dal sacco dei facebookiani abitanti del ridente paesello di Montesega, incastonato a valle tra Monzero, Montesega superiore e uno zaffiro grezzo di mare adriatico (con gli esplicativi sottonomi romanzati di "Nullandia" e "Il regno delle pinzilacchere").
Precede un breve excursus-vitae dei personaggi coivoilti nel dramma, gentilmente offerto dalla tizia a caso per una maggiore compenetrazione del lettore in eventi, cose, luoghi e persone.


La famiglia Smargiassi
commedia degli orrori, non adatta ai deboli di cuore
appartenete al filone "Chi non vorrebbe crescere a Montesega, il Regno delle pinzillacchere!"

Personaggi della commedia:
  • Zeta, la più piccola dell'importante famiglia Smargiassi. Studia. Non caga senza scriverlo su facebook.
  • Mollìca, secondogenita Smargiassi di cinque sorelle, occhi porcini stillanti staffilate di malignità.
  • Anacreonte, marito di Mollìca, avvocato di famiglia d'avvocati. Due figli strillazzati ovunque.
  • Pennula, terzogenita, borghese berlusconiana senza scintilla di carattere, compensa con chioma leonina e presunta bellezza d'altri tempi, tende a comunicare tramite amorfi capi griffati, uno stile tra signora Rottermaier e Burberry, e il costante riferimento al suo prendere/perdere peso. Sposata con Rozzo-man, panzone semiavvocato, fratello del marito della sorella maggiore Mollìca. Un figlio vantato con sussiego, un anno, nato lo stesso giorno dell'uomo venerato in casa Pennula: Berlusconi.
  • Liutica, primogenta, bigotta, sposata con Bamboccio. Nessun figliolo pervenuto per ora. Presenza inattiva in questo atto.
  • Gannella, sta per sposarsi. Non presente nell'atto.


Sabato sera. Facebook. La sottile capacità espressiva dei messaggi, le allusioni celate alla poliedricità dei luoghi paesani coperti, lasciano intendere, non richiesto, l'avanguardia dei mezzi di comunicazione scelti per comporre i messaggi. Le parole centellinate in un minimalismo caratterizzante l'animo angusto e anomalo del personaggio.

Stato facebook di Zeta "Mi mangio il plumcake di cioccolato! Yeeee!"

Mollìcado ve'? chi ce l'ha? ne voglio un camion!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! scherzo scherzetto!!!!!!! (Durante lo scambio si capirà, un climax nel climax, che è Anacreonte a impossessarsi del contatto facebook della moglie (un atto di attiva ribellione verso l'immota casta giuridica che rappresenta? o solo un tentativo di riappropriarsi del titolo di patriarca sottrattogli dalla moglie-commander?). Notare gli errori di grammatica e scrittura nella frase, la pateticità dell'intervento: rovesciano la dignità dell'avvocato rinomato riducendolo a un esimio ignorante e insinuano il costante dubbio che, dopotutto possa essere la stessa Mollìca a parlare, per un rovesciamento di persone e luoghi che non trova mai modo ti chetarsi nel viluppo dello scambio comunicativo in atto).

PennulaIo da lunedi prossimo mi metto a dieta, per uscire stasera mi saro' cambiata 10 volte (Tipico intervento alla Pennula: fuori contesto, privo di spirito, votato all'Io più superficiale. Il riferimento costante al fatto che la sua bellezza è stata intasata dai kili presi in quel del pasqua-time, la necessità di farlo sapere per giustificarsi e di perderli per riappropriarsi di uno status autoassegnatasi, l'unico abbordabile dai suoi limiti d'intelletto e di essere. Vanità che lotta per essere qualcosa di tra il gregge uniforme, esemplificata dal numero 10.)

Mollìca (Anacreonte): ahahahahahahahaahahahah che ridere!!!!!!!!!!!!! (La pochezza nell'inutilità di parole e onomatopee che sincretano Mollìca e Anacreonte, come quella parte l'uno dell'altra che in un matrimonio di facciata, faticano altrimenti a essere).

Mollìca (Anacreonte)come sei grassa. Noi mangiamo pesce alla cacciatora stasera. Ana. ***. (Humor disperato, raschiato dal fondo di un'ironia inesistente, ma elargita con costanza e convinzione. Il fallimento dell'intento ironico svela le idiosincrasie della famigliola - non dimentichiamo che Pennula, che Anacreonte taccia scherzosamente come grassa, è la sorella di sua moglie, nonchè sposata con suo fratello, Rozzo-man - così palesemente costruita sulla vuota convenienza, da permettere a malapena di convincere loro stessi dell'esistenza perfetta che conducono, tutti loro, sempre insieme. Notare la necessità di riappropriarsi della propria persona nel momento in cui agisce l'elemento spiritoso che lo contraddistingue: si firma con le sue iniziali, nome e cognome, alla fine del messaggio sotto nome della moglie).

PennulaIo antipasto di mare, calamaretti e pesce persico all griglia. siamo al Cantagallo (Inquietante come Pennula riesca a esplicarsi in così poche e povere parole. La necessità di avvisare che la loro perfezione si manifesta nella cena a base di pasce nel rinomato ristorante, immancabile al sabato sera, e la precisazione: "sono ingrassata? ma guardate, io mangio sano!", la rendono il perfetto prototipo della donna di Nullandia: sibaritica, impersonale, dal percorso di vita prescritto e compiuto come da prescrizione. Inoltre usa la prima persona per affermare la sua possenza e importanza egoistica. Solo quando deve dire il nome del ristorante famoso, coinvolge il povero marito, Rozzo-man: non starebbe bene stare sola a un ristorante non senza il marito che la completa, ma solo come figura sociale).

Mollìca (Anacreonte)cazzo voglio andare anche io  (Slancio incontrollato che fa fuggire Anacreonte dalle cesoie del bon ton borghese per riafferrarle immediatamente. Evento sofisticato, pacato, privo di aspettative, borghese, mondano, si mangia. Anacreonte lo vuole, e si lascia andare sperando di creare un altro intermezzo ironico-rozzo (allusione velata al fratello?), ma si ricompone immediatamente aggiungendo...).

Mollìca (Anacreonte): voi pesce persico surgelato e la persia fate voi. Noi pesce prete alla cacciatora con patate al burro ed una bottiglia di Camir di Ganate. Andate a vomitare il Cantagallo.... (L'exploit che il tema del dramma tutto. Il perfetto, rinomato avvocato, che trova da invidiare al rozzo e meno "arrivato" di lui fratello. Forse perchè la moglie del fratello Pennula, sorella di sua moglie Mollìca, è più procace, laureata, e impegnata nella comunità al punto da candidarsi - anche se ha ricevuto una sonora batosta, ma questo è un altro geniale atto della commedia - e quindi destabilizza il suo ruolo prescritto di dominatore, di vincitore? Il tono di leggerezza ironico è quasi scomparso, ne resta traccia ma senza presunzione di essere riconosciuto: "guarda Pennula - sembra dire Anacreonte - voi sarete pure al vostro ristorante di sabato sera, ma noi, ah noi mangiamo pesce pregiato e beviamo vino di qualità. Ci fate un baffo, ci fate!". Le frasi prive di senso denotano l'accavallarsi di una risposta frettolosa e aggressiva e anche, nuovamente, la fatuità del suo stato di maschio alfa. L'errore nel vino pregiato è indicativo in questo senso: è Camyr, non Camir. E' lo sfaldarsi dell'apparenza della famigliola felice, della persona di mondo e di sussiego.)

Pennula: ahaha (Risata appena accennata, algida e sofisticata per mantenere intatte più tra loro che tra chi leggerà la conversazione pubblica, la saldezza della moralità della loro famiglia, dei loro rapporti, delle loro persone. Neanche a una poco sveglia come Pennula è sfuggito l'attacco. E Il "grassa" canzonatorio non può non averla corrucciata: perde lo status, perde quel che ha, perde quel che tutti credono che abbia. La fine di Pennula.)

Mollìca (Anacreonte): che ti ridi! E' meddio u andavi aru Capicolli (Anacreonte sa di aver colpito e destabiizzato. E' tornato l'uomo alfa. In dialetto, lo sputa in faccia a Pennula(odiata Pennula? Lo spettatore deve stabilirlo, le relazioni si prestano a varie interpretazioni che la conversazione evidenzia e cela nello stesso tempo), dicendo di andare da un'altra parte ovvero un locale di parenti, altro che uscita di classe! Inutile ridere per Pennula.).

Mollìca: Tutto questo ha scritto Anacreonte (Mollìca riporta lo status quo. Si riappropria del suo contatto e della sua identità di matriarca. Mette apposto il maltolto affermando che era "piacone zuzzoloso" del marito a scherzare, non lei che attaccava la vetustà incalfibile di una sua sorella. Lo fa con un italiano scorretto e stentato, troppo per lei cedere alla seduzione delle parole. E ora la commedia può continuare.).


mercoledì 28 dicembre 2011

Galeotta fu la scarpetta

Scritto il 15 maggio 2008


Allora, il succo della storia è da sempre questo: tu te ne stai bella tranquilla a farti ben sfruttare da matrigna e sorellastre perfide, senza un monito o una lagnanza di sorta, finchè non ti si materializza dal nulla una sedicente fatina che pare sia stata nominata tua madrina da amorevoli scomparsi genitori, ti fornisce di zucca e abito da fiaba e ti spedisce ad una festa di aristocratici con la puzza (letteralmente visto che le condizioni di igiene delle corti non siano rinomate per lindore) sotto al naso. Quando te ne esci sgambettando da lì, apperentemente per i rintocchi spezza magia, realmente perchè probabilmente il fetore sta uccidendo quei pochi neuroni che ti restano (gli altri li hai persi parlando con i topi in soffitta),il Fato si materializza sotto forma di scarpetta di cristallo (e provateci voi a correre col cristallo ai piedi, poi ne parliamo...), ti libera di matrigna e prolastra e ti scaraventa nel cortame dal quale tanta fatica hai impiegato per fuggire. Almeno eri certa che le sorellastre indossavano roba pulita visto che lavavi te ora invece...
Ma cosa volete che sia sopportare un po di maleodore di fronte alla prospettiva di governare su un regno, imporre decime e tributi, comandare, ordinare, debellare, farsi carico dei problemi altrui e passare il resto della propria vita accanto ad un uomo col quale hai ballato una sera e basta?
Assolutamente nulla!
Pensate quante belle parole rivolgerà ogni notte Cenerentola verso quella scarpetta sgusciante e verso le zucche e le madrine rompiballe, si fosse fatta i fatti suoi, li mortacci sua e di su' madre, la fata madrona...

E questa era la storia di Cenerentola. Suppergiù.
La storia che sto per raccontare, invece, non è una storia e con Cenerentola non c'entra una mazza. C'entra solo ...una scarpetta! (Spirito da cani...ok...touchè). Perchè se per Cenny galeotta fu la scarpetta sotto forma di Fato-Madrina, per certo Franco Pellizotti, galeotta fu la scarpetta sotto forma di ...mio fratello.
Praticamente la stessa cosa. Scarpette legate da uno simil destino seppur separate dalle barriere dello spazio-tempo-realismo-favola?

Be se le si guarda di traverso si nota una certa somiglianza mistica del tipo "l'una è l'immagine specularmente fantastica dell'altra" e via discorrendo.
La nostra scarpetta, una SIDI hi-tech con suola in carbonio (!!!) e mille altri accorgimenti tecnico-sportivi usata dai ciclisti professionisti e dal costo stimato di circa 600 euro, fa la sua comparsa sulla scene in una bella giornata burrascosa di metà maggio (ovvero ieri, 14 maggio), quando il 91°Giro d'Italia con carovana giornalistica, pubblicitaria e prettamente ciclistica a seguito, approda a Catanzaro Lido per la felicità mia e di mio fratello.
Frementi di attese e pronti a godere della più piccola emozione l'evento possa fornire, ci catapultiamo all'arrivo seppur in separati luoghi: io mi godo gara e faccio incetta di gadget che gli sponsor sperperano ad ogni tappa (se qualcuno avesse bisogno di cappellini della Skoda ne offro a decine) e torno a casa soddisfatta dalla gara e ubriaca di quel senso patriottico e cameratistico che il giro puntulamente risveglia, dopo aver impugnato lo sterzo della bici che fu di Fausto Coppi e con la quale vinse Giro e Tour de France (!!!!!!!!!!!!) e nausata da tutto quel rosa che mi balugina negli occhi (insieme all'immagine di Cassani che mi si avvicina tenendo in bilico due piatti di riso e sogghignando che anche i ciclisti/giornalisti/opinionisti mangiano!).
Ma torniamo alla scarpetta diavoletta. Proprio mentre mi appropinquavo a tornare a casa (e mentre la fedele Tramontana mi insalsedinava la capigliatura) quella giocava le sue carte col destino sgusciando fuori dalla sacca del rosatissimo Pellizotti troppo preso a riempire la sua vescica per l'antidoping per accorgersene. E chi fortunosamente si aggirava come un puma famelico nei pressi del Quartiere tappa insieme ai compagni, se non il mio fratello sperduto? Che ovviamente raccoglie furtivamente la scarpa e se la porta dietro come trofeo insieme alla borraccia di Cavendish (P.S.:no, non è una puntata speciale de "I predatori di tombe nel XXI secolo"...).
Tutto tranquillo e archiviato se non fosse che mentre stavo beatamente stravaccata a leggere e ascoltare la cronaca della 5° tappa questo pomeriggio (15 maggio ndr), vengo distratta da Davide Cassani che racconta di come ieri è stata rubata a Franco Pellizotti una delle sue scarpette da corsa e di quanto questo sia deleterio per un ciclista che impiega tempo ad abituarsi alla rigidità di una scarpetta da bici nuova (tempo che serve anche alla scarpa per prendere la forma adeguata al piede) e quindi riabituarsi a scarpette nuove è un tormento adesso per il povero Pellizotti...

Ed eccola lì fiera e tronfia la scarpa del destino, proprio accanto a me. Il ghigno cucitovi permanentemente davanti si allarga mentre il suo vecchio proprietario, inquadrato, suda e soffre sui pedali: "Addio - sembra urlare tra gli echi della folla - ho smesso di lavorare su salite, fango e acqua". E, mentre la scarpa imfame saluta il suo passato, il suo salvatore ignominiosamente veicolato dal fervore della passione sportiva, si sbellica dalle risate colpevoli e dalla fama inattesa.
Cerco di rimediare al danno scrivendo a Auro Bulbarelli e raispost per chiarire il fraintendimento e proporre un'eventuale riinvio del maltolto alla Liquigas, ma temo sia tardi.
E fu così che la scarpetta del destino conquistò come la sua cristallina ava la libertà. Cosa le prospetta il futuro? Perchè abbandonò la carovana rosa, coacervo di emozioni e successi, imprese eroiche e gloria per risiedere statica su uno scranno onorario, riverita da un solo adepto? Che la storia abbia inizio....

mercoledì 28 settembre 2011

domenica 31 luglio 2011

Attenti alle idi di luglio

Sabato 30 luglio, potete anche non credermi, ma è da sempre un giorno infausto. Invece di arricciare il naso, o impegnarvi a essere incorporei e inesistenti,  si' voi che leggete, dovreste listare a nero questo giorno sul vostro calendario, o selezionare una suoneria-allarme sul vostro cell che si attivi tra un anno e vi ricordi di andarci piano, perchè è il 30 luglio.
La ragione astrale di cotanta sfiga concentrata in queste 24 ore mi sfugge, ma si sa, io di astralismo non me ne occupo.
Posso però concedere la mia esperienza alle masse affinchè ne traggano il maggior beneficio possibile. Un po' come la fedeltà di quei martiri le cui storie riverberano nelle novene cattoliche, complete delle atroci torture da essi tenacemente subite e narrate fin nei dettagli più torbidi, quanto più sadicamente possibile. Si trastullano i cattolici nel leggere di gente sgozzata. Più atrocemente sono crepati questi poveracci, più loro si sentono spinti a pregarli e a cantarne la gloria sempiterna. E' una cosa che dà da pensare...
Ecco io sono un martire della sfiga del 30 luglio e mi sacrifico affinchè i fedeli possano godere dei benefici che codesta conoscenza conferisce loro e onorarmi baciando le mie reliquie. E non preciso quale recisa parte del mio corpo e fluido corporale annesso rappresenterebbero le mie reliqie, che è meglio.

Per farla breve, perchè ho sonno, ieri sono stata costretta a salire in quel di Arcavacata per restituire in biblioteca un cavolo di libro che non sono riuscita a rinnovare via internet perchè un minchione non meglio precisato, lo ha prenotato. Ora, chi diavolo prenota un libro di poesie per l'estate? Nessuno solitamente tant'è vero che questa beneamata silloge era intonsa da chissà quanti secoli, a dormire industurbata in biblioteca, prima che me ne appropriassi. Ma a chi non poteva fare altro che andare storto? A me!!!! Che domande!
Perchè mister "ehi-guarda-che-non-leggi-solo-tu-in-tutta-l'-unical" ha deciso di materializzarsi proprio adesso e richiedere la copia in prestito. Se scopro chi è lo ammazzo. O la ammazzo, ma il mio intuito femminile-influenzato abbondantemente dalla mia latente libido insoddisfatta, credo- tende a visualizzarlo più come un lui che non come una lei. Un lui che legge poesie di poeti ribelli spagnoli? Chi è? Un dio? Conoscendo la media del MaschioUnical, è più probabile che sia Hulk che cerca di attirare una qualche falena in gabbia. Magari sono io la falena chissà... La mia vita riverberrebbe di interesse non indifferente in questo caso, ma sarei costretta a non ucciderlo. E visto che mi ha creato un bel po' di problemi non so proprio se mi va. Rinuncio quindi volentieri alla prospettiva di un'intrigante caccia alla femmina (IO) tramite libro di poesie spagnole da parte di un atipico MaschioUnical altrimenti detto "Hulk", che vuol stritolarmi come una falena dopo avermi ingabbiata, e lo ammazzo. E non ne parliamo più.

Dunque mi armo di pazienza e spreco la mia mattinata libera per salire all'Università col caldo asfissiante, l'autobus semivuoto e la prospettiva quantomai certa di un ingorgo stradale da ultimo week end di luglio sulla Salerno- Reggio Calabria.
Università vuota. Non pressochè vuota o circa-perlomeno-quasi vuota. Vuota vuota. Silenzio d'ovatta, vento che fischia attraverso gli intersizi delle ringhere. C'ero stata altri sabati, con poca gente a godermi l'università tutta per me, ma mai l'ultimo sabato di luglio. "Tutta per me" è diventata un'espressione talmente letterale da farmi paura. Potevo vedere tutta la lunghezza del ponte davanti e dietro di me. Non c'era nessuno! Nè nei cubi nè altrove. E ho avuto paura perchè quando non ci sono studenti e insegnanti e gente con fiori in mano come andassero in un cimitero, l'università diventa dimora di branchi di cani selvaggi, corvi graccianti e altri imprecisati uccelli che si alzano in stormo non appena sentono un rumore, topi con pifferai e quant'altro. Mi sono dunque fiondata verso la biblioteca tra il terrore di essere violentata o sbranata da una muta di cani rabbiosi o uccisa da Il Corvo redivivo, e l'atroce dubbio che, visto che di anima umana non vi era ombra, magari anche la biblioteca era stata invasa da fauna suburbana o peggio. E il peggio sarebbe se fosse stata "chiusa". Perchè qualora fosse stata chiusa sarei dovuta risalire a Cosenza e non ho tempo e in più la mora sarebbe incrementata.
E siccome è il 30 luglio sbataboom: bibioteca chiusa e un misero annuncio ad avvertire i fantasmi che sarebbe stata aperta fino a fine luglio tutto il giorno tranne il sabato solo mezza giornta. Una speranza ha brillato fievolissima, finchè non noto una postilla minuscola che avverte: "tutti i sabati di luglio mezza giornta TRANNE sabato 30 luglio". Ecc'appunto.

Mattinata sprecata, biglietto sprecato e in più non ho neanche potuto soddisfare le mie rinate necessità letterarie e prendere nuovi libri dalla biblio come pregustavo.
Ho gironzolato per negozi aspettando mezzogiorno, mi sono sparata un bignè alla crema e lampne, ho comprato un regalo e mi sono imbarcata rischiando di arrivare tardi a lavoro perchè ovviamete l'autostrada era intasata da turisti nordici che riscoprono l'amore per il sud solo in agosto. Filistei.

Ero meglio se non ci andavo a lavoro vista la catastrofe che sarebbe seguita da lì a tre ore. Ma ci sono andata e la catastrofe ha avuto agio di realizzarsi bella bella. Ma non ne parlerò perchè me ne vado a leggere un po' cercando nella mia libreria qualche volume dimenticato.

Solo vi avviso: "Attenti alle idi di luglio".

P.S.: Sì grazie al ciuco, so benissimo da me che il 30 luglio c'entra con le idi come i cavoli a colazione, ma dire "Attenti alla fine di luglio" non trasmette la stessa mastodontica impressione di tragico storico.

sabato 23 luglio 2011

Caro individuo che stai googlando i miei dati su internet

Caro individuo che stai googlando i miei dati su internet,
avevo seriamente pensato di chiudere questo blog quando ho scoperto che TU sta ricercando le mie tracce su internet. Tramite google e mio indirizzo e-mail.

Poi ho cambiato idea, prima di tutto perchè sono riuscita a risalire a chi lo ha fatto, e ooi perchè mi sono resa conto che non me ne frega un cazzo. Se TU mi leggi o non mi leggi, non mi cambia un'acca sputata.
Quindi scrivo questo post, affinchè tu sappia, sì..... tu, la persona che mi cerca su internet, che qualora dovessi sentirti furba e tutta ringalluzzita per essere riuscita a rintracciarmi con tale mezzucci da adolescente stalker bipolare, be' sappi che non solo non sei furba, ma che sei anche moooolto ignorante perchè non sei riuscita a prevedere che io potessi accorgermene. Oltre che drammaticamente patetica, ma vabbè. Questo credo che sotto sotto lo sappia anche TU. E sappi anche, e soprattutto, che non mi hai recato danno o offesa alcuni nel farlo e che anzi mi sento lusingata e ben ben felice nel sapere che sono degna di ricerche. E se scriverò-ho scritto-sto scrivendo mai, per divertimento e per scempio qualcosa su di TE e TU te ne dovessi accorgere, sarà molto, ma mooooolto meglio! Così puoi leggere un sincero, gratuito e incensurato parere sulla tua persona. E scoprire che non sei una bella persona. E forse, magari...magari, riuscire anche a trarne vantaggio e a migliorarti. Magari.

Sinceramente
Dafne