lunedì 28 febbraio 2011

I bifolchi del mio quartiere, oggi


Perché diavolo la mia stupida vicina semi-coetanea, alle 11.00 in punto di ogni mattina, comincia a marciare ripetutamente per 30 minuti? Sembrano un branco di bufali inferociti a scalpitare sopra la mia testa, lei e quel cretino del suo cane. Fa ginnastica o si è aggregata a una nuova strana setta che prevede mezz’ora al giorno di marcia senza scostarsi da quel medesimo punto della casa? Purtroppo non credo sia la seconda spiegazione quella più esatta. La renderebbe minimamente interessante e lei è interessante come… Sono 10 minuti che ci penso e  non riesco a trovare niente di così poco interessante quanto lei. Anche un pezzetto d’erba falciato dal tagliaerba o un bastoncino di gelato abbandonato in terra, sono più interessanti di lei.

Oggi ho sparato Diamond Dogs a tutto volume nell’hi-fi per contrastare l’orrida sequela di rumori (ha la leggiadria del GGG l’esile fanciulla), speravo recepisse il messaggio, ma niente, il frastuono è proseguito imperterrito per mezz’ora, neanche glielo avesse prescritto il medico. Un robot. E questo la dice lunga sull’ homo-prototipo che bivacca nel il mio quartierucolo. Tanto peggio per me.

domenica 27 febbraio 2011

Niente più lacrime e...lagne

Ho riletto qualche mio post passato e devo dire che col vittimismo ci do dentro. Abbastanza giustificato in realtà e comodamente esplicativo, ma pur sempre di vittimismo si tratta.
E ora basta.

Non mi vogliono come amica? Va bene, s'attaccassero a quelche altro tram.

Mi abbandonano tutti? Non dirò meglio sola perchè non lo penso, ma sicuramente meglio sola che con gente che dice di esserti davvero amica e che non se ne andrebbe mai e poi mai da te perchè non è come gli altri e poi lo fa e anche malissimo.

Non sono ancora riuscita a laurearmi? Questo è il mio percorso, malato, sfasato, desolato, annebbiato, merdoso, quel che è, ma è il mio e acquisterà un qualche senso prima o poi e se non lo fa gliene appiccicherò uno io. Sono brava a improvvisare sensi inesistenti, a svelarli e ammantarli di arcano.

Non ho dato l'esame questa sessione? Poco male inutile stare lì a rimuginarci, tanto comunque avrei dovuto darne un altro in giugno, non mi sarei tolta lo stesso il peso degli esami ed essendo modulo A e B dello stesso esame, meglio darli in un unico appello. Tanto più che anche se intervallato da attacchi di depressione, scoramento e panico, sto studiando tutto il giorno, tutti i giorni e paradossalmente, il fatto di essere stata ricusata da tutti, mi dà una malinconica forza per andare avanti e una rassegnata intolleranza verso internet e messenger. Niente di meglio. Perdere tempo su internet non mi sevre e non è più neanche soddisfacente. In questi terribili anni di solitudine e di smarrimento all'università, il fatto di aver conosciuto un pugno di persone a me simili, con cui parlare e non sentirmi una parto monco della vita, è stato bello e mi ha infuso una sorta di piccola stilla di speranza nel futuro e anche in me stessa. Se persone tanto meravigliose hanno i miei stessi dubbi e le mie rimostranze verso il sistema e mi vogliono come loro amica nonostante la loro vita non sia una nonvita come la mia, allora forse io non sono solo niente. Salvo poi, puntualmente rivelarsi tutti assolutamente diversi da me perchè io mai avrei abbandonato così uno di loro e questo mi spinge a credere che hanno solo finto di essere chi ho creduto fossero, oppure che hanno ben capito chi io sono e come sono e hanno realizzato che sprecare il loro tempo con una come me non era proficuo. Sono più propensa verso la seconda opzione anche se non escludo la prima per certi casi. E lo ammetto così, consapevole, in maniera oggettiva, senza disperazioni e lacrime di sorta. Quindi basta. Non farò più lo stesso errore, che senso ha aprirsi con qualcuno che ti chiuderà la mano in una sportiera non appena può? E poi se ne andrà...è una perdita di tempo e di affetto, non solo per loro ma anche, soprattutto per me.

Lo so che questa rassegnazione apparentemente serena si squarcerà presto nelle solite ricadute, ma per ora è così. Andrò avanti da sola con una piccola, microscopica in realtà, scintilla di speranza verso un futuro ancora lontano.
Amen.

sabato 26 febbraio 2011

Zittita

Un passo alla volta e comincio e respirare un po'. Sto ancora studiando filosofia della mente ma da domani comincio con la tesi.
Il senso di fallimento non mi abbandona ed è incentivato dal fatto che non c'è nessuno con cui possa parlarne che mi capisca senza giudicarmi.
Devo farcela, anche se sono così sola... sarà difficile, molto, ho bisogno di aiuto, ma non ne ho e non ne avrò. Se penso a tutto il grigiume questo mi si incolla al petto e mi tappa le vie respiratorie, quindi devo solo studiare il più possibile e il resto del tempo impiegarlo in qualcosa di costruttivo anche se è solo leggere un libro. Non ho intenzione di perdere più altro tempo su internet, anche perchè oltre che scrivere su questo blog non ho più molto altro da fare: non partecipo a forum, non ho molta gente con cui parlare e non sono io molto comunicativa in questo periodo. Non sento più neanche mia sorella dopo la lite dell'ultima volta e sono bloccata in uno schifo di paesucolo con vicini decerebrati e amebi al posto di persone che zombescano per strada inutilmente. Inutilmente per me.

Il punto è che non sto bene, sto male e tutto è uno schifo nella mia vita, ma a chi importa? Solo a me. Nessuno vuole ascoltarmi. Quindi io posso solo zittirmi.

venerdì 25 febbraio 2011

Batuffoli di speranza e infausti presaghi di cicogne

Non ho mai visto niente di più bello. Un batuffolo di tenerezza, nata da una settimana la mia cuginetta e stranamente le hanno dato un nome molto bello e originale. Uno che ho sempre messo in lista tra i miei possibili papabili se avessi mai avuto una bimba. Ma non succederà. E' troppo bello perchè succeda a me. E' troppo speciale. Magico. E' troppo tutto. Ma sono felice per le persone che l'hanno avuta: non sono i peggiori del parendado del paesucolo.

Era tanto tempo che non mi succedeva di sentirmi così, commossa col cuore il subbuglio piena di speranza e convinta che il mondo fosse bello se si può dare alla luce un cucciolo tanto dolce. Lo so che questi moti di spirito sono generati da strataggemmi atavici, scritti nel mio apparato genetico, che l'evoluzione ha imposto per garantire la sopravvivenza della specie. Ma non importa: lei è bella e ora che respira e vive così piccola, che sunge famelica il latte, che sorride senza che nessuno mai saprà il perchè, il mondo sembra un luogo meno brutto dove vivere...

Succede, però, troppo spesso a chi meno se lo merita. Ho sentito urlare i miei vicini fascisti l'altra mattina: un coro di gallineschi striduli eccitati, uno strillio da manuale, già proposto. La prima cosa che ho pensato è che una delle figlie-sceme-tutte-sposate-nel-giro-di-due-anni, sia in dolce attesa. E non credo di sbagliarmi. Quel verso l'ho già sentito: fu presago di cicogna. Sono persone-robot, programmi che non hanno una libera e indipendente indole. Conoscono solo il linguaggio che è stato loro insegnato e questo solo usano. Non c'è margine di errore così. Non c'è possibilità di contraddittorio. Negare il libero pensiero facendo capire loro che è una loro scelta non usarlo. Questa è la tattica vincente. Tutto è lindo e ordinato come qualcuno ha deciso.
Ho immaginato che "l'incinta" fosse quella con già un figlio a carico, la più stronza, perchè sarebbe in linea con la mia idea del mondo: persone cattive=cose belle più facilmente e di più di più di più. Passeranno i prossimi anni e dovrò nuovamente subire le litanie spacca neuroni che ci hanno propinato, in questi ultimi tre anni, sguaiati da finestre, rimbombanti attraverso innocenti mura, recitati dai balconi: " Picci, bello di nonno, cucu, pipi tete yaya, che bello che seeeeei, le manine laboriose quante cose sanno fare" e altri guaiti affini.
Che palle.
Scappare. Scappare da qui al più presto. Se non avessi già altre mille buone ragioni per desiderare di fuggire, questa sola basterebbe.

Bastardi che dovrebbero soccombere e invece vivono e sollazzano...

...ovvero Vittorio Emanuele di Savoia e Gheddafi. E chi batte il cinque a quel dittatore sanguinario. E anche chi gli bacia la mano (!!!).










Dopotutto Gheddafi, il Papa, che differenza c'è?


E intanto in Libia 10.000 morti nelle fosse comuni, roba da medioevo. Gelo gelo gelo gelo gelo...

mercoledì 23 febbraio 2011

E mò?

Questa volta non è colpa mia. O forse sì, semplicemente per il fatto che è sempre colpa mia, a prescindere, a priori. Ma ripercorriamo le tappe, così, giusto per farci male e perchè forse questo mi aiuterà a decidere se è il caso di mollare tutto e arrivederci.
  1. Il prof. di Filosofia della mente mi dà un nuovo programma per l'esame, inerente all'argomento di tesi visto che il mio è obsoleto.
  2. Devo restituire uno di questi libri in biblioteca perchè è scaduto il termine e la stronza della bibliotecaria di turno, malafarina di nome e di fatto, non me lo fa rinnovare lo stesso giorno.
  3. Ergo resto a Cosenza tutto il pomeriggio aspettando che cambi il turno della bibliotecaria, ma il libro non si trova più: smarrito. "Potrebbe essere in consultazione perchè non risulta in prestito, torni domani".
  4. E io l'indomani ci torno ma il libro è scomparso, faccio richiesta ufficiale di recupero e nessuno lo trova più. Sfiga universale o la malafarina lo ha nascosto per dispetto? Più propensa alla seconda.
  5. Il punto è che sto libro è fuori catalogo e non si trova da nessuna parte, quindi lo prenoto col prestito interbibliotecario: "15 giorni massimo e arriva".
  6. "Oh non si preoccuopi, non è ancora arrivato ma presto arriverà". Sono passati due mesi e non è arrivato.
  7. Avevo calcoto ogni cosa per far sì che potessi studiare quello in 10 giorni (seppur non approfonditamente, ma amen) e avevo studiato nel frattempo gli altri libri.
  8. Non è arrivato e oramai è troppo tardi e siccome è un libro del primo modulo, non mi è possibile dare nè il modulo A nè il B di Filosofia della mente.
  9. Salto l'appello.
  10. E' colpa mia? Certo lo è perchè se avessi pronti entrambi i moduli sarei andata lo stesso al massimo non avrei risposto alle domande su quel libro e chissene, ma così non posso proprio viene meno mezzo programma.
  11. Sona una merda? Questo è oramai chiaro a chiunque in tutti i recessi più sperduti e non dell'universo conosciuto e non.
  12. Sono stupida e incompetente e inetta? Come sopra.
  13. Cosa faccio ora?
  • Opzione 1: mi suicido.
  • Opzione 2: continuo a studiare per l'esame e intanto riprendo la tesi che avevo stupidamente mollato nella speranza di finire prima gli esami e stare più tranquilla. Sperando di riuscire a studiare abbastanza assiduamente e senza pesi sull'anima, finire la tesi, dare gli esami a giugno (non credo siano previsti, ahimè appelli intermedi visto il calendario) e laurearmi entro luglio. 
  • Opzione 3: mollare l'università anche se sono a un passo dalla fine. E' che ho sprecato troppa vita per mollare così. Ma se non riuscirò a concludere niente nei prossimi 15 giorni, mollo e basta.
L'ideale sarebbe darci dentro con l'opzione numero 2. Ma mi conosco: non sono in grado di far filare un programma, di studiare senza pesi in testa, non ci riuscirò, non so davvero che fine farò...
In più si laurerà mio cugino il mese prossimo o in aprile non so. Ha 5 anni meno di me e si laurea. Sarò costretta ad andarci e mi annienteranno. Mi faranno a pezzi, lo so. E se non lo faranno loro, lo farò da sola. Sono a pezzi non riesco a dormire, non riesco a studiare, non riesco a respirare e non posso parlarne con l'unico con cui parlavo, perchè lo annoio, pare.
Non so che fare, non so come affrontare materialmente le ore e le giornate se ogni mio sforzo è impegnato nel cercare di non soffocare. Forse è meglio l'opzione 3 e tanti saluti. Prima di tutto perchè mi sa che a questo punto, dovrò pagare la tassa di maggio e non ho i soldi e non posso chiederli a mia madre e poi sono troppo stupida e impreparata per fare qualsiasi cosa che non sia pulire cessi, quindi perchè affannarsi ancora?

martedì 22 febbraio 2011

A ognuno le sue colpe

"Mia sorella è un' infame", serebbe il titolo più giusto per questo post.
Orrenda tremenda litigata.
Il movente, e qui viene il bello, non c'è. Se non la sfacciata e autoreferenziale malignità della mia sorellina che ha passato ogni sacrosanta ora dal suo ritorno da Roma, a lanciarmi strali in forma di occhiatacce o battutine. Per farla breve si è messa a coprirmi di insulti senza alcuna ragione, una sera, nonostante io avessi fatto finta di non sentire le sue precedenti staffilate. Il bello è che lo ha fatto colpendo quei punto scoperti che sa quanto per me siano pulsanti e dolorosi, come carne viva esposta alle intemperie.
Il succo dell'ingiuria è che io starei pesando economicamente sulle spalle di mia madre, cosa di cui già mi preoccupo abbastanza senza che lei si arroghi il dovere di ricordarmelo, anche se comunque vivendo a casa e non facendo praticamente niente, i soli soldi che uso sono quelli che mi necessitano per l'università e il cibo. Ha detto che lei si è sempre impegnata lavorando a Roma e che si può permettere sigarette a altre cose quando in realtà la maggior parte dei soldi per le sigarette e altro li fornisce sempre mia madre, anche perchè solo due mesi ha lavorato l'anno scorso. Che sono ancora all'università e che aspetto a finire? Che io sono così e si vede come sono messa visto che non ho amici...
Insomma roba del genere.
La cosa che mi ha più urtato è che moriva dalla voglia di vomitarmele in faccia senza ragione, senza che neanche fossimo in argomento. Ci girava intorno da quando è tornata da Roma e ha colto il momento più succulento per farlo, mentre era tutta pucci pucci con la mamma a vedere un film e io facevo capolino solo per prestar loro il mio pc.

Non ci ho visto più. Sarà stata la tensione accumulata per l'esame o il senso di degrado e fallimento che mi sgranocchiano tutto il giorno; sarà stato che so che ha ragione, purtroppo per me, ma che da lei non mi aspettavo queste accuse visto che sa quello che passo soprattutto quando mi vengono rinfacciate certe cose. Inoltre io a lei non ho mai rimproverato nè fallimenti nè altro, ma sono sempre stata accomodante e ho cercato di capire i suoi problemi piuttosto che rinfacciarli solo per mettere su un piedistallo le mie magre faccende, cosa che invece ha fatto lei, LEI che è mia sorella e ha sempre detto di capirmi e di lasciar perdere gli altri.
Sono scoppiata a piangere come una cretina. Le ho urlato che non ha capito niente di me, che lei se ne è fregata di tutto e se ne èa ndata a Roma, io sono rimasta in quell'università di merda a rovinarmi la vita; che sto sempre tappata in casa e non chiedo soldi se non quelli indispensabili al contrario di lei, che la odio per quello che mi ha detto, per la sua cattiveria gratuita ed egoistica nei miei confronti.

Da allora non le ho più rivolto la parola. Non solo per farle capire che davvero stavolta mi ha ferita, ma soprattutto perchè non ho niente da dirle. E questo non mi capita mai. Io ho sempre qualcosa da dirle anche quando lei, il più delle volte in realtà, è presa da cavoli suoi, o è nervosa o, ancora più spesso, mi risponde male.
Stamane è ripartita e non l'ho neanche salutata. Tornerà tra qualche settimana e non so come mi comporterò. Credo che lei si sia sentita un po' in colpa (ammesso e non concesso che riesca a sentirsi in colpa per qualcosa, visto com'è presa da sè stessa), perchè ha provato qualche volta a rivolgermi la parola o a coinvolgermi indirettamente in un discorso.
Ma sono troppo delusa, arrabbiata, triste, rassegnata a non avere nessuno che mi voglia davvero bene, per pronunciare anhce mezza sillaba. In realtà parlo poco con ogni componente della casa, e considerato che non ho molto altro modo di comunicare con altri, sto quasi sempre chiusa in me stessa a studiare col peso sulle spalle di non potercela fare, di non esserne all'altezza, o a piangere. Tanto anche se volessi scordarmelo per un po', quel peso, cercare di respirare qualche boccata d'ossigeno ogni tanto, non potrei: c'è sempre qualcuno, in qualche modo, pronto a ricordarmelo.

Ma se sono così delusa da mia sorella e incavolata con lei, perchè ora che è partita mi manca e mi sento in colpa per il mio comportamento?

domenica 20 febbraio 2011

Buon massacro di San Valentino a tutti


 Riflessioni postume sulla festa di San Valentino:

La cosa che maggiormente odio del giorno di San Valentino non è il commercio e le tecniche consumistiche che la giustificano e la tengono viva, non sono certo una di quella che si profonde in ottusi monologhi preformati sulle feste spenderecce architettate dalle major dei cioccolatini. Prima di tutto perché amo i cioccolatini e non posso far loro questo sarebbe un orrido tradimento da parte mia all'unica cosa sempre dolce e sempre pronta a risollevare la mia depressione nella mia vita; e poi perché credo che tutto sia votato al consumismo nella nostra società spudoratamente economica capitalistica, quindi...grazie al ciuccio che lo è anche San Valentino.

La cosa che maggiormente odio del giorno di San Valentino non sono pupazzi, palloncini, ammennicoli, portafoto e quant'altro possa assumere una forma cuoriciosa sbattuta in faccia impudicamente a chiunque di cuoricioso non abbia una mazza nella sua esistenza, né il fatto che sono un pugno in faccia al buon gusto e di un kitsch allucinante. D'altronde se l'amore è il fulcro della festa di San Valentino, se il simbolo dell'amore è un organo cardiaco bellamente stilizzato, che colpa ne hanno i produttori di oggettucoli inutili e ingombranti che presto verranno scaricate nelle già straripanti discariche della Terra?

La cosa che maggiormente odio del giorno di San Valentino non sono neanche i telegiornali che ogni anno, puntuali, ci sommergono di servizi su questo sacrosantizzato momento, ripetendo esattamente le stesse parole che compongono le stesse frasi dell'anno precedente, perché visto l'aria che tira in Italia ricordare che l'amore è bello e pieno di gioie immense oltre che di soffocanti doveri familiari da cui pare tutti sfuggano cercando sesso selvaggio e favorendo la prostituzione, serve a distrarre un momento dall'amara realtà che è appunto quella in cui l'amore è fasulleria al servizio dell'istituzione matrimoniale da cui tutti, appunto, sfuggono cercando sesso selvaggio e in alcuni, noti fatti, favorendo la prostituzione.

La cosa che maggiormente odio della festa di San Valentino non sono le promesse d'amore espresse in frasette sdolcinate che confezionano i poco creativi scrittori di aforismi per bigliettini di auguri e che i partner di entrambi i sessi fanno propri in un ridondate sproloquio annacquato e riproposto in ogni storia, perché anche i poco creativi (che, ahinoi) si credono creativi, hanno il diritto di lavorare e salvare coloro i quali non sono in grado di elaborare da soli i loro ex voto. Cosa che da un lato mi rende triste per loro (no sono seria non sono sarcastica, sono molto, molto, triste per lo scarso uso che questi cervelli fanno di neuroni e di sentimenti... un passo indietro nell'evoluzione umana, si ritorna a Neanderthal quantomeno...), dall'altro rende allegro e gioioso il mio lato perverso perché mi fa sentire meno triste per non aver mai veramente avuto una storia d'amore e consapevole che nonostante questo non sono verbalmente limitata o destinata ad accontentarmi di pulviscoli di sentimento preconfezionato e stantio.

La cosa che maggiormente odio di San Valentino non sono neanche le coppiette in amore, magari aggregate in doppia o multipla coppia che invadono ristoranti e pizzerie in cerca del pasto con mandolino in sottofondo, tovaglia a quadretti, lume di candela, con spaghetto condiviso alle estremità che si raccoglie e avvicina labbra fameliche e polpetta regalata con deferenza all’amata. D’altronde i ristoratori e i cliché pittoreschi e orfani di occasioni per realizzarsi, devono pur sopravvivere.

No. Quello che veramente, assolutamente e indiscussamente odio della festa di San Valentino è che io non ho idea di cosa significhi festeggiare una ricorrenza del genere, quindi le mie sono solo speculazioni posticce, non supportate da esperienza e ammorbate dall’invidia. Magari se vivi una storia d’amore, avere una scusa in più per fare qualcosa di speciale e per coccolare il valentino di turno è davvero un’occasione stimolante da non farsi scappare e da godere al cento per cento.
La odio poi perché, in fin dei conti, si tratta della celebrazione di un massacro, l’augurio più giusto dovrebbe essere “Buon massacro di San Valentino” altro che cuoricianti ciarlerie da sposi promessi!

Riflessioni terminate.

Un nuovo passatempo...




...leggere il vocabolario di inglese mentre sono in bagno. Ho una vita avvincente.


to be continued...

Banksy obsession

Che darei per vedere dal vivo le suo opere....

venerdì 18 febbraio 2011

Meglio per loro, peggio per me

A volte mi sembra di odiarli tutti.
E mi sento in colpa per questo.
Poi penso che forse sono io a non essere adeguata a tutto e degna delle loro aspettattive.
E mi sento in colpa anche per questo.

Ora però smetto un attimo di sentirmi in colpa e mi rendo conto che se mi pare di odiarli una ragione forse c'è. Forse non abbastanza grave da giustificare un sentimento d'odio verso persone che dovrei amare senza limiti, ma c'è.
E' che mi rendo conto che nessuno mi ha mai chiesto, detto o imposto di fare qualcosa pensando a me, pensando che fosse giusta e buona per me. Mio zio che mi ha detto di non andare via all'università di Roma quando finii il liceo come volevo fare immensamente, per stare vicina a casa e a mia madre, mentre mia sorella e mia fratello sono fuggiti senza vincoli, e magari, forse non lo so, forse, a quest'ora mi sarei laureata se avessi potutto scegliere una facoltà a me più adeguata e non starei qui a tormentarmi; o il fatto che mentre ero una ragazzina confusa loro mi hanno spinto verso questo catorcio di corso e mi hanno detto che lettere non era buono e che dovevo pensare a cosa dopo avrebbe voluto il mercato del lavoro e non a quello che piaceva a me, e io che sono sempre stata insicura delle mie scelte, mi sono lasciata guidare da loro ma non mi hanno guidata, mi hanno lanciata lì e hanno passato il resto degli anni a puntare il dito contro i miei fallimenti e le mie inadeguatezze; e mia madre che non mi fece neanche andare alla scuola che desideravo, al liceo classico, perchè troppo lontano uno e troppo costoso l'altro e io dovetti arrangiarmi finendo nell'inferno del liceo scientifico prima di fuggire da lì e quella scelta la feci io perchè se ascoltavo anche in quel caso loro...; e sempre mia madre che pensa ai parenti e a cosa dire e a come comportarsi con gli altri, prima di pensare a cosa è meglio per me, a come quello che dice può ferirmi, ma noooo l'importante è il rapporto con i parenti! Si fottano! E tutti quegli "amici" che sono scappatui via come se avessi la lebbra perchè questo era meglio per loro e al diavolo il resto.
Perchè diamine nessuno, neanche i miei hanno mai pensato a quello che è giusto per me?
Perchè diavolo sono così poco importante per chiunque?

giovedì 17 febbraio 2011

Nonsense

Oggi nel mio paese si è svolto il funerale di un uomo, un ragazzo...non so come chiamarlo, non so neanche il suo nome in realtà. Aveva appena 40 anni, è morto di influenza suina. Mia madre lo conosceva, io solo di vista, ma nonostante ciò non riesco a smettere di pensare a lui, alla sua morte terribile e al pieno della vita che lascia, a suo fratello e a sua madre e allo strazio che devono provare. Inoltre qualche anno fa hanno perso il padre in maniera tragica e ora quella signora che è sempre così gentile con tutti, si è vista strappare via così il figlio per un'influenza. Cosa c'è di peggio per una madre che sopravvivere al figlio? Cosa c'è di sensato in questo?
E lo so che tragedie del genere capitano tutti i giorni e noi andiamo avanti come nulla fosse. L'egoismo è la qualità principale dell'uomo,solo quella.
Non mi importa di tutte quelle sciocchezzuole sulle ragioni intrenseche sulla vita e la morte che tutti cercano di svelare e nessuno vi riesce. Non mi importa di niente. Io non riesco a smettere di pensare che non è giusto che finisca così, senza un'occasione per qualcuno mentre altri ne hanno 50.000.
Cosa c'è di sensato in questo?
Non riesco a smettere di pensare a quali possano essere stati i suoi ultimi pensieri. Anche se non conoscevo il colore dei suoi ricordi, il suono della sua voce...
Non riesco a smettere di pensare che perdo solo tempo e non vivo. Mai. Che domani potrebbe crollarmi il mondo addosso e non mi rimarrebbe neanche un minuto degno di essere ricordato, degno di essere regalato.
Non riesco a smettere di pensare che il burattinaio che muove i fili delle nostre carcasse forse, in qualche caso di troppo, si è sbagliato e non ha tagliato i fili giusti.

Mia madre mi ha detto che c'era tantissima gente al funerale. E' probabile che sia segno di una vita vissuta in pieno, è probabile che fosse circondato da tante persone che lo amavano. E' probabile che sia stato molto felice.
Lo spero tanto.

martedì 15 febbraio 2011

Chi dice che vivere nei sogni sia un male?

I miei poi non solo sono molto più interessanti, vissuti e intriganti della realtà, ma hanno anche un'ottima colonna sonora. Tranne gli incubi ecco, quelli proprio li lascerei perdere anche perchè non sono poi tanto diversi quella che è la mia vita corrente, ultimamente.

Be' non sto a gingillarmi troppo perchè non c'è molto di che gingillarsi se non andare dritti al punto. E il punto sarebbe che quando mi sono accorta che di sogno si trattava, sono stata ben attenta a serrare le palbebre per non lasciar filtrare un filino di realtà e rompere l'incanto. Quando succede questo strano sdoppiamento, però, è dura mantenere stabile la concentrazione ed è così...strano: una parte di te sa che sei nel sogno e guarda l'altra viverlo ancora, più che sdoppiamento è un triplicamento (o come si dice) della personalità, e la parte che sa, fa la gnorri e cerca di ignorare, ma nello stesso tempo può godersi il residuo di beatitudine che dal sogno deriva. Deve aver funzionato perchè mi sa che sognai un altro po' dopo, anche se ricordo tutto molto labilmente.

Il fulcro del sogno mi vede ospitare nella casa del paese dei miei, due amici che non sentivo da tempo e che hanno bisogno di un supporto logistico per fare non so che da queste parti essendo loro di altre zone d'Italia. Chi sono gli amici? Esistono davvero? Non ne ho la più pallida idea. Anzi forse uno è un mio amico perduto, l'altro un amico dell'amico ...insomma non ho capito bene la dinamica del rapporto che ci legava.
Fatto sta che loro vengono, io li porto a spasso per il caro paese dei miei e loro hanno le mie stesse identintiche rimostranze a riguardo. Solo che al contrario di me le concretizzano spavaldamente e in vario modo, coinvolgendomi.
E sarà che il sogno è il mio subconscio che parla; sarà che ho sempre desiderato più o meno apertamente di agire così; sarà che sono in vena di esplosioni distruttive e castranti, finiamo per dar sfogo alla nostra furia distuttrice e ribelle, arrivando addirittura a boicottare la sacra processione, evento annuale, del santo del paese. Ed è un boicottaggio con i fiocchi e i botti perchè creaiamo un sacco di anticonformistico, sano caos con un piano studiato nei dettagli per mandare all'aria tutta la cerimonia. A cominciare con il trafugamento delle reliquie; la correzione delle litanie religiose con buon black metal e straziante street punk, urlato da ogni angolo del paese; il lancio di preservativi pieni di ambigui composti giallongnoli e pseudo-spermatici; suini che pascolano tra la folla....insomma un sogno catartico e ricco di discernimento per chi vuole capirlo e ascoltarlo. Per gli altri, chissene.

Vorrei tanto avere qualcuno con cui fare cose del genere, o anche cose d'altro genere. Vorrei semplicemente avere qualcuno con cui fare cose. E non solo nei miei sogni. Ma intanto e visto che non ho alternative valide, mi accontento di questi.

And XTC again





Rancid time



venerdì 11 febbraio 2011

Sulla spiaggia dai Supersantos flosci

Sole argenteo, criniera verdognaola del mare che scolora in blu smorto, arruffata da brividi di inverno e onde spigolose, distesa di spiaggia piatta e intonsa, gabbiani, anatre che migrano e fanno riposino lasciandosi cullare dalle acque dondolanti, qualche pescatore, vento forte che scompiglia ogni capello della mia criniera, rami, tronchi canne portati dalle onde che ornano la spiaggia lì su, molto in alto, fin dove il mare si è spinto durante le recenti mareggiate, insieme a vari generi di rifiuti portati dal mare ma che non dovrebbero trovarsi in esso, da stufe a scarpe a caschi integrali per moto (ho controllato dentro non c'èra alcuna testa e peccato almeno così avrei potuto avvertire la scientifica e magari mi avrebbero mandato qualche bel figaccione come l'agente speciale dell'FBI Seely Booth...)... Insomma, spiaggia d'inverno e sempre la solita, poetica per carità, ma solita solfa.

Non fosse per una piccola stravaganza. Piccola sì, ma strana forte in verità. Durante la mia brevissima camminata defaticante e animata, ahimè da presupposti meno politically correct del solito, mi sono imbattuta in ben tre, dico tre Supersantos*, quei palloni con cui tutti giocammo da piccoli o da meno piccoli, arancioni con ragnatele nere e irruviditi al tatto da centinaia di microbrividi che rivestono il sottile strato di plastica che li compone e che tende a forarsi per un nonnulla. Vabbè...quelli lì, avete capito.
La cosa strana è che non erano mica insieme 'sti palloni ma, tutti rimpiccioliti perchè sgonfi (immagino) e tutti semipieni di acqua sciabordante, erano lontani l'un dall'altro, spersi tra i rovi che segnano il punto in cui è giunto il mare. Perciò ho  ipotizzato siano vittime prese in ostaggio durante l'estate dal mare e restituiti dalle clementi e ruggenti acque d'inverno.

Non è assurdo? Insomma quante probabilità ci sono che sulla stessa spiaggia, a distanza di qualche decina di metri ci siano tre palloni? E io che ho fatto?
Li ho ricalciati in mare.
Sono rimasta a guiardarli per un po' cullati dalle onde e lucidati dalla salsedine, guadagnare prestissimo l'orizzonte. Alla fine sono diventati tre pallini colorati a punteggiare stonanti la linea azzurra. E ho pensato che con quella velocità avrebbero raggiunto altre coste prestissimo, Puglia o magari Grecia. E ho pensato ancora che qualcuno, vedendoli veleggiare a distanza l'uno dall'altro, giocosi seppur sgonfi e non nel loro ambiente, sarebbe stato attratto dalla loro incoerenza e si sarebbe chiesto il perchè della loro presenza nel suo mare.
E allora, questo pugliese o greco (dubito possa trattarsi di un siciliano perchè andavano in tutt'altra direzione, ma non si sa mai) avrebbe costruito involontariamente, dei possibili scenari in cui, tre Supersantos flosci, giungono nel suo mare. Un miliardesimo della vita di questo sconosciuto, ipotetico individuo, sarà manipolato da un mio gesto che ha alterato lo status quo delle cose e questo, stranamente e inquietantemente, mi fa sentire incredibilmente viva.

Quando ho lasciato la spiaggia il sole calava alle mie spalle, prestando il suo mantello d'argento dorato ora, non più alla linea dritta del mare a est, ma ai bordi frastagliati dei monti a ovest.
I tra Supersantos erano scomparsi alla mia vista.


* In realtà trattasi di Due Supersantos. Il terzo era uno di quei palloni di plastica liscia, leggeri, da spiaggia per bambini, raffiguranti i personaggi del film Disney "Nemo". Ma non potevo certo intitolare il pezzo "Due Supersantos e un pallone Disney-Nemo flosci"! Ci vuole pure un qualcerto virtuoso equilibrio nelle scelte delle parole da usare in una storia e in un titolo. E se la verità più trasparente ne risulterà opacizzata, amen. E vabbè. Pace e bene. Questo e altro per il virtuoso equilibrio.

Vesti la giubba

giovedì 10 febbraio 2011

Notte

Perchè studiare, perchè scrivere, perchè stare su internet, perchè fare qualsiasi cosa.
Non ho più neanche voglia di leggere o ascoltare musica e questo è molto grave.
Perchè non c'è mai nessuno che voglia parlare con me.
Non ho più neanhce voglia di scrivere qua.
Voglio solo dormire.
E sognare qualcosa che non sia un zombie che mi dà la caccia.
O non sognare niente, non importa perchè se non hai enssuno con cui condividerli, che cazzo ti servono i sogni?
Voglio solo dormire...

Basta

Non ce la farò da sola. Ho chiesto aiuto tutto il pomeriggio. Mi ha risposto solo il vento.

Ahi carramba

martedì 8 febbraio 2011

Thinking

La mente si obnubila e vado avanti cercando di rosicchiare dalla feccia melmosa, l'inconsistente copia di una felicità fasulla e rivoltante. Finito di spiluccarla ricomincio a pensare...e non è bello.

domenica 6 febbraio 2011

E due

Interrogatorio n. 2 della giornata sul mio ritardo universitario e sul quesito della mia laurea.
Mi sono trincerata dietro un imbarazzo rassegnato e ho balbettato qualche sciocchezza con voce tesa.
Almeno stavolta ho risparmiato le lacrime.

Certezze insondabili

Lo sapevo.
Che sarei scoppiata in lacrime.

sabato 5 febbraio 2011

1 minuto e 23 secondi della mia vita

La scena è degna di essere elegantemente riprodotta in forma scritta per entrare nell'infinito ed essere tramandata ai posteri.
Tempo stimato: 1 minuto e 23 secondi.
Luogo: la scrivania della mia stanza.



Assolvenza.
Messenger.
Accedi.
La finestra coi contatti è semicelata da quella più piccolae più carogna della pubblicità. Il   tempo di levarmi dalle scatole quest'ultima e controllare CHI risulta connesso in quell'ultimo pugno di contatti sopravvissuti alla moria del blocco e delle eliminazioni.
Strano.
Risulta un nome non immediatamente riconoscibile tra i quattro nomi che risultano collegati ultimamente.
Sarà un semisconosciuto che mi sono scordata di eliminare.
Scorro seccata tra le canzoni selezionate da youtube.
Anche il solito rock mi annoia oggi.
Voglio qualcosa di nuovo.
Un rimescolio improvviso.
La penombra attraversata da un fulmine.
Un bacio di farfalla, solo uno, solletica lo stomaco.
Quel nick name...chi è?
Perchè mi ricorda...qualcosa.
Cosa?
Non è trascorso neanche un minuto.
Apro il contatto.
Cerco l'indirizzo e-mail.
Capisco chi è.
E un secondo dopo, non è più in linea.
Ero stata un errore.
Se n'è accorto.
Non piùin linea.
Visione dello schermo del pc sdoppiata.
Un groppo sale.
Poi scende.
La farfalla si cheta.
Il riverbero del fulmine si dissolve.
L'oblio fagocitante riprende il (giusto) sopravvento.
Chiudo il contatto.
Lo ricaccio nel dimenticatoio da cui era riemerso.
Chiudo messenger.
Che senso ha tenerlo aperto se nessuno verrà.
Se nessuno vuole parlare con me?
Dissolvenza.

Fine

The Arcore's nights

venerdì 4 febbraio 2011

Vuoto



Ulula e mi accusa e rimorde ed è tremendamente vuoto. 
Devo riempirlo. Devo riempirlo riempirlo riempirlo con tutto ciò che posso. 


Non ce la faccio più.

L'arrivo del giudizio dall'alto

Zia: "Allora, signorina, che si dice all'università?"
Io:"Tutto vecchio zia"
Zia:"Ma non dovevi laurearti a dicembre, mannaggia a te...ahahah".
Io:"E invece no...ahahahah..che ridere".
Zia:"E ora quando ti laurei?"
Io:"Il giorno di mai, il mese di poi".
Zia:"Ma non capisco qual è il problema che ci vuole?"
Io:"..."


Questo il terzo grado cui mi sottopone perennemente la mia zietta torinese. Sta per arrivare, dritta dritta in volo dal profondo nord, e dovrò affrontare, senza riserve, una conversazione di codesto livello di spasso. Mi riservo di riportarla qui, a conversazione avvenuta, qualora fosse diversa da quella da me ipotizzata. Ma non credo. Sono certa di averla azzeccata tutta, parola per parola. Non che ci voglia molto, mia zia non è la persona più creativa del mondo...
Quante saranno le parole esatte che ho previsto? Mumble mumble...magari ha arricchito il suo repertorio e mi riserva una sorpresa, un drastico rimestolio nell'interrogatorio. Son quasi quasi ansiosa di sottopormi allo stillicidio. Oh...e se vi parteciperà anche mio zio, quello in arrivo via terra da Roma? Ops...in quel caso potrei scoppiare a piangere, sono piuttosto vulnerabile al momento, e in questa situazione potrei non avere la lucidità necessaria a registrare le parole per confrontarle con la mia conversazione-prototipo...sarebbe un guaio.
Il bello è che non ho più neanche paura di affrontare il mio fallimento, il mio essere zero ai loro occhi, ci sono così abituata... Lo accetto e lo aspetto con noncurante inedia.
Perchè succederà.
Oh sì, succederà.
E tutto perchè quest'anno la celebrazione invernale del patrono del paese della mia famiglia (eh sì ne fanno una d'estate e una d'inverno di festa del patrono lì...non sia mai le reliquie del santo possano raffreddarsi...), casca di sabato quindi vengono tutti qui.
Magari pregassero e basta!
Invece ne approfittano e chi tormentano?
Me!