mercoledì 28 dicembre 2011

chi sarò mai?

Sì, sono alla continua ricerca della vera me stessa senza tutte quelle st******e da fasulli "diventerò la  più figa", "sbaraglierò la concorrenza" o quelle da pusillanimi "prendiamo ciò che viene", "diventiamo ciò che sono tutti, è così che funziona". Io voglio trovare me stessa, chiunque questa me stessa sia e dovunque sia. E finchè non capisco da dove iniziare, faccio i test che indicano a quale tra i personaggi di un telefilm o film o libro o manga o eccecc, la mia indole assomiglia. Esperimento psicologico non male...



ONE TREE HILL

Which Character From One Tree Hill Are You Like?
created with QuizFarm.com
You scored as Peyton Sawyer 
Ribelle e solitaria, sei dominata da un'indole punk e malinconica. Ti poni domande le cui mancate risposte ti destabilizzano, e anche se ami i tuoi amici sei pronta a mollare tutto per trovare le risposte o a rinchiuderti nel tuo bozzolo esprimendoti solo tramitye la tua arte.

Peyton Sawyer
 
92%
Haley James-Scott
 
50%
Nathan Scott
 
42%
Brooke Davis
 
25%
Lucas Scott
 
0%




SAILOR MOON

Which Sailor Moon character are you?
created with QuizFarm.com
You scored as Sailor Saturn
You are mysteriouis, enjoy reading and like the colour purple. You use your silence to attack others. You are able to defend yourself against most things.


Sailor Saturn
 
92%
Sailor Moon
 
83%
Sailor Uranus.
 
75%
Sailor Mars
 
67%
Sailor Mercury
 
67%
Sailor Jupiter
 
58%
Sailor Venus
 
50%
Sailor Pluto
 
42%
Sailor Neptune
 
42%
Sailor Chibi Moon
 
8%


Chi altri sarò? Alla prossima puntata...

Come il mio spirito patriottico muore asfissiato da una montagna di cacca

Scritto 3 ottobre 2008

Pare che il sentimento di amore per la patria sia geneticamente radicato in noi. 
Pare ci sia dalla nascita ma non sia autosufficiente. 
Pare, quindi, che debba venire coltivato nella fanciullezza, concimato nell'adolescenza, 
potato nella giovinezza et voilà! Splendido fiore splendente nell'età adulta. O almeno è così 
che ci hanno inculcato i vari Presidenti della Repubblica nei vari discorsi alla nazione dei vari
ultimo dell'anno. 
Ma...
Eh, c'è sempre un "ma". 
In questo caso non un "ma" trascendentale, riguarda solo il mio personale spirito patriottico,
non quello dell'intera nazione, anche se, credo in tutta onestà, che l'intera nazione dovrebbe
quantomeno fermarsi e chiedersi di quanto amore sia, questa patria, degna e se non sia 
invece il caso di investire questo beneamato amore in opere e idoli più degni.
Dicevo. 
Dicevo che al mio personale-non trascendentale patriottismo, viene offerto 
una tale quantità quotidiana di concime(per rimanere sulla metafora floreale, 
ovvero cacca), da esserne oramai, poverino, quasi del tutto morto asfissiato. 
Ora, star qui a descrivere la natura delle varie palate di concime non è 
divertente (nè tanto profumato oserei dire), ma qualcuna di queste vangate, 
qualche piccola montagnetta di cacchetta voglio proprio illustrala. 
Così, poco poco piano piano, tanto per essere masochisti...


=Andiam, andiam, andiam a censurar...
...cantano i piani alti terreni e celesti. 
In Italia censurano oramai di tutto, mi è capitato di leggere manga 
(Hunter x Hunter nella fattipecie) pieni di strisce nere celanti 
non si sa bene quale orribile orridume. Si potrebbe pensare che nel 
momento in cui decidi di sborsare il tuo denaro (e neanche tanto poco!)
per goderti una storia a fumetti, vorresti che fosse quantomeno 
completa e senza adombramenti fastidiosi e limitanti, ma evidentemente 
non è così. 
Più recenti e scandalizzanti sono state due censure passate quasi in 
sordina, forse perchè non eclatanti, ma appunto per questo danno 
l'allarmanete idea di quanto ci si sia abituati a usufruire solo di 
ciò che altri decidono per noi, ignorando totalmente il diritto a 
esprimere il nostro più spassionato pensiero.
Il primo fatto risale al luglio scorso quando il nostro - beneamato 
o maleamato che sia - Presidente del Consiglio ha deciso di censurare 
un'opera d'arte e non una qualsiasi, bensi "La verità svelata" di 
Giambattista Tiepolo, che faceva bella mostra di sè alle spalle dei 
ministri durante le conferenze stampa. La cosa più paradossale è che 
era stato lo stesso Berlusconi a volerlo! 
Motivo di tale abominio nei confronti della Dea Arte? 
Pare "offendesse la sensibilità del Popolo italiano". 
Ma la domanda sorge spontanea: come può un'opera d'arte, che in quanto 
tale, tocca le corde più emotive dell'animo umano, ledere la sensibilità 
delle persone?
Il popolo italiano è perfettamente in grado di apprezzare la bellezza di
un dipinto proprio grazie alla sua sensibilità, perchè dovrebbe essere
offeso dall'incanto?
Fatto sta che un bel giorno all'eterea Veritas è apparso il "reggiseno"...

Il secondo scandalo censorio riguarda da vicino noi blogger dalle libere 
vedute e che non troppe remore si fanno a esprimerle. 
A perpetrarlo un qualche null'altro facente emissario della Chiesta 
cattolica che ha minacciato di denunciare il blogger (il blog di 
riferimento è burbero.splinder.com) ideatore di banners raffiguranti il 
Papa e manifestanti la laicità del sito e le vedute del suo artefice, 
lontane da quelle prettamente papali. 
Tali Papabanner, sono stati adottati da altri blog e siti (io stessa lo
esibivo orgogliosamente in questo blog), che se lo sono visti scomparire
da sotto il naso,essendo stato eliminato dai gestori dell'hosting su cui
si trovava il banner e il fautore di tale legittima espressione 
iconografica di pensiero, è stato avvertito della possibilità di una 
denuncia a suo carico. 
Ma tale atto di antidemocrazia fanfarona non è servito: il detto blogger,
che ha tutta la mia ammirazione, ha riproposto il papabanner su un sito 
non italiano al servizio di chi vorrà riutilizzarlo.
Io sono tra questi, ovviamente: il banner non è un insulto, ma solo una 
presa di posizione e un'espressione di pensiero che sempre, sempre deve 
essere perpetuata, anche e soprattutto di fronte a gesti di limitazione 
e proibizionismo. 
 
Quale scelgo?


 = Fanatismo padano 
A quanto pare una volta all'anno Bossi e la sua truppa di leghisti si 
imbarcano in una missione degna di loro: riempire un bicchiere d'acqua 
da una parte e versare detta acqua da un'altra parte. Solo che questo 
bicchiere lo chiamano ampolla, quest'acqua è l'acqua del Po e questa 
follia ambulante è definita "Cerimonia dell'acqua del Po".
Dovrebbe essere una specie di gesto simbolico commemorante l'unione 
delle regioni sotto la benedizione del Po che si snoda per quel 
territorio che loro chiamano Padania e che noi chiamiamo nord Italia. 
Uno spettacolo deprimente, frivolo, stucchevole e un tantino spaventoso...



= Miss idiozia è...
...Miss Italia! E non solo la vincitrice, per carita...diamo a Cesare
quel che è di Cesare e alle miss quel che è delle miss. Tutto lo show
che ogni settembre ci ammorba con la sua pestilenziale presenza sulla,
ahimè, tv nazionale. D'altronde cosa si potrebbe desiderare di meglio 
che 4 o 3 o 5 o quante diamine sono, serate fatte di culi e poppe e 
gambe che fanno su giù da una scalinata, intervallate da frasi banali,
commenti demenziali e 200 nomi scanditi di continuo e resi nulli dalla
loro associazione a un numero?
Io dico: ma cosa diavolo può spingere delle ragazze a umiliarsi tanto?

Pensieri affini: Sylvia Plath e me

Scritto il 12 ottobre 2009

Tratto da "I diari di Sylvia Plath"




Posso scegliere se essere costantemente attiva e felice o introspettivamente passiva e triste. Oppure diventare pazza rimbalzando da un umore all'altro.

Di colpo le voci basse e complici del gruppetto di ragazze si sovrappongono in un mormorio incomprensibile e i loro occhi scivolano sfuggenti attraverso di te, intorno a te...e ti vengono in mente un mucchio di brandelli sgradevoli di discorsi rivolti a te e su di te, destinati a te allo scopo di strangolarti con l'invisibile cappio dell'insinuazione. Sai che erano destinati a te come lo sanno quelle che ti infliggono le pugnalate. Ma da entrambi le parti il gioco vuole che si finga di non sapere, di non aver voluto dire, di non capire. Certe volte riesci a restituire il colpo allo stesso modo, e tu e la tua antagonista vi fronteggiate sorridendo da brave mentre le freccia avvelenata vibra maliziosa nelle reciproche ferite. Più spesso sei troppo disgustata per ribattere, perché sai che nell'attimo stesso in cui le farai crepitare falsamente in aria, dalle tue parole trasuderanno la paura e l'inadeguatezza. Così ti senti dire:"Piuttosto che restare chiuse in camera tutto il tempo, preferiamo venir bocciate"; poi, in tono soave: "Non ti vedo mai. Te ne stai sempre in camera a leggere". E tu tieni la bocca chiusa. E, oh, come sorridi!

Ti interroghi sui tuoi anni oscillando fra l'ostinata convinzione di aver sfruttato al meglio le tue capacità e possibilità...di essere ormai in competizione con ragazze di ogni parte d'America e non solo della tua città, e la paura di non avere fatto abbastanza.

Sei seduta in camera tua e senti nel corpo un dolore pungente che ti stringe la gola e si consolida pericolosamente nei piccoli sacchi lacrimali dietro gli occhi. Una parola, un gesto e tutto quel che tieni dentro - risentimenti imputriditi, gelosie in cancrena, desideri superflui inappagati- scoppierà in rabbiose lacrime impotenti e senza un preciso destinatario.

E tu digrigni i denti e  ti disprezzi per la tua tremula sensibilità, chiedendoti come possano degli esseri umani accettare che per tutta la loro vita vita la loro personalità venga stritolata senza pietà sotto una dittatura disumana, sia essa industriale, statale o istituzionale.

Mi riescono meglio le descrizioni illogiche, sensuali. Testimone la frase "Il vento ha spinto sul mare una luna giallo intenso: una luna bulbosa, che germoglia nel cielo indaco sporco e sparge occhieggianti petali luminosi sulla nera acqua fremente".

Perché sono ossessionata dall'idea di poter trovare un senso alla mia vita riuscendo a pubblicare manoscritti? E' una scappatoia - una scusa per ogni difetto nella vita sociale - per poter dire: " No, non esco quasi mai per attività extracurricolari, ma passo molto tempo a leggere e scrivere".

Sono capace di provare affetto solo per chi riflette il mio stesso mondo.

Società: il mio demone preferito.

La scrittura necessaria per la sopravvivenza del mio spocchioso equilibrio come il pane per il corpo. Pago lo scotto delle donne istruite, emancipate: sono ipercritica, esigente: forse il mio desiderio di scrivere si potrebbe ricondurre al puro e semplice timore di non essere ammirata e stimata.

Muoio dalla voglia di eccellere in qualche campo, non importa quanto ristretto, purché lì io possa brillare.

Perché non posso provare vite diverse come fossero vestiti, per vedere quale mi sta meglio e mi dona di più?

Il mio iniziale, disperato slancio d'entusiasmo non è forse un residuo del mio antico timore che le persone se ne vadano e mi abbandonino, costringendomi a rimanere sola?

La mia vita fino ad ora sembra pasticciata, inconcludente, disordinata: ho organizzato male i corsi, ho messo in atto una strategia senza regole uniformi, mi sono esaltata per le mie potenzialità eppure ne ho tarpate alcune per privilegiarne altre. Sto sprofondando nel negativismo, nell'odio verso me stessa, nel dubbio, nella follia...

Ci sono tanti altri che stanno peggio di me. Come posso essere così egoista da chiedere aiuto, conforto, guida?

I piccoli problemi, gli accenni alla felicità altrui, le prove del talento altrui mi spaventavano, così reagivo in modo falso per contrastare la gelosia, l'invidia, l'odio. Con la sensazione di finire in mille pezzi, imputridita, guasta, mentre gli allori avvizziscono e scompaiono e i peccati e le omissioni di tempo si abbattono pesanti su di me per punirmi fino in fondo. Tutto questo, tutto questo osceno sedimento incancrenitomi ha rosicchiato le viscere. Muto, insidioso.

Sono i tuoi stessi limiti a metterti in croce. Non puoi più cambiare le tue scelte avventate; ormai sono irrevocabili. Le tue occasioni le hai avute; non ne hai approfittato, sguazzi nel peccato originale; i tuoi limiti. Non sai nemmeno deciderti a fare una passeggiata; non sei sicura o la cura che ci vuole per riprenderti da quel tuo startene rinchiusa in camera dalla mattina alla sera.

Oh no, io devo sistemare la vita in sonetti e sestine, procurarmi un riflettore verbale per la mia testa illuminata a 60 watt.

Desiderio colossale di scappare, nasconderti, non parlare con nessuno.

Ci procura un sollievo incredibile sapere che qualcuno all'infuori di noi non sia sempre felice.

Sono stufa di loro. Non hanno niente da darmi. Per loro sono morta anche se prima ero in fiore.

Il dialogo tra la mia Scrittura e la mia Vita corre sempre il rischio di trasformarsi in uno scivoloso scarico di responsabità, in una razionalizzazione evasiva: in altre parole. ho dato un senso al caos della mia vita dicendo che le avrei dato ordine, forma, bellezza scrivendone; ho dato un senso alla mia scrittura dicendo che sarebbe stata pubblicata, dandomi da vivere. ora da qualche parte devo pur cominciare...

Dobbiamo muoverci, lavorare, fare sogni da realizzare; la povertà della vita senza sogni è troppo orribile da immaginare: è il peggior tipo di pazzia.

Perché non posso diventare ascetica per un po, invece di stare sempre in bilico tra il desiderio di completa solitudine per scrivere e leggere e il desiderio grande, grande, di mani che gesticolano e parole di altri esseri umani.

...fa male, Padre, fa male, oh, Padre che non ho mai conosciuto; anche il padre mi hanno tolto.

Inveisco e mi infurio ancora per la perdita di mio padre, che non ho mai davvero conosciuto; amo terribilmente persino la sua mente, il suo cuore, la sua faccia. L'avrei amato tanto; ma se n'è andato. Mi sento come troppo vecchia, con tutti i grandi morti prima che li conoscessi e soli i piccoli, i bambini, dopo di me.

Non posso semplicemente vivere: devo farlo per le parole che fermino il flusso. So che non avrò vissuto finchè la mia vita non sarà perpetuamente rinnovata nel tempo attraverso libri e racconti. La scrittura spalanca le tombe dei morti e i cieli che gli angeli profetici nascondono dietro di loro. La mente trama, trama e tesse le sue tele.

Prima la vita della mente creativa, poi quella del corpo creatore. [...] Scrivere, ogni giorno. Non importa quanto male. Qualcosa arriverà. [....] Scrivi ogni racconto, non per vederlo pubblicato, ma per diventare una scrittrice migliore e, in quanto tale, + vicina alla pubblicazione.[....] Ecco quel che mi serve per finirla con questo orrore: l'orrore di possedere del talento senza avere un'opera recente di cui andare fiera o almeno da mostrare.

Io ho questo demone che vorrebbe vedermi scappare, urlando se fossi sul punto di cedere, di fallire. Vuole farmi pensare di essere tanto brava da dover essere perfetta. O niente. Al contrario io sono qualcosa: una persona che si stanca a combattere sempre con la timidezza...

La gelosia, l'invidia, il desiderio disperato di essere qualcun altro...

Basta cedere alla disperazione, lamentarsi, lagnarsi: al dolore si finisce per abituarsi.

Disperata, appassionata: perché la vita di gruppo mi risulta impossibile?

Una di quelle notti in cui mi chiedo se sono viva, se lo sono mai stata.

Oh, se sola lasciata in pace, in che poetessa mi tramuterei!

Disonestà, una crepa. E io tutta stupidità e franchezza: quanto siamo scemi ad amare davvero! Senza imbrogliare. Senza doppi giochi.

...per sfuggire ai miei demoni esigenti e avere una scusa costante per la mia improduttività scrittoria.

E' come se avessi bisogno di una qualche crisi per mettere alla prova la mia tempra.

Sono spaventata. Da cosa? Dalla vita senza aver vissuto, in primo luogo.

Ho bisogno di una vocazione e di sentirmi produttiva e invece mi sento inutile. Mi sento colpevole per il mio malanimo sociale.

Mi rattrista molto non fare quello che gli altri e tutte le mie "madri" canute vorrebbero. Mi sentivo ingannata: non ero amata, ma tutto mi diceva che ero amata: il mondo mi diceva che lo ero, le autorità mi dicevano che ero amata. Mia madre aveva sacrificato la vita per me, un sacrificio non richiesto...

Tutti volevano che fossi come io nel profondo non voglio essere e con la società che sembra volerci come noi nel profondo non vogliamo essere: è con queste persone, è con questi modelli che sono arrabbiata.

Modelli della società: lo Scrittore e Poeta è perdonabile sole se ha Successo. Solo Se Fa Soldi.

Perché non riesco a tuffarmi nella scrittura? Perché ho paura di fallire prima ancora di cominciare.

Vecchio bisogno di dare a mamma delle soddisfazioni, per avere una ricompensa d'amore.

Siamo troppo introversi: troppo spesso preferiamo i libri alla gente.Coazione all'antisicurezza.

Sentivo che se non avessi scritto nessuna mi avrebbe riconosciuta come essere umano. La scrittura era la mia sostituta: se non ami me, ama quello che scrivo, amami per questo.

...ma chi guarda da fuori non lo vede, perché pensa che scrivere significhi starsene comodi a casa a bere un caffè e gingillarsi...

E' una difesa non lavorare: così non posso essere criticata per quello che faccio. Il fallimento mi spaventa a morte, blocca ogni tentativo di scrivere per non costringermi a prendermela con la mia scrittura se va male.[...] E devo scrivere senza l'impressione che il mondo mi giudichi. Ci devo pur riuscire.

La troia è una donna al maschile.

Perché sono invidiosa degli altri? Io sono io e la pioggia è bella su quei comignoli.

Mi sento come il recluso che si presenta al mondo con un vangelo salvavita e scopre che nel frattempo tutti hanno imparato una nuova lingua e non capiscono niente di quello che lui dice.

La grande poesia...scomparsa

Scritto il 9 gennaio 2009

Internet. Il cyber-spazio, l'enciclopedico ammasso di cultura e cavolate, informazione e gossippate, il virtual site dove tutto esiste e tutto pote, dove basta un click e ti si spalancano davanti le porte della conoscenza. O almeno così dicono. Fatto sta che in uno dei miei più incomprensibili raptus, mi sono messa a ricercare l'elenco dei poeti le cui raccolte di poesie sono state, qualche anno fa, riassunte e propososte in una collana (La Grande Poesia) associata al Corriere della Sera. Il motivo di questa ricerca non è umanamente ricostruibile, basti sapere che a quanto pare e a parte qualche sporadica notizia sulla data delle uscite, non è riscontrabile alcun alenco dei 30 libri proposti, nessuna notizia su quali siano i 30 poeti più importanti secondo il Corriere della sera.

Di per sè la cosa non farebbe scalpore, d'altronde a chi sarebbe mai utile conoscere i 30 poeti che costituiscono la Grande poesia secondo uno dei più stimati e attempati quotidiani nazionali? Fatto sta che io li cercavo, ma che al loro posto ho trovato notizie su chissà quale edizione del Grande fratello, da cui sono stati prepotentemente scalzati e di cui, in tutta sincerità non ne sentivo l'esigenza.

Strano ma vero, la cosa mi ha lasciato un po l'amaro in bocca e non volendomi arrendere all'evidente vittoria dei reality show sulla grande poesia, mi impegno a ricercare quali sono i 30 autori e a pubblicarli in questo post. Forse in qualcuno di questi libri c'è l'elenco completo. Nell'attesa comincio ad inserire, anche se non in ordine di uscita, i poeti che in base alle mie riminescenze o a scampoli di appassionati su internet sono riuscita a raccogliere. Sono 25 su 30, ma possono bastare a chi un giorno, soggetto a eguale e incomprensibile raptus, voglia conoscerli.


  1.  Eugenio Montale
  2. Giacomo Leopardi
  3. Giuseppe Ungaretti
  4. Francesco Petrarca
  5. Giovanni Boccaccio
  6. Dino Campana
  7. Gabriele D'annunzio
  8. Bertolt Brecht
  9. Sylvia Plath
  10. Pablo Neruda
  11. Federico Garcìa Lorca
  12. Williamo Shakespeare
  13. Dante Alighieri
  14. Rabindranath Tagore
  15. Charles Baudelaire
  16. Arthur Rimbaud
  17. Kostantinos Kavafis
  18. Walt Whitman
  19. Edgar Lee Master
  20. Dylan Thomas
  21. Guillaume Apollinare
  22. Valdimir Majakojskij
  23. Rainer Maria Rilke
  24. Fernando Pessoa
  25. Emily Dickinson

Vecchi propositi

Scritto il 9 gennaio 2009

L'inizio anno è sempre foriero di buoni propositi e per i maestri in tali risoluzioni questo periodo rappresenta una vera pacchia creativa. Io sono una di questi: passo l'anno a prefiggermi obiettivi e proponimenti di varia natura che nel 98,7 dei casi vanno allegramente a catafottersi, come direbbe il caro Salvo. E i miei propositi per il 2009 sono tantissimi, svariatissimi e svirgolatissimi.

Una vera apoteosi poietica!

Ora, un lettore attento si aspetterebbe l' elenco dei summillantati, ma considerato che il fine ultimo di tale post non ha nulla a che fare con il suo seppur bell' incipit (perchè bisogna ammetterlo, per essere bello è bello! sconclusionato forse, ma nessuno è perfetto neanche i miei pezzi...), non mi sbilancio. Anzi cambio totalemente argomento al fine di creare una certo senso di disorientamento e smarrimento nell'ipotetico lettore, cosicchè possa saldare i suoi pensieri sul prossimo argomento con famelico interesse.

O perchè sono perfida, chissà.



E il prossimo argomento non è un argomento ma è la lista dei 10 libri migliori letti nel 2008. L'idea l'ho "rubata" dal Cottage di Zeruhur (www.zeruhur.net/archives/984) e si è rivelata essere un'attività più ardua del previsto.




  1. La saga della Tribù Malaussen - Daniel Pennac
  2. Jack Frusciante è uscito dal gruppo - Enrico Brizzi
  3. Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi
  4. Don Chisciotte - Miguel Cervantes
  5. Fahreneit 451 - Ray Bradbury
  6. Saltatempo - Stefano Benni
  7. Harry Potter e i doni della morte - Joanne Rowling

  8. Il giovane Holden - Jerome Salinger
  9. I fiori blu - Raymond Queneau

  10. Il colore della magia - Terry Pratchett

Il maleficio della farfalla

Prologo assolutamente eccezionale a mio avviso, del dramma entomologico "El maleficio de la mariposa" di un grande poeta Federico Garcìa Lorca.


"Signori, la commedia alla quale state per assistere è modesta e inquietante. È la povera commedia di chi, volendo graffiare la luna, graffia invece il proprio cuore. L’amore, allo stesso modo in cui attraversa con i suoi inganni e i suoi tradimenti la vita dell’uomo, nel nostro caso attraversa una sperduta prateria popolata d’insetti, dove, molto tempo fa, la vita era pacifica e serena. Gli insetti erano contenti, preoccupati soltanto di bere in tutta tranquillità le stille di rugiada e di educare i loro figlioli nel santo timore dei loro dèi. Si amavano per consuetudine e senza affanni. L’amore passava di padre in figlio come un vecchio, prezioso gioiello ricevuto dal capostipite direttamente dalle mani di Dio. Con la stessa tranquillità e certezza del polline dei fiori che si consegna al vento, essi si godevano l’amore sotto l’erba umida. Ma un giorno… ci fu un insetto che volle andare oltre l’amore. Si lasciò incantare da una visione immensamente lontana dalla sua vita… Forse aveva letto con non poca difficoltà un libro di versi abbandonato sul muschio da uno di quei pochi poeti che sogliono passeggiare per i campi, restando intossicato da frasi del tipo «ti amo, donna crudele». Ecco perché io vi supplico, tutti quanti, di non lasciare mai libri di versi sui prati, perché potreste provocare una tremenda desolazione fra gli insetti. La poesia che si chiede perché cadono le stelle è assai nociva alle anime non ancora sbocciate… È superfluo dirvi che il povero animaletto innamorato ne morì. Ma è che la Morte ama camuffarsi da Amore! Quante volte l’enorme scheletro munito di falce che vediamo ritratto sui libri di preghiere assume sembianze femminili per ingannarci e aprirci le porte della sua ombra! Si direbbe che il piccolo Cupido sovente dorma nelle vuote orbite del suo teschio. E in quante antiche fiabe un fiore, un bacio o uno sguardo svolgono il medesimo atroce compito del pugnale! Un vecchio silfo dei boschi, fugito da un libro del grande Shakespeare, che se ne va per i prati reggendo con delle stampelle le sue ali avvizzite, raccontò al poeta questa storia occulta una sera d’autunno, quando ormai le greggi si erano allontanate e adesso il poeta ve la ripete avvolta nella propria malinconia. Ma prima di incominciare, voglio rivolgere a voi la stessa preghiera a lui rivolta dal vecchio silfo quella sera d’autunno, quando le greggi si erano ormai allontanate. Perché sentite tanta ripugnanza verso certi insetti lindi e lucenti che si muovono graziosamente in mezzo all’erba? E perché a voi uomini, ricolmi di peccati e incorreggibili vizi, ispirano tanto ribrezzo i buoni vermiciattoli che se vanno tranquillamente a spasso per i prati sotto il sole nei tiepidi mattini? Che ragione avete per disprezzare quel lato minore della Natura? Se non amerete profondamente la pietra e il verme non entrerete nel regno dei Cieli. Anche il vecchio silfo lo disse al poeta: «Ben presto verrà il regno degli animali e delle piante; l’uomo si dimentica del suo Creatore, mentre l’animale e la pianta si trovano assai vicini alla sua luce; di’, o poeta, agli uomini che l’amore nasce con uguale intensità a tutti i livelli di vita; che il medesimo ritmo della foglia mossa dal vento lo ha la stella lontana e che le stesse parole della fronte nell’oscurità le ripete sul medesimo tono il mare; di’ all’uomo di essere umile, perché tutto è uguale nella Natura!». Non disse altro il vecchio silfo. Ora, seguite la commedia. Forse vi farà ridere che questi insetti parlino come tanti piccoli uomini, come degli adolescenti. E, se da essa trarrete una qualche profonda lezione, andate nel bosco a ringraziare il vecchio silfo con le stampelle, in una sera tranquilla, quando le greggi si siano allontanate."

E nell'inferno scatnarono l'inferno

Scritto sabato 17 gennaio 2009

Non posso esimermi dar dire la mia sulla contestazione in atto contro Santoro e Annozero. Breve ricapitolazione: nell'ultima puntata si trattava la guerra nella Striscia di Gaza quando la giornalista Maria Annunziata contesta la conduzione della questione nella trasmissione, perché, a suo parere, evidentemente filo-palestinese. Detto ciò si alza e se ne va.
Conseguenze, apriti cielo! O meglio, apriti cielo se non ti avessero già aperto le bombe, israeliane o palestinesi che siano.
Ora, si è vero che QUELLA SERA Annozero ha trattato la questione palestinese più che la questione israeliana, ed è vero che la reazione di Santoro agli improperi dell'Annunziata non è stata elegante, ma qui si sta parlando di coinvolgere la Commissione parlamentare di vigilanza e di far chiudere i battenti ad Annozero!
Questo genere di esagerazione, tutta italiana per giunta, è palesemente una sorta di "Ehi guarda, ha fatto un passo falso il Santoro, cogliamo la palla al balzo e togliamoci una voce scomoda di torno, dai!".
E sottolineo palesemente altrimenti come potrei spiegarmi il gesto del Presidente della Camera Gianfranco Fini che due secondi dopo la fine della trasmissione telefona a Petruccioli e inalbera il suo disappunto verso "un giornalista che va censurato". Cosa??? Censurato? Please, può ripetere?! Per non parlare di Berlusconi che "è solidale con la Annunziata" ma che si è dimenticato che nel 2006 lui stesso ha lasciato per protesta la trasmissione dell'Annunziata stessa ("In mezz'ora")!
E da lì una valanga di accusatori, sbucano come carciofi. Nessuno si era esposto più di tanto sul conflitto israelo-palestinese esploso oramai da più di qualche giorno e ora BOOM tutti interessati e non alla guerra, badate bene, a Santoro! Ciò che ai nostri politucoli interessa non è cercare il modo di aiutare quella gente o interessarsi alla loro sorte o impegnarsi a fare qualcosa di concreto con le altre nazioni per fermare la guerra. Vorrete scherzare? No, ciò che conta è chiudere Annozero e tappare la bocca a Santoro.
Punto numero due: nessuno di codesti blablatori si è fermato a riflettere su ciò che Santoro ci ha mostrato ovvero una sfilza di gente MORTA o moribonda o disperata per aver visto i propri figli/genitori/fratelli/sorelle/cugini/zii/amici sbriciolarglisi in mano. E dov'è l'errore? Doveva fare vedere anche qualche israeliano morto in più è questo che gli si contesta?
L' informazione è o dovrebbe essere pluralistica e quindi, per forza di cose è anche parziale. In quella puntata, Annozero ci ha informati su un certo lato della violenza e del dolore. Forse bisogna contestargli di aver scelto di raccontare la parte più cruenta della tragedia, visto che più di trecento bambini palestinesi (per non parlare degli adulti) sono stati uccisi dalle bombe israeliane al fosforo bianco? Per chi non lo sapesse il fosforo bianco è una sostanza che a contatto con l'ossigeno brucia e disintegra parti organiche (l'uomo sarebbe la parte organica nella fattispecie....) e non c'è acqua che tenga che possa spegnerlo, corrode dolorosamente finchè non consuma, braccia, gambe, occhi, cervello....
E davanti a questo schifo, l'inferno che sanno vedere gli italiani, o meglio i politici italiani, riguarda solo l'uscita di studio dell'Annunziata e la possibilità di togliersi Santoro dalle scatole?!

Nient'altro da aggiungere. E ora scusate, vado a vomitare.

Pro e contro delle pecore nere

Scritto il 29 gennaio 2009

Passare le giornate a ripetere a me stessa che il ruolo anomalo che mi sono scelta mi rende ciò che sono e che ciò che sono è anomalo quanto il ruolo stesso, non basta più.

Star fuori dal gregge belante è una scelta più che un'indole. Ma anche viceversa oramai. Una necessità che è divenuta l'unica accettabile in un mondo di pecorelle omologate. Dove la diversità è rinnegata, temuta, derisa, quella stessa che io considero un dono prezioso da difendere e nutrire. Qui qualcuno sbaglia: o io o loro, e alla fine dei conti vedremo chi è.

Pecora nera sì, fin nel profondo dell'anima. Ma anche ad una pecora nera serve un gruppo.

Un piccolo e delineato branco di pecore beige o marroni o anche caprette grigie, toh.

Probabilmente, per definizione, inficerebbero il ruolo che la pecora nera riveste, ma in barba a qualsiasi luogo comune, questo compreso, io un gruppo lo vorrei.

A patto che non scolori il mio vello notteo.

Deve quindi avere certe caratteristiche e siccome il desiderio di far parte di un gruppo adeguato a me è fantasia quanto i cerchi delle fate che da bambina scorgevo ovunque, posso permettermi di esagerare nelle decorare il mio desiderio.





Al momento il prototipo di ordine cui vorrei aderire è per molti versi simile alle confraternite massoniche. In realtà del fine ultimo del miglioramento dell'umanità, dell'arricchimento dei singoli, e di tutte quelle baggianate di fedeltà e giuramenti, non me ne può fregare un'emerita acca.

Quel che mi attira enormemente della questione è l'aspetto misterioso e segreto di codeste confraternite, la conoscenza assoluta in certi settori, l'anticonformismo di base, e soprattutto l'idea di usare simboli e messaggi cifrati che solo loro possono comprendere. Anche la mania di lasciare tesori nascosti e simboli celati per raggiungerli non mi dispiace, e già qui scadiamo nel cinematografico. Però è il mio sogno quindi mi arrogo anche questo diritto.

Ok in realtà con i massoni la mia idea di "gruppo" ha solo questo in comune ma è storicamente figo paragonarlo a loro.

E il simbolo del mio ectoplasmatico gruppo sarebbe una bacchetta intrecciata a una piuma che scrive su una foglia incisioni runiche ed è disegnata una fata con la spada. Complesso ma sempre meglio della solita aquila!

La donna ha bisogno dell'uomo come un pesce della bicicletta

Scritto l'1 febbraio 2009

L'elegante proposizione che dà il titolo a questo post è uno dei motti tra i più rappresentativi di quell'ampio e stratificato movimento che è il femminismo. Non è mia intenzione fare un'apologia del movimento o un riassunto della rivoluzione storica che lo ha accompagnato, nè strillare slogan pro-female. E non perchè sia una persona moderata e non di parte (io sono indiscutibilemnte di parte, sia chiaro), ma perchè mi prospetto di farlo in altre e più accreditati discussioni.

Mi riservo invece di rovesciare la mia bile verso il nuovo Neofemminismo o quello che vogliono sfacciatamentre spacciare per tale. Ovverosia una sorta di ribellione sessuale tardiva e lasciva all'ennesima potenza, in cui pare che la donna affranchi se stessa dal virginale pudore che, secondo l'antica tradizione, le sue virtù dovrebbero immancabilmente contemplare. Pare che la definizione sia scaturita da un libro molto in voga in Europa e millantato come opera d'arte summa, vero manifesto del femminismo del XXI secolo. Non vi nego che queste premesse mi avevano incuriosita e anelavo con fervore a leggere questo capolavoro con il serio intento di ergerlo, se avesse confermato le previsioni, a caposaldo della mia filosofia di vita.



Ad esser messo in discussione qui non è libro che non conosco, non l'ho letto, non lo giudico e non lo nomino. E che mi riservo comunque di leggere.

Quello che, da femminista, non tollero è che mi si propini come modello neofemminista, una semi-ninfomane grottesca nel suo pensare e fortemente maschilizzante nel suo agire.

La donna deve ricorrere a una sessualità spinta, volgare e malata e d indulgere esclusivamente sugli attributi del suo corpo? Perfetto. Fateci pure mille libri, ma non mi innalazate questa scabra figura a prototipo di una nuova rivoluzione femminile, perfavore. Qualche mentecatto potrebbe anche crederci. Credere che le donne, oggi, mirino ad uniformarsi ad atteggiamenti e desideri fallocratici, spacciandoli per desideri propri.

E non inficiate il nome del neofemminismo che, al contrario, è esploso per diversificare con furore la donna dall'uomo e renderla una indipendente padrona di sè e del suo destino.

Che poi io sia fermamente convinta che questo obiettivo non sia stato ancora del tutto raggiunto e che sono molto poche le donne che non cedono ai ricatti istitutivi-morali, è un altro discorso.

E comunque sempre "Io sono mia!".

Disillusione, mia perenne compagna

Scritto il 12 aprile 2009


"Si avvisano gli studenti che, secondo quanto deliberato nella seduta del Consiglio di Corso di Laurea del 01 aprile 2009, non sarà prevista una sessione straordinaria di esami ad aprile."

Scarna e lapidaria ma piena di riferimenti e significati reconditi, strutturati al secondo e al dettaglio per farci passare un'allegra e serena Paqua. Intanto la mia laurea si allontana e miei sogni svaniscono in uno spruzzo di vaporoso.

Tabucchi all'Italia:"E' la fattoria degli animali"

Scritto il 12 aprile 2009

E hai drammaticamente ragione, caro Tabucchi.

Per chi non lo sapesse, e non siete in pochi visto il più drastico riserbo mantenuto sulla faccenda, il noto scrittore (e concedetemelo, eccezionale scrittore, visto che è uno dei miei preferiti), è stato citato in giudizio da Renato Schifani, presidente del Senato italiano.


Pabucchi, seguendo la metafora orwelliana, applicando il lodo Schifani, in Italia ci sarebbero quattro maiali più uguali degli altri.

L'editorialista si occupa anche del decreto salva-processi, affermando "Berlusconi gioca pesante, agisce contro la Costituzione ed arriva a destrutturare il Paese", cioè,  per evitare una sentenza, il premier blocca tutti i processi italiani, con il risultato di inceppare la macchina della giustizia.

A causa di questi atteggiamenti, ed è l'affondo di Tabucchi "L'Italia sta vivendo un momento di emergenza democratica"
Per Tabucchi “Viviamo una situazione molto preoccupantei: immaginate Zapatero che censura un programma critico nei confronti del suo Governo? È un mondo alla rovescia. In Italia il primo ministro è proprietario dell’80% dei mezzi di informazione. La UE ha obbligato i paesi dell’Est ad abbandonare le loro leggi comuniste per entrare in Europa e poi permette all’ Italia che il primo ministro controlli la RAI, le televisioni private ed una parte dei giornali. Non è un problema italiano, è europeo. Più della curva delle banane”.
Tabucchi sostiene che la Federazione della Stampa Italiana debba denunciare la RAI al Consiglio d’Europa per abuso di potere. “Già nel 2001 Berlusconi cacciò vari professionisti della RAI con il cosiddetto editto bulgaro come se fossero stati suoi impiegati. Nessuno fece niente. Adesso ha minacciato da Vienna di voler attuare “azioni dure” contro i giornalisti, si riunisce a casa sua per nominare i nuovi direttori della RAI e censura i programmi più critici.È intollerabile, l’informazione in Italia è malata e nessuno muove un dito. In nessun paese europeo succede una cosa del genere. Se un politico spagnolo controllasse per esempio La Vanguardia, El País e sei televisioni, potrebbe essere primo ministro?”.Lo scrittore si sente “minacciato personalmente” e chiede alla stampa internazionale di presentarsi il 7 maggio a Pisa, dove comparirà di fronte al giudice per difendersi da una citazione a giudizio di Renato Schifani, presidente del Senato italiano. “Mi chiede 1.250.000 euro per un articolo apparso su L’Unità per presunti danni all’immagine” spiega. Schifani è la seconda carica dello Stato italiano, dopo il presidente della Repubblica, e non puó essere processato.

“Lui gode dell’immunità giudiziaria perché il Governo ha approvato una legge, il cosiddetto lodo Alfano, che impedisce di processare le quattro più alte cariche dello Stato. Ed io sono solo perché la denuncia non coinvolge L’Unità. È stata fatta così con lo scopo di intimidire senza che si noti molto, perché non si dica che è contro la Stampa, perché si sappia il meno possibile”.



La situazione si conosceva, Tabucchi ha solo rimarcato quanto palese. Ma in Italia la situazione potrà solo peggiorare perchè la gente fa orecchie da mercante o non gliene importa niente e continuerà a votare codesta politicaglia fascista.

Spero che il 7 maggio la libera stampa internazionale crei un caso, strimpelliai quattro venti questo sudiciume e porti un po d'aria fresca nell'informazione italiana.



Fonti: http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=3368

          www.voceditalia.it/articolo.asp

Assecondiando la malata necessità contemporanea di pubblicare i cazzi nostri

Scritto il 2 maggio 2009


1. ultima cosa che hai bevuto: Qualcosa che somigliava alla Coca cola ma che non era proprio Coca cola.

2. ultima chiamata: Stefania per organizzarci prima del concerto.

3. ultimo messaggio: a Nadia, puro cazzeggio.

4. ultima canzone ascoltata:Stamattina: Waiting for the Rapture, Oasis.

5. ultima volta che hai pianto: Ieri guardando Rain man.

6. hai mai frequentato due persone contemporaneamente? Certo! Perchè, dovrei frequentarne solo una alla volta?

7. sei mai stata tradita? Sì.

8. hai mai baciato qualcuno e poi ti sei pentito? No.

9. hai perso qualcuno di speciale? Ovviamente.

10. sei mai stato depresso? E' il mio stato perenne.

11. ti sei mai ubriacato e poi hai vomitato? No.



ELENCA TRE COLORI CHE TI PIACCIONO:

12. Rosa.

13. Nero.

14. Viola.



QUEST'ANNO HAI :

15. fatto nuove conoscenze? Sì.

16. smesso di amare qualcuno? Sì.

17. riso fino a piangere? Sì.

18. incontrato qualcuno che ti ha cambiato la vita? No.

19. capito chi sono i tuoi veri amici? In parte.

20. beccato qualcuno che stava parlando di te? A voglia...

21. baciato un tuo amico/a? No.

22. quante persone tra i tuoi amici di facebook conosci realmente? Per facebook non esisto.

23. quanti bambini vuoi avere? Non so se avrò mai figli. Se dovessi scegliere direi 3 o 4.

24. hai animali domestici? Tanti pesci rossi e una paperella.

25. vuoi cambiare il tuo nome? Vorrei aggiungerne un altro senza cambiare il primo.

27. come hai festeggiato il tuo ultimo compleanno? Lavorando: una merda.

28. a che ora ti sei svegliato stamattina? 09.45

29: Cosa facevi ieri a mezzanotte? Stavo su msn e leggevo l'Unità on line.

30. qual'è la cosa per la quale non riesci ad aspettare? Leggere un libro atteso o appena scoperto che m'interessa.

31. l'ultima volta che hai visto tuo padre? Più di 16 anni fa.

32. qual'è la cosa che ti auguri di cambiare nella tua vita? Tutto.

33. che cosa stai ascoltando ora? Sto parlando al cellulare.

34. hai mai parlato con una persona che si chiama tommaso? Sì.

35. che cosa ti da su i nervi in questo momento? Il livello di disinformazione in Italia e la paura per la diffusione del virus suino.

36. la pagina web pù visitata? aNobi e l'Unità.

37. qual'è il tuo vero nome? Marianna.

38. soprannomi? Mary, Marion, Marià, La filosofa.

39. sei fidanzata/o? No.

40. segno zodiacale? Ariete, arietissima!

41. uomo, donna o transessuale? Donna.

42. scuole elementari? Le migliori, da prima della classe!

43. medie? Confuse. Iniziava il periordo ribelle-nonfacciociòchemidiconoigrandi.

44. superiori? Ribelle totale, irriverente, anticonformista nel biennio. Nel triennio più studio e più maturità.

45. colore dei capelli? Castano.

46. ultimo libro letto? Una vita tranquilla, Marguerite Duras.

47. altezza? 1,60.

48. hai una cotta per qualcuno? Forse...

49. cosa ti piace di te? Le mani, il taglio degli occhi, la testa psicotica che mi ritrovo.

50. Piercings? Solo buchi alle orecchie.

51. Tatuaggi? Non ancora...

52. sei di destra o di sinistra? Più a sinistra dei comunisti.



PRIME VOLTE:

53. Prima operazione? Mai stata operata, (tocchiamo ferro và).

54. Primo piercing? I buchi alle orecchie non sono propriamente piercing ma iniziai alle elementari.

55. Primo miglior amico? Amica. Alla scuola materna, durata poi per tutte le elementari e qualche giorno della prima media.

56. Primo sport a cui hai partecipato? Pallavolo.

57. Primo animale domestico? Pesce rosso, Tremal-Naik.

58. prima vacanza da sola? Gita scolastica in Toscana, alle superiori.

59. primo concerto? Scuole medie: Nek. Ora non ci andrei neanche pagata ma vabbè....

60. prima cotta? a neanche 12 anni per un adolescente fatto!



IN QUESTO MOMENTO:

61. stai mangiando? no

62. stai bevendo? no

63. sei sul punto di? Togliermi il pigiama (e sono le 16.20!).

64. stai ascoltando? I Don't Want To Be, Gavin DeGraw.

65. stai aspettando? Di sapere a che ora devo uscire per decidermi a staccarmi dal pc.



IL TUO FUTURO :

66. vuoi bambini? Vorrei...

67. vuoi sposarti? Nè sì nè no. Come faccio a sapere se desidero sposare qualcuno se non sto con nessuno?

68. la carriera che hai in mente? Giornalista impiegata in un giornale indipendente e scrittrice. Più un sogno che altro, temo.



COS'E' MEGLIO:

69. labbra o occhi → Occhi.

70. abbracci o baci→ Baci. E abbracci.

71. alto/a o basso/a→ alto.

72. più giovane o più vecchio/a → più  vecchio.

73. romantico/a o spontaneo/a→ Non mi frega nè di uno nè dell'altro. Direi ribelle e tenebroso.

74. una bella pancia o belle braccia → Bah...indifferente. Forse braccia.

75. sensibile o esuberante→ Irriverente.

76. storiella o relazione seria-> Voglio una storia. Non posso decidere in anticipo come la voglio.

77. Provocatore o indeciso? Provocatore.



HAI MAI:

78. baciato una persona che non conoscevi → no.

79. bevuto un liquore forte → no.

80. perso gli occhiali o le lenti a contatto → no.

81. fatto sesso al primo appuntamento →no.

82. spezzato il cuore di qualcuno → temo di sì.

83. avuto il tuo cuore spezzato → of course..

84. ti sei mai ubriacato → solo leggermente.

85. sei mai stato arrestato → purtroppo no.



CREDI:

89. in te stesso? No.

90. nei miracoli? Sì.

91. nell'amore a prima vista? Credo in quello che viene definito "Amore a prima vista" ma non lo chiamo così.

92. nel paradiso? No.

93. in Babbo natale? Sì.

94. nel Karma? Sì.

95. nel bacio al primo appuntamento? Dipende dall'appuntamento.

96. negli angeli? No.



RISPONDI SINCERAMENTE:

97. C'è una persona che vorresti fosse lì con te? Sì, ma non l'ho ancora conosciuta.

98. hai mai avuto più di un ragazzo/a contemporaneamente? No.

99. hai mai detto a qualcuno che lo amavi e non era vero? No...non credo.

100. Intitolerai questa nota le cento verità? No la intitolerò: "Assecondiamo la malata necessità contemporanea di pubblicare i fatti nostri".



P.S.:Riferito a quei due gatti e un cane che leggeranno questo post: fate copia e incolla e ripondete voi. Se volete. Se non volete, non lo fate.

Cogitationis poenam nemo patitur

Scritto il 24 maggio 2009

In un mondo che...

snocciola ore verso la sua inevitabile fine, la vita prosegue lineare e sensata ricalcando le orme di un imperscrutabile destino. Manifestazioni di questa sensatezza si ritrovano in ogni dove nel creato, ma è nella civiltà, nel sociale ludibrio del quotidiano che la naturalezza del sensato acquista tutta la sua levatura.

Abituati all'umana logicità imperante, tutto logicamente archiviamo.

Cosicchè se mentre te ne stai sbracalato sul divano a zappingare ti si profila davanti la pubblicità di un noto detergente intimo, la tua annoiata reazione a questo sensato evanto sarà...un'annoiata reazione, appunto, perfettamente dotata di senso logico. Se, sempre codesto spot pubbicitario, manda in sovrimpressione gli esiti della campagna “prima di tutto donne” e ti informa che “8 donne su 100 sono state perseguitate da un ex” e che " tot donne su 100 lavorano e crescono figli", la tua reazione sarà fugacemente interesseta o vagamente menefreghista, ma comunque, anche in questo caso, perfettamente sensata. Se poi tra un "tot donne su 100 non può avere bambini" e un altro "tot su 100 rinuncia alla sua carriera per la famiglia", appare un esito quale “42 donne su 100 si sentirebbero più sicure con le ronde cittadine”, il tuo radar di senso vacilla un po', sbanda, si eclissa un attimo e allorchè confuso e meditabondo, si rialza e torna al suo posto.

Il motivo per il quale un detergente intimo c'entri con le ronde cittadine è e resta un mistero da pubblicitari che inizialmente, rabdomante in campo di grigistra materia, il tuo radar di senso cerca di svelare (c'entrarà qualcosa con il fatto che in Parlamento stanno proprio in questo momento cercando di istituirle?), per poi mollare la presa e lasciarsi cullare dalla più naturale, spontanea e frequente accettazione di un evento in quanto sensato.









Ma il danno è fatto. Il tuo vettore di senso, che tanto faticosamente avevi sedato, è stato stimolato e ora vaga come una  bussola impazzita chiedendosi il perchè di questo e quello, il senso di A, B e anche di C! Di C, capisci!

E così il fatto che la Mediaset intenti causa a Youtube e che Berlusconi voglia regolarizzare internet ti sembra una lampante dimostrazione di come la democrazia vacilli sempre più in Italia, uccisa a colpi di mortaio come un'antica sequoia che ha fatto il suo tempo.

E così ti puzza la tua collega che lamenta ai quattro venti la sua povertà e si compra una Minicooper nuova fiammante.

E così vedi nell'ossessione al comando del tuo sbambolato vicino e nella sua pretesa di possesso di antri condominiali, una necessità di prevaricazione e una subconscia sete di superiorità e potere che ti svela ulteriori mali social-umani.

E così sveli nell'apparente e puro amore di coppiette in fiore che convolano a sante nozze, un fondo di barboso e totalitario desiderio di arrivismo, che spinge la celere sposa (e il suo previdente sposino ) a fare il "grande passo" prima o insieme all'amica o alla cugina o alla cugina dell'amica per garantirsi un primato orgoglioso nel podio "quelli-che-nel-paese-si-sposano-prima-degli-altri-e-prima-di-una-certa-età. E sempre osservando questi boccioli in amoroso contegno, un altro più squallido desiderio ti si para lampante davanti agli occhi: è il caso di TRE sorelle che sposano TRE fratelli, i quali fratelli sono ricconi avviati nella ditta di famiglia e il caso ha voluto che l'amore sbocciasse per tutti e tre questi consanguinei da parte delle tre consanguinee a caccia della preda più vantaggiosa.

Paradosso: l'affannosa ricerca del sensato ti porta solo a svelare la sua mancanza.

Ma chi te lo fare? Ristabilisci l'equilibrio e accetta tutto come perfettamente logico e naturale. Ne guadagnerai in salute e in società, perchè sempre meno ti chimeranno "strambo", "strano", "diverso".

Fai come faccio io: ignoro la mia "lancetta del sensato" che rulla e gira come un'ossessa, anestetizzo la mia mente perdendomi in un mondo di arte e bellezza, di poesia e fantasia.

Quindi, mentre le spose si accapigliano per accaparrarsi il miglior partito in nome dell'amore, io cerco quest'ultimo percorrendo i profili e i colori degli Ukiyo-e







Mentre gli italiani sprofondano verso lidi storici già calcati scegliendo malamente i politici che li governano e vantandosene pure, io mi lascio sprofondare nei versi di Emily Dickinson



Except to Heaven, she is nought.

Except for Angels - lone.                                                            

Except to some wide-wandering Bee

A flower superfluous blown.


Except for winds - provincial.

Except by Butterflies

Unnoticed as a single dew

That on the Acre lies.


The smallest Housewife in the grass,

Yet take her from the Lawn

And somebody has lost the face

That made Existence - Home!*


Mentre la gente si affida al caso e nel caso crede come fosse un dio consacrato, io mi perdo in mondi letterari, mi postpongo in altre coscenza, in pensieri di persone illuminate e speciali**




A torto e a ragione io scelgo l'oblio del sensato. D'altronde "cogitationis poenam nemo patitur"***. Finchè dura.


*Eccetto per il Cielo, è nullità.

 Eccetto per gli Angeli - sola.

 Eccetto per qualche Ape vagabonda

 Un fiore sbocciato inutilmente.


 Eccetto per i venti - provinciale.

 Eccetto per le Farfalle

 Ignorata come una goccia di rugiada

 Che giace sul Terreno.


 Una minuscola Massaia in mezzo all'erba,

 Eppure strappatela dal Prato

 E qualcuno avrà perso il volto

 Che rendeva l'Esistenza - Familiare!





**Che nella fattispecie sono: Marcel Proust, Doroty Parker e Che Guevara.


***Nessuno può subire una pena per i suoi pensieri

L'albero di stelle

Scritto 12 giugno 2009


C'era una volta un grosso Albero senza identità nel bel mezzo dell'Universo. Non era un fulgido Acero, non era un'argentea Betulla nè una solida Quercia. Nessuno sapeva dirgli chi fosse.

Stanco di sentirsi inutile e senza nome, staccò dal suolo del mondo le sue enormi radici e andò alla ricerca del senso di tutti quegli enormi rami spogli che si ritrovava . Ma l'unica cosa che destò la sua curiosità nella vastità dell'universo, fu uno spento e nudo Pianetucolo che viveva isolato ai margini del mondo: si nutriva solo di sogni, ma cantava le parole più belle e tristi che vento avesse mai soffiato sulla corteccia dell' Albero.

Senza pensare alle conseguenze eventuali decise di fare qualcosa per lui, di usare i suoi possenti quanto inutili rami per spingerlo fuori dalla sua orbita...



Il nudo e spoglio Pianetucolo si sevgliò dal suo torbido sogno sentendo un forte strappo e una perdita di stabilità, e colse la palla al balzo. Applicando una costante forza, nota alla fisica quantistica come "forza di volontà", riuscì ad allentare le redini che lo costringevano a muoversi costantemente nell'ellissi che Caso e Natura avevano scelto per lui. Allontanarsi dal suo angusto posto nel mondo non fu facile, ma un lontano e calorico brillio allettò il suo spirito tanto da spingerlo a modificare la sua natura.

Così lui, piccolo roccioso e meditabondo, accettò le avances del caldo e luminoso Sole.

Avendo vissuto ai margini più tetri dell'universo, scoprì quanto questo fosse, altrove, luminoso e accogliente, lì dove regnavano i giusti e i belli, i ricchi e i savi. Cominciò a sentirsi privilegiato e protetto, ad abbandonare il crogiolo di fantasia e immaginazione che si era costruito attorno lasciando che fosse il Sole ad avvolgerlo e trastullarlo con i suoi aurei raggi.

Nell'equilibrato mondo dei vivi tutto era d'oro: i sogni, le prospettive, i possedimenti, la frangia del potere. Lui lo sapeva, sapeva che lasciarsi stringere dal potente Sole equivaleva ad accattare ciò che nella vita aveva rifuggito: la normalità, gli onori della cronaca,  l'unanime e condizionato urlo degli Splendidi, il voto a Berlusconi. Come poteva non saperlo? Era lì davanti ai suoi occhi. Ma non gli importava, ciò che contava erano le parole.

Le parole erano l'unica arma che possedeva il più derelitto dei pianeti. Taglienti o soffuse, blande o dirette, ritmate o sincopate, le sue parole incantarono il Sole che rispose immediatamente: una colonna sonora che pulsava a ritmo dei loro nuclei.

E vivere divenne volare dentro una bolla di magico realismo. Lo spoglio pianeta e il potente sole danzavano sulla colonna sonora delle loro parole, attorno a quegli altri pianeti tanto belli quanto irrimediabilmente silenti.

L' Albero guardava e sorrideva: era stato lui l'artefice di tutto questo. Ora sapeva chi era, quale fosse il suo posto nel mondo: illuminare e aiutare l'amore a germogliare, a concretizzare l'impalpabilità del Sogno.  Come rispondendo agli ordini delle parole che Sole e Pianetucolo intrecciavano sotto di lui, sui suoi rami nacquero soffici boccioli e poi fiori scintillanti e aggraziati come mai se ne erano visti, dai cinque petali acuminati ed esoterici.

Ora il firmammento aveva acquistato l'aggraziata bellezza che gli spettava di diritto, l' Albero di Stelle la sua smarrita identità e l' arena era finalmente pronta: l'infinito dell'universo era al servizio dell'eterna danza del Sole e del Pianetucolo, mentre tutt'attorno i rami dell' Albero continuavano a spandersi al ritmo della loro musica e vegliavano sul suono di quelle parole che creavano l' Amore. Finchè...



Finchè il bel Sole volle tornare alla sua raggiante realtà e portare con sè il piccolo e brutto Pianetucolo.

Ma lo spoglio Pianetucolo non era pronto ad abbandonare del tutto il suo eremo solitario: lui voleva continuare a danzare nella loro bolla di sogni e parole prima di affiancare il Re Sole nel suo mondo. Voleva diventare bello, ricco di fiori e verde di rugiada, tornito da uccelli canterini, anelli di fiumi e manti di mari scintillanti, voleva avere rosee nuvole sul suo capo e bianche margherite ai piedi, cespugli solleciti e miniere di diamanti. Voleva essere degno di lui.

Ma aveva bisogno di Tempo per questo, mentre il Sole, geloso e affettuoso lo voleva subito per sè, così, nudo e  freddo, per poterlo scaldare e abbracciare lui stesso. E non  capiva, non capiva che il Pianetucolo non poteva affrontare il mondo senza una copertura.

I raggi del sole si allontanarono dalla sua superficie, la luce nell'arena si spense e l'Albero aprì i suoi rami scintillanti per farlo passare: bello e austero come era sempre stato e come il Pianetucolo lo avrebbe sempre ricordato, il Sole tornò nel suo mondo di feste e doveri.

La forzà di gravità annichilì quella di volontà e il Pianetucolo venne portato via dal confortante brillio, catapultato ferocemente nel suo angusto anfratto che non aveva voluto lasciare del tutto. "E' la mia natura" ripeteva mentre lacrime amare sferzavano le aguzze rocce sulla sua pelle, e lui potè solo ricercare nel ricordo quel caldo tepore che l'aveva fatto vivere, così poco, e riproporlo nell'infinita sequenza dei tristi giorni a venire.

Perchè intorno a lui era tornato ad esserci solo buio, freddo e un vuoto in più: nel suo nucleo più profondo e palpitante, una ferita che lo avrebbe corroso fino alla Morte. E non poteva fare altro che aspettarla e mordere il cuscino finchè non fosse arrivata portandolo per sempre nell'oblio, dove avrebbe dovuto abbandonare anche i suoi amati ricordi, il giorno in cui l'ultima stella dell'Albero, oramai privo della vitale linfa di parole che erano soliti elargirgli gli amanti ai suoi piedi, si  sarebbe inevitabilmente spenta.

Sociopatologia sintattica ovvero io

Scritto il 3 agosto 2009


Nell'ultimo week end il mio chi-lo-avrebbe-mai-detto asfittico cervelletto è stato impegnato in operazioni a lui poco note: decidere se e come partecipare all'inaugurazione, attesissima e strombazzatissima, di una super discoteca vicina a casa mia. Il solito srotolamento di pro e contro che il mio cervellino accompagna a ogni  scelta, è stato questa volta ostacolato, anzi intasato,  meglio inficiato, da anomalie sintatto-semantiche tutto fuorchè previste. Nelle vesti di un mantra, la questione ritornava automaticamente a ronzarmi in testa, affinche il mio intelletto potesse afferrarne un evasivo perchè:



"Andrò in discoteca questa domanica;

Domenica sera la passo in discoteca;

Io vado in discoteca;

In discoteca vado io;

Questa sera andrò a ballare;

In discoteca di balla, io vado a ballare in discoteca;

In discoteca si va a mezzanotte;

Devo vestirmi per andare in discoteca;

Se mi vesto così mi cacciano fuori dalla discoteca?

Tutti insieme in discoteca!".



Una ricerca di senso e di posto a parole che nel mio archetipo grigiastro non trovano collocazione (e quindi non si può formare la rappresentazione mentale effettiva che le parole costituiscono, da qui la crisi morfologica¹). Il che è strano perchè, pur se molto rare, non sono del tutto esente da sortite in discoteche o luoghi affini e "ballamentosi". Quasi tutte piuttosto pallose invero, le sortite. Ma vabbè.

Credo, piuttosto, le mie sinapsi neuronali abbiano avuto difficoltà a collocare la mia (tozza) figura, in un ambiente tanto odiato e rifuggito dalla stessa. Un ambiente fatto di musica house, omologazione di abito e di palpito, presenza di tutti i borghesastri del paese e del circondario che "mai si farebbero sfuggire l'evento più IN del momento!! yap yap", il DOVER fare certe cose perchè "...e sennò che fai?", l'apoteosi del burinismo, il trionfo dell'apersonalismo*. Etcetera, etcetera.

Alla fine non ci sono andata.

Alla fine la lista dei pro e dei contro è emersa dalla confusione logica e ha sancito il suo inderogabile verdetto. Ma la scelta, questa volta, nell'acquisire il suo valore, ha ricevuto un grosso aiuto dalle inimitabili Inimmaginabili M ed N.

Ma questa è un'altra entusiasmante storia. Prossimamente sui nostri post.





¹ Un ripasso o una lettura delle basi delle Scienze cognitive, sono d'obbligo per  :

  1. comprendere appieno il sottile senso e l'ironia di questo scritto;
  2. per poter esprimere la famosa "penso, quindi sono", con cognizione di causa;
  3. perchè tutti dovrebbero conoscerle e chi non le consoce dovrebbe vergognarsi per questo.

* Sì, sono una semi-misantropa che cerca di compensare i vuoti della sua esistenza, svilendo quella di chi non si pone problemi e si adegua ed evidenzia il patetico della normalità, solo perchè lei non è in grado di adeguarsi nè di essere normale. E quindi?

Agosto e il nulla che ne viene

scritto il 2 settembre 2009

 Finito. Sono salva!

Agosto con il suo codazzo di sollazzamenti vari è andato in cantiere e tanti saluti. Saluti alla vomitosa musica house che filtra inarginabile dalle imposte della mia camera, strombazzando in vibrosi e repentini rimbalzi tra i vetri e le mie orecchie. Tutta la notte.

Saluti alla trafila dei turisti che intoppano e intasano, tappetizzano spiagge e infrangono mare e maroni. 

Salutissimi alle serate omologate a un clichè d'altri tempi: su e giù sul lungomare per una quindicina di volte a sera, capatina in quel locale e poi in quello identico accanto e poi, pensa pensa, in quell'altro difronte e  sempre identico! Quattro balli quattro strilli quattro cocktails i soliti quattro rompocoioni di turno che adescano le fanciulle e le fanciulle che si fanno adescare. Più di quattro quelle.

Certo a chi piace, certo con le compagnie giuste, certo se non hai niente di meglio da fare...No, anche così è abbastanza soporifero e degradante divertirsi uniformandosi a comportamenti prestabiliti. Ma si sa, io vivo in un mondo tutto mio, fatto di tintarelle di luna invece che di sole, di piume e pergamene, di odore di foglie e notti a guardare le stelle. E riesco spesso a non rimanere imbriglita in serate del genere, ma non sono onnipotente in questo mondo storto e un paio di volte al mese mi ci trascinano. Con risultati dissacranti.

E ora agosto, subdolo tentatore, mi tende un colpo di coda e venerdì prossimo dovrò uscire con amiche, lì sul fetente lungomare, fremente di scalpiccii sandalati.

Intanto settembre incede esalando strascichi di cieli opachi e alberi dorati, esami universitari e lavoro da iniziare. Malinconia e pensieri nuvolosi che profumano di prati bagnati. E anche allerte pericolose, e preoccupazioni umane, ma sempre meglio del torrido e ingombrante agosto...



Questo post doveva avere tutt'altra inclinazione, doveva fungere da annotazione e presentazione di un corso di scrittura gratuito e on line che ho trovato naviganto, scritto e gestito Cinzia Tani, giornalista noir. Ho intenzione di seguirlo dopo gli esami. www.cinziatani.com/luiss/start_luiss.htm





Sì, benvenuto settembre.

Maschere sul nulla

scritto il 7 settembre 2009

"Quando un ragazzo di quattordici o quindici anni si scopre più portato all'introspezione e all'autocoscienza d'altri suoi coetanei, cade facilmente nell'errore di ascriverne il motivo al fatto che è più maturo di loro. Nel mio caso fu indubbiamente uno sbaglio. Il motivo semmai stava qui, che gli altri ragazzi non provavano quel bisogno di comprendere se stessi che in me era così impellente: potevano esplicare la loro personalità con la massima naturalezza, mentre a me incombeva recitare una parte, e questo doveva richiedere un acume e uno studio considerevoli. E quindi non era la mia maturità, ma il mio senso di malessere, la mia insicurezza, che mi forzavano a acquistare il controllo della mia coscienza; giacché una coscienza del genere era semplicemente un trampolino di lancio verso l'aberrazione, e tutti i miei pensamenti di allora, nient'altro che congetture incerte e campate in aria". (Yukio Mishima, Confessioni di una maschera)



Se Mishima in altro tempo, altro loco e cultura altra (giapponese tradizionale nella fattispecie) è arrivato a postulare accorgimenti sulla sua persona  tanto simili a quelli in cui alla stessa età io stessa mi identificavo (anche se scaturite da ragioni differenti le mie), allora tre sono le cose:

  1. Diversità e unicità umane sono solo uno dei sottonsiemi dell'uniformità più drasticamente omologata;

  2. Tutto il mondo e paese e il manierismo sociale è atle che a prescindere da cultura e latitudine sfocia in equivalenti integrità o abiezioni, condotte o perversioni;
  3. Entrambi le cose.

Sia come sia noi anime esacerbate dovremmo rappresentare un "consorzio umano" (sempre per citare Mishima) ragionevolmente ricco di adepti.

Allora pechè intorno a me c'è solo vuoto ed eco? Mentre fuori è in atto una conflagrazione di colori...

Di come l'alta letteratura descrive un sabato di niente

Scritto il 7 ottobre 2009

Sabato.

La nostra eroina si sveglia alle 5.30 della mattina per prendere il pulman. Le notti che precedono la partenza sono sempre cariche di angoscia, senso di inadeguatezza, smarrimento, fallimento, stupidità, nostalgia, insomma un'accozzaglia di sentimenti deleteri per la psiche di chiunque, che le impediscono di dormire.

Come uno zombie e con il consueto peso sul cuore, asseconda il trillo di una sveglia psicotica, si fa una doccia fredda e cerca di barcamenarsi con un valigiame più pesante del solito.

Lascia un messaggio scritto al brother che sta per tornare da una rapida sortita nella capitale e a lei (anche se lo ha salutato solo martedì) secca partire sapendo che il brother torna. Ma il dolce stare a casa assume sfumature venefiche con contorno di ammorbamenti, quando si prolunga. Quindi parte.

In macchina nota immediatamente uno strano elemento disadorno nello scabro paesaggio plastico del cruscotto: una lumacazza deve essere sfuggita dalle buste che condivideva con le colleghe, verso una insperata salvezza, e ora dorme il sonno degli scampati al pericolo circondata da un'aureola di bava perlescente.

Detta lumacazza, è una delle lumache spropositamente grandi che la mother ha comprato il giorno prima, così epitetata dalla nostra eroina da quando la mother le ha scaricate nella pentola in attesa di un inumano e inlumaco destino.

Lei non ama il viscido sapore delle lumache, invece il resto della famiglia ne ingurgita quintali, sollazzandosi grandemente tra osceni risucchi e sospiri soddisfatti. Cerca, quindi, di staccare la dormnente lumacazza, ma non vi riesce. Non può evitarsi di pensare a come codeste chiocciole di anomala grandezza, soddisferanno i languori lumacheschi dei suoi familiari.

E mentre cerca ancora di staccare l'arcigna ventosa per depositarla nel prato vicino, sente la mother esclamare "Hiiiii e come è scappata 'sta qui?!" e la vede staccare risolutamente la povera malcapitata per lanciarla dal finestrino come fosse un sudicio chewingum di cui sbarazzarsi presto. Non c'è niente da fare: questa famiglia sterminerebbe in un giorno la razza lumachesca se gliene venisse dato il modo.

La mother molla, dopo qualche chiacchiera, la nostra eroina alla fermata degli autobus in balìa dei suoi valigiosi prossimi impieghi, poichè il brother deve essere recuperato alla stazione e il caffè trangugiato al bar: due cose che non possono attendere oltre. La nostra, prende in pullman e finalmente si gode un po del tranquillo sonno dei giusti.

Arrivata all' dell'università scende e se la gode: la preferisce così la bastarda, semidormiente, velata da una luce nebbiosa, con pochissimi studenti tra gli zebedei (dio benedica il sabato). Può percepire l'acciottolìo delle foglie secche trascinate dal vento senza che schiamazzi e caos li inghiottano. Una rarità da queste parti.

E in effetti il silenzio è troppio e troppa poca è anche la gente. Si accorge ben presto che i bar sono chiusi e la soloia vetturina che vende i biglietti dell'autobus non c'è. Spinta dalla necessità, si barda di valigia e  pesantame altro e si dirige al tabacchino, ma codesto non vende biglietti. Quindi va in edicola, ma non li vende neanche l'edicola.

Sconsolata, torna alle pensiline aspettando che un biglietto le caschi dal cielo dritto in una mano e  pregando che non le facciano la la multa. D'altronde - pensa giustamente la nostra eroina - che cazzo di colpa ha lei se quei minchioni non le permettoio di comprare i biglietti?

Sale nonostante tutto sull'autobus. Che scelta ha? Con due quintali tra zaino e valigia, o prende quello o inventa rapidamente il teletrasporto. Ma siccome non ha voglia di inventare niente di prima mattina ( e vorrei vedere voi...) prende l'autobus, avverte l'autista di essere incolpevelmente senza biglietto e quello se ne lava le mani rimettendo tutta l'incresciosa questione nel verificatore.

Ma, e sempre santo sia il sabato, il verificatore non sale.

La fortuna stranamente arride la nostra eroina, sarà l'autunno? Questa stagione così in sintonia con lei, con le sue ombre e con i suoi colori?

Probabile perpchè anche il suo umore è indirizzato verso speranzosi approdi, fino a poche ore prima invisibili a occhio umano

A  casa la coinquilina, che dovrebbe esserci, nun ce sta e non tornerà fino a domenica sera.

La casa è tutta per lei e ne approfitta immantinente con una sana dose di beatles/de andrè sparata a tutto volume, dritta nelle tempie.

Dopodicchè si butta sul letto e legge legge legge legge legge perchè una rinascita non può prescinedere da una purificazione letteraria, da una catarsi di pensieri e parole. E' fenice plurirediviva.

Non si rende conto, persa in altri mondi e altre menti, che è giunta la sera. E lo stomaco, vuoto, richiede improvvisamente la dovuta attenzione prorompendo in una sinfonia di pernacchi e lamenti.

Accende il pc, mette a caricare una puntata di Battlestar Galactica e decide che si secca cucinare. Quindi esce a comprare una pizza in una della 7 pizzerie che stanno attorno casa sua e che non ha ancora provato. L'aria della sera è fresca e sa solo lontanamente di gas di scarico. Un vento gentile le scompliglia i capelli e la mette di buonumore. E' davvero la solitudine ciò che la fa star bene? o è la prospettiva di un futuro migliore improvvisamente insinuatasi in lei con l'arrivo dell'autunno, nonostante non veda da che parte possa arrivare?

In pizzeria c'è una fila impressionante, i tavoli sono pieni e deve aspettare un bel po prima che le arrivi la sua barese. Ma il pizzaiolo è gentile e le chiede scusa per l'attesa, le sorride ed è carino: presupposti che rendono l'attesa dolce e non molto noiosa. Si guarda intorno: tutte quelle persone le sembrano così fortunate e felici, ma anche così drammaticamente banali nella loro impressionante egualità, così conformati nel loro stesso essere presenti, nel loro essere insieme. Una scena già vista mille volte, nel volto di uno, la presenza di ognuno, indifferentemente.

Decide di ignorarli, mentre un certo sollievo le riempie il petto: sollievo per le sue scelte che solo la notte prima le erano sembrate inequivocabilmente sbagliate e che alla vista di quel felice e accettato grigiume, di quel divertimento forzato, le paioni brillanti dei colori dell'arcobaleno.

Viene interrotta dai suoi pensieri dal pizziaiolo che la chiama per consegnarle la pizza, che le chiede nuovamente scusa per l'attesa, che le augura buona serata. Che le sorride di nuovo e le chiede di tornare presto. Ricambia il sorriso e se va con il caldo cartoccio in mano, mentre il vento ora spinge l'aria calda dalla pizza sul suo volto, avvolgendo dell'odore del forno e del pomodoro.

Ottima pizza, tè freddo al limone e Battlestar galactica sono il suo sabato sera e fatica al momento a pensare a qualcosa di meglio. Se scavasse tra i suoi tortuosi e scomodi desideri, qualcosa di meglio lo  troverebbe di certo, ma evita di farlo per non guastare il sapore corposo della pizza e della lotta contro i cylon: entrambi l'avvinghiano in una sera che scade in notte, senza che sene accorga.

E mentre chiude il pc per andarsi a tuffare tra le lenzuola fresche, pensa che dovrà aggiornare la lista delle migliori pizzerie della zona: la nuova merita almeno il secondo posto, e potrebbe scalzare la prima

Dovrà provvedere ad aggiornare la lista e per farlo dovrà per forza di cose riprovare la pizza del bel pizzaiolo smily.

Ma questa è un'altra storia. Ora c'è solo il cuscino e il sonno che l'avvolge, stavolta, senza farsi attendere.

Inutili parole vergate ale 5.00 am

Scritto il 7 novembre 2009

Don.

In qualche favolistica latitudine di questo mondo, in questo istante una qualche semi-sfortunata Cenerentola abbandona il ballo della sua vita, seminando scarpette di cristallo.

Nel medesimo istante, alla mia latitudine, tutto fuorchè favolistica, scocca anche per me la lancetta, più rumorosa di una mannaia. Non mi ridesta da un sortilegio, ma da quello che esperti definirebbero "imbambolamento dell'insonne", una rara distorsione del pensiero che spinge il malcapitato ad annichilire il rovello della sua mente tramite una rigida fissità nel suo sguardo, orietato (lo sguardo) verso un indistinto punto della notte.

A una mente attiva (o anche no) quel guardare un paesaggio immobile, identico a quello delle migliaia di notti precedenti, può sembrare quantomeno...inutile o strano? No, meglio: assolutamente inquietante.

Questa presunta mente pseudo- attiva però (che in realtà non esiste perchè chi, sveglio alle 4.37 della notte, mette in moto i neuroni per comprendere dove va a parare la traiettoria dello sguardo di un tizio che fissa per ore la notte?), ignora che ciò che quegli occhi fissano senza scostarsi di un millimetro, da due ore, orologio alla mano, è il buio. Non il buio tipico della notte, sai....quello che ammanta la terra, il blu cobalto degli universi, il sacro oscuramento del sommo sole etcetera etcetera.... bensì un buio più buio del buio stesso.

E' vero. Esiste. Non è uno scherzo. Io l'ho visto.

Puoi vederlo anche tu, basta che:

  1. stipi la tua mente di orridi spettri, loschi presentimenti, marci demoni del tuo passato;
  2. resti sveglio...pardon, che tu sia impossibilitato a dormire fino a quell'ora della notte in cui l'unica altra anima sveglia è un altro povero insonne, insonne vero però. Quello fasullo, stile "re zotico della notte", sta abbondantemente ronfando a quest'ora;
  3. scruti la notte per un'ora o due, quanto serve. I più tendono a poggiare la fronte sul vetro per sostenere la testa, ma anche la variante più romantica della mano sotto il mento può andare, basta che lo spazio che con la vista riesci a cogliere, sia limitato a ciò che è al di là del vetro;
  4. abitui il tuo sguardo ad andare oltre la staticità del niente notturno, a cogliere il fermento insito oltre il mero sensibile.

Se lo individui te ne accorgi: un definito fulcro di inchiostro liquido che mordicchia la posticcia luce aranciata dei lampioni. E sai immediatamente che potresti non staccartene più, che le due ore scandite dal Don di cenerentolese memoria, potrebbero trasformarsi in duemila e a te starebbe bene. E' balsamico annullamento nell'orgoglio della scoperta.

Più lo guardi, più il vortice ti risucchia.

Più lo guardi, più arduo diventa, poco a poco, realizzare che il tuo volto si riflette sul vetro e non è l'epicentro di quel buio più buio del buio stesso.

L'amicizia non esiste...

[Scritto giovedì 8 luglio 2010]

L'amicizia non esiste e per dimostrare la veridicità insindacabile di codesto sconvolgente e inedito assunto, farò in questa sede qualche esempio di vita vera, vissuta, sudata, berciata e poi buttata nel cesso.



Scuole medie/superiori: amiche del cuore con tutti gli annessi e connessi quali scambi di diari, patti di sangue, promesse a cielo aperto, confidenze sussurrate tra le lenzuola di sedicenti pigiama party, segreti che sanno di pane e nutella prima, di fervente adolescenza al miele e cereali poi.

La suddetta migliore amica, alla soglia dei sedici anni piomba in lacrime con l'urgente richiesta di moneta sonante (non vidi più quegli anfibi che progettavo di comprare) e dopo qualche dì fa perdere le sue tracce. Letteralmente sparita: si fa negare al telefono, non risponde al cellulare. Cerco di capire cosa c'è che non va (da piccola ingenua cretinetta quale ero mi ci impegno parecchio, invero) e tra un la un si e un do lei mi spiega che si sentiva a disagio per non poter saldare il debito finanziario contratto nei miei confronti perciò aveva deciso di sparire. Forse per sotterrarsi da qualche parte, non so. Non mi puoi restituire i soldi che ti prestai? E che sarà mai, fesserie! L'amicizia trionfa, io le abbuono il saldo. Ma tempo qualche altro giorno e riscompare e dopo averla sentita sussurrare all'orecchio della sorella di dirmi che stava sotto la doccia (lezione n.1: le cornette telefoniche possono essere le peggiori compagne degli infami) riaggancio definitivamente sulla grande amicizia. Fessa sì, ma poi, ci si stanca.



Amici di quartiere: grande legame cementato da partite di pallavolo, passeggiate nei prati, dispetti da fanciullini in calore. Grande amicizia alla:"Noi ci conosciamo bene, il resto della plabaglia banalotta sta ai margini". Almeno finchè il grande gruppo si sfalda fomentato dalla stessa plebaglia banalotta che pare abbia sostenuto all'unanimità il mio ostracismo. Non uno dei grandi amici di quartiere ha alzato chiappa per venire a dirmi che non vi credeva perchè mi conosceva o anche a chiedere spiegazioni: tutti smarriti nella melma paesana. Ma non è colpa loro. E' la melma che succhia i tuoi neuroni pensanti e li sostituisce con neuroni già belli e pronti per l'uso. Lezione n.2: la melma paesana risucchia persone e risputa lobotomizzati.



Compagni di liceo: intrigante connubio di studenti che scoppia immediatamente quando il re del pollaio decide che è colpa mia qualcosa che non gli è andata a genio. Dulcis, il branco devia verso la direzione indicata dal Mosè dei nostri giorni. Lezione n.3: il gregge belante non muore mai.



Dal liceo a ora tutta una serie di presunti amiconi tremendamente affini a me e legati da un affetto ultraterreno esplosi e scomparsi come bolle di sapone. Ma il bello sono le premesse promesse, le frasi d'uscita...bisogna dar loro atto di una certa creatività (d'altronde stavolta me l'ero scelti io). Qualche esempio:

1) "Se non mi sono fatto sentire è per ragioni indipendenti dalla mia volontà. Certo che voglio essere tuo amico! E certo che voglio sentirti!". Mai più lo sentii. Anzi sì: mi manda sempre un messaggio di ringraziamento quando gli faccio gli auguri per il compleanno.

2) "Sei la persona con cui parlo di più e che su cui più posso contare". Sparita.

3) "Io ti voglio bene e non scomparirò mai perchè sei importante per me e mi sono forse forse innamorato di te". Bloccata su msn e sparito. Alla faccia del "ti voglio bene", pensa se mi volesse male!

4) "Sei la mia migliore amica". Quindi...sfrutto le tue confidenze per attaccarti. Delicatissimo. Ah...e ovviamente poi sparisce perchè tanto ora ha altri amiconi. 'Cazzo gli serve la migliore amica desueta?

Lezione n.5: il blablabla sentimentale è sempre un blablabla fasullo.



Ergo l'amicizia non esiste. Sarà colpa mia, sarà colpa del mio karma, tuttavia considerato la merda e le sofferenze che la ricerca dell'amico ha portato nella mia vita, poi, sinceramente, chi se ne sbatte?